ITALIA – A Pistoia, strade e giardini ricordano 26 donne

Di Laura Candiani

 Pistoia è una città toscana che rimane, in ambito turistico, piuttosto defilata rispetto alle vicine città d’arte: Firenze, Prato, Siena, Lucca, Pisa; forse è più nota per l’industria meccanica, per la produzione di organi, per i vivai, i ricami, le tessiture piuttosto che per le bellezze che ospita. Eppure la sua piazza centrale è un unicum medievale perché raccoglie nello stesso ampio spazio la Cattedrale con il campanile e il Battistero, ma anche il Palazzo dei Vescovi, il Palazzo pretorio e il Palazzo comunale ed è da sempre luogo di mercato. Nelle sue belle chiese – spesso rivestite di marmo bianco di Carrara e verde serpentino di Prato – si trovano pulpiti straordinari, come il capolavoro di Giovanni Pisano in Sant’Andrea e quello di Guglielmo da Pisa in San Giovanni Fuorcivitas. L’antico ospedale del Ceppo è ornato da un fregio di terracotta invetriata di scuola robbiana che raffigura in maniera mirabile le opere di misericordia corporali. Vivace è la vita culturale con festival (jazz), manifestazioni (arte), convegni (filosofia, storia locale, letteratura ); numerosi sono i teatri (tradizionalmente molto frequentati e con un altissimo numero di abbonati) dove si tengono spettacoli di vario genere; assai attive le due prestigiose Biblioteche comunali e interessanti i musei , fra cui quello monografico dedicato al concittadino Marino Marini.

Se il Medioevo è il periodo in cui la città ha svolto il ruolo più rilevante della sua storia, è vero anche che Pistoia ha avuto una vita politica e culturale vivace durante il Risorgimento e – in epoca più recente – ha evidenziato un forte sentimento antifascista; la popolazione si è distinta durante la Resistenza e il suo territorio – situato lungo la Linea Gotica – è stato teatro di varie stragi: il più alto numero di vittime (175 fra vecchi, donne e bambini) si ebbe nella zona del Padule di Fucecchio (agosto 1944); per tutto questo la città è stata insignita della medaglia d’argento al valor militare.

La toponomastica trae molti spunti dalla storia cittadina e dai personaggi che la animarono; comunque – a fronte di 294 uomini ricordati – le donne sono al momento solo 26, di cui 10 fra sante, beate e madonne, prevalentemente nelle strade centrali (come via della Madonna); sei nomi rimandano alla Shoah e alla Resistenza (Anna Frank, le due sorelle Cecchi, Ginetta Chirici, Maria Tasselli, Nilde Iotti), cinque appartengono a letterate ed educatrici (Corilla, Deledda, Manzini, Montessori, Borgioli), due sono scienziate (Ipazia e Rita Levi Montalcini); troviamo poi una grande attrice (Anna Magnani) ricordata nel giardino retrostante il teatro “Manzoni”, una giornalista vittima del proprio impegno (Ilaria Alpi) e una figura che si confonde con la leggenda, ispiratrice del poeta stilnovista Cino da Pistoia (Selvaggia Vergiolesi). Interessante notare che i nomi di tre giardini sono stati scelti, seguendo una “buona pratica”, attraverso un referendum popolare; visto anche che Pistoia – sul sito ufficiale – si autodefinisce “città di genere”, si spera che i segnali positivi provenienti dall’Amministrazione locale negli ultimi anni trovino ulteriori conferme nel futuro.

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  1. GIANNA MANZINI (Pistoia 24.3.1896- Roma 31.8.1974)

Foto di Maria Pia Ercolini

Scrittrice oggi quasi dimenticata, nonostante i riconoscimenti e gli apprezzamenti ottenuti in vita. Dopo l’esordio con “Tempo innamorato”, nel 1930 fu l’unica donna scelta da Vittorini e Falqui per l’antologia “Scrittori nuovi”. Dopo il successo de “La sparviera” (’56) vinse il premio Campiello (prima donna) con “Ritratto in piedi”(’71), dedicato alla bella figura del padre anarchico assassinato dai fascisti; in un’altra opera (“Sulla soglia”) dialoga con la madre, durante un viaggio in treno.

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  1. CORILLA (Pistoia 17.3.1727- Firenze 18.11.1800)

Foto di Maria Pia Ercolini

Maria Maddalena Morelli fin da giovane mostrò doti non comuni nell’improvvisazione poetica; nel 1761 istituì una sua Accademia detta Ordine dei Cavalieri Olimpici. Nel 1765 divenne poetessa della corte di Vienna, dove fu apprezzata anche da Metastasio; nel ’71 a Roma entrò in Arcadia con il nome di “Corilla Olimpica”. Il 31.8.1778 in Campidoglio fu incoronata “poetessa laureata” e ricevette il titolo di “nobile romana”, ma il popolino la accolse con risate e fischi; Corilla allora lasciò Roma e visse a Firenze tenendo un frequentato salotto letterario. La corona di alloro fu donata alla chiesa dedicata alla Madonna dell’Umiltà di Pistoia.

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  1. SELVAGGIA VERGIOLESI

Foto di Laura Candiani

Come Dante ebbe la sua Beatrice, così il poeta stilnovista Cino da Pistoia ebbe come ispiratrice Selvaggia, pistoiese, di nobile famiglia ghibellina. Probabilmente fu moglie di un certo Focaccia de’ Cancellieri, ma i dati sono incerti e la figura si perde nella leggenda. Sembra che sia morta nel 1313 nel castello di Sambuca Pistoiese, dove si era rifugiata per sfuggire alle violenze dei Guelfi e per salvarsi dal rogo della rocca presso Piteccio in cui viveva.

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  1. ANNA MAGNANI (Roma 7.3.1908 – 26.9.1973)

Foto di Laura Candiani

Frequentò la scuola di arte drammatica “E. Duse” e iniziò la straordinaria carriera con il teatro e il varietà. Nel ’55 ottenne l’Oscar per “La rosa tatuata” (prima attrice italiana protagonista di un film americano); i suoi successi non si contano: 2 David di Donatello, 5 Nastri d’Argento, 2 National Board of Review Awards, 1 Golden Globe, 1 Coppa Volpi, 1 Orso d’argento; è fra i pochissimi italiani ad avere una stella sulla Walk of Fame a Hollywood. Nel cinema italiano rimane la sua impronta indelebile: da “Roma città aperta” (’45) a “La lupa”( ’65), da “Bellissima” (’51) a “Mamma Roma” (’62), da “L’onorevole Angelina” (’47) a “Nella città l’inferno”(’59). Nel ’71 fu protagonista di tre film per la televisione; la sua ultima apparizione è un “cameo” nel film di Fellini “Roma” in cui sorride ironica entrando in un portone (’72).

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  1. IPAZIA

Foto di Laura Candiani

Nata intorno al 360-370 ad Alessandria d’Egitto, figlia di Teone – suo primo maestro – fu “geometra”, astronoma, matematica, filosofa neo-platonica. Vittima del fanatismo cristiano in quanto donna e pagana, fu trucidata l’8.3.415 con strumenti taglienti (forse pezzi di vetro o conchiglie); i suoi miseri resti furono bruciati e il delitto rimase impunito.

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  1. MARIA MONTESSORI (Chiaravalle – Ancona 31.8.1870 -Noordwijk- Paesi Bassi 6.5.1952)

Foto di Laura Candiani

Pedagogista, medica, filosofa, educatrice, si laureò in Medicina a Roma nel 1896 (prima donna dopo l’Unità). Si specializzò in pediatria e aprì la prima “Casa del bambini”(1907), mettendo in atto il suo metodo pedagogico rivoluzionario – poi apprezzato in tutto il mondo – per valorizzare la creatività e la libertà espressiva dei piccoli. Nacque dunque il “movimento montessoriano” da cui trassero vita sia la scuola magistrale sia l’Opera Nazionale “Montessori”, attività riprese con rinnovato slancio dopo la guerra, anche all’estero.

