Alice In Chains a Milano

Nelle due settimane precedenti, com’è lecito aspettarsi in questo periodo, vi abbiamo parlato di due festival (o meglio, uno solo vero e proprio, il Rock The Castle, e una rassegna di eventi, il Rock in Roma). Torniamo a parlare ora di singoli concerti, in occasione della data milanese degli Alice In Chains, del prossimo 10 luglio all’Ippodromo Snai San Siro.

La band di Seattle è di ritorno nel nostro Paese per un tour europeo che dovrà riaccendere i riflettori su di loro in occasione dell’uscita del prossimo album,  Rainier Fog, in arrivo il 24 agosto sotto BMG. Sono già stati diffusi due singoli, “The One You Know” e “So Far Under”, che riconfermano lo stato di salute di una band che ha saputo ritornare sulle scene e rifarsi una credibilità dopo la scomparsa dello storico frontman Layne Staley, morto per overdose di eroina nel 2002 (la formazione era però già formalmente sciolta già da diversi anni, pur senza aver mai diffuso alcun comunicato a riguardo). Una voce così unica e iconica è ancora oggi, per molti dei loro fan più accaniti, così importante da non poter essere rimpiazzata da nessun altro cantante. Ma Jerry Cantrell, chitarrista e compositore di buona parte del materiale a loro nome, dopo avere dedicato all’amico defunto un ottimo disco solista come Degradation Trip, si è deciso a rimettere in piedi il progetto nel 2006 grazie all’aiuto di William DuVall, che oltre a stare dietro al microfono è entrato in line up anche come seconda chitarra. Dal 2009, anno di pubblicazione del loro primo lavoro in questa veste, Black Gives Way to Blue (trainato dall’ottimo singolo Check My Brain), il quartetto si è rimesso in carreggiata senza alcun problema, con qualche perplessità generale ma ricevendo un buon responso da critica e pubblico per l’indiscutibile qualità del disco. Da allora non si sono mai fermati e l’aver firmato per un’etichetta così prestigiosa è la conferma di come abbiano saputo tenere alto il loro nome da quasi dieci anni a questa parte.

Pur non sapendo come sarà Rainier Fog, dalle due canzoni che abbiamo a disposizione possiamo aspettarci il classico stile Alice in Chains: un hard rock oscuro e decadente, sorretto da riff poderosi e da un sapiente gioco di doppie voci molto simili tra loro. Tutto questo negli anni ‘90 veniva etichettato come grunge, genere in cui sono stati raccolti tutti i nomi più importanti del rock alternativo americano provenienti da Seattle e formati verso la fine degli anni ‘80. Mentre alcuni di questi sono caratterizzati da distorsioni molto sporche e figlie dei Sonic Youth, come Nirvana e Mudhoney, loro rappresentano (assieme ai Soundgarden) l’ala più legata a un contesto ben diverso, figlio di Led Zeppelin e Black Sabbath. Sono ascoltati da molto pubblico metal (non è un caso se il loro bassista Mike Inez ha suonato a lungo con Ozzy Osbourne). 

Ci auguriamo che anche i più scettici vadano a vedere la band in quella che è la loro ultima data italiana per questo 2018, così che possano ricredersi e godersi un gruppo che ha ancora molto da dire.




L’Estate Romana e il Cinema

Fu Renato Nicolini, geniale assessore alla cultura nella giunta Argan, a voler aprire il centro storico della capitale al bisogno di convivialità e di spettacolo delle masse. Era il 1977, un anno duro per il Paese, soggetto a frequenti attentati terroristici e a violenti scontri di piazza: diffidenza e paura avevano svuotato le piazze. L’Estate Romana fu una risposta coraggiosa e dirompente che propose una tregua e lanciò un segnale di cambiamento. 

E farà scuola in tutta Europa.

La Basilica di Massenzio, luogo deputato a fare del cinema un esperimento di libera condivisione pubblica, svestì il sacro rigore archeologico per assumere abiti informali, capaci di raccogliere attorno a sé classi sociali e generazioni diverse. 

Con la prima Estate Romana, furono rotti gli schemi tra cultura alta e cultura popolare, mescolati i diversi pubblici, portato al centro le periferie.

Il dibattito tra effimero e meraviglioso urbano divise per anni la cittadinanza, ma non frenò la propagazione dell’idea rivoluzionaria. Per molti anni a seguire la politica culturale capitolina continuò ad alimentare il concetto di architettura effimera come strumento di trasformazione urbana.

A partire da quell’esperienza, sperimentazione artistica e comunicazione di massa trovarono le loro strade, e proprio da lì avanzò l’ipotesi del decentramento delle iniziative di Arte pubblica oltre le mura Aureliane: la città del rock al Mattatoio, la televisione a Villa Torlonia, il teatro al quartiere Delle Vittorie, il ballo all’Appia Antica…

Dopo aver portato le periferie a respirare l’aura culturale del centro, ora s’invertono e s’incrociano i flussi.

