Le viaggiatrici – parte seconda

Dora d’Istria, Ida Pfeiffer, Maria Henrietta Kingsley, Nellie Bly, Giuseppina Croci, Isabella Lucy Bird e Alexandra David-Néel non furono le prime viaggiatrici note. Nel Medioevo altre donne avevano lasciato il focolare per attraversare il mondo, mosse soprattutto dalla fede.

Popolane e nobili, sante e prostitute, ma soprattutto monache e vedove, raggiungono santuari vicini e lontani, si dirigono in Terra Santa, percorrono il cammino di Santiago, seguono la via Francigena per raggiungere Roma. Non viaggiano da sole, ma portano un loro seguito o si uniscono a gruppi di pellegrini. Tra le tante ricordiamo Bona da Pisa, vissuta tra il XII e il XIII secolo, e oggi santa e patrona delle assistenti di viaggio italiane.

Bona si distingue per la continuità dei viaggi intrapresi: san Michele al Gargano, Roma e la Terra Santa, Santiago de Compostela sono le sue mete.

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FOTO 1 (Bona)

Non mancano altre motivazioni allo spostamento femminile.

Donne d’alto rango intraprendono viaggi a fini matrimoniali, umili contadine vanno a servizio in città, sfatando il mito che fin dall’antica Grecia dipinge uomini coraggiosi alla ricerca d’avventura e donne immobili in attesa del loro ritorno.

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FOTO 2 (Catalina)

Alcune di loro si travestono da uomini per poter viaggiare.

Catalina da Erauso, soldata del XVII secolo, ne è un esempio. Figlia e sorella di soldati baschi, poco prima di prendere i voti abbandona il convento, che la reclude dall’infanzia, e con sembianze virili s’imbarca per l’America latina. Si arruola, combatte, viene ferita e scoperta. Ottenuta la dispensa papale da Urbano VIII, continua a viaggiare tra i due continenti con nomi e abiti maschili.

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FOTO 3 (Isabelle)

Anche la giovane Isabelle Eberhardt, giornalista, scrittrice, sceglie il travestimento per godere della libertà.

Breve e intensa la sua vita. Svizzera, di origini russe. Irrequieta, nomade, audace, fa dell’Islam la sua religione e del Maghreb la sua casa. In cerca di nuove identità, alterna nomi e abiti maschili e femminili, amicizie coloniali e sufi. Vagabonda nel Sahara, legge, scrive. Muore a ventisette anni (1904), travolta da un’inondazione, in pieno deserto, dove riposa ancora oggi.

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 FOTO 4 (Targa di Isabelle a Ginevra, di Silvia De Maria)

Alexandrine Petronella Francina Tinné condivide con lei l’amore per il deserto. Giovanissima ereditiera olandese, viaggia a lungo con sua madre in Europa, in Medio Oriente e in Africa settentrionale e centrale. È la prima donna a entrare nelle terre tuareg del Sahara, dove viene uccisa misteriosamente (1869). Parte delle sua ricca collezione etnografica è conservata al museo di Liverpool; lettere, carte e fotografie si trovano negli Archivi de L’Aia.

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FOTO 5 (Alexandrine)

Il Medio Oriente fa brecia nel cuore di un’altra viaggiatrice, Esther Stanhope. Visita dapprima l’Europa, a partire dal 1806, poi si dirige il Medio Oriente con tappe a Gerusalemme, Damasco, Aleppo, Homs, Baalbeck e Palmira. Qui, secondo la testimonianza di Lamartine, è nominata regina da numerose tribù beduine. Considerata dalle popolazioni druse maga, profeta, patriarca, muore nel 1839 nel suo palazzo in rovina a Djîhoun, sulle alture del Libano.

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 FOTO 6 (Esther)

La passione per il viaggio conquista Léonie Thévenot d’Aunet, colta parigina. Conosce la musica, l’arte, la letteratura e l’inglese ed è disposta a tutto per seguire la spedizione alle Svalbard del botanico Paul Gaimard. Nel 1839 s’imbarca con il marito a Le Havre: sarà la prima donna a oltrepassare il Circolo Polare Artico, raggiungendo le isole Svalbard. La sua avventura è raccontata in nove lettere, pubblicate fin dal 1854.

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FOTO 7 (Léonie)

Carla Serena, belga di nascita e veneziana per matrimonio, fu giornalista e forse spia. Determinata a viaggiare e a scrivere, Caroline Hartog Morgensthein, in arte Carla Serena, ha quasi cinquant’anni (1874) quando parte per una missione che la terrà sei anni lontana da casa: dalla Svezia alla Russia, dall’Europa al Medio Oriente. È la prima donna a vivere e raccontare il Caucaso e la Georgia.

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FOTO 8 (Carla)

Sono gli ideali politici risorgimentali a spingere Cristina Trivulzio a viaggiare tra Italia, Svizzera, Inghilterra e Francia, dove si rifugia per evitare ai controlli e dove vive fino al 1839. Rientrata in Italia riprende la sua attività politica fino alla caduta della Repubblica Romana (1849), dopo la quale si rifugia prima a Malta e, da qui, in Grecia e quindi in Asia Minore.

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FOTO 9 (Cristina)

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FOTO 10 (Targa di Cristina a Firenze, di Silvia Lelli )

Amelia Edwards, egittologa, scrittrice, è mossa invece dalla sete di conoscenza. Dopo una prima esperienza di viaggio sulle Alpi, nell’inverno del 1873 parte per l’Egitto, interessandosi alla cultura antica e moderna del Paese. Dal Cairo naviga lungo il Nilo verso sud, raggiungendo Abu Simbel. Questa esperienza dà vita al libro A Thousand Miles up the Nile (1876) che illustra con suoi disegni. Tra il 1889 e il 1890 viaggia anche negli Stati Uniti.

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FOTO 11 (Amelia)

Prima di lei, Amalia Sola Nizzoli, archeologa, aveva soggiornato per un lungo periodo (1819-1828) in Egitto. Le sue “Memorie sull’Egitto e specialmente sui costumi delle donne orientali e gli harem” ribaltano molti degli stereotipi che l’Occidente ha costruito sul mondo islamico e sul suo universo femminile. Durante la permanenza in Egitto segue e sovrintende i lavori di scavo a Saqqara.

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FOTO 12 (Amalia)




MALI – Terroristi prendono d’assalto l’albergo dei militari Ue

A quattro mesi dall’attacco jihadista nel resort Radisson Blu di Bomako in Mali in cui morirono 22 persone, un altro commando di terroristi ha preso d’assalto un hotel non lontano, il Nord Sud della catena Azalai.
L’albergo è noto per ospitare stranieri ed è anche la sede della missione militare Ue. E nel mirino degli attentatori ci sarebbe stato proprio un gruppo di addestratori militari dell’Ue impegnati nelle forze militari del Mali. Alla missione di addestramento comandata dal generrale tedesco Werner Abll partecipano anche una ventina di militari italiani sin dal marzo del 2013.

Testimoni raccontano di aver udito delle sparatorie e un’esplosione: ci sarebbe almeno un morto. Si tratterebbe di uno degli assalitori, come riferisce una fonte diplomatica francese al sito de l’Express. “Un altro assalitore si è invece asserragliato nella struttura”, ha aggiunto la stessa fonte, precisando che “nel contingente francese non ci sarebbero vittime o feriti”. “Il quartier generale della EUTM- Mali è stato attaccato”, si legge sull’account Twitter ufficiale della missione, “Nessun membro è stato ferito nell’attacco. In questo momento viene messa in sicurezza l’area”.

“Gli aggressori hanno cercato di forzare l’entrata e le guardie appostate all’ingresso hanno aperto il fuoco. La sparatoria è proseguita per diversi minuti”, ha precisato un testimone vicino all’hotel, che si trova nel quartiere Aci 200 a pochi metri dall’ambasciata americana, raccontando dell’assalto durato circa un’ora e mezza. L’assalto è “terminato e la minaccia è stata neutralizzata”, hanno riferito militari italiani presenti nella città, contattati dalla Difesa. Tutto il personale militare presente e la stessa struttura non hanno subito danni, hanno riferito anche fonti diplomatiche francesi.

Al momento nessuna sigla ha rivendicato l’attacco, ma non si esclude che possa essere stato organizzato da alcuni gruppi terroristi legati ad al Qaeda ed attivi nell’area del Sahel. Il Mali da anni è infatti al centro di scorribande armate di terroristi che dettano legge seminando il terrore. Il 20 novembre scorso i jihadisti di Mourabitoun, un gruppo che era di al Qaida e avrebbe successivamente sposato la folle causa dell’Isis, lanciò nell’attacco contro l’hotel più blindato, il Radisson Blu, prendendo in ostaggio decine di persone. Solo grazie all’intervento delle forze speciali di diversi Paesi con militari sul posto, gli ostaggi furono liberati.




EUROPA – Un nuovo terrorista ricercato per gli attacchi di Parigi e Brussel. Trentuno le vittime, Undici i dispersi

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C’è un nuovo ricercato, ritenuto coinvolto negli attacchi terroristici sia di Parigi che Bruxelles: si tratta di Naim Al Hamed, siriano originario di Hama, di 28 anni. Il nome compare su una lista di cinque principali sospettati introvabili stilata dalle intelligence occidentali, che si presume siano stati coinvolti negli attentati del 13 novembre a Parigi e in quelli del 22 marzo a Bruxelles. La notizia era stata pubblicata da alcuni media spagnoli ed è stata ripresa La Dernière Heure belga. L’uomo, di cui è stato reso noto un documento con foto, è descritto come «molto pericoloso e forse armato».