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  1. ANGELA BORGIOLI (Pistoia 20.1.1890 – 21.11.1973)

Foto di Laura Candiani

Benefattrice e insegnante presso il Liceo Classico “Forteguerri”, fondò la Casa della Provvidenza “Giuseppe Camposampiero” in onore del suo maestro di vita, cattolico, collaboratore del sindaco La Pira, morto nel primo bombardamento di Pistoia nel ’43. Il centro iniziò l’attività il 20.1.1946 ospitando i primi 12 ragazzi di famiglie disagiate ai quali venivano garantiti istruzione e avviamento al lavoro.

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  1. SORELLE CECCHI

Foto di Maria Pia Ercolini

Lina (Pistoia 1926 – 2002) e Liliana (Pistoia 1922 – 1998) vivevano nel popolare quartiere di San Marco dove il padre era un modesto commerciante di idee antifasciste, perseguitato dal regime. Dopo l’8 settembre, le due giovanissime non esitarono a entrare nella Resistenza e una celebre foto le immortala – fucile in mano – al momento della Liberazione di Pistoia.

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  1. MARIA TASSELLI (Pistoia 1879 – 12.9.1943)

Foto di Laura Candiani

vittima di un atto di pura barbarie: subito dopo l’armistizio, cinque tedeschi in ritirata rastrellarono sei persone in modo del tutto casuale, nel centro di Pistoia, e le fucilarono in piazza San Lorenzo. I soldati tedeschi avevano preso sua figlia, ma Maria – nonna e madre – fece notare che era incinta di otto mesi, quindi fu catturata e uccisa al suo posto, davanti ai nipotini. La figlia per lo shock perse la bambina che attendeva, quindi le vittime dell’eccidio divennero sette innocenti.

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  1. GINETTA CHIRICI (Pistoia 24.11.1924- Marzabotto 4.10.1944)

Foto di Maria Pia Ercolini

Dal ’43 si era trasferita a Bologna dove frequentava l’Università, ma si dedicava come volontaria all’alfabetizzazione delle donne nelle sperdute frazioni dell’Appennino. Come partigiana combattente entrò nella brigata Stella Rossa Lupo dove operò dall’1.11.43 alla morte; fu uccisa dai nazifascisti in località Cà Beguzzi presso Casaglia insieme ad altre 19 persone, durante l’eccidio di Marzabotto. Il 19.4.1995 l’Università di Bologna le ha conferito la laurea “honoris causa” in Scienze dell’educazione.

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  1. LEONILDE IOTTI, detta Nilde (Reggio Emilia 10.4.1920 – Roma 6.12.1999)

Foto di Laura Candiani

Non esiste nella storia italiana del XX secolo una donna politica più rappresentativa e che abbia ottenuto cariche e incarichi altrettanto prestigiosi; dopo aver partecipato attivamente alla Resistenza, si laureò alla Cattolica di Milano nel ’42; animatrice dell’UDI e membro del PCI, venne eletta giovanissima deputata (2.6.46) e fece parte dell’Assemblea costituente. Con unanime plauso per il suo equilibrio e la sua equidistanza, dal 1979 al 1992 è stata presidente della Camera dei deputati, prima donna chiamata ad un incarico che rappresenta in Italia la terza carica dello Stato. Nel 1987 è stata la prima comunista e la prima donna incaricata di un mandato esplorativo per costituire un nuovo governo; nel 1992 fu la prima donna candidata alla Presidenza della Repubblica, ottenendo un grande successo personale.

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  1. ANNA FRANK (Francoforte sul Meno 12.6.1929 – Bergen Belsen febbraio ’45)

Foto di Laura Candiani

Annelise Marie Frank si era rifugiata con la famiglia ad Amsterdam, per sfuggire alle persecuzioni antiebraiche; il 12.6.42 ricevette in dono il famoso quaderno per il 13° compleanno. Dopo pochi giorni i Frank furono costretti -insieme ad altre quattro persone, fra cui il giovane amico Peter – a nascondersi nell’ “alloggio segreto” dove Anna scrisse il suo celebre diario. Il 4 agosto ’44, in seguito ad una segnalazione anonima, il rifugio venne scoperto e tutti furono deportati, prima ad Auschwitz, poi a Bergen Belsen. Lei e la sorella Margot morirono di tifo; l’unico sopravvissuto del gruppo fu il padre Otto. Nel ’47 comparve la prima edizione del diario con il titolo “L’alloggio segreto”.

 




ITALIA – Dal nome alle gesta, dalle pratiche alla narrazione: il IV convegno di Toponomastica femminile

Narrare le donne in un’ottica di parità è stato il leitmotiv del convegno “Donne in piazza” organizzato dall’associazione Toponomastica femminile nella Libera Università di Alcatraz, a Gubbio (Pg), dal 18 al 20 Settembre.

Finalità sempre raggiunta attraverso le diverse attività del gruppo su territorio nazionale e internazionale. E che, l’iniziativa, svoltasi attorno a quattro tavoli: Didattica e toponomastica, Lavoro femminile: memoria e futuro, Toponomastica femminile in Italia e all’estero, La Dea madre: un fil rouge dal matriarcato al post-femminismo, è servita a rafforzare.

venerdì mattina a PG. Laboratorio tessitura

4° TF nazionale Alcatraz set 2015 (23)

“La necessità di colmare le lacune della storia ufficiale in merito all’assenza delle donne, se è sicuramente codivisa perché chiara nelle sue finalità non è però sempre raggiungibile nella pratica della scrittura – ha spiegato la presidente Maria Pia Ercolini – esiste una difficoltà oggettiva nel reperire informazioni sull’agire femminile perché queste conoscenze sono nascoste tra le righe di un racconto maschile che tende, in modo più o meno evidente, secondo le epoche, a dare poco spazio alle donne. Le tracce della presenza femminile si trovano più facilmente nella trasmissione orale del sapere che in quella scritta. Le donne narrano oralmente delle donne. La seconda difficoltà – ha aggiunto – consiste nel trovare il linguaggio. Perché, se il racconto è stato e spesso continua a essere maschile, anche il linguaggio usato è maschile, come il punto di vista”.

4° TF nazionale Alcatraz set 2015 (46)

Al primo posto la ricerca e l’azione didattica per ricostruire la memoria femminile, raccontare quello che le donne hanno saputo creare, cambiare la realtà in cui viviamo, per indicare una “strada maestra” alle nuove generazioni, i sentieri delle donne.

sabato mattina in plenaria

Da qui,  le mostra fotografica itinerante Donne e lavoro e la collana delle Guide di Toponomastica femminile, percorsi turistici che evidenziano le tracce della presenza delle donne nella storia del territorio preso di volta in volta in considerazione.

Mostra alla biblioteca centrale di Terni

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Terni –  Biblioteca comunale

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Il concorso, “Sulle vie della parità” rivolto alle scuole, indetto con la Fnism e giunto alla terza edizione, poggia sul carattere trasversale della toponomastica, capace di offrire numerose opportunità pluridisciplinari.

I percorsi di genere, nei giorni del convegno, hanno davvero seguito delle piste che, attraverso un racconto a più voci, hanno condotto i partecipanti dal Museo-Ateliere Giuditta Brozzetti allo Studio Moretti Caselli, dal  museo archeologico del polo culturale  Caos (Centro Arti Opificio Siri) alla Biblioteca comunale di Terni e infine alla Casa delle Donne, che ha contribuito con “La fortuna di avervi incontrate”, ritratti di donne dipinti da Francesca Ascione.

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Dieci motivi per dire stop al TTIP

Incrementare il commercio e gli investimenti tra Ue e Usa eliminando sia gli ostacoli che riguardano le tariffe di protezione tra i due contraenti sia le barriere non tariffarie, cioè legate a servizi e merci diversamente considerate tra le due sponde dell’Oceano. E’ questo l’obiettivo del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership). La preoccupazione diffusa è che l’eliminazione soprattutto delle ultime possa mettere in pericolo il livello di tutela della Ue in materia di salute pubblica, sicurezza alimentare, informazione dei consumatori, salute animale e ambiente. Esistono infatti differenze profonde tra i sistemi di regolamentazione che si vorrebbero uniformare per facilitare gli scambi tra Ue e Usa, derivati da culture giuridiche e politiche diverse.

