ITALIA – I tracciati del metanodotto Snam attraversano i focolai di Xylella. Il Tar Lazio dice stop all’eradicazione

I possibili tracciati del metanodotto Snam, che dovrebbe collegare il Tap di Melendugno allo snodo di Mesagne, attraversano i territori su cui sono stati rinvenuti i maggiori focolai di Xylella fastidiosa e su cui sono previsti gli abbattimenti più massicci, a Veglie, Oria e Torchiarolo. Coincidenza? Per il momento è solo questo, nulla più. Ma tanto basta a far sorgere dubbi. E dunque a porre interrogativi. A sollevarli è il Comitato No Tap, che rende note le cartine dei sospetti.
Una situazione attenzionata da tempo, ma che ora diventa una denuncia palese. “Il gasdotto Tap è ‘provvidenziale’ per lo sviluppo del territorio. Questo ha detto il sindaco di ‪Torchiarolo‬ durante il Consiglio comunale di ieri – riferiscono gli attivisti -. Il sindaco ha anche detto che il 22 ottobre incontrerà i rappresentanti‪ Snam‬. Ora è il caso di palesare i nostri dubbi. Era dall’aprile 2014 che marcavamo stretto sul Nord ‪Salento‬ e sulla questione  precisamente da quando in integrazione alla VIA di TAP fu consegnato questo documento:

http://www.va.minambiente.it/File/Documento/106341”

Sono le pagine in cui sono riportati i tre tracciati che dovrebbero collegare il TAP alla rete nazionale del ‪‎gas‬. Come si vede dalle cartine, in alcuni punti attraversano i luoghi in cui nei mesi scorsi si sono tenuti i presidi per impedire i tagli di ulivi in contrada La Duchessa a Veglie e Frascata a Oria, ma anche nelle vicinanze dei focolai di Trepuzzi,Squinzano e Torchiarolo, oltre a Masseria Visciglito di Strudà, dove sono stati denunciati anomali disseccamenti sugli alberi-scultura millenari più importanti del Salento.

Nicola Serinelli, sindaco di Torchiarolo, ribatte ai No Tap e annuncia che l’incontro fissato per il 22 ottobre con Snam è stato annullato “per evitare strumentalizzazioni”. “Premetto che il mio Comune si è già espresso in Consiglio comunale negativamente sull’approdo di Tap nel Brindisino. Snam ci ha inviato una nota dicendo che ha decreti per poter ispezionare i terreni destinati all’attraversamento del metanodotto, sei nel Lecce e tre nel Brindisino. Ho ritenuto doveroso e corretto informare tutti della data del 22, che in ogni caso non sarebbe stata quella di un possibile ok al progetto, perché dovrà esprimersi il Consiglio comunale”. Sulla possibile coincidenza, Serinelli aggiunge: “Io non sono un ingenuo e questa possibilità che ci sia una coincidenza voluta o casuale non mi sfugge. Valuteremo insieme se ci saranno subdoli interessi”.

Intanto nuovi ulivi, nuovi alberelli, a centinaia, sfidando le multe che possono fioccare pesanti, da mille a tremila euro, da  una parte all’altra del Salento, vengono ripiantati in segno di pace e di un passato intero, una sfida al divieto che questa storia prosegua. È la “domenica della disobbedienza”.
Dopo i blocchi stradali, dopo l’occupazione delle campagne per impedire gli abbattimenti, dopo l’amaro in bocca lasciato dalle parole del governatore Michele Emiliano dette  ai sindaci, c’è un popolo che si allarga, diventa sempre più nutrito. Ed è quello degli ulivi. Mattinata nei campi, dunque, con la pala e le nuove piante, acquistate da vivai di fuori provincia, poiché in quelli leccesi c’è il blocco totale delle vendite.

È un movimento spontaneo, alimentato dai social network ma anche dai ritrovi presidiati in questi mesi dagli attivisti. E’ il rifiuto delle misure più estreme imposte dal Piano Silletti: finora ha trovato porte aperte solo al Tar Lazio. Niet totale dalla politica, in parte anche dai Comuni. È finita pure la luna di miele, durata una campagna elettorale, tra attivisti ed Emiliano.

Nelle scorse ore, di fronte ai sindaci del nord Salento, il presidente della Regione ha ribadito che “il batterio non può essere sconfitto o arrestato nella sua espansione se non attraverso l’abbattimento delle piante malate nonché di quelle che circondano le piante infette, secondo le direttive ricevute dall’Unione europea”.

Il cambio di passo annunciato prima dell’insediamento per il momento è un passo indietro. “Emiliano poi dice anche che la Regione spenderà soldi per la sperimentazione, per studiare la convivenza alberi-batterio… Ma se li abbatti come fai a sperimentare? – chiede Luigi Russo, presidente del Csv Salento – Cristos Xiloyannis (docente dell’Università della Basilicata e nome di punta dell’agricoltura sostenibile nel Mediterraneo, ndr) l’altra sera ripeteva a Veglie che il “piano non può che fallire”, perché ha basi scientifiche incerte e mai dimostrate, che l’eradicazione si è sempre dimostrata inutile, come è accaduto e accade con le batteriosi in giro per il mondo”.

Ma qualcosa si muove all’orizzonte e porta in grembo il ripensamento della storia e del paesaggio salentino: “Si è deciso – ha detto Emiliano – di chiedere al ministero dell’Agricoltura e al commissario Silletti di valutare di integrare la quota dei risarcimenti già fissata a 160 euro circa per pianta, anche con un’ulteriore quota di 38 euro finalizzata al temporaneo reimpianto di nuove specie coltivabili”. Che ulivi, di certo, non sono.

