ITALIA – I tracciati del metanodotto Snam attraversano i focolai di Xylella. Il Tar Lazio dice stop all’eradicazione

I possibili tracciati del metanodotto Snam, che dovrebbe collegare il Tap di Melendugno allo snodo di Mesagne, attraversano i territori su cui sono stati rinvenuti i maggiori focolai di Xylella fastidiosa e su cui sono previsti gli abbattimenti più massicci, a Veglie, Oria e Torchiarolo. Coincidenza? Per il momento è solo questo, nulla più. Ma tanto basta a far sorgere dubbi. E dunque a porre interrogativi. A sollevarli è il Comitato No Tap, che rende note le cartine dei sospetti.
Una situazione attenzionata da tempo, ma che ora diventa una denuncia palese. “Il gasdotto Tap è ‘provvidenziale’ per lo sviluppo del territorio. Questo ha detto il sindaco di ‪Torchiarolo‬ durante il Consiglio comunale di ieri – riferiscono gli attivisti -. Il sindaco ha anche detto che il 22 ottobre incontrerà i rappresentanti‪ Snam‬. Ora è il caso di palesare i nostri dubbi. Era dall’aprile 2014 che marcavamo stretto sul Nord ‪Salento‬ e sulla questione  precisamente da quando in integrazione alla VIA di TAP fu consegnato questo documento:

http://www.va.minambiente.it/File/Documento/106341”

Sono le pagine in cui sono riportati i tre tracciati che dovrebbero collegare il TAP alla rete nazionale del ‪‎gas‬. Come si vede dalle cartine, in alcuni punti attraversano i luoghi in cui nei mesi scorsi si sono tenuti i presidi per impedire i tagli di ulivi in contrada La Duchessa a Veglie e Frascata a Oria, ma anche nelle vicinanze dei focolai di Trepuzzi,Squinzano e Torchiarolo, oltre a Masseria Visciglito di Strudà, dove sono stati denunciati anomali disseccamenti sugli alberi-scultura millenari più importanti del Salento.

Nicola Serinelli, sindaco di Torchiarolo, ribatte ai No Tap e annuncia che l’incontro fissato per il 22 ottobre con Snam è stato annullato “per evitare strumentalizzazioni”. “Premetto che il mio Comune si è già espresso in Consiglio comunale negativamente sull’approdo di Tap nel Brindisino. Snam ci ha inviato una nota dicendo che ha decreti per poter ispezionare i terreni destinati all’attraversamento del metanodotto, sei nel Lecce e tre nel Brindisino. Ho ritenuto doveroso e corretto informare tutti della data del 22, che in ogni caso non sarebbe stata quella di un possibile ok al progetto, perché dovrà esprimersi il Consiglio comunale”. Sulla possibile coincidenza, Serinelli aggiunge: “Io non sono un ingenuo e questa possibilità che ci sia una coincidenza voluta o casuale non mi sfugge. Valuteremo insieme se ci saranno subdoli interessi”.

Intanto nuovi ulivi, nuovi alberelli, a centinaia, sfidando le multe che possono fioccare pesanti, da mille a tremila euro, da  una parte all’altra del Salento, vengono ripiantati in segno di pace e di un passato intero, una sfida al divieto che questa storia prosegua. È la “domenica della disobbedienza”.
Dopo i blocchi stradali, dopo l’occupazione delle campagne per impedire gli abbattimenti, dopo l’amaro in bocca lasciato dalle parole del governatore Michele Emiliano dette  ai sindaci, c’è un popolo che si allarga, diventa sempre più nutrito. Ed è quello degli ulivi. Mattinata nei campi, dunque, con la pala e le nuove piante, acquistate da vivai di fuori provincia, poiché in quelli leccesi c’è il blocco totale delle vendite.

È un movimento spontaneo, alimentato dai social network ma anche dai ritrovi presidiati in questi mesi dagli attivisti. E’ il rifiuto delle misure più estreme imposte dal Piano Silletti: finora ha trovato porte aperte solo al Tar Lazio. Niet totale dalla politica, in parte anche dai Comuni. È finita pure la luna di miele, durata una campagna elettorale, tra attivisti ed Emiliano.

Nelle scorse ore, di fronte ai sindaci del nord Salento, il presidente della Regione ha ribadito che “il batterio non può essere sconfitto o arrestato nella sua espansione se non attraverso l’abbattimento delle piante malate nonché di quelle che circondano le piante infette, secondo le direttive ricevute dall’Unione europea”.

Il cambio di passo annunciato prima dell’insediamento per il momento è un passo indietro. “Emiliano poi dice anche che la Regione spenderà soldi per la sperimentazione, per studiare la convivenza alberi-batterio… Ma se li abbatti come fai a sperimentare? – chiede Luigi Russo, presidente del Csv Salento – Cristos Xiloyannis (docente dell’Università della Basilicata e nome di punta dell’agricoltura sostenibile nel Mediterraneo, ndr) l’altra sera ripeteva a Veglie che il “piano non può che fallire”, perché ha basi scientifiche incerte e mai dimostrate, che l’eradicazione si è sempre dimostrata inutile, come è accaduto e accade con le batteriosi in giro per il mondo”.

Ma qualcosa si muove all’orizzonte e porta in grembo il ripensamento della storia e del paesaggio salentino: “Si è deciso – ha detto Emiliano – di chiedere al ministero dell’Agricoltura e al commissario Silletti di valutare di integrare la quota dei risarcimenti già fissata a 160 euro circa per pianta, anche con un’ulteriore quota di 38 euro finalizzata al temporaneo reimpianto di nuove specie coltivabili”. Che ulivi, di certo, non sono.

Lo stop del Tar Lazio all’eradicazione degli ulivi arriva anche per dieci proprietari di Trepuzzi e Squinzano, che si affiancano, dunque, ai ventidue che hanno già ottenuto la sospensiva a Torchiarolo. Il decreto emesso  congela, limitatamente alle proprietà dei ricorrenti, i tagli imposti dal Piano Silletti bis e dalle notifiche dei giorni scorsi.
Fissa la discussione della domanda cautelare in sede collegiale alla Camera di Consiglio del 4 novembre prossimo, stessa data per la discussione dei ricorsi dei proprietari torchiarolesi. Stavolta, però, gli ulivi sono tutti in territorio leccese, in agro di Trepuzzi. E anche per loro la presidente della I Sezione del Tar Lazio, Giulia Ferrari, ha riconosciuto che dall’ordine di estirpazione delle piante di olivo, impartito con i provvedimenti impugnati, “deriva ai ricorrenti un danno grave e irreparabile, perché irreversibile”, che dunque c’è non solo per le piante sane nel raggio di cento metri da quelle malate, ma anche per quelle infette.

Per il momento, dunque, ruspe ferme anche su dieci terreni trepuzzini. È il primo risultato incassato con l’accoglimento dell’istanza di misure cautelari provvisorie proposta dai ricorrenti, rappresentati, al pari di 21 olivicoltori di Torchiarolo, dagli avvocati Mariano Alterio e Mario Tagliaferro, con la consulenza legale di Nicola Grasso, docente di diritto Costituzionale presso l’Università del Salento.

