Attentati in Francia, Kuwait e Tunisia, dove c’è stato l’attacco a due resort di Sousse. I morti sarebbero oltre 30

Un’incredibile sequenza di attacchi terroristici di matrice jihadista ha insanguinato il venerdì, giorno sacro dell’Islam. In Tunisia sono finiti nel mirino di almeno un paio di terroristi due resort sulla spiaggia di Sousse. I morti sarebbero oltre 30, in gran parte turisti. In Francia è stato colpito un sito di gas industriale vicino Lione, un morto e due feriti lievi. Sul posto sono stati ritrovati un corpo decapitato e alcuni brandelli di tessuto con iscrizioni in arabo. A Kuwait City, un kamikaze si è fatto saltare in aria in una moschea sciita, durante le preghiere del venerdì: sono morte 13 persone e l’Isis ha rivendicato l’attacco kamikaze.

TUNISIA –  Sousse, sulla costa centro-orientale, sono stati attaccati due alberghi frequentati soprattutto da europei: sono morte oltre 30 persone, tra cui diversi turisti e uno degli attentatori. Secondo le autorità locali, l’assalto è stato condotto da almeno due terroristi, uno dei quali, armato di kalashnikov, è stato ucciso dalle forze di polizia in uno scontro a fuoco. Gli hotel finiti nel mirino del commando sono l’Imperial Marhaba di Port el Kantaoui. “Era un giovane vestito con short da turista. Aveva un kalashnikov “, ha raccontato al quotidiano inglese Guardian uno degli impiegati dell’Imperial Marhaba Hotel.
Nessun gruppo jihadista ha finora rivendicato l’attacco, tuttavia nei giorni scorsi lo Stato islamico aveva lanciato un appello ad aumentare gli attentati nel mese di Ramadan.
FRANCIA – Poco prima delle 10, un uomo, forse accompagnato da un complice, si è presentato all’ingresso di un impianto di gas industriale, l’Air Products a Saint-Quentin-Fallavier: è a bordo di un’auto, forza l’ingresso e, con un drappo islamista in mano, fa saltare in aria alcune bombole di gas. Le forze di sicurezza hanno fermato un uomo vicino al movimento salafita: si chiama Yassine Sali. Ha detto di appartenere all’Isis. Le forze di sicurezza hanno fermato anche una seconda persona. La vittima dell’esplosione era un manager di una società di trasporti. Non è chiaro ancora se il corpo decapitato sia stato trasportato sul posto, ma la testa è stata ritrovata a qualche decina di metri dal cadavere. Il presidente francese Hollande, precipitosamente rientrato a Parigi da Bruxelles, ha convocato il Consiglio di Difesa e ha invitato a “non cedere alla paura”.

KUWAIT –  A metà mattinata, a Kuwait City, un’esplosione ha ucciso 13 persone nella moschea sciita dell’Imam al Sadiq durante la preghiera del venerdì: il kamikaze aveva una cintura esplosiva e si è fatto saltare in aria al grido di “Allah è grande”. L’Isis ha rivendicato la responsabilità dell’attacco. Le autorità kuwaitiane non hanno ancora precisato il numero delle vittime, ma secondo fonti mediche ci sono almeno 13 morti e 25 feriti.




ITALIA – Il Senato approva la riforma della scuola. Centomila non assunti pronti a chiedere risarcimenti

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Il Senato ha approvato la fiducia al disegno di legge di riforma della scuola. Il voto si è svolto in un clima di contrarietà generale, sia all’interno che all’esterno di Palazzo Madama.

A chiedere il voto dell’aula sul maxi-emendamento presentato dai relatori, Francesca Puglisi del Pd e Franco Conte di Ap, in commissione Istruzione.

Una risicata maggioranza che ha messo sotto ricatto il Parlamento pur di non stralciare il piano straordinario di assunzioni chiesto dall’Unione Europea, a prescindere dalla riforma più contestata della Repubblica italiana.

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L’adozione delle nuove norme porterà le scuole italiane indietro di decenni, sottraendo la libertà di insegnamento e trasformando gli istituti scolastici in prototipi di aziende. Perché con questa riforma i presidi sceglieranno il personale   a loro discrezione dagli albi territoriali non graduati.