Secondo la Commissione Ambiente, Sanità e Sicurezza alimentare del Parlamento europeo (Envi), per conseguire una maggiore compatibilità normativa senza danneggiare gli standard europei, presenti e futuri, in materia di salute e ambiente, il TTIP dovrebbe contenere una chiara distinzione tra i settori in cui gli obiettivi e i livelli di tutela europei e statunitensi sono  simili e quelli in cui sono divergenti, adottando nel primo caso approcci comuni o un riconoscimento reciproco, mentre nei settori divergenti la cooperazione tra Usa e Ue dovrebbe focalizzarsi sullo scambio di informazioni o ricercando un’armonizzazione verso l’alto.

Ma non si sta negoziando su questa strada.

Il settore agroalimentare è compreso nel capitolo delle materie fitosanitarie, per le quali non si prevede una regolamentazione specifica, mediata tra le due parti. Si intende quindi procedere con il riconoscimento automatico dell’equivalenza, accettando le regolamentazioni di entrambe le parti senza giungere a una sintesi o a una scrittura congiunta delle regole. Le controversie che ne potrebbero derivare, sarebbero affidate poi ai temibili collegi arbitrali privati.

Sul tavolo delle trattative, i punti critici del TTIP riguardano: il Principio di precauzione (per mettere in commercio un prodotto, in Europa è richiesta un’accertata assenza di rischio, mentre negli Usa è sufficiente l’assenza dell’evidenza di un rischio. Da noi, l’esistenza di incertezze scientifiche giustifica l’adozione di misure basate sul principio di precauzione, che consente l’opzione più protettiva per il consumatore. Negli Usa, il prodotto viene autorizzato, salvo adottare misure restrittive se si evidenziano rischi. A rischio è la sicurezza alimentare dove le regole sono meno stringenti); i controlli; l’uso dei pesticidi; gli Ogm (gli Usa contestano la normativa europea che, oltre ai possibili divieti nazionali, consente alla Commissione Ue di non autorizzare gli ogm anche se hanno ottenuto parere favorevole da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Secondo gli Usa, un ogm con parere scientifico favorevole deve avere automatica autorizzazione alla commercializzazione. Da noi è obbligatoria l’etichettatura dei prodotti alimentari per contenuto ogm superiore allo 0.9% sul peso totale, negli Stati Uniti l’etichettatura è volontaria); l’uso degli ormoni (nel 2012, l’Ue ha risolto un contenzioso ventennale con Usa e Canada, avendo la Ue vietato dal 1988 il commercio di carni di animali trattati con gli ormoni. L’accordo prevedeva che Usa e Canada potessero esportare nella Ue 48.200 tonnellate di carni bovine da animali hormone-free, nel rispetto della legislazione comunitaria) e degli antibiotici (si stima che il 70% degli antibiotici distribuiti negli Stati Uniti sia usato negli allevamenti; il 10% per curare animali malati, il restante 20% impiegato nell’uomo), del cloro; la pratica della clonazione; i marchi Igp e Dop; l’istituzione di un sistema di arbitrato sovranazionale (Investor-State Dispute Settlement) che, aggirando i sistemi giudiziari nazionali, sarebbe incaricato di risolvere le controversie tra aziende e governi accusati di non rispettare le clausole del Trattato. Il timore è che si cerchi di far prevalere gli interessi economici e commerciali su quelli di tutela della salute, in particolare nel settore agroalimentare. Secondo la Commissione Ambiente, Sanità e Sicurezza alimentare del Parlamento europeo (Envi), “tale meccanismo può in sostanza mettere a repentaglio i diritti sovrani dell’Ue, degli Stati membri e delle Autorità locali, di adottare regolamenti in materia di salute pubblica, sicurezza alimentare e ambiente”.

La prospettiva di accordo è quella di un mutuo riconoscimento di alcuni prodotti: da una parte, i prodotti statunitensi  dovrebbero indicare in etichetta la loro origine senza alludere alle indicazioni geografiche europee, dall’altra l’Europa dovrebbe consentire l’esportazione sul suo territorio di questi prodotti, oggi vietati. Questa soluzione aprirebbe un maggior mercato negli Usa per Igp e Dop europee grazie all’abbattimento delle barriere tariffarie. Il contraccolpo negativo si avrebbe sul mercato europeo dove i consumatori troverebbero ad esempio prosciutti, formaggi e salumi con lo stesso nome di quelli italiani, ma a minor prezzo.

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USA – Ennesima strage in un campus universitario: 10 morti e 10 feririti

Ennesima strage in un campus universitario americano. Stavolta è successo all’Umpqua Community College a Rosenburg, di Oregon, dove al termine di una sparatoria si contano a terra 10 morti e 10 feriti, 7 gravi. Quasi tutte le vittime sono studenti, colti di sorpresa mentre stavano facendo lezione in classe. Per loro nessuno scampo.

Il killer – Chris Harper Mercer, 26 anni, sarebbe questo il nome dell’autore della strage che non era uno studente del campus – è entrato classe per classe. Ogni volta – secondo una prima ricostruzione – ha fatto alzare in piedi le persone all’interno chiedendo loro di che religione fossero. «Ha chiesto loro se fossero cristiani. Se la risposta era sì, gli sparava alla testa, se era no, gli sparava alle gambe», ha raccontato una ragazza. L’omicida è quindi rimasto a sua volta ucciso nel corso dello scontro a fuoco ingaggiato con gli agenti di polizia intervenuti tempestivamente sul posto.

Il killer aveva con sè quattro pistole. Secondo quanto riferito dalla polizia, non è ancora noto il movente del gesto. Non si sa se il giovane assassino soffrisse di disturbi mentali. E – riferiscono alcune fonti investigative – al momento sarebbe esclusa ogni ipotesi di terrorismo. Di sicuro c’è che ci si trova ancora una volta di fronte a una tragedia annunciata, visto che il giovane assasino avrebbe annunciato ieri sul web il suo piano. Tra l’altro postando su Twitter un messaggio: «Domani non andate a scuola». Un copione purtroppo già visto in molti altri casi.

Così l’America fa ancora una volta i conti con l’impressionante scia di sangue provocata nel corso degli anni di tanti assassinii di massa: dal massacro della Columbine School a quello del campus di Virginia Tech, dalla strage di bambini della Sandy Hook Elementary School alla carneficina nel cinema di Aurora.

Il presidente Barack Obama, la cui stretta sulla vendita delle armi da fuoco è stata boicottata dal Congresso grazie al pressing della potente lobby della Nra (National Rifle Association) è stato immediatamente informato.

«Siamo l’unico Paese moderno al mondo che vede questo tipo di sparatoria quasi ogni mese. Sono diventati una routine», ha detto sconsolato Obama.

Il terrore all’Umpqua Community College è andato in scena sui social media, con alcuni degli studenti che durante la sparatoria hanno cominciato a twittare. «O mio Dio, stanno sparando», è il tweet di Kayla Marie. «Gli studenti stanno fuggendo ovunque, mio Diò», scrive ancora la giovane nei primi minuti della tragedia. Poi un altro tweet: «Ciao. Sto bene. Fisicamente. Ci stanno portando via dal campus con il bus».




RUSSIA – La Russia bombarda Raqqa. Continua la guerra contro lo Stato islamico

I caccia di Putin hanno compiuto 18 sortite, colpendo 12 obiettivi dello Stato islamico. Oggi Putin incontra Hollande e Merkel per discutere dei raid in Siria.

Hanno bombardato la roccaforte del Califfato in Siria, uccidendo almeno 12 jihadisti (questi i dati ipotizzati dall’Osservatorio siriano per i Diritti umani). Il ministero degli esteri russo ha reso noto che nelle ultime ore sono stati colpite anche le province di Aleppo (nord), d’Idlib (nord-ovest) ed Hama (nel centro).

