ITALIA – A Cagliari, tra le donne di Castello

Di Agnese Onnis

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FOTO 1. Castello

Posta a sud dell’isola, di cui è capoluogo, Cagliari si caratterizza per i suoi sette colli da cui prendono nome alcuni quartieri: Castello, Tuvumannu/Tuvixeddu, Monte Claro, Monte Urpinu, Colle di Bonaria, Colle di San Michele, Calamosca/Sella del Diavolo e da zone pianeggianti laddove a partire dall’Ottocento sono sorti quelli nuovi.

Anche le targhe delle strade e delle piazze – una vera risorsa per la memoria della città insieme ai suoi luoghi, ai suoi monumenti, ai segni lasciati dai popoli antichi e dominatori – consentono una lettura curiosa della storia delle città attraverso fonti scritte nel circuito urbano.

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FOTO 2. Porta Cristina

Nel quartiere medioevale di Castello si entra attraverso la porta Cristina, costruita nel 1815, quale omaggio del re Carlo Felice di Savoia a sua moglie Cristina di Borbone, regina del Regno di Sardegna.

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FOTO 3. Targa Porta Cristina

Carolus Felix Rex viam planiorem brevioremque a Castro Caralis ad portam arcis regiam aperuit Maria Cristina Regina – Porte egressus in apertam viam nomen suum imposuit – MDCCCXXV. Januario Rotario regni Praeside. “

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FOTO 4. Scuola Santa Caterina

In Castello domina sul bastione Santa Caterina l’edificio della scuola pubblica di quartiere che assume lo stesso nome, costruita nel 1910 sui ruderi del vecchio convento domenicano. La scuola si affaccia sulla piazza Santa Caterina, verso il panorama del porto, della laguna e del mare del Poetto. A destra della scuola, salendo verso la via Fossario, si trova la piazza Palazzo con la cattedrale di Santa Maria edificata in stile romanico-pisano nel 1258, sulle rovine della più antica chiesa di Santa Cecilia, e rimaneggiata alla fine del ‘600 in stile barocco.

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Foto 5. Cattedrale di Santa Maria

Attraversata la piazza Indipendenza verso via Lamarmora, al civico 63 di un palazzo settecentesco una targa ricorda l’abitazione della nobildonna Francesca Sanna Sulis, la prima imprenditrice del ‘baco da seta’ in Sardegna. Nelle sue proprietà terriere del Sarrabus avviò e consolidò le bachicolture produttive fin dalla metà del Settecento ricavando una seta di qualità e di pregio.

Francesca Sulis agli inizi dell’800 anticipò nuove formule d’impresa nell’isola. Nei suoi laboratori di Quartucciu, la cui Biblioteca comunale oggi è a lei intitolata, predilesse la manodopera femminile, introdusse nei suoi progetti sociali la scuola per le operaie e organizzò i corsi professionali di filatura e tessitura. La sua produzione venne valorizzata da creazioni di alta sartoria.

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Foto 6. Francesca Sanna Sulis

Dal mondo lontano dei fili di seta di Francesca Sulis ad un’altra grande artista sarda, Maria Lai, creatrice dell’arte dei fili di telai.

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Foto 7. Maria Lai

Il progetto espositivo “Ricucire il mondo” ha ospitato numerose sue opere nelle stanze del Palazzo di città, sede municipale dal medioevo fino ai primi anni del XX secolo e oggi spazio museale.

La città le ha intitolato l’aula Magna del Dipartimento delle Facoltà giuridiche, un edificio contiguo all’anfiteatro e all’Orto botanico della città.

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Foto 8. Palazzo di città

Ciò che appare del mio lavoro, cioè la cultura contemporanea, che senz’altro ho acquisito fuori dalla Sardegna e che mi permette un dialogo col mondo, è solo la punta dell’iceberg… Ho dietro di me millenni di silenzi, di tentativi di poesia, di pani delle feste, di fili di telaio.

Il sole illumina una piazzetta di Castello dedicata alla poetessa Mercede Mundula, nata nel 1890 a Cagliari e ivi vissuta nei suoi anni giovanili con le sorelle.

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Foto 9. Piazzetta Mercede Mundula

Le altre città secondarie d’Italia hanno più o meno vicina la grande città che le fa impallidire: Cagliari no, Cagliari, città madre dell’Isola, si specchia solitaria nel suo mare che le dà una specie di “splendid isolation” per suo uso e consumo.

Con il matrimonio si trasferisce a Roma, approfondisce i suoi interessi artistici e culturali, frequenta diversi circoli letterari ricchi e stimolanti e collabora con alcune riviste nazionali. Svolge una ricca attività letteraria, recensisce libri e pubblica saggi tra cui spiccano le protagoniste delle opere di Grazia Deledda, di cui fu amica per vent’anni. Mercede pubblica monografie su Eleonora d’Arborea e Adelasia di Torres; scrive racconti per ragazzi e soprattutto poesie, di cui molte in lingua sarda.

Dopo il disastro dei bombardamenti del 1943, volle rivedere la sua amata città natale, che le appare come un bel viso con dolorose cicatrici ma dove il sangue già rifluiva copioso (…). Una buona plastica facciale fatta da eccellenti chirurghi, e sarebbero spariti i segni delle ferite.

Un’altra piazzetta di Castello ha per protagonista una donna. Si tratta di Mafalda di Savoia.

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Foto 10. Piazzetta Mafalda di Savoia

Mafalda figlia di Vittorio Emanuele III e di Elena del Montenegro, benchè fosse figlia del re d’Italia, fu principessa tedesca per matrimonio con Filippo Kassel d’Assia, principe ma anche ufficiale tedesco. Nel 1943 dopo l’Armistizio e il disarmo delle truppe italiane, Mafalda, di ritorno da Sofia attraversa pericolosamente l’Europa con aerei per diplomatici, raggiunge Roma ma qui in circostanze poco chiare viene arrestata dal comando tedesco e deportata nel lager di Buchenwald. Nell’agosto del ‘44 il campo fu bombardato dagli anglo-americani e la baracca dove alloggiava fu distrutta, la principessa subì ustioni e ferite su tutto il corpo. Dopo quattro giorni di atroci dolori, operata per cancrena, ormai abbandonata e priva di soccorsi, morì dissanguata nel campo. Il suo corpo oggi è sepolto nel cimitero del castello degli Assia vicino a Francoforte sul Meno.