L’attentato di  Istanbul è stato organizzato dal gruppo Stato islamico. Lo ha dichiarato il ministro dell’interno turco, Efkan Ala, che ha detto che l’attentatore suicida era un miliziano affiliato ai jihadisti dell’Is. Nell’attacco sono morte quattro persone, tra cui due israeliani e un iraniano. Il ministro ha annunciato che sarà imposto il coprifuoco in diverse città turche.

Dopo aver esplicitamente parlato di armi atomiche, Vladimir Putin rincara. Parlando a un evento del ministero della Difesa, il leader russo ha ordinato all’esercito del suo Paese di “agire in maniera estremamente dura in Siria, distruggendo chi minaccia le forze di Mosca attive per combattere il Califfato”. E ancora: “Ogni obiettivo che minacci unità russe o nostre infrastrutture al suolo sarà distrutto immediatamente”. Ma non è tutto, perché il punto più delicato dell’intervento dello zar è quello che segue: “Un’attenzione particolare – ha rimarcato – sarà prestata al rafforzamento del potenziale bellico delle nostre forze strategiche nucleari”. E ancora: “Marina, aviazione ed esercito verranno dotati di nuove componenti della nostra forza nucleare”. Dunque le parole di Sergei Shoighu, ministro della Difesa di Mosca, che ha ricordato come “il 95% dei sistemi di lancio delle armi nucleari russe sono pronte al combattimento. Le forze armate – ha concluso – hanno ricevuto quest’anno 35 nuovi missili balistici nucleari”.

Nell’inchiesta in corso spuntano intanto nuovi inquietanti particolari sul piano dei fratelli El Bakraoui. Il quotidiano la la Dernière heure, citando fonti di polizia, rivela che i due volevano colpire le centrali nuclearei del Belgio. A far accelerare i due è stata la cattura di Salah Abdeslam e del suo complice Choukri a Molenbeek, circostanza che ha costretto i fratelli El Bakraoui ad abbandonare questo obiettivo e puntare tutto sulle strage in centro. “La situazione è precipitata e si sono sentiti sotto pressione – ha rivelato una fonte della polizia – hanno dovuto optare per l’obiettivo più facile”.

LE VITTIME

Patricia Rizzo, l’italiana tra i morti – Patricia Rizzo, la funzionaria italiana dell’Unione morta negli attentati di Bruxelles, è stata per cinque anni uno dei dirigenti più importanti dell’Efsa, l’Authority Alimentare Europea con sede a Parma. Dal 2003 al 2008, prima di trasferirsi in Belgio, aveva ricoperto il ruolo di assistente di direzione ed aveva abitato nella città emiliana dove molti ancora la ricordano. A confermare la notizia della morte è stato il cugino Massimo Leonora. “Purtroppo Patricia non è più tra noi. Mi manchi, ci manchi”, ha scritto su Facebook.

Tra le vittime una tedesca di origine italiana – Tra le vittime degli attacchi Jennifer Scintu, tedesca 29enne di origini italiane, che mercoledì al momento dell’esplosione era in aeroporto. La donna si trovava al check in di un volo per New York assieme al marito Lars Waetzmann, ora ricoverato in gravi condizioni in un ospedale dalla capitale belga. Jennifer, nata e cresciuta in Germania, aveva i nonni in Sardegna, ad Ales, e spesso tornava a trovarli con la madre Miriana. La morte della giovane è stata confermata dalla polizia di Aquisgrana, città dove la 29enne risiedeva.
Loubna, insegnante che lascia tre figli – Si è infranta la speranza dei parenti di Loubna Lafquiri. La donna, mamma di tre bambini e di professione insegnante, è morta alla stazione della metropolitana Maelbeek, colpita dai terroristi. L’annuncio, carica di rabbia e di dolore, è arrivato dalla famiglia: “Con il cuore spezzato annunciamo la morte di Loubna. Dopo un’attesa interminabile, è arrivata la terribile notizia. Lubna, una madre di 3 magnifici bambini, insegnante esemplare. Strappata alla sua famiglia da dei vigliacchi”.

Bart, 21enne pronto a volare dalla fidanzata negli Usa – Doveva prendere l’aereo per gli Stati Uniti. Un lungo volo per riabbracciare la sua fidanzata, che vive in Georgia. E’ stato investito dall’esplosione mentre era intento a effettuare il check in al banco dell’American Airlines. Bart Migom, 21 anni, è una delle vittime dell’attentato all’aeroporto di Zavenetem.

Donati gli organi di Leopold, studente modello – Una delle vittime è il giovane Leopold Hecht, 20 anni, morto in seguito alle ferite riportate nell’attentato alla metropolitana. La sua famiglia ha autorizzato l’espianto degli organi del ragazzo: “Siamo convinti avrebbe condiviso questa scelta – ha dichiarato commossa la madre -. Speriamo questa decisione possa salvare una vita o aiutare qualche persona in difficoltà”.

David, il britannico che viveva a Bruxelles – Anche David Dixon è morto in seguito all’attentato alla metrò. Il 53enne era originario di Hartlepool, città portuale britannica affacciata sul mare del Nord, ma viveva da tempo a Bruxelles. La notizia del decesso è stata confermata dalle autorità del Regno Unito. “Abbiamo ricevuto la notizia più terribile e devastante”, hanno commentato o i suoi familiari.

Elita, in viaggio per partecipare a un funerale – Drammatica anche la storia di Elita Weah, 41 anni, di nazionalità olandese. Si trovava all’aeroporto di Zaventem per partire alla volta degli Stati Uniti. Avrebbe voluto infatti partecipare al funerale di un familiare. Lascia una figlia di 13 anni.

Frank, un’ora dopo sarebbe stato già in volo – E’ deceduto mentre aspettava di partire il 24enne di origini cinesi Frank Deng. Il volo era in programma un’ora dopo l’esplosione.

Yves lascia due figli – Si sono infrante anche le speranze dei familiari di Yves Ciyombo Cibuabua. Padre di due bambini, è morto nell’esplosione alla fermata Maelbeek della metropolitana di Bruxelles.

I fratelli Sascha e Alexander – Doppia tragedia per la famiglia Pinczowski, di origine olandese. Nell’attentato all’aeroporto hanno infatti perso la vita i fratelli Sascha e Alexander, residenti a New York.

Olivier, morto mentre andava al lavoro – La follia dei terroristi è costata la vita anche al belga Olivier Delespesse, rimasto ucciso mentre si stava recando al lavoro in metropolitana. A confermarlo è stato il governo della Vallonia. Il funzionario del ministero dell’Istruzione, come Leopold, era sul treno sventrato a Maelbeek. “Olivier era una persona simpatica, gioiosa, amichevole, una persona eccezionale per i suoi amici e i suoi colleghi. La sua morte è profondamente scioccante e ingiusta”, scrivono i suoi colleghi.

Adelma, morta sotto gli occhi delle figlie – Il papà che decide di portate le bimbe a giocare pochi metri più in là. La deflagrazione. E mamma Adelma Marina Tapia Ruiz che perde la vita, sotto gli occhi dei suoi familiari rimasti quasi del tutto illesi nell’esplosione avvenuta all’aeroporto. Leggi l’articolo

Fabienne aveva appena concluso il turno – Fabienne Vansteenkiste è un’altra delle vittime dell’esplosione all’aeroporto. 51 anni, al momento della deflagrazione aveva da poco concluso il suo turno di lavoro e stava per tornare a casa. E’ morta mercoledì per le ferite riportate.

I DISPERSI
I nomi dei dispersi – Non si hanno notizie, invece, di Berit Viktorsson, Andrè Adam, la cui moglie è invece ricoverata in ospedale, Johanna Atlegrim, Aline Bastin, Sabrina Fazal, Antonio Monteagudo, Raghavendran Ganesan, Janina Panasewicz, Justin e Stephanie Shults.




CUBA – Un nuovo passo verso il disgelo, dopo 88 anni un presidente Usa tocca l’isola

Barack Obama scende la scaletta dell’Air Force One e mette piede sul suolo di Cuba, primo presidente americano a farlo da 88 anni a questa parte.

È un nuovo passo verso il disgelo tra Usa e Cuba, nel quale ha avuto una parte decisiva la mediazione di papa Francesco.

Obama, insieme alla first lady Michelle e alle due figlie, ha messo piede a Cuba alle 16.34 (le 21.34 in Italia) scendendo con un ombrello aperto dall’AirForceOne, atterrato all’aeroporto Jose Marti dell’Havana sotto un cielo grigio e una leggera pioggia. Ad attenderlo il ministro degli esteri cubano, massima autorità presente, Bruno Eduardo Rodriguez Parrilla. Gli Obama sono poi saliti a bordo della limousine presidenziale.

Uno sbarco storico, ma offuscato dalla retata che lo ha precedeto, con una cinquantina di attivisti dei diritti umani arrestati «in modo particolarmente violento» durante una marcia pacifica all’Avana, come denunciano fonti dell’opposizione. Tra loro anche una ventina di esponenti del gruppo ‘Damas de blancò, formato dalle mogli di prigionieri politici, all’esterno di una chiesa dove tentavano le loro proteste settimanali. «È stato brutale, ci sono persone con fratture e contusioni. Ci hanno picchiato duro», ha raccontato un oppositore, Antonio Rodiles.
Forse una prova di forza del regime di fronte alla dichiarata intenzione di Obama di parlare anche di diritti umani e di incontrare alcuni dissidenti. O forse un colpo di coda all’interno di un partito comunista dove sembrano convivere sentimenti contrastanti, come dimostrano le foto sui giornali cubani dell’incontro  tra Fidel Castro e il presidente venezuelano Nicolas Maduro, che per ora ha distratto dall’arrivo di Obama. Il presidente Usa stringerà la mano solo al presidente Raul Castro, non all’ex lider maximo, che resta l’icona di una rivoluzione anti-americana esportata poi in America latina.




