UCRANIA – Riesplode la violenza a Donetsk: sette morti e 23 feriti

La Nato “supporta le sanzioni economiche” della Ue alla Russia. “E’ importante che la Russia senta le conseguenze di violare il diritto internazionale” afferma il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg, aggiungendo che “le sanzioni sono benvenute” perché “l’alternativa sarebbe tra non far nulla e usare i mezzi militari”. Ribadendo che “non ci può essere soluzione militare”, aggiunge che le sanzioni “sono il modo migliore per cercare una soluzione negoziata basata sull’accordo di Minsk”.

Il Consiglio straordinario dei ministri degli esteri Ue ha infatti deciso di prolungare fino a settembre le sanzioni contro la Russia. Inoltre la Ue si dice “pronta ad adottare ulteriori sanzioni” se la situazione sul campo si dovesse aggravare. Lo indicano il ministro degli esteri Paolo Gentiloni e l’alto rappresentante Federica Mogherini.

In risposta alla situazione politica e militare Mosca annuncia che “rafforzerà i gruppi delle proprie forze militari nelle aree strategiche”. Lo ha detto il ministro della difesa russo Serghiei Shoigu, citato da Interfax.

Il Consiglio dei ministri degli Esteri Ue “è diventato ancora una volta ostaggio di una minoranza aggressiva per la quale la crisi ucraina è solo un pretesto per imporre misure russofobe e impedire una normale cooperazione Russia-Ue”, ha detto il ministro degli Esteri russo commentando la decisione del Consiglio straordinario dei ministri degli esteri Ue.

Questa mattina l’amministrazione di Donetsk, la città roccaforte dei separatisti filorussi, ha riferito che almeno sette civili sono stati uccisi e altri 23 feriti dai bombardamenti che si sono abbattuti sulla città nelle ultime 24 ore.

Dura la condanna di Berlino: la recente esplosione di violenza in Ucraina “non è accettabile”, ha detto il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, a margine di un incontro bilaterale con il collega bulgaro Daniel Mitov. Le parti devono tornare agli accordi di Minsk, hanno concordato i due ministri, chiedendo che si metta fine allo spargimento di sangue nell’est del Paese.




GRECIA – Con Tsipras il primo governo di sinistra anti austerità dell’Ue. Al via produttività e spending review

Alexis Tsipras ha tenuto il 28 gennaio la sua prima riunione con i ministri. Bloccate due privatizzazioni chiave chieste dalla troika: il porto del Pireo e la società elettrica Dei, annunciati l’aumento del salario minimo e le riassunzioni nel settore pubblico.

Il premier però ha teso la mano alla Ue: “Non andremo a una rottura distruttiva per entrambi sul debito: il governo di Atene è pronto a negoziare per il taglio”.

Il suo governo riduce i ministri da 19 a 11 e taglia auto blu, segreterie, telefonini, agenti di scorta, aerei di Stato, pranzi, cene e spegne lampadine dimenticate accese. Una spending review da record in soli tre giorni che però non addolcisce il «nein» Merkel che non concede altri sconti sul debito di Atene: «Non avranno risarcimenti sino al 2020, i tassi sono già bassissimi».

Il leader di Syriza Alexis Tsipras ha ringraziato gli elettori in un comizio nella piazza dell’università, ad Atene. “La Grecia lascia dietro di sé l’austerità e anni di oppressione”, ha detto.

Il discorso

“Cittadini di Atene oggi il popolo greco ha fatto la storia. Il popolo greco ci ha dato un mandato molto chiaro, la Grecia lascia l’austerità, lascia dietro di sé anni di oppressione, la Grecia va avanti con la speranza verso un Europa che sta cambiando. Noi abbiamo fatto un passo avanti per incontrare tutti gli altri popoli dell’Europa. Da domani cominciamo un compito molto difficile. Chiudere con il circolo vizioso dell’austerità, annullare il memorandum dell’austerità. Il popolo greco ha messo la troika nel passato, il popolo greco ci dà il mandato per un rinascimento nazionale. Creeremo un governo per tutti e tutte, daremo fiducia a ogni greco e a ogni greca, lotteremo tutti insieme per ricostruire la nostra patria con onestà e amicizia. Non ci sono vincitori e vinti, è finita la Grecia degli oligarchi. Se ha vinto qualcuno ha vinto la Grecia del lavoro, della conoscenza, della creatività, che chiede tempo e spazio per un futuro dignitoso. Voglio ringraziare di cuore tutti voi. Ma anche le migliaia di persone che sono venute da tutta Europa per dimostrare la solidarietà dell’Europa. La nostra lotta è quella di ogni popolo che combatte contro l’austerità.