 




TUNISIA – Jihadisti: “Non avrà pace fino a che non sarà in vigore la Sharia “

L’ondata di terrore innescata dagli attentati di Parigi sembra non placarsi, L’Isis continua a colpire indisturbata, dimostrando di poter attaccare in ogni parte del mondo. Il 20 novembre, una settimana dopo gli attacchi avvenuti nella capitale francese, i guerriglieri del gruppo estremista al Mourabitoun, in principio appartenenti alla cellula di al Qaida, hanno fatto irruzione nell’hotel Radisson di Bamako,capitale del Mali. L’albergo era frequentato soprattutto da diplomatici e uomini d’affari e la maggior parte degli ospiti era di nazionalità francese. Gli jihadisti sono riusciti a raggirare i controlli di sicurezza, in quanto erano giunti nei pressi della struttura a bordo di un’auto diplomatica, durante l’assalto hanno tenuto in ostaggio circa 170 persone liberando solo quelli che son riusciti a recitare alcuni versi del Corano. Il bilancio conclusivo della rappresaglia è stato tragicamente segnato dalla morte di 19 persone.

A quattro giorni di distanza l’Isis ha colpito ancora, a Tunisi, Abu Abdullah, un jihadista si è fatto esplodere contro un pullman della guardia presidenziale causando la morte di 13 persone e il ferimento di altre 20. Il presidente tunisino Bèji Caid Essebsi ha dichiarato lo stato d’emergenza e la chiusura temporanea del confine con la Libia.
L’attacco è stato sin da subito rivendicato su Twitter dai terroristi che hanno asserito: “La morte di decine di guardie della sicurezza presidenziale in un’operazione di martirio nel cuore della capitale Tunisi”I tiranni della Tunisia – conclude il comunicato – dovranno capire che non avranno pace e non ci fermeremo fino a che non sarà in vigore la Sharia in Tunisia”.
Lo Stato Islamico continua a seminare paura nel mondo e ci si chiede quale possa essere il prossimo obiettivo, la Farnesina sconsiglia ai viaggiatori di recarsi in Egitto e in Nord Africa, ma anche Europa e America sono nel mirino dei jihadisti.




FRANCIA – Le vittime libanesi non interessano nessuno

Le fiamme che venerdì scorso hanno illuminato Parigi, pregne di morte e rabbia, hanno scosso le coscienze del mondo intero, provocato sdegno e generato intolleranza negli animi di chi ha sempre provato un’insofferenza latente nei confronti dei musulmani. Ad essi, però va ricordato che i terroristi dell’Isis hanno massacrato in Libano, due giorni prima degli attentati verificatisi a Parigi, 44 persone e ferito 139, tutti musulmani, ma le vittime libanesi non interessano a nessuno, come peraltro i 224 turisti deceduti nell’esplosione dell’aereo passeggeri recante bandiera russa, nei pressi della regione del Sinai. Durante la notte i jihadisti hanno esultato sui social network, postando messaggi come:”Ricordate, ricordate il 14 novembre di #Parigi. Non dimenticheranno mai questo giorno, così come gli americani l’11 settembre”, “La Francia manda i suoi aerei in Siria, bombarda uccidendo i bambini, oggi beve dalla stessa coppa”. La replica di Hollande è stata di far bombardare le basi strategiche e di addestramento dell’Isis, in Siria, sostenendo di non aver ucciso durante il raid alcun civile, come se gli ordigni sapessero distinguere e colpire solo gli jihadisti. Il giorno dopo la mattanza compiuta dai terroristi, la capitale francese si è svegliata stordita, sui muri erano ancora affissi alcuni manifesti che riportavano lo slogan “Je suis Charlie”, ricordando e denunciando il massacro avvenuto nella sede della testata satirica Charlie Hebdo, con l’unica differenza che in quell’occasione i monumenti erano stati tappezzati con matite, mentre in questi giorni la gente posa su di essi dei fiori. La gente s’incontra per strada, si abbraccia, cerca conforto nel dialogo, spesso s’incontravano per le strade gruppi di gente tra di essa sconosciuti. Uno dei luoghi colpiti dai terroristi venerdì è stato il teatro Bataclan, quando gli attentatori hanno fatto irruzione nella sala, era in corso il concerto della band statunitense Eagles of Death Metal,in cui ha perso la vita la studentessa italiana Valeria Solesin. Sin da subito, la priorità della polizia francese, è stata quella di arrestare la mente del commando, ossia il belga Abdelhamid Abaaoud, morto assieme a sua cugina, che si è fatta esplodere durante lo scontro a fuoco del 18 novembre, in cui le teste di cuoio hanno arrestato otto probabili jihadisti. Il clima di terrore, sta portando i paesi europei a rafforzare le misure di sicurezza, infatti nei giorni seguenti sono state sospese due partite di calcio, la prima tra Spagna e Belgio e la seconda ad Hannover tra Germania e Olanda a causa di un pacco contenente esplosivo. Avrebbe dovuto assistere a quest’ultima partita anche la cancelliera tedesca Angela Merkel.




GERMANIA – Politiche, sindacaliste e femministe per le strade di Monaco

Di Claudia Antolini

Capoluogo della Baviera e terza città della Germania per numero di abitanti, Monaco vanta una lunga storia dal Medioevo ad oggi, e, come tutte le città metropolitane d’Europa, una forte espansione urbana verso la periferia. La fede luterana ha reso i riferimenti religiosi, comunque presenti, molto meno rilevanti che in paesi di religione cattolica; questo rende molto meno presenti le dediche a figure di santi e beati rispetto alle città italiane.

