Premiazione del concorso “Sulle vie della parità” (2017/2018)

Il prossimo 27 aprile, in un’aula della facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre, in via Principe Amedeo, si svolgerà la cerimonia di premiazione del concorso nazionale Sulle vie della parità, giunto quest’anno alla sua quinta edizione. Bandito insieme alla Fnism e patrocinato sin dalla prima edizione dal Senato della Repubblica, quest’anno il concorso ha avuto il patrocinio della Camera dei Deputati, oltre che della Regione Piemonte, della Commissione Regionale PPOO della Toscana, della Società Italiana delle Storiche, della UISP Emilia-Romagna, dell’associazione Acume e della Libera Università di Alcatraz. Nei corridoi dell’Università sarà possibile visitare due mostre allestite da Toponomastica femminile, “Donne in musica” e “Le madri costituenti”. L’on. Laura Boldrini aprirà la giornata e premierà le prime scolaresche in programma.

Le adesioni, come sempre, sono arrivate da ogni angolo d’Italia, da Avola a Melegnano, da Lodi a Caltanissetta, da Cagliari a Modena, da Foggia a Milano, da Ischia a Imola, da Rovigo a Roma… Scuole primarie e medie, licei, istituti professionali, alberghieri e nautici, e un corso universitario: ogni fascia d’età, ogni livello di istruzione vi è rappresentato. Parteciperanno alla cerimonia conclusiva, oltre a docenti e studenti delle scuole premiate, anche qualche dirigente scolastico, una sindaca, una presidente commissione regionale PPOO e rappresentanti di Comuni che hanno finanziato il viaggio a Roma delle scolaresche.

Tra i lavori premiati tantissimi ppt e video, in cui studenti, improvvisatisi attori e attrici, ci raccontano la storia di donne, più o meno note, protagoniste internazionali, o figure della storia locale da valorizzare. Richieste di intitolazioni alle istituzioni, con tanto di timbri, una guida della città realizzata come libro sfogliabile online, percorsi di genere femminili nelle città, trasmissioni radiofoniche, app che si possono scaricare sui telefoni cellulari, una canzone rap che stravolge il testo del nostro inno nazionale, cambiandolo in “Sorelle d’Italia”. Tra i premi, messi a disposizione dagli sponsor, molti i libri, borse e materiale didattico, un gioco di carte alla scoperta di importanti figure femminili, l’abbonamento annuale alla rivista “L’Eco della scuola nuova”, diplomi e attestati.

Con la padrona di casa, Lucia Chiappetta Caiola, Prorettrice Vicaria dell’Università Roma Tre, saranno presenti associazioni e federazioni da sempre amiche di Toponomastica femminile – Affi, Fildis, Acume, Sis, Noidonne – e molte referenti regionali, venute a Roma anche per partecipare all’assemblea associativa convocata nella stessa sede il giorno successivo.

 




Gang of Four

La settimana che va dal 25 aprile al primo maggio si apre e si chiude con due importanti festività come quella della liberazione dal fascismo e la festa del lavoro.In questi giorni in Italia passa un gruppo che ha avuto una connotazione politica molto marcata nei suoi testi, pur non avendo mai optato per una presa di posizione militante dichiarata.