Lo stop del Tar Lazio all’eradicazione degli ulivi arriva anche per dieci proprietari di Trepuzzi e Squinzano, che si affiancano, dunque, ai ventidue che hanno già ottenuto la sospensiva a Torchiarolo. Il decreto emesso  congela, limitatamente alle proprietà dei ricorrenti, i tagli imposti dal Piano Silletti bis e dalle notifiche dei giorni scorsi.
Fissa la discussione della domanda cautelare in sede collegiale alla Camera di Consiglio del 4 novembre prossimo, stessa data per la discussione dei ricorsi dei proprietari torchiarolesi. Stavolta, però, gli ulivi sono tutti in territorio leccese, in agro di Trepuzzi. E anche per loro la presidente della I Sezione del Tar Lazio, Giulia Ferrari, ha riconosciuto che dall’ordine di estirpazione delle piante di olivo, impartito con i provvedimenti impugnati, “deriva ai ricorrenti un danno grave e irreparabile, perché irreversibile”, che dunque c’è non solo per le piante sane nel raggio di cento metri da quelle malate, ma anche per quelle infette.

Per il momento, dunque, ruspe ferme anche su dieci terreni trepuzzini. È il primo risultato incassato con l’accoglimento dell’istanza di misure cautelari provvisorie proposta dai ricorrenti, rappresentati, al pari di 21 olivicoltori di Torchiarolo, dagli avvocati Mariano Alterio e Mario Tagliaferro, con la consulenza legale di Nicola Grasso, docente di diritto Costituzionale presso l’Università del Salento.

Il ricorso è stato proposto “contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile, Commissario Delegato per Fronteggiare il Rischio Fitosanitario alla diffusione della Xylella nel territorio della Regione Puglia, Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Regione Puglia”.

È stato richiesto l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, degli atti emessi dal dirigente del Servizio Agricoltura della Regione Puglia l’1 ottobre scorso, gli stessi con cui è stato fatto obbligo agli agricoltori di abbattere, entro dieci giorni, gli alberi considerati “infetti”.




PARIGI – L’Unesco ha detto sì ai Caschi blu della cultura

La risoluzione italiana, cofirmata da 53 Paesi, è sostenuta dai membri permanenti del Consiglio di sicurezza.

Il Consiglio esecutivo dell’Unesco riunito a Parigi ha approvato la proposta italiana di istituire meccanismi per l’impiego dei «Caschi blu della Cultura». La risoluzione italiana, cofirmata da 53 Paesi e sostenuta dai membri permanenti del Consiglio di sicurezza, è stata votata per acclamazione dopo un dibattito molto intenso e articolato che ha coinvolto la maggioranza delle delegazioni presenti a Parigi.
Per il ministro del Mibact, Dario Franceschini, si tratta di “un successo internazionale del nostro Paese dopo quello ottenuto a Milano  con l’approvazione di 83 Paesi della Dichiarazione sulla protezione del Patrimonio culturale: adesso occorre definire subito gli aspetti operativi della nostra proposta. Occorre una task force internazionale che dovrà intervenire laddove il patrimonio dell’umanità è messo a rischio da catastrofi naturali o da attacchi terroristici”.
Il Consiglio esecutivo dell’Unesco si è anche impegnato a proseguire a lavorare in sede Onu per includere la componente culturale nelle missioni di pace come richiesto dal presidente del Consiglio Matteo Renzi nel suo recente intervento all’Assemblea Onu.




SVEZIA – Solo 50 donne hanno vinto il Nobel: il 4% dei premi assegnati

Malala Yousafzai è la più giovane vincitrice del premio Nobel per la pace. Nonostante sia appena maggiorenne ha dimostrato carisma e coraggio, lottando a discapito della sua incolumità, affinché tutte le ragazze del suo popolo potessero avere il diritto ad un’istruzione. Nata e vissuta fino al 2012 nella valle dello Swat, in Pakistan, ha dovuto abbandonare la propria terra d’origine dopo aver subito un vile attentato da parte dei talebani, sicuri che le loro pallottole potessero mettere a tacere il suo grido di speranza. Malgrado le sue condizioni apparvero sin da subito disperate, lei è sopravvissuta, non si è lasciata sopraffare dalla paura ed ha continuato a lottare, dimostrando ai suoi aguzzini che le armi più potenti sono una penna e il senso di giustizia. Poche donne prima di lei sono riuscite ad ottenere il premio Nobel, solo 50, ossia il 4% nel totale dei premi assegnati, ad altre invece fu negato. Rosalind Elsie Franklin ad esempio, fu una di queste. Laureata alla facoltà di chimica e fisica, presso l’Università di Cambridge, compì degli importanti studi sul DNA, che valsero il premio Nobel, ai suoi colleghi. Un altro caso eclatante fu quello di Mileva Maric, moglie di Albert Einsten, che aiutò e supportò suo marito nella formulazione della teoria della relatività, inoltre lo scienziato sosteneva che il contributo di sua moglie, soprattutto per ciò che concerneva gli studi matematici, era per lui essenziale, tuttavia non ha mai ottenuto il meritato riconoscimento.