ITALIA – Agliana: originalità e rinnovamento per le vie cittadine

di Laura Candiani

foto di Maria Pia Ercolini

Il Comune di Agliana si trova all’estremità orientale della provincia di Pistoia, nella direzione Prato- Firenze, e sorge in un’area completamente pianeggiante, delimitata da tre corsi d’acqua e attraversata dal torrente Brana. Attualmente ha poco più di 17.000 abitanti, molti dei quali impiegati nelle attività principali: l’industria tessile e il vivaismo. Qui ha sede anche uno dei più famosi cioccolatieri italiani che esporta i suoi prodotti di eccellenza in tutto il mondo.

L’origine dell’abitato è antica, addirittura risale al I -II sec. a. C. quando sorse la via Cassia; durante l’età medievale fu Comune rustico e poi podestarile; a questo periodo risalgono le quattro antiche chiese, assai rimaneggiate nel corso del tempo. In epoca moderna è divenuto Comune autonomo nel 1913, prima in provincia di Firenze, poi sotto Pistoia.

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FOTO 1. MAPPA

La popolazione, di forte tradizione antifascista, contribuì con coraggio e grande tributo di sangue alla guerra partigiana, grazie anche alla posizione strategica del territorio, nei pressi della Linea Gotica; la cittadina fu liberata dalla formazione “Agliana” il 4 settembre ’44. Il ricordo di questi eventi è assai presente con un monumento e una serie di intitolazioni a martiri del fascismo e della Resistenza, nazionali e locali, come i fratelli Cervi, Amendola, Buozzi, d’Acquisto, Eugenio Curiel, Magnino Magni. Il grande parco centrale – sorto in una ex-cava – è dedicato a Sandro Pertini.

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FOTO 2. GIOVANNELLA

Nell’odonomastica si segnalano 106 strade intitolate a uomini, 13 a donne (una delle quali alla non identificata Giovannella), ma quello che colpisce sono alcune scelte non comuni e per nulla banali. A fianco di dediche tradizionali, come quelle a Grazia Deledda (ricordata ovunque in Italia perché, alla morte, nel ’36, il Fascismo ne fece una gloria nazionale), a Elsa Morante e a Santa Teresa d’Avila, troviamo nomi di donne di spettacolo di fama internazionale come Anna Magnani e Maria Callas.

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FOTO 3. ELSA MORANTE (Roma 18.8.1912- 25.11.1985)

Scrittrice, saggista, traduttrice, poeta, appassionata di cinema , iniziò giovanissima a scrivere fiabe e storie per bambini e a pubblicare su riviste. Fu amica e collaboratrice dei maggiori intellettuali dell’epoca e moglie di Alberto Moravia; la sua fama è legata a una serie di fortunati romanzi: Menzogna e sortilegio( ’48), L’isola di Arturo(’57- premio Strega), La Storia (che volle pubblicato direttamente in edizione economica, al prezzo di duemila lire, nel ’74) , Aracoeli (’82).

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FOTO 4. SANTA TERESA D’AVILA

(Avila- Spagna 28.3.1515- Alba de Tormes 15.10.1582)

Dopo un lungo e travagliato percorso, arrivò alla “conversione “ a quasi quarant’anni; fondò l’ordine dei Carmelitani scalzi (monache e frati) che fu uno dei pilastri della Controriforma. Scrisse testi che illustrano la sua dottrina, in particolare Il castello interiore. Santa nel 1622, nel 1970 fu nominata da papa Paolo VI “dottore della Chiesa” , insieme a Santa Caterina da Siena.

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FOTO 5. MARIA CALLAS

(New York 2.12.1923- Parigi 16.9.1977)

Anna Maria Cecilia Sophia Kalogeropoulou è stata la soprano che ha fatto riscoprire il belcanto (Bellini- Donizetti) e per le sue uniche doti vocali ha contribuito a far riemergere opere dimenticate (Anna Bolena, La Vestale, Macbeth) o sottovalutate ( La Gioconda, Medea). È stata definita “soprano drammatico d’agilità” per la forza e per l’estensione della sua voce, straordinariamente espressiva, che ha dato una svolta alle interpretazioni teatrali: pensiamo alla sua “Traviata”(regia di Visconti) e alla sua “Norma”. Importante anche il contributo cinematografico con il ruolo di protagonista in “Medea” di Pasolini (’66).

D’altra parte, fra gli uomini, incontriamo Caruso e Toscanini, cantanti come Giorgio Gaber e Fabrizio de Andrè, il ciclista Fausto Coppi, a cui è eretto un monumento.

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FOTO 6. ROSA LUXEMBURG

(Zamosc- Polonia 5.3.1871- Berlino 15.1.1919)

Politica, filosofa, rivoluzionaria e teorica del marxismo, naturalizzata tedesca, brillava per intelligenza e cultura, per vitalità ed energia; fu fra i fondatori del Partito Socialista Polacco e poi del Partito Comunista Tedesco. Rapita e uccisa durante le rivolte successive alla Prima guerra mondiale, il suo corpo fu recuperato in un canale, ma nel ’35 i resti andarono dispersi. La sua opera più importante si intitola L’accumulazione del capitale (1913); molto interessante anche La rivoluzione russa- Un esame critico, pubblicata postuma.

Se ancora Anna Frank e Rosa Luxemburg si possono inserire in una certa tradizione – almeno in Toscana e nelle regioni un tempo definite “rosse”, in un Comune governato da sempre da giunte di sinistra – appare una scelta originale il ricordo della intellettuale Hannah Arendt.

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FOTO 7. HANNAH ARENDT

(Hannover 14.10.1906- New York 4.12.1975)

Filosofa, storica, scrittrice tedesca, naturalizzata statunitense; a causa delle persecuzioni razziali lasciò la Germania per Parigi e poi emigrò negli USA, nel ’40. Scrisse fra l’altro: Le origini del totalitarismo (’51) e Vita Activa (’58) in cui espose la sua teoria politica. Per il “New Yorker” seguì il processo al criminale nazista Eichmann che le ispirò il celebre libro La banalità del male.

Un nome non molto frequente, ma in crescente presenza è quello di Ilaria Alpi, la giovane giornalista che cadde vittima di un agguato a Mogadiscio a causa delle proprie rischiose inchieste. Le scelte tuttavia che colpiscono per la loro originalità e portano a indagare riguardano due donne attive in ambiti ben diversi, pochissimo conosciute ma entrambe eccezionali: si tratta della patriota salvadoregna Marianella Garcia, di formazione cattolica, barbaramente uccisa, come il vescovo Romero di cui era coraggiosa collaboratrice nella lotta contro i soprusi e le violenze.

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FOTO 8. MARIANELLA GARCIA VILLAS

(San Salvador 7.8.1947 – Suchitoto – El Salvador 13.3.1983)

Figlia della borghesia, dopo aver studiato in Spagna, si laureò in Filosofia e poi in Scienze politiche; scelse la lotta a fianco del suo popolo sfruttato e collaborò con il vescovo Oscar Romero. Definita efficacemente “avvocata dei poveri, difensore degli oppressi, voce dei perseguitati e degli scomparsi”, armata solo di una macchina fotografica per testimoniare i soprusi degli “squadroni della morte”, torturata e violentata, venne uccisa a soli 36 anni.

 

L’altra è la papirologa Medea Norsa, un genio nel suo campo: dopo aver sofferto da ebrea per le persecuzioni razziali, subì un vero ostracismo professionale da parte dei colleghi invidiosi, che non accettavano il suo ruolo dirigenziale. Quest’ultima intitolazione è avvenuta nel 2012, nel quinquennio in cui era sindaca Eleanna Ciampolini (2009-2014).

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FOTO 9. MEDEA NORSA

(Trieste 26.8.1877- Firenze 28.7.1952)

Maria Vittoria Irma Norsa fu filologa, grecista e papirologa insigne; dopo aver studiato a Vienna e a Firenze, insegnò nei Licei e poi fu libera docente in Papirologia alle Università di Firenze e Pisa. Membro di istituzioni prestigiose, divenne nel ’35 direttrice dell’Istituto Papirologico Italiano, ma le invidie dei colleghi le resero difficile il lavoro, finché fu collocata forzatamente a riposo nel ’49.

Viene infine ricordata – come anche a Pistoia – la gentildonna Selvaggia Vergiolesi, sconosciuta al di fuori di un certo ambito letterario, ispiratrice del poeta stilnovista Cino da Pistoia (anche lui nello stradario aglianese).

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FOTO 10. SELVAGGIA VERGIOLESI

Come Dante ebbe la sua Beatrice, così il poeta stilnovista Cino da Pistoia ebbe come ispiratrice Selvaggia, pistoiese, di nobile famiglia ghibellina. Probabilmente fu moglie di un certo Focaccia de’ Cancellieri, ma i dati sono incerti e la figura si perde nella leggenda. Sembra che sia morta nel 1313 nel castello di Sambuca Pistoiese dove si era rifugiata per sfuggire alle violenze dei Guelfi e per salvarsi dal rogo della rocca presso Piteccio in cui viveva.

Per concludere un’altra segnalazione interessante: la biblioteca comunale – che sorge vicino all’Istituto Tecnico dedicato a Aldo Capitini (bella figura di intellettuale antifascista e pacifista)- è stata intitolata ad Angela Marcesini, che negli anni ’90 ne fu direttrice e morì prematuramente.