Il 27 – alla Zona Roveri di Bologna –  e il 28 – al Traffic Live di Roma –  ci saranno i Gang of Four, una band che oggi è spesso conosciuta solo da un pubblico di intenditori ma che ha avuto una grande influenza su molte formazioni attuali. Il loro genere è spesso stato definito come “punk-funk”, essendo il modo più preciso di descrivere il loro sound. Sono uno di quei nomi che hanno meglio testimoniato il passaggio dall’irruenza ed essenzialità della prima ondata punk del 1977 alle strutture più complesse e articolate di quello che di lì a poco sarebbe diventato il fenomeno del post punk. In questo calderone che contiene tutto e il contrario di tutto, loro (ma non solo, se pensiamo anche a Talking Heads e Pop Group) sono passati alla storia per aver ripreso a piene mani dalla musica nera. Il risultato è un suono bianco e molto inglese che riesce ad essere molto ritmato ma senza l’elemento “ballabile” tipico di Sly and The Family Stone e James Brown. Le loro canzoni sono nevrotiche e riflettono il clima di tensione tipico degli anni della Thatcher. Tutto questo è molto evidente nell’album d’esordio, Entertainment!, uscito nel 1979, anno in cui la Lady di ferro è stata eletta e in cui è iniziato quel grande smantellamento dello stato sociale fino ad allora in vigore nel Regno Unito. I Gang of Four, già dal nome (cioè la Banda dei Quattro, i quattro politici arrestati nel 1976 dopo la morte di Mao e accusati di voler preparare un colpo di stato) mantengono una chiara inclinazione per i testi socialmente impegnati. Ma questo nel loro caso non si traduce nei classici slogan da manifestazione. Forti di una conoscenza molto approfondita degli scritti di Marx, vogliono riflettere uno scenario in cui il capitalismo si è impadronito della vita delle persone e ne condiziona le decisioni e i ritmi. La consapevolezza di essere parte di un sistema regolato dal consumismo, grigio e oppressivo che opera solo in nome della sua autoconservazione, senza che i cittadini ne traggano qualche reale beneficio, è la ragione profonda della musica nevrotica del quartetto, in cui la chitarra di Andy Gill si muove attraverso accordi spesso dissonanti e divagazioni noise, accompagnata dai ritmi funk del basso di Dave Allen.

La band, che adesso gira con il solo Gill come membro originale, ha avuto un’influenza profonda in molti gruppi nati dopo di loro. Uno degli esempi più famosi è quello dei Red Hot Chili Peppers, il cui bassista Flea ha più di una volta dichiarato di aver ripreso molto dallo stile di Allen, così come il loro sound è stato molto importante per i REM. L’indie rock degli anni 2000 deve moltissimo a loro, e questo è evidente in gruppi come i Franz Ferdinand, Liars e Rapture.

Vale certamente la pena, quindi, assistere al concerto di un nome che ha dato molto al mondo della musica e che è tra le principali influenze di molte cose ascoltate, anche se non tutti se ne rendono conto




Outdoor Festival 2018. L’installazione di Wasted Rita

L’ottava edizione del Festival Outdoor, il più grande evento di cultura urbana a Roma, ha inaugurato sabato 14 Aprile. Ogni anno viene scelta una location differente, atta a ospitare le esposizioni di artisti provenienti da tutto il mondo e per questa edizione sono gli spazi dell’ex mattatoio che vedranno, fino al 12 maggio, non solo mostre e installazioni, ma anche mercatini, conferenze ed eventi musicali.

Il tema di quest’anno è il Patrimonio, (Heritage): “la cultura popolare di oggi, tra influenze internazionali, mass media e social network, sarà al centro di un’indagine che metterà in risalto il singolo e le proprie scelte”.

ll padiglione dedicato all’arte, curato da Antonella di Lullo e Christian Omodeo, vede la presenza di una decina di artiste/i, che hanno sviluppato, insieme al collettivo di architetti Orizzontale, quattro differenti percorsi con i quali fruitori e fruitrici possono interagire in prima persona, diventando parte integrante delle installazioni.

All’interno del percorso intitolato Disobedience, troviamo l’artista portoghese Wasted Rita, conosciuta per le sue opere urbane che pongono al centro dell’attenzione il ruolo della donna nella nostra società.

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L’artista ha deciso di modificare lo spazio circostante rendendolo somigliante ad una camera ardente. A terra ci sono le tipiche candele rosse delle chiese, sulla parete è esposta una corona di fiori bianchi e rosa usata per commemorare il lutto. Fogli colorati con scritte sarcastiche riguardanti la misoginia, tappezzano il resto dello spazio. L’installazione, chiamata “Il funerale del Patriarcato” vuole denunciare il machismopresente nella nostra società e, attraverso l’arte e l’ironia, combatterlo.

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Rita nasce nel 1988, è una graphic designer ed illustratrice portoghese con sede artistica a Lisbona. Ha iniziato la sua carriera con la creazione del blog Rita Bored, nel quale ha pubblicato i suoi primissimi lavori. La peculiarità di quest’artista è il suo continuo ironizzare sul sesso, sull’amore e sui social attraverso delle illustrazioni e con l’uso di semplici scritte in stampatello su fogli di carta.