INTERVISTA – “Precarious” al Premio Tropea. L’autrice: “Chi vorrà parlare di scuola non potrà non tenerne conto”

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Di Stefania Elena Carnemolla

 Precarious. Quello che della Scuola non si dice è il secondo titolo, uscito da poco, della collana I Bibliotecabili dell’editore WIP Edizioni di Bari. Un libro in 36 capitoli, con copertina di Giusy Michielli e Sadry Attanasio, illustrazioni di Antonello Lapesara (Lapis), fotografie dell’Autrice e Postfazione di Stefania Elena Carnemolla. Abbiamo intervistato l’Autrice, Angela Alessandra Milella, giornalista, scrittrice, regista-sceneggiatrice, attrice e docente di Letteratura e Storia, con cui abbiamo ripercorso la storia del suo libro, viaggio nel difficile mondo della precarietà, argomento di grande attualità tanto da valerle l’invito, il 5 settembre scorso e come ospite, alla IX Edizione del Premio Tropea, premio nazionale letterario, promosso dalla Accademia degli Affaticati di Tropea, inserito dal periodico Libri e Riviste d’Italia, organo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, fra i “Premi di qualità” e giudicato dalla stampa nazionale fra i “sette principali riconoscimenti letterari nazionali”, nonché fra i “pochissimi premi di qualità” oggi in Italia. Un palcoscenico, quello del Premio Tropea, nel suggestivo scenario di Largo Galluppi, che l’Autrice, presenti i conduttori Livia Blasi e Michele Cucuzza, ha condiviso con Luigia Barone, presidente onorario del Tribunale dei Minori di Catanzaro, Beatrice Lento, dirigente dell’Istituto di Istruzione Superiore di Tropea, Franca Giansoldati, vaticanista del quotidiano romano Il Messaggero, Mario Rossetti, ex direttore finanziario di Fastweb, testimone di una storia di mala giustizia.

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Stefania E. Carnemolla Di un’esperienza molto intensa di solito si dice: sarebbe da scriverci un libro. Quand’è nata, dentro di te, l’idea del libro?

Angela A. Milella Prima del trasferimento in Veneto. Una sera ero seduta sul divano e avevo i bagagli pronti di fronte a me. Mi stavo rilassando, e guardando le valigie mi sovvenivano episodi della mia carriera che reputai pazzeschi e unici. Pensai che fosse giunto il momento di raccontare attraverso un libro la mia esperienza di docente precaria. Abbozzai l’indice individuando 27 temi.

Stefania E. Carnemolla Ti sei affidata a ricordi rimasti impressi nella tua mente o a pensieri, riflessioni, episodi che andavi via via appuntando?

Angela A. Milella Ho utilizzato appunti e ricordi indelebili. Mentre scrivevo ho provato la sensazione di rivivere le situazioni. Riascoltavo le voci, sentivo i rumori, gli odori, le sensazioni, rivedevo i volti e i luoghi, tutto come se fosse accaduto qualche ora prima.

Stefania E. Carnemolla Quando hai iniziato a scrivere il libro?

Angela A. Milella Appena terminai di risolvere i problemi logistici, alla fine del mese di Agosto, 2014.

Stefania E. Carnemolla Quanto tempo hai impiegato?

Angela A. Milella Otto mesi, ho terminato di scriverlo a metà Aprile.

Stefania E. Carnemolla Una stesura programmata o spontanea, assecondando, cioè, i ricordi man mano che riaffioravano?

Angela A. Milella Spontanea. Avevo la scaletta, ma non ho seguito l’ordine prefissato. Ho scritto assecondando l’urgenza dei ricordi e dei temi e la volontà della mente di liberarli e di riflettere su di essi.

Stefania E. Carnemolla Il canovaccio è nato passo dopo passo oppure sapevi sin dall’inizio in che ordine si sarebbero snodati i vari capitoli?

Angela A. Milella Per rendere il libro attuale ho aggiunto temi recentissimi ai 27 enucleati all’inizio, seguendo il continuo divenire della realtà. L’ordine è in linea di massima diacronico e in alcuni casi sincronico.

Stefania E. Carnemolla Hai scelto, come epigrafe, i versi di Giuseppe Ungaretti Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Un’immagine che suggerisce precarietà. Quante volte ti sei sentita come una di quelle foglie?

Angela A. Milella Costantemente, da quando terminai gli studi universitari.

Stefania E. Carnemolla Una foglia, parliamo sempre di te, apparentemente delicata, e che, come il libro ben testimonia, forte, tenace e che nessun vento è riuscito a strappare al suo albero. Ti rivedi in questa metafora o, se vogliamo, paragone?

Angela A. Milella Sì, continuo a stare in questa metafora, quando penso al mio lavoro di giornalista.

Stefania E. Carnemolla Lo stile del tuo libro è accattivante, i racconti si leggono tutto d’un fiato, catturano, rapiscono, trascinano, con pagine dove, talora, complici dialoghi vivaci, sembra di vedere la scena come su di un palco o, se vogliamo, come in un film. C’entra qualcosa il tuo amore per il teatro? Anche inconsapevolmente?

Angela A. Milella Amo molte cose: il teatro, la fotografia, il cinema. La loro frequentazione, il loro linguaggio, potrebbe mescolarsi alla mia scrittura, non posso escluderlo.

Stefania E. Carnemolla Hai vissuto e insegnato in tanti luoghi: a quale sei rimasta più legata e perché?

Angela A. Milella Ai comuni della provincia di Foggia. Ai ragazzi di Sannicandro Garganico, di San Severo, di Vieste, di Rodi Garganico, di Trinitapoli e dintorni. E a quelli dell’Industriale di Andria, in provincia di Bari. Perché non si limitavano a studiare o a non studiare, sono quelli che umanamente hanno reso più di tutti. Quando siedo in cattedra e valuto, non dimentico mai che quelle che insegno sono discipline umanistiche.