 

 

 




Epistolario finlandese: i bandi fantasma del Ministero degli Esteri

Per molti giovani italiani l’Odissea inizia prima di mettersi in viaggio.  Ritrovarsi a vagare nei meandri della Pubblica amministrazione per accedere a un bando europeo per la mobilità non è un’impresa eccezionale e non bisogna nemmeno chiamarsi Ulisse per trascorrere un anno in balia degli uffici, alla ricerca di informazioni criptate come nella migliore caccia al tesoro.  Mi è capitato di provare il desiderio di conoscere le gloriose istituzioni scolastiche e universitarie finlandesi e di volerlo fare attraverso il Ministero degli Esteri, che sul proprio sito pubblica una serie di bandi per accedere a borse di studio. Sono  iniziate così le mie traversie.

“Nell’ambito del programma delle borse di studio del CIMO, Centro finlandese di mobilità internazionale (nda), sono cambiate le modalità secondo cui il pool delle borse di studio del Governo finlandese assegna le borse. A partire dall’anno accademico 2014-2015, i Paesi dell’Ue e See, Spazio economico europeo, i quali finora hanno fatto parte di questo programma, ne rimarranno fuori. Tuttavia, i cittadini dei predetti Paesi, quindi anche i cittadini italiani, avranno ancora la possibilità di ottenere borse di studio per studi post laurea in Finlandia attraverso il programma  CIMO fellowships. Occorre tenere presente, comunque, che le borse di studio del programma CIMO Fellowships potranno essere richieste soltanto da un rappresentante di un’università finlandese per conto di un candidato per la borsa di studio. Il candidato straniero non può presentare la domanda direttamente al CIMO.

I candidati non devono avere già trascorso più di un anno in una istituzione accademica finlandese nel periodo immediatamente precedente a quello di fruizione della borsa.

La documentazione richiesta dovrà essere inviata in duplice copia al CIMO, Po box 343, 00531 Helsinki”.

Gent.ma studentessa,

Non so se ha già risolto ma per vedere se tale bando a cui intende partecipare possa essere di una mia competenza o di un’altra struttura , si prega di inviare il bando.

Comunque in Ateneo esiste un ufficio Provvidenze agli Studenti che potrebbe essere l’ufficio giusto.

Cordialità

Lucia Cioce

Dott. Lucia Cioce
Università degli Studi di Bari Aldo Moro
DARDRE
Responsabile Area Relazioni Internazionali
Tel. +39 080 5714834
Fax +39 080 5714463
E-mail lucia.cioce@uniba.it

Questo fitto scambio epistolare, accompagnato da telefonate, con le istituzioni italiane (Ambasciate e Università) e con quelle finlandesi ne è la prova. Lo consegno ai miei lettori e alla rete con un forte sentimento di disapprovazione e per una denuncia indignata. Anche se la corrispondenza si interrompe bruscamente, le lettere si commentano da sole. Vorrei che nessuno subisca ancora.

Dear Angela Alessandra,

thank you for your inquiry!
I wasn't sure after reading your message, but hopefully you're aware that
in order to apply for the scholarship, you should first establish contact with a
hosting Finnish university and apply for PhD/Doctoral studies – please refer to
www.studyinfinland.fi/doctoral for information and advice on this! So the Finnish
university is "the applicant", not yourself. But aynway, I advice you to
contact the CIMO Fellowship coordinator Ms Tarja Mäkelä
(tarja.makela@cimo.fi) or Ms Päivi Jokinen (paivi.jokinen@cimo.fi) as they
are able to answer programme-related questions better than we are here at Study in
Finland.

If necessary, you can easily find the above programme coordinators' telephone
numbers in our online directory at
http://puhelinluettelo.cimo.fi/puhlu/en/web/index.php

Kind regards,

Ms Maija Kettunen
Coordinator
CIMO | Information Services
www.studyinfinland.fi
www.facebook.com/studyinfinland

Dear Mrs. Tarja Makela,
I am Angela Alessandra Milella, applying for CIMO Fellowship Programme in
Finland. I have fulfilled my application form in all the required fields,
but my University, namely Università degli Studi di Bari, considers my
application unacceptable and therefore they do not want to approve it for
the following reasons:
1) Why does CIMO require the signature of the Università di Bari? What
does CIMO need this signature for?
2) What is the role of the Università di Bari and the related activities
the institution is going to take for CIMO?
3) What is the process for delivery? Do I need to send the application to
Finland myself without the approval of the Università di Bari and then
CIMO will send it back to Bari for the signature, or is the Università di
Bari in charge of sending the whole approved application to Finland?

Do I need a referee or a supervisor from my University, my Professor Furio
Semerari, to approve my application or act as support in the application
process?
Do you have a referee or an Office at CIMO or at the University in charge
of dealing with the subject? I contacted the Finnish Embassy in Rome for
further information and I was told that the application access must be
requested also from a Professor of the Università di Bari: is this
true?
I kindly ask you to clearify this, otherwise all my work on the project
will be lost and I will not be able to submit my application.

Kind regards,
Angela Alessandra Milella

I am on vacation and will read again my emails on 1 June. In urgent matters, please
contact Marjaana Kopperi (marjaana.kopperi@cimo.fi)
best regards,
Tarja Mäkelä

Dear Sirs,
I am Angela Alessandra Milella, applying for CIMO Fellowship Programme in
Finland. I have fulfilled my application form in all the required fields,
but my University, namely Università degli Studi di Bari, considers my
application unacceptable and therefore they do not want to approve it for
the following reasons;
1) Why does CIMO require the signature of the Università di Bari? What
does CIMO need this signature for?
2) What is the role of the Università di Bari and the related activities
the institution is going to take for CIMO?
3) What is the process for delivery? Do I need to send the application to
Finland myself without the approval of the Università di Bari and then
CIMO will send it back to Bari for the signature, or is the Università di
Bari in charge of sending the whole approved application to Finland?

Do I need a referee or a supervisor from my University, my Professor Furio
Semerari, to approve my application or act as support in the application
process?
Do you have a referee or an Office at CIMO or at the University in charge
of dealing with the subject? I contacted the Finnish Embassy in Rome for
further information and I was told that the application access must be
requested also from a Professor of the Università di Bari; is this true?
I kindly ask you to clearify this, otherwise all my work on the project
will be lost and I will not be able to submit my application.
Kind regards,
Angela Alessandra Milella

Dear Angela,

thank you for your message. CIMO does not require the signature of the University of
Bari. Please not, however, that you cannot apply the CIMO Fellowship grant yourself.
It is always the representative of a Finnish university who applies a scholarship
for a candidate university wants to host. Please not also, that this program is
meant for doctoral level studies in Finland.

You can find more information on the CIMO Fellowship program and the detailed
instructions on our web site:
http://www.studyinfinland.fi/tuition_and_scholarships/cimo_scholarships/cimo_fellowships

with best regards

Marjaana Kopperi
Yksikön päällikkö/Head of Unit
Kansainvälisen liikkuvuuden ja yhteistyön keskus CIMO / Centre for International
Mobility CIMO PL / P.O.Box 343 (Hakaniemenranta 6),
FIN-00531 Helsinki, Finland
Puh. / Tel. +358 (0)295 338 553
Fax +358 9 753 1122
marjaana.kopperi@cimo.fi
www.cimo.fi

Dear Sirs of the Vaasa University,

I am Angela Alessandra Milella, I’m an Italian journalist and a
professor in Literature at high school. I’m doing a research in Media
Ethics with Professor Furio Semerari of the University of Bari (Italy):
the objective is to scan paths and gender presence into the new mass media
system, to define the quantity and evaluate the quality of the
multiplicity and pluralism in information. Since 2012 I’ve been working
on an essay on Media ethics, as reported in the attached file as
requested.
I’m applying to the CIMO Fellowship at the University of Vaasa because I
read Media Teoria and Media Ethics represents a crucial element in your
University programme thanks to Professor Tarmo Malmberg: I would like to
collaborate with him for the attached project, as the CIMO Fellowship
requires a representative of a Finnish University to approve the project
and apply for the Scholarship. One last thing: how is the procedure from
now? Do you need further documents?

This work is not only relevant for Italy but for both countries, because
it is a scientific study of the media system aimed at observing, analyzing
and possibly improving the system itself through a partnership between a
variety of domestic communication and media institutions and associations.
The results of my research will be collected and published in a book
available for anyone who will decide to take on from where I left.
I am employee of the Ministero Istruzione Università e Ricerca (MIUR) so
I can use my salary as high school professor as a contribution to the CIMO
Scholarship for the whole research period.
This project is a good test for the future. Once back in Italy, this
opportunity will allow me to pursue my professional goals as a journalist.
I feel I can contribute to the improvement of the media system in Italy.
You will find all the required documents for the CIMO Fellowship in the
attached files: Application Form, CV, Motivational Letter and Project
Presentation, as specified in the CIMO webpage:

http://www.studyinfinland.fi/tuition_and_scholarships/cimo_scholarships/cimo_fellowships

For further questions please do not hesitate to contact me.
Thank you for this opportunity.
Kind Regards,

Angela Alessandra Milella

Dear Ms Milella,

thanks for your contact. I’m sorry to say but I now longer work at
Vaasa University. I hope the the Office of International Affairs will
help you.

Cordiali saluti

Dear Professor Tarmo Malmberg,
with reference to your kind reply, I would like to ask you further
information.
The CIMO Fellowship project allows me to choose the University where to
activate the Fellowship: would it be possible for me to work with you on
my project in your current University? If possible, I would apply to your
new work place in order to get a CIMO Scholarship, because I’m really
interested in your studies and I would like to work with you due to my
background on the subject.
I, therefore, kindly ask you your University details in order to get in
touch with the International Office and enquire about my Application.

