L’Estate Romana e il Cinema

Fu Renato Nicolini, geniale assessore alla cultura nella giunta Argan, a voler aprire il centro storico della capitale al bisogno di convivialità e di spettacolo delle masse. Era il 1977, un anno duro per il Paese, soggetto a frequenti attentati terroristici e a violenti scontri di piazza: diffidenza e paura avevano svuotato le piazze. L’Estate Romana fu una risposta coraggiosa e dirompente che propose una tregua e lanciò un segnale di cambiamento. 

E farà scuola in tutta Europa.

La Basilica di Massenzio, luogo deputato a fare del cinema un esperimento di libera condivisione pubblica, svestì il sacro rigore archeologico per assumere abiti informali, capaci di raccogliere attorno a sé classi sociali e generazioni diverse. 

Con la prima Estate Romana, furono rotti gli schemi tra cultura alta e cultura popolare, mescolati i diversi pubblici, portato al centro le periferie.

Il dibattito tra effimero e meraviglioso urbano divise per anni la cittadinanza, ma non frenò la propagazione dell’idea rivoluzionaria. Per molti anni a seguire la politica culturale capitolina continuò ad alimentare il concetto di architettura effimera come strumento di trasformazione urbana.

A partire da quell’esperienza, sperimentazione artistica e comunicazione di massa trovarono le loro strade, e proprio da lì avanzò l’ipotesi del decentramento delle iniziative di Arte pubblica oltre le mura Aureliane: la città del rock al Mattatoio, la televisione a Villa Torlonia, il teatro al quartiere Delle Vittorie, il ballo all’Appia Antica…

Dopo aver portato le periferie a respirare l’aura culturale del centro, ora s’invertono e s’incrociano i flussi.

Negli anni “Massenzio” conserva il suo nome originario e la sua matrice da cineclub, ma si fa itinerante: raggiunge il Circo Massimo, Testaccio, l’EUR, Cinecittà… 

La vitalità della rassegna cinematografica fa da contraltare al crescente malessere delle sale cinematografiche e la malinconia di un’arte agonizzante, a ben vedere, si percepisce in alcune scelte di programmazione (monografie retrospettive e maratone sui diversi generi del cinema italiano e hollywoodiano), ma il suo originale approccio alla divulgazione è vincente e la sua eco si fa ancora sentire.

A quarantuno anni dal primo Massenzio, la presenza del Cinema nelle programmazioni estive capitoline è ancora molto significativa. 

L’Estate Romana 2018, entrata nel vivo da un paio di settimane e destinata a durare fino al 30 settembre, con un susseguirsi di film, concerti e spettacoli, percorsi urbani, mostre e laboratori, dissemina le sue rassegne cinematografiche in diverse aree cittadine: spazi aperti e chiusi, alcuni dei quali gratuiti (www.estateromana.comune.roma.it): 

Notti di Cinema e… a piazza Vittorio, dal 28 giugno al 2 settembre: 2 maxischermi, 2 film a serata – I Municipio.

L’Isola del Cinema presenta l’isola di Roma: cinema, musica, teatro, mostre fotografiche all’Isola Tiberina fino al 2 settembre – I Municipio.

– Caleidoscopio, dal 26 giugno al 9 settembre, alla Casa del Cinema, in Largo Marcello Mastroianni: 6 rassegne, 4 festival e 3 eventi speciali (ingresso gratuito) – II Municipio.

– Parco del Cinema, a Villa Lazzaroni (via Tommaso Fortifiocca): proiezioni in arena alla presenza del cast. Alcuni titoli prossimi: Io c’è, La ragazza nella nebbia, Come un gatto in tangenziale, Manuel – VII Municipio.

– Molo Film Festival, banchina del Tevere in località Ponte Milvio (via Capoprati), arena cinematografica di 200 posti, dal 5 al 31 agosto (ingresso gratuito) – XV Municipio. 

