Venezia – A Cà Rezzonico in mostra i nudi di Giulia Lama

In uno dei più famosi palazzi veneziani, Cà Rezzonico, martedì 23 maggio, si è svolta la Conferenza inaugurale della mostra dal titolo Giulia Lama. Nudi. 

Nello splendido salone da ballo gremito di persone, Vittoria Surian, presidente dell’associazione culturale Eidos Venezia e artefice del progetto …Eppur ci sono! Tre donne intorno al… Settecento veneziano: Luisa, Giulia, Maddalena, ha spiegato come questo progetto intenda dare risalto al lavoro di donne che, inserendosi nell’ambiente culturale del tempo, hanno onorato nei secoli le Arti a Venezia, e ad alcune di queste donne, ma noi sappiamo che sono molte, dice ancora Vittoria Surian, l’associazione intende prestare attenzione insieme a tutte le persone che vogliono collaborare, poiché nonostante la raggiunta uguaglianza giuridica tra i sessi, si è ancora molto lontani dal conoscere ciò che le donne sapienti hanno fatto, detto, scritto, dipinto, musicato. Lo scopo è che questo sapere venga analizzato, studiato, approfondito per dare soprattutto ai giovani e alle giovani quella base culturale indispensabile per costruire il futuro. Per questo, chiediamo che in questo museo venga colmata l’assenza delle artiste, dice ancora Surian, che così presenta al pubblico, in chiave di politica pubblica da perseguire, il suo Manifesto per la presenza delle artiste nei Musei.

La Conferenza inaugurale, con Mariacristina Gribaudi, presidente della Fondazione Musei Civici di Venezia, Alberto Craievich che ha curato anche la mostra e Daniele D’Anza, vede la presentazione di un’artista completa, Giulia Lama, nata il 1° ottobre 1681, con aspetti ancora da scoprire.

Foto 1. Sala degli Arazzi

Giulia è figlia d’arte – il padre Agostino era pittore, mercante d’arte e perito – e ha uno stile autonomo rispetto agli altri pittori contemporanei, dipinge con carattere e toni chiaroscuri forti. Oltre a dipingere ritratti, le vengono commissionati quadri a carattere religioso per Santa Maria dei Miracoli e per la scuola di San Teodoro, le viene commissionata inoltre la pala per l’altare maggiore di Santa Maria Formosa e molte altre opere. Commissioni che infastidiscono gli altri pittori che la vedono una concorrente, anche se non fu mai iscritta alla Fraglia veneziana, suscitando invidie e maldicenze, tanto da far scrivere all’abate Antonio Conti: “La povera donna è perseguitata dai pittori ma la sua virtù trionfa sui suoi nemici”. Giulia, che vive nello stesso periodo della più famosa pittrice Rosalba Carriera, si cimenta anche nella miniatura con ottimi risultati. 

Quelli in mostra nella Sala degli Arazzi di Cà Rezzonico, sono dodici splendidi studi di nudo tratti dal vero realizzati dall’artista e sono parte di una più ampia raccolta di sue opere grafiche, appartenenti al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe del Museo Correr. Sono corpi nudi studiati, analizzati, interiorizzati, restituiti sulla carta da disegno con il tratto in gessetto rosso o nero, con lumeggiature di gesso bianco, che esprimono vitalità e forza. Osservarli non lascia indifferente. 

E’ un’occasione da non perdere questa mostra, che sarà visitabile fino al 3 settembre, perché i disegni, patendo l’esposizione alla luce, possono essere messi in mostra solo ogni cinque anni. 

Ma Giulia Lama, oltre ad essere pittrice e aver studiato matematica, è anche poeta e la troviamo inserita nella raccolta di Luisa Bergalli del 1726, Componimenti poetici delle più illustri rimatrici di ogni secolo; è inoltre una ricamatrice eccellente con i cui proventi, oltre a quelli della pittura, si mantiene facendo vita ritiratissima. 

La presenza di Giulia Lama nella toponomastica si attesta nel comune di Napoli che, dimostrando rara attenzione all’arte “oltre confini”, le intitola una via nel 2014.