Il ricorso è stato proposto “contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile, Commissario Delegato per Fronteggiare il Rischio Fitosanitario alla diffusione della Xylella nel territorio della Regione Puglia, Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Regione Puglia”.

È stato richiesto l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, degli atti emessi dal dirigente del Servizio Agricoltura della Regione Puglia l’1 ottobre scorso, gli stessi con cui è stato fatto obbligo agli agricoltori di abbattere, entro dieci giorni, gli alberi considerati “infetti”.




PARIGI – L’Unesco ha detto sì ai Caschi blu della cultura

La risoluzione italiana, cofirmata da 53 Paesi, è sostenuta dai membri permanenti del Consiglio di sicurezza.

Il Consiglio esecutivo dell’Unesco riunito a Parigi ha approvato la proposta italiana di istituire meccanismi per l’impiego dei «Caschi blu della Cultura». La risoluzione italiana, cofirmata da 53 Paesi e sostenuta dai membri permanenti del Consiglio di sicurezza, è stata votata per acclamazione dopo un dibattito molto intenso e articolato che ha coinvolto la maggioranza delle delegazioni presenti a Parigi.
Per il ministro del Mibact, Dario Franceschini, si tratta di “un successo internazionale del nostro Paese dopo quello ottenuto a Milano  con l’approvazione di 83 Paesi della Dichiarazione sulla protezione del Patrimonio culturale: adesso occorre definire subito gli aspetti operativi della nostra proposta. Occorre una task force internazionale che dovrà intervenire laddove il patrimonio dell’umanità è messo a rischio da catastrofi naturali o da attacchi terroristici”.
Il Consiglio esecutivo dell’Unesco si è anche impegnato a proseguire a lavorare in sede Onu per includere la componente culturale nelle missioni di pace come richiesto dal presidente del Consiglio Matteo Renzi nel suo recente intervento all’Assemblea Onu.




ITALIA – Letterate nelle vie di Milano

Di Nadia Boaretto

 Ci sono donne con le quali sarebbe bello prendere un caffè e chiacchierare in modo informale di interessi comuni. Magari sedute ad un tavolino della Galleria Vittorio Emanuele II, con affaccio sul Duomo. Scatterebbero ricordi, nostalgie, propositi per il futuro. Di queste donne rimane traccia nella loro opera e nelle targhe che ne riportano i nomi.

1.Germana de Stael

Ripercorrendo la storia dal passato si rivivrebbe l’età dell’Illuminismo con Germana de Stael, così italianizzata ma nata Anne-Louise Germaine Necker, baronessa di Staël-Holstein (Parigi, 22 aprile 1766 – Parigi, 14 luglio 1817).

2.milano-germana de stael

Di lei scrittrice permane l’importanza del trattato De l’Allemagne, un elogio della cultura tedesca che fu sequestrato dal regime di Napoleone e le valse l’interdizione dal soggiorno a Parigi, con il divieto di avvicinarsi a meno di 150 chilometri. A seguito di ciò visse in esilio sul lago di Ginevra e poté tornare nella capitale francese solo dopo la caduta di Bonaparte.

Colei che è passata alla storia come Madame de Staël, figlia di Jacques Necker, ministro delle finanze del re di Francia Luigi XVI, e di Suzanne Curchod, aveva perfezionato la propria formazione accademica grazie al salotto letterario della madre, successivamente riprodotto in un proprio circolo culturale aperto ai maggiori intellettuali dell’epoca.

Innovatrice e degna discepola degli Enciclopedisti, scrisse il saggio Sulla maniera e l’utilità delle traduzioni, uscito a cura di Pietro Giordani nel primo numero della Biblioteca Italiana (gennaio 1816). Ne derivò un lungo dibattito tra classicisti e romantici in cui si metteva a confronto la letteratura tedesca ed inglese con quella italiana, ancora legata alla nostalgica imitazione del Neoclassicismo e dell’Arcadia. Si sottolineava come tale produzione, spesso scritta in latino e rivolta ad un ristretto pubblico di élite, fosse ormai in declino nell’ambito europeo e avesse bisogno di una nuova visione, in un più stretto rapporto fra società e cultura. Di questa querelle Madame de Staël fu il centro.

3.oriana-fallaci.foto_completa

Forse si sarebbe intesa bene con Oriana Fallaci o forse no.

Due caratteri forti possono fare fronte comune o farsi la guerra. Chissà…

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Fallaci dice di se stessa: «Sono nata a Firenze il 29/6/1929 da genitori fiorentini: Tosca ed Edoardo Fallaci. Da parte di mia madre, tuttavia, esiste un “filone” spagnolo: la sua bisnonna era di Barcellona. Da parte di mio padre, un “filone” romagnolo: sua madre era di Cesena. Connubio pessimo, com’è ovvio, nei risultati temperamentali. Mi ritengo comunque una fiorentina pura. Fiorentino parlo, fiorentino penso, fiorentino sento. Fiorentina è la mia cultura e la mia educazione. All’estero, quando mi chiedono a quale Paese appartengo, rispondo: Firenze. Non: Italia. Perché non è la stessa cosa». La sua era una famiglia di antifascisti militanti. Il padre era iscritto al Partito socialista italiano (PSI) da quando aveva 17 anni. Sempre citando da Oriana: «Ho avuto la fortuna di essere stata educata da due genitori molto coraggiosi. Coraggiosi fisicamente e moralmente. Mio padre, si sa, era un eroe della Resistenza e mia madre non gli è stata da meno».

Lei stessa dopo la caduta del regime fascista, nel luglio del 1943, seguì il padre nella Resistenza. Aveva 14 anni e con la sua bicicletta e il nome di battaglia “Emilia” fece da staffetta consegnando armi, giornali clandestini, messaggi e accompagnando i prigionieri inglesi e americani fuggiti dai campi di concentramento italiani dopo l’8 settembre verso le linee degli Alleati.

Le iniziali collaborazioni giornalistiche la confermarono nella decisione di dedicarsi alla scrittura. Il primo romanzo fu Penelope alla guerra (1962), seguito da Gli antipatici (1963).

Il 1967 e il 1968 furono gli anni più importanti per la sua carriera, in quanto inviata in Vietnam, unica giornalista italiana presente al fronte, in posizione critica sia nei confronti dei soldati americani e sudvietnamiti sia nei confronti dei vietcong. Da tale esperienza scaturì il libro Niente e così sia (1969). Crescente fu da allora il successo come giornalista politica grazie ai reportage sulla rivolta di Detroit dopo l’uccisione di Martin Luther King, sul conflitto arabo-palestinese, sulle guerriglie contro le dittature del Sudamerica. Per non parlare della morte di Bob Kennedy e delle interviste a personaggi politici abitualmente inavvicinabili. La sua tecnica era per l’epoca molto innovativa, quasi un vero e proprio interrogatorio, studiato a tavolino e di taglio soggettivo. «Per esser buona un’intervista deve infilarsi, affondarsi, nel cuore dell’intervistato», dirà nel 2004 in Oriana Fallaci intervista se stessa – LApocalisse. Ventisei di questi pezzi furono raccolti nel 1974 in Intervista con la storia.