Looking forward to your answer,

Best regards.

Angela Alessandra Milella

Dear Ms Milella,

unfortunately I’m on retirement and have no offiial position in any
university, though I still hold a readership at Tampere University.
The most prestigious journaism school in Finland is in Tampere, so I
advise you to contact the Head of the School of Media, Communication
and Theatre who is Dr. Heikki Hellman (heikki.hellman@uta.fi). I hope
you’ll get along with your inquiry.

Distinti saluti

Tarmo Malmberg

Thank you very much Mr. Malmberg,
I will get in touch with Professor Hellman as soon as possible.

Best regards,
Angela Alessandra Milella

Ok. It’s the holiday season in Finland, so he might be on vocation now
but, please, try to reach him.

TM

Dear Professor Heikki Hellman and Sirs of the CMT at Tampere University,

I am Angela Alessandra Milella, I’m an Italian journalist and a
professor in Literature at high school. I’m doing a research in Media
Ethics with Professor Furio Semerari of the University of Bari (Italy):
the objective is to scan paths and gender presence into the new mass media
system, to define the quantity and evaluate the quality of the
multiplicity and pluralism in information. Since 2012 I’ve been working
on an essay on Media ethics, as reported in the attached file as
requested. I’m applying to the CIMO Fellowship at the University of
Tampere, School of Media, Communication and Theatre, because I previously
contacted Prof. Tarmo Malmberg, who suggested me to get in touch with your
school and Head of Studies Prof. Hellman, in order to develop a research
in journalism and communication, a crucial element in your University
programme.
I would like to collaborate with you for the attached project, as the
CIMO Fellowship requires a representative of a Finnish University to
approve the project and apply for the Scholarship. One last thing: how is
the procedure from now? Do you need further documents?
This work is not only relevant for Italy but for both countries, because
it is a scientific study of the media system aimed at observing, analyzing
and possibly improving the system itself through a partnership between a
variety of domestic communication and media institutions and associations.
The results of my research will be collected and published in a book
available for anyone who will decide to take on from where I left.
I am employee of the Ministero Istruzione Università e Ricerca (MIUR) so
I can use my salary as high school professor as a contribution to the CIMO
Scholarship for the whole research period.
This project is a good test for the future. Once back in Italy, this
opportunity will allow me to pursue my professional goals as a journalist.
I feel I can contribute to the improvement of the media system in Italy.
You will find all the required documents for the CIMO Fellowship in the
attached files: Application Form, CV, Motivational Letter and Project
Presentation, as specified in the CIMO webpage:

http://www.studyinfinland.fi/tuition_and_scholarships/cimo_scholarships/cimo_fellowships

For further questions please do not hesitate to contact me.
Thank you for this opportunity.
Looking forward to hearing from you.

Kind Regards,
Angela Alessandra Milella

Dear Angela,

I’m deeply sorry I have disappointed you with your planned project. The fault lays
completely with me. I simply forgot to reply in time. I retraced your message while
emptying my files.

As far as I can see, your application would have served our interests too – although
there’s always the practical difficulty of providing an office here at the
university. I truly regret that we missed this chance.

May I ask what happened to your application? Did you manage to cooperate with
another university here in Finland?

With apologies,

Heikki
Heikki Hellman
Dean, Docent
CMT (School of Communication, Media and Theatre)
Kalevantie 4, FI-33014 University of Tampere, Finland
Tel. +358 40 5713184
heikki.hellman@staff.uta.fi

http://www.uta.fi/cmt/yhteystiedot/henkilokunta/heikkihellman/index.html
http://www.uta.fi/cmt/en/contact/staff/heikkihellman/index.html

New article:
Maarit Jaakkola, Heikki Hellman, Kari Koljonen and Jari Väliverronen: “Liquid
Modern Journalism with a Difference: The changing professional ethos of cultural
journalism”. Journalism Practice, Online first 17.7.2015.
DOI:10.1080/17512786.2015.1051361.
http://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/17512786.2015.1051361#abstract

New chapter:
Heikki Hellman and Hannu Nieminen: ”Mediayhtiönä yhteiskunnassa”. In:
Mediajohtaminen: Näkökulmia uudistuvaan media-alaan / ed. by Nando Malmelin and
Mikko Villi. Helsinki: Gaudeamus, 2015, 33–58.

Dear Sir,
It would be a great pleasure for me to cooperate with Uta University on my
project.
The scholarship is still valid for the time being therefore it is my
intention to apply for the project with your support.
Should you need further details. Please contact me at this address.
Looking forward to our collaboration.
Best regards,
Angela Milella




LIBIA – Renzi: “Non è il tempo delle forzature, ma del buon senso e dell’equilibrio”

Dopo il rientro in Italia delle salme di Salvatore Failla e Fausto Piano, non si placano le polemiche circa un probabile intervento delle forze armate italiane in Libia, se da un lato il segretario della difesa americano Ash Carter afferma: «L’Italia, essendo così vicina, ha offerto di prendere la guida in Libia. E noi abbiamo già promesso che li appoggeremo con forza», dall’altra parte il presidente del consiglio Matteo Renzi dichiara cautamente che l’Italia potrebbe dare un apporto in Libia solo : “sulla base della richiesta di un governo legittimato” della Libia, e “comunque avrebbe necessità di tutti i passaggi parlamentari e istituzionali necessari”, inoltre, aggiunge “non è il tempo delle forzature, ma del buon senso e dell’equilibrio: queste le nostre parole d’ordine, ben diverse da chi immagina di intervenire in modo superficiale e poco assennato”. Se le parole di Renzi rispecchiato in toto il suo pensiero, potremmo esser certi che l’ipotesi di un’ intervento militare in Libia, risulterebbe assai remota, in quanto non vi è alcun governo libico legittimato, ma tribù in lotta tra di loro e la presenza dello Stato Islamico sempre più influente. L’unico pensiero che accomuna tutte le tribù è quello di rifiutare categoricamente ogni intervento “straniero”. Gli americani continuano a fare pressioni sul mondo intero affinché nello stato africano venga ristabilito il loro concetto di democrazia, senza pensare al sacrificio di vite umane e che probabilmente si stava meglio quando alla guida dello stato libico vi era Gheddafi.




SPAGNA – Sulle strade di Barcellona

Di Ina Macina

1. BARCELONA SKYLINE

FOTO 1 – BARCELLONA (skyline)

Barcellona ha celebrato l’8 marzo con una serie di iniziative che mantengono viva l’attenzione, solitamente già alta, sulle questioni femminili.

A livello istituzionale, oltre ad associazioni e centri che non operano in una esclusiva prospettiva di genere ma che comunque la includono sotto l’ombrello del loro attivismo civico, la città accoglie una spaziosa costellazione di organismi, spesso in congiunzione tra loro, che lavorano su tutti gli aspetti della condizione femminile.

Ricordiamo, tra gli altri, l’Observatori Cultural de Gènere, il Centre de Cultura de Denes Francesca Bonnemaison, il Centre Dona i literatura (sede della Cattedra Unesco Donne, Sviluppo e Cultura, all’interno della Universitat de Barcelona) e l’Institut Català de les Dones-Generalitat de Catalunya.

Quest’ultimo è stato promotore del progetto ‘Carrers de dones’, uno strumento di mappatura digitale che raccoglie tutti i luoghi pubblici dedicati a donne e consente di effettuare ricerche nominative e approfondire la storia della dedicataria.

2. barcelona

FOTO 2

Il giornale LaVanguardia ha stilato inoltre un elenco online con le donne che si sono particolarmente distinte nella storia e nella vita culturale del Paese, tra cui emergono i casi di ‘Josefa Sol – la paisana’ (Josefa Subirats), ‘Curandera de personas y animales’ e della scrittrice Caterina Albert, autrice del magniloquente ‘Solitudine’, che si firmava con il maschile Víctor Català. Il libro, di una scrittura potente, è un monumento alla cultura e alla lingua catalana percorso da vene di vibrante femminismo. La dittatura franchista ne ha vietato per decenni la diffusione.

Lo stesso quotidiano, nell’ottobre 2014, ha lanciato un appello alla cittadinanza affinchè emergessero altri nomi di donne cui dedicare nuove vie. http://www.lavanguardia.com/participacion/20140929/54416457074/mujer-mereceria-calle-nombre.html

Nelle strade del centro cittadino dominano incontrastate le intitolazioni a figure religiose. Sant’Eulalia è la dedicataria della cattedrale di Barcellona, cuore pulsante del Gotico, area completamente restaurata nel corso del Novecento e oggetto di un’efficace promozione turistico-culturale.

Eulalia (‘colei che parla bene’) è venerata come la patrona di Barcellona; nell’omonima ‘baixada’, una vicina strada in forte pendenza, si dice che abbia subito un martirio chiusa dentro una botte con pezzi di vetro.

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FOTO 3. BAIXADA DE SANTA EULALIA.

A santa Caterina è intitolato uno dei mercati di Barcellona. Dei trenta mercati alimentari della città, è stato il primo coperto, e forse tra i più famosi, e prende il nome dall’antico convento domenicano che sorgeva nello stesso luogo.

4.SantaCaterina

FOTO 4. MERCATO DI SANTA CATERINA

La via dedicata a Santa Lucia costeggia la cattedrale e si innesta in un tessuto viario su cui sorgono numerosi edifici di rilevanza religiosa (chiese e conventi) e civile (palazzo del comune e della ‘Generalitat’). Sulla strada insiste anche l’archivio storico della città di Barcellona, tra il Palazzo Episcopale e l’Archivio Capitolare della Cattedrale; tutti questi edifici godono di cortili e chiostri magnifici.

