ITALIA – Sentinelle silenziose scendono in piazza per dire no alla legge Scalfarotto
Centinaia di piazze Italiane sono divenute luoghi di protesta organizzata da gruppi di persone chiamate sentinelle silenziose, contrarie al disegno di legge Scalfarotto che prevede la modifica della legge numero 205 del 1993 nota come legge “Mancino”, la quale punisce ogni azione discriminatoria di natura etnica, razziale e religiosa, aggiungendo reati di matrice omofobica e trans fobica. L’Italia nonostante risulti essere divisa dal dibattito sulle unioni gay, pare sia uno dei pochi paesi civili che non ha un decreto legge che punisca i reati a sfondo omofobico, dunque come si può parlare di matrimoni e adozioni da parte di coppie gay, se mancano le basi essenziali che tutelino le persone omosessuali? In questi anni sono stati registrati parecchi suicidi, soprattutto da parte di adolescenti che venivano perseguitati dai loro coetanei a causa del loro orientamento sessuale.
M. è un ragazzo di diciassette anni, con cui ho avuto l’onore e il piacere di stringere amicizia mesi fa durante una serata organizzata da una nota associazione LGBT barese. Parlai a lungo con questo ragazzo e gli chiesi cosa ne pensasse dei matrimoni gay, lui si mostrò turbato e mi confessò che ogni giorno aveva paura di recarsi a scuola, perché era vittima di atti di bullismo da parte dei suoi compagni di classe. “ Ogni giorno non so se tornerò sano e salvo a casa, dopo la fine dell’orario scolastico devo correre, sono nervoso, a volte penso che dovrei farla finita , ma amo troppo vivere, vorrei che lo stato italiano mi faccia sentire più protetto” dopo qualche secondo di esitazione prosegui:”vorrei che finalmente venga approvato un decreto legge che ci tuteli e che punisca in maniera esemplare chi nella sua ignoranza ci offende”.
ITALIA – Regioni: entro 60 giorni la bozza della riforma
Tra due mesi si entrerà nel vivo la riforma delle Regioni. Entro sessanta giorni, infatti, il governo riceverà la relazione della Commissione tecnica appena costituita. Nel mirino ci sono regioni del nord e regioni del sud. Se l’idea così com’è stata concepita dai parlamentari Pd Roberto Morassut e Raffaele Ranucci andasse in porto, dovremmo prepararci a dire addio alla cartina dell’Italia così come la conosciamo oggi. Niente più Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria: ecco l’Alpina. Al posto di Marche, Abruzzo e Molise, nella nuova mappa della Penisola ci sarà un’unica grande macchia con il nome di Adriatica. Di fatto scompariranno 8 regioni. Ne resteranno solo 12.
La nuova mappa – A Nord, l’unica amministrazione a rimanere inalterata sarebbe la Lombardia. Al suo fianco, oltre all’Alpina, nascerebbe il Triveneto, unione di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. Al centro Italia, l’Emilia guadagnerebbe dalle Marche la provincia di Pesaro e accanto alla già citata Adriatica, nascerebbe l’Appenninica, unione di Toscana, Umbria e provincia di Viterbo. Il Lazio scomparirebbe, diventando un unico grande Distretto di Roma Capitale, lasciando le province meridionali alla neonata regione Tirrenica, insieme alla Campania. Sempre al Sud, la Puglia guadagnerebbe dalla Basilicata – soppressa – la provincia di Matera, trasformandosi in Levante. Mentre la Calabria. Immutate, infine, Sicilia e Sardegna.
BELGIO – Paese in stato di allerta. Due morti e 13 arresti durante l’operazione antiterrorismo
All’indomani della maxi-operazione delle forze di sicurezza, con due morti e 13 persone arrestate, dodici le abitazioni perquisite – presunti membri di una cellula di jihadisti, tornati dalla Siria, pronti a fare un attentato contro la polizia – l’allerta in Belgio resta al livello tre su una scala di quattro, e il Paese si risveglia nella paura. La sicurezza è stata rafforzata nel Paese, soprattutto nei commissariati, dove gli agenti di guardia sono armati di mitragliette. Inoltre è stato chiesto alla popolazione di non andare ai posti di polizia se non in caso di stretta necessità. I membri del personale operativo della polizia locale di Anversa hanno ricevuto il permesso di portare a casa la loro arma di servizio. Intanto le principali scuole ebraiche di Bruxelles e Anversa sono rimaste chiuse, mentre le misure di sicurezza sono state rafforzate presso le istituzioni europee. Secondo indiscrezioni circolate nelle ultime ore e diffuse da alcuni media belgi (Derniere Heure e on-line fiamminghi) i jihadisti stavano preparando il rapimento e la decapitazione di un importante personaggio.