Secondo il comunicato del ministero russo, i bombardieri tattici Sukhoi-34 hanno colpito “una postazione di comando che era stata camuffata” a Kasrat Faraj, a sud-ovest della città di Raqqa, colpendo anche “un campo d’addestramento dell’Isis” vicino al villaggio di Maadan Jadid, 70km a est di Raqqa. I caccia russi hanno compiuto 18 sortite nei cieli siriani, colpendo 12 obiettivi dell’Isis.

Nel terzo giorno della campagna militare russa in Siria, gli aerei russi – secondo l’Osservatorio siriano per i Diritti Umani – hanno colpito anche Qaryatain,130 km 130 km a nord-est di Damasco, dove lo scorso 21 agosto l’Isis distrusse l’antico monastero di Mar Elian del V secolo.

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La città di Qaryatain sorge su uno snodo stradale strategico, la strada che porta da Palmira alle montagne di Qalamun. E nella città, dopo la sua conquista, all’inizio di agosto, i jihadisti avevano rapito 230 civili, tra cui almeno 60 cristiani, comprese donne e bambini. Di questi, 48 sono stati rilasciati, mentre 110 erno stati trasferiti nella provincia di Raqqa, cuore dello Stato islamico.

Gli aerei russi hanno centrato anche un punto di comando e un centro di comunicazione dell’Isis nel rione Dar Taizzah nella provincia di Aleppo, nonchè un campo dei miliziani dell’Isis nel rione Màarrat al-Nùman nella provincia di Idlib.




TURCHIA – Aggredito un giornalista del quotidiano Hurriyet. Aveva contraddetto Erdogan

La questione turca inizia ad assumere toni preoccupanti nel panorama mondiale. Dopo la tragica fine degli accordi col Pkk datata il 23 luglio, quando i raid turchi hanno bombardato le postazioni del Pkk collocati nel nord dell’Iraq , si è assistito ad una serie di sanguinari episodi che hanno provocato la morte di 1300 curdi. Il partito dei lavoratori curdi in un comunicato ha spiegato che “La tregua non ha più significato dopo gli intensi bombardamenti aerei da parte dell’esercito di occupazione turco”. L’armistizio perdurava da marzo 2013, fu comunicato illo tempore da Abdullah Öcalan, leader del Pkk, dopo un massacrante conflitto durato trent’anni e costato la vita a 40.000 persone.
Di ieri la notizia della morte dei due poliziotti turchi nella zona sud est del paese,assassinati mentre erano in procinto di lasciare il comando di polizia della città di Silvan, situata nella provincia di Diyarbakir.
In questo clima teso, alimentato dai pesanti scontri a fuoco, la libertà di stampa risulta essere minata e lesa. Ad un mese dall’appuntamento alle urne in cui il popolo turco dovrà eleggere i propri parlamentari, Ahmet Hakan un giornalista del quotidiano Hurriyet, è stato vittima, nella notte di un’aggressione da parte di quattro persone che sono state individuate ed arrestate. Il quotidiano per cui lavora il giornalista è colpevole d’aver spesso discusso e confutato l’agire del presidente turco Recep Tayyip Erdogan.




ITALIA – Un quartiere dedicato alle donne a Parma

Di Rita Ambrosino

Ci si aspetterebbe che un itinerario al femminile della toponomastica di Parma prendesse le mosse dalla tanto amata Maria Luigia d’Austria, duchessa di Parma e Piacenza dal 1801 al 1847. Tuttavia è un altro il punto di vista che si è scelto di adottare per analizzare parte delle 99 “elette” che sono riuscite a conquistarsi un posto nella toponomastica parmigiana, sulle oltre 2000 strade cittadine, di cui circa 1200 dedicate ad uomini.

Nella periferia Nord-Est di Parma sorge il quartiere Cortile San Martino, comune autonomo fino al 1943 ed una delle prime zone della città ad essere investita dagli insediamenti industriali.

Negli anni ’80 parte del quartiere è destinataria del PEEP, vale a dire il programma di edilizia economica e popolare; sorge così un’area residenziale, il Peep Paradigna, dove fu scelto di intitolare molte strade e piazze a donne celebri. Troviamo, infatti: Ilaria Alpi, Matilde Serao, Maria Callas, Irma ed Emma Gramatica, Matilde di Canossa, Sibilla Aleramo, Eugenia Picco, Ada Negri, Milena Pavlovic Barilli, Katharine Mansfield, Marie Curie, George Sand ed altre ancora.

La passeggiata all’interno di questi palazzi di periferia ci restituisce un’atmosfera piuttosto cupa, di sicuro lontana dallo spessore storico che aleggia nel centro della cittadina padana, ma a rincuoraci qui, così come ad accompagnarci tra le splendide vie del centro storico, è l’eco rimandata dai nomi e dalle storie di illustri donne.

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Via Maria Callas, cantante lirica (New York 1923 – Parigi 1977)

Dalla direttrice di via San Leonardo, oltre il Centro Torri, ci inoltriamo per via Maria Callas. Soprano di origini greche, con una voce straordinaria e una maestria scenica unica, Maria Callas diede un rinnovato vigore al repertorio classico italiano ottocentesco; indimenticabili le interpretazioni di opere di Bellini, Donizetti, Puccini, Verdi che contribuirono ad alimentare il successo della Divina.

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Via Irma ed Emma Gramatica, ricorda le famose sorelle, attrici teatrali, Irma (Fiume 1867 – Impruneta 1962) ed Emma (Fidenza 1874 – Roma 1965). Di temperamento differente ma entrambe dotate di un’indubbia carica interpretativa, furono prime attrici nelle più note compagnie teatrali dell’epoca. Negli ultimi anni intrapresero con successo anche la carriera radiofonica, cinematografica e televisiva.

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Piazza Sibilla Aleramo è dedicata alla scrittrice e poetessa, nata ad Alessandria nel 1876 e morta a Roma nel 1960, il cui vero nome era Marta Felicina Faccio. Della sua vita, tormentata ed intensa, la cifra più significativa fu l’amore con il quale visse ogni suo giorno. Diceva di sé: “Non so se sono stata donna, non so se sono stata spirito. Son stata amore”. Di indole anticonformista, si ribellò al gretto provincialismo, abbandonando tutto per dedicarsi con vorace passione alla produzione letteraria. Uguale passione mise, inoltre, nella lotta in favore dei diritti delle donne e contro la prostituzione.

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Stradello Matilde di Canossa (Mantova 1046 – Bondeno di Roncore 1115). Contessa medievale, il cui vasto dominio si estendeva dal Lazio al Lago di Garda, ricordata per le sue doti politico-diplomatiche e dotata di singolare acume, Matilde volle nel suo entourage studiosi di testi sacri ed esperti di diritto. Di fondamentale importanza fu il suo sostegno al papato durante i difficili equilibri della lotta per le investiture tra Chiesa e Impero; fu, infatti, proprio nel suo castello di Canossa che nell’inverno del 1075 avvenne l’incontro tra l’imperatore Enrico IV e papa Gregorio VII. Nominata Regina d’Italia, entrò nella storia ancora in vita, riconosciuta e venerata dai contemporanei in un’epoca, quale quella medievale, in cui quasi nulla era l’attenzione riservata alle donne.

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Via Ilaria Alpi, giornalista (Roma 1961 – Mogadiscio 1994). A 15 anni dalla tragica scomparsa della giornalista romana, assassinata, insieme con Miran Hrovatin, a colpi di kalashnikov a Mogadiscio, durante la guerra civile somala, Parma le ha dedicato questa strada nel 2009. Il coraggio e la passione per il suo lavoro, l’avevano portata a condurre una delicata inchiesta sui traffici di armi e di rifiuti tossici tra Italia e Somalia.

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Piazza Eugenia Picco, beata (Crescenzago 1867 – Parma 1921)

Unica intitolazione non “laica” è quella alla religiosa, ora beata, Eugenia Picco. Per sfuggire all’opposizione della famiglia, che sperava per lei un futuro da artista, e per seguire la sua vocazione manifestatasi, come si racconta, dopo essere stata investita dal fenomeno della transverberazione, si trasferì da Milano a Parma. Qui divenne madre superiora del nuovo ordine religioso delle Chieppine e fu molto attiva con opere assistenziali e caritatevoli durante la prima guerra mondiale.