Negli anni “Massenzio” conserva il suo nome originario e la sua matrice da cineclub, ma si fa itinerante: raggiunge il Circo Massimo, Testaccio, l’EUR, Cinecittà… 

La vitalità della rassegna cinematografica fa da contraltare al crescente malessere delle sale cinematografiche e la malinconia di un’arte agonizzante, a ben vedere, si percepisce in alcune scelte di programmazione (monografie retrospettive e maratone sui diversi generi del cinema italiano e hollywoodiano), ma il suo originale approccio alla divulgazione è vincente e la sua eco si fa ancora sentire.

A quarantuno anni dal primo Massenzio, la presenza del Cinema nelle programmazioni estive capitoline è ancora molto significativa. 

L’Estate Romana 2018, entrata nel vivo da un paio di settimane e destinata a durare fino al 30 settembre, con un susseguirsi di film, concerti e spettacoli, percorsi urbani, mostre e laboratori, dissemina le sue rassegne cinematografiche in diverse aree cittadine: spazi aperti e chiusi, alcuni dei quali gratuiti (www.estateromana.comune.roma.it): 

Notti di Cinema e… a piazza Vittorio, dal 28 giugno al 2 settembre: 2 maxischermi, 2 film a serata – I Municipio.

L’Isola del Cinema presenta l’isola di Roma: cinema, musica, teatro, mostre fotografiche all’Isola Tiberina fino al 2 settembre – I Municipio.

– Caleidoscopio, dal 26 giugno al 9 settembre, alla Casa del Cinema, in Largo Marcello Mastroianni: 6 rassegne, 4 festival e 3 eventi speciali (ingresso gratuito) – II Municipio.

– Parco del Cinema, a Villa Lazzaroni (via Tommaso Fortifiocca): proiezioni in arena alla presenza del cast. Alcuni titoli prossimi: Io c’è, La ragazza nella nebbia, Come un gatto in tangenziale, Manuel – VII Municipio.

– Molo Film Festival, banchina del Tevere in località Ponte Milvio (via Capoprati), arena cinematografica di 200 posti, dal 5 al 31 agosto (ingresso gratuito) – XV Municipio. 

– E infine, l’Ape rossa. Un cine-mobile su un’Ape a tre ruote, che propone sei eventi in un quartiere che ha vissuto una profonda trasformazione delle sue strutture di archeologia industriale: tra il complesso della ex Miralanza, la Centrale Montemartini e il Gasometro, fino ad includere gli Ex Mercati Generali e la Garbatella. 

Alle iniziative ufficiali del Comune se ne aggiungono altre, ideate e organizzate da associazioni diverse ma patrocinate e sostenute da singoli Municipi, dal Comune, dal MIBACT.

Si è appena chiusa la VII edizione del Karawan Fest: quattro serate di cinema itinerante nei cortili del V municipio, fra Tor Pignattara e il Pigneto.,

Il Piccolo Cinema America, dopo tre anni di proiezioni trasteverine, porta “Il Cinema in Piazza” anche nelle periferie e sceglie il Parco Casale della Cervelletta, a Tor Sapienza, e il Porto turistico di Roma, a Ostia (oltre al cortile del Liceo Kennedy, alle falde del Gianicolo), per le maratone notturne, i dibattiti con artiste e artisti, le retrospettive, i grandi classici e i film per l’infanzia. 

La descrizione del progetto, sul sito https://ilcinemainpiazza.it,  riassume in poche righe tutto il disagio del vivere nel vuoto delle periferie e l’ostinata volontà di migliorarle:

“Dalla periferia siamo partiti e in periferia torniamo. Chi ci è nato e cresciuto, come quasi tutti noi, lo sa. Sa cosa significa macinare chilometri sui mezzi pubblici per raggiungere una libreria, un cinema, un teatro, un museo, o, più banalmente, un posto dove incontrarsi la sera con gli amici. E sa cosa significa sentirsi stretti in un quartiere tanto grande e popolato, eppure così povero di socialità e di cultura. Così anche noi abbiamo deciso di rimboccarci le maniche e sostituire al vuoto e al silenzio la partecipazione. L’esperienza degli scorsi anni ha dimostrato come l’attività culturale e sociale non si ferma alla sola programmazione cinematografica di un’arena, o di una sala, ma è in grado di rappresentare e promuovere una crescita, anche economica, di tutte le attività di un quartiere.

Vogliamo che questo progetto dia vita a luoghi in cui trovino cittadinanza diverse idee di città e nuove espressioni culturali, dove ci si possa porre delle domande attraverso le quali costruire nuove prospettive, dove si possa discutere e riflettere sul futuro delle città, del ruolo delle sale e dell’esercizio cinematografico, delle politiche sociali, culturali e giovanili, dell’integrazione e dell’inclusione, della lotta alla criminalità, delle periferie urbane dentro e ai margini delle città. Questa è la nostra idea di attività culturale e sociale, capace di stimolare la riflessione sul ruolo stesso della cultura nel processo di crescita educativa, formativa e lavorativa dei giovani, che venga fondata su una progettualità partecipata, attenta alle esigenze di tutti, su un “conoscere facendo” i cui frutti crescano nel tempo”.