Il governo greco è pronto a collaborare per una vera nuova soluzione, per far uscire la Grecia dal circolo vizioso, per far ritornare la Grecia e l’Europa alla stabilità. Il nuovo governo non darà ragione a nessuna Cassandra, non accetteremo di inchinarci davanti a nessuna costrizione. Combatteremo per la democrazia a livello sociale e a livello amministrativo. Ci riprenderemo la speranza, il sorriso, la nostra dignità, vi voglio ringraziare di cuore a tutti voi che avete lottato con ottimismo, prendendo la speranza tra le mani. In questo momento storico in cui tutti ci guardano: vogliamo rassicurarvi sulla fatto che lotteremo tutti insieme per far restare il sole della democrazia e della dignità sopra la Grecia, insieme ce la faremo. Oggi festeggiamo, questo popolo ha bisogno di festeggiare. Forza e lottiamo insieme”.




ITALIA – Rapporto Ispra sulle acque, trovati 175 pesticidi. Lombardia e Veneto le regioni più contaminate

Lombardia e Veneto sono le regioni con la maggior contaminazione da pesticidi delle acque, lo rivela l’ultimo rapporto Ispra.

Rapporto Ispra sulle acque italiane, trovati 175 pesticidi – Cresce la contaminazione delle acque italiane superficiali e sotterranee. L’ultimo rapporto Ispra relativo all’indagine sulla presenza di pesticidi nelle acque, nel periodo compreso tra 2011 e 2012, ha evidenziato la presenza di 175 sostanze attive su 27.995 campioni analizzati nel biennio; il rapporto 2014 è dunque drammatico, considerato che il precedente rapporto aveva rivelato la presenza di 166 sostanze attive. L’aumento è conseguenza dell’effetto accumulo, dal momento che le molecole di alcuni pesticidi non scompaiono rapidamente e con il tempo tendono a sommarsi. Il quadro più drammatico sia per quanto riguarda le acque superficiali che quelle sotterranee è la in pianura Padana e Veneta, ed in particolare in Lombardia con il 92%, ma anche in Sicilia, dove nell’88% dei campioni analizzati è stata riscontrata la presenza di pesticidi, e a seguire l’Emilia Romagna con l’87,5% ed il 72% di acque sotterranee inquinate.

Nel 2012 i punti di campionamento sono stati 3.500 per 14.250 campioni, cercando nel biennio complessivamente 335 sostanze. Ciò che è emerso a livello nazionale è stata la presenza di pesticidi nelle acque superficiali, nel 56,9 % dei 1.355 punti controllati; per quanto riguarda le acque sotterranee invece la presenza di pesticidi è stata accertata nel 31% dei 2145 punti. con livelli di contaminazione più bassi rispetto alle acque superficiali ma che tendono a spingersi fino alle falde profonde. La fonte principale della contaminazione resta l’agricoltura: sono infatti 400 le sostanze usate nel solo 2012, per 134.242 tonnellate di prodotti fitosanitari. Tra i pesticidi sono infatti stati trovati residui di prodotti fitosanitari come insetticidi, funghicidi, erbicidi, immessi nell’ambiente e che sono stati riscontrati sotto forma di molecole di imidacloprid, oxadiazon, bromacile, 2,6-diclorobenzammide, bentazone, metalaxil, desetil-terbutilazina, atrazina e atrazina-desetil e oxadixil. Una delle molecole che più preoccupa è l’imidacloprid, potenzialmente dannoso per il sistema nervoso dei bambini. La particolarità dei dati riportati da Ispra è che negli ultimi 10 anni sono calate del 10% le vendite dei pesticidi, ma l’effetto del calo non è stato riscontrato nella presenza di pesticidi nelle acque, con concentrazioni in netto aumento.