7.StradelloMilenaPavlovic Barilli_Parma_Foto_RitaAmbrosino

Stradello M. Pavlovic Barilli, (Požarevac, Serbia 1909 – New York 1945)

La M. cela il nome di Milena, figlia di Bruno Barilli, musicista e scrittore, discendente da una grande famiglia di artisti parmigiani, e di Danitsa Pavlovic, un’apprezzata pianista imparentata con la famiglia reale serba. Questo incontro di culture caratterizzò tutta la vita e l’arte di Milena, arte che si arricchì delle tendenze europee dei primi decenni del ‘900 fino ad approdare negli Stati Uniti, a New York, dove il suo stile diventerà maturo. Fu pittrice, illustratrice, collaborò a riviste di moda e di decorazioni di interni. Una tragica caduta da cavallo interruppe improvvisamente la sua vita.

8.PiazzaGraziaDeledda_Parma_Foto_RitaAmbrosino

Piazza Grazia Deledda, scrittrice (Nuoro 1871- Roma 1936). Motivi autobiografici e realismo documentario sono le principali caratteristiche della ricca produzione di questa scrittrice autodidatta, dal carattere schivo e riservato, la cui lucida capacità descrittiva dei drammi della sua Sardegna e, in generale, della solitudine e dell’incomunicabilità dell’uomo moderno le valsero il Premio Nobel per la letteratura nel 1926, seconda donna ad essere insignita di questo riconoscimento, dopo la svedese Selma Lagerlöf nel 1909.

9.PiazzaMarieCurie_Parma_Foto_RitaAmbrosino.ridotta

Piazza Marie Curie, chimica e fisica polacca (Varsavia 1867 – Passy 1934). Dalla Polonia si trasferì a Parigi per proseguire i suoi studi e qui si laureò in matematica e fisica. Scienziata, due volte Premio Nobel, nel 1903 per la fisica e nel 1911 per la chimica, alle sue ricerche, unitamente a quelli del marito Pierre, si devono le ricerche sulla radioattività e la scoperta del radio e del polonio.

10.ViaKatherine Mansfield_Parma_Foto_RitaAmbrosino

Via Katherine Mansfield, (Wellington 1888 – Fontainebleau 1923).

Piacevole scoperta è la via dedicata a questa sfortunata scrittrice neozelandese, morta a soli 34 anni perché gravemente malata di tubercolosi, dopo un estremo tentativo di cura mistico-ascetica nella speranza di diventare una figlia del sole, nell’istituto per lo sviluppo armonioso dell’uomo di Georges Gurdjieff a Fontainebleau, in Francia. Lettrice instancabile, fu un’autrice vibrante, appassionata, incisiva, tanto ammirata da Virginia Woolf, sua contemporanea, la quale non fece mistero anche di una certa dose di invidia per la scrittura perfetta delle sue short stories, alcune rimaste incompiute e venute alla luce solo alcuni anni fa.

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Stradello Ada Negri, (Lodi 1870 – Milano 1945). Poetessa e scrittrice, molto varia è la sua produzione: poesie, novelle, racconti. Apprezzata e stimata per l’umanitarismo dei suoi scritti che con delicatezza affrontavano le sofferenze delle classi sociali più umili e il loro desiderio di redenzione sociale, Ada Negri ottenne numerosi riconoscimenti e fu gradita al regime fascista tanto da essere la prima donna ammessa all’Accademia d’Italia.

12.PiazzaGeorgeSand_Parma_Foto_RitaAmbrosino

Piazza George Sand, (Parigi 1804 – Nohant, Indre 1876)

Straordinaria e prolifera scrittrice e drammaturga francese, il cui vero nome era Aurore Dupin, espresse nelle sue opere tutte le sue passioni e le contraddizioni della sua epoca. Anticonformista, amava vestirsi da uomo e non esitò ad adottare uno pseudonimo maschile, scelta del resto comune in un’epoca in cui le capacità artistiche femminili erano considerate di minor valore rispetto a quelle maschili. Condusse una vita intensa, ricca di amori e fuori dagli schemi, di cui non si curò affatto. Partecipò con interesse alla vita politico-sociale, esprimendo il proprio appoggio per l’emancipazione femminile e le idee socialiste, arrivando ad appoggiare la rivoluzione parigina del 1848.




ITALIA – Da Venezia in marcia scalzi per cambiare le politiche migratorie globali

La Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi è un lungo cammino di civiltà. E’ l’inizio di un percorso di cambiamento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo globale di capire che non è in alcun modo accettabile fermare e respingere chi è vittima di ingiustizie militari, religiose o economiche che siano. Non è pensabile fermare chi scappa dalle ingiustizie, al contrario aiutarli significa lottare contro quelle ingiustizie.
Dare asilo a chi scappa dalle guerre, significa ripudiare la guerra e costruire la pace.
Dare rifugio a chi scappa dalle discriminazioni religiose, etniche o di genere, significa lottare per i diritti e le libertà di tutte e tutti.
Dare accoglienza a chi fugge dalla povertà, significa non accettare le sempre crescenti disuguaglianze economiche e promuovere una maggiore redistribuzione di ricchezze.

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Oggi Venezia lancia la Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi.
In centinaia camminano scalzi fino al cuore della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica.
Invitando tutti ad organizzarne in altre città d’Italia e d’Europa per chiedere con forza i primi quattro necessari cambiamenti delle politiche migratorie europee e globali:

1. certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature
2. accoglienza degna e rispettosa per tutti
3. chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti
4. Creare un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino.




Il volto oscuro della Rai. Chi sono i dirigenti della Televisione pubblica italiana?

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La televisione di Stato dovrebbe essere esempio di virtù e invece continua a essere spettacolo di immoralità e depravazione. L’ultimo si è tenuto nel salotto di Bruno Vespa, il conduttore più chiacchierato del momento. A illuminare la scena la luce tetra dei Casamonica, ospiti d’eccezione del programma televisivo “Porta a Porta” prodotto con i soldi dei cittadini italiani.

In Rai non si dibatte più di temi di pubblico interesse e utilità, ma di vicende e fatti privati delle famiglie malavitose italiane. Cosa volete che importi agli italiani della musica che piace al boss? A loro interessa la sicurezza pubblica e che i delinquenti stiano laddove devono stare: in galera, non in televisione a mostrare i loro faccioni.

Ma chi sono i dirigenti della Rai? Chi regola l’ingresso degli ospiti? Chi li sceglie? Chi li assolda?

I cittadini pagano il canone, verdi di rabbia, perchè vorrebbero che la televisione conduca inchieste sul malaffare, sulle condizioni di vita della popolazione e che i problemi dibattuti siano risolti.

Ad andare all’attacco per primi sono stati i consiglieri del gruppo Pd di Roma Capitale: “È stato uno spettacolo vergognoso ed offensivo – si legge in una nota – quello al quale i cittadini e le cittadine romane in primis, ma anche tutti gli italiani, hanno dovuto assistere ieri sera durante la trasmissione Porta a porta di Bruno Vespa. Vedere accomodati rappresentanti della famiglia Casamonica nel salotto buono della tv di stato finanziata con il canone dei contribuenti – si legge ancora – doverli sentire rivendicare proprio quei funerali che hanno indignato e offeso la nostra comunità, ascoltarli mentre stabilivano accostamenti improponibili e ignominiosi tra grandi figure della Chiesa e il loro congiunto, è stato un vero e proprio affronto per tutti coloro che sono impegnati nella battaglia contro le mafie e l’illegalità, mettendo spesso a rischio la loro stessa incolumità”. E dal Comune il Pd vuol portare la questione in parlamento: “Chiediamo ai parlamentari eletti nel collegio di Roma e del Lazio e a quelli che siedono nella commissione di vigilanza Rai di intervenire perché sia fatta piena luce immediatamente su questa incredibile vicenda, – prosegue la nota – che ha visto esponenti di una famiglia i cui intrecci e commistioni con la malavita organizzata non solo romana sono noti e di lunga data, trovare spazio sulla rete ammiraglia della tv pubblica per rappresentare le loro tesi aberranti, grottesche e provocatorie, peraltro senza la presenza di un contraddittorio che ne potesse smentire o contestare in tempo reale le mistificazioni riportate”. E ancora: “Presenteremo, inoltre, immediatamente all’assemblea di Roma Capitale una mozione di censura di questo abuso compiuto ai danni del servizio pubblico, – conclude la nota – dell’immagine della Capitale e di tutti coloro che sono impegnati per combattere le mafie e la criminalità organizzata”.