Quest’ultime, che Banksy ha voluto in mostra alla collettiva Dismaland, si caratterizzano per la mancanza di una estetica nella grafia, per l’uso di frasi concise e dirette, per la quasi assenza di punteggiatura.

Negli ultimi suoi lavori usa come supporto della carta di colore fluo, quasi per accentuare l’incisività del messaggio.

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Prima di approdare a questa scelta troviamo il classico nero su bianco nella serie “The art of flirtingless” e una serie di lettere, “love letters”, nero su rosa, che cominciano tutte con l’asserzione “it’s not you. Ciò che caratterizza ogni serie è la grafia disordinata, le parole sono cancellate, altre sottolineate o cerchiate. Le frasi sono scritte a mano libera con la volontà di non seguire una linea dritta, così come quando scriviamo su un foglio bianco e man mano che si va avanti si pende da un lato. Tutti questi connotati fanno sì che il lavoro dell’artista risulti spontaneo e genuino. Apparentemente sembrano pensieri scritti di getto da un’adolescente sul proprio diario segreto, ma il loro contenuto di un pungente sarcasmo si pone in antitesi all’estetica: il pensiero è quello di una donna matura.

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Wasted Rita in occasione della mostra “Felice come triste” all’Underdogs Gallery di Lisbona, parla di “abbracciare la tristezza con un cuore leggero”, ed è proprio questa la capacità dell’artista esperta nel trattare argomenti delicati senza essere pesante.

 

OUTDOOR FESTIVAL 2018

Roma, Mattatoio Testaccio

14 Aprile – 12 Maggio

Per saperne di più:

https://www.out-door.it/

 

 

 




Giornata di studio: Le voci delle musiciste. Storia e storie

Di Katiuscia Carnà

 Il giorno 24 aprile, nell’Aula 4 e nell’Aula Magna della sede dell’Università di Roma Tre, in Via Principe Amedeo, 182 /b Roma (al I piano), si svolgerà la Giornata di studio “Le voci delle Musiciste”, ideata da Milena Gammaitoni, che ha curato con Luca Aversano anche il saggio “Le compositrici, storie e storie” (Edizioni SedM). La Giornata, organizzata in collaborazione con Luca Aversano (DAMS – Università Roma Tre), Orietta Caianiello (conservatorio di Bari), Raffaele Pozzi (Università Roma Tre), Gilberto Scaramuzzo (Università Roma Tre), è un appuntamento annuale giunto ormai alla sua terza edizione, che intende trasmettere la memoria collettiva della storiografia delle musiciste e scriverne nuove pagine.

Lungo i corridoi del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Roma tre verrà allestita la Mostra “Le donne nelle Arti”, dedicata alle compositrici di diversi Paesi del mondo, a cura dell’associazione Toponomastica femminile, che resterà aperta al pubblico fino al 24 maggio.

I lavori verranno aperti dalla Prorettrice Vicaria dell’Università di Roma Tre Lucia Chiappetta Cajola e dal Direttore del Dipartimento di Scienze della Formazione, Massimiliano Fiorucci.

Paola Ciarlantini del Conservatorio A. Casella dell’Aquila introdurrà un’importante testimonianza della compositrice Teresa Procaccini, prima donna in Italia a dirigere un conservatorio e fondatrice della Rassegna itinerante “Compositrici di ieri e di oggi”, attività che rivela la sua profonda attenzione nei confronti della creatività femminile. Si alterneranno poi importanti relazioni di esperte che si concluderanno con quello di Linda Maria Bongiovanni, musicista e musicoterapeuta.

A seguire un intervento danzato “Mimesis e musica: una proposta di ascolto dinamico attraverso il movimento corporeo”, a cura di Gilberto Scaramuzzo e delle studentesse del Master “Pedagogia dell’Espressione. Teatro, danza, musica, arte, sport: educazione” dell’Università Roma Tre.