Stefania E. Carnemolla I tuoi viaggi, come quelli all’alba su treni deserti, non ti hanno risparmiato brutti incontri, che si sarebbero potuti trasformare in pericolo: quello con l’uomo ubriaco, quello con un “arabo” che voleva vendere il suo sesso al porto. La miseria umana nel chiuso di un vagone. E tutti gli altri: quello con il controllore, viscido e bavoso, delle Ferrovie del Gargano o quello, ancora, con i pazienti del Cim di Rodi, amanti della masturbazione in vettura: troppo per una giovane che sa che non potrà sottrarsi all’insegnamento, persino all’insegnamento per un giorno e costretta, per obbligo e necessità, a viaggiare. Un’esperienza fortificante, senza dubbio: cosa ti senti di dire a chi, considerati i tempi, probabilmente vivrà la tua stessa esperienza?

Angela A. Milella Non so se si è trattato di fortuna o di abilità nella gestione dei rapporti umani. Non ho mai avvertito la necessità di iscrivermi a un corso di difesa personale. Certo, queste situazioni hanno risvegliato in me istinti che ho utilizzato molto da bambina, nella lotta corpo a corpo con i miei compagni di gioco, per quanto mia madre, pur essendo nipote di un maestro di arti marziali, non mi abbia spinto e incoraggiato a frequentare palestre, educandomi invece alla non violenza prima e alla femminilità dopo. I pericoli li conosci, se puoi li eviti. Ma se ti trovi in certe situazioni non puoi prevedere tutto, mantenere la calma aiuta, però serve molta fortuna. In bocca al lupo. Questo posso dire a chi vivrà la mia esperienza.

Stefania E. Carnemolla C’è un’immagine nel libro, molto bella, di te che nelle ore libere, in una scuola del Sud, guardi il mare dalla scala esterna, perdendoti con lo sguardo, respirando quell’aria dal sapore di libertà. Lontana dalla tua terra, quanto il ricordo di quel mare ti ha dato forza, facendoti respirare, sebbene fra le nebbie del Nord, quel senso di libertà?

Angela A. Milella C’è una canzone popolare barese che dice: “Allegre marinare sanda Nicole va pe’ mar. Allegre pellegrine sanda Nicole a va partì”, a volte me ne ricordo. Siamo marinai…

Stefania E. Carnemolla Sei uscita dal tuo mondo, da quelli che nel tuo libro chiami gli “orti protetti”, un’esperienza che ti ha regalato anche incontri belli e particolari, come quello con i Cantori di Carpino. Nel libro c’è una bellissima descrizione del tuo incontro con questo mondo così antico e lontano…

Angela A. Milella In realtà questo è il mio mondo, un mondo che difendo. Non a caso mi sono stati presentati da una mia zia.

Stefania E. Carnemolla Quanta sciatteria, pochezza, superficialità, senso dell’intrigo nella scuola italiana, un sottobosco che è diventato bosco, un bosco fin troppo affollato, di gnomi che si sentono giganti. Il tuo libro in questo senso è un atto di coraggio. Sei consapevole del fatto che con la tua testimonianza hai squarciato il velo del silenzio e dell’ipocrisia e che della scuola italiana e delle sue storture si potrà ora finalmente parlare come tu hai fatto raccontando ciò che molti, per paura di ricatti e ritorsioni, ancora oggi temono di raccontare?

Angela A. Milella Io ho semplicemente descritto la realtà, ho detto la verità. Adesso chi vorrà parlare di scuola non potrà non tenerne conto, se vorrà essere creduto.

Stefania E. Carnemolla L’insegnamento come missione, questo il messaggio del tuo libro. Bello, ciò che fa ben sperare per il futuro, che sia stata e sia una giovane a veicolare un tale messaggio in un’Italia stanca e demotivata. Non c’è retorica, nel tuo libro, e forse proprio per questo il suo messaggio darà speranza a chi non sa più cosa sia la speranza. Auguri per la tua vita e il tuo futuro.

 

Angela Alessandra Milella

Precarious. Quello che della Scuola non si dice

WIP Edizioni

Pagine: 144, illustrato

Anno: 2015

ISBN: 978-88-8459-343-6

Prezzo: € 12,00

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ITALIA – “Precarious”. Dell’ultimo titolo di Wip Edizioni parlano anche i sindacati

A cura di Giusy Michielli

L’associazione “Pietra su Pietra” presenterà il libro “Precarious: quello che della Scuola non si dice” di Angela Alessandra Milella. L’evento si terrà il 4 settembre, alle ore 18.30, in via Amendola, 5 – BARI. Nel dibattito, moderato da Adele Dentice (insegnante e scrittrice), interverranno: Angela Alessandra Milella (autrice),  Stefano Ruocco (editore), Paolo Battista (attore).

“Precarious. Quello che della Scuola non si dice” è il secondo titolo della collana I Bibliotecabili della casa editrice WIP Edizioni di Bari. Un libro in più capitoli e riccamente illustrato, che fa discutere. Su cui, in vista della presentazione, anche  Uil com Bari – Puglia e  Fiom Puglia hanno rilasciato commenti.

UILCOM – L’Italia E’ una repubblica democratica fondata sul lavoro. Nel 1948 si scriveva E’ nel 2015 si legge con amarezza ERA.

La crisi socio-economica dell’ultimo periodo unitamente alla richiesta sempre più pressante di una flessibilità del lavoro (avviata con il pacchetto Treu e perfezionata con il governo Berlusconi) si è tradotta in ‘Precarious’, che ha raggiunto la sua massima precarizzazione con il job’s act.