A dicembre, la piazza antistante la cattedrale ospita un mercato dedicato alla stessa santa.

5.Barcelona_Christmas_Market

FOTO 5. FIERA DI SANTA LUCIA

Come proporre nomi se non si conosce la loro storia?

Barcellona si è attivata su questo versante, inaugurando, per esempio, un ciclo di incontri, conferenze e documentari dedicato alle donne che hanno avuto un ruolo nella storia della città.

La toponomastica fa emergere, dunque, delle dinamiche strettamente legate tra loro: partendo da un problema di percezione, ovvero lo squilibrio della presenza femminile anche nei luoghi pubblici, solleva a sua volta il problema della conoscenza, dell’informazione e del mancato riconoscimento; fenomeni che rimandando anche alla resistenza nei confronti del femminile, una sfiducia che, nel tempo, ha cercato di ricacciare le donne all’interno dell’ambito domestico, ostacolandone la presenza nel mondo della storia, della cultura, della scienza, della politica…

Resta tuttavia più frequente, ovunque, l’incontro con intitolazioni religiose piuttosto che laiche.

Juliana Morell, definita ‘umanista’ per la sua imponente formazione umanistica, laureata in giurisprudenza, prese i voti nel 1610.

La piazza a lei dedicata si trova in una zona poco frequentata anche se vicina a un grosso centro commerciale.

6. Plaza juliana morell

FOTO 6 JULIANA

La vicenda di Madrona si colloca tra leggenda e storia. Nata a Salonicco (o, secondo altre fonti, approdatta nella città greca da Barcellona) nel III secolo D.C., la ragazza comincia a lavorare presso la casa di una signora i cui maltrattamenti culmineranno con la morte di Madrona, cristiana devota. In odore di santità, le reliquie diventano oggetto di culto da parte dei fedeli fino al X secolo, quando, per arginare le forme di devozione cristiana, vendono vendute a dei mercanti in viaggio verso la Francia. Durante la navigazione, una tempesta costringe l’imbarcazione a riparare sulla costa nelle vicinanze di Barcellona; gli uomini leggono nella tempesta la volontà della santa di rimanere in territorio iberico, e quindi il corpo viene trasladato in un eremo da cui si diffonde il culto. Secondo alcune fonti la diversa dislocazione del luogo di culto delle due sante più venerate (insieme alla Mare de Déu de la Mercè) ha un significato ‘spaziale’ preciso, in quanto Sant’Eulalia si trova nel centro della città mentre il primo luogo di culto di Madrona si trova in una zona limitrofa – a Montjuïc, l’altura che ‘protegge’ Barcellona.

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FOTO 7 MADRONA

Merrell, Capmany, Institut Català de les Dones si dislocano in una zona spiccatamente multiculturale, vivace e centrale, il Raval, dove sono sorti molti centri culturali (biblioteche, cineteche, musei, etc..) che hanno agito sulla riqualificazione del quartiere.

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FOTO 8-9 MERRELL

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FOTO 10 FLORISTES DE LA RAMBLA

La Rambla, ancora oggi costellata da chioschetti di fiori e di mercanzia varia, separa questa zona da quella sopra descritta. Poco distante, una stradina ricorda le fioraie che vi lavoravano.

LaVanguardia scrive di Maria Aurèlia Capmany: ‘scrittrice e assessora alla Cultura di Barcellona. Scrittrice prolifica e dai molti registri: romanzi, saggi, attrice e direttrice di teatro e cabaret… La sua opera ha uno spiccato carattere femminista ed il suo linguaggio, in generale, è semplice e diretto. Tra le sue opere, Un lloc entre els morts, Feliçment jo sóc una dona, El comportamiento amoroso de la mujer o Dona, doneta, donota. È stata assessora per la Cultura per il PSC a Barcellona tra il 1983 e il 1983. La città le dedicò una strada a dicembre del 1996’.

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FOTO 11 CAPMANY

Sulla mappa digitale viene segnalata anche la piazzetta ‘Anna Murià’, alle spalle del Teatro Principale; purtroppo non esiste nessuna targa – o è stata rimossa e mai più risistemata – a indicare questo slargo secondario e abbastanza degradato.

Sebbene la scelta degli abbinamenti tra strade e personaggi lasci trapelare una residuale marginalità della donna nella memoria collettiva, negli ultimi anni Barcellona sta investendo moltissimo nella lotta agli stereotipi di genere con oculate operazioni di recupero e valorizzazione culturale.

Non è dunque possibile pensare a un’azione che non tragga origine e motivazione da uno sforzo corale e che non pensi a un risultato integrato; la specificità degli ambiti di intervento – come Barcellona dimostra – sono la base solida da cui partire e dare finalmente valore al concetto – tanto nobile quanto abusato – di ‘rete’.

 




ITALIA – I NoTriv scrivono il vademecum per il referendum del 17 aprile

Il prossimo 17 aprile si terrà un referendum popolare. Si tratta di un referendum abrogativo, e cioè di uno dei pochi strumenti di democrazia diretta che la Costituzione italiana prevede per richiedere la cancellazione, in tutto o in parte, di una legge dello Stato. Perché la proposta soggetta a referendum sia approvata occorre che vada a votare almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto e che la maggioranza dei votanti si esprima con un “Sì”. Hanno diritto di votare al referendum tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto la maggiore età. Votando “Sì” i cittadini avranno la possibilità di cancellare la norma sottoposta a referendum. Dove si voterà? Si voterà in tutta Italia e non solo nelle Regioni che hanno promosso il referendum. Al referendum potranno votare anche gli italiani residenti all’estero. Quando si voterà? Sarà possibile votare per il referendum soltanto nella giornata di domenica 17 aprile. Cosa si chiede esattamente con il referendum del 17 aprile 2016? Con il referendum del 17 aprile si chiede agli elettori di fermare le trivellazioni in mare. In questo modo si riusciranno a tutelare definitivamente le acque territoriali italiane. Nello specifico si chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo. Nonostante, infatti, le società petrolifere non possano più richiedere per il futuro nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia, le ricerche e le attività petrolifere già in corso non avrebbero più scadenza certa. Se si vuole mettere definitivamente al riparo i nostri mari dalle attività petrolifere occorre votare “Sì” al referendum. In questo modo, le attività petrolifere andranno progressivamente a cessare, secondo la scadenza “naturale” fissata al momento del rilascio delle concessioni. Qual è il testo del quesito? Il testo del quesito è il seguente: «Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per 2 la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?». È possibile che qualora il referendum raggiunga la maggioranza dei “Sì” il risultato venga poi “tradito”? A seguito di un eventuale esito positivo del referendum, il Parlamento o il Governo non potrebbero modificare il risultato ottenuto. La cancellazione della norma che al momento consente di estrarre gas e petrolio senza limiti di tempo sarebbe immediatamente operativa. L’obiettivo del referendum è chiaro e mira a far sì che il divieto di estrazione entro le 12 miglia marine sia assoluto. Come la Corte costituzionale ha più volte precisato, il Parlamento non può successivamente modificare il risultato che si è avuto con il referendum, altrimenti lederebbe la volontà popolare espressa attraverso la consultazione referendaria. Qualora però non si raggiungesse il quorum previsto perché il referendum sia valido (50% più uno degli aventi diritto al voto), il Parlamento potrebbe fare ciò che vuole: anche prevedere che si torni a cercare ed estrarre gas e petrolio ovunque. È vero che se vincesse il “Sì” si perderebbero moltissimi posti di lavoro? Un’eventuale vittoria del “Sì” non farebbe perdere alcun posto di lavoro: neppure uno. Un esito positivo del referendum non farebbe cessare immediatamente, ma solo progressivamente, ogni attività petrolifera in corso. Prima che il Parlamento introducesse la norma sulla quale gli italiani sono chiamati alle urne il prossimo 17 aprile, le concessioni per estrarre avevano normalmente una durata di trenta anni (più altri venti, al massimo, di proroga). E questo ogni società petrolifera lo sapeva al momento del rilascio della concessione. Oggi non è più così: se una società petrolifera ha ottenuto una concessione nel 1996 può – in virtù di quella norma – estrarre fino a quando lo desideri. Se, invece, al referendum vincerà il “Sì”, la società petrolifera che ha ottenuto una concessione nel 1996 potrà estrarre per dieci anni ancora e basta, e cioè fino al 2026. Dopodiché quello specifico tratto di mare interessato dall’estrazione sarà libero per sempre. L’Italia dipende fortemente dalle importazioni di petrolio e gas dall’estero. Non sarebbe opportuno, al contrario, investire nella ricerca degli idrocarburi e incrementare l’estrazione di gas e petrolio? L’aumento delle estrazioni di gas e petrolio nei nostri mari non è in alcun modo direttamente collegato al soddisfacimento del fabbisogno energetico nazionale. Gli idrocarburi presenti in Italia appartengono al patrimonio dello Stato, ma lo Stato dà in concessione a società private – per lo più straniere – la possibilità di sfruttare i giacimenti esistenti. Questo significa che le società private divengono proprietarie di ciò che viene estratto e possono disporne come meglio credano: portarlo via o magari rivendercelo.  Allo Stato esse sono tenute a versare solo un importo corrispondente al 7% del valore della quantità di petrolio estratto o al 10% del valore della quantità di gas estratto. Non tutta la quantità di petrolio e gas estratto è però soggetta a royalty. Le società petrolifere non versano niente alle casse dello Stato per le prime 50.000 tonnellate di petrolio e per i primi 80 milioni di metri cubi di gas estratti ogni anno e godono di un sistema di agevolazioni e incentivi fiscali tra i più favorevoli al mondo. Nell’ultimo anno dalle royalty provenienti da tutti gli idrocarburi estratti sono arrivati alle casse dello Stato solo 340 milioni di euro. Il rilancio delle attività petrolifere non costituisce un’occasione di crescita per l’Italia? Secondo le ultime stime del Ministero dello Sviluppo Economico effettuate sulle riserve certe e a fronte dei consumi annui nel nostro Paese, anche qualora le estrazioni petrolifere e di gas fossero collegate al fabbisogno energetico nazionale, le risorse rinvenute sarebbero comunque esigue e del tutto insufficienti. Considerando tutto il petrolio presente sotto il mare italiano, questo sarebbe appena sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale di greggio per 8 settimane. La ricchezza dell’Italia è, in verità, un’altra: per esempio il turismo, che contribuisce ogni anno circa al 10% del PIL nazionale, dà lavoro a quasi 3 milioni di persone, per un fatturato di circa 160 miliardi di euro; la pesca, che si esercita lungo i 7.456 km di costa entro le 12 miglia marine, produce circa il 2,5% del PIL e dà lavoro a quasi 350.000 persone; il patrimonio culturale, che vale 5,4% del PIL e che dà lavoro a circa 1 milione e 400.000 persone, con un fatturato annuo di circa 40 miliardi di euro; il comparto agroalimentare, che vale l’8,7% del PIL, dà lavoro a 3 milioni e 300.000 persone con un fatturato annuo di 119 miliardi di euro e che nel solo 2014 ha conosciuto l’esportazione di prodotti per un fatturato di circa 34,4 miliardi di euro; e soprattutto la piccola e media impresa, che conta circa 4,2 milioni di piccole e medie “industrie” (e, cioè, il 99,8% del totale delle industrie italiane), e che costituisce il vero motore dell’intero sistema economico nazionale: tali imprese assorbono l’81,7% del totale dei lavoratori del nostro Paese, generano il 58,5% del valore delle esportazioni e contribuiscono al 70,8% del PIL. Il solo comparto manifatturiero, che conta circa 530.000 aziende, occupa circa 4,8 milioni di addetti, fattura 230 miliardi di euro l’anno, equivalente al 13% del PIL nazionale, e contribuisce al totale delle esportazioni del Made in Italy nella misura del 53,6%. Però gli italiani utilizzano sempre di più la macchina per spostarsi. Non è un controsenso? Ciò che si estrae in Italia non è necessariamente destinato alla produzione del carburante per le autovetture ed ancor meno per quelle in circolazione nel nostro Paese. Ad ogni modo, gli italiani si trovano spesso costretti ad utilizzare l’auto di proprietà. A fronte di un sistema di trasporti pubblici gravemente lacunoso non hanno praticamente scelta. In alcuni Paesi del Nord Europa l’utilizzo dell’auto privata è spesso avvertito come un “peso” e ritenuto economicamente non vantaggioso. Le cose andrebbero diversamente se si perseguisse una seria politica dei trasporti pubblici. Secondo l’Unione europea, rispetto agli altri Stati membri, l’Italia è al riguardo agli ultimi posti.