Rock The Castle 2018

Finora vi abbiamo presentato eventi di diversi generi, spaziando dal rock, al pop fino ad arrivare al progressive e alla psichedelia. Non vi abbiamo però mai parlato di metal: cogliamo l’occasione per presentarvi un nuovo festival che quest’anno fa il suo ingresso nel panorama delle rassegne estive in Italia, il Rock The Castle 2018.

Com’è già facilmente intuibile dal nome, la location è un castello medievale, cioè il Castello Scaligero di Villafranca di Verona, che al suo interno può raccogliere fino a 9000 spettatori e che spesso ospita performance live di vario genere. 

I concerti saranno divisi in tre giornate, quelle del 29 e 30 giugno e del 1 luglio. 

La prima sarà dedicata a sonorità più estreme con i Carcass come headliner e altri nomi storici del death metal come At The Gates, Napalm Death e Unleashed. 

La seconda ricalca quello che è stato lo storico tour Clash of the Titans del 1991 e vede alcuni nomi che ne hanno preso parte come Megadeth e Testament, assieme ad altri gruppi storici del thrash come Sodom, Exodus, Destruction e il ritorno degli Exhorder in formazione originale. 

L’ultima verte su sonorità diverse, legate all’alternative rock, con gli A Perfect Circle e sta già raggiungendo il sold out (quasi 8000 biglietti già venduti).

Il Rock The Castle vuole offrire un’esperienza diversa rispetto a quella degli altri festival estivi. A questo proposito l’organizzatore, Andrea Pieroni, ha dichiarato di avere scelto un castello per “rendere “speciale” l’atmosfera. 

Ammettiamolo, in Italia c’è da sempre un problema di location, e i festival diventano un posto in cui si va solo per la musica, senza pensare a nessun altro comfort o all’atmosfera in generale: code infernali per andare in bagno, per mangiare, caldo insostenibile ne fanno spesso un’esperienza non del tutto piacevole, al di là della musica.
Il concetto di Rock The Castle vuole attirare forse meno persone rispetto ai raduni oceanici musicali, “ma queste persone vogliamo che stiano bene, che escano soddisfatte dall’esperienza”. 

L’intento è quindi di proporre un’alternativa anche al vecchio Gods Of Metal, da lui stesso organizzato, certamente molto apprezzato ma soggetto a critiche legate alla scelta delle location (tutte accomunate dalla quasi totale assenza di posti all’ombra per ripararsi dal caldo). 

L’ingresso per ogni singola giornata è di 50 euro e vista la varietà delle band in cartellone non ci sarà un abbonamento per tutti e tre i giorni. 

Ecco il running order dei gruppi che si esibiranno.

Venerdì 29 Giugno

CARCASS 22.00 – 23.30

KILLSWITCH ENGAGE 20.30 – 21.30

AT THE GATES 19.00 – 20.00

NAPALM DEATH 17.40 – 18.30

UNLEASHED 16.20 – 17.10

NOTHING MORE 15.15 – 15.50

GAME OVER 14.20 – 14.45

EGOSYSTEMA 13.30 – 13.55

Apertura porte: 12.00

Sabato 30 giugno

MEGADETH 22.00 – 23.30

TESTAMENT 20.30 – 21.30

EXODUS 19.00 – 20.00

SODOM 17.40 – 18.30

DESTRUCTION 16.20 – 17.10

EXHORDER 15.15 – 15.50

EXTREMA 14.20 – 14.45

XAON 13.30 – 13.55

Apertura porte: 12.00

Domenica 1 Luglio

A PERFECT CIRCLE 21.30 – 23.30

FRANK CARTER & THE RATTLESNAKES 20.00 – 21.00

MCKENZIE 19.00 – 19.30

Apertura porte: 16.30




L’altro sguardo

A partire dalla scorsa settimana e fino al 2 settembre, il Palazzo delle Esposizioni di Roma ospita la mostra fotografica intitolata L’altro sguardo: fotografe italiane dal 1965 al 2018, dove si trovano opere di decine di artiste e giornaliste di vari ambiti dagli anni Sessanta a oggi. La raccolta, a cura di Raffaella Perna, proviene dalla collezione di Donata Pizzi, archivista per L’Espresso e responsabile della sede romana dell’agenzia americana The Image Bank. 

Le opere meno recenti risalgono alla seconda metà degli anni Sessanta, quando le donne sono entrate nel mondo del fotogiornalismo. Prima di allora erano esistite alcune eccellenti fotoreporter (Tina Modotti, Dorothea Lange, Gerda Taro…) ma erano una nicchia molto ristretta. Perché le fotoreporter siano riconosciute per il loro valore bisogna aspettare gli anni Sessanta e Settanta, quando il movimento femminista ha costretto la società ad accettare la presenza e la partecipazione femminile in tutti gli ambiti della vita pubblica. In seguito, verso la fine degli anni Novanta, la fotografia si è estesa ancora a causa del digitale, fino a diventare un fenomeno di massa a tutti gli effetti.

La prima sezione della mostra è intitolata Dentro le storie. Vi si trovano le fotoreporter che hanno documentato gli ultimi decenni della vita pubblica e di donne e uomini e della politica italiana. 