Il Lavoratore ovvero il potenziale tale oggi vive ne l’ansia dell’attesa, una attesa riferita non solo alla ricerca del Lavoro (evanescente speranza) ma anche al suo mantenimento oltre che alla qualità dello stesso.

Perché cara Angela tu scrivi ‘…io cerco solo di non affondare…’ io invece auguro un futuro in cui quando verrà data la possibilità di scegliere tra affondare e galleggiare si possa decidere di volare.

Antonia Di Tommaso (segretaria regionale Uil com Bari-Puglia)

FIOM – Se è difficile far capire il termine “precario” a uno straniero, chi si ritrova a vivere in quello che assomiglia a un vero e proprio girone infernale trova altrettante difficoltà a raccontare le esperienze kafkiane che l’atipicità del lavoro, tipicamente italiana, riserva ai propri malcapitati, tradendone le speranze e negando loro il futuro.

In un mondo del lavoro in cui si è passati da “lavorare per vivere” a “lavorare per sopravvivere” e ci si rassegna all’idea che la differenza tra le due definizioni sia sostanzialmente nulla, si fa altrettanta fatica ad accettare che sulla condizione precaria poggi l’ossatura dell’istruzione scolastica. Quella che in un sedicente Paese civile dovrebbe rappresentare il polo dell’eccellenza pubblica, la connessione tra società ed educazione, progresso e formazione, universalità e inserimento, è in realtà la pietra dello scandalo dei governi avvicendatisi negli ultimi vent’anni.

Tagli lineari, “merito” e “competenza” proclamati solo per prosopopea e mai praticati, risorse stanziate pari a zero: questo è il risultato dei provvedimenti che hanno interessato la scuola italiana, diventata nel frattempo una declinazione di acronimi (Ssis, Tfa, Gae) e definizioni altisonanti (Invalsi, concorsone, Buona Scuola) che hanno ottenuto il solo scopo di ricevere le contestazioni degli addetti ai lavori.

Certo, alle responsabilità degli esecutivi di ogni colore che ne hanno provocato la decadenza, si aggiunge anche quella di un sistema che tende ad autoconservarsi, quasi in maniera corporativa, e a non andare di pari passo con il grado di innovazione necessario per l’auspicato miglioramento.

Il lento e continuo degrado della scuola si abbatte su docenti e studenti per poi propagarsi all’esterno nelle pratiche quotidiane, nella consapevolezza civica e nelle relazioni sociali.

A spezzare definitivamente le aspirazioni di rilancio, la riforma targata Renzi-Giannini che trasforma la scuola in senso aziendale, attraverso la creazione di consorterie di docenti alla sequela del preside-manager (che viene elevato a scolastico) e aumenti salariali che assumono l’aspetto di premi-fedeltà al dirigente invece di riconoscimenti dovuti.

A farne le spese, sempre e comunque loro: gli insegnanti precari. Assunzioni a rischio, nonostante la recente sentenza della Corte di Giustizia europea che chiede la stabilizzazione per quasi 300 mila soggetti interessati. Allargando il raggio a chi langue nel limbo delle graduatorie, la guerra tra poveri è servita.

non vuole essere un plastico esercizio di operazione-verità. La testimonianza offerta dall’autrice Angela Milella esprime la rabbia e l’indignazione di una categoria di lavoratori “invisibili” le cui storie quotidiane, in un Paese assuefatto a nefandezze e ingiustizie, non conosciamo o lasciano indifferenti. Alcune iniziano alle 3 del mattino per una supplenza a quasi 150 chilometri, altre ancora sono fatte di compensi non riconosciuti e spese non restituite. Tutte contengono un senso di frustrazione e di incompiutezza.

Di Nicola Rotondi (Fiom Puglia)




ITALIA – A Venezia il sindaco Brugnaro redige l’indice dei libri proibiti. L’Aie protesta

Vietare la lettura dei libri, mettendone una lista all’indice è la pratica ricorrente di chi vuole demolire la democrazia, è il gesto  oscurantista di ogni epoca: dai parabolani di Alessandria all’Inquisizione, fino ai roghi hitleriani.

La lista del neo sindaco di Venezia – imprenditore “renziano” eletto dalla Lega e dalla destra – non è meno penosa di altre che l’hanno preceduta. L’intenzione è infatti di impedire che una serie di favole per l’infanzia arrivino ai destinatari. Ben 49 libri sono stati considerati – da qualche oscuro funzionario ignorante e bigotto – “pericolosi” per l’integrità psicofisica dei bambini. Capolavori del genere, come “Piccolo blu e piccolo giallo” di Leo Lionni, oppure “Piccolo uovo” di Altan; ma anche testi sull’adozione, su genitori in seconde nozze, o sul bullismo a scuola (come “Il segreto di Lu”).

Difficile rintracciare un filo logico razionale, facile scovare l’integralista sotto il moralizzatore. L’intenzione dichiarata è quella di contrastare la diffusione della cosiddetta “cultura gender”, qualunque cosa possa significare questa espressione nella testa degli stilatori di liste proibite. In teoria, comunque, vorrebbero contrastare la “diffusione dell’omosessualità” (come se fosse un “virus culturale”). Ma visto che c’erano, hanno infilato dentro anche altri temi (adozione, secondo matrimonio, antibullismo, ecc).

Così facendo è venuta fuori la costellazione ideologica – decisamente catto-fascista, in patente contrapposizione persino con i discorsi del papa attuale – che sovrintende a questa lista. Concretizzata nella circolare a scuole materne ed elementari che esorta a eliminare dalle biblioteche quei 49 “testi del demonio”.