ITALIA – A Lecce con la Scuola di Carol Cordella per festeggiare i 110 anni di Dior

di Giulia Basile

La sala consiliare della provincia di Lecce, si riempie di vita. Ragazzi e ragazze vocianti e con gli occhi freschi di meraviglia entrano e cercano di accaparrarsi i primi posti. Al centro della sala 4 manichini prestano umilmente sostegno a 4 splendidi abiti di DIOR, provenienti dalla Scuola‒Museo della Moda del Maestro Sartore Pino Cordella. La preziosità e l’armonia che subito colpisce lo sguardo fa silenzio e si percepisce che l’immaginazione di tutti i presenti sta facendo un volo pindarico, oltre il presente, e ognuno sta riportando alla mente ricordi, sensazioni, promesse, sogni. È in questa atmosfera di attesa creata dalla “Bellezza” che entrano le parole di benvenuto di Carol Cordella, figlia d’arte è il caso di dire.

Si festeggiano i 110 anni dalla nascita di uno stilista, un grande della Moda, un settore che ‒ per chi lo ritenesse il luogo della futilità ‒ trascina il PIL del Paese più dello stesso Turismo.

Ma non è certo questo quello che ha affascinato e zittito i presenti, sia gli alunni delle Scuole di settore del circondario, sia tutti i numerosi ospiti.

La relatrice ci ha preso per mano e ci ha fatto ripercorrere gli anni di vita dello stilista di Dior intrecciando, come si conviene a tutti i comuni mortali, gli episodi di vita personali con quelli della storia nella quale siamo inseriti. Solo che per i più gli eventi personali muoiono con loro, per altri, che si incanalano sulla via del”eternità”, i piccoli episodi di vita diventano straordinari e anzi segnano il tempo nel quale sono inseriti. La storia personale di Dior non ha influenzato solo la gente intorno a lui, ma ha influenzato i fatti sociali e di costume, uscendo dal tempo contestuale per viaggiare oltre. Molto oltre e arrivare fino a noi.

Certo si tratta di un artista eccezionale, il cui nome, come qualcuno disse, ha messo insieme la parola Dio e la parola oro. Il che è un bell’inizio. Carol ci ha raccontato che la famiglia fu la guida ispiratrice di Dior, la madre in primis. Fu lei ad aiutarlo a mettere su una galleria, sapendo che l’arte aiuta a vivere bene. Ma nel ’29 la crisi economica portò grosse perdite nella famiglia benestante del giovane Dior, che senza remore andò a lavorare la terra con suo padre per risollevarsi. E intanto disegnava e mandava in giro senza stancarsi le sue opere alle varie Maison francesi. Venne accolto presso uno stilista di Parigi, dove rimase fino al ’39, quando costretto ad andare in guerra, fino al ’41. Intanto disegna, soprattutto come via di fuga dalle miserie presenti, miseria che, dopo il razionamento dei tessuti, lo costringono di nuovo a tornare a lavorare la terra per riscattare la casa paterna. Finalmente incontra un mecenate, Marcel Boussac, il re del cotone lo chiamavano, che gli dette un credito illimitato. Si attribuisce a lui la frase: “Questo ragazzo farà resuscitare i morti della seconda guerra mondiale”.

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Gli intrecci tra Dior e il femminismo.