– E infine, l’Ape rossa. Un cine-mobile su un’Ape a tre ruote, che propone sei eventi in un quartiere che ha vissuto una profonda trasformazione delle sue strutture di archeologia industriale: tra il complesso della ex Miralanza, la Centrale Montemartini e il Gasometro, fino ad includere gli Ex Mercati Generali e la Garbatella. 

Alle iniziative ufficiali del Comune se ne aggiungono altre, ideate e organizzate da associazioni diverse ma patrocinate e sostenute da singoli Municipi, dal Comune, dal MIBACT.

Si è appena chiusa la VII edizione del Karawan Fest: quattro serate di cinema itinerante nei cortili del V municipio, fra Tor Pignattara e il Pigneto.,

Il Piccolo Cinema America, dopo tre anni di proiezioni trasteverine, porta “Il Cinema in Piazza” anche nelle periferie e sceglie il Parco Casale della Cervelletta, a Tor Sapienza, e il Porto turistico di Roma, a Ostia (oltre al cortile del Liceo Kennedy, alle falde del Gianicolo), per le maratone notturne, i dibattiti con artiste e artisti, le retrospettive, i grandi classici e i film per l’infanzia. 

La descrizione del progetto, sul sito https://ilcinemainpiazza.it,  riassume in poche righe tutto il disagio del vivere nel vuoto delle periferie e l’ostinata volontà di migliorarle:

“Dalla periferia siamo partiti e in periferia torniamo. Chi ci è nato e cresciuto, come quasi tutti noi, lo sa. Sa cosa significa macinare chilometri sui mezzi pubblici per raggiungere una libreria, un cinema, un teatro, un museo, o, più banalmente, un posto dove incontrarsi la sera con gli amici. E sa cosa significa sentirsi stretti in un quartiere tanto grande e popolato, eppure così povero di socialità e di cultura. Così anche noi abbiamo deciso di rimboccarci le maniche e sostituire al vuoto e al silenzio la partecipazione. L’esperienza degli scorsi anni ha dimostrato come l’attività culturale e sociale non si ferma alla sola programmazione cinematografica di un’arena, o di una sala, ma è in grado di rappresentare e promuovere una crescita, anche economica, di tutte le attività di un quartiere.

Vogliamo che questo progetto dia vita a luoghi in cui trovino cittadinanza diverse idee di città e nuove espressioni culturali, dove ci si possa porre delle domande attraverso le quali costruire nuove prospettive, dove si possa discutere e riflettere sul futuro delle città, del ruolo delle sale e dell’esercizio cinematografico, delle politiche sociali, culturali e giovanili, dell’integrazione e dell’inclusione, della lotta alla criminalità, delle periferie urbane dentro e ai margini delle città. Questa è la nostra idea di attività culturale e sociale, capace di stimolare la riflessione sul ruolo stesso della cultura nel processo di crescita educativa, formativa e lavorativa dei giovani, che venga fondata su una progettualità partecipata, attenta alle esigenze di tutti, su un “conoscere facendo” i cui frutti crescano nel tempo”.




locandina evento

Innovazioni tecnologiche in riabilitazione esperienze e prospettive sull’uso degli esoscheletri indossabiliInnovazioni tecnologiche in riabilitazione esperienze e prospettive sull’uso degli esoscheletri indossabili

locandina evento




Una marina di libri. Palermo, 7-14 giugno

Il Festival dell’editoria indipendente di Palermo ha aperto i battenti oggi con una preview ai Cantieri culturali della Zisa ma inaugurerà ufficialmente questa nona edizione, alla presenza del Sindaco e del Rettore, nel pomeriggio di domani (giovedì 7 giugno) presso l’Orto botanico della città.

Presentazioni di libri e riviste, tavole rotonde, lectio magistralis e seminari, laboratori e atelier di scrittura, incontri e dibattiti, letture ad alta voce, documentari e proiezioni, concerti e mostre trasformeranno Palermo, fino a domenica sera, in un grande salotto letterario per adulti, giovani e piccini.