Scattano le polemiche, come si dice in questi casi, e il neosindaco si spaventa, ma non fa marcia indietro. Fa sapere infatti che medita di “smagrire” la lista, non di eliminarla.

Decisa e costante la reazione di genitori, insegnanti, editori, che hanno dato vita a petizioni (indirizzate al pessimo ministro Giannini, che pensa solo ad aziendalizzare la scuola), iniziative pubbliche di lettura dei libri proibiti, trasformando così la lista in “consigli alla lettura”.

“Ritirare libri da una scuola, qualsiasi libro da qualsiasi scuola, è sempre inaccettabile, nella sostanza e simbolicamente”. commenta  il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Marco Polillo. “Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha scelto l’occasione più sbagliata per confermare la sua decisione, già annunciata in campagna elettorale, di ritirare alcuni libri per bambini dalle scuole comunali dell’infanzia – ha proseguito -. Lo ha fatto durante la commemorazione dei 500 anni dalla morte di Aldo Manuzio, un grande editore e umanista che operava in quella che allora era la capitale mondiale del libro, Venezia. Poteva ricordare come il primato dipendesse soprattutto dal fatto che Venezia era la città più aperta della sua epoca. Perché il lavoro dell’editore ha questo di straordinario: è sì un mestiere industriale – e spesso difficile – ma tratta una materia prima preziosissima, la libertà di espressione. Per questo il gesto di ritirare libri da una scuola, qualsiasi libro da qualsiasi scuola, è sempre inaccettabile, nella sostanza e simbolicamente”.

“Aggiungo – ha concluso Polillo – che non conta nemmeno la qualità dei libri ritirati. Non è mai compito delle autorità politiche locali o nazionali discutere dei contenuti dei libri presenti nelle scuole. Non lo è nemmeno di un’associazione di editori. In questa occasione si parla di una cinquantina di titoli, di altrettanti autori e di una ventina di editori: nel piccolo una rappresentazione di pluralità messa a disposizione degli educatori, gli unici titolati a giudicarne i contenuti e la loro utilità nel contesto di crescita dei bambini. Il compito di un sindaco, secondo noi, è semplice ed è un altro: lavorare perché abbiano una biblioteca a disposizione ancor più ricca e variegata e non interferire oltre”.




FRANCIA – Ban Ki-moom: “Il mondo è a un bivio critico”. Duemila scienziati per fermare il global warming mentre in Italia il caldo uccide

Clima tropicale in Italia. Caldo e afa al Centro Sud, tromba d’aria e violenti temporali al Nord. Anomale le temperature torride degli ultimi giorni. L’anticiclone africano che ha portato la colonnina di mercurio a toccare i 40 gradi in molte città italiane, ha causato  una vittima in Sardegna e una in Liguria. Il maltempo  ha  fatto una vittima e molti danni in Veneto.

Una tromba d’aria F2/F3 con forte grandinata si è abbattuta in Veneto sulla cittadina di Dolo e nei comuni limitrofi alla velocità di 250 Km orari, causando molti danni ai tetti e l’abbattimento di alberi. La situazione più preoccupante è quella in atto nell’area di Pianiga (Venezia), dove un’auto, con una persona alla guida, è stata sollevata dall’asfalto ed è poi precipitata a terra. La persona al volante è morta sul colpo. Altre 15 persone sono rimaste ferite (2 delle quali in codice rosso, ma la situazione è in evoluzione). Un elicottero ha sorvolato le zone colpite per verificare dall’alto la situazione. Una villa veneta, villa Fini, è stata completamente distrutta. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, segue costantemente la situazione.

In Sardegna un pensionato di 77 anni, Antonio Serra, di Elmas, è morto questa mattina in spiaggia a Flumini di Quartu, a seguito di un malore legato  al caldo afoso di questi giorni. L’episodio è avvenuto intorno alle 11. L’anziano si trovava nel litorale davanti a via Mar Tirreno quando si è accasciato sulla sabbia. Subito è scattato l’allarme. Sul posto è arrivata un’ambulanza del 118 che si trovava già a Flumini. I medici hanno tentato in tutti i modi di rianimare l’uomo, ma non c’è stato nulla da fare. Negli ultimi giorni, fa sapere il 118, sono aumentati gli interventi per malori, molti dei quali vedono protagonisti gli anziani. Alcuni di questi sono collegati proprio alle alte temperature che stanno asfissiando la Sardegna e il resto della Penisola. Il ritrovamento in casa, a tre giorni dal decesso, di un 79enne di Lanusei stroncato, secondo quanto si è appreso, dall’afa. Ad Alassio (Savona) una donna di 72 anni é morta stroncata da infarto mentre si trovava sulla spiaggia. La morte potrebbe essere dovuta al malore per il gran caldo di questi giorni. Immediato è scattato l’allarme da parte dei bagnanti e del bagnino corso in aiuto dell’anziana, una turista alassina residente a Pavia in vacanza con una amica.

La perturbazione che ha attraversato il Centro Nord Europa coinvolgerà marginalmente il Nord Italia portando temporali, anche forti, su Lombardia orientale e Nord Est. Resta, invece, il caldo sul resto d’Italia con punte di 36/38°C sui versanti adriatici. Un po’ di fresco  verso le regioni centro meridionali, con qualche temporale sulla dorsale adriatica, mentre non mancherà qualche acquazzone al Nord tra pianure e Prealpi. A contribuire ad abbassare la temperatura e l’umidità ci penseranno i venti da Nord.