L’emittente belga Rtl riporta, invece, che i membri della cellula di presunti jihadisti neutralizzata ieri sera dalle forze speciali belghe a Verviers probabilmente erano di origine cecena. Nel municipio di Moelenbeek, a Bruxelles, il sindaco Francoise Schepmans ha confermato al quotidiano Soir che una persona è stata fermata nel corso di cinque perquisizioni. Un’altra perquisizione è stata condotta nell’area di Schaerbeek. Secondo iTele una decina di arresti sono stati condotti nell’area attorno a Parigi, in Francia, e a Berlino, in Germania. Ma al momento non sono stati stabiliti legami con l’operazione in Belgio, anche se secondo indiscrezioni ci sarebbero state operazioni coordinate in sette Paesi Ue e nello Yemen. Nello Yemen è stato fermato un belga sospettato di far parte di una cellula di Al-Qaida, e viene interrogato in queste ore.
SIRIA – Rapite due ragazze italiane: “Supplichiamo il nostro governo di riportarci a casa. Siamo in estremo pericolo e potremmo essere uccise”
«Siamo Greta Ramelli e Vanessa Marzullo» Dopo mesi di silenzio è stato pubblicato un video delle ragazze rapite ad Aleppo, in Siria, su twitter da un giornalista arabo Zaid Benjamin, delle quali non si avevano più notizie dal 31 luglio 2014. Durante la registrazione le ragazze indossavano delle tuniche nere, sono apparse a primo acchito dimagrite e visibilmente provate. Greta Ramelli è l’unica che in un inglese improntato da un forte accento italiano parla, tenendo gli occhi bassi, Vanessa Marzullo invece tiene nelle sue mani un foglio in cui è riportata la data del 17 dicembre. “Supplichiamo il nostro governo e i suoi mediatori di riportarci a casa prima di Natale. Siamo in estremo pericolo e potremmo essere uccise, Il governo e i suoi mediatori sono responsabili delle nostre vite”. Il video è stato ritenuto autentico e si ritiene che siano tenute in ostaggio dal gruppo terrorista Jabhat al-Nusra. La Farnesina ha affermato che “Siamo in una fase delicatissima, che richiede il massimo riserbo”. Il presidente della camera, Laura Boldrini si è espressa :” Mi auguro che noi, nel riserbo necessario in questi casi, si riesca a riportarle a casa”
IRAQ – L’Isis elimina anche il pilota giordano
Muaz Kassasbeh, il pilota giordano catturato nei giorni scorsi dai miliziani dello Stato islamico (Isis) a nord della Siria, è stato ucciso, come annunciato tre giorni fa dagli islamisti. Le forze speciali americane, appoggiate da massicci raid aerei, non sono riuscite a raggiungere la casa, a 20 chilometri da Raqqa, dove era tenuto prigioniero. Per due volte gli elicotteri hanno provato a superare il fuoco di sbarramento delle anti-aeree dei miliziani. Senza successo.
A quel punto, come ha riferito per prima la tv satellitare siro-iraniana Al Mayadin, il pilota, 26 anni, sarebbe stato ucciso. Kassasbeh era stato catturato alla vigilia di Natale dopo che il suo jet F-16 era precipitato nei dintorni di Raqqa, la capitale dello Stato islamico. Martedì la rivista degli Islamisti, «Dabiq», aveva pubblicato una sua foto con la tuta arancione dei prigionieri e una lunga «intervista» . Il pilota confermava di essere stato abbattuto con un missile terra-aria, come sostenuto dagli islamisti. Stati Uniti e Giordania hanno smentito che l’aereo fosse stato colpito.
Subito dopo la cattura gli islamisti avevano dato molto risalto sul Web all’abbattimento, il primo di un cacciabombardiere occidentale, e postato le foto del pilota appena catturato, che con aria spaventata mentre veniva spinto verso la sua prigione da un gruppo di jihadisti. Sempre sul Web gli jihadisti avevano chiesto ai loro seguaci «suggerimenti» su come giustiziarlo.