La rassegna, che è diventata in questi anni il maggiore appuntamento letterario della regione e del Sud, richiama migliaia di visite e centinaia di scrittori e scrittrici di generi diversi, dalla letteratura per l’infanzia alla poesia, dall’inchiesta alla saggistica, dalla narrativa al noir.

Il programma integrale è scaricabile dalla pagina: http://unamarinadilibri.it/wp-content/uploads/2018/06/Edizione-2018-Programma-Una-marina-di-libri.pdf

Segnaliamo alcuni degli incontri.

Giovedì 7 giugno

Alle ore 18 si inaugura nella Piccola Serra la mostra su Calvino e l’editoria, che racconta per la prima volta l’impresa editoriale della collana “Centopagine” Einaudi. Attraverso schede editoriali e catalogo, sono esposti i 77 volumi della collana, diretta da Calvino tra il 1971 e il 1985, con veste grafica curata da Munari e Max Huber.

A seguire lezione di Editoria e grafica.

Alla stessa ora, alla Fontana, Anna Kuliscioff, la studiosa delle donne in un mondo di uomini. Presentazione del volume Io in te cerco la vita. Lettere di una donna innamorata della libertà, a cura di Elena Vozzi, pubblicato da L’Orma editore.

Foto 1. Copertina del libro

Venerdi 8 giugno 

Alle 16,30 verrà presentato il libro “Lia Pasqualino Noto: l’artista che sfidò il suo tempo” di Luisa Leto. Editore Navarra

Lia Pasqualino Noto oggi è considerata una delle maggiori pittrici italiane del Novecento ma fu costretta a fingersi uomo per raggiungere l’apice del riconoscimento artistico.

Sfidò le convenzioni sociali ed artistiche del suo tempo, fu la prima donna ad aprire una galleria d’arte a Palermo e ospitò nella sua casa ebrei ed anarchici durante il fascismo.

Foto 2. Palermo. Intitolazione a Lia Pasqualino Noto. Foto di Giovanni Savio

Sabato 9 giugno

Alle ore 19,30 verrà presentato il romanzo “Le Ricamatrici” di Ester Rizzo, Editore Navarra (vedasi recensione di Grazie Mazzè nella sezione LIBRI).

È un romanzo storico che racconta la storia delle ricamatrici di Santa Caterina Villarmosa, piccolo paese nel cuore della Sicilia, che, negli anni Settanta osarono sfidare la mafia delle minacce e dell’isolamento, ribellandosi allo sfruttamento del lavoro femminile a domicilio.

Furono definite, dai giornali di quei tempi, “Le mille ragazze in lotta” e riuscirono a far condannare i loro sfruttatori e a fare approvare una apposita legge in Parlamento (N. 877 del 18 dicembre 1973) per la regolamentazione del lavoro a domicilio.

Questa storia recuperata dall’oblio rende giustizia alle lavoratrici e racconta le gioie e gli affanni di queste ricamatrici, le lotte e le conquiste femminili.

Nella presentazione è stato coinvolto il gruppo di Toponomastica femminile di Palermo. Infatti presenterà il libro la giornalista RAI Silvana Polizzi ed Enza Mortillaro attrice, reciterà un monologo interpretando la figura di Filippa Pantano, la ricamatrice  determinata e coraggiosa  a capo di questa battaglia di emancipazione.

Foto 3. Dai giornali dell’epoca

Domenica 10 Giugno 

Alle ore 16,30 verrà presentato il libro “La mafia in casa mia” di Felicia Bartolotta Impastato, a cura di Anna Puglisi e Umberto Santino  di  Di Girolamo Editore.

Un libro per raccontare la storia della madre di Peppino Impastato ucciso dalla mafia il 9 maggio del 1978. Felicia si costituì in giudizio fino a ottenere la condanna del boss Badalamenti mandante del delitto; inoltre, messo da parte il lutto ed il dolore, aprì la sua casa per raccontare, giorno dopo giorno, a tutti quelli che si recavano a Cinisi, il coraggio del figlio che non aveva esitato a lottare contro la piovra mafiosa che attanagliava quella porzione di territorio.