Seguirà il readingmusicale, “Mon amour et aussi l’amour de la musique” di Valeria Palumbo. Dalle lettere, dai diari, dalle cronache, avrà luogo la ricostruzione di tre vicende legate profondamente alla musica che esprimono la lotta delle donne per sottrarsi al destino loro imposto nell’Ottocento, su tre coppie di artisti: George Sand e Fryderyk Chopin, Clara Wieck e Robert Schumann, Fanny e Felix Mendelssohn (con Paola Salvi e, al pianoforte, Emanuele Frenzilli). Alle 17.30 un breve concerto introdotto da Luca Aversano del Trio Musikanten che esegue il Trio Op.17 in sol minore di Clara Wieck Schumann.

La Giornata di studio sarà anche l’occasione per presentare l’apertura di una collana editoriale dedicata alle musiciste presso la Società Editrice di Musicologia SEdM: “Voci di Musiciste” a cura di Bianca Maria Antolini, Luca Aversano, Milena Gammaitoni, Orietta Caianiello, Angela Annese.

Per approfondire una conoscenza delle storie di vita, delle musiche e dei volti delle musiciste, il 26 aprile alle ore 20.30 si svolgerà il concerto “Musiche di Compositrici. Ieri e oggi” presso il Teatro Palladium.

L’intera Giornata di studio e il concerto sono stati patrocinati dall’Associazione Italia di Sociologia (AIS) degli Studi di Genere.

 

Quella delle donne è una storia di anni e anni, secoli e secoli di esclusioni a vari livelli: da quello familiare a quello sociale, lavorativo e artistico. In ambito musicale, il ruolo delle musiciste è la manifestazione di un’estromissione dalla storiografia dell’Europa dell’Ottocento. Le donne sin dai tempi più antichi sono state spesso rappresentate con uno strumento musicale, questo dimostra come le figure femminili siano da sempre protagoniste nelle Arti. Le loro biografie e le recensioni delle loro opere e composizioni sono le testimonianze di doti artistiche di donne geniali che con passione e tenacia, stimate dalle società del tempo, dedicano la loro vita alla musica. Eppure, sebbene le loro composizioni fossero illustri e al pari, se non superiori a quelle maschili, nella storia la loro identità sociale sembra esser stata volutamente cancellata da un retaggio patriarcale che arriva sino ai nostri giorni.

Nel ‘600 Francesca Caccini crea una delle prime forme di Dramma in Musica e come lei molte altre donne, in altri paesi del mondo affermano la propria arte musicale, divulgandola con passione e risolutezza.

Donne che nonostante avessero un ruolo sociale circoscritto rispetto alla loro epoca, furono in grado di dare un importante contributo all’arte e in particolare alla musica che è importante ricordare e tramandare. Molte delle musiciste avevano una condizione privilegiata, perché nate in famiglie di musicisti, ma pur sempre con l’ostacolo, come donne, di non potersi esibire in pubblico; altre ancora entravano in convento e riuscivano a non rinunciare all’espressione delle proprie capacità musicali, continuando a comporre.




Chrysta Bell a Roma per il Festival delle Scienze

Il prossimo 21 aprile all’Auditorium Parco della Musica (sala Sinopoli) ci sarà Chrysta Bell in concerto, in una delle serate del National Geographic Festival della Scienza, che si terrà all’interno della struttura dal 16 al 22 (con celebrazione dell’Earth Day nella sua data finale). Come solista, il suo è un nome che ancora deve emergere, ma gli amanti del cinema (in particolar modo se legato alla musica) l’avranno già incontrata in precedenza. L’artista texana è nota soprattutto per le sue collaborazioni con David Lynch: il loro primo incontro ha avuto luogo nel 1999, quando l’agente della CAA (Creative Artists Agency) Brian Loucks le fece conoscere il regista, il quale rimase subito molto colpito dalla sua voce. La prima canzone che compongono insieme è Polish Poems, che troviamo negli ultimi minuti del suo film Inland Empire, uscito lo stesso anno. Chiunque conosca Lynch sa bene quanto la componente musicale sia importante per i suoi film: le colonne sonore di Strade Perdutee Twin Peaks, ad opera di Angelo Badalamenti, hanno spianato la strada a quello che molti oggi descrivono come dark jazzper il suo suono oscuro ma molto raffinato (etichetta che poi è divenuta un vero e proprio genere grazie a nomi come The Kilimanjaro Darkjazz Ensemble e Bohren Und Der Club Of Gore, ma che legata alle sue composizioni risulta riduttiva e forse anche impropria). Quando nel 2006 il regista decide di abbandonare il cinema e inizia a mettersi in gioco come musicista, trova in Chrysta Bell una sua musa personale. I due collaborano insieme per il disco This Train(con canzoni scritte a quattro mani), prodotto da Lynch, e per l’ep Somewhere In The Nowhere. Nel 2017 esce il suo primo disco solista, We Dissolve, che in parte riprende le atmosfere cupe e misteriose di questi lavori arricchendole con un tocco più pop e molto più personale.