Altri due libri sono autobiografici: Lettera a un bambino mai nato (1975), pubblicato mentre in Italia si discuteva di legge sull’aborto, e Un uomo (1979), sul rapporto con Alexandros Panagulis. Nel 1990 uscì Insciallah, ancora una volta sulla guerra e sul fondamentalismo islamico. Oriana Fallaci nell’intervistare Khomeini, polemicamente si tolse il velo dalla testa.

Nel 1992 scoprì di avere il cancro. Nel 2006, gravemente malata, volle tornare a Firenze dove morì il 15 settembre.

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A sua volta giornalista d’attacco fu Anna Politkovskaja, nata nel 1958 a New York da genitori diplomatici.

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Dopo aver lavorato per il giornale Izvestija, nel 1999 comincia a seguire per la Novaja Gazeta il conflitto in Cecenia. Nel 2001 vince il Global award di Amnesty International per il giornalismo in difesa dei diritti umani. Nell’ottobre 2002 accetta il ruolo di negoziatrice durante l’assedio del teatro Dubrovka di Mosca. Nel 2003 vince il premio dell’Osce per il giornalismo e la democrazia. Nel settembre 2004 subisce un tentativo di avvelenamento mentre è in volo verso Beslan, durante il sequestro nella scuola. Il 7 ottobre 2006 viene uccisa a Mosca. Questa serie incalzante di eventi ben suggerisce l’idea di una rapida successione culminante nella morte violenta a soli 48 anni.

Anna scrive: “Sono una reietta. È questo il risultato principale del mio lavoro di giornalista in Cecenia e della pubblicazione all’estero dei miei libri sulla vita in Russia e sul conflitto ceceno. A Mosca non mi invitano alle conferenze stampa né alle iniziative in cui è prevista la partecipazione di funzionari del Cremlino: gli organizzatori non vogliono essere sospettati di avere delle simpatie per me… Ormai possiamo incontrarci solo in segreto perché sono considerata una nemica impossibile da “rieducare”. Non sto scherzando [Anna si riferisce al piano di “cecenizzazione” di Putin: ingaggiare i ceceni “buoni” e fedeli al Cremlino per uccidere i ceceni “cattivi” ostili a Mosca]. Qualche tempo fa Vladislav Surkov, viceresponsabile dell’amministrazione presidenziale, ha spiegato che alcuni nemici si possono far ragionare, altri invece sono incorreggibili: con loro il dialogo è impossibile. La politica, secondo Surkov, dev’essere “ripulita” da questi personaggi. Ed è proprio quello che stanno facendo, non solo con me… Il 5 agosto del 2006 mi trovavo in mezzo a una folla di donne nella piccola piazza centrale di Kurchaloj, un villaggio ceceno grigio e polveroso. Portavo una sciarpa arrotolata sulla testa come fanno molte donne locali della mia età… Era fondamentale non essere identificata, altrimenti mi sarebbe potuto succedere di tutto. Su un lato della piazza, appesa al gasdotto che attraversa Kurchaloj, c’era una tuta da uomo intrisa di sangue. La testa, invece, non c’era più. L’avevano portata via…». In questo clima Anna continua la sua battaglia per un giornalismo obiettivo e non distorto dalle leve del potere. Durante la cerimonia di intitolazione ad Anna dei giardini in zona stazione Garibaldi il 12 giugno 2013, la sorella Elena Kudimova ha espresso la speranza di vedere un giorno a Mosca una via dedicata ad Anna Politkovskaja.

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Le donne di lettere spesso iniziano con il giornalismo, poi passano alla saggistica e alla narrativa. È il caso di Graziella Romano, detta Lalla (Demonte, 11 novembre 1906 – Milano, 26 giugno 2001), celebre come poetessa, scrittrice, giornalista e aforista.

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Piemontese di origini ebraiche, frequenta i corsi di pittura di Felice Casorati, a cui segue un’attività di critica d’arte che la porta a conoscere i fermenti parigini e a dedicarsi all’insegnamento di questa disciplina. Vicina al movimento Giustizia e Libertà, prende parte attiva alla Resistenza e s’impegna nei Gruppi di difesa della donna. Incoraggiata da Eugenio Montale, pubblica alcune poesie: è del 1941 la raccolta Fiore edita da Frassinelli e del 1943 la traduzione dei Tre Racconti di Gustave Flaubert. Da qui in poi si moltiplicano le opere letterarie, tra cui il romanzo Le parole tra noi leggere (premio Strega nel 1969) e L’Ospite (1973), oltre alle collaborazioni giornalistiche con varie testate. Nel 1976 Lalla si avventura nella sfera politica e viene eletta consigliera comunale a Milano come indipendente del partito comunista italiano, ma dopo poco si dimette, delusa e annoiata. È quanto successe a Franca Rame, raro esempio di personalità politica dimissionaria dal senato per indignazione. La Romano, ugualmente anticonformista, aveva un carattere schivo che le valse il soprannome di “cardo selvatico” e che si riverbera nella sua scrittura talvolta spietata nel sottolineare i vizi della società borghese. Fu anche impietosa nel descrivere il figlio come persona disadattata nel romanzo Le parole tra noi leggere, che in lui generò un rancore durato tutta la vita.

9.Neera

Diversissima la figura di Neera, pseudonimo di Anna Zuccari Radius (Milano, 7 maggio 1846 – Milano, 13 luglio 1918).

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A lei dobbiamo: Un romanzo (1876), Addio (1877), La Regaldina (1884), Il marito dellamica (1885), Teresa (1886), Lydia (1887), La vecchia casa (1900), Una passione (1903), Duello danime, (1911); novelle, pubblicate su riviste come Il Pungolo, Il Fanfulla della Domenica, L’Illustrazione italiana, Il Marzocco, Il Corriere della Sera; saggi, come Lamor platonico (1897), Lindomani (1890), Fotografie matrimoniali (1898), Battaglie per una idea (1898), Le idee di una donna (1903) e, in collaborazione col Mantegazza, un Dizionario digiene per le famiglie (1881).

Notevoli anche gli epistolari, comprendenti le lettere scambiate con i personaggi contemporanei più illustri (Verga, Mantegazza, Marinetti…), e l’autobiografia Una giovinezza del secolo XIX, iniziata nel 1917 quando era a letto inferma e interrotta solo qualche giorno prima della morte, in forma incompiuta.

Le sue protagoniste riflettono lo spirito del tempo e sono state tacciate di sudditanza alle figure maschili, tant’è che in epoca moderna appaiono desuete e trascurate dai lettori. Tuttavia si intravvedono alcuni accenni assai moderni al desiderio sessuale, malgrado Neera fosse una sostenitrice dell’amore platonico. Vicina alla corrente del verismo, grazie all’amicizia con Verga, seppe creare un equilibrio stilistico tra passione e ragione. Non ricorda in ciò Senno e Sensibilità di Jane Austen? Con le debite differenze, of course, perché quando scintilla lo humour britannico si è più portati al sorriso che alla partecipazione melodrammatica.