Secondo fonti israeliane e statunitensi, gli elicotteri che hanno tentato i blitz si sono trovate di fronte a un fuoco di sbarramento «spaventoso» e il rischio di vedere un velivolo abbattuto era troppo alto. Uno scenario che ricordava «Black Hawk Down», il film di Ridley Scott sulle forze speciali americani intrappolate nell’inferno di Mogadiscio. E la conferma che le difese attorno Raqqa sono state rafforzate: in città è probabilmente tornato il califfo Abu Bakr al Baghdadi, dopo un periodo trascorso a Mosul, in Iraq.
UCRAINA – Il Parlamento con 303 voti favorevoli rinuncia allo status di “paese non allineato” e si avvicina alla NATO
L’Ucraina di Poroshenko si allontana da Mosca e aumenta le speculazioni circa un suo ipotetico ingresso nella Nato. Il Parlamento ucraino ha approvato una legge promossa dal presidente con la quale rinuncia allo status di “paese non allineato” (ne fanno parte 120 nazioni nel mondo, tra cui Iran, Iraq, Cuba e Cina). Il documento approvato dall’assemblea è passato facilmente, con 303 voti favorevoli, 77 in più del minimo richiesto. Formalmente, si tratta del primo passo per richiedere formalmente l’ingresso nel Trattato atlantico, dopo le dichiarazioni rilasciate dal governo lo scorso agosto in cui si auspicava un ingresso nella Nato in funzione anti russa.
La decisione del parlamento è destinata ad alimentare ulteriormente la tensione con la Russia e il ministro degli Esteri di Mosca, Sergei Lavrov, l’ha definita una scelta “controproducente” che non farà che “aggravare la situazione”. Il Cremlino è sempre più preoccupato da quello che considera un atto ostile dopo la firma del “patto di associazione con l’Unione europea, anticamera della piena adesione all’Ue che ha di fatto innescato la crisi tra Mosca e Kiev.
La Nato ha accolto con prudenza la decisione dell’Ucraina di rinunciare al suo status di paese non allineato: “Le nostre porte sono aperte e l’Ucraina diventerà membro della Nato se lo richiederà e se dimostrerà di essere in grado di rispettare gli standard e i principi necessari per aderire”, ha riferito un portavoce di Bruxelles, ricordando che il processo potrebbe comunque richiedere anni.
PAKISTAN – Nawaz Sharif reintroduce la pena di morte per i reati terrostici
Il premier Pakistano Nawaz Sharif a seguito dell’attentato compiuto dal commando terrorista del Tehrek-e-Taliban, che ha colpito la scuola di Peshawar uccidendo 148 persone, ha deciso di reintrodurre nel suo paese la pena di morte, sospesa dal 2008, solo per i reati concernenti azioni di matrice terroristica. Un atto dovuto. Adesso per il Pakistan è tempo di piangere le proprie vittime, tutti gli alunni della scuola di Peshawar, ragazzi e bambini il cui diritto allo studio e a una vita dignitosa è stato spazzato via dai talebani, che peraltro hanno rivendicato con orgoglio la brutalità del loro gesto, definendolo una ritorsione per onorare i 600 militanti morti durante l’anno, sottolineando che durante l’attentato avrebbero potuto mietere più vittime, ma di essersi limitati a colpire solo un’ala dell’edificio: quella dove si trovavano gli studenti più grandi, cercando in questo modo di risparmiare i bambini. Nulla però, nemmeno questo gesto di pietà “dei boia”, potrà mai cancellare l’odore del sangue di questi ragazzi innocenti.
E’ un’Italia che vedi.
L’Italia che vedi se ti alzi al mattino ed esci a lavorare, a studiare, a parlare con gli altri, a far crescere i figli, ad essere curioso, non è quella che ti fanno vedere.
Non si interessa di Renzi, Berlusconi o Grillo. Ma si interessa di politica, come di calcio, di donne e di uomini: che sono le cose importanti della vita. E se ne interessa sempre di più, per controllare, per capire, per non essere presa in giro dalle mistificazioni di chi ha reso quasi un deserto “il giardino d’Europa” con meschine guerre di potere. Ha ragione Fabrizio Barca : la realtà la conosce meglio il cittadino che la vive, che non un Ministro nei suoi corridoi e nelle sue interviste sui giornali. E questo non fa sì che si debbano scambiare i ruoli. Ma è ormai chiaro che il governante deve spiegare ai governati la verità, i motivi delle sue scelte. Altrimenti loro la scopriranno in altri modi, e, se traditi e truffati, non parteciperanno alla società, alla crescita, allo sviluppo, al tavolo dove vedono e riconoscono chi bara. Disaffezione, diserzione: dissocietà. Se vogliono questo i populisti del terzo millennio, i Renzi, i Grillo, i Berlusconi – e le società di comunicazione mediatica che ce li propinano -, lo avranno: e non sarà un bel vedere.