Altri 70mila insegnanti, ma forse anche 100mila, non assunti, sono già pronti a chiedere congrui risarcimenti al tribunale civile di Roma, citando la Presidenza del Consiglio per la violazione della norma comunitaria che impone la stabilizzazione del personale precario di lungo corso. E questa volta per il sottosegretario all’istruzione, Davide Faraone, non ci saranno rievocazioni nostalgiche che tengano, dopo quella rilasciata in un articolo su “La Stampa”,  elogio sperticato delle occupazioni scolastiche come “lotta all’apatia”. L’apatia non si capisce bene di chi, se dei professori che si ostinano a “occupare” la cattedra o degli studenti che siedono di fronte.

“Io ho maturato la mia voglia di fare politica, proprio durante un’occupazione” (punteggiatura faraonica, ovviamente). E chissà quanti sono diventati leader politici o anche leader d’azienda “durante un’occupazione studentesca. Anche in questi contesti si seleziona la classe dirigente”, ha concluso. E i fatti confermano la sua provenienza. Con la sua riforma nelle scuole si creerà un caos senza precedenti.

Anche per il ritorno in classe dei vicepresidi. Con un periodo di interregno, che nella migliore delle ipotesi terminerà in autunno, durante il quale migliaia di dirigenti scolastici rimarranno privi di vicario, in attesa che si materializzi l’organico dell’autonomia richiesto dai collegi dei docenti solo con l’inizio del nuovo anno scolastico.

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Purtroppo la lista delle brutte notizie, collegate all’approvazione del ddl, è davvero lunga e riguarda pure il reclutamento: all’assurda esclusione dalle assunzioni degli abilitati dopo il 2011, che diventa illegittima per quelli che hanno svolto più di 36 mesi di servizio, si aggiunge la beffa per tutti gli abilitati laureati, che per i prossimi cinque anni non potranno partecipare alle nuove selezioni, né insegnare più nelle scuole statali.

Con il maxi-emendamento, arriva poi l’originalissimo comitato di valutazione dei docenti, che dovrà assegnare i fondi del merito distribuiti dall’amministrazione centrale ad ogni istituto: questo organismo, che nessun Paese europeo detiene con questo genere di componenti, prevede che degli studenti, anche quindicenni, stabiliscano non solo i criteri per valutare il merito dei docenti, con l’ultima parola comunque del dirigente-manager, ma anche che valutino l’insegnante nell’anno di prova.

“Chi continua a non comprendere i perché delle forti proteste tenute oggi davanti e fuori il Senato, durante la discussione del provvedimento, ha una visione della scuola miope e antidemocratica – commenta Marcello Pacifico, presidente Anief, segretario organizzativo Confedir e confederale Cisal –  noi, come sindacato, che opera in difesa dei lavoratori e di chi vive la scuola ogni giorno, non possiamo accettare queste imposizioni, che non dovrebbero appartenere a un paese democratico quale è l’Italia. Abbiamo già predisposto la macchina organizzativa per portare dinanzi al tribunale civile di Roma la Presidenza del Consiglio italiano”.

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Riportiamo in sei punti cosa cambierà con le modifiche del maxi-emendamento votato  al Senato, che passerà il 7 luglio alla Camera:

1 – Saranno 100.700 i precari assunti nella scuola dal prossimo 1 settembre. Entreranno subito: i 99mila delle graduatorie di I fascia (Gae) e i vincitori residui del concorso del 2012 (1.700). 45mila otterranno la cattedra subito, entro il 15 settembre e altri 55mila saranno chiamati nel corso dell’anno scolastico. Restano fuori: gli idonei del concorso del 2012 (8.300), gli abilitati di seconda fascia non inseriti delle Gae (130mila in tutto divisi tra i 22 mila abilitati con i tirocini Tfa, i 60 mila usciti dai percorsi Pas e i 55 mila diplomati magistrali, quelli delle ex Siss che hanno fatto un esame con valore di concorso) molti dei quali già insegnano con supplenze annuali e i non abilitati di terza fascia (337.458). Per gli esclusi sarà inevitabile partecipare al concorso per 60mila cattedre previsto per il 2016 che, a differenza di quanto previsto prima delle ultime modifiche del ddl, non avranno una quota di posti riservati bensì gli sarà riconosciuto un punteggio aggiuntivo per il servizio già svolto. Tra gli esclusi anche circa 23mila aspiranti insegnanti delle scuole materne. Il Governo si è impegnato ad assumerli con una legge delega per la riforma della scuola dell’infanzia.