Intitolazione a Napoli. Foto di Giuliana Cacciapuoti

Oltre a Giulia Lama, spentasi il 7 ottobre 1747, questo progetto prevede, il 12 giugno, la presentazione di Luisa Bergalli, scrittrice e poeta, e Maddalena Lombardini, compositrice di fine Settecento. In questa occasione la musicista Paola Pezzolo dirigerà un trio di violini su musiche composte da Maddalena Lombardini, della quale quest’anno ricorre il bicentenario della morte.

Alla mostra Eidos ha abbinato la stampa del catalogo dei nudi in mostra nella Collezione Artemisia in cinquecento copie. 

Per informazioni: http://carezzonico.visitmuve.it/category/it/mostre/mostre-in-corso/




Giuda in concerto a Mercato Saraceno (FC)

Se la settimana scorsa in occasione delle date italiane dei June of 44 vi abbiamo parlato di chi negli anni ’90 si divertiva a stravolgere ribaltando completamente lo stesso concetto di rock, questa volta invece vi proponiamo una band che, al contrario, ha preferito scavare nelle radici del genere riportandoci un suono essenziale, fedele alla formula originaria ma terribilmente efficace.

Stiamo parlando dei Giuda, band romana nata nel 2007 dalle ceneri dello storico gruppo punk Taxi, dopo la tragica morte del loro batterista. Da allora, il cantante Nteda, il chitarrista Lorenzo e il bassista Danilo hanno deciso di continuare formando un nuovo gruppo e cambiando leggermente genere. Se le sonorità erano prima radicate nel 1977, in questa successiva incarnazione le coordinate stilistiche non hanno cambiato decennio, ma hanno virato verso un rock stradaiolo molto debitore di formazioni del glam come Slade, New York Dolls e Slaughter & The Dogs. Il loro debutto Racey Roller, uscito nel 2010, si è fatto notare in poco tempo dalla critica e da un pubblico che è cresciuto in maniera esponenziale, venendo incensato da testate come Mojo, The Guardian, Uncut, Rolling Stone, Vice e Maximum Rock N’ Roll. La formazione è passata da quattro a cinque elementi e l’ingresso di un secondo chitarrista ha permesso una maggiore varietà compositiva: da lì sono usciti due ottimi album come Let’s Do It Again (2013) e Speaks Evil (2015), quest’ultimo sotto la prestigiosa Burning Heart Records (che ha prodotto varie band celebri come The Hives, Turbonegro, Millencolin e The International Noise Conspiracy). Hanno suonato molto all’estero, con quasi più di 350 concerti e svariati tour americani ed europei, con partecipazioni a festival molto importanti come il Punk Rock Bowling a Los Angeles in California.

Questa settimana saranno al Big Fish Day a Mercato Saraceno (FC) in compagnia di altre band come Ros, Slick Steve & The Gangsters e Muse Italian Connection. La serata è a ingresso libero.

Le altre date in cui suoneranno saranno l’8 giugno a Legnago (VR) al SOUND VITO Festival 2018, il 15 a Castelfranco Veneto (TV), il 20 a Trevi (PG) all’Antifestival e l’11 agosto a Fordogianus (OR) all’Here I Stay Festival.

Sarà un’ottima occasione per vedere dal vivo una rock band intensa e che ormai è sempre presente nei cartelloni dei festival internazionali più prestigiosi e attesi. Chi non li ha mai sentiti ed è in cerca di nuove formazioni in grado di riprodurre quel suono grezzo e primordiale che solo i dischi usciti negli anni ’60 e ’70 possono regalare, deve assolutamente procurarsi i loro dischi, che non suonano per nulla datati ma che hanno dalla loro una personalità invidiabile.




Roma, 25 maggio. Un nuovo salotto letterario toponomastico

I salotti letterari, tanto cari agli ambienti illuministi, avevano precedenti illustri nella storia dell’antica Grecia, quando i cittadini maschi adulti davano vita ai simposi, si intrattenevano in banchetti e li animavano con discussioni colte, musica, danze e la presenza di ragazzi e ragazze che facevano da contorno alle dotte riflessioni degli uomini.