Foto 1

La più celebre tra le giornaliste qui ospitate è certamente Letizia Battaglia: troviamo un’immagine di una bambina illuminata nella penombra di una stradina palermitana (foto 1) e una testimonianza istantanea dell’omicidio di Piersanti Mattarella da parte della mafia. Tra le immagini di denuncia spicca quelle di Carla Cerati, che testimonia le condizioni di vita nei manicomi prima che Franco Basaglia  trasformasse lo status e la percezione del malato psichiatrico, da delinquente da punire a persona da aiutare.

Quello del manicomio è un tema che negli anni Sessanta e Settanta ha attirato l’attenzione di numerosi reporter italiani come Mario Giacomelli, Gianni Berengo Gardin e la stessa Letizia Battaglia. 

La storia italiana prosegue in questa sezione con uno scatto di Giovanna Borgese che mostra il processo, celebrato a Torino nel 1981, contro le donne che negli anni Settanta avevano militato nel gruppo armato Prima Linea: nell’immagine le donne, chiuse in una gabbia come polli, mostrano rabbia e rassegnazione nell’ascoltare la sentenza emanata dallo Stato che l’addetto alla repressione avvolto nella sua toga sta pronunciando con le spalle rivolte alla fotografa (foto 2). Un’ulteriore immagine di questa sezione che merita decisamente di essere ricordata è opera di Isabella Balena, in cui, con linee dritte e geometrie quadrate, la fotoreporter riprende un albero rinsecchito e un palazzo con dei panni stesi le cui pareti sono crivellate di proiettili: siamo a Mostar, città simbolo della guerra civile che ha insanguinato la Jugoslavia negli anni Novanta, guerra di cui la NATO e l’Italia in particolare sono state protagoniste.

Foto 2

La sezione successiva della mostra ha un titolo molto significativo: cosa ne pensi tu del femminismo? È con questa domanda che si entra nella seconda sala dell’esposizione. La prima immagine che si nota, opera di Gabriella Mercadini, documenta l’occupazione da parte dei collettivi femministi della capitale del reparto di ginecologia e maternità dell’ospedale San Giacomo (oggi in gran parte dismesso a causa dei recenti tagli alla sanità voluti dalle giunte di governo regionale di entrambi gli schieramenti politici). La foto risale al 1978, quando il dibattito sull’interruzione di gravidanza era al centro dell’attenzione politica e mediatica: il principale frutto delle lotte femministe di quegli anni è stata la vittoria al referendum del 1981, indetto dal Partito Radicale, che ha legalizzato l’aborto in Italia, nonostante la propaganda contraria della Chiesa e della Democrazia Cristiana, facendo passare il concetto che la maternità debba essere una scelta consapevole e ragionata e non una sorte da subire passivamente. È legittimo chiedersi se questo scatto, che costituisce un documento importante per chi studia la storia sociale del Novecento, sia più adatto alla seconda sezione sul femminismo o alla prima sui mutamenti storici e sui fatti politici dell’Italia repubblicana. Si trova in questa sezione la fotografia digitale di Anna Di Prospero intitolata Central Park #2 che funge da immagine di copertina per i manifesti che pubblicizzano l’intera mostra: lo scatto, uno dei pochi a colori, ritrae una donna di spalle mentre rema nel lago di Central Park, a New York, con gli alberi del parco e la punta dell’Empire State Building che fanno da sfondo (in copertina). L’immagine più bella delle sala, realizzata da Agnese De Donato, storica femminista e fondatrice della rivista Effe, morta un anno fa, è intitolata Donne non si nasce, si diventa (foto 2), frase di Simone de Beauvoir emblematica del movimento femminista degli anni Settanta. 

Foto 3

Tutta la mostra, e questa seconda sezione in particolare, insiste sulla rappresentazione del femminile attraverso immagini di donne raffigurate da se stesse e da altre donne. Il fatto di mostrare parte del corpo femminile (nella foto la donna in primo piano con il pugno alzato ha una gonna corta, tipica di quegli anni, e una giacca aperta che lascia vedere buona parte del seno) indica la liberazione dal pudore di cui era piena la società retrograda e sessuofobica precedente all’esplosione del femminismo. Nelle immagini successive la stessa Agnese De Donato ritrae un uomo a petto nudo in pose ostentate che ricordano il modo in cui la fotografia pubblicitaria usa spesso i corpi femminili trasformandoli in semplici oggetti di desiderio e di marketing.

La terza sezione della mostra è intitolata Vedere oltre e si allontana completamente dal percorso storico seguito nel resto dell’esposizione. Qui sono esposte non fotografie ma opere astratte realizzate dopo il 2000 con il digitale, a colori, per mostrare le potenzialità del nuovo mezzo. È difficile trovare un tema unico che faccia da filo conduttore a ciò che si può vedere nella stanza. 

La quarta e ultima sezione, intitolata Identità e relazione, indaga sull’identità femminile nel tempo. In questa sezione Moira Ricci presenta una fotografia autobiografica di confronto tra le immagini di se stessa a Milano con il compagno, nel 1953, e della propria famiglia negli stessi luoghi oggi. Poco distante si trova un interessante fotomontaggio di Anna Di Prospero intitolato Selfportrait with my mother (foto 4), proveniente dalle serie Self portrait with my familiy (non riportata interamente al Palazzo delle Esposizioni): un progetto con cui l’artista intende usare la fotografia per indagare sui propri legami affettivi più intimi. La necessità di dar voce ai vissuti personali e alle esperienze quotidiane delle autrici è nata con la politicizzazione della vita privata, tema che ha costituito uno dei cavalli di battaglia del femminismo novecentesco. 