Oltre a qualche figura religiosa sono presenti regine, imperatrici, donne della nobiltà, benefattrici e personaggi letterari (prevalentemente protagoniste di opere liriche). Nella recente epoca di espansione urbanistica, la creazione di nuovi quartieri residenziali ha stimolato la fantasia odonomastica per caratterizzare le nuove aree di costruzione con personalità sia maschili che femminili che possano essere un esempio positivo per la cittadinanza.

Situata nel quartiere Nord-Ovest di Schwabing, questa zona residenziale attualmente in costruzione presenta dediche a donne e uomini che si sono distinti per la loro attività politica nella prima metà del XX secolo. C’è una significativa presenza femminile tra le figure ricordate, a significare la riconosciuta importanza del contributo dato dalle donne in un momento così importante per la costruzione della nazione e dell’identità tedesca moderne.

Le testimonianze femminili in quest’area hanno fortemente contribuito ai movimenti politici e sindacalisti; sono state educatrici, giornaliste, madri della Costituzione e antinaziste. Per la loro natura di lavoratrici prima ancora che di figure storiche, sono state in grado di ascoltare i bisogni della propria comunità per guidarla a rivendicazioni fondamentali su lavoro, educazione e famiglia; sono state agenti attive di cambiamento dall’interno, dando una forma innovativa alla presenza femminile nell’ambito sociale. Non solo benefattrici o donne inserite nel ruolo di cura quindi, ma figure presenti e inserite appieno nella loro comunità.

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Hedwig Dransfeld (Dortmund 24/2/1871 – Werl 13/3/1925)

Di famiglia aristocratica, rimase orfana a 5 anni e crebbe in un orfanotrofio. A 16 anni intraprese gli studi per l’insegnamento, ammalandosi di tubercolosi e restando invalida (perse il braccio sinistro ed un tallone). Terminati gli studi, divenne preside della scuola delle Orsoline a Wierl.

Dopo aver pubblicato libri di poesia, collaborò con il giornale “Donna Cristiana”, che arrivò a dirigere, trasformandolo nell’organo della KDF (Federazione Tedesca delle Donne cattoliche). Dopo l’ammissione delle donne nelle università (1908) studiò a Münster e successivamente a Bonn.

Nel 1912 lasciò l’insegnamento per la presidenza del KDF a tempo pieno. Deputata per il partito di Centro, ebbe un ruolo fondamentale nella nuova legislazione sociale della Repubblica di Weimar.

Lasciata la presidenza di KDF nel 1922 per motivi di salute, morì nel 1925.

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Centa Herker (Monaco 12/3/1909 -19/8/2000)

È stata un’impegnata attivista antinazista.

Nata in una famiglia operaia, sposa nel 1930 Hans Beimler, fra i fondatori del Partito comunista tedesco, morto a Madrid nella guerra civile spagnola dopo un’avventurosa fuga da Dachau dove era stato internato.

Dal 1933 al 1945 fu rinchiusa in carcere a varie riprese per un totale di quattro anni e mezzo, riprese l’attività politica dopo la guerra.

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Emma Ihrer, nata Faber Rother (Glatz 3/1/1857 – Berlino 8/1/1911)

Nata in una famiglia cattolica di calzolai, dopo il precoce matrimonio con il farmacista Emmanuel Ihrer, più vecchio di 22 anni, si trasferisce a Berlino.

Nel 1881 fonda a Berlino l’Associazione di Soccorso delle donne lavoratrici manuali; nel 1885 ha fondato insieme a Marie Hofmann, Pauline Staegemann e Gertrude Guillaume-Schack l’Associazione berlinese per la salvaguardia degli interessi delle lavoratrici, una associazione di sostegno che superò le 1000 adesioni. L’associazione, che prestava gratuitamente servizi medici e legali, fu sciolta dalla polizia dopo un anno.

Dal 1887 al 1894 si trasferisce a Velten, dove il marito aveva rilevato la farmacia Concordia, la cui concessione verrà revocata a causa dell’attività politica di Emma.

Ha partecipato all’Internazionale Socialista del 1889, prima donna eletta, con 6 uomini, nel Comitato Centrale dei sindacati tedeschi. Conduce la battaglia per la parità di diritti fra lavoratrici e lavoratori.

Ha fondato nel 1891 il settimanale “L’operaia” e nel 1892 “Equality”.

Fu costantemente sorvegliata e perseguitata dalla polizia per la sua attività politica.

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Elisabeth “Lissi” Kaeser (Monaco 18/1/1882 – 27/10/1953)

Lissi Kaeser aderì al partito socialdemocratico (SPD) nel 1919. Fu deputata al Parlamento bavarese nelle legislature 1920/24 e 1928/32. La sua attività fu caratterizzata dall’impegno nella conquista di pari opportunità nell’accesso delle donne all’istruzione. Espulsa nel 1933 dall’insegnamento per motivi politici, fu riabilitata dopo la guerra.

Eletta nell’Assemblea Costituente del 1946, fu nominata referente per l’istruzione delle donne del Ministero bavarese dell’educazione.

Nel 1953 ha ricevuto la Croce al merito della Repubblica Federale Tedesca.

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Petra Karin Kelly (Guenzburg 29/11/1947 – Bonn 1/10/92)

Petra Karin Lehman, nata nella zona occupata dagli Americani, cambiò nome in Kelly dopo il matrimonio della madre con l’ufficiale americano John Kelly. Si trasferì con la famiglia negli USA dal 1959 al 1970 mantenendo la cittadinanza tedesca, compiendo i suoi studi all’American University di Washington, dove si laureò nel 1970 e successivamente all’Istituto Europeo di Amsterdam nel 1971.

Ammiratrice di Martin Luther King, ha partecipato alle campagne elettorali per Robert Kennedy e Hubert Humphrey. Ha lavorato presso la Commissione Europea e il Comitato Economico e Sociale Europeo a Bruxelles (1971 – 1983). Nel 1979 partecipa alla fondazione del partito dei Verdi, nelle cui liste viene eletta deputata al Bundestag nel 1983 e nel 1987.

Viene trovata morta per arma da fuoco nel letto accanto al partner e compagno di partito Gert Bastian, suicidatosi dopo la sua morte.