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È di una generazione precedente e di origine francese George Sand, pseudonimo di Amantine (o Amandine) Aurore Lucile Dupin (Parigi, 1º luglio 1804 – Nohant-Vic, 8 giugno 1876), scrittrice e drammaturga, considerata tra le più prolifiche della storia della letteratura.

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Scrisse un buon numero di romanzi, novelle e drammi teatrali, tra cui Indiana, Lélia, Consuelo, La palude del diavolo, La piccola Fadette, e l’autobiografia Un inverno a Majorca, resoconto di un soggiorno funestato da piogge continue all’abbazia di Valldemossa in compagnia dei due figli e di Chopin. Di spirito libero e pratico, amava indossare abiti maschili, ritenuti più comodi delle lunghe sottane, sporchevoli in passeggiata e ingombranti a cavallo.

In parallelo ai numerosi legami amorosi (Alfred de Musset e Fryderyk Chopin, più molti altri), si svilupparono adesioni politiche sempre più repubblicane e posizioni liberali, evidenti in Lettres à Marcie, sui temi dell’emancipazione femminile e delle idee socialiste.

Femminista moderata, George Sand fu attiva nel dibattito politico e partecipò, senza assumere un ruolo di primo piano, al governo provvisorio del 1848. L’opposizione alla politica del papato nel dicembre 1863 le costò la messa all’Indice di tutti i suoi scritti.

La vasta e variegata produzione letteraria comprende 143 tra romanzi e racconti, 49 scritti vari, 31 opere teatrali, le cui rappresentazioni si svolgevano nel teatrino privato della tenuta di Nohant. Molte vennero poi allestite sui prestigiosi palcoscenici parigini. Le commedie di costume, tendenzialmente serie e didattiche, riscossero notevole successo ma recensioni critiche poco calorose. Da ricordare inoltre numerose critiche letterarie e testi politici vicini alle idee socialiste.

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Un salto nel tempo ci avvicina a Veronica Gàmbara (Pralboino, 30 novembre 1485 – Correggio, 13 giugno 1550) la poetessa alla quale Milano dedica un piazzale.

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Appartenente a una famiglia di tradizione umanistica, per volere del padre Gianfrancesco, uomo di lettere, acquisì un’ottima educazione classica che comprendeva lo studio della filosofia, della teologia, del greco, del latino. Le sue ave godettero della stima di Francesco Sansovino e di Baldassarre Castiglione in quanto incarnazioni dello spirito del Rinascimento. Brescia era allora una città molto ricca, con fermenti culturali in pieno rigoglio. Per le famiglie nobili era d’obbligo cimentarsi con la poesia e la conversazione letteraria. In questo contesto Veronica cominciò a scrivere versi fin dall’adolescenza, obbedendo al modello petrarchesco imperante, ma rivelando al contempo un notevole talento e un accento personale che si distaccava dall’imitazione pedissequa di molti autori coevi. Con Pietro Bembo, conosciuto dal padre nella sua attività diplomatica, avvia una corrispondenza di lettere e sonetti già nel 1502, continuandola fino alla morte del suo interlocutore. Il primo testo della Gàmbara pervenutoci è una lettera a Isabella d’Este del 1º febbraio 1503, nell’ambito di uno scambio epistolare che ebbe modo di avvicinarla ulteriormente ai valori umanistici.

Veronica mise a frutto la libertà d’intelletto e il talento poetico scrivendo versi raffinati ed eleganti che ricevettero giusto riconoscimento dai contemporanei e che brillano tra i migliori della letteratura italiana. In particolare nelle stanze «l’accento moralistico, che le era naturale, addolciva la sua severità, i pensieri si snodavano con la grazia di un pacato ragionare, cui la lingua nobile ma non artefatta riusciva a conferire un accento aristocratico». Illustri estimatori furono Giacomo Leopardi, Antonio Allegri e Rinaldo Corso. Oltre alle Rime, sono conservate le Lettere, che rivelano una donna vivace, attenta, partecipe della vita culturale e politica del suo tempo.

Dal 1518, dopo la morte del marito, si occupò dello Stato di Correggio, che resse con notevole abilità e determinazione fino alla morte, sopravvenuta nel 1550.

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Di discendenza patrizia è Clelia Grillo Borromeo (Genova, 1684 – Milano, 1777), imparentata con illustri casate europee, figlia di Marcantonio Grillo duca di Mondragone e marchese di Clarafuente, e della marchesa Maria Antonia Imperiali.

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Andata in sposa all’aristocratico Giovanni Benedetto Borromeo, fu cardine della nobiltà milanese e per vari decenni nel palazzo di via Rugabella animò uno dei salotti cittadini più importanti, dove si coltivavano le arti liberali, con un vero e proprio culto per la scienza, tanto che vi si eseguivano esperimenti cui era solito partecipare il più illustre frequentatore della casa, il naturalista Antonio Vallisneri.

La contessa era adepta delle scienze naturali e della matematica, unite a un’ottima padronanza del latino, del greco e dell’arabo. Il suo salotto divenne man mano un centro politico avverso all’Austria, dove si riunivano aristocratici desiderosi di rovesciare il governo di Maria Teresa per tornare sotto la Spagna. Un ruolo principale ebbe il conte Giulio Antonio Biancani, che Clelia nascose e che aiutò poi a fuggire durante la repressione. Il conte fu però scoperto, arrestato e decapitato. Clelia pagò a caro prezzo l’impegno filospagnolo con l’esilio e la confisca dei beni. Malgrado tali traversie morì novantatreenne.

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Di origine nobile era anche Anna Maria Mozzoni (Milano, 5 maggio 1837 – Roma, 14 giugno 1920), nota come giornalista, attivista dei diritti civili e pioniera del femminismo. Educata alla luce delle idee illuministe, maturò una coscienza libera da pregiudizi che oggi definiremmo laica.

Scrisse La donna e i suoi rapporti sociali, pubblicato nel 1864 come auspicio di un risorgimento femminile e, fervente repubblicana, rimproverò a Mazzini l’idea retriva che il posto della donna sia soltanto in seno alla famiglia. Non meno dura fu l’accusa a Proudhon che, giudicando le donne esseri inferiori mentalmente e moralmente, quindi non meritevoli di una partecipazione attiva nella società, stabiliva un arretramento rispetto alle idee avanzate e riformiste del Settecento. Tuttavia anche la Mozzoni era convinta che la generalità delle donne, «a causa della fitta tenebra di sessanta secoli» d’oppressione, non fosse ancora matura per godere del diritto di voto, mentre era imperativo l’accesso all’istruzione e alle professioni. Fondamentale poi la riforma del diritto di famiglia, uno dei 18 punti esposti nel libro.

Analoghi sono i temi di La donna in faccia al progetto del nuovo Codice civile italiano, un breve scritto pubblicato a Milano nel 1865.

A fronte delle nascenti scuole professionali riservate alle ragazze, nel 1866 Mozzoni diede alle stampe Un passo avanti nella cultura femminile. Tesi e progetto, a favore dell’introduzione delle lingue straniere, delle scienze e della storia della condizione femminile nel mondo, come presupposti necessari a formare «cittadine di uno stato moderno».