Foto 1. Lettura di Moliere in un salotto letterario del ‘700

Quello che si terrà venerdì 25 maggio alle ore 18 nella sala al piano terra della Biblioteca comunale di Villa Leopardi a Roma è il 4° salotto letterario romano di Toponomastica femminile. Qui, al contrario del mondo greco, le protagoniste sono le donne: Toponomastica femminile vuole infatti accendere la luce, attraverso l’interpretazione di brani e di versi di scrittrici, poete, giornaliste, filosofe ricordate nella toponomastica italiana e straniera, su quanto l’immaginazione femminile ha saputo creare con le parole.
Si tratta di un’occasione per entrare all’interno del mondo letterario femminile, così tanto sacrificato in nome dei canoni letterari alti,e riscoprire il pensiero e la scrittura delle donne; è anche un momento in cui riconquistare la bellezza dell’ascolto, quell’ascolto che incanta sempre bambine e bambini e che molto spesso, crescendo, perdiamo e dimentichiamo.

Il 4° salotto letterario presenta autrici molto diverse fra loro: si leggeranno versi di Saffo accanto a testi più recenti come quelli di Alda Merini; si andrà dalle riflessioni tardo ottocentesche di Matilde Serao sulla canzone popolare alle ricostruzioni storiche di Anna Banti, di Marguerite Yourcenar e Miriam Mafai, dalla forza vitale di Goliarda Sapienza alle profonde riflessioni di Alba De Céspedes, dai pensieri di Virginia Woolf e Natalia Ginzburg alle malinconiche vicende descritte da Paola Drigo e Grazia Deledda fino alle gioiose storie di Giana Anguissola.
Esiste un filo conduttore che lega fra loro pagine e parole così diverse, ed è la musica.
Ogni brano o verso scelto per la lettura ad alta voce avrà come tema il fascino e la suggestione della musica, suonata, ascoltata, evocata, immaginata.
Perché questa scelta? Perché la musica, in passato, rientrava nell’educazione delle giovani donne, insieme al disegno, al cucito, alla lettura, era presente nella loro vita e nella loro formazione. Alle ragazze veniva impartito l’insegnamento di uno strumento musicale, eppure era un insegnamento senza sbocchi futuri, che non portava a carriere artistiche e alla possibilità di affermarsi. Quel sapere musicale rimaneva chiuso all’interno delle mura domestiche, non spiccava il volo, era buono solo per allietare qualche occasione di incontro e le serate di ricevimenti.
E, come è stato per la sfera letteraria, anche quella musicale ha visto l’ingegno femminile adattarsi alle convenienze e sacrificarsi in nome delle regole sociali.

Come negli antichi simposi anche nel corso del salotto letterario toponomastico del 25 maggio si lascerà spazio alla musica, e non soltanto quella evocata nelle pagine scritte. Verranno eseguiti alcuni brani musicali scritti da donne contemporanee molto famose, Consuelo Velázquez, Jony Mitchel e Cindy Lauper, proposti ed eseguiti da un uomo, il musicista Massimo Fedeli, al pianoforte.

Foto 2. La Biblioteca comunale di Villa Leopardi a Roma

 

 