Seguirono anni di intenso lavoro, in cui, senza abbandonare mai le consultazioni con una sua amica cartomante Madame Delahaye (anche il genio vuole conforto sul futuro), cerca di disegnare modelli che esprimessero il suo ideale di donna, convinto che una donna veste bene solo quando con l’abito è come se apparisse nuda. Le nuove mode non gli piacevano: donne con capelli corti, braccia scoperte, una donna generata dalla guerra mondiale, una donna forte, mascolinizzata. Sappiamo tutti che le donne avevano sostituito mariti e fratelli nelle fabbriche e nei lavori pesanti, e certo questa era stata una grande conquista per uscire fuori dalla “prigione “domestica, ma Dior cercava una donna diversa, pur valutando una certa indipendenza estetica acquisita dalle nuove donne (per es. abolendo il galateo che richiedeva un abito per le varie circostanze della giornata). Dior cercava u’altra donna ispiratrice. Tornò ancora una volta a casa e si dilettò ad osservare i fiori che sua madre coltivava nel giardino della loro casa di Granville, con tanto amore. Da qui nasce ancora una volta l’aiuto, dalla Natura e da sua madre. Ecco viene fuori la “donna fiore”e la sua prima collezione, il   12 Febbraio 1947: al 30 di Avenue Montaigne a Parigi, Christian Dior presentò la sua prima sfilata. Una grande sfilata ispirata ai fiori e ai loro colori. La stampa francese la boicottò. Fu seguita solo dai giornali americani che la osannarono e parlarono di Dior come di un Alessandro Magno, di un imperatore della moda. La donna si allontanava dalla immagina di donna teutonica della guerra, per sostituirla con l’immagine di una donna “clessidra” (tipo Ingrid Bergman, Sofia Loren, Gina Lollobrigida, Grace Kelly). Di nuovo il bustino che segnava la vita e gli abiti che mettono in luce fianchi e seno. Il tailleur Bar con la giacca e le gonne lunghe di nuovo e plissettate. Tutto questo fu contestato dalle femministe, alle quali sembrò un voler tornare indietro rispetto alle conquiste già fatte e scesero in piazza anche contro di lui.

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Le idee portanti dello stile Dior furono interpretate come un messaggio di chiusura alla modernità : non più donne indipendenti, ma donne che tornano in cucina. Infatti anche la pubblicità ricomincia a insistere su questo e ricorda alle donne che sono prima di tutto mogli. Gli slogan e le immagini di quegli anni del dopoguerra parlano di una donna casalinga e anche spesso stupida.

Dior andò avanti e portò sulla scena mondiale l’importanza della giacca e del tailleur e l’immagine di una ragazza giovane. Le sue modelle erano appunto giovani studentesse con lo stemma d’appartenenza sulla giacca, di alta moralità, e dette così spazio a quella generazione che era stata spazzata via dalla guerra.

Dopo 10 anni di successi la carriera e la vita di Dior si spensero nell’ottobre del 1957 a Montecatini.

Questo il cammino di Dior alla pari dei grandi letterati, scienziati, artisti del nostro tempo.

Le conclusioni dell’incontro le ha espresse, col giusto orgoglio per il lavoro che la Scuola di Formazione Cordella esprime sul territorio ( e non solo) la Consigliera provinciale di Parità Filomena Dantini, ma soprattutto un’ospite d’eccezione: la madre dello stilista Ennio Capasa, con la dolce determinazione delle sue parole e delle sue esperienze. Ha accennato ai sacrifici che si fanno in questo campo della moda, alle scelte coraggiose di Ennio tornato da Parigi a lavorare qui in Italia ‒ dove spesso l’ingegno non trova il giusto spazio ‒ per amor patrio e ha invitato i giovani a rimanere qui. La passione ‒ ha detto ‒ deve essere nutrita di sacrificio e il successo si può ottenere in ogni segmento del lavoro di uno stilista, perché intorno all’ideatore bisogna che ci sia professionalità alta per far sì che l’idea si perfezioni e si concretizzi in un abito. Un abito che può diventare un capolavoro e che può parlare di bellezza. Bellezza che, in qualunque campo, è ragione e scopo di quel Bene che ci salverà.