Nel 1870, dopo aver tradotto The Subjection of Women di John Stuart Mill, insegnò filosofia morale nel Liceo femminile «Maria Gaetana Agnesi» di Milano, e con la collega Maria Antonietta Torriani nel marzo 1871 tenne un giro di conferenze a Genova e a Firenze.

Si batté tutta la vita per la concessione del voto alle donne, presentando mozioni in Parlamento nel 1877 e nel 1906. Nel 1878 rappresentò l’Italia al Congresso internazionale per i diritti delle donne di Parigi. L’anno seguente fondò a Milano la Lega promotrice degli interessi femminili.

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MOSCA – Aleksandr Lukashenko conquista il quinto mandato consecutivo con oltre l’80% dei voti

Il presidente bielorusso uscente, Aleksandr Lukashenko, conquista un quinto mandato consecutivo con oltre l’80% dei voti, secondo un exit poll di tre istituti statali. Lo riferisce l’agenzia bielorussa Belta. Le opposizioni hanno protestato contro la pratica del voto anticipato che ha consentito a circa il 36 per cento dei circa 7 milioni di elettori di votare a partire da cinque giorni fa




17 OTTOBRE – Giornata mondiale contro la povertà: il progetto “Diritti per le nostre strade”

Riceviamo e pubblichiamo:

“Anche come “Diritti per le nostre strade” vogliamo aderire e contribuire alle iniziative volte a mettere al centro la lotta alla povertà. E lo vogliamo fare col solito taglio radicale che abbiamo espresso durante questi mesi di lavoro:
– andare alla radice dei processi di impoverimento, per dichiarare illegale la povertà e non i poveri (guerra ai poveri);
– inquarare la povertà in termini di disuguaglianza e ingiustizia sociale e lavorare per contrastare ogni concessione al dramma della guerra tra poveri;
– superare il pietismo compassionevole sui poveri per rivendicare una cittadinanza inclusiva ed eguale come garanzia di pienezza di diritti;
Il riferimento all’articolo 3 (secondo comma) della Costituzione è anche per noi il perno di una politica e una cultura seriamente orientate a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.

Su di esso abbiamo costruito il progetto “Diritti per le nostre strade” e ad esso sono ispirati i 12 principi del nostro recente “Manifesto dei diritti”.
Per questo ora sosteniamo lo sforzo che “Libera”, con la campagna “Miseria Ladra”, sta mettendo in questa direzione e invitiamo a passare presso il banchetto all’interno di Equa – Festa delle Interazioni solidali (16-17-18 ottobre, c/o Arsenale di Verona) per raccogliere materiale e sostenere la campagna.
E vi invitiamo a partecipare alle altre iniziative che in questi mesi stiamo proponendo a Borgo Nuovo, presso la sede dell’Associazione per la pace tra i popoli (Casa della Pace “Filippo De Girolamo”, via Enna 12):

> venerdì 23 ottobre, ore 20.45: parlando con Tiberio Bentivoglio di lotta alla mafia come lotta all’impoverimento morale e civile di una comunità;
> venerdì 30 ottobre, ore 20.45: condividendo con gli amici di Self Help le possibili forme di riscatto dall’impoverimento sociale, relazionale e di diritti;
> sabato 28 novembre, ore 16.30: riflettendo con Angela Milella di povertà educativa, impoverimento della scuola e precarietà dei docenti”.

“LA POVERTA’ RUBA LA SPERANZA, LA DIGNITA’, I DIRITTI”
(Miseria Ladra)

“DICHIARIAMO ILLEGALE LA POVERTA'”
(Banning Poverty)

“IL POVERO CHE NON ORGANIZZA LA PROPRIA RIBELLIONE NON MERITA COMPASSIONE PER LA SUA SORTE”
(Thomas Sankara)

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SVEZIA – Solo 50 donne hanno vinto il Nobel: il 4% dei premi assegnati

Malala Yousafzai è la più giovane vincitrice del premio Nobel per la pace. Nonostante sia appena maggiorenne ha dimostrato carisma e coraggio, lottando a discapito della sua incolumità, affinché tutte le ragazze del suo popolo potessero avere il diritto ad un’istruzione. Nata e vissuta fino al 2012 nella valle dello Swat, in Pakistan, ha dovuto abbandonare la propria terra d’origine dopo aver subito un vile attentato da parte dei talebani, sicuri che le loro pallottole potessero mettere a tacere il suo grido di speranza. Malgrado le sue condizioni apparvero sin da subito disperate, lei è sopravvissuta, non si è lasciata sopraffare dalla paura ed ha continuato a lottare, dimostrando ai suoi aguzzini che le armi più potenti sono una penna e il senso di giustizia. Poche donne prima di lei sono riuscite ad ottenere il premio Nobel, solo 50, ossia il 4% nel totale dei premi assegnati, ad altre invece fu negato. Rosalind Elsie Franklin ad esempio, fu una di queste. Laureata alla facoltà di chimica e fisica, presso l’Università di Cambridge, compì degli importanti studi sul DNA, che valsero il premio Nobel, ai suoi colleghi. Un altro caso eclatante fu quello di Mileva Maric, moglie di Albert Einsten, che aiutò e supportò suo marito nella formulazione della teoria della relatività, inoltre lo scienziato sosteneva che il contributo di sua moglie, soprattutto per ciò che concerneva gli studi matematici, era per lui essenziale, tuttavia non ha mai ottenuto il meritato riconoscimento.




ITALIA – Shell abbandona l’Artico per lo Jonio, ma rischia con il Referendum

Dal Coordinamento nazionale No Triv riceviamo il seguente comunicato:

“Il 13 Ottobre scorso la Commissione Tecnica VIA del Ministero dell’ambiente si è espressa per la compatibilità ambientale di due istanze di permesso di ricerca presentate a fine 2009 dalla Shell Italia Ep.

Le due istanze, contraddistinte dalle sigle d73 F.R- SH e d74 F.R-SH, interessano il Golfo di Taranto e, seppur distinte sotto il profilo autorizzativo, costituiscono per Shell un tutt’uno sotto il profilo industriale.

Delle due istanze gemelle, la d74 F.R-SH è giunta a noi grazie all’art. 35, comma 1, del Decreto Sviluppo, convertito in legge sotto il Governo Monti e oggi sottoposto a referendum abrogativo.

Il suo inquadramento geografico è descritto anche nella Sintesi non tecnica del progetto redatto dalla Shell: “Il punto più a Nord del blocco in oggetto si trova a circa (meno) 12 miglia nautiche da Capo Spulico, la parte più orientale dista circa 8 miglia marine da Trebisacce, mentre il punto più a Sud dista circa 14 miglia da Punta Alice“.

Secondo uno studio del MISE, l’area di ricerca è interferente al 100% con una lunga serie di aree interdette ai sensi del Decreto Prestigiacomo (SIC: Fiumara Trionto, Macchia della Bura, Fondali Crosia- Pietrapaola, Dune di Camigliano). Il 30 novembre 2010, infatti, il MISE notificò alla Shell un preavviso di rigetto.