2 – Carriera, premi economici e “Carta elettronica del docente” per i professori. Gli aumenti di stipendio non saranno più legati solo all’anzianità ma anche ai crediti formativi e didattici che gli insegnanti acquisiranno nel tempo. Il dirigente scolastico, ogni tre anni, potrà distribuire premi ai docenti più meritevoli. Il Governo ha previsto 200 milioni di euro per il 2016 e la scelta dei destinatari di questi soldi non è più il preside ma è stata affidata a un Comitato di valutazione che resta in carica per tre anni, formato da 7 membri: oltre al dirigente scolastico ci saranno due genitori (un genitore e uno studente alle superiori) 3 insegnanti (erano 2) e un componente esterno nominato dall’Ufficio scolastico regionale tra docenti, dirigenti scolastici e dirigenti tecnici. Inoltre ogni insegnante sarà dotato di una “Carta elettronica del docente” con 500 euro all’anno da spendere per la formazione che diventerà strutturale, continua e obbligatoria. Le priorità di formazione per il 2015 sono lingue, inclusione scolastica, didattica innovativa e digitale.

3 –  Il  dirigente scolastico assumerà i docenti  sulla base di tre criteri: durata triennale e rinnovabile per ulteriori cicli triennali; conferimento degli incarichi con modalità che valorizzino il curriculum, le esperienze e le competenze professionali, anche attraverso lo svolgimento di colloqui; trasparenza e pubblicità degli incarichi conferiti e dei curricula dei docenti che saranno pubblicati sul sito internet della scuola. Il dirigente non potrà chiamare nella sua scuola parenti o affini. In questo modo sparirà la figura del supplente che sarà sostituito dall’organico funzionale d’istituto o di reti di scuole cioè un numero di docenti utili a coprire gli insegnanti assenti ma anche per lavorare a singoli progetti, come un progetto europeo o per l’alternanza tra scuola e lavoro. I presidi, dopo le modifiche del maxiemendamento, non potranno più chiamare, per l’organico funzionale, chi ha un’abilitazione diversa rispetto a quella della classe di concorso richiesta se nell’ambito territoriale della scuola sono disponibili insegnanti che sono abilitati in quella classe di concorso.

4 –  Nella riforma della scuola viene rafforzato l’insegnamento di musica, arte, lingue, educazione motoria. Maggiori investimenti sono inoltre previsti per rafforzare le competenze digitali e le strumentazioni. Alla scuola primaria si valorizzerà lo studio della musica e dell’educazione fisica. Previsti anche insegnamenti in lingua. Alla scuola media più lezioni di lingua straniera, cittadinanza attiva e laboratori. Alle superiori si potenziano arte, diritto ed economia. A partire dalla scuola superiore gli alunni potranno inoltre scegliere insegnamenti “opzionali” – attivati dalle scuole – a seconda delle loro attitudini che andranno ad arricchire il “Curriculum dello studente”. Prima di questa riforma erano esclusivamente gli studenti degli istituti tecnici e professionali a svolgere alcune ore di stage in azienda, ora tutti coloro che frequentano il triennio delle superiori (compresi i licei) dovranno farne almeno 400 ore, 200, invece, le ore “facoltative” per chi va al liceo. L’esperienza potrà essere fatta in aziende e anche in enti pubblici. Previsti piani educativi personalizzati per gli studenti con disabilità e bisogni educativi speciali, a cui tutti i docenti partecipano. Soprattutto nelle aree a forte presenza di alunni non italiani è previsto un piano di integrazione con gli stranieri oltre a laboratori linguistici per perfezionare l’italiano come seconda lingua e laboratori di lingue non comunitarie. Confermato il fondo previsto nella legge di stabilità: 1 miliardo di euro per il 2015 e 3 miliardi a partire dal 2016. Inoltre dalla Bei sono arrivati 940 milioni di euro per l’edilizia scolastica.