Foto 4

La mostra è accessibile dal martedì alla domenica dalle 10 alle 20 ed è possibile entrare fino a un’ora prima dell’orario di chiusura dell’edificio.

Da martedì 24 luglio a domenica 26 agosto l’orario di apertura sarà posticipato alle 12 e la chiusura del sabato alle 23. La libreria del museo, per chi fosse interessato al catalogo della mostra, segue gli stessi orari. 

Il prezzo intero del biglietto è di 12,50 euro; è prevista una riduzione a 10 euro al di sotto dei 26 anni (compresi) e al di sopra dei 65; persona invalide o al di sotto dei 6 anni di età hanno diritto all’accesso gratuito; in caso di prenotazione il costo del biglietto aumenta di 2 euro. 

L’ingresso è gratuito inoltre per chiunque abbia meno di 30 anni ogni primo mercoledì del mese dopo le ore 14.00 e ogni prima domenica del mese per tutte le persone residenti a Roma. 

 




Rock in Roma 2018

Una delle città di cui vi abbiamo più parlato in ambito concertistico è Roma, che negli ultimi tempi ospita una quantità e una varietà di eventi maggiore rispetto al passato: sembrerebbe scontato, ma essendo lontana dal confine non è sempre inclusa nei tour europei, i quali vengono spesso studiati secondo un percorso più conciso possibile. Poniamo nuovamente l’accento su questo territorio perché il 20 giugno inizia il Rock in Roma 2018.

La rassegna, che è giunta alla decima edizione, ha contribuito a portare molta più musica nella capitale durante il periodo estivo, grazie a un cartellone variegato, con artisti di grande richiamo, e a una location funzionale come l’Ippodromo delle Capannelle. In totale ha raggiunto una partecipazione di 1.630.000 persone (contando anche alcuni eventi più grossi come i Rolling Stones, Bruce Springsteen e David Gilmour in tre serate diverse al Circo Massimo). In questa edizione, per festeggiare i dieci anni, alcuni concerti avranno luogo anche all’Auditorium Parco della Musica e al Teatro Romano di Ostia Antica.

La prima data sarà quella dei The Killers: la line up completa non è incentrata solo sul rock ma vede al suo interno eventi indie, elettronica e trap.

 

Ecco l’elenco completo dei live:

20 giugno: THE KILLERS
Costo biglietto: € 40 + € 6 d.p.

24 giugno: JEFF BECK (Teatro Romano di Ostia Antica)
Costo biglietto: € 45 + 6,75 d.p.

26 giugno: PARKWAY DRIVE + THY ART IS MURDER + EMMURE 

Costo biglietto: € 30,00 + 4,50 d.p. Prezzo in cassa la sera dello show: € 35,00

28 giugno: MEGADETH + KILLSWITCH ENGAGE
Costo biglietto: € 40,00 + 6,00 d.p. Prezzo In cassa la sera dello show: € 45,00

3 luglio: MACKLEMORE
Costo biglietto: € 46,00 + 6,90 d.p.

7 luglio: COEZ
Costo biglietto: € 22,00 + 3,00 d. p.

8 luglio: HOLLYWOOD VAMPIRES (Auditorium Parco Della Musica)
Costo biglietto: da € 80,00 + 12,00 d.p. a € 52,00 + 7,80 d.p.

10 luglio: POST MALONE + DARK POLO GANG
Costo biglietto: € 35,00 + 5,25 d. p.

10 luglio: CIGARETTES AFTER SEX (Teatro Romano di Ostia Antica)
Costo biglietto: € 25,00 + 3,75 d.p.

12 luglio: CARL BRAVE X FRANCO126
Costo biglietto: € 20,00 + 3,00 d.p.

13 luglio: LO STATO SOCIALE
Costo biglietto: € 15,00 + 2,25 d.p

14 luglio: ROGER WATERS (Circo Massimo)
Costo biglietto: da € 110 + 16,50 d.p a € 80,00 + 12,00 d.p.

16 luglio: CAPAREZZA + EUGENIO in Via Di Gioia
Costo biglietto: € 25,00 + 3,75 d. p.

19 luglio: THE CHEMICAL BROTHERS
Costo biglietto: € 50,00 + 7,50 d. p.

19 luglio: MYLES KENNEDY + DORIAN SORRIAUX (Teatro Romano di Ostia Antica)
Costo biglietto: € 30,00 + 4,50 d.p

21 luglio: SFERA EBBASTA
Costo biglietto: € 25,00 + 3,75 d.p.

25 luglio: MANNARINO
Costo biglietto: € 25,00 + 3,75 d.p.

26 luglio: FABRI FIBRA
Costo biglietto: € 22,00 + 3,30 d. p.

La location (eccetto dove diversamente indicato) è l’Ippodromo di Capannelle.

Sul sito www.rockinroma.comtrovate tutti i dettagli su ogni singola serata.