E’ un’Italia che è stata divisa da un sistema maggioritario che non era adatto all’Italia. Mescolata come è tra conservatori e innovatori di destra – piccoli padroncini, commercianti e grandi famiglie che di imprenditoriale hanno poco – e conservatori ed innovatori di sinistra. Esistono ? Sicuramente. C’è una sinistra in Italia? Ah, saperlo. Un popolo senza partito, quindi. E la guerra maggioritaria ha solo creato macerie.
Poi ci sono le eccellenze senza guida strategica ma che sono più globali di quanto si pensi. Non vogliono pagare le tasse? Non vogliono farlo per chi non paga gli insegnanti, per chi non offre servizi, per chi non pianta giardini, per chi non affianca le imprese. Non partecipano ad un gioco con eterni vincitori ed eterni perdenti. Non sono stupidi. Il trucco, ormai, si vede.
Quindi, non si attende più. Se il futuro arriva a darci fiato, bene. Altrimenti, si continua così: in un declino consolidato. Tutto si decide in questo 2014. Dove non ci sarà soltanto il Mondiale di calcio, da vedere. A proposito: forza Uruguay.
IRAQ – Lettera alla madre di Reyhaneh Jabbari: “Cara Sholen, ho capito che la bellezza non è cosa per questo tempo”IRAQ – Lettera alla madre di Reyhaneh Jabbari: “Cara Sholen, ho capito che la bellezza non è cosa per questo tempo”
di Giusy Michielli
Reyhaneh Jabbari è morta nel silenzio sconcertante dei media, il giorno dopo al contrario in molti le hanno dedicato articoli colmi di dolore e rabbia. Lacrime di coccodrillo, per non aver lottato affinché la sua esecuzione fosse impedita. La vita di questa giovane studentessa iraniana cambiò radicalmente, quando all’età di diciannove anni Morteza Abdolali Sarbandi, un ex agente dei servizi segreti iracheni la attirò nel suo appartamento con il pretesto di proporle un lavoro. In realtà, cercò di violentarla, ma lei si difese con tutte le sue forze e lo uccise. Legittima difesa? No, purtroppo, in una nazione in cui quotidianamente i diritti delle donne vengono violati, tutto questo è impensabile. La ragazza fu portata in questura, dove dovette subire l’umiliazione d’essere schiaffeggiata da un’altra donna solo perché aveva le unghie laccate. Un vezzo, per l’altra, probabilmente imperdonabile! Fu interrogata, ma non le fu concessa l’assistenza legale, in seguito fu condannata a morte mediante l’impiccagione alla fine di un processo pieno d’ombre. Reyhaneh Jabbari ha trascorso cinque anni nel braccio della morte, aveva solo un modo per salvarsi, ossia ricevere il perdono dai parenti di Sarbandi, essi glielo avrebbero concesso solo nel caso lei avesse ritrattato la sua versione dei fatti, negando che l’uomo avesse cercato di violentarla, ma lei sperando in una giustizia terrena che purtroppo non si è mostrata tale, non lo ha fatto. Il giorno in cui è avvenuta l’esecuzione, non erano presenti i suoi parenti a tenerle la mano, c’erano invece i parenti del mostro divenuto martire, il figlio di quest’ultimo è stato colui che ha tolto lo sgabello posto sotto i piedi di Reyhaneh. Prima di morire lei ha registrato un messaggio testamento destinato a sua madre in cui chiedeva che i suoi organi venissero donati, ma il suo ultimo desiderio non è stato esaudito. Alla sua famiglia non è stato concesso nemmeno di recitare le preghiere al suo funerale. Le hanno riservato un trattamento pari a quello che si dovrebbe riservare a chi compie crimini contro l’umanità o a chi ha cercato di stuprarla. Di seguito, troverete la toccante lettera/testamento che Reyhaneh Jabbari ha indirizzato a sua madre: Cara Sholeh, oggi sono venuta a sapere che è venuto per me il momento di affrontare la Qisas (ndt una sorta di legge del taglione vigente nel sistema legale iraniano).