Quattro date italiane per i June of 44

Una delle band più rappresentative del genere, i June of 44, tornerà in Italia il prossimo mese per quattro date, dopo una lunga assenza (ben 19 anni dopo il loro scioglimento nel 1999).
Parlare di “genere”, per questo stile, è molto difficile: è un’etichetta che i critici hanno utilizzato per definire una cerchia di gruppi che ha portato il rock a un altro livello, decostruendolo e riformandolo secondo altre regole, ma utilizzando sempre gli strumenti classici (la formazione è sempre la stessa con chitarra, voce, basso e batteria). Se durante gli anni ’80 l’avvento del noise rock, dell’hardcore e di etichette molto innovative come Dischord e SST ci ha mostrato come si potesse essere innovativi e rumorosi anche al di fuori della new wave, nei ’90 in America qualcuno ha pensato di portare avanti questo discorso producendo musica ancora più complessa e mai ascoltata prima. Esce quindi un disco come Spiderland degli Slint che rimescola completamente le carte in tavola grazie a composizioni lunghe, con una voce quasi narrante piuttosto che un cantato vero e proprio e con un gioco tra effetti sonori e parti di chitarra in pulito. C’è chi però contemporaneamente, nell’underground americano, sta andando nella stessa direzione, come i June of 44. Dischi come Tropics and Meridians del 1996 e Four Great Points sono dei lavori assoluti per gli amanti di queste sonorità, che hanno anche portato alla nascita del cosidetto math rock, cioè del rock in cui non ci sia la classica struttura 4/4, ma tempi dispari, rumorismo e sperimentazioni mai udite prima, che spesso si traducono in brani dalla struttura indefinibile. La band di Louiseville, che tra le sue fila può vantare gente di formazioni più vecchie come Codeine e Rodan, aggiunge ulteriori tasselli in un mosaico di suoni che prima ha conquistato una cerchia di ascoltatori molto limitata e che poi nessuno ha potuto più ignorare. Saranno nel nostro Paese il 25 maggio all’Afro Bar di Catania, il 28 allo Spazio 211 di Torino, il 29 al Locomotiv di Bologna e il 30 all’EVOL di Roma. 

Tra queste date, vi consigliamo di non mancare alla prima, in cui la band si esibirà come ospite nel trentennale degli Uzeda, assieme ad altri grandi nomi come gli Shellac di Steve Albini (già dietro ai seminali Big Black e attivo come produttore per tanti album celebri come In Utero dei Nirvana), The Ex e Black Heart Procession. Sarà un’occasione più unica che rara per vedere sullo stesso palco dei pezzi di storia che molto raramente si possono ritrovare insieme: chi segue il genere senza dubbio non se li lascerà sfuggire.




Due date per la Squadra Omega

Qualche anno fa c’è stato un movimento in Italia che, pur rimanendo lontano dal grande pubblico, ha occupato per lungo tempo le pagine di webzine e riviste specializzate sia italiane che estere. Stiamo parlando dell’Italian Occult Psychedelia, termine col quale sono stati classificati una serie di gruppi, nati verso la fine degli anni ’00, molto debitori del suono tedesco degli anni ’70 (tutto quello etichettato come kraut rock e/o kosmische musik), della psichedelia acida di diverse colonne sonore dello stesso periodo e della library music italiana (termine che indica le musiche usate dalla Rai per molti documentari o programmi televisivi, come quelle di Egisto Macchi).

Non si tratta di sonorità innovative al 100%, ma che hanno sicuramente portato un vento di freschezza nel panorama italiano underground che, tra gruppetti indie e cantautorato di pessima fattura, stava diventando sempre più provinciale.

Tra questi nomi è impossibile non citare la Squadra Omega, che l’anno scorso ha fatto uscire uno dei dischi più interessanti tra quelli europei, Materia Oscura, prodotto da Soave Records. La prossima settimana saranno in giro per l’Italia per due concerti, il 18 maggio a Umbertide (PG), al Cinema Metropolis (in compagnia dei Lento), e il 19 al Gb20 di Montepulciano (SI). Due eventi imperdibili per chi ama queste sonorità.

Materia Oscura è un tassello in una discografia senza passi falsi. Con sole tre tracce (“Massa Mancante”, “Mondo-Brama” e “Le Oscillazioni dell’Universo Giovane”) è un calderone sonoro con una personalità fuori dal comune, in cui vengono mescolati diversi ingredienti, dal jazz rock alla psichedelia, dal minimalismo alla Terry Riley, fino ai viaggi cosmici dei Tangerine Dream (qualcuno potrebbe anche tirare in ballo il Franco Battiato di album come Pollution, Fetus e Sulle Corde di Aries) e alle divagazioni world del Jon Hassell più inaccessibile. È un lavoro altamente sperimentale, frutto di un collettivo che ha sempre creduto nell’improvvisazione come metodo compositivo, un modo più che efficace di far convivere diverse soluzioni sonore che non possono trovare spazio nella più comune forma-canzone.

Per quanto riguarda la data di Umbertide, vi consigliamo di dare un ascolto anche all’altro gruppo che condividerà il palco con loro, i già citati Lento.