Questa data fa parte di un tour europeo che la cantante sta facendo per promuovere il suo ultimo ep omonimo, del quale non si conoscono molti dettagli, fatta eccezione per il singolo Undertow.

Se la sua musica vi è di gradimento, vi segnaliamo anche le date italiane degli A Place To Bury Strangers. La band shoegaze (trai gruppi migliori del genere emersi negli ultimi 10 anni) sarà il 20 aprile al Benicio a Giavera di Montello (TV), il 21 a Bologna al Freakout e il 22 a Torino allo Spazio 211. Sarà un’ottima occasione per sentire dal vivo i classici della band e i nuovi brani estratti dall’ultimo Pinned, uscito quest’anno per Dead Oceans.

 

 

 




Cinquant’anni di carriera per James Senese

Il prossimo 14 aprile all’Auditorium Parco della Musica di Roma ci sarà in concerto James Senese con i suoi Napoli Centrale, in una delle tappe del tour celebrativo dei cinquant’anni di carriera dell’artista partenopeo. Il suo è un nome che ha un peso non indifferente nella storia della musica napoletana, così come quello del gruppo che lo accompagna.

Ha iniziato a muovere i primi passi nei primi anni ’60 in ambito beat con Gigi e i suoi Aster e successivamente negli Showmen. Dalle ceneri di questi ultimi nasceranno i Napoli Centrale, il cui omonimo LP del 1975 è riconosciuto come uno dei momenti più alti del progressive rock italiano.

La sua peculiarità sta nell’aver proposto un suono inedito, che prendeva le distanze da nomi come Premiata Forneria Marconi, Banco Del Mutuo Soccorso e dagli stessi concittadini Osanna e Balletto di Bronzo, i primi a proporre il genere a Napoli. Mentre questi nomi avevano tra i principali gruppi di riferimento le band inglesi dell’epoca (con una formazione classica molto evidente), Senese è un sassofonista cresciuto con il mito di John Coltrane: il risultato è un jazz rock mediterraneo cantato in lingua (cioè, in dialetto napoletano) che di progressivo ha ben poco, se non l’essere emerso in un momento storico in cui la sperimentazione musicale era, per forza di cose, catalogata sotto quella denominazione (un caso simile è quello degli Area, tanto legati anche loro al jazz quanto alla musica etnica e all’avanguardia). Nel corso degli anni, la formazione del gruppo è cambiata molte volte: tra i suoi membri più celebri ricordiamo Pino Daniele, entrato al basso per il disco Qualcosa Ca Nummore del 1977. Questa collaborazione segna un punto di svolta nella carriera del cantautore, tanto che coinvolgerà lo stesso Senese nei suoi primi tre album da solista, Pino Daniele, Nero a Metà e Vai mo’. La band cessa di esistere verso la fine degli anni ’70, venendo poi riesumata come James Senese e Napoli Centrale per il disco Jesceallah, mettendo in risalto tra tutti il nome del sassofonista e bandleader.