 

Foto 4. Copertina del libro




Due date per la Squadra Omega

Qualche anno fa c’è stato un movimento in Italia che, pur rimanendo lontano dal grande pubblico, ha occupato per lungo tempo le pagine di webzine e riviste specializzate sia italiane che estere. Stiamo parlando dell’Italian Occult Psychedelia, termine col quale sono stati classificati una serie di gruppi, nati verso la fine degli anni ’00, molto debitori del suono tedesco degli anni ’70 (tutto quello etichettato come kraut rock e/o kosmische musik), della psichedelia acida di diverse colonne sonore dello stesso periodo e della library music italiana (termine che indica le musiche usate dalla Rai per molti documentari o programmi televisivi, come quelle di Egisto Macchi).

Non si tratta di sonorità innovative al 100%, ma che hanno sicuramente portato un vento di freschezza nel panorama italiano underground che, tra gruppetti indie e cantautorato di pessima fattura, stava diventando sempre più provinciale.

Tra questi nomi è impossibile non citare la Squadra Omega, che l’anno scorso ha fatto uscire uno dei dischi più interessanti tra quelli europei, Materia Oscura, prodotto da Soave Records. La prossima settimana saranno in giro per l’Italia per due concerti, il 18 maggio a Umbertide (PG), al Cinema Metropolis (in compagnia dei Lento), e il 19 al Gb20 di Montepulciano (SI). Due eventi imperdibili per chi ama queste sonorità.

Materia Oscura è un tassello in una discografia senza passi falsi. Con sole tre tracce (“Massa Mancante”, “Mondo-Brama” e “Le Oscillazioni dell’Universo Giovane”) è un calderone sonoro con una personalità fuori dal comune, in cui vengono mescolati diversi ingredienti, dal jazz rock alla psichedelia, dal minimalismo alla Terry Riley, fino ai viaggi cosmici dei Tangerine Dream (qualcuno potrebbe anche tirare in ballo il Franco Battiato di album come Pollution, Fetus e Sulle Corde di Aries) e alle divagazioni world del Jon Hassell più inaccessibile. È un lavoro altamente sperimentale, frutto di un collettivo che ha sempre creduto nell’improvvisazione come metodo compositivo, un modo più che efficace di far convivere diverse soluzioni sonore che non possono trovare spazio nella più comune forma-canzone.

Per quanto riguarda la data di Umbertide, vi consigliamo di dare un ascolto anche all’altro gruppo che condividerà il palco con loro, i già citati Lento.

Foto 1. I Lento

Vengono da Roma e sono un trio molto pesante ma anche molto personale. La loro musica è di difficile definizione: molti la etichettano come “post-metal” ma è una classificazione molto riduttiva. Immaginate dei riff molto heavy e delle composizioni lunghe e dilatate. Il primo disco, Earthen, uscì sotto Supernatural Cat Records e in America ebbe l’onore di essere distribuito per un gigante della musica indipendente come la Relapse Records. Negli ultimi anni si sono accasati sotto Denovali, una prestigiosa label tedesca nota per dare spazio a gruppi dallo stile personale a musiche di non facile reperibilità.