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lisabeth Kohn (Monaco /2/1902 – Kaunas, Lituania 25/11/1941)

Avvocata tedesca. Di origini ebree, fu attivamente coinvolta nel partito socialdemocratico, nella Confederazione generale sindacale, nella Lega per i diritti umani, scriveva sul Münchener Post (giornale della SPD) e collaborava con il “Soccorso rosso”.

Sorella della pittrice Maria Luiko, si rifiutò di emigrare quando cominciarono le persecuzioni, a seguito delle quali le fu tolta l’abilitazione da avvocata. Deportata nel ghetto di Riga, fu uccisa con altre 1000 persone cinque giorni dopo.

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Agnes Neuhaus, nata Morsbach (Dortmund 24/3/1854 – Soest 20/11/1944)

Esponente politico del partito “Il Centro”, fondatrice dell’Associazione del Buon Pastore, l’attuale Servizio Sociale delle donne cattoliche.

Agnes Morsbach, avviata agli studi musicali, li interrompe dopo il matrimonio con Adolph Neuhaus (morto nel 1905).

Dal 1899 si impegna a Dortmund nell’assistenza ai giovani, ai poveri, alle ragazze madri, alle prostitute, fondando nel 1903 l’Associazione Buon Pastore, che riunisce dodici organizzazioni della Westfalia.

Deputata dal 1919 al 1930 nel partito di Centro della Westfalia Sud, ha promosso la Legge sull’assistenza ai giovani del 1924. Dal 1939 (a 85 anni) è stata soggetta a sorveglianza da parte della Gestapo.

L’Associazione Buon Pastore esiste ancora oggi, sotto il nome di Servizio Sociale delle donne Cattoliche; alle collaboratrici più anziane e meritevoli viene tuttora assegnata la medaglia Agnes Neuhaus.

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Therese Studer (Senden 22/9/1862 – Sendling 21/1/1931)

Orfana di madre, fu costretta a lavorare a soli otto anni in campagna, andando a scuola solo d’inverno. A 16 anni il padre si ammalò e lei dovette mantenere la famiglia, lavorando presso la locale industria tessile. Autodidatta, continuò a studiare in casa nonostante orari di lavoro giornalieri di 12 o 14 ore.

Combatté i pregiudizi contro le operaie; in quegli anni infatti le donne che lavoravano in fabbrica erano spesso ritenute immorali.

Nel 1884 fu assunta nella moderna fabbrica tessile di Kaufbeuren, dove erano presenti alloggi per le operaie gestiti dai francescani. Visse fino al 1906 nel dormitorio, scrivendo testi poetici e teatrali di grande popolarità presso le operaie e tutta la popolazione.

Fondò il sindacato cristiano delle lavoratrici tessili nel 1906, nel 1907 accettò la carica di Segretaria Generale. Il Sindacato arrivò ad associare 21.000 lavoratrici nonostante la contrarietà della gerarchia cattolica che voleva le donne dedicarsi solo alla famiglia..

Nel 1915 si ammalò di reumatismi, potendo lavorare solo da Monaco. Nel 1920 fu nominata Presidente onoraria del Sindacato.

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Helene Weber (Wuppertal 17/3/1881 – Bonn 25/7/1962)

Cominciò la carriera come insegnante ad Aachen, Haaren, Bonn e Bochum.

Presiedette diverse associazioni di donne e dipendenti pubbliche, e rivestito la carica di Consigliera del Ministero Prussiano del welfare dal 1920 per l’educazione sociale. Licenziata per motivi politici dopo l’ascesa del nazismo.

Deputata dal 1921 al 1933, si oppose da subito all’ascesa di Hitler, essendo tuttavia successivamente costretta dal gruppo parlamentare a votare a favore.

Dopo la guerra ha presieduto la Federazione delle assistenti sociali cattoliche e della lega delle donne cattoliche; nel 1945 ha partecipato alla costituzione della CDU.

Nel 1948 ha contribuito alla stesura della Costituzione; è considerata “madre della Legge Fondamentale”.

Deputata al Bundestag dal 1950 alla morte, ha sollecitato il cancelliere Adenauer ad assegnare un ministero ad una donna (la prima volta fu nel 1961, con Elisabeth Ebonlocke al Ministero della salute).

Le sono intitolate numerose istituzioni educative.

Bibliografia:

https://de.wikipedia.org/wiki/Hedwig_Dransfeld

http://www.muenchenwiki.de/wiki/Centa_Herker

https://de.wikipedia.org/wiki/Emma_Ihrer

https://de.wikipedia.org/wiki/Elisabeth_Kaeser

https://en.wikipedia.org/wiki/Petra_Kelly

https://de.wikipedia.org/wiki/Elisabeth_Kohn

https://de.wikipedia.org/wiki/Agnes_Neuhaus

https://de.wikipedia.org/wiki/Therese_Studer

https://de.wikipedia.org/wiki/Helene_Weber




FRANCIA – Attacco terroristico a Parigi: almeno 26 morti in 3 attentati. Sessanta ostaggi nel Bataclan