Il vicesindaco di Roma, Marco Causi, tuona: “Mi auguro che qualcuno alla Rai abbia il buongusto di chiedere scusa alla città di Roma, ai romani e a tutti i cittadini. Trovo davvero inaudito – continua Causi – che il servizio pubblico, la Rai, ospiti componenti della famiglia Casamonica per fare intrattenimento mascherato da informazione. Quella andata in scena ieri sera sulla prima rete Rai è la più clamorosa dimostrazione di ciò che dico da tempo: la mafia a Roma è da molti sottovalutata e c’è ancora chi la ritiene alla stregua di un fenomeno folkloristico. Che la tv pubblica dedichi una trasmissione mettendo sotto i riflettori queste famiglie conosciute per la loro storia giudiziaria e per i noti caratteri di criminalità organizzata – conclude -, e si dimentichi invece delle giornaliste e giornalisti minacciati da quegli stessi personaggi per le loro inchieste su Ostia o degli amministratori locali che viaggiano sotto scorta, è sconcertante”.

Durissimo attacco anche dal blog di Beppe Grillo: “Rai, servizio pubblico paramafioso”, è il velenoso titolo del post. “La famiglia Casamonica ospitata dalla Rai nel salotto buono di Bruno Vespa per esibirsi davanti a 1.340.000 di italiani (14,54% di share)
nell’apologia di Vittorio Casamonica, il boss il cui funerale ha indignato Roma, è un oltraggio a tutti gli italiani onesti”.

Sulla vicenda interviene anche l’Usigrai: “Chiediamo ai nuovi vertici: quale Rai servizio pubblico vogliono? Quali messaggi il servizio pubblico deve dare ai cittadini? Qui la questione non è censurare, ma scegliere quale Paese raccontare e come. Quando si darà lo stesso spazio alle colleghe e i colleghi minacciati dai Casamonica? Alle colleghe e ai colleghi minacciati, o addirittura sotto scorta, per il loro impegno contro le mafie? La Rai servizio pubblico che noi vogliamo – sottolinea il sindacato dei giornalisti Rai – è quella che i riflettori li accende sul malaffare, sulle persone impegnate ogni giorno contro le mafie, a favore della legalità”.

Sono ospiti e non possono parlare, ma forse ai Casamonica non mancano fatti da raccontare sui dirigenti e sui galoppini della Tv di Stato.




ITALIA – Leggi Ue sulla salute: on line c’è chi le trasgredisce. La chiamano satira!

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E siamo stufi anche delle emerite sciocchezze del Giomale ( http://www.ilgiomale.it/wordpress/ ), che dopo Esami di Stato, Marò e pena di morte, ne inventa una grossa sulla legalizzazione della cannabis in Italia:

“La Legalizzazione in Italia è ormai una certezza, dopo la legge firmata alla Camera da ben 218 parlamentari Italiani, la legalizzazione della Cannabis sarà presto una realtà con cui ognuno di noi dovrà convivere.
Oltre a combattere lo spaccio e la criminalità organizzata, con la legalizzazione apriremo le porte ad un Business di Milioni di euro, sia per le grandi Lobby del Tabacco, sia per le casse dello stato.

La prima a muoversi è stata la Marlboro, che ha già realizzato le sigarette alla Marjuana, considerate dei veri e propri spinelli commerciali, già pronti all’uso, che verranno lanciati in Italia subito dopo l’effettiva Legalizzazione”.

Non tralasciando di raccogliere interventi di fantomatiche associazioni:

“l’Associazione Genitori Cattolici di Roma, che oggi è scesa a manifestare contro la legalizzazione e la commercializzazione degli Spinelli.
Fabio Renato, Co-Fondatore dell’associazione ha dichiarato: “Ogni giorno lottiamo contro le etichette sociali per impedire che i nostri figli comincino a fumare sigarette, e ahimè non sempre riusciamo a impedirlo, cosa dovremo fare se gli spinelli saranno pubblicizzati e disponibili in ogni angolo della città? E’ un errore madornale, questo è solo frutto della tentazione di Satana.”

E pubblicando un’immagine fuori legge, che non riporta nemmeno il messaggio per la tutela della salute dei cittadini.

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Nessuno sembra essersene accorto: il sito è ancora on line e va alla grande. Ricordiamo ai redattori del “magazine satirico”, come lo definiscono, anche se a Noi questa tutto sembra tranne che satira, quanto accaduto e stabilito nel 2000:

“Il fumo uccide” e “il fumo può uccidere”. Sono le scritte che compaiono sui pacchetti di sigarette per decisione del Consiglio dei ministri dell’ Unione europea, riunito il 19 giugno 2000 a Lussemburgo, che ha votato una direttiva che inasprisce le norme sulla produzione e sul consumo di sigarette, ribadendo in larga parte quanto già approvato dal Parlamento europeo il 13 giugno dello stesso anno a Strasburgo. L’ Ue ha fatto dunque un altro passo avanti nella lotta contro il fumo, che provoca ogni anno nei Quindici la morte di 500.000 persone, una al minuto. L’ accordo raggiunto dai ministri della Sanità comunitari introduce norme più rigide per la fabbricazione, l’ etichettatura e la composizione delle sigarette “made in Ue”. L’ intesa è stata accolta con entusiasmo dal ministro Umberto Veronesi, padre del disegno di legge italiano antifumo che nei prossimi giorni dovrebbe essere varato definitivamente dal governo, che l’ ha definito “di importanza storica”. “L’ Ue ha lanciato un messaggio molto forte a tutti i paesi membri sulla grave pericolosità del fumo, che rafforza il disegno di legge italiano: ora – ha detto il ministro – bisogna passare da una società in cui il fumo è considerato la norma, ad una cultura in cui la norma è non fumare”. La normativa Ue in particolare riduce il tenore massimo di catrame, nicotina, e monossido di carbonio nelle sigarette, impone l’ iscrizione su una superficie pari a almeno il 25% dei pacchetti di sigarette dell’ avvertenza “il fumo uccide”, accanto ad altri moniti supplementari come “fumare è causa di impotenza”. Dal 2003, quando la legge Ue entrerà in applicazione, dovranno scomparire inoltre sui pacchetti di sigarette le menzioni light, ultralight o mild, che ingannano i consumatori facendo credere ad una minore pericolosità. La normativa, combattuta dalle multinazionali del tabacco e adottata con il voto contrario della Germania, potrebbe essere resa ancora più severa agli eurodeputati che dovranno adottarla in seconda lettura in autunno. Il Parlamento europeo chiede infatti almeno il 35% della superficie dei pacchetti per le avvertenze anti-fumo, l’ interdizione dell’ ammoniaca (che crea assuefazione) fra gli additivi e un divieto di vendita ai meno di 16 anni. Veronesi ha confermato che il “no” all’ ammoniaca potrebbe essere accolto in seconda lettura, ma si è detto contrario a un divieto per gli under 16 che potrebbe avere effetti boomerang, incitando i giovani alla trasgressione. Ma il grande cambiamento di mentalità sul fumo deve partire dai giovanissimi, fra gli 8 e i 10 anni, verso i quali vanno avviati programmi di dissuasione. Desta preoccupazione l’ aumento del vizio del fumo fra le donne, mentre è in forte calo fra gli uomini: “La madre quarantenne che fuma – ha detto il ministro – crea condizioni imitative nei figli, soprattutto i maschi, fra i 10 ed i 14 anni”.