Stessa sorte toccò in pari data alla gemella d73 F.R- SH perché interferente per intero con la Zona di Protezione Speciale Alto Jonio Cosentino.

I progetti espansionistici della Shell nello Jonio, coerenti con la Strategia Energetica Nazionale, possono e devono essere arrestati: grazie allo Sblocca Italia, si fa concreta la possibilità che, una volta individuato il Piano delle Aree ed ottenuti i permessi di ricerca, la compagnia olandese richieda ed ottenga la conversione dei titoli di ricerca in titoli concessori unici.

Tutto questo, però, può essere evitato. È importante, quindi, che:

– le amministrazioni interessate propongano ricorso al TAR Lazio contro i decreti VIA del 13 ottobre scorso;

– la Regione Calabria segua l’esempio della Regione Abruzzo che nei giorni scorsi ha approvato una legge ad hoc per vietare qualsiasi attività di ricerca e di coltivazione di idrocarburi al di sotto del limite delle 12 miglia dalle linee di costa o dalle aree naturali protette;

– nel frattempo vada avanti spedito il processo referendario. Dei sei quesiti referendari, infatti, ben tre (contro trivelle entro le 12 miglia; contro conversione titolo di ricerca in titolo concessorio unico e pronunciamento della Conferenza Unificata Stato-Regioni sul Piano delle Aree, mare compreso) sono in grado di arrestare l’avanzata di Shell nel Golfo di Taranto.

Ma lo sforzo più grande dovrà farlo la politica, rimediando in extremis alle pessime scelte effettuate in materia energetica ed ambientale negli ultimi anni e puntando sulla riconversione ecologica del sistema economico attivando, quindi, tutti gli strumenti di programmazione possibili e disponibili.

Il 30 ottobre p.v. la Cassazione si esprimerà sui quesiti referendari proposti dalle 10 regioni firmatarie delle delibere di Consiglio contro le trivelle. Se tutto andrà bene, ci resteranno pochi mesi sino alla Primavera 2016, in cui concentrare i nostri sforzi per sensibilizzare la popolazione sul tema.

Nel frattempo il Governo Renzi, in barba alle decisioni di 10 regioni, alla spinta di 200 associazioni ambientaliste e di migliaia di cittadini attivi ha dato esito positivo, tramite il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, a due pareri VIA (Valutazione Impatto Ambientale) che consentono a SHELL ITALIA la ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nel Mar Jonio.

Non è più possibile presentare osservazioni, ma solo ricorrere al TAR entro 60 giorni. A tal proposito alleghiamo un comunicato stampa del Coordinamento Nazionale in cui si propongono alcune azioni concrete da intraprendere.

Contro ogni trivellazione a terra ed in mare, il nostro percorso fatto di assemblee, dibattiti pubblici ed incontri formativi non si arresta.
Vi invitiamo quindi a seguirci durante i prossimi eventi e a collaborare proponendo nuovi luoghi di discussione e confronto.

>> Domenica prossima 18 ottobre 2015 Assemblea Pubblica #NoTriv durante la prima edizione della Fiera delle Autoproduzioni di Terlizzi.

Largo Lago Dentro, Terlizzi, a partire dalle 20.30.
>> Venerdì 23 ottobre 2015 parteciperemo a CHE CLIMA! Tira aria nuova? A che prezzo la respiriamo? Quanto dobbiamo scavare per le risposte? – Seminario sui Conflitti Ambientali di preparazione alla Cop21 (Conferenza Internazionale sul Clima di Parigi), organizzato da Rete della Conoscenza e Link Bari, insieme all’associazione A Sud Onlus, al Prof. Marino Ruzzenenti e all’Arpa Puglia.

Campus Universitario di Bari, via Orabona, a partire dalle 14:30.
Per info e dettagli sull’aula, seguite l’evento FB: https://www.facebook.com/events/862481077203548/

Vi ricordiamo inoltre che Domenica 8 novembre si terrà a Roma l’Assemblea del Coordinamento Nazionale No Triv, a cui parteciperemo.
Sollecitiamo gli iscritti alla ML, le associazioni e gli altri comitati”.

Copertina evento PS amnesty




ITALIA – Milano combattente

Di Nadia Boaretto

Milano è medaglia d’oro fra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione. E ne va fiera. Tale orgoglio si riflette nelle intitolazioni stradali, che anche quando celebrano figure risorgimentali, risalenti quindi a più di un secolo addietro, alludono a un perdurante spirito libertario e alla lotta contro l’oppressore straniero. I personaggi femminili non sono numerosi, ma la disparità fra nominativi maschili e femminili sta a poco a poco migliorando.

 

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Cristina Trivulzio di Belgioioso è relegata un po’ lontano dal centralissimo palazzo Belgioioso, ma molti angoli di Milano portano le sue tracce. L’atto di battesimo venne registrato nella parrocchia della chiesa di Sant’Alessandro. Il suo matrimonio con il giovane ed avvenente principe Emilio Barbiano di Belgiojoso avvenne nella chiesa di S. Fedele il 24 settembre 1824. La più ricca ereditiera d’Italia vantava una dote di 400.000 lire austriache. Aveva allora solo 16 anni. Fu un’unione infelice, che aggiunse pene ai problemi di epilessia e di salute cagionevole. Divenuta fervente patriota, Cristina viaggiò in Italia, in Svizzera, in Francia, ebbe i beni confiscati dagli Austriaci, tanto che la sua firma sui bozzetti dei parlamentari francesi, che le erano stati commissionati, divenne La Princesse ruinée (La principessa rovinata). Avversa ai progetti mazziniani, che riteneva fallimentari, non sempre godette di simpatie tra i fuoriusciti italiani a Parigi. La sua vita avventurosa anche dopo la nascita della figlia Maria la condusse da Locate a Napoli, in Turchia, sempre in ristrettezze. Il che non le impedì di aiutare le donne più umili e i loro figli, e di pagare il viaggio a 200 patrioti che volevano partecipare alle 5 giornate di Milano.

Morì nel 1871, a 63 anni. Aveva sofferto di varie malattie, vissuto molte peripezie, tra le quali anche un tentativo di omicidio, cosa che le lasciò diverse ferite. Fu sepolta a Locate di Triulzi, dove la sua tomba si trova tuttora. Al suo funerale non partecipò nessuno dei politici dell’Italia, che lei così generosamente aveva contribuito ad unire.