Durante questo tour verrà registrato un disco dal vivo, Aspettanno o Tiempo, che oltre ai grandi classici conterrà diversi estratti dall’ultimo O Sanghe, del 2016 (che nel 2017 ha vinto la Targa Tenco come miglior album in dialetto). La formazione che lo accompagna sarà composta da Ernesto Vitolo alle tastiere, Gigi di Rienzo al basso e Fredy Malfi alla batteria. Le altre date sono il 10 aprile a Pagani (SA), il 18 a Poggibonsi, il 19 a Pisa, il 21 a Potenza, il 22 a Stornara (FG) e il 7 giugno allo Stadio San Paolo di Napoli, per un concerto in memoria di Pino Daniele.

Se siete amanti della musica napoletana dovreste fare il possibile per non perdervi un’occasione del genere, per celebrare un musicista che ha dato tanto al suono partenopeo quanto hanno fatto altri grandi come lo stesso Daniele, Tony Esposito e Tullio De Piscopo.

 







ROMA – I tronchi di Andrea

A parlare, quest’oggi, oggi non saranno i muri, ma le sculture urbane di Andrea Gandini, in mostra a Roma il 6-7-8 aprile.

L’artista nasce a Teramo, in Abruzzo, nel 1997 e si trasferisce con la famiglia fin dalla tenera età nella città di Roma. Intraprende gli studi artistici al liceo Ripetta, prediligendo la scultura alle altre discipline. All’età di diciotto anni anni inizia a intagliare volti sui tronchi recisi e abbandonati per le strade della Capitale.

Necessariamente la metropoli e lo spazio pubblico sono i luoghi di espressione privilegiati dall’artista, che con pazienza e dedizione fa riaffiorare la linfa vitale da un albero ormai morto.

C’è un rapporto particolare tra l’artista e il tronco che scolpisce, cosa che si evince osservando le sue sculture in strada.

Ogni opera è legata da un’estetica comune che però si diversifica di soggetto in soggetto. Questo perché ogni tronco scelto ha una storia, una sua conformazione e una propria identità. Proprio l’identità nascosta dell’albero è quella che viene rivelata.

I suoi strumenti sono la sgorbia, lo scalpello e la motosega con i quali il tronco viene scrupolosamente lavorato, assumendo i connotati umani tipici delle sue sculture.

Nasi grandi e sporgenti come personaggi dei disegni di Andrea Pazienza, lineamenti spigolosi e occhi socchiusi. Andrea Gandini risente delle influenze degli scultori quali Michelangelo, Medardo Rosso, Giacometti e Botero.

I soggetti scolpiti sono per lo più volti di uomini anziani, ritratti di personaggi austeri e dignitosi, manifestanti la senilità delle piante. Andrea Gandini è capace di trasformare l’albero in una sfinge silenziosa volta a ricordarci la sua antica funzione di sostegno all’ambiente. Come le maschere funebri egizie che celebravano il sovrano, allo stesso modo gli alberi defunti vengono commemorati.

Nel suo processo di elaborazione artistica lo scultore è capace di cristallizzare l’immagine all’interno della corteccia, lasciando immacolato l’involucro, l’antica traccia dell’albero, emblema di vita.

Un aspetto fondamentale del suo lavoro è la performance in strada.

Le creazioni sono realizzate in pieno giorno, attirando l’attenzione dei passanti che con curiosità e inizialmente anche con un po’ di stupore, si avvicinano e osservano il work in progress.

Nonostante le sculture siano alte in media non più di 70 cm, hanno la forza di rivoluzionare lo spazio circostante, rallentando la frenetica corsa del cittadino, restituendogli, in quei pochi minuti di contemplazione, il piacere e la serenità d’animo.

Essendo en plein air le sculture sono in continua metamorfosi.

I volti, soggetti alle intemperie del tempo e al deterioramento, mutano i propri connotati iniziali e le proprie espressioni.

L’effimero, tipico della Street Art, si esprime in questo processo inevitabile di trasformazione di ogni opera all’infinito, rendendola irripetibile e unica nella sua esistenza e nel luogo in cui si trova, l’hic et nunc di Walter Benjamin. Il suo lavoro si inserisce all’interno della corrente della Street Art Sculpture, un ramo che per la sua peculiarità vede pochi ma grandi artisti, come per esempio il portoghese Vhils.

L’esposizione rappresenta il post-finem. Non a caso il titolo della mostra è “Troncomorto”.