AUSTRALIA – L’Australia ha approvato una legge che vieta la stampa dei loghi sui pacchetti di sigarette. Tutte le sigarette avranno una stessa confezione di colore olivastro. Inoltre dovranno riportare informazioni sui danni che il fumo arreca. La decisione mina gli introiti delle grandi multinazionali. Inoltre secondo queste ultime, darebbe spazio al contrabbando di tabacco. Anche l’Unione Europea, attraverso un suo portavoce, ha fatto sapere che un provvedimento simile potrebbe essere messo in pratica in Europa a partire dal prossimo autunno.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) il fumo è “una delle più grandi minacce per la salute pubblica che il mondo abbia mai affrontato”.

Il fumo provoca il cancro ai polmoni e malattie respiratorie croniche, oltre a quelle cardiovascolari che sono la prima causa di morte per malattia nel mondo. Le cifre dell’OMS parlano di 8 milioni di decessi all’anno entro il 2030 se la situazione resterà così com’è.

Dopo la sentenza australiana contro il ricorso dei giganti del tabacco alla legge contro i pacchetti di sigarette tutti uguali la Commissione Europea attraverso il portavoce Antony Gravili ha detto che sta seguendo la vicenda da vicino.

Infatti in autunno dovrà essere presentato il nuovo piano contro il fumo che sostituirà quello del 2001.

Gravili ha dichiarato: “Stiamo lavorando ad una proposta di revisione della direttiva () sui prodotti del tabacco. Saranno discusse molte cose tra cui la possibilità di imballaggi tutti uguali.”

Ha aggiunto, riferendosi alle avvertenze sanitarie grafiche attualmUEente richieste sul retro dei pacchetti di marca in Europa: “Una delle cose che stiamo prendendo in considerazione è, ad esempio, rendere l’immagine sulla confezione più grande.”

Coloro che sono contari al fumo sostengono che un’operazione del genere eviterebbe l’effetto del marchio sui giovani. L’ipotesi è che il marchio della sigaretta diventi una moda così come possono esserlo le scarpe, e che, attraverso questo meccanismo, ci si possa poi assuefare al fumo.

Le grandi multinazionali sostengono invece che i paccheti di sigarette tutti uguali, oltre a violare il diritto di proprietà intellettuale, faciliterebbero il mercato di contrabbando delle sigarette.

C’è poi un altro aspetto non di poco conto: le grandi multinazionali sostengono che venga leso il diritto al libero mercato perchè si dovrebbero cambiare gli imballaggi a seconda dei paesi.

Anche la Gran Bretagna sta valutando l’ipotesi degli imballaggi uguali, considerando i vari aspetti legislativi. A breve dovrebbe decidere sull’oportunità di procedere con la legislazione o meno.

L’OMS si augura che la decisione australiana abbia un effetto domino: infatti anche la Nuova Zelanda, il Canada e l’Irlanda stanno valutando se adottare provvedimenti simili.

PRINCIPALI NORMATIVE IN ITALIA

La disciplina che regola il settore del tabacco in Italia è molto vasta ed articolata. Per orientarsi in modo più agevole riportiamo nel seguito le principali norme di riferimento relative alla regolamentazione del settore dei tabacchi lavorati in Italia.

Pubblicità

La principale norma di riferimento
Legge n.165 del 10 aprile 1962 e successive modificazioni.
La legge prevede un divieto totale della pubblicità diretta ed indiretta dei prodotti del tabacco.

Il confezionamento e il prodotto

Decreto legislativo n. 184 del 24 giugno 2003.
Il Decreto ha recepito la direttiva 2001/37/CE relativa all’etichettatura, produzione e vendita dei prodotti del tabacco ha introdotto nuove e più ampie avvertenze sanitarie sui pacchetti dei prodotti del tabacco, limiti ad alcuni contenuti nelle sigarette, la comunicazione degli ingredienti utilizzati nella fabbricazione, l’eliminazione dei termini light, mild, ecc.
Il Decreto Legislativo ha fatto propri i contenuti della direttiva 2001/37/CE relativi a:

le dimensioni delle avvertenze sanitarie (30% front e 40%back del packaging);
i livelli massimi dei contenuti nelle sigarette (che devono ricoprire almeno il 20 % della superficie laterale del pacchetto);
le due avvertenze generali (“Il fumo uccide” e “il fumo danneggia gravemente te e chi ti sta intorno”) alla rotazione di otto (su 14) avvertenze supplementari;
la comunicazione al Ministero della Salute ed al Ministero dell’Economia, da parte dei produttori ed importatori, dell’elenco di tutti gli ingredienti utilizzati nella fabbricazione con le relative quantità, suddivisi in base alla marca ed al tipo;
il divieto dell’uso sulla confezione dei tabacchi lavorati di diciture (quali “light”, “ultra light”, “mild”), marchi, immagini ed altri elementi figurativi o simboli suscettibili di suggerire che un particolare prodotto del tabacco sia meno nocivo di altri;
la possibilità di effettuare ulteriori analisi per determinare il tenore di altre sostanze nocive (diverse da catrame, nicotina e di monossido di carbonio) contenute nelle sigarette;
la possibilità di introdurre in futuro fotografie a colori sui pacchetti, illustrative degli effetti del fumo sulla salute.
Sono, infine, previste sanzioni amministrative pecuniarie da 10.000 a 50.000 euro (salvo che il fatto non costituisca reato), per chiunque fabbrica, immette sul mercato, importa od esporta prodotti non conformi a quanto prescritto.

Tassazione

Le principali norme di riferimento.
Legge n. 825 del 13 luglio 1965 e successive modificazioni, che disciplina le tabelle di vendita al pubblico, l’iscrizione in tariffa dei prodotti, le richieste di variazione prezzi da parte dei produttori e/o importatori. La normativa prevede, inoltre, che le richieste di variazione prezzi debbano essere corredate da una scheda rappresentativa degli effetti economico-finanziari conseguenti la variazione richiesta, in relazione ai volumi di vendita di ciascun prodotto.
Legge n. 76 del 7 marzo 1985, e successive modificazioni – sul sistema di imposizione fiscale:
I tabacchi lavorati destinati alla vendita al pubblico nel territorio soggetti a monopolio sono gravati dall’imposta di consumo (Accisa) e dall’IVA.
Decreto Legge n. 331 del 30 agosto 1993 – sull’armonizzazione delle disposizioni in materia di imposte sui tabacchi lavorati e in materia di IVA.
Decreto Legge n. 24 del 30 gennaio 2004 – Art. 4 – coordinato con la Legge di conversione 31 marzo 2004, n. 87 – che ha introdotto tra l’altro l’accisa minima.
Decreto Legge n. 168 del 12 luglio 2004 – Art. 2, commi 6, 7 e 8 convertito con modifiche dalla legge 30 luglio 2004, n. 91 – che ha introdotto la revisione semestrale della MPPC (Most Popular Price Class).

Il regime dei depositi fiscali e della circolazione dei tabacchi lavorati

Le regole che disciplinano la commercializzazione di tabacchi lavorati, discendono da un sistema normativo, armonizzato a livello comunitario, che regola la circolazione delle merci nella UE abolendo i controlli alle frontiere tra gli Stati membri (Dir. 92/12/CE e successive modificazioni).
La disciplina, che si riferisce anche al regime di accertamento e versamento delle imposte sui tabacchi lavorati (IVA+Accisa), incide in modo rilevante sull’attività di distribuzione e vendita che, per garantire la sicura riscossione del gettito fiscale derivante dalla commercializzazione dei prodotti in questione, viene svolta sotto il costante controllo delle Autorità fiscali degli Stati membri.

In Italia, l’attività di controllo sulla produzione, distribuzione e vendita dei tabacchi lavorati è svolta dall’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS) che ha mantenuto le proprie funzioni di organo di controllo della riscossione e del versamento delle imposte gravanti sui tabacchi lavorati in qualità di Organo del Ministero dell’Economia (D.M. 67/1999).