Foto 1. I Lento

Vengono da Roma e sono un trio molto pesante ma anche molto personale. La loro musica è di difficile definizione: molti la etichettano come “post-metal” ma è una classificazione molto riduttiva. Immaginate dei riff molto heavy e delle composizioni lunghe e dilatate. Il primo disco, Earthen, uscì sotto Supernatural Cat Records e in America ebbe l’onore di essere distribuito per un gigante della musica indipendente come la Relapse Records. Negli ultimi anni si sono accasati sotto Denovali, una prestigiosa label tedesca nota per dare spazio a gruppi dallo stile personale a musiche di non facile reperibilità.

 




Il Salone internazionale del libro di Torino. Un luogo dove si produce cultura

Anche quest’anno è alle porte il consueto appuntamento che si rinnova a Torino ogni mese di maggio fin dal 1988, quando il centro congressi Lingotto Fiere ospitò la prima edizione dell’odierno Salone internazionale del libro, diventato nel tempo la più importante manifestazione italiana legata all’editoria.

La grandekermesseinizierà giovedì 10 e per cinque intense giornate ospiterà case editrici, scrittori e scrittrici, personaggi del cinema e dell’arte protagonisti della realtà culturale italiana, ma anche, in gran numero, della cultura europea ed extraeuropea. Vi giungeranno ad esempio il vincitore del Premio Strega Ragazze e Ragazzi, ma anche i cinque finalisti stranieri dello Strega Europeo, ci saranno Paolo Giordano, con il suo nuovo romanzo, e Dori Ghezzi, che ricorderà Fabrizio De André, ma verranno anche Herta Muller, Alice Sebold, Almudena Grandes, Fernando Aramburu, Guillermo Arriaga, Javier Cercas, Javier Marias, Eduard Limonov e molti altri scrittori e scrittrici di fama le cui opere sono state successi della letteratura mondiale. Parleranno dei loro libri e ci diranno cosa pensano del futuro, che è il tema di questa edizione intitolata appunto “Tutto questo un giorno”.

Verranno ad ascoltarli visitatori e visitatrici da tutta Italia ma anche dalla stessa città ospitante, che sente l’evento come cosa profondamente sua: Torino lo scorso anno ha difeso il Salone con orgoglio e convinzione, quando sembrava che seguendo l’esempio di alcuni big dell’editoria l’evento torinese fosse costretto a spostarsi a Milano. Così non è stato, e quest’anno il successo ottenuto nella precedente edizione ha riportato al Lingotto anche alcuni grossi editori.

Un gran numero di torinesi frequentano il Salone del libro. Ci si va per avere un panorama delle novità editoriali, per incontrare gli amici librai ed editori o gli autori e le autrici che vi presentano i loro libri, ma anche per fruire della ricca offerta di dibattiti sui temi più diversi, dalla letteratura alla gastronomia, dal fumetto al teatro alla lectura Dantis. Vi si incontrano persone con interessi in comune con cui capita anche di stringere relazioni non effimere; l’anno scorso, per esempio, proprio al Lingotto è nata l’idea di una collaborazione, che si è poi realizzata nel tempo, tra Toponomastica femminile e il Concorso letterario nazionale Lingua Madre, riservato alla letteratura della migrazione a firma femminile. Quest’anno Toponomastica femminile parteciperà, attraverso la sua referente piemontese, alla cerimonia di premiazione del Concorso, che avverrà al Salone lunedì 14 maggio; Tf ha accolto infatti l’idea lanciata da Daniela Finocchi, ideatrice del progetto, di proporre al sindaco di Pantelleria di intitolare un lungomare alla memoria di una donna morta durante uno sbarco drammatico sull’isola e madre di due autrici di Lingua Madre, tra cui una vincitrice dell’edizione 2018.

Sono sinergie che si attivano spontaneamente quando vengono a contatto progetti nati dallo stesso humus: è una delle magie del Salone di Torino, luogo dove, come è stato detto, la cultura non solo si mette in mostra, ma in molte forme si produce.