Cosa ci si attende? Il voto referendario è uno dei pochi strumenti di democrazia a disposizione dei cittadini italiani ed è giusto che i cittadini abbiano la possibilità di esprimersi anche sul futuro energetico del nostro Paese. Nel dicembre del 2015 l’Italia ha partecipato alla Conferenza ONU sui cambiamenti climatici tenutasi a Parigi, impegnandosi, assieme ad altri 185 Paesi, a contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi e a seguire la strada della decarbonizzazione. Fermare le trivellazioni in mare è in linea con gli impegni presi a Parigi e contribuirà al raggiungimento di quell’obiettivo. È necessario, nel frattempo, affrontare il problema della transizione energetica, puntando anche sul risparmio e sull’efficienza energetica e investendo da subito nel settore delle energie rinnovabili, che potrà generare progressivamente migliaia di nuovi posti di lavoro. Il tempo delle fonti fossili è scaduto: è ora di aprire ad un modello economico alternativo. Perché questo referendum? Per tutelare i mari italiani, anzitutto. Il mare ricopre il 71% della superficie del Pianeta e svolge un ruolo fondamentale per la vita dell’uomo sulla terra. Con la sua enorme moltitudine di esseri viventi vegetali e animali – dal fitoplancton alle grandi balene – produce, se in buona salute, il 50% dell’ossigeno che respiriamo e assorbe fino ad 1/3 delle emissioni di anidride carbonica prodotta dalle attività antropiche. La ricerca e l’estrazione di idrocarburi ha un notevole impatto sulla vita del mare: la ricerca del gas e del petrolio attraverso la tecnica dell’airgun incide, in particolar modo, sulla fauna marina: le emissioni acustiche dovute all’utilizzo di tale tecnica può elevare il livello di stress dei mammiferi marini, può modificare il loro comportamento e indebolire il loro sistema immunitario. Ricerca e trivellazioni offshore costituiscono un rischio anche per la pesca. Le attività di prospezione sismica e le esplosioni provocate dall’uso dell’airgun possono provocare danni diretti a un’ampia gamma di organismi marini – cetacei, tartarughe, pesci, molluschi e crostacei – e alterare la catena trofica. Senza considerare che i mari italiani sono mari “chiusi” e un incidente anche di piccole dimensioni potrebbe mettere a repentaglio tutto questo. Un eventuale incidente – nei pozzi petroliferi offshore e/o durante il trasporto di petrolio – sarebbe fonte di danni incalcolabili con effetti immediati e a lungo termine sull’ambiente, la qualità della vita e con gravi ripercussioni gravissime sull’economia turistica e della pesca.




L’arte della cura, da Trotula a Florence

di Livia Capasso

 L’arte della cura è stata praticata dalle donne sin dagli albori della civiltà,: incarnata in maghe e streghe, vestali e sacerdotesse, fu raccolta da levatrici, profetesse e guaritrici.

Con l’affermarsi dell’Università e con il relegare del sapere medico all’interno dell’istituzione ufficiale, riescono a resistere e a continuare la professione solo figlie, mogli, vedove di medici; le altre, soprattutto coloro senza istruzione e povere, iniziano a percorrere la strada dell’Inquisizione, oppure scelgono quella della santità e del convento.

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  1. Salerno. Trotula. Foto di Linda Zennaro

 Trotula, nota anche come Trocta o Trotta, nacque intorno al 1035/40, a Salerno dalla nobile famiglia de Ruggiero. Quel poco che si sa della sua vita è avvolto in un alone di leggenda. Certo è che, grazie al suo stato di nobildonna, poté prima studiare e poi insegnare in qualità di Magistra alla Scuola Salernitana, la prima e più importante istituzione medica d’Europa nel Medioevo, antesignana delle moderne università. La Scuola, primo centro di cultura laica, fondata sulla tradizione greco-latina, completata da quella araba ed ebraica, sosteneva il metodo empirico, la cultura fitoterapica e la necessità della prevenzione. Fu proprio que­sto carattere cosmo­po­lita e laico che permise l’ammissione delle donne agli studi. E importantissimo fu il loro apporto, tanto che divennero famose col nome di Mulieres Salernitanae.

L’eccezionalità di Trotula è dovuta anche al fatto di aver lasciato scritto il proprio insegnamento. La sua opera più conosciuta, il De passionibus mulierum curandarum (Sulle malattie delle donne), divenuto successivamente famoso col nome di Trotula Major, è stata pubblicata a stampa per la prima volta nel 1544 ; il De ornatu mulierum (Sui cosmetici) è un trattato sulle malattie della pelle e sulla loro cura, detto Trotula minor.

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  1. Roma. Trotula. Foto di Barbara Belotti

Continuando gli studi, Trotula, descritta come bellissima nelle fonti, sposò il medico Giovanni Plateario, ed ebbe due figli maschi che seguirono la professione dei genitori. Le notizie sulla sua vita ruotano intorno ad una data, il 1059, quando il medico Rodolfo Malacorona, reduce dai suoi studi di medicina in Francia, in visita a Salerno, affermando di non aver trovato in città nessuno più esperto di lui nell’arte medica, tranne una sapiens matrona, ci conferma l’esistenza di Trotula. Si sa che curava quanti ne avevano bisogno, ricchi o poveri, prostitute o religiose vio­len­tate, incurante di epidemie di tisi e infezioni. Insegnò alle levatrici le più elementari norme igieniche, e intanto si confrontava con tutte le eccelse menti che frequentavano quel fervido ambiente culturale che era Salerno. Si racconta che al suo funerale nel 1097, data che sembra confermata dai registri delle morti della cattedrale, avrebbe partecipato un corteo funebre di oltre tre chilometri.

3 - imm. libro Trotula

  1. Somministrazione di una pozione di more contro i dolori del mestruo – miniatura da Codex Vindobonensis, Vienna

 Donna medioevale eppure modernissima, femminista ante-litteram, capace per la prima volta di parlare esplicitamente di argomenti sessuali, senza coinvolgervi nessun accento moralistico, elevò la ginecologia e l’ostetricia a scienza medica, affrancandole dalle pratiche delle levatrici del tempo e liberandole dalle superstizioni che portavano ad accettare i dolori del parto e la morte come un destino naturale delle partorienti. Arrivò a proporre consigli per favo­rire le gravidanze o controllare le nascite, per concepire un maschio o una femmina, per simu­lare la ver­gi­nità. Non aveva preconcetti morali neanche su temi delicati come la frigidità femminile o l’impotenza maschile, considerava il desiderio sessuale femminile un fenomeno naturale che, se represso, come nelle vedove o nelle religiose, poteva recare sofferenza e persino malattie. I suoi rimedi sono “dolci” , come erbe e salassi, bagni caldi e infusioni, pozioni, pomate e massaggi al posto di metodi radicali, utilizzati spesso all’epoca. Considerava la prevenzione l’aspetto principale della medicina e riteneva che l’igiene, l’alimentazione equilibrata e l’attività fisica rivestissero un’importanza fondamentale per la salute. Non ricorse quasi mai all’astrologia, alla preghiera o alla magia, su cui si fondavano allora le pratiche mediche più correnti.     