 




Patrie, popoli, corpi: ripensare genere, sessualità e famiglia nell’era dei nuovi nazionalismi

di Eleonora de Longis

Di stringente attualità il seminario omonimo che la SIS (Società italiana delle storiche) e la rivista della SIS «Genesis» organizzano a Roma presso la Casa internazionale delle donne, venerdì 15 giugno 2018.

Al centro dell’attenzione le politiche identitarie che sembrano dominare la scena in Europa e anche nell’America di Trump e vedono manifestarsi, insieme con l’opposizione al progetto sovranazionale europeo, il ricorso ai valori religiosi come base del vivere civile, come collante dei nuovi nazionalismi e dell’attacco alla concezione liberale dei rapporti di genere, della sessualità e della riproduzione. Dove la svolta nazionalista è già avvenuta, i diritti delle donne e delle minoranze sessuali si sono trovati rapidamente sotto assedio, mentre la vecchia equazione famiglia-nazione si è ripresentata in tutta la sua forza. Anche l’Italia è coinvolta, dopo le elezioni del 4 marzo, da questo clima e gli appelli al ritorno alla famiglia e ai ruoli sessuali tradizionali e “naturali” hanno conquistato nuova visibilità. 

Nella giornata di studi un gruppo di storiche e storici provenienti da varie università europee discuterà delle trasformazioni in atto collocandole in una prospettiva storica lunga e mettendo a fuoco le specificità dei diversi contesti nazionali.

Stefania Bernini, docente di Storia contemporanea nell’Università di Venezia Ca’ Foscari, introdurrà l’incontro. A seguire, il panel Famiglia, religione, nazione: alle origini della questione, presieduto da Giulia Calvi, direttrice di «Genesis», nel quale interverranno Nadia Filippini (Il corpo fecondo dello stato. Nazionalismi e politiche della riproduzione nel lungo periodo), Liviana Gazzetta (Nazione, patria, famiglia: ripensare la dottrina sociale della Chiesa nel lungo ‘900), Carlotta Ferrara degli Uberti (Nazione, stirpe o razza? Rappresentazioni e reazioni ebraiche nell’Italia liberale), Marius Turda (The Protection of Mothers, Family, and Race during the Interwar Period in East-Central Europe); il commento sarà affidato a Emmanuel Betta, docente di Storia contemporanea all’Università di Roma Sapienza. 

All’inizio della sessione pomeridiana, Andrea Peto, del Department of Gender Studies della Central European University di Budapest, terrà una conferenza sul tema Memory politics of illiberal states. Seguirà il panel Contestare e resistere coordinato da Stefania Bernini, nel quale si succederanno gli interventi di Agata Ignaciuk, dell’Università di Varsavia, sulla situazione polacca – Abortion stigma and abortion practice in Poland -, di Massimo Prearo, dell’Università di Verona, che analizzerà le manifestazioni anti gender in Italia (Contestare per credere: strategie di mobilitazione e registri argomentativi dei movimenti “anti-gender”in Italia), di Elisabetta Vezzosi, docente di Storia e istituzioni delle Americhe all’Università di Trieste, (Un  gender gap per Donald Trump. Nuovi femminismi negli Stati Uniti). Commenterà le relazioni del panel Alessandra Gissi, dell’Università di Napoli L’Orientale.

In fine la tavola rotonda coordinata da Ida Fazio, docente di Storia moderna all’Università di Palermo.




Grazie Margherita!

Trieste celebra la sua figlia adottiva Margherita, che per molti anni ha vissuto nel capoluogo giuliano, scegliendolo come seconda patria. Dopo essere diventata direttrice dell’Osservatorio cittadino nel 1964 (prima donna in Italia a ricoprire tale carica) l’astrofisica ha vissuto a Trieste per tutta la vita, portando avanti la sua attività di ricerca, iniziative di divulgazione e di attivismo sociale.

Durante il mese di giugno, a commemorare la vita di Margherita Hack, si svolgono molti eventi di varia natura, tutti gratuiti (alcuni richiedono la prenotazione online). Il programma della manifestazione “Ricordando Margherita” comprende un ciclo di eventi, laboratori, conferenze e una mostra fotografica e annovera come partner INAF Osservatorio Astronomico di Trieste, SISSA, Università di Trieste, Immaginario Scientifico, Comune di Trieste (assessorato all’Educazione, Scuola, Università e Ricerca) e Università della Terza Età di Trieste.

La manifestazione si apre il 12 giugno, giorno in cui ricorre la nascita di Margherita Hack, e prosegue per tutto il mese. Tra le molte iniziative rivolte a tutta la cittadinanza, ricordiamo in particolare, presso lo spazio Trieste Città della Conoscenza, la conferenza “Margherita Hack e le stelle al femminile”, il 21 giugno alle 18 con Francesca Matteucci, l’astrofisica dell’Università di Trieste che Hack aveva designato come la sua “erede” scientifica.

 

 

 

 

 




Roma – Bjork alle Terme di Caracalla

Questa settimana, in un giugno ormai inoltrato, iniziamo a parlare di concerti che si terranno all’aperto, in un’estate romana piena di eventi interessanti.