ITALIA – Sentinelle silenziose scendono in piazza per dire no alla legge Scalfarotto

Centinaia di piazze Italiane sono divenute luoghi di protesta organizzata da gruppi di persone chiamate sentinelle silenziose, contrarie al disegno di legge Scalfarotto che prevede la modifica della legge numero 205 del 1993 nota come legge “Mancino”, la quale punisce ogni azione discriminatoria di natura etnica, razziale e religiosa, aggiungendo reati di matrice omofobica e trans fobica. L’Italia nonostante risulti essere divisa dal dibattito sulle unioni gay, pare sia uno dei pochi paesi civili che non ha un decreto legge che punisca i reati a sfondo omofobico, dunque come si può parlare di matrimoni e adozioni da parte di coppie gay, se mancano le basi essenziali che tutelino le persone omosessuali? In questi anni sono stati registrati parecchi suicidi, soprattutto da parte di adolescenti che venivano perseguitati dai loro coetanei a causa del loro orientamento sessuale.

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M. è un ragazzo di diciassette anni, con cui ho avuto l’onore e il piacere di stringere amicizia mesi fa durante una serata organizzata da una nota associazione LGBT barese. Parlai a lungo con questo ragazzo e gli chiesi cosa ne pensasse dei matrimoni gay, lui si mostrò turbato e mi confessò che ogni giorno aveva paura di recarsi a scuola, perché era vittima di atti di bullismo da parte dei suoi compagni di classe. “ Ogni giorno non so se tornerò sano e salvo a casa, dopo la fine dell’orario scolastico devo correre, sono nervoso, a volte penso che dovrei farla finita , ma amo troppo vivere, vorrei che lo stato italiano mi faccia sentire più protetto” dopo qualche secondo di esitazione prosegui:”vorrei che finalmente venga approvato un decreto legge che ci tuteli e che punisca in maniera esemplare chi nella sua ignoranza ci offende”.




Greta e Vanessa, le loro scelte costano all’Italia milioni di euro e neanche ringraziano

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Salvatore Marzullo, il papà di Vanessa, una delle due militanti rapite e rilasciate in Siria, dopo che il governo italiano ha pagato un riscatto milionario, nelle ore successive alla liberazione della ragazza, ha sostenuto che la figlia non avrebbe dovuto chiedere scusa a nessuno.

Chiedere scusa no: ognuno è libero di portare avanti la propria opinione, ma dire grazie sì, sosteniamo Noi, visto che hanno chiesto aiuto e il nostro paese ha civilmente e moralmente soddisfatto la loro richiesta.

Salvatore Marzullo l’ha detto alla stampa durante la festa fatta per Vanessa, in quello che era stato raccontato come il “suo ristorante”: la Trattoria Cascina Bolsa a Verdello.

Il ristorante in realtà non è suo, è proprio di Vanessa, che prima di partire per la Siria era diventata imprenditrice e adesso ha già un nuovo mestiere pronto in grado, si spera, di trattenerla dalla tentazione di tornare in Siria e di far sperperare altro denaro pubblico (di cui i disoccupati italiani hanno tanto bisogno), causare altri problemi al governo e al popolo italiano (come se, con la crisi economica, politica e sociale che c’è, non ne avesse abbastanza) e  infangare e distruggere il buon operato di quanti si dedicano con grandi sacrifici, senza secondi fini e in nome della pace alla cooperazione internazionale.

Che siano servite per distogliere l’attenzione  e far organizzare meglio l’attentato in Francia?

Gli affari in casa Marzullo sembrano in crescita e in qualche modo anche la pubblicità del caso potrà attirare la clientela non solo dal paese e dai dintorni.




ITALIA – Regioni: entro 60 giorni la bozza della riforma

Tra due mesi si entrerà nel vivo la riforma  delle Regioni. Entro sessanta giorni, infatti, il governo riceverà la relazione della Commissione tecnica appena costituita. Nel mirino ci sono regioni del nord e regioni del sud. Se l’idea così com’è stata concepita dai parlamentari Pd Roberto Morassut e Raffaele Ranucci andasse in porto, dovremmo prepararci a dire addio alla cartina dell’Italia così come la conosciamo oggi. Niente più Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria: ecco l’Alpina. Al posto di Marche, Abruzzo e Molise, nella nuova mappa della Penisola ci sarà un’unica grande macchia con il nome di Adriatica. Di fatto scompariranno 8 regioni. Ne resteranno solo 12.