 

Programma completo del salone: http://www.salonelibro.it/it/programma.html

 

 

 

 




La Premiata Forneria Marconi a Legnano

Su queste pagine abbiamo già parlato di progressive rock italiano, un ambito nel quale il nostro Paese ha sempre eccelso, ricevendo apprezzamenti sia in patria che all’estero (da una decina d’anni molte band si sono riunite facendo tour di grande successo in Giappone, come il Balletto di Bronzo). Questa settimana, in occasione del concerto al Teatro Galleria di Legnano (MI) il prossimo 12 maggio, parliamo del gruppo indubbiamente più popolare e riconosciuto di quella stagione (se escludiamo i Goblin, legati a doppio filo con Dario Argento). La Premiata Forneria Marconi (meglio nota come PFM) è un caso molto particolare: dire che sono i migliori di tutti dal punto di vista qualitativo è esagerato, dato che, nel periodo d’oro della stagione prog (tra il ’69 e il ’75), c’erano molti loro colleghi come Banco Del Mutuo Soccorso, Area e Biglietto Per L’Inferno (la lista potrebbe continuare ancora con Osanna, Perigeo, i già menzionati Balletto di Bronzo e non solo) che hanno prodotto capolavori che da subito si sono distinti dal sound inglese con ottimi risultati. Rispetto a questi nomi, a loro va il merito di essere riusciti a sopravvivere alla crisi del genere nella seconda metà degli anni settanta e aver condotto una carriera di tutto rispetto che dura fino ad oggi, pur con diversi cambi di formazione (l’ultimo, il più significativo, con l’abbandono dello storico chitarrista Franco Mussida). L’unico membro fondatore è il cantante e batterista Franz di Cioccio (inizialmente soprattutto dietro le pelli, poi con gli anni passato a ricoprire più volte il ruolo di frontman). Ad oggi il loro disco più riuscito ed apprezzato è il debutto Storia di Un Minuto, del 1972 (anche se molti in Italia li associano unicamente alle loro collaborazioni con Fabrizio De Andrè). Uscito per la Numero Uno (etichetta di proprietà di Lucio Battisti e Mogol), l’album ha avuto il merito di introdurre delle sonorità inedite in un Paese come il nostro. È stato uno dei primi in cui compare il minimoog (sintetizzatore monofonico), che per l’epoca era un’assoluta novità, oltre ad essere l’unico di quel periodo con un grande singolo come “Impressioni di Settembre”.

Il 12 maggio è l’unica data primaverile, ma ne seguiranno altre nel periodo estivo. Non lasciatevi sfuggire una band che ha fatto la storia e ha ancora molto altro da dire: dal vivo è sicuramente uno spettacolo che è meglio non perdersi.

 




L’Elica e la Luce. Le futuriste a Nuoro

Il Museo MAN di Nuoro ospita fino al 10 giugno 2018 la mostra “L’Elica e la Luce” curata da Chiara Gatti e Raffaella Resch dedicata alle artiste che operarono nell’ambito del Futurismo. È solo a partire dagli anni Settanta  che si è prestato attenzione alle opere e alle biografie delle artiste delle avanguardie del Novecento. Inutile dire che si tratta di personalità eccezionali le cui date di nascita e morte e le loro stesse opere sono state ignorate o dimenticate..

Esse aderirono al più misogino dei movimenti dell’avanguardia del secolo scorso, che si diceva programmaticamente avverso alla presenza femminile. La visione futurista descrive una visione dell’arte totalizzante, che esalta la forza, la velocità, la guerra da cui il genere femminile deve essere escluso.

Oggi le protagoniste del movimento futurista femminile, autrici di opere di alto valore dalle biografie intriganti e complesse, sono raccontate mirabilmente al MAN, rappresentate e ricordate in rigoroso ordine alfabetico, su un lunghissimo bianco striscione, che dal terzo piano del Museo giunge fino al pian terreno.