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I tronchi, presto o tardi, verranno tagliati per essere sostituiti da quelli nuovi. La loro destinazione non sarà più la strada, bensì lo spazio chiuso.

Proprio all’interno dello studio, Andrea ha concepito le sue prime forme artistiche. L’idea di scolpire per strada è nata per caso, osservando i tanti alberi recisi. La sua prima scultura è nata proprio accanto al suo studio, rappresentando una freccia che ne indica la posizione con un volto di uomo.

Da quel giorno ha continuato la sua attività costellando Roma con piu di cinquanta sculture, senza mai abbandonare l’attività all’interno del suo studio.

Per la sua prima mostra personale, Andrea Gandini ha scelto di lavorare il legno di quercia, un albero dal fusto alto e dal colore dorato. La quercia ha inoltre un forte valore simbolico, considerata da secoli una pianta sacra e oracolare, simboleggiante l’albero della vita nel culto Celtico.Le dieci opere realizzate per la mostra sono il frutto di un elaborato lavoro in studio, processo inevitabile per la creazione artistica.

 

 

 




Rock e pop in programma

La scorsa settimana vi abbiamo suggerito una serie di eventi legati al jazz, genere che in Italia è proposto in molte più città e locali di quanto si pensi ma che non riceve spesso lo spazio necessario. Per questa vi presentiamo alcune date tra la fine di marzo e l’inizio di aprile più legate al rock e al pop (termini che vanno presi molto con le pinze, vista la varietà di linguaggi e sfumature che si portano dietro).

Il 29 marzo torna Lydia Lunch a Roma. La divinità della no wave newyorchese è spesso nel nostro Paese per concerti, ma in una veste sempre diversa. Se verso la fine dello scorso anno l’avevamo vista con Cypress Grove al Forte Prenestino, ora si presenta come Brutal Measures , in coppia con Weasel Walter dei Flying Luttenbechers all’EVOL in via dei Lucani. Chi conosce l’artista americana sa quanto sia imprevedibile e come anche questa volta riuscirà a sorprendere il pubblico con una forma sempre nuova, figlia dell’improvvisazione e della commistione dei generi tipica del periodo in cui è emersa (la fine degli anni ’70). I fan e le fan del rock “alternativo” e della sperimentazione rumoristica alla Brian Eno e dei Suicide non possono non presenziare.

Lo stesso giorno a Perugia c’è Ginevra Di Marco live, all’Hotel Giò. Gli amanti della musica italiana uscita negli anni ’90 si ricorderanno di lei per il prezioso contributo che ha dato prima nei CSI e poi nei PGR. Con all’attivo altre preziose collaborazioni con Franco Battiato, Modena City Ramblers, Paola Turci e  Daniele Sepe, è tra le voci più apprezzate dello scorso ventennio. Suonerà diverso materiale della sua carriera solista, inclusi molti estratti dall’album La Rubia Canta la Negra (omaggio alla cantante argentina Mercedes Sosa), del 2017, che nello stesso anno le ha fatto vincere il prestigioso Premio Tenco.

Torniamo nella capitale perché è lì che Bob Dylan inizierà il suo tour italiano, con ben tre date (3-4-5 aprile) all’Auditorium Parco della Musica. È un nome che non ha certo bisogno di presentazioni, ma chi lo conosce sa come sia in grado di rinnovarsi e riproporre i suoi cavalli di battaglia in maniera inaspettata, esibendosi in versioni nuove con musicisti molto diversi ma di primo livello. Non è un caso se il suo ultimo disco Triplicate, uscito nel 2017, sia un disco non di composizioni sue, ma di cover di grandi classici della tradizione americana, con una sezione ritmica e degli arrangiamenti molto intimi e raffinati: tutto il contrario di chi si aspetta la formula voce e chitarra degli esordi. Di acqua sotto i ponti da Blowing in The Wind ne è passata, ma c’è ancora chi identifica Dylan con quel pezzo. I non romani potranno comunque vedere il grande artista americano nelle altre sei date in giro per lo stivale nel mese di aprile: il 7 al Mandela Forum di Firenze, l’8 al Palabam di Mantova, il 9 al teatro degli Arcimboldi di Milano, all’RDS Stadium di Genova il 25, al Pala Arrex di Jesolo il 26 e all’Arena di Verona il 27.