Mi fa male scoprire che non sei stata tu ad informarmi che è stata già scritta l’ultima pagina del libro della mia vita. Non credi che avrei dovuto saperlo? Sai bene quanta vergogna provi nel saperti intristita. Perché non mi hai lasciato cogliere l’occasione per baciare la tua mano e quella di papà? Il mondo mi ha voluto per 19 anni. Quella terribile notte sono io che sarei dovuta morire. Il mio corpo sarebbe stato gettato in qualche vicolo dimenticato della città, e dopo alcuni giorni la polizia ti avrebbe condotto nell’ufficio del coroner per identificarlo, là ti avrebbero anche informato che ero stata violentata. L’assassino non sarebbe mai stato scoperto dato che noi non siamo né ricchi né potenti come loro. In questo modo tu avresti continuato a vivere soffrendo e svergognata, alcuni anni dopo saresti morta consumata da tanto soffrire e sarebbe finita lì. Invece, con quel colpo maledetto la storia è cambiata. Il mio corpo non è stato scaricato in nessun luogo, se non nella tomba della prigione Evin e dei suoi corridoi solitari, e ora nella prigione tomba di Shahr-e Ray. Ma tu devi accettare il fato e non devi lamentarti. Sai bene che la morte non é la fine della vita. Mi hai insegnato che si viene in questo mondo per fare esperienza e imparare lezioni e che ogni rinascita porta seco una nuova responsabilità sulle nostre spalle. Io ho imparato che a volte occorre lottare. Ricordo bene quando mi raccontasti che l’autista protestò con l’uomo che mi stava frustando, ma il fustigatore lo colpì in testa e sul viso portandolo alla morte. Tu però mi hai fatto notare che per creare valore occorre perseverare comunque, anche se uno di noi muore.
Ci hai insegnato che nell’andare a scuola ci dovevamo comportare da signore anche in mezzo alle baruffe e alle lamentele. Ti ricordi quanto ci tenevi a che ci comportassimo bene? Ebbene, il tuo insegnamento non era giusto. Quando è accaduto quell’incidente, i tuoi consigli non mi hanno aiutato. Anche il solo presentarmi in un tribunale mi ha fatto apparire come un’assassina a sangue freddo e una criminale senza scrupoli. Non ho pianto. Non ho chiesto perdono. Non ho pianto e ho rimesso tutta la mia fiducia nella legge.
Mi hanno così accusata di essere insensibile davanti ad un crimine. Io, io che non uccidevo neppure le mosche, io che scacciavo gli scarafaggi prendendoli per le antenne. Ora sono diventata un pericoloso assassino e il modo di avvicinarmi a quegli insetti è stato interpretato come chiaro segno di una latente personalità maschile tenuta ben nascosta. Il giudice non si è neppure preso la briga di notare che al tempo del fatto avevo unghie lunghe e ben curate. Che tempra ottimista colui che si aspettava giustizia da quei giudici! Non si sono mai posti il problema che le mie mani non sono piene di calli come le mani delle sportive, delle donne che si dedicano alla boxe. E questo Paese – l’amore verso il quale tu hai instillato in me – non mi ha mai voluto, non mi ha mai difeso quando, sotto le accuse degli aguzzini, piangevo e ascoltavo le parole più scurrili. In compenso, quando ho infine rasato l’ultimo segno di bellezza da me, tagliandomi i capelli, sono stata premiata: 11 giorni di isolamento. Cara Sholeh, non piangere per ciò che ti vado raccontando. Il primo giorno in cui nella stazione di polizia un vecchio agente scapolo mi ha offeso a causa delle mie unghie, ho capito che la bellezza non è cosa per questo tempo.