L’AAMS svolge le proprie funzioni di controllo fiscale attraverso la vigilanza permanente esercitata da propri funzionari all’interno di tutti i depositi fiscali di fabbricazione dei prodotti da fumo presenti in Italia e nei depositi fiscali di distribuzione che movimentano un volume di tabacchi lavorati superiore a 10 milioni di Kg l’anno.
L’AAMS, nell’esercitare l’attività di vigilanza permanente, si avvale anche della collaborazione della Guardia di Finanza, con funzioni di polizia fiscale in Italia.

In Italia, la commercializzazione dei tabacchi lavorati è sottoposta al controllo preventivo da parte di AAMS.
In particolare, i prodotti del tabacco prima di essere immessi in consumo devono essere iscritti nella tariffa di vendita al pubblico.

I prezzi di vendita al pubblico e le relative variazioni sono richiesti dai produttori.
I produttori richiedono l’iscrizione in tariffa all’AAMS che ne controlla sia l’esatta descrizione del prodotto, verificandone la corretta classificazione (sigaretta, sigaro, trinciati, ecc.) al fine dell’applicazione dell’aliquota fiscale corrispondente, sia che il prodotto rispetti le norme in materia di etichettatura (avvertenze sanitarie) dei contenuti per le sigarette.

Le richieste di variazione prezzi devono essere correlate da una scheda tecnica rappresentativa degli effetti economici derivanti dalla variazione di prezzo richiesta.

Dall’avvio del procedimento, l’AAMS ha 120 giorni per accettare o rigettare la richiesta. Se l’esito del controllo è positivo l’iscrizione in tariffa viene sancita da decreto direttoriale pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Soltanto a conclusione di tale procedimento il nuovo prodotto potrà essere messo in commercio.

L’autorizzazione preventiva è necessaria, inoltre, anche per eventuali modifiche al packaging dei prodotti e per le variazioni dei livelli dei tenori di nicotina, catrame e monossido di carbonio per le sigarette.

La Legge Sirchia e Limitazioni del fumo nei luoghi pubblici in Italia

Legge n. 3 del 16 gennaio 2003 – Art. 51 “Divieto di fumo esteso ai locali aperti al pubblico” e successive modificazioni e provvedimento attuativo D.P.C.M. del 23 dicembre 2003.
La cosiddetta Legge Sirchia, che regolamenta il fumo nei locali pubblici e privati aperti al pubblico, al fine di tutelare la salute dei non fumatori, ha esteso il divieto di fumo, già previsto per i luoghi pubblici (ospedali, cinema, teatri e uffici della Pubblica Amministrazione aperti al pubblico), anche ai locali aperti al pubblico (bar, ristoranti), oltreché ai luoghi di lavoro ed alle carceri, ad eccezione dei locali privati non aperti al pubblico e di quelli riservati ai fumatori.
E’ prevista la costituzione, all’interno degli stessi, di apposite aree riservate ai fumatori, che dovranno essere materialmente separate dalle aree riservate ai non fumatori, dotate di idonei sistemi di ventilazione per garantire un adeguato ricambio d’aria e segnalate con idonea cartellonistica. Dove tali prescrizioni non saranno realizzabili vigerà il divieto di fumo totale. Il divieto entrerà in vigore dal 10 gennaio 2005.

Le direttive UE

Il legislatore comunitario ha dato via alle seguenti direttive:
Direttiva in materia di etichettatura

La Direttiva 2001/37/CE ha introdotto nuove disposizioni armonizzative in materia di etichettatura, produzione e vendita dei prodotti del tabacco.
In particolare, la direttiva prevede:

un notevole aumento delle dimensioni delle avvertenze sanitarie: 30% front e 40% back sul packaging dei prodotti del tabacco;
l’abolizione dei termini light, mild, ecc.;
la comunicazione degli ingredienti utilizzati nella fabbricazione;
la rotazione di 2 avvertenze generali e 14 avvertenze sanitarie supplementari;
la possibilità di introdurre immagini (foto a colori c.d. pittogrammi) abbinate alle avvertenze sanitarie supplementari e finalizzate alla descrizione visiva degli effetti del fumo sulla salute;
la riduzione a 10 mg del limite massimo di catrame per le sigarette;
l’introduzione, per la prima volta, dei limiti massimi anche per il monossido di carbonio con 10 mg/sigaretta e per la nicotina con un valore non superiore a 1 mg/sigaretta.
Direttiva cul controllo del tabacco

Direttiva 2001/37/CE – La direttiva ha lo scopo di ravvicinare le leggi, i regolamenti e le disposizioni amministrative degli stati membri della UE in materia di:

contenuto massimo di catrame, nicotina e monossido di carbonio delle sigarette;
di avvertenze sanitarie e di altra natura, stampate sui pacchetti;
di alcune misure relative agli ingredienti;
divieto dell’uso delle diciture quali light, mild, ecc., suscettibili di suggerire che un particolare prodotto del tabacco sia meno nocivo di altri.
Con una sentenza del 10 dicembre 2002, la COGE (Corte di Giustizia Europea) ha deciso per la validità della Direttiva, fatta eccezione per un punto (relativo all’uso delle diciture ligth, mild, ecc., sui tabacchi lavorati destinati all’esportazione, cioè commercializzati al di fuori della U.E.).

Direttive sulla pubblicità dei tabacchi

Già la direttiva 89/552/CEE, cosiddetta “televisione senza frontiere”, aveva vietato in precedenza qualsiasi forma di pubblicità dei tabacchi lavorati su tale mezzo di comunicazione.

Successivamente, era intervenuta la direttiva 98/43/CE che introduceva, in pratica, un divieto generale di qualsiasi pubblicità diretta ed indiretta dei prodotti del tabacco nell’area comunitaria. La Corte di Giustizia l’aveva annullata, con sentenza del 5 ottobre 2000, in quanto lesiva della libera circolazione dei beni e dei servizi nel mercato della U.E.
Questa sentenza ha stabilito chiaramente che il legislatore non ha l’autorità di armonizzare legislazioni nazionali riguardanti prassi pubblicitarie che non esercitino effetti al di là delle frontiere di uno Stato membro.

La nuova direttiva 2003/33/CE in materia di pubblicità e sponsorizzazione dei tabacchi

Tale direttiva 2003/33/CE, adottata il 26 giugno 2003, è volta a ravvicinare le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri in materia di pubblicità e di sponsorizzazione a favore dei prodotti del tabacco.

La direttiva costituisce un ulteriore passo verso la restrizione in ambito comunitario della possibilità di promuovere i prodotti del tabacco ed è stata giustificata dalla Commissione UE con l’intento di armonizzare le legislazioni introdotte nel settore a livello nazionale dei diversi Stati membri.

La direttiva prevede, tra l’altro, le seguenti disposizioni:

divieto di sponsorizzare eventi o attività che coinvolgano più stati membri o abbiano luogo in più stati membri o che producano effetti oltre le frontiere di un Paese;
divieto di pubblicizzare marche di tabacchi attraverso la radio e Internet (questo genere di pubblicità è già vietata in televisione da vari anni ai sensi della Direttiva 97/36/CE che ha modificato la direttiva 89/552/CEE);
divieto di distribuire gratuitamente tabacchi nel corso di eventi sponsorizzati che coinvolgano più Stati membri;
l’applicazione di sanzioni alle violazioni di queste norme, in forme che dotino implicitamente i singoli cittadini e le organizzazioni nazionali “aventi causa” del diritto di intentare azioni giudiziarie.
Sostanzialmente, gli unici ambiti in cui la pubblicità sarà consentita sono le pubblicazioni ed informazioni commerciali esclusivamente destinate agli operatori del settore, quelle prodotte o stampate in Paesi terzi che non siano principalmente destinate al mercato comunitario, nonché le sponsorizzazioni a carattere locale, laddove, secondo la normativa locale, siano ammissibili. In merito, si rileva che con Decreto Legge n. 10 del 15 febbraio 2007, il Governo italiano ha recepito le osservazioni della Commissione Europea, abrogando la norma che consentiva eventi che, pur avendo implicazioni transfrontaliere (ad es. via TV), si svolgevano esclusivamente sul territorio nazionale.