Tre sparatorie a Parigi  con almeno 26 morti e diversi feriti. Quindici persone sono state uccise nella sala concerti Bataclan, altre tre nei pressi dello stadio di Francia. Colpi di kalashnikov hanno ucciso diverse persone in un ristorante del decimo arrondissement. Lo riferisce l’emittente francese BFM-TV. Una seconda sparatoria è avvenuta al Bataclan, una nota sala di concerti nell’XI arrondissement, non lontano dalla sede di Charlie Hebdo e nel quartiere adiacente. Secondo testimonianze riportate da radio e tv almeno 50 colpi sono stati sparati nei pressi del teatro. Circa 60 persone sono tenute in ostaggio all’interno della sala concerto del Bataclan. Esplosioni si sono verificate inoltre nei pressi dello stadio Stade de France dove si gioca Francia-Germania. Il presidente Hollande è stato evacuato dalla sicurezza. Le inferriate attorno all’impianto sportivo sono state bloccate e le migliaia di persone che stavano assistendo all’amichevole Francia-Germania al momento non possono lasciare i dintorni dello stadio. Si ignora come sarà gestito, fra pochi minuti, il deflusso degli spettatori. Intanto Hollande è al ministero dell’Interno per una riunione di emergenza dopo le sparatorie contemporanee nel cuore di Parigi. Alla riunione parteciperà anche il ministro degli Interni, Bernard Cazeneuve. Gli attentati al momento interessano contemporaneamente tre zone distinte della città, il bar-ristorante del X arrondissement, nella sala concerti del Bataclan nel XI arrondissement e allo stadio. Un primo sparatore sarebbe stato abbattuto dagli agenti francesi: è quanto riferisce Europe1. Testimoni presenti nella sala da concerti Bataclan di Parigi hanno parlato – in lacrime – di uno dei terroristi che gridava “Allah u Akbar”, “Allah è grande”. Lo riferiscono i media francesi. I fatti di Parigi hanno allarmato anche i vertici delle forze di sicurezza italiane che hanno innalzato le misure di sicurezza nel nostro Paese intensificando i controlli e il monitoraggio delle aree considerate più a rischio.




ITALIA – “Oltre l’8 marzo”: le “Camicette bianche” di Ester Rizzo

Di Ester Rizzo

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Camicette Bianche racconta la storia del rogo che il 25 marzo 1911 colpì la Triangle Waist Company di New York, una fabbrica di camicette alla moda, dove lavoravano centinaia di giovani donne immigrate provenienti in gran parte dalla Russia e dall’Italia.

Delle 146 vittime 129 erano donne di cui 38 italiane.

Vite che per decenni sono rimaste nell’oblio e alle quali si è cercato di restituire dignità attribuendo loro un nome, un cognome, un luogo di nascita ed una storia.

Queste donne furono uccise dall’avidità, dalla superficialità e dalla cupidigia umana.

Avrebbero potuto restare nei propri paesi di origine e accettare la sorte che era loro toccata, invece con coraggio affrontarono un viaggio faticoso e pieno di incognite. All’arrivo a New York, molte trovarono lavoro. Spesso però erano costrette a lavorare in luoghi malsani, inadeguati ed erano retribuite con salari bassissimi, ma ciò rappresentava comunque il primo passo verso la loro emancipazione.

Nell’aprile 2014, in contemporanea alla pubblicazione del libro, l’associazione Toponomastica femminile ha lanciato un appello rivolto a tutte le amministrazioni dei comuni italiani da cui esse partirono affinché, con una intitolazione, si possa loro rendere onore e restituire il posto che meritano nella storia del nostro paese. Un’intitolazione per ricordare il coraggio di queste donne, la loro dignità lavorativa ed il triste epilogo della loro esistenza.

Molti comuni hanno già accolto l’appello.

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FOTO 1 – foto di Giovanni Salvio

Vittoria – 23 ottobre 2015 – una piazzetta della villa comunale è stata intitolata a Rosaria Maltese, la vittima più giovane dell’incendio della Triangle, morta a soli 14 anni.

Rosaria perse la vita nel rogo insieme alla madre Caterina e alla sorella Lucia.

Rosaria e Lucia furono identificate dal padre all’alba del 26 marzo: erano ancora abbracciate in uno stanzino dove si erano rifugiate per tentare di sfuggire alla morte.

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FOTO 2 – foto di Giovanni Salvio

Sciacca – 5 marzo 2015 – una lapide commemorativa è stata apposta in ricordo di Vincenza Bellotto, vittima dell’incendio della Triangle a soli quindici anni.

Vincenza era nata a Sciacca il 27 agosto 1895 ed era arrivata a New York l’11 giugno 1910.

Alla Triangle era operaia-capo al nono piano.

Allo scoppiare dell’incendio restò intrappolata all’interno dell’edificio e morì bruciata.

Come riportato dal New York Times dell’epoca, determinante nel riconoscimento dei suoi miseri resti fu il tacco della sua scarpa che era stato precedentemente riparato da un calzolaio.

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FOTO 3 – foto di Giovanni Salvio

Erice – 5 marzo 2015 – un Centro Sociale Polivalente è stato intitolato a Giuseppina Cammarata.

Di lei si presume sia nata in provincia di Enna intorno al 1893. Era cugina di Concetta Prestifilippo, altra vittima della Triangle.

Una foto dell’epoca ritrae Giuseppina con il volto da ragazzina dall’atteggiamento un po’ imbronciato, i capelli alzati e una camicetta bianca abbottonata fino a coprire il collo.

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FOTO 4 – foto di Giovanni Salvio

Cerami – 4 settembre 2015 – una lapide commemorativa per Rosa Grasso e Concetta Prestifilippo.

Rosa Grasso nacque a Cerami il 24 luglio 1896. Nell’aprile 1907, con le sorelle e il fratello, emigrò a New York.

Concetta Prestifilippo era nata a Cerami il 21 ottobre 1888. Per quasi cento anni è stata ricordata solo con un numero, è stata identificata solamente nel 2011.

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FOTO 5 – foto di Giovanni Salvio

Sperlinga – 6 agosto 2015 – una lapide commemorativa è stata apposta in ricordo di Giuseppa Buscemi Carlisi e Maria Grazia Gullo Floresta.

Giuseppa Buscemi era nata a Sperlinga il 23 agosto 1876. Nel 1899 si sposò con Giuseppe Carlisi e con lui emigrò in America.

Fu tra le vittime che si gettarono nel vuoto, lasciando per sempre tre figli in tenera età.

Maria Grazia Gullo era nata a Sperlinga il 23 marzo 1881. Era partita per l’America nel 1900 e nel 1906 si sposò con Girolamo Floresta.

Alla Triangle lavorava al nono piano insieme alla sorella minore Anna che, fortunatamente, riuscì a salvarsi.

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FOTO 6 – foto di Giovanni Salvio

Marineo – 11 aprile 2015 – una via è stata intitolata a Vincenza Benanti.

Vincenza era nata a Marineo il 18 febbraio 1888 ed era emigrata intorno al 1906.