Il primo è quello di Bjork, che torna stasera nella capitale per un live imperdibile.

La cantante islandese mancava da queste parti da tre anni e le sue apparizioni dal vivo suscitano sempre un grande interesse nel suo pubblico, uno dei più variegati tra quelli degli artisti pop internazionali. In questo periodo è in tour per promuovere l’uscita del suo ultimo disco Utopia, dal quale eseguirà diversi estratti. Il suo è uno stile multiforme, un caleidoscopio di sonorità che molti spesso classificano come “trip hop” per la sua affinità con alcuni gruppi inglesi di punta del genere, come i Massive Attack, ma che in realtà assume caratteristiche molto personali e di un eclettismo di raro spessore artistico. La sua carriera è iniziata verso la fine degli anni ’70 in patria, dove è diventata famosa molto presto grazie al suo periodo negli Sugarcubes, molto più vicini al rock che andava negli anni ’80. Nel decennio successivo decide di trasferirsi a Londra e da lì inizia il suo successo internazionale, grazie a un gran disco come Debut che diventerà ben presto disco di platino negli Stati Uniti. La sua è una musica che ha saputo trascendere qualsiasi possibile catalogazione, prendendo spunto da gruppi come i Kraftwerk, Brian Eno e da diversi compositori come Stockhausen e John Cage. Ha sempre prodotto un pop di natura colta, grazie anche a un massiccio uso di inserimenti di elettronica e orchestrazioni, come si evince nel suo album Homogenic del 1997.

La location scelta per ospitare l’evento è quella delle Terme di Caracalla, che spesso ospita l’opera lirica, uno dei punti più belli e affascinanti del centro di Roma, a pochi passi dal Circo Massimo.

Carlo Fuortes, sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma, dichiara: “Ancora una volta con la presenza davvero eccezionale di Bjork la nostra programmazione estiva si apre ai diversi linguaggi della musica contemporanea, oltre che all’opera e al balletto. Dopo Bob Dylan, Elton John, Neil Young e molti altri artisti applauditi negli scorsi anni, tornerà a Roma la grande artista islandese che dal 2015 non si esibiva nella nostra città. Quest’estate con Bjork torniamo a proporre l’eccellenza musicale destinata al grande pubblico di Caracalla in un concerto unico che farà rivivere lo spazio straordinario delle antiche Terme”.

Il biglietto del concerto va dai 69 euro del settore più economico ai 230 della sezione Golfo Mistico. È un evento da non mancare viste le possibilità molto ridotte che l’artista ripassi prossimamente da queste parti.

Stasera, mercoledì 13 giugno, ore 21.




Una marina di libri. Palermo, 7-14 giugno

Il Festival dell’editoria indipendente di Palermo ha aperto i battenti oggi con una preview ai Cantieri culturali della Zisa ma inaugurerà ufficialmente questa nona edizione, alla presenza del Sindaco e del Rettore, nel pomeriggio di domani (giovedì 7 giugno) presso l’Orto botanico della città.

Presentazioni di libri e riviste, tavole rotonde, lectio magistralis e seminari, laboratori e atelier di scrittura, incontri e dibattiti, letture ad alta voce, documentari e proiezioni, concerti e mostre trasformeranno Palermo, fino a domenica sera, in un grande salotto letterario per adulti, giovani e piccini.

La rassegna, che è diventata in questi anni il maggiore appuntamento letterario della regione e del Sud, richiama migliaia di visite e centinaia di scrittori e scrittrici di generi diversi, dalla letteratura per l’infanzia alla poesia, dall’inchiesta alla saggistica, dalla narrativa al noir.

Il programma integrale è scaricabile dalla pagina: http://unamarinadilibri.it/wp-content/uploads/2018/06/Edizione-2018-Programma-Una-marina-di-libri.pdf

Segnaliamo alcuni degli incontri.

Giovedì 7 giugno

Alle ore 18 si inaugura nella Piccola Serra la mostra su Calvino e l’editoria, che racconta per la prima volta l’impresa editoriale della collana “Centopagine” Einaudi. Attraverso schede editoriali e catalogo, sono esposti i 77 volumi della collana, diretta da Calvino tra il 1971 e il 1985, con veste grafica curata da Munari e Max Huber.

A seguire lezione di Editoria e grafica.

Alla stessa ora, alla Fontana, Anna Kuliscioff, la studiosa delle donne in un mondo di uomini. Presentazione del volume Io in te cerco la vita. Lettere di una donna innamorata della libertà, a cura di Elena Vozzi, pubblicato da L’Orma editore.

Foto 1. Copertina del libro

Venerdi 8 giugno 

Alle 16,30 verrà presentato il libro “Lia Pasqualino Noto: l’artista che sfidò il suo tempo” di Luisa Leto. Editore Navarra

Lia Pasqualino Noto oggi è considerata una delle maggiori pittrici italiane del Novecento ma fu costretta a fingersi uomo per raggiungere l’apice del riconoscimento artistico.

Sfidò le convenzioni sociali ed artistiche del suo tempo, fu la prima donna ad aprire una galleria d’arte a Palermo e ospitò nella sua casa ebrei ed anarchici durante il fascismo.