La nuova mappa – A Nord, l’unica amministrazione a rimanere inalterata sarebbe la Lombardia. Al suo fianco, oltre all’Alpina, nascerebbe il Triveneto, unione di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. Al centro Italia, l’Emilia guadagnerebbe dalle Marche la provincia di Pesaro e accanto alla già citata Adriatica, nascerebbe l’Appenninica, unione di Toscana, Umbria e provincia di Viterbo. Il Lazio scomparirebbe, diventando un unico grande Distretto di Roma Capitale, lasciando le province meridionali alla neonata regione Tirrenica, insieme alla Campania. Sempre al Sud, la Puglia guadagnerebbe dalla Basilicata – soppressa – la provincia di Matera, trasformandosi in Levante. Mentre la Calabria. Immutate, infine, Sicilia e Sardegna.




Kathrine Switzer: la prima maratoneta sfidò Boston nel 1967

La strada del conseguimento delle pari opportunità per le donne è sempre stata costellata da ostacoli rappresentati dal cameratismo maschilista e paradossalmente anche da altre donne che la pensano in maniera diversa da quelle promotrici di innovazione e giustizia, queste ultime non si sono mai arrese né mai lo faranno, perché sanno che lottano anche per le altre. Il 5 gennaio 1947 nacque Katherine Switzer la prima donna che partecipò nel 1967 alla maratona di Boston percorrendo il tragitto in 4 ore e 20 minuti, prima di lei nessuno aveva mai osato farlo a causa del divieto di partecipazione impartito alle donne, perché ritenute inadatte a compiere tale percorso.

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La famosissima Boston Marathon si svolge annualmente ogni terzo lunedi di aprile dal 19 aprile del 1897 e richiama a sé numerosi appassionati e dilettanti maratoneti. Kathrine Switzer sin da adolescente coltivò la sua passione per la corsa, ma comprese sin da subito che non avrebbe potuto diventare un’atleta e decise di divenire una giornalista sportiva. Importante e fortuito fu il suo incontro con il postino dell’università, Arnie Briggs, esperto maratoneta.
A vent’anni decise d’iscriversi alla maratona di Boston e dato il veto lo fece in forma anonima, assieme al suo fidanzato Tom Miller. Durante lo svolgimento della competizione, il direttore di gara Jock Semple si accorse della presenza della corritrice e strattonandola le intimò di fermarsi. In soccorso della ragazza intervenne il suo fidanzato che riuscì a liberarla. Katherine proseguì la competizione e da allora le donne ebbero la possibilità di poter prendere parte alla nota maratona.




ITALIA – Un milione di euro al progetto “DJ – Diversity on the job”: 246 i tirocini di Arcilesbica Mediterranea per fermare la discriminazione

Si è concluso il 20 gennaio il progetto di inserimento lavorativo di soggetti discriminati e svantaggiati realizzato dall’Associazione Arcilesbica Mediterranea e dal Consorzio Meridia (capofila) nell’ambito di “DJ – Diversity on the Job” finanziato complessivamente con più di un milione di euro dal Fondo Sociale Europeo PON Governance e Azioni di Sistema 2007-2013, Obiettivo Convergenza, Asse A “Adattabilità”, Asse B “Occupabilità”, Asse D “Pari opportunità e non discriminazione”. Il Programma sperimentale nazionale è stato promosso dal Dipartimento Pari Opportunità – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) e realizzato nelle regioni Campania, Sicilia, Calabria e Puglia.

A livello nazionale l’iniziativa, attuata da Italia Lavoro, è nata dall’esigenza di promuovere e assicurare parità di accesso ai diritti sostenendo lo sviluppo di opportunità di occupazione e d’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati e a forte rischio di discriminazione nell’accesso al lavoro, come le persone discriminate per il loro orientamento sessuale e identità di genere e le comunità Rom, Sinti e Caminanti.