Sono figure indipendenti, artiste e intellettuali di primo piano nella ricerca estetica d’inizio secolo. I campi d’interesse sono vastissimi, dalla scrittura alla pittura, dall’illustrazione alla ceramica, non esclusi gli studi di metapsichica e l’occultismo. Ci sono le astrattiste, un compatto gruppo che operò sul lago di Como, centrale elettrica di imperiosa spiritualità, tra cui spiccano Carla Badiali, Carla Prina, Cordelia Cattaneo e Bice Lazzari, autrice di opere improntate alla libertà espressiva nei materiali e nelle forme astratte. Non mancano le donne del post domani, vere attiviste dei diritti femminili, come Rosa Rosà e Valentine de Saint-Point,responsabile del gruppo Actione féminine fondato a Parigi nel 1913. Presenti le autrici dei paesaggi cosmici, che assumono caratteri visionari e allegorici – Luce Balla, Leandra Angelucci e Rùzena Zàktovà con i suoi quadri-sensazione, in cui indaga il valore tattile della materia – e le sperimentatrici dell’ebbrezza del volo nella realtà e nell’arte, come Benedetta, Barbara, Regina e Marisa Mori.Artiste totali, spregiudicate, spesso passate in sordina, inosservate dalla critica coeva, o assorbite dall’anonimato della vita familiare, o cancellate delle guerre (valga, tra i tanti, il caso di Alma Fidora, la cui biblioteca e l’archivio di documenti sono andati distrutti sotto i bombardamenti).

La mostra rintraccia – attraverso oltre 100 opere fra dipinti, sculture, carte, tessuti, maquette teatrali e oggetti d’arte applicata – l’operato di queste donne che hanno lavorato dagli anni dieci fino agli anni quaranta, firmando i manifesti teorici del futurismo, partecipando alle mostre, sperimentando innovazioni di stile e di materiali in ambiti trasversali quali le arti decorative, la scenografia, la fotografia e il cinema, ma anche la danza, la letteratura e il teatro recitano le note di presentazione delle curatrici .

Una mostra da visitare

Sito http://www.museoman.it/it/mostre/mostra/mostra/Lelica-e-la-luce/




Parole O_Stili – 7 maggio: chiusura iscrizioni al secondo convegno nazionale

Di Sara Marsico 

7 maggio 2018 – Save the date! Da questa data sarà possibile iscriversi al Secondo Convegno nazionale di Parole O_ Stili, che si terrà a Trieste il 7 giugno.  L’associazione che ha dato origine al Manifesto della comunicazione non ostile e che si propone di diffondere le buone prassi nella comunicazione, soprattutto tra gli utenti di Facebook, Twitter, Instagram e affini, ha scelto un titolo che va controcorrente rispetto all’aggressività verbale dei nostri media, non solo quella dei social. Le parole non devono servire per dividere, ma per unire. Sono portatrici di un potere squisitamente femminile, il potere di unire, come ci ricorda in un suo bel saggio la filosofa Elena Pulcini. Una bella sfida, in questo mondo di haters!

“Parole O_Stili è un’associazione no-profit, nata a Trieste nel luglio del 2017; vuole sensibilizzare, responsabilizzare ed educare le/gli utenti della Rete a praticare forme di comunicazione non ostile, e vuole promuovere la condivisione dei valori espressi nel “Manifesto della comunicazione non ostile”(dal sito web di Parole O_Stili), decalogo che ha avuto il patrocinio del Miur ed è stato distribuito in tutte le scuole italiane. Recentemente il Miur ha anche firmato un Protocollo con l’ATS Parole O_Stili per “promuovere una cultura della rete non ostile che sia propedeutica a una maggiore consapevolezza dell’utilizzo degli strumenti digitali, funzionali alla costruzione di un vero e proprio diritto alla cittadinanza digitale.”

Come al solito, se alla distribuzione di un testo tanto importante non si accompagna una formazione docente, si corre il rischio che il suo messaggio passi quasi inosservato. E la giornata destinata alla scuola (“Parole a scuola”) c’è stata: il 9 febbraio di quest’anno, all’Università Cattolica del Sacro Cuore, a Milano, è stato presentato alle/agli insegnanti questo Manifesto, accompagnato da un numero notevole di incontri di approfondimento, a cui ci si poteva iscrivere. 

Sono intervenuti sociologi, docenti, psicologi, giornalisti, scrittori. Ecco, già mentre sto elencando i relatori di questo Convegno mi accorgo che c’è qualcosa che non va. Uso l’universale maschile ma chi mi legge capirà che c’erano molte relatrici donne? Sto rappresentando fedelmente chi era presente e quello che ho visto e ascoltato?