5 – Niente 5×1000 restano contributi e sgravi fiscali per donazioni alle paritarie. Dopo le proteste del Terzo settore, l’articolo 17 del ddl che dava la possibilità di destinare il 5×1000 a un istituto a scelta è stato abrogato. Via libera, invece, all’articolo 19, quello che permette alle famiglie che mandano i loro figli alle scuole paritarie (dall’infanzia alle superiori) di poter detrarre fino a 400 euro all’anno a studente per un risparmio di circa 80 euro. Fissato un tetto di 100mila per le donazioni dei privati di cui il 10%, e non più il 30%, sarà destinato a un fondo di perequazione per le scuole che ricevono meno contributi. Il beneficio fiscale per le donazioni varrà sia per le scuole statali e sia (questa è la novità) per le paritarie, e consiste in un credito d’imposta pari al 65 per cento della spesa per gli anni 2015 e 2016 e del 50 per cento per il 2017. Salvo anche l’articolo 18 sui contributi pubblici alle paritarie.

6 –  Nel maxi-emendamento il governo si è riservato la delega, cioè il potere di fare delle leggi in un secondo momento tramite decreti legislativi, su nove temi: riordino delle disposizioni normative in materia di sistema nazionale di istruzione e formazione.  Riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso ai ruoli di docente nella scuola secondaria, in modo da renderlo funzionale alla valorizzazione sociale e culturale della professione. Promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità e ridefinizione del ruolo del personale di sostegno.  Revisione dei percorsi dell’istruzione professionale. Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino ai sei anni, al fine di garantire a tutti i bambini e le bambine pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, nonché al fine di garantire la conciliazione tra tempi di vita, di cura e di lavoro dei genitori.  Garanzia dell’effettività del diritto allo studio su tutto il territorio nazionale, nel rispetto delle competenze delle regioni in materia, attraverso la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni. – Promozione e diffusione della cultura umanistica, valorizzazione del patrimonio e della produzione culturali, musicali, teatrali, coreutici e cinematografici.  Revisione, riordino e adeguamento della normativa in materia di istituzioni e iniziative scolastiche italiane all’estero.  Adeguamento della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti, nonché degli esami di stato, anche in raccordo con la normativa vigente in materia di certificazione delle competenze.

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RUSSIA – Quaranta nuovi missili nucleari. Putin da Renzi: “Via le sanzioni, l’Italia perde un miliardo”.

L’Alleanza Atlantica aveva deciso di rafforzare la sua presenza nella zona in seguito all’annessione della Crimea da parte di Mosca e alla crescente attività militare russa nella zona. “Un tintinnio di sciabole ingiustificato, destabilizzante e pericoloso” il commento del segretario generale della Nato, Stoltenberg. Il presidente russo: “Puntiamo le armi solo contro chi ci minaccia” Tweet44 Putin: “Svilupperemo il nostro potenziale offensivo per autodifesa, non abbiate paura della Russia”

Il 16 giugno 2015 La Nato ha  rafforzato  la sua presenza militare nel Baltico e la Russia ha risposto aumentando il suo arsenale nucleare. Il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato il rafforzamento delle capacità militari con 40 nuovi missili balistici intercontinentali, dotati di testate nucleari, “in grado di sfuggire anche ai più sofisticati sistemi di difesa antimissilistica”. Le parole di Putin arrivano pochi giorni dopo l’annuncio statunitense del piano che prevede di schierare mezzi pesanti e aerei da combattimento nel Baltico, per garantire la sicurezza dei Paesi membri della Nato confinanti di fronte al rischio di un’eventuale invasione russa, accresciuto dopo l’annessione da parte di Mosca della Crimea, lo scorso anno. La replica di Mosca è stata affidata al viceministro della Difesa, Anatoly Antonov, che ha accusato la Nato di trascinare la Russia in una nuova corsa agli armamenti e ieri il Cremlino ha fatto sapere che risponderà a qualsiasi iniziativa di rafforzamento della presenza militare ai suoi confini.