La definizione del target delle azioni progettuali è derivata dall’evidenza che, come emerge dai dati statistici Istat e Unar, tali soggetti subiscono maggiori discriminazioni e sono spesso esclusi dal mercato del lavoro. Per queste categorie di persone nell’ambito

dell’attività svolta dal Consiglio d’Europa (COE) sono state promosse azioni tese a realizzare il rispetto e il pieno godimento dei diritti umani.

L’intervento ha avuto come principali obiettivi quelli di stimolare capacity building nei confronti dell’associazionismo non economico e di empowerment nei confronti dei target a forte rischio di esclusione sociale. L’iniziativa è stata finalizzata, infatti, alla creazione di reti territoriali integrate di supporto all’inclusione socio lavorativa rivolte a soggetti vittima di discriminazione e marginalizzazione sociale e lavorativa attraverso il coinvolgimento di associazioni e stakeholder localizzati nelle 4 Regioni Convergenza.

Il progetto pilota, promosso dal Dipartimento Pari Opportunità – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) e attuato da Italia Lavoro, ha promosso inoltre misure sperimentali di politica attiva del lavoro in una logica di empowerment per i target individuati, finalizzate alla formazione e qualificazione delle competenze e all’integrazione sociolavorativa, attraverso l’erogazione di servizi di orientamento e coaching e la realizzazione di tirocini della durata di tre mesi.

Sono stati complessivamente 246 i tirocini attivati, di cui 60 in Puglia dove tra gli enti promotori finanziati vi è stata l’Associazione Arcilesbica Mediterranea e il Consorzio Meridia che hanno attivato due tirocini nel comune di Bari.

I tirocinanti sono stati impegnati in uno stage di 3 mesi per cui hanno ricevuto una indennità di frequenza di 550,00 Euro. Dei due tirocini attivati uno è proseguito con la stipula di un contratto di apprendistato presso la struttura ospitante. Le aziende coinvolte sono state due esercizi commerciali della città di Bari.

Le attività a favore dei destinatari, previste nell’ambito dei percorsi di politica attiva, sono state di accoglienza e presa in carico, orientamento al lavoro, tirocinio e tutoring.

La presidente dell’Associazione Arcilesbica Mediterranea, Antonella Favia, ha commentato la conclusione delle attività progettuali dichiarando “il progetto Diversity on the Job ci ha permesso di raggiungere risultati importanti, non soltanto mediante l’avvio di due percorsi di inclusione lavorativa per soggetti a rischio di discriminazione – di cui uno attualmente prosegue con la stipula di un contratto di lavoro – ma, soprattutto, ci ha offerto l’opportunità di avviare iniziative di sensibilizzazione e confronto sul tema attraverso la costruzione di reti territoriali con altri stakeholder e la divulgazione informativa dell’iniziativa ed in particolar modo delle sue finalità ed obiettivi. L’auspicio è che tale esperienza possa configurarsi come primo step di future e più consolidate collaborazioni con il territorio volte a garantire il pieno rispetto dei diritti, a partire da quello al lavoro, per tutt*”.




GERMANIA- A Friburgo,Ursula Knopfle pubblica la mappa dei toponimi femminili della città

Di Anna Altobelli

All’inizio del 2012 a Friburgo, importante centro turistico del Baden-Wurttemberg, è stata realizzata un’interessante iniziativa: la pubblicazione di una mappa della città, in cui i toponimi femminili sono evidenziati in rosso, numerati ed elencati in un’apposita legenda. L’iniziativa nasce dall’impegno di Ursula Knopfle, Assessora alle Pari Opportunità, grazie alla quale i toponimi femminili a Friburgo sono saliti a circa 90 (il 22% su 400 in totale) tra vie, viali, piazze, scuole e corti: alcuni di essi sono riferiti a personaggi femminili scomparsi anche meno di dieci anni fa. La maggiore concentrazione di vie al femminile si trova nei quartieri periferici di Vauban e Rieselfeld, ove è possibile compiere veri e propri ‘percorsi di genere’: ci si muove tra vie, scuole e piazze intitolate alle donne di ogni epoca che si sono distinte nella lotta per i diritti civili, che hanno lottato contro l’ideologia nazista, o che sono rimaste vittime della persecuzione antisemita. Frau Knopfle continua a battersi perché la toponomastica femminile a Friburgo raggiunga almeno il 50% delle intitolazioni: la sua iniziativa rappresenta un eccezionale modello di “buona pratica”, già imitata da altre città tedesche, come Dresda e Berlino.