 




Date estive per i Calibro 35

Quasi tutti i gruppi di cui vi abbiamo parlato su ImPagine comprendono un cantante. Questa volta invece vi proponiamo una band interamente strumentale, che però ha saputo far parlare molto di sé grazie alla qualità della musica e all’elevato livello tecnico dei componenti. Stiamo parlando dei Calibro 35, formazione milanese che dieci anni fa ha saputo guadagnarsi uno spazio non indifferente sul mercato riproponendo il sound delle colonne sonore dei film “poliziotteschi” (la definizione con cui veniva etichettato il poliziesco all’italiana) degli anni Settanta. Grazie a un grande album omonimo di debutto, contenente le riproposizioni di storici brani di Franco Micalizzi, Ennio Morricone, Luis Bacalov e Armando Trovajoli, i Calibro 35 hanno attratto fin da subito un’audience molto variegata e vasta, che va ben oltre gli appassionati del genere. Hanno avuto il merito di non essersi limitati a seguire un revival (quello del cinema di genere, sia italiano che internazionale) cavalcando l’onda e imitando i grandi maestri, ma hanno rielaborato quelle composizioni valorizzando i punti di forza degli arrangiamenti originali e inserendo in essi nuove soluzioni stilistiche, più consone a un quartetto che a un’orchestra. La produzione originale successiva ha seguito le stesse coordinate. Sono riusciti in questo intento grazie a un generale livello tecnico davvero eccellente. Quest’anno è uscito Decade, l’album che, come suggerisce il titolo, celebra il decimo anniversario dalla nascita della band. Decadecontiene brani inediti caratterizzati da un sound meno funk e più orientati al jazz. La loro carriera li ha visti diventare un nome di fama internazionale grazie a fortunati tour in Europa e in America, tanto che i Calibro35 hanno conquistato la stima del celebre beatmaker americano Dr. Dre (uno dei pesi massimi nella storia dell’hip hop) che ha campionato un loro brano per il pezzo “One Shot One Kill” nel suo disco Compton. Un ruolo cardine nel loro successo l’ha avuto Tommaso Colliva, il produttore che li ha formati e che, tra le altre cose, ha registrato più di una volta i dischi di grandi nomi come i Muse. Le date che seguono sono solo quelle italiane del nuovo tour di supporto a Decade, ma numerose sono quelle all’estero. Calibro 35 è un nome frequente nelle locandine dei concerti in diverse parti d’Italia, ma chi non li avesse mai visti farebbe bene a lasciarsi travolgere dal loro sound imponente e molto raffinato.

 

12 luglio – Resta in Festa, Brescia

14 luglio – Casa delle Arti, Conversano (BA)

15 luglio – Parco di Villa Ada, Roma

17 luglio – Festa delle Invasioni, Cosenza

20 luglio – Teatro Romano di Fiesole, Firenze

22 luglio – Suoni di Marca Fest, Brescia

4 agosto – Parco Tittoni, Desio (MB)




Chrysta Bell a Roma per il Festival delle Scienze

Il prossimo 21 aprile all’Auditorium Parco della Musica (sala Sinopoli) ci sarà Chrysta Bell in concerto, in una delle serate del National Geographic Festival della Scienza, che si terrà all’interno della struttura dal 16 al 22 (con celebrazione dell’Earth Day nella sua data finale). Come solista, il suo è un nome che ancora deve emergere, ma gli amanti del cinema (in particolar modo se legato alla musica) l’avranno già incontrata in precedenza. L’artista texana è nota soprattutto per le sue collaborazioni con David Lynch: il loro primo incontro ha avuto luogo nel 1999, quando l’agente della CAA (Creative Artists Agency) Brian Loucks le fece conoscere il regista, il quale rimase subito molto colpito dalla sua voce. La prima canzone che compongono insieme è Polish Poems, che troviamo negli ultimi minuti del suo film Inland Empire, uscito lo stesso anno. Chiunque conosca Lynch sa bene quanto la componente musicale sia importante per i suoi film: le colonne sonore di Strade Perdutee Twin Peaks, ad opera di Angelo Badalamenti, hanno spianato la strada a quello che molti oggi descrivono come dark jazzper il suo suono oscuro ma molto raffinato (etichetta che poi è divenuta un vero e proprio genere grazie a nomi come The Kilimanjaro Darkjazz Ensemble e Bohren Und Der Club Of Gore, ma che legata alle sue composizioni risulta riduttiva e forse anche impropria). Quando nel 2006 il regista decide di abbandonare il cinema e inizia a mettersi in gioco come musicista, trova in Chrysta Bell una sua musa personale. I due collaborano insieme per il disco This Train(con canzoni scritte a quattro mani), prodotto da Lynch, e per l’ep Somewhere In The Nowhere. Nel 2017 esce il suo primo disco solista, We Dissolve, che in parte riprende le atmosfere cupe e misteriose di questi lavori arricchendole con un tocco più pop e molto più personale.