La bellezza degli sguardi, la bellezza dei pensieri e dei desideri, una bella scrittura, la bellezza degli occhi e di visione, finanche la bellezza di una bella voce. Cara madre mia, il mio modo di pensare è cambiato ma tu non ne sei responsabile. Le mie parole somigliano ad un fiume in piena e così le ho date tutte a qualcuno che, dopo che sarò giustiziata in tua assenza e senza che tu lo sappia, te le consegnerà. Ti ho lasciato tante lettere in eredità. Tuttavia, prima di morire voglio qualcosa da te; voglio che tu stia con me e con le mie ragioni con tutta la tua forza e in ogni maniera possibile. In verità questo è tutto ciò che voglio da questo mondo, da questo Paese, da te. So che necessiti di tempo per farlo. Di conseguenza, ti farò conoscere parte del mio testamento molto presto. Non piangere e ascolta. Voglio che ti rechi al Tribunale e metta i giudici al corrente della mia richiesta. Non posso infatti scrivere una simile lettera dalla prigione e ottenere la firma del direttore; ne deriva che una volta ancora tu dovrai soffrire per me. È l’unica cosa che sebbene tu implori non mi preoccuperebbe anche se ti ho pregato più volte di non chiedere che io venga salvata dall’esecuzione. Mia dolcissima madre, cara Sholeh, l’unica che mi è più cara della mia stessa vita, non voglio marcire nella terra, non voglio che i miei occhi e il mio cuore diventino polvere. Implora che venga fatto in modo che subito dopo la mia impiccagione il mio cuore, i reni, gli occhi e qualsiasi parte del mio corpo che possa essere trapiantata sia presa e data in dono a qualcuno che ne ha bisogno. Non voglio che chi li riceve sappia di me, mi compri fiori o anche che preghi per me.
Ti sto dicendo dal profondo del mio cuore che non voglio avere una tomba dove tu possa venire a piangere e a soffrire. Non voglio che ti metta a lutto per me. Fai del tuo meglio per dimenticare questi miei giorni difficili.Lascia che il vento mi porti via. Il mondo non ci ha amate. Non voleva il mio fato. E allora mi arrendo e abbraccio la morte. Alla corte di Dio accuserò gli ispettori, accuserò l’ispettore Shamlou, accuserò il giudice e accuserò i giudici della Suprema Corte che mi hanno percosso quando ero sveglia e non hanno smesso di torturarmi.
All corte del Creatore accuserò il dottor Farvandi, accuserò Qassem Shabani e tutti gli ignoranti che con le loro bugie mi hanno infamato e hanno calpestato i miei diritti e se ne sono fregati del fatto che a volte ciò che appare vero è lungi dall’esserlo. Cara dolcissima Sholeh, nell’altro mondo saremo noi gli accusatori e altri gli accusati. Attendiamo di vedere ciò che Dio vuole. Io volevo semplicemente abbracciarti fino all’ultimo giorno della mia vita.
Ti amo.
Dejavu’
di Massimo Ribaudo
Sono quei momenti dove ti dici :”questa scena l’ho già vista”. Prima di tutto fa caldo. Ed umido. E poi, ci sono Mondiali, da birra gelata, ozio e istinti maschili e belluini. Quindi, il potere può tentare di fare quello che vuole. Il potere che decide di finanziare un’opera inutile, dal nucleare, alla Tav, al Mose. E non tira fuori un soldo per gli uffici che devono occuparsi di destinare i soldi delle confische dei beni ai mafiosi, od ai controlli di qualità sul cibo. Il potere che ottiene denaro dall’inutilità e dallo spreco, perchè la prosperità delle masse lo renderebbero più facilmente controllabile. E meno potente, nel suo corrompere. Ti distrai un attimo, un gol di Roberto Baggio, ed ecco arrivare il decreto Previti. E dopo venti anni, ancora stai fremendo per il calcio d’inizio, e già la Camera – spaventata dall’inchiesta veneziana – fa schioccare la frusta contro i Magistrati. Alla Camera, secondo l’emendamento del leghista Gianluca Pini, “chi ha subìto un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale”. L’emendamento è stato approvato. Vi sembra una norma corretta ? Non lo è. Non lo è nei confronti di reati complessi come quelli della corruzione, dei reati finanziari, dove le norme sono di una complessità (e di una variegata frammentazione) tale da rendere sempre possibile un ricorso per violazione di legge, ma è sopratutto il concetto di “colpa grave” a far sospettare l’interprete. Qual è il labile confine tra una mera disattenzione, un atteggiamento persecutorio ed una volontà di non tener conto della legge per colpire un cittadino ? Bastava prevedere il dolo. La “colpa