Foto 2. Palermo. Intitolazione a Lia Pasqualino Noto. Foto di Giovanni Savio

Sabato 9 giugno

Alle ore 19,30 verrà presentato il romanzo “Le Ricamatrici” di Ester Rizzo, Editore Navarra (vedasi recensione di Grazie Mazzè nella sezione LIBRI).

È un romanzo storico che racconta la storia delle ricamatrici di Santa Caterina Villarmosa, piccolo paese nel cuore della Sicilia, che, negli anni Settanta osarono sfidare la mafia delle minacce e dell’isolamento, ribellandosi allo sfruttamento del lavoro femminile a domicilio.

Furono definite, dai giornali di quei tempi, “Le mille ragazze in lotta” e riuscirono a far condannare i loro sfruttatori e a fare approvare una apposita legge in Parlamento (N. 877 del 18 dicembre 1973) per la regolamentazione del lavoro a domicilio.

Questa storia recuperata dall’oblio rende giustizia alle lavoratrici e racconta le gioie e gli affanni di queste ricamatrici, le lotte e le conquiste femminili.

Nella presentazione è stato coinvolto il gruppo di Toponomastica femminile di Palermo. Infatti presenterà il libro la giornalista RAI Silvana Polizzi ed Enza Mortillaro attrice, reciterà un monologo interpretando la figura di Filippa Pantano, la ricamatrice  determinata e coraggiosa  a capo di questa battaglia di emancipazione.

Foto 3. Dai giornali dell’epoca

Domenica 10 Giugno 

Alle ore 16,30 verrà presentato il libro “La mafia in casa mia” di Felicia Bartolotta Impastato, a cura di Anna Puglisi e Umberto Santino  di  Di Girolamo Editore.

Un libro per raccontare la storia della madre di Peppino Impastato ucciso dalla mafia il 9 maggio del 1978. Felicia si costituì in giudizio fino a ottenere la condanna del boss Badalamenti mandante del delitto; inoltre, messo da parte il lutto ed il dolore, aprì la sua casa per raccontare, giorno dopo giorno, a tutti quelli che si recavano a Cinisi, il coraggio del figlio che non aveva esitato a lottare contro la piovra mafiosa che attanagliava quella porzione di territorio.

 

Foto 4. Copertina del libro




Kraftwerk e Placebo al Medimex di Taranto

Se c’è una regione al sud musicalmente molto attiva, questa è la Puglia. Una delle sue manifestazioni più importanti è il Medimex, il festival che ogni anno si riconferma come un evento cardine del meridione, grazie a incontri, presentazioni e performance di primo livello.

Se fino al 2017 si è tenuto a Bari, per quest’edizione è stata scelta Taranto e anche per il 2018 sono stati chiamati a suonare degli artisti di primo livello. A chiudere le serate del 7 e dell’8 giugno abbiamo dei nomi molto importanti nella musica internazionale.

Nella prima serata si esibiranno i Kraftwerk (in copertina), uno dei gruppi che più hanno contribuito a sviluppare l’elettronica per come la conosciamo oggi. Nati nel 1970, inizialmente legati al filone della kosmische musik e del krautrock, in un secondo momento hanno sviluppato un suono che ha determinato le coordinate per quello che sarebbe stato il pop di lì a oggi, influenzando pesantemente generi come l’hip hop, l’house e la techno. Così come hanno già fatto negli ultimi tempi, il loro show sarà “Kraftwerk-3D”: suoneranno con immagini alle spalle che, grazie agli occhiali adatti, diventeranno tridimensionali.

Sebbene della line-up attuale sia rimasto tra i membri fondatori il solo Ralf Hütter, un loro live è un’esperienza unica, che nessun altro gruppo può replicare, con una scaletta che ripropone tutti i grandi classici della formazione tedesca.

FOTO. I Placebo

Nella seconda serata avremo invece i Placebo, uno dei gruppi più noti del rock alternativo anni ’90, in tour per festeggiare i venti anni dalla pubblicazione del loro debutto. A questo proposito il frontman Brian Molko ha dichiarato: “Diciamo solo che ci saranno in scaletta canzoni che avevo giurato di non suonare mai più. Penso sia giusto dare ai nostri fan quello che vogliono ascoltare veramente. Sono stati molto pazienti con noi, perché raramente proponiamo i brani più commerciali. Un anniversario di venti anni è il momento giusto per farlo. Questa è l’intenzione. Questo tour è soprattutto per i fan; per noi è l’occasione di rivisitare un sacco di vecchio materiale. Quindi, se volete vederci suonare dal vivo canzoni come Pure Morning e Nancy Boy, che non facciamo da quasi dieci anni e probabilmente non faremo mai più, farete meglio a venire a uno di questi concerti! Ci saranno anche altre sorprese”.

Il prezzo del biglietto sarà di 15 euro per una singola serata, ma è anche disponibile un abbonamento per entrambi i concerti a 25 euro, un prezzo più che onesto tenendo presente che altrove gli stessi nomi si sono esibiti per molto di più.

In questa pagina (http://medimex.it/programma/) trovate il programma completo del festival, con tutte le attività previste dal 7 al 10 giugno.