Questa data fa parte di un tour europeo che la cantante sta facendo per promuovere il suo ultimo ep omonimo, del quale non si conoscono molti dettagli, fatta eccezione per il singolo Undertow.

Se la sua musica vi è di gradimento, vi segnaliamo anche le date italiane degli A Place To Bury Strangers. La band shoegaze (trai gruppi migliori del genere emersi negli ultimi 10 anni) sarà il 20 aprile al Benicio a Giavera di Montello (TV), il 21 a Bologna al Freakout e il 22 a Torino allo Spazio 211. Sarà un’ottima occasione per sentire dal vivo i classici della band e i nuovi brani estratti dall’ultimo Pinned, uscito quest’anno per Dead Oceans.

 

 

 







Roma, 17 marzo. Salotto letterario

Le Letture d’autrice proposte da Toponomastica femminile si ispirano ai salotti letterari delle salonnières, che hanno rappresentato una forma di emancipazione per le donne, rendendole finalmente protagoniste della cultura.

Attraverso l’interpretazione di alcuni passi di scrittrici, poete, giornaliste e filosofe presenti nella toponomastica nazionale ed estera, esposta in mostra, l’evento vuole restituire visibilità al pensiero e alla scrittura femminile, invitare all’ascolto, al dialogo e al rispetto.

Gli incontri si ripetono, a Roma e in altre città.

Il 17 marzo è la volta del Palazzo del Freddo, di Giovanni Fassi, con letture collegate dal fil rouge del cibo, tratte da opere di Emily Dickinson, Oriana Fallaci, Giana Anguissola, Joyce Lussu, Natalia Levi Ginzburg, Charlotte Brontë, Colette, Elsa Morante, Grazia Deledda, Simone de Beauvoir, Carla Capponi, Caterina Percoto, Agatha Christie.

Esposte in mostra, inoltre, tavole sulla voce poetica e sulla scrittura femminile, sul giornalismo e le donne.

“Il cammino della produzione letteraria femminile è caratterizzato da molte ombre, tracce incerte e pochi riconoscimenti e il percorso creativo delle donne è stato costellato di ostacoli, impedimenti, pregiudizi e giudizi sferzanti(donne pedanti con la mania di scribacchiare), è anche vero che quel percorso c’è stato e, come scrive sempre Virginia Woolf, si è trattato di un evento più importante che le Crociate o la Guerra delle due Rose e meritevole di una più particolareggiata descrizione.

Conoscere i nomi delle letterate, ricordare le loro creazioni e tramandarne la memoria sono passi fondamentali nella costruzione di una genealogia femminile nella letteratura che possa essere modello per le generazioni successive. […]

Le antologie scolastiche, che dovrebbero fornire una formazione culturale paritaria alle nuove generazioni, presentano ancora evidenti squilibri di genere e alle ragazze e ai ragazzi si insegna una storia letteraria formata solo di scrittori.
Ancora in tempi recenti i testi di letteratura italiana dedicati al Novecento, secolo che ha visto non solo un nutrito numero di scrittrici ma anche nascere una nuova coscienza della condizione femminile, presentano panorami letterari quasi totalmente maschili. A fronte di decine e decine di nomi di autori, le scrittrici sono poche unità, al massimo 5 o 6, molto spesso le stesse, Elsa Morante su tutte, con una percentuale trascurabile rispetto alla produzione d

egli uomini; le loro presenze, così ridotte, diventano delle felici e straordinarie eccezioni ma, proprio perché eccezioni, ribadiscono che la scrittura è affare da uomini.