 

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Al suo periodo si lega Costanza Arconati Trotti Bentivoglio (Vienna 1800-1871), attiva durante i moti carbonari del 1821. Successivamente costretta dall’esilio del marito a soggiornare tra il Belgio e Berlino, può tornare in Italia grazie all’amnistia del 1838. Dopo una breve permanenza a Milano si stabilisce a Pisa, mantenendo i contatti con intellettuali liberali. Costanza non riesce a capire perché i governanti piemontesi non si pongano all’altezza del compito che il destino ha loro riservato: guidare un esercito alla liberazione dell’Italia. Tesse così una fitta rete di corrispondenza con i patrioti in prigione, in particolare con Federico Confalonieri e con Giorgio Pallavicino e dietro il ruolo di “cronista culturale”, come viene definito il suo impegno, cela un’intensa attività patriottica di messaggera; ella porta infatti a destinazione i dispacci dei carbonari, in Francia, in Belgio, in Germania, ovunque. Al momento delle 5 Giornate (1848) arriva a Milano, dove si pone a fianco del marito che si batte per l’immediata unione del Lombardo-Veneto al Piemonte, sotto il comando di Carlo Alberto. Dopo il 1849, al ritorno degli austriaci, si trasferisce a Torino e di qui a Firenze e Vienna, seguendo sempre le vicende italiane e applaudendo Roma capitale d’Italia. Il 21 Maggio 1871 Costanza non regge al dispiacere della notizia dell’imminente morte del suo secondogenito, Gianmartino, per una malattia incurabile contratta in un viaggio e muore in un edificio adiacente alla reggia di Francesco Giuseppe, che tanto si era opposto all’unità d’Italia. È sepolta ad Arconate, feudo della famiglia del marito.

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Giuditta Bellerio Sidoli fu a sua volta fervente patriota, legata a Mazzini, con cui nel 1832 fondò il giornale politico La Giovine Italia, assumendone il ruolo di responsabile e contabile.

A causa delle sue idee rivoluzionarie fu allontanata dai figli per volere del suocero e trascorse anni in un continuo peregrinare per gli Stati d’Italia e d’Europa, alla ricerca dei figli e nelle partecipazioni ai vari moti rivoluzionari e cospirazioni a Livorno, Firenze, Roma, Milano e Bologna. Nel dicembre 1849 fu arrestata e incarcerata a Modena e trasferita a Milano nel febbraio 1850 su ordine del generale Radetzky. Scampata al carcere e trasferitasi definitivamente a Torino sul finire del 1852, diede vita ad un salotto politico frequentato dalle maggiori personalità risorgimentali dell’epoca, contribuendo a preparare il terreno culturale per la seconda guerra di indipendenza.

Nel 1868 Giuditta Bellerio si ammalò gravemente di tubercolosi e il 28 marzo 1871 si spense a Torino, stroncata da una polmonite, dopo aver rifiutato i sacramenti religiosi, coerentemente con la sua dichiarazione di «credere liberamente nel Dio degli esuli e dei vinti, non in quello imposto dalla Chiesa».

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Matilde Viscontini, altra patriota, dopo il matrimonio con il militare polacco Jan Dembowski visse in un appartamento di famiglia in via San Maurilio e anni dopo la separazione dal marito, la cui brutalità entro le mura domestiche era cosa risaputa, andò ad abitare in piazza Belgioioso. Quando si dice il destino! Qui creò un salotto frequentato da intellettuali. Di lei s’innamorò Stendhal, ma forse Matilde aveva una relazione con il conte Giuseppe Pecchio; entrambi erano affiliati alla Società dei Federati, un circolo cospirativo legato ai liberali piemontesi, che si proponeva di suscitare un’insurrezione a Milano contando sull’appoggio del principe di Carignano. Le donne affiliate erano chiamate «maestre giardiniere». Arrestata, la Viscontini diede prova di grande coraggio e intelligenza, negando ogni coinvolgimento e preoccupandosi soprattutto di non denunciare gli amici. Morì di tabe nel 1825, a soli 35 anni.

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Il filo rosso della storia tesse una bella trama di intelligenza e coraggio nelle figure di Rosa Luxemburg e Anna Kuliscioff, ben presenti in due targhe stradali.

Rosa Luxemburg (Zamość, 5 marzo 1871 – Berlino, 15 gennaio 1919), è una politica, filosofa e rivoluzionaria polacca naturalizzata tedesca, teorica del socialismo rivoluzionario marxista. Di famiglia ebrea, ricevette una buona istruzione, fino alla laurea in giurisprudenza.

Rosa Luxemburg convinta che un programma rivoluzionario non potesse accogliere temi nazionalistici quali l’autonomia della Polonia, credeva comunque nel diritto all’auto-determinazione dei popoli, restando «la liquidazione del capitalismo internazionale» il fine dei partiti socialisti.

Fece parte del fronte pacifista all’inizio della prima guerra mondiale e assieme a Karl Liebknecht nel 1915 creò il Gruppo Internazionale.

Il 28 giugno 1916 Rosa, assieme a Karl, venne arrestata in seguito al fallimento di uno sciopero internazionale e condannata a due anni di reclusione, dopo essere già stata in carcere per un intero anno a partire dal febbraio 1915.

Partecipò alla Rivoluzione Tedesca del novembre 1918 e contribuì a fondare il Partito Comunista di Germania, tra il dicembre 1918 e il gennaio 1919. Nel corso della rivolta iniziata il 6 gennaio 1919, venne rapita ed in seguito assassinata, insieme con Liebknecht, dai soldati dei cosiddetti Freikorps, i gruppi paramilitari agli ordini del governo del socialdemocratico Friedrich Ebert e del ministro degli Interni Noske.

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Anna Kuliscioff (Sinferopoli, 9 gennaio 1855 – Milano, 29 dicembre 1925), anarchica, rivoluzionaria italo-russa, è una fondamentale esponente e fondatrice del Partito Socialista Italiano. Di ricca estrazione ebrea, si laureò in medicina e si specializzò in ginecologia, prima a Torino, poi a Padova. Con la sua tesi scoprì l’origine batterica della febbre puerperale, aprendo la strada alla scoperta che avrebbe salvato milioni di donne dalla morte dopo il parto. Si trasferì poi a Milano, dove cominciò a esercitare l’attività medica, meritandosi il titolo di “dottora dei poveri”. Come già avvenuto in passato a Firenze, nel 1898 andò in carcere con l’accusa di reati di opinione e di sovversione. Dopo qualche mese venne scarcerata per indulto. Elaborò poi una legge a tutela del lavoro minorile e femminile che, presentata al Parlamento dal Partito Socialista Italiano, venne approvata nel 1902 come legge Carcano, nº 242.

Anna Kuliscioff, assieme alla sindacalista Maria Goia, ebbe parte attiva nella campagna per l’estensione del voto alle donne tanto che con il suo sostegno nel 1911 nacque il Comitato Socialista per il suffragio femminile. Ma nel 1912 una legge di Giolitti istituiva il suffragio “universale” solo maschile, estendendo il voto anche agli analfabeti che avessero compiuto i trent’anni. Si continuava così a escludere le donne da un diritto basilare. Per Anna iniziò un periodo di scoramento, durante il quale anche il rapporto con Filippo Turati si incrinò.

Morì a Milano nel 1925 e il funerale venne funestato da alcuni fascisti. Sepolta nel Cimitero Monumentale, ha una via dedicata in zona Bisceglie e una targa che accomuna il suo nome a quello di Turati in piazza Duomo, sotto i portici di accesso alla Galleria Vittorio Emanuele.

Queste donne impavide hanno lasciato il segno. Nel corso dell’occupazione tedesca altre hanno raccolto il testimone.