Foto 1. Un’astronauta

Nell’incontro di apertura del Convegno, a una platea composta prevalentemente da donne, ma in cui gli uomini erano una nutrita rappresentanza, la ministra Valeria Fedeli si è rivolta alla platea declinando ogni termine al femminile. I commenti tra il pubblico maschile non si sono fatti desiderare: si è percepita una sorta di disorientamento, di spaesamento, un mormorìo neanche tanto soffuso, sintomo di uno stupore generale, anche tra molte delle donne presenti. Si è trattato naturalmente di una provocazione, tesa a stimolare in modo diretto alcune riflessioni sull’uso della lingua e in particolare del linguaggio di genere. 

Sarebbe importante, per questo secondo incontro, che un gran numero di partecipanti raccogliesse l’invito utilizzando con grande attenzione, visibilità e persistenza il linguaggio corretto, come indicato dall’Accademia della Crusca, e rispettoso del genere.

Foto 2.  L’Accademia della Crusca scrive…




Elio e le storie tese. Il tour d’addio

Questa settimana vi consigliamo una band che sicuramente molti lettori già conosceranno e che, purtroppo, verso la fine dell’anno scorso ha annunciato il proprio scioglimento. Elio e Le Storie Tese, dopo una militanza sulle scene durata ben 37 anni, avevano deciso di terminare la loro carriera con un grande concerto al Mediolanum Forum di Assago lo scorso 19 dicembre, che aveva registrato un incredibile sold out, del quale è uscito anche un disco dal vivo, Arrivedorci. Per questo motivo il gruppo milanese ha deciso di soddisfare le richieste di moltissimi fans e di imbarcarsi in un ultimo tour nello Stivale per celebrare al meglio la propria dipartita dalle scene. Sul loro sito ufficiale a riguardo spiegano che “ Dopo avere preso atto di quanti avrebbero voluto, ma non hanno potuto, raggiungere Milano per partecipare alla festa al Mediolanum Forum, gli EelST hanno accettato la proposta di organizzare un altro giro di concerti. Un Tour d’Addio, che sarà però “a scadenza”: da consumarsi entro e non oltre il 30 giugno 2018. Con una sorpresa per i fan: il biglietto del concerto del Mediolanum Forum di Assago si potrà riutilizzare per ascoltare gli EelST quando il Tour passerà nella propria città”. Le prime due serate sono state il 20 aprile al Pala George di Montichiari (BS) e il 21 aprile alla Kioene Arena di Padova e questa settimana continua con i concerti del 3 maggio al Pala Alpitour di Torino, 5 maggio al Nelson Mandela Forum di Firenze. Le ultime saranno il 10 maggio all’Unipol Arena di Bologna, 12 maggio al Pala Lottomatica di Roma, 14 maggio al Palapartenope di Napoli, 17 maggio al Pal’Art Hotel di Acireale, 19 maggio al Pala Florio di Bari e 23 maggio all’RDS Stadium di Rimini (era prevista anche Genova che però è stata cancellata di recente).

Queste date saranno quindi le ultime occasioni che avrete per vedere la band dal vivo, ed è un modo più che encomiabile di porre fine a un percorso che non ha avuto eguali nella storia della musica italiana. Sebbene non siano stati i primi a scegliere l’ironia come tema principale per i testi delle loro canzoni (ricordiamo i napoletani Squallor e soprattutto gli Skiantos, che hanno inaugurato il filone demenziale nella fine degli anni ’70), Elio E Le Storie Tese (abbreviati anche come “gli Elii”) sono stati gli unici ad aver portato questa formula al grande pubblico, arrivando quasi a vincere l’edizione del Festival di Sanremo del 1996 con il brano “La Terra dei Cachi” (arrivarono secondi, c’è chi ancora sostiene che in realtà a loro spettasse il primo posto ma per non chiare questioni interne – non ufficiali ovviamente – andò a Nek). Il livello qualitativo delle loro uscite è sempre stato molto alto sia per l’efficacia del loro senso dello humour che per l’estrema cura che ci hanno sempre messo dal punto di vista strumentale, grazie a strumentisti di primo livello.