Continuano a essere estranee alla formazione culturale di ragazze e ragazzi autrici come Anna Banti, Maria Bellonci, Alba De Cespedes, Gianna Manzini, Lalla Romano, Fausta Cialente, Anna Maria Ortese, Natalia Ginzburg, solo per citare alcuni nomi.
E se ne potrebbero fare molti e molti altri ancora“.

Parafrasando Virginia Woolf anche la letteratura, come la poesia, avrebbe “bisogno di una madre oltre che di un padre”.




Il paesaggio possibile: la ricerca artistica di Goffredo Parise

In mostra al MuPa dal  14 giugno al 15 novembre  Torre di Mosto (Ve),




Cinquant’anni di carriera per James Senese

Il prossimo 14 aprile all’Auditorium Parco della Musica di Roma ci sarà in concerto James Senese con i suoi Napoli Centrale, in una delle tappe del tour celebrativo dei cinquant’anni di carriera dell’artista partenopeo. Il suo è un nome che ha un peso non indifferente nella storia della musica napoletana, così come quello del gruppo che lo accompagna.

Ha iniziato a muovere i primi passi nei primi anni ’60 in ambito beat con Gigi e i suoi Aster e successivamente negli Showmen. Dalle ceneri di questi ultimi nasceranno i Napoli Centrale, il cui omonimo LP del 1975 è riconosciuto come uno dei momenti più alti del progressive rock italiano.

La sua peculiarità sta nell’aver proposto un suono inedito, che prendeva le distanze da nomi come Premiata Forneria Marconi, Banco Del Mutuo Soccorso e dagli stessi concittadini Osanna e Balletto di Bronzo, i primi a proporre il genere a Napoli. Mentre questi nomi avevano tra i principali gruppi di riferimento le band inglesi dell’epoca (con una formazione classica molto evidente), Senese è un sassofonista cresciuto con il mito di John Coltrane: il risultato è un jazz rock mediterraneo cantato in lingua (cioè, in dialetto napoletano) che di progressivo ha ben poco, se non l’essere emerso in un momento storico in cui la sperimentazione musicale era, per forza di cose, catalogata sotto quella denominazione (un caso simile è quello degli Area, tanto legati anche loro al jazz quanto alla musica etnica e all’avanguardia). Nel corso degli anni, la formazione del gruppo è cambiata molte volte: tra i suoi membri più celebri ricordiamo Pino Daniele, entrato al basso per il disco Qualcosa Ca Nummore del 1977. Questa collaborazione segna un punto di svolta nella carriera del cantautore, tanto che coinvolgerà lo stesso Senese nei suoi primi tre album da solista, Pino Daniele, Nero a Metà e Vai mo’. La band cessa di esistere verso la fine degli anni ’70, venendo poi riesumata come James Senese e Napoli Centrale per il disco Jesceallah, mettendo in risalto tra tutti il nome del sassofonista e bandleader.

Durante questo tour verrà registrato un disco dal vivo, Aspettanno o Tiempo, che oltre ai grandi classici conterrà diversi estratti dall’ultimo O Sanghe, del 2016 (che nel 2017 ha vinto la Targa Tenco come miglior album in dialetto). La formazione che lo accompagna sarà composta da Ernesto Vitolo alle tastiere, Gigi di Rienzo al basso e Fredy Malfi alla batteria. Le altre date sono il 10 aprile a Pagani (SA), il 18 a Poggibonsi, il 19 a Pisa, il 21 a Potenza, il 22 a Stornara (FG) e il 7 giugno allo Stadio San Paolo di Napoli, per un concerto in memoria di Pino Daniele.

Se siete amanti della musica napoletana dovreste fare il possibile per non perdervi un’occasione del genere, per celebrare un musicista che ha dato tanto al suono partenopeo quanto hanno fatto altri grandi come lo stesso Daniele, Tony Esposito e Tullio De Piscopo.