Dalle ferite riportate si presume che si sia lanciata nel vuoto.

Vincenza, con il suo lavoro alla Triangle, provvedeva al mantenimento della madre e di un fratello disoccupato.

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FOTO 7 – foto di Giovanni Salvio

Casamassima – 8 marzo 2015 – una via è stata intitolata alle sorelle Antonia e Anna Vita Pasqualicchio.

La prima era nata l’otto ottobre 1895 ed era arrivata a New York nel 1910.

La seconda era nata il 28 aprile 1882 ed era emigrata intorno al 1901.

Entrambe lavoravano al nono piano della Triangle.

Anna Vita morì bruciata, invece Antonia per sfuggire alle fiamme si gettò nel vuoto.

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FOTO 8 – foto di Giovanni Salvio

Casteldaccia – 8 marzo 2011 – una targa in memoria di Provvidenza Bucalo Panno e Vincenza Pinello è stata apposta all’interno del Palazzo di Città.

Provvidenza Bucalo Panno era nata a Casteldaccia il 2 febbraio 1869 ed era arrivata a New York il 10 gennaio 1905 insieme alle figlie Angela di dieci anni e Letizia di appena dieci mesi. Lavorava al nono piano.

Vincenza Pinello era nata a Casteldaccia il 26 marzo 1881.

Provvidenza e Vincenza morirono entrambe bruciate e i loro corpi furono ritrovati abbracciati sotto una macchina da cucire.

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FOTO 9 – foto di Giovanni Salvio

Cerda – 28 novembre 2014 – una targa in memoria di Rosa Cirrito, Giuseppa Concetta Rosa Del Castillo e Maria Santa Salemi è stata apposta nella sacrestia della chiesa Madre.

Rosa Cirrito era nata a Cerda il 6 ottobre 1891 ed era emigrata a New York a soli tredici anni. Morì lanciandosi da una finestra.

Giuseppa Concetta Rosa Del Castillo era nata a Cerda il 20 gennaio 1891. Era operaia capo al nono piano e si ritiene che sia morta bruciata.

Maria Santa Salemi era nata a Cerda l’undici ottobre 1884 ed era emigrata a New York all’età di quindici anni. Morì gettandosi dal nono piano e fu identificata dai familiari grazie al rammendo sulla calza che indossava fatto il giorno prima da sua madre.

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FOTO 10 – foto di Giovanni Salvio

Licata – 25 marzo 2013 – una lapide commemorativa in memoria di Clotilde Terranova è stata apposta sul prospetto della Biblioteca comunale.

Clotilde Terranova era nata a Licata il 27 settembre 1887 ed era partita per New York il 17 dicembre 1907.

Si trovava al decimo piano quando scoppiò l’incendio e, presa dal panico, si gettò da una finestra.

Avrebbe dovuto sposarsi tre settimane dopo quel tragico 25 marzo.

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FOTO 11 – foto di Margherita Marengo

NE (Genova) – 25 marzo 2013 – un giardino è stato intitolato ad Emilia Prato.

Emilia Prato era nata a New York nel 1890 da genitori italiani che erano partiti dalla Val Graveglia, alle spalle di Chiavari.

Dalle ferite riportate si presume sia stata tra quelle che, per sfuggire alle fiamme, si gettarono nella tromba dell’ascensore.




SIRIA – Isis: uccisi 200 bambini a colpi di mitragliatrici

Lo Stato Islamico (Is) ha filmato l’esecuzione di 200 bambini in Siria. Sdraiati uno accanto all’altro, faccia a terra, i bambini rapiti dall’Is vengono uccisi a colpi di mitragliatrici e di fucili da una dozzina di jihadisti. All’inizio del filmato un miliziano, forse un comandante dell’Is, esamina da vicino i bambini voltati di spalle e spara ad alcuni di loro a distanza ravvicinata. Altri jihadisti, con il volto coperto, si uniscono al primo e sparano, compiendo una vera e propria esecuzione di massa.




ITALIA – II Convegno di Toponomastica Femminile per la Provincia di Rovigo

Di Rosanna Beccari

Diffondere la cultura delle pari opportunità attraverso la toponomastica femminile è stato il fulcro del secondo Convegno per la Provincia di Rovigo di Toponomastica Femminile, svoltosi sabato 7 novembre presso la Sala Consiliare del Comune di Lendinara (RO), fortemente voluto da Rosanna Beccari, in qualità di referente di Toponomastica Femminile per la Provincia di Rovigo, e realizzato in tempi record con la collaborazione della Commissione Pari Opportunità e dell’amministrazione comunale lendinarese – assessorato Pari Opportunità -, oltre al patrocinio della Provincia di Rovigo, del Comitato dei Beni Culturali del Polesine e di Soroptimist. Si tratta infatti di un argomento ancora poco noto nel territorio rodigino ed il convegno si proponeva proprio la mission di sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso la divulgazione della sua conoscenza. “Pertanto, in una situazione di carenza istituzionale dopo lo scioglimento della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Rovigo, che ha seguito le sorti di Palazzo Celio – ha riconosciuto la neo presidente dell’appena insediata Commissione P.O. della Provincia Rafaela Salmaso -, fondamentale è stato il ruolo di supplenza assunto autonomamente dalla Beccari, la quale da sola è riuscita ad organizzare tale convegno, dopo il primo dell’anno scorso a San Martino di Venezze, grazie anche alla straordinaria disponibilità incontrata in Lendinara ed avviando quindi i presupposti per una tradizione a cadenza annuale”.

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L’incontro ha visto una grande presenza dell’amministrazione comunale lendinarese, a partire dal sindaco Luigi Viaro, che ha elogiato con calore l’iniziativa proponendo una futura continuità collaborativa, le assessore Sandra Ferrari, alle Pari Opportunità, e Francesca Zeggio, per la Pubblica Istruzione, il presidente del Consiglio Comunale Dario Dainese, la presidente della Commissione P.O. Sebastiana Giliberto, dalla quale è partito l’invito, che ha poi avviato la collaborazione con la Beccari.