Ma sarà una breve pausa, nel fine settimana tornerà l’alta pressione con sole e caldo in nuovo aumento, ma senza i picchi di calore degli ultimi giorni. Qualche temporale potrà invece interessare l’estremo Nord Est per il passaggio della coda di una perturbazione. Quella di questa estate, spiegano gli esperti, è una situazione opposta a quella dello scorso anno quando l’Italia fu attraversata da perturbazioni piovose. Ora, invece, ci troviamo con una rimonta dell’alta pressione africana.

Allerta in Emilia Romagna. La protezione civile in Emilia-Romagna ha emanato un’allerta meteo per temporali, vento e stato del mare. I temporali potranno essere di forte intensità. Previsto vento da nord est sulla costa fino a 25 nodi (46 chilometri orari) e raffiche fino a 35 nodi (65 chilometri orari), che provocheranno un incremento anche consistente del moto ondoso. Il mare sarà agitato al largo, con altezza dell’onda tra 2,5 e 4 metri. La situazione dovrebbe migliorare.

Con 56.883 megawatt l’Italia tocca il nuovo record assoluto dei consumi di elettricità. Lo comunica Terna, che ha rilevato il dato. Il fattore che ha innescato l’impennata dei consumi, spiega Terna, è l’ondata di caldo torrido che sta attraversando la penisola in questi giorni, spingendo all’utilizzo massiccio dei condizionatori d’aria e delle apparecchiature refrigeranti. Per avere un’idea dell’impatto delle temperature sui consumi, ad ogni grado in più sopra i 25 gradi, i tecnici stimano un aumento della domanda elettrica tra gli 800 e i 1.000 megawatt. Il primato di ieri conferma il trend in atto ormai da vari anni, cioè il graduale avvicinamento, prima, e il sorpasso poi, avvenuto nel 2006, della punta estiva di fabbisogno rispetto a quella invernale.

A spingere i consumi è il caldo torrido, è stato detto, ma si dovrebbe affermare il contrario: sono le emissioni di gas serra a provocare il caldo torrido e la maggior parte dell’energia elettrica che consumiamo è prodotta attraverso la combustione. Bisogna diminuire i consumi, spegnere climatizzatori e ventilatori, camminare a piedi, utilizzare la bicicletta o i mezzi di trasporto pubblici, spegnere computer, videogiochi, telefonini perennemente in carica, lampadine, spie luminose. E’ chiedere troppo?

Il valore, registrato in una giornata con temperature massime più alte di oltre 5 gradi rispetto allo stesso periodo 2014, supera di 61 MW il precedente record 2007. Il precedente picco era stato toccato il 17 dicembre 2007 (56.822 MW), mentre il nuovo record supera anche di 5.333 megawatt la punta di domanda del 2014 (51.550 MW, 12 giugno), un dato pari a oltre 2,5 volte il consumo di una grande città come Roma.

Fa notare Ban Ki-moom, segretario generale delle Nazioni Unite che ai negoziati sul clima dell’Onu del 2010, i governi si erano impegnati ad un aumento massimo della temperatura di 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali. Tuttavia, l’IPCC ci dice che ci stiamo dirigendo verso un riscaldamento globale medio di 5-6 gradi.

“Il mondo è a un bivio critico. I paesi sono stati invitati a presentare i loro Intended Nationally Determined Contributions (INDC) in vista del nuovo accordo sul clima da concludere nel mese di dicembre, a Parigi. Più di 40 paesi sviluppati e in via di sviluppo che rappresentano con obiettivi poco più della metà delle emissioni globali lo hanno già presentato. Alcuni paesi si sono impegnati fino al 50 per cento della riduzione delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030. Tutti i paesi devono essere parte della soluzione.”

Oltre 2000 scienziati si sono riuniti a Parigi in questi giorni per discutere sulle potenziali vie per contrastare il global warming. La conferenza dal titolo “Our Common Future Under Climate Change (CFCC15)” è stata inaugurata il 7 luglio a Parigi e si concluderà oggi. Sul tavolo le più recenti teorie sulle soluzioni per limitare i cambiamenti climatici.

Si tratta di una grande conferenza scientifica internazionale, il più grande forum per la comunità scientifica in vista della Conferenza di Parigi prevista a dicembre. Durante la Cop21, i governi dovranno formalizzare un nuovo e inclusivo accordo globale per ridurre le emissioni di gas serra dopo il 2020.

La conferenza CFCC15 arriva a nove mesi dalla pubblicazione della più grande rapporto scientifico del Gruppo intergovernativo di esperti (IPCC), secondo cui i governi possono tenere i cambiamenti climatici sotto controllo e a costi gestibili, ma dovranno azzerare le emissioni di gas serra per limitare i rischi di danni irreversibili.

In questi giorni a Parigi sono state rese note le ultime conoscenze sui cambiamenti climatici e sui loro effetti, ma anche le diverse opzioni per contrastarli.

“Una vasta gamma di soluzioni basate sull’evidenza sono economicamente interessanti e scalabili, sia per limitare i cambiamenti climatici sia per prepararci ad affrontare nel modo più efficace possibile quelli che non possono essere evitati. Gli scienziati non devono dire ai governi cosa fare a dicembre, ma ne devono illuminare le scelte, ciascuna con diversi livelli di costo e di rischio”, ha dichiarato Chris Field, presidente del Comitato scientifico CFCC15 e capo del Dipartimento di ecologia globale della Carnegie Institution statunitense.

Per il Presidente del Comitato Organizzatore Hervé Le Treut, professore di Climatologia a Parigi all’Université Pierre et Marie Curie (UPMC) la scienza del clima è in evoluzione

“È complessa, ma la straordinaria gamma di competenze alla conferenza dimostra che gli scienziati si stanno impegnando a collaborare più che mai, nel contribuire ad avanzare soluzioni eque, e a portata di mano. Soprattutto per i paesi meno sviluppati”.