grave” è aleatoria e bloccherà molti processi. Anche perchè si può chiedere il risarcimento dei danni non patrimoniali. Dello stress fisico. Immaginate quanti criminali dai colletti bianchi, quanti finanzieri, quanti politici – al termine di un processo estenuante e difficilissimo – saranno dimagriti. Magari, come l’on. Giachetti del Partito Democratico che ha difeso e votato per questo emendamento. In contrasto col Governo, dice. Il Governo che ha la maggioranza alla Camera. E per soli sette voti questo provvedimento è passato, è stato inserito nella Legge comunitaria ed ora sarà al vaglio del Senato. Si doveva fare qualcosa per contrastare la corruzione e si indebolisce il lavoro della Magistratura, con la scusa della sacrosanta tutela dei diritti dell’imputato. Dove chi ruba una mela sarà sempre condannato. Chi pone in essere un atto di concussione, specie se è anche dirigente della società che paga l’amministratore pubblico, non potrà essere condannato. Si continua, quindi: invece di combattere la piaga corruttiva si è prodotto un corpus di leggi, dal lodo Alfano alla depenalizzazione del falso in bilancio, che hanno aggravato la situazione. E questo è il nuovo atto. Ma stavolta, ti dici, non sono i cattivi. Non è Berlusconi. Certo. E’ il Pd di Renzi. Il potere. Quello alla cui porta c’è sempre lo stesso cartello: “Non disturbare il manovratore”.Sono quei momenti dove ti dici :”questa scena l’ho già vista”. Prima di tutto fa caldo. Ed umido. E poi, ci sono Mondiali, da birra gelata, ozio e istinti maschili e belluini. Quindi, il potere può tentare di fare quello che vuole. Il potere che decide di finanziare un’opera inutile, dal nucleare, alla Tav, al Mose. E non tira fuori un soldo per gli uffici che devono occuparsi di destinare i soldi delle confische dei beni ai mafiosi, od ai controlli di qualità sul cibo. Il potere che ottiene denaro dall’inutilità e dallo spreco, perchè la prosperità delle masse lo renderebbero più facilmente controllabile. E meno potente, nel suo corrompere. Ti distrai un attimo, un gol di Roberto Baggio, ed ecco arrivare il decreto Previti. E dopo venti anni, ancora stai fremendo per il calcio d’inizio, e già la Camera – spaventata dall’inchiesta veneziana – fa schioccare la frusta contro i Magistrati. Alla Camera, secondo l’emendamento del leghista Gianluca Pini, “chi ha subìto un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale”. L’emendamento è stato approvato. Vi sembra una norma corretta ? Non lo è. Non lo è nei confronti di reati complessi come quelli della corruzione, dei reati finanziari, dove le norme sono di una complessità (e di una variegata frammentazione) tale da rendere sempre possibile un ricorso per violazione di legge, ma è sopratutto il concetto di “colpa grave” a far sospettare l’interprete. Qual è il labile confine tra una mera disattenzione, un atteggiamento persecutorio ed una volontà di non tener conto della legge per colpire un cittadino ? Bastava prevedere il dolo. La “colpa grave” è aleatoria e bloccherà molti processi. Anche perchè si può chiedere il risarcimento dei danni non patrimoniali. Dello stress fisico. Immaginate quanti criminali dai colletti bianchi, quanti finanzieri, quanti politici – al termine di un processo estenuante e difficilissimo – saranno dimagriti. Magari, come l’on. Giachetti del Partito Democratico che ha difeso e votato per questo emendamento. In contrasto col Governo, dice. Il Governo che ha la maggioranza alla Camera. E per soli sette voti questo provvedimento è passato, è stato inserito nella Legge comunitaria ed ora sarà al vaglio del Senato. Si doveva fare qualcosa per contrastare la corruzione e si indebolisce il lavoro della Magistratura, con la scusa della sacrosanta tutela dei diritti dell’imputato. Dove chi ruba una mela sarà sempre condannato. Chi pone in essere un atto di concussione, specie se è anche dirigente della società che paga l’amministratore pubblico, non potrà essere condannato. Si continua, quindi: invece di combattere la piaga corruttiva si è prodotto un corpus di leggi, dal lodo Alfano alla depenalizzazione del falso in bilancio, che hanno aggravato la situazione. E questo è il nuovo atto. Ma stavolta, ti dici, non sono i cattivi. Non è Berlusconi. Certo. E’ il Pd di Renzi. Il potere. Quello alla cui porta c’è sempre lo stesso cartello: “Non disturbare il manovratore”.