Le relatrici di Toponomastica Femminile – Maria Pia Ercolini, presidente nazionale, Nadia Cario e Giulia Penzo, referenti regionali del Veneto, Angela Alessandra Milella, referente per la provincia di Verona e Rosanna Beccari, referente per la provincia di Rovigo – hanno presentato alcune delle innumerevoli attività dell’Associazione Nazionale, “tra scuola e cittadinanza”, con il patrocinio di Fnism e del Senato della Repubblica, tra cui quattro convegni nazionali e molti provinciali, altrettanti concorsi scolastici nazionali, mostre e pubblicazioni, iniziative varie ed eventi, attività in rete, nuove intitolazioni in rosa, fino alla recente proposta innovativa di un gioco didattico ideato da Maria Pia Ercolini con Livia Capasso, per le scuole primarie e medie con tanto di diploma di “Super Toponomasta”. Il “Memory Street a Rovigo”, propone una versione odonomastica del classico Memory, basandosi su abbinamenti tra carte raffiguranti volti di donne con le corrispondenti carte riportanti le targhe stradali della loro intitolazione nei vari comuni polesani. L’attività ludico-didattica permetterà in un primo tempo di dare una identità ai nomi di strade e piazze e, in un secondo momento, a discrezione dei singoli docenti, potrà divenire il presupposto per ulteriori approfondimenti sulla conoscenza di quelle figure. “Perché – ha precisato la Ercolini – è importante che la formazione paritaria inizi prima possibile, quando i bambini non hanno ancora sviluppato certi pregiudizi e barriere sessisti tuttora molto diffusi nella nostra società”. Nell’ordine degli interventi, la presidente nazionale Maria Pia Ercolini ha parlato di “Toponomastica Femminile tra scuola e cittadinanza. Azioni e prospettive”, mettendo in luce la persistenza di stereotipi e pregiudizi sessisti nella segnaletica e cartellonistica pubblica.

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Quindi Giulia Penzo ha relazionato sul “IV Convegno Nazionale (il quarto) di T.F.: Lavoratrici in piazza”, tenuto tra il 18 e 20 settembre scorso alla Libera Università Alcatraz, presso Gubbio (PG), sotto l’egida del suo fondatore Jacopo Fo. La convention, ha precisato Giulia, è stata anche l’occasione per una serie di tavole rotonde sulla toponomastica nella didattica, sulle prospettive dell’associazione a livello nazionale ed internazionale, sul lavoro femminile tra presente e passato e sulla figura simbolica della Dea Madre, dall’atavico matriarcato all’era post-femminista. E su questo tema ha dato il proprio contributo Nadia Cario, che ha presentato la sua ricerca “Alla scoperta delle archeologhe”, corredata di una mostra da lei stessa curata. Un excursus su alcune pioniere dell’archeologia, che hanno avviato una reinterpretazione e riscrittura della storia tenendo conto anche della presenza femminile, a partire dalle numerose testimonianze fin dalla preistoria di una Grande Dea con spiccati attributi femminili e materni. È stata poi la volta di Angela Alessandra Milella, la quale ha raccontato la sua esperienza realizzata come docente in una scuola superiore di Verona: “La polis borghese: modelli e ruoli sessisti nella comunicazione”: una ricerca storica sulle presenze di genere nella comunicazione di massa dagli inizi del secolo scorso ad oggi, segnalando le pubblicità irrispettose e sessiste attraverso il blog “PubblicAnti”, appositamente creato con i suoi studenti. Con l’occasione, la Milella ha anche annunciato il suo nuovo lavoro in corso: “Montenegro: il fascino delle donne da raccontare”.

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Rosanna Beccari, che ha condotto i lavori, per ultima, nella relazione “L’avventura di Toponomastica Femminile a Rovigo. Le attività svolte nel territorio polesano e sviluppi futuri.”, ha presentato gli eventi organizzati nella sua città “da quando sono entrata in questa splendida avventura, in cui ho coinvolto spesso anche i miei studenti del Liceo Scientifico Statale P. Paleocapa di Rovigo”, ha commentato, realizzando, tra l’altro, alcuni significativi progetti risultati vincitori alle varie edizioni del Concorso Nazionale di T.F. “Sulle strade della parità” ed accolti con interesse dalla cittadinanza. A partire, nel 2014, dalla proposta di sette nuove intitolazioni in rosa nella città capoluogo dedicate ad alcune figure illustri conterranee (vincitrice del I Concorso, edizione 2014); successivamente, nel dicembre dello stesso anno, una mostra storico-documentaria (vincitrice dell’edizione 2015), che raccoglie le biografie di circa una settantina di donne nate, vissute o semplicemente passate per la terra Polesana, divenuta ora itinerante per i vari comuni della Provincia di Rovigo con il titolo “Tracce Femminili in Polesine”; l’iniziativa estiva di “Pedalare sotto le stelle per le vie delle donne”, organizzata per le serate d’agosto in collaborazione con Fiab Amici della Bici, che ha riscosso tanto gradimento e la recente proficua collaborazione avviata con il Comune di Lendinara, che ha portato ad una tappa della mostra ed al convegno, oltre a promettere futuri sviluppi in fase di elaborazione. Quindi le due studentesse Sofia Dainese e Hiba Jbali, della classe 2^ C liceo scienze applicate, hanno illustrato l’”Itinerario di Genere a Rovigo”, che sarà realizzato nella primavera del prossimo anno, con la collaborazione degli studenti del liceo rodigino e l’associazione Fiab, per la quale era presente al convegno la vice presidente Cinzia Malin. “In realtà – ha concluso la Beccari – il discorso della T.F. è una continua miniera stimolante di idee e progettualità. A questo proposito, mi preme sottolineare l’accoglienza favorevole e sempre disponibile che incontrano le mie proposte, il che mi incoraggia senz’altro a proseguire. Come la straordinaria sinergia creatasi con il comune di Lendinara e l’attivissima Commissione P.O. locale, con la quale, dopo questa avventura, proseguiremo una proficua collaborazione, sostenuta ed incoraggiata anche dal primo cittadino, che è letteralmente entusiasta delle nostre tematiche”.