ITALIA – Proteggere la natura per portala con noi nel futuro: Parco natura viva

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I documentari televisivi non mostrano la reale situazione del nostro pianeta. Molte delle specie filmate e descritte in splendida forma rischiano l’estinzione e non hanno più un habitat naturale in cui vivere. Centinaia di specie animali stanno scomparendo minacciate dall’uomo e dalla sue attività. Per questo motivo molti esemplari di questi animali invece di nascere, correre e morire liberi sono rinchiusi in tutto il mondo in parchi di conservazione. Nascono cioè in cattività e sono reintrodotti in natura da adulti.

Abbiamo visitato Il Parco Natura Viva di Bussolengo, in provincia di Verona,  un moderno centro scientifico di tutela di specie animali minacciate d’estinzione, in rete con molti enti internazionali che si occupano di conservazione della biodiversità, si coordinano nella gestione della popolazione animale, per evitare rischi di reincrocio, favorire il benessere degli animali e per promuovere iniziative di reintroduzione in natura di specie minacciate.

Un grande parco, vivo ed emozionante, membro delle associazioni Uiza (Unione italiana dei giardini zoologici e acquari), Eaza (European association of Zoos and Aquaria) e Waza (World association on Zoos and Aquaria) dove conoscere il passato e il presente della natura e capire come possiamo proteggerla.

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Quarantadue ettari di collina morenica, oltre 1.500 animali di 250 specie provenienti da tutto il mondo. Un percorso immerso in una natura lussureggiante alla scoperta delle specie animali che vivono nei cinque continenti. Una serra tropicale, uno zoo safari, un percorso dedicato ai giganti del passato e una fattoria per accarezzare  caprette e maialini. Ricerca, tutela e divertimento, perchè ogni specie è speciale.

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Ogni giorno il Parco lavora per contribuire alla conservazione della vita animale, vegetale e del suo ambiente naturale; definire strategie che assicurino la sopravvivenza delle specie minacciate d’estinzione; tutelare e gestire, in ambiente controllato, le specie a rischio; aumentare la consapevolezza dell’importanza della biodiversità del nostro pianeta; educare le nuove generazioni al rispetto dell’ambiente; sensibilizzare il pubblico riguardo la necessità di salvaguardare il mondo naturale.

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Il Parco Natura Viva è impegnato nel mondo attraverso progetti di conservazione e tutela del bisonte europeo, del grifone, dell’ibis eremita, dell’orso andino, del pipistrello, del panda rosso, delle farfalle del Corcovado, del madacascar, delle bertucce, del cammello della battriana, del leone bianco, della giraffa, del leopardo delle nevi, del ghepardo, della tigre siberiana, del tamarino edipo, l’aurora dell’Etna, lo scimpanzè, la testuggine delle Seychelles e tanti altri  (sezione progetti  sul sito www.parconaturaviva.it)

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ITALIA – Samantha Cristoforetti soffia il primato a Paolo Nespoli: 178 giorni in orbita

Di sere per leggere favole, all’astronauta Samantha Cristoforetti, ne restano ancora, visto che il suo rientro a Terra è stato fissato per l’11 giugno. Al suo ritorno sarà l’astronauta italiano con più giorni di permanenza nello spazio. Il primato lo ha soffiato a Paolo Nespoli, che aveva accumulato 174 giorni nell’arco di più missioni, superandolo  fino ad oggi  di quattro  giorni.

L’agenzia spaziale russa Roscosmos è riuscita nell’intento di accendere i motori della navicella Progress, attaccata alla ISS: grazie al buon esito dell’operazione, seguita a un tentativo fallito di qualche giorno prima, è stato possibile dare inizio alle operazioni necessarie per aggiustare l’orbita della Stazione Spaziale che, adesso, si trova a un’altezza tale per cui i tre astronauti possano tornare sulla Terra entro il prossimo mese. L’incidente di qualche giorno fa, che aveva coinvolto il cargo Progress M-27M , ha infatti causato il rinvio del rientro degli astronauti in missione.

Il fallimento del rifornimento Progress, infatti, è stato seguito da un altro lancio fallimentare di un razzo vettore Proton M che avrebbe dovuto portare in orbita un satellite per le telecomunicazioni messicano (e fortunatamente l’incidente si è risolto con una caduta in una desolata regione siberiana). Poi  i motori della Progress non si erano accesi ma il problema è stato risolto.




VIETNAM – Ricordando la liberazione di Saigon

Il 30 aprile del 1975 l’esercito nordvietnamita riuscì a riconquistare e a liberare la città di Saigon, capitale del Vietnam del sud, dall’invasione Americana. La sanguinosa guerra d’indipendenza costó alla popolazione vietnamita più di 3 milioni di vittime, a fronte dei 60.000 soldati americani deceduti durante il conflitto. A distanza di quarant’anni quella ferita resta indelebile nell’animo degli americani che per la prima volta manifestarono contro le intenzioni belligeranti del loro presidente, chiedendo di porre fine a quella mattanza. La più importante di queste manifestazioni si tenne il 21 ottobre 1967 a Washington, nei pressi del memoriale di Lincon, dove si radunarono più di 100.000 dimostranti. Questa giornata viene rievocata in una parte del famosissimo film Forrest Gump interpretato magistralmente dall’attore Tom Hanks che in un’altra scena della pellicola , viene insignito dal presidente Lyndon Johnson della Medaglia d’Onore a cui mostra il proprio deretano ferito durante il conflitto.

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