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Tra queste Gina Galeotti Bianchi, una delle protagoniste della lotta nel nord Italia. Già all’età di 16 anni entrò nel movimento antifascista, prese poi parte agli scioperi di Milano, con il nome di battaglia di Lia e venne catturata e interrogata per ben 33 volte. Denunciata al Tribunale speciale il 25 luglio 1943 venne liberata, tornò a Milano, dove prese parte al Comitato provinciale dei Gruppi di difesa della donna, e continuò la propria attività, dedicandosi all’assistenza delle famiglie delle vittime della lotta di Liberazione. Il 25 aprile 1945 nella giornata di insurrezione nazionale mentre si recava a Niguarda per prendere contatto con alcune infermiere dell’ospedale incaricato di curare i partigiani feriti fu colpita da una raffica di colpi che uccise lei e il bimbo di otto mesi che portava in grembo. A soli 33 anni morì dopo un’intensa vita di lotta antifascista. Le fu poi assegnata la medaglia d’oro alla memoria dal Comando Generale delle Brigate Garibaldi. Il 19 novembre 2005, nella zona di Niguarda, nei giardini tra via Val di Ledro e via Hermada, il Comune di Milano le ha intitolato l’area.

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Teresa Noce, «sola, affamata e ribelle» per sua stessa definizione, s’impegnò nel Partito socialista italiano (PSI), fondando nel 1919 con altri compagni il circolo giovanile socialista torinese. In Italia militò contro il fascismo e in Francia fondò la rivista Noi Donne con Xenia Sereni ed entrò in clandestinità. Fu rinchiusa in campo di concentramento a Ravensbrück e infine liberata da forze polacche. Il suo nome va annoverato fra quelli delle madri costituenti e come parlamentare per l’impegno esercitato a favore della parità salariale e per la promozione della legge 26 agosto 1950, n. 860 a tutela delle lavoratrici madri. Dopo un periodo doloroso di rottura con il marito Luigi Longo e con il partito comunista morì a Bologna il 22 gennaio 1980.

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A tutte le Donne Partigiane il consiglio di zona 6 ha dedicato una piazza di Milano.




ITALIA – Pinotti: “Nella lotta all’Isis in Iraq l’Italia c’è sempre stata. Si stanno valutando nuovi ruoli per i nostri velivoli”

L’ipotesi della partecipazione dell’Italia nella guerra contro l’Isis che si sta combattendo in Iraq appare sempre più vicina alla realtà. Il ministro della difesa Roberta Pinotti ha dichiarato durante un’intervista al Tg1 che: “Nella lotta all’Isis in Iraq l’Italia c’è sempre stata: siamo ad Erbil, siamo a Baghdad, ci siamo con i nostri addestratori, con i carabinieri e con aerei da ricognizione che partecipano all’operato della coalizione. Eventuali diverse esigenze, sulla base del rapporto con gli alleati e con il governo iracheno verranno valutate ma certamente passeranno al vaglio del Parlamento” . Ha inoltre affermato che “Si stanno valutando possibili nuovi ruoli per i nostri velivoli, e quando dovesse verificarsi questa ipotesi ovviamente riferirò in Parlamento”.
Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni sulla questione si è espresso sostenendo che “la situazione in Iraq è aperta, c’è una discussione tra gli alleati sul modo migliore per partecipare all’operazione ma una cosa è certa l’Italia non ha preso nuove decisioni sull’utilizzo dei nostri aerei e se dovesse prenderle il governo non lo farebbe di nascosto ma coinvolgerebbe come è ovvio e doveroso il parlamento”. L’Italia collabora in Iraq con le forze alleate da oltre un anno, compiendo solo missioni di ricognizione attraverso l’utilizzo di 140 unità , 4 Tornado e dei droni Predator.




ITALIA – Cotte crude terre mostra a cura di Saverio Simi de Burgis

di Domenico Simi de Burgis

“Atelier 3+10” è un insieme di tredici giovani artisti che, guidati da Marija Markovic e Zongqi Geng a nome della loro multiculturalità (vengono tutti da paesi molto diversi), hanno fondato questo gruppo prendendo in affitto un capannone in via Cappelletto 20 a Mestre e trasformandolo in studio e spazio espositivo a loro destinato.

L’iniziativa risale ormai a qualche mese fa ma già tre mostre sono state realizzate in questo breve arco di tempo. La prima, “Contents in continents”, ha inaugurato lo spazio e non aveva un tema ben preciso ma raccoglieva testimonianze di diverse culture ed esperienze pittoriche e non, nello spirito del gruppo: un breve sunto si può esprimere attraverso i quadri quasi antropologici che ritraggono donne serbe in costumi tradizionali di Ivana Bukovac (artista però ospite come anche tanti altri esposti in quell’occasione) oppure le sculture incubo di Marija Markovic o anche l’aggrovigliarsi umano nella colonna in legno di Zongqi Geng.

Al contrario di questa, la mostra “Cotte crude terre” segue un filo ben preciso che è quello della terracotta.

Le opere infatti sono tutte modellate a partire da questo materiale. La mostra è caratterizzata da un alternarsi significativo di artisti maturi con giovani. Il contrasto è evidente e colpisce positivamente passare dall’atmosfera ragionata e grave nel gesto delle opere di Giovanni Scardovi, Ilaria Ciardi, Sergio Monari, Gianni Guidi, Maurizio Bonora, Ampelio Zappalorto, Sarah Marchetto, il duo Albertini e Moioli e gli iraniani Amir Sharifpour e Sima Shafti all’atmosfera invece più fresca e spensierata soprattutto nella forma e nel gesto più che nel contenuto di Marija Markovic, Zongqi Geng, Lorenzo Rumonato e Valter Cerneka. Un alternarsi quindi di sensazioni passando accanto alla gravosità del bellissimo disco solare dai volti contrapposti di Scardovi con un palo a forma di braccio che indica l’oltre fuoriuscendo dalla bocca, alla pesantezza del tempo espressa dalle tartarughe perfettamente rifinite della Ciardi, alla libertà del volo pensato dal volto di Monari coronato da un nido, all’espressione stravolta dell’opera di Zappalorto, passando ancora per l’angoscia espressa dalle teste imprigionate e deformate di Zongqi Geng o alla calma trasmessa dal cerchio sacrale steso a terra come un mandala accompagnato da una poesia e prolungato sulla parete da una stoffa di Shafti o dei coni-alberi di Sharifpour fino ad arrivare alla figura mistica di sirena accompagnata da una riflessione particolare sulla base della stessa che diventa parte integrante dell’opera al contrario delle numerose altre di Bonora.

Una veloce riflessione la merita anche la terracotta. Un materiale in qualche modo magico per il suo legame con l’origine nel senso per cui l’argilla viene modellata e dalla sua informità si crea una forma definita, attraverso infine un processo alchemico che è quello della cottura che trasforma e agisce sul materiale stesso fino al momento della creazione.

Belle da ricordare sono le parole a tal proposito di Giovanni Scardovi nella presentazione della mostra parafrasabili così: “La terracotta è il materiale più antico perché uno dei primi a essere utilizzati, il più moderno in quanto utilizzato dagli uomini legati all’origine”.