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Al termine dei lavori, i presenti sono stati accompagnati nei locali adiacenti alla sala consiliare, dove per l’occasione era stata allestita la mostra itinerante “Tracce Femminili in Polesine”, realizzata con gli studenti del Liceo “Paleocapa”, già in Lendinara da due mesi, prima presso la Casa Albergo, e che il sindaco a sorpresa ha proposto di trasferire nella Biblioteca comunale per darle ulteriore visibilità invitando anche le scuole. Con una gradita novità: la rassegna sulle “Archeologhe”, curata da Nadia Cario, illustrata nel corso del convegno. Ma il risultato forse più importante, di cui la promotrice del convegno e l’amministrazione lendinarese sono particolarmente orgogliose, è stato l’aver ottenuto una nuova intitolazione ad una figura illustre polesana femminile, protagonista della Mitteleuropa fra Otto e Novecento, Giannetta Ugatti Roy, le cui spoglie riposano proprio a Lendinara. A lei il comune, accogliendo la proposta della Beccari, ha deciso di dedicare una rotatoria, creando un clamoroso precedente locale, che ci auguriamo sarà seguito da altri comuni e, poiché tutto è avvenuto in meno di un mese, non essendo ancora pronto il cartello stradale, l’assessora Sandra Ferrari ha mostrato la delibera dell’approvazione, invitando tutti alla cerimonia inaugurale di cui avremo presto notizia.

Rosanna Beccari

Docente di lettere e latino al Liceo Scientifico Statale “P. Paleocapa” di Rovigo e referente di Toponomastica Femminile per la Provincia di Rovigo.




Nell’Italia dei mostri la vita non ha peso

Il padre di Chiara chiede che non vengano fatti sconti nel processo di secondo grado. Non per vendetta, perché anche quei 20 anni comminati in primo grado a Falcioni non gli restituiranno mai quel fiore che si sta lentamente ma inesorabilmente seccando tra le sue mani, giorno dopo giorno. Ma per sete di Giustizia, la stessa che ha spinto Giorgio Sandri e la sua famiglia a portare avanti quella battaglia contro i cavilli della legge, quelle pieghe della Giustizia in cui gli avvocati della difesa cercano di infilarsi per ottenere sconti di pena. La difesa di Falcioni punta ora sul ravvedimento, sul pentimento del loro cliente. E quell’intervista uscita una settimana fa, in cui Falcioni dice di “non vivere più per il rimorso”, è come un’esca buttata in mare, con la speranza che qualche pesce abbocchi.

Pena ridotta in appello anche per Davide Morrone, 18 anni, il giovane che nel maggio del 2013, quando era ancora minorenne, uccise a Corigliano Calabro (Cosenza) la fidanzata sedicenne, Fabiana Luzzi, bruciandone il corpo quando era ancora viva.

I giudici della sezione minorenni della Corte d’assise d’appello di Catanzaro, accogliendo la richiesta dei difensori, Giovanni Zagarese ed Antonio Pucci, hanno riconosciuto la seminfermità mentale dell’imputato, adottando una decisione diametralmente opposta rispetto a quella dei loro colleghi di primo grado, che avevano invece rigettato l’istanza dei due legali. È stata esclusa, inoltre, l’aggravante della premeditazione.

I genitori di Fabiana, Mario e Rosa Luzzi, hanno espresso contrarietà e amarezza per la riduzione di pena decisa dai giudici. Nei loro cuori resta l’amarezza e il dolore per la sorte subita dalla figlia, colpevole soltanto di avere riservato un’eccessiva fiducia nei confronti di un ragazzo rivelatosi un assassino. Quella fiducia che il giorno dopo l’omicidio la indusse ad accettare la proposta di Davide, che andò a prenderla all’uscita della scuola frequentata dalla ragazza e a salire in sella allo scooter del giovane per andare a «chiarire» in un posto isolato alcune questioni per le quali negli ultimi tempi avevano avuto vivaci discussioni. Questioni banali, come quelle che possono esserci tra ragazzi appena affacciatisi alla vita ed alle sue mille implicazioni, ma che nella mente di Davide Morrone, evidentemente, era diventate patologicamente importanti al punto da indurlo ad accoltellare la fidanzata ed a bruciarne il corpo. Tale era l’odio che aveva accumulato nei confronti della ragazza.

Quel che all’epoca fece scalpore fu non soltanto la confessione di Davide Morrone, ma soprattutto la sua rivelazione di avere bruciato il corpo della ragazza quando era ancora viva e tentava disperatamente di difendersi. Una crudeltà ed una determinazione assolutamente inspiegabili.




L’infibulazione non è citata nel Corano, ma è in auge in Egitto, Eritrea, Guinea, Senegal, Somalia e Sudan

“I miei genitori hanno organizzato una festa e alcuni parenti sono venuti a vedere la mia cicatrice”; “Mia sorella è morta, la mano della nonna, non è più precisa come un tempo”; l’infibulazione nonostante sia una pratica disumana e le pene nei confronti dei medici che si prestano nell’operare clandestinamente le piccole pazienti, siano severissime, continua ad essere praticata in tutto il mondo. Migliaia di persone in tutto il mondo,ogni giorno si uniscono al grido di sdegno di chi da anni combatte contro le mutilazioni genitali delle donne e grazie a loro qualcosa si sta muovendo, infatti, a giugno, la Nigeria è stato il primo Stato africano a vietarla in maniera ufficiale. Auspicandoci che dopo di essa, molti altri Stati africani si esprimano in tal senso, è importante chiarire che l’infibulazione non ha origini islamiche, in quanto non è citata nel Corano, come peraltro non sono ammesse pratiche che possano in un certo modo mutilare il piacere femminile, ma è stata di sicuro generata da menti grette e per nulla empatiche. Sebbene, nel suddetto libro sacro, non le venga data alcuna rilevanza, l’infibulazione è in auge nei paesi in cui il culto islamico è prevalente come Egitto, Eritrea, Guinea, Senegal, Somalia, Sudan.