Lise Meitner

Foto: Filippo Altobelli – Vauban: Lise Meitner (1878-1968) fu, nel 1906, la seconda donna a conseguire il dottorato di fisica all’università di Vienna. Fornì per prima la spiegazione teorica della fissione nucleare, mantenendosi però sempre fedele al principio di un uso pacifico dell’energia atomica.

Kathe Kollwitz

Foto: Filippo Altobelli – (Rieselfeld) Kathe Kollwitz (1867-1945) Pittrice, scultrice, stampatrice, litografa e xilografa del filone espressionistico, di idee socialiste e pacifiste, s’impegnò soprattutto nella rappresentazione delle condizioni umane degli “ultimi” del suo tempo.

Ildegard Von Bingen

Foto: Filippo Altobelli – Rieselfeld – Hildegar Von Bingen (1098-1179) Monaca benedettina, anticonformista per i suoi tempi, studiò a lungo occupandosi di teologia, musica e medicina. Si dedicò alla predicazione più che alla clausura; fondò due monasteri, e divenne un’autorità all’interno della Chiesa.

Hannah Arendt

Foto: Filippo Altobelli – Rieselfeld: Hanna Arendt (1906-1975) filosofa, politologa, storica e scrittrice di origini ebraiche, emigrò a New York nel 1940, a causa delle persecuzioni subite sotto il Nazismo. I suoi numerosi lavori riguardano la natura del potere, la politica, l’autorità e il totalitarismo.

Nelly Sachs

Foto: Filippo Altobelli – Rieselfeld: Nelly Sachs (1891-1970) Scrittrice, di origini ebraiche, emigrò a Stoccolma durante il Nazismo; nel 1966 fu Premio Nobel per la letteratura, “per la sua lirica notevole e la scrittura drammatica, che interpreta il destino di Israele con forza toccante”.

Edwig Dohm

Foto: Filippo Altobelli – Rieselfeld: Hedwig Dohm (1833-1919) fu una delle prime teoriche del femminismo radicale; nel 1870 pubblicò quattro saggi con cui chiedeva la parità giuridica, sociale ed economica tra uomini e donne. Nel 1873 fu tra i primi a richiedere il diritto di voto per le donne in Germania.

Bertha Von Suttner

Foto: Filippo Altobelli – Rieselfeld: Bertha von Suttner (1843-1914) Nata a Praga, fu una scrittrice impegnata a favore del pacifismo radicale; la sua opera principale, ‘Giù le armi’, pubblicata nel 1889, le valse il primo Premio Nobel per la Pace nel 1905.

Astrid Lindgren

Foto: Filippo Altobelli – Vauban: Astrid Lindgren (1907-2002) nata a Vimmerby, in Svezia, amò la lettura e la scrittura sin da bambina; a 18 anni già collaborava con un giornale locale. Divenne autrice di racconti per l’infanzia, il più famoso dei quali è Pippi Calzelunghe, tradotto in oltre 70 lingue.

Louise Otto Peters

Foto: Filippo Altobelli – Vauban: Louise Otto Peters (1819-1895) Giornalista, letterata e femminista militante, all’inizio dei moti rivoluzionari del 1848 fondò il primo giornale tedesco al femminile, la ‘Gazzetta delle Donne’, e nel 1894 il gruppo femminista ’Associazione Generale delle donne tedesche’.

Harriet Strauss

Foto: Filippo Altobelli – Vauban: Harriet Strauss (1872-1945) laureata in medicina, visse per un certo tempo a Friburgo, e oltre alla professione di medico svolse anche quella di scrittrice, pubblicando numerosi scritti contro l’ideologia nazista. Ciò le valse la censura da parte del governo del Reich.