4 - TrotulaMoneta       

  1. Medaglia in bronzo dedicata a Trotula de Ruggiero – 12 febbraio 1834

Un segno dell’importanza di questa mulier salernitana la riscontriamo nel fatto che venne a lei dedicato il conio di una medaglia di bronzo diffusa a Napoli nel 1834 e conservata nel Museo provinciale di Salerno.

Trotula, prima ginecologa, ma anche prima pediatra: nel De mulierum passionibus offre una serie di ammaestramenti, a cominciare dalle nozioni che riguardano l’individuazione dei segni di gravidanza, la posizione del feto nell’utero, il regime alimentare delle donne gravide. Particolare attenzione è data al momento del parto, per il quale prescrive un’atmosfera serena, lenta e rispettosa del pudore della donna, e consigli su come recidere il cordone ombelicale, tenere il bambino appena nato al caldo, non esporlo in luoghi luminosi, racchiuderlo in fasce affinché le sue membra crescano dritte.

Trotula si interessò anche di malattie comuni come la cataratta, le tonsilliti, disturbi dermatologici e digestivi, e infine di cure estetiche, che per lei non erano un argomento frivolo. Anzi, la bellezza era il segno di un corpo sano in armonia con l’universo. Nel suo trattato, De ornatu mulierum, l’autrice suggerisce pomate ed erbe medicamentose per correggere le rughe sul volto, o le borse sotto gli occhi; dispensa consigli su come eliminare i peli superflui, ridare candore alla pelle, oltre a dare insegnamenti sul trucco.

Vie a lei intitolate sono a Roma, Salerno, Eboli (SA). Trotula Corona è il nome attribuito in suo onore a una formazione esogeologica del pianeta Venere.

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  1. Salerno. Abella Salernitana. Foto di Linda Zennaro

 

Tra le personalità di spicco delle mulieres Salernitanae sono tramandati, oltre a quello di Trotula de Ruggiero, anche i nomi di Rebecca Guarna, Mercuriade, Costanza Calenda, Abella di Castellomata. Di quest’ultima, detta Abella Salernitana, non sono note date di nascita e morte, sappiamo solo che fu anche lei una medica attiva nel XIV secolo, e insegnò nella Scuola Medica Salernitana. Pubblicò due trattati: De atrabile (Sulla bile nera), De natura seminis humani (Sulla natura del seme umano). Di queste opere però si è persa traccia e il contenuto non è sopravvissuto fino ai nostri giorni.

Una scuola elementare a Salerno porta il suo nome.

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  1. Roma. Fabiola. Foto di Andrea Zennaro

 

Gli studiosi concordano sulla presenza di donne tra i medici, sia nel mondo greco che nel mondo latino. E non si tratta solo di levatrici o di donne esperte in rimedi empirici, amuleti e formule di vario tipo. In Latino, come in Greco, medicus ha il femminile, medica. Lo si trova in Marziale, in Apuleio, e nelle epigrafi tombali.

Proprio a una donna, la nobile Fabiola, vissuta nel IV secolo, si deve il primo ospedale, nosokòmion, di Roma, dove non si limitò a fare la “dirigente”, ma assunse mansioni mediche. Nella lettera al marito di lei, Oceano, in occasione della morte di questa sua amica, S. Girolamo così la descrive:

Fu la prima a fondare un ospedale, nel quale ricoverava tutti i sofferenti raccolti per le strade, e accudiva le vittime sfortunate di malattie e di indigenza. […] Quante volte ella si è caricata sulle proprie spalle i lebbrosi! E quanto spesso ha pulito il pus prodotto da piaghe la cui vista gli altri (nemmeno gli uomini) non potevano sostenere. Nutriva i pazienti personalmente, e bagnava le labbra dei moribondi con gocce d’acqua.

Non dobbiamo stupirci che una matrona romana, donna ricca e nobile, s’intendesse di medicina o avesse una certa conoscenza delle erbe: le fonti romane ci informano che già in età classica era un vezzo dell’élite femminile, e delle signore della famiglia imperiale, cimentarsi nella preparazione di composti di erbe, e, soprattutto, di cosmetici e profumi. Una tradizione che sarebbe poi continuata nel mondo altomedievale.

La città di Roma ha dedicato alla nobile Fabiola una strada nel quartiere Gianicolense

 

 7 - Theodosia di cesarea

  1. Teodosia di Cesarea

Andando al mondo cristiano, tra i santi dei primi secoli, e nello specifico tra quelli che si diceva avessero esercitato la professione di medico, troviamo santa Teodosia di Cesarea (Tiro, 289/ Cesarea in Palestina, 307), madre di San Procopio martire e martire anche lei. Dotta in medicina, esercitò l’ars medica e curava pietosamente i malati. Curò le piaghe di dodici matrone prigioniere durante le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano, consolandole con voce ferma e dichiarandosi cristiana anche lei; il prefetto allora la fece rinchiudere in prigione insieme alle altre, con uncini le fece lacerare tutto il corpo, Molte sono le torture che subì questa Santa: fu gettata in mare, fu esposta alle belve, ma ne uscì indenne e infine fu decapitata.

8. ScuolaMedica.Miniatura

  1. Scuola medica. Miniatura

Un testo intero, il Peri tòn giunaikéion pathòn (“Delle malattie delle donne”), conservato tuttora alla biblioteca Laurenziana di Firenze, è opera di una certa Metrodora, della quale non sappiamo altro che il nome, e il fatto che sia forse vissuta a Costantinopoli nel VI secolo. Metrodora conosce bene i maestri di medicina, sia quelli antichi che quelli a lei contemporanei; è una medica vera e propria, e una medica di tutto il corpo, che, all’occorrenza, sa ricorrere anche alla chirurgia, anche se certamente il suo è un approccio empirico. Metrodora non si occupa solo del benessere dell’apparato riproduttivo femminile, ma anche di problemi di stomaco, di febbre, di malaria, di emottisi, di dolori reumatici e traumi, e almeno trenta ricette sono dedicate alla cosmetica e alla profumeria, con ingredienti quali latte, aceto, allume e farina di frumento. Sorprende che si interessi, come farà poi Trotula, anche dei problemi intimi maschili, perfino con ricette afrodisiache a base di erbe e altre per favorire l’erezione.

Questo serve a sfatare anche un altro luogo comune molto diffuso per quanto riguarda il Medioevo: che la sterilità fosse un problema solo femminile. Gli uomini, soprattutto i Longobardi, avevano un autentico terrore dell’impotenza, ritenuta il disonore estremo per un uomo, che poteva costituire perfino causa di divorzio.

Ed eccoci arrivate ai tempi moderni.

9. Firenze.FlorenceNightingale.LauraCiuccetti

  1. Florence Nightingale. Firenze. Foto di Laura Ciuccetti.

Pur essendo nata a Firenze, nel 1820, Florence Nightingale è di nazionalità inglese. È considerata la fondatrice dell’assistenza infermieristica moderna, perché fu la prima ad applicare il metodo scientifico attraverso l’utilizzo della statistica. Inoltre propose l’organizzazione degli ospedali da campo nei fronti di guerra. Nel 1854 prese parte con altre 38 infermiere volontarie (da lei addestrate) alla guerra di Crimea, riuscendo a ridurre le percentuali di mortalità fra i soldati feriti; la sua teoria di nursing è incentrata sul concetto di ambiente, fattore principale nello sviluppo di malattie. Osservando e studiando le condizioni di ricovero e cura dei militari feriti individuò, infatti, cinque requisiti essenziali che un ambiente deve possedere per essere salubre: aria pulita, acqua pura, sistema fognario efficiente, pulizia, luce. Per la sua abnegazione durante la guerra di Crimea fu soprannominata “La signora con la lanterna”. Morì a Londra nel 1910.

10 - Florence_Nightingale

  1. Ritratto Florence Nightingale

 Un esempio significativo di quanto fosse essenziale per lei assumere decisioni supportate da fondamenti scientifici è rappresentato dai suoi studi epidemiologici sui reparti di Ostetricia. I risultati di questi studi, evidenziando un tasso di mortalità maggiore per le partorienti in ospedale rispetto alle donne che partorivano in casa, determinarono la chiusura di questi reparti. Anche gli studi sulla mortalità infantile delle popolazioni aborigene nelle colonie britanniche impegnarono a lungo la studiosa, che mal sopportava l’idea che questi bambini dovessero morire con una frequenza doppia rispetto a quelli di pari età che vivevano in Inghilterra.

La leadership di Nightingale deriva fondamentalmente dalle sue conoscenze. È soprattutto attraverso l’uso della statistica che ha ottenuto grandi risultati: il modo di costruire gli ospedali, di organizzare i reparti di ostetricia, di gestire le caserme cambiò grazie a lei ed al suo amore per il ragionamento, alla sua capacità di mettere in discussione le ipotesi e di porre grande attenzione al processo di raggiungimento delle conclusioni.