 

 




Incontri jazz

La terza settimana di marzo sarà molto interessante per tutti gli amanti e le amanti del jazz. Vi segnaliamo qui diversi eventi che crediamo possano fare al caso di chi segue questo genere con grande passione.

Al WoPa Temporary di Palermo il 21 marzo c’è il Wallace Roney Quintet, mentre il 22  l’ex bassista degli Area, Ares Tavolazzi, sarà al teatro sociale di Bergamo in compagnia della pianista Rita Marcotulli, del batterista Alfredo Golino e di Logan Richardson al sassofono. Quest’ultimo, durante la serata, proporrà del materiale tratto dal suo disco Blues People.

Se siete appassionati della canzone napoletana, il 23 non potete lasciarvi sfuggire Danilo Rea e Peppe Servillo che ripropongono in chiave jazz alcuni dei più grandi classici di Murolo, Bovio e Carosone. Il duo piano-voce si esibirà al Teatro Shalom di Empoli, non lontano da Firenze.

Il 24 marzo Javier Girotto sarà al Teatro Comunale Giotto di Vicchio, vicino Firenze, con il suo progetto Aires Tango, che rivisita il tango argentino secondo le sue radici musicali di chiara impronta jazzistica. Le sonorità classiche del genere sanno riproposte in una chiave inedita ma fedele della tradizione. Il sassofonista e compositore (abile sia al sax baritono che soprano, oltre che al clarinetto) verrà accompagnato da Marco Siniscalco al basso, Michele Rabbia alla batteria e Alessandro Gwis al pianoforte.

Altro evento di rilievo, sempre dello stesso giorno è l’esibizione del Camille Thurman Quartet al Querce Country Club di Sarottino, in provincia di Catanzaro.

FOTO1 (Camille Thurman)

La sassofonista americana è nota per le sue collaborazioni con Alicia Keys, Wynton Marsalis, George Coleman, Roy Haynes e Diane Reed, oltre ad aver inciso due ottimi dischi come Origins e Spirit Child, usciti entrambi nel 2014. Verrà in Italia con il suo quartetto, con il quale proporrà per lo più brani dagli album sopra menzionati, assieme a Marco Menzola (contrabbasso), Nico Menci (pianoforte) e Darrell Green (batteria).

Notevole è anche una delle serate (quella del 25) del Bergamo Jazz Festival, in cui due giganti del jazz italiano come Paolo Fresu e Enrico Rava suoneranno assieme al grande pianista americano Uri Caine e ad un altro grande trombettista come loro, Dave Douglas (quattro nomi spesso presenti nel cartellone del festival). Si tratta di un evento imperdibile per tutti gli amanti del genere, che chiama a raccolta dei nomi fondamentali per quello che è stato il panorama degli ultimi trent’anni (contando anche il prezioso contributo della sezione ritmica, con Linda May Han Oh al basso e Clarence Penn alla batteria). Il concerto avrà luogo al Creberg Teatro.

Fresu si esibirà anche in altre date questa settimana: il 26 al Teatro Novelli di Rimini con Danilo Rea (pianoforte) e il 27 a Bollate, vicino Milano, con il suo Devil Quartet, le cui sonorità sono però molto più influenzate dal rock.

Degno di nota è anche il Vein Trio di Basilea per una notte esclusiva a San Lazzaro di Savena (BO). Il trio svizzero, noto per le sue rivisitazioni dei brani di Ravel in VEIN Plays Ravel, per un grande disco come Jazz Talks o per le collaborazioni con Dave Liebman e Greg Osby, suonerà per lo più materiale proprio, ma potrebbe suonare anche composizioni di altri autori (sono anche noti per aver rimesso mano ad alcuni brani dell’opera Porgy and Bess).

FOTO 2 (Camille Bertault)

Se invece siete in cerca di una cantante, potreste andare il 28 a sentire Camille Bertault che esegue brani dal suo disco Pas de Géant allo Spazio Alfieri di Firenze.