La Russia “sta sviluppando nuove capacità nucleari”, “usa di più la retorica atomica nel comunicare la strategia di difesa” e le dichiarazioni di Putin “confermano uno schema aggressivo” e sono “un tintinnio di sciabole ingiustificato, destabilizzante e pericoloso”, il commento del segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. “Mosca sta investendo più in spese per la difesa in generale, e in capacità nucleare in particolare”, ha aggiunto. “E’ una delle ragioni per le quali aumentiamo la rapidita’ e la preparazione delle nostre forze”.

Putin: “E’ la Nato che si avvicina a nostri confini, non il contrario” “Se qualcuno mette in pericolo il territorio della Russia, essa deve puntare i propri armamenti verso i Paesi da dove proviene questa minaccia”. Lo ha detto  in un incontro con il presidente finlandese Sauli Niinisto. “E’ la Nato – ha insistito il presidente russo – che si sta avvicinando alle nostre frontiere, non noi”.




FRANCIA – Tensione al confine di Ventimiglia per i 40mila. Grande attesa per il vertice del 25 giugno

“Quello che sta accadendo a Ventimiglia è un pugno in faccia all’Europa”, ha denunciato Alfano. Anche il presidente del consiglio italiano Matteo Renzi ha criticato la chiusura della frontiera decisa da Parigi e le resistenze di alcuni paesi dell’Unione ad aderire al piano che prevede che ogni stato accolga una quota di profughi.

La Francia chiarisce la sua posizione, senza concedere nulla. Secondo il responsabile dell’interno francese Cazeneuve, prima di chiedere aiuto ai paesi vicini, il governo italiano deve aprire dei centri per identificare e registare i migranti, in modo da separare chi può chiedere asilo e ha quindi diritto di essere accolto e circolare in Europa, da chi è arrivato per motivi economici e, senza permesso di soggiorno, deve essere respinto, secondo i trattati comunitari.

Senza questa selezione a monte, ha detto Cazeneuve, non può funzionare il principio di distribuzione dei profughi tra tutti i paesi europei proposto dalla Commissione europea e sostenuto dall’Italia.

Mentre cresce l’attesa per il 25 giugno, quando i leader Ue si incontreranno per discutere dell’emergenza immigrati e approvare il piano licenziato dalla commissione Ue per distribuire fra i membri dell’Unione i 40mila arrivati in Italia e Grecia, sale la tensione al confine di Ventimiglia tra Italia e Francia. Lì infatti la polizia transalpina impedisce ai migranti di varcare la frontiera e, secondo quanto risulterebbe allo stesso sindaco di Ventimiglia, alcuni di quelli che erano riusciti nelle ultime ore ad entrare in Francia sarebbero stati riportati nel nostro Paese. Intanto fonti governative preannunciano che Matteo Renzi affronterà l’emergenza immigrazione a livello europeo nei colloqui con i capi di governo francese François Hollande e inglese David Cameron nel corso dei colloqui già previsti in occasione delle loro rispettive visite all’expo di Milano nei prossimi giorni. Per quello che riguarda una soluzione comunitaria all’emergenza, al momento il fronte contrario alle quote obbligatorie è piuttosto vasto e annovera Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca, Paesi dell’est e baltici, Spagna e Francia. Quest’ultima, insieme alla Polonia, starebbe però cambiando idea. Prima del cruciale appuntamento, è atteso il via libera da parte dei ministri degli Esteri – il prossimo 22 giugno – alla missione per colpire i barconi in acque internazionali e libiche. In Italia intanto l’emergenza, culminata con le situazioni estreme delle stazioni Tiburtina a Roma e Centrale a Milano, ha esacerbato ulteriormente la polemica politica tra il governo e le forze che, come Lega e M5s, contestano la politica di Palazzo Chigi in materia. Nel dibattito si è inserita anche la Chiesa italiana, attraverso il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, il quale ha sottolineato che “sicurezza e legalità sono un dovere preciso di uno Stato democratico e civile, ma questo dovere non può essere chiusura e non accoglienza verso chi è disperato”.

Beppe Grillo intanto parla di un’Italia diventata “un bivacco permanente di sfollati nelle stazioni e ai confini con gli altri Stati” e chiede di modificare in fretta il regolamento Ue di Dublino che impone di ospitare il profugo nel Paese in cui viene identificato. Parlando da Milano, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha attaccato indirettamente la Lega di Matteo Salvini: “Ci sono tanti che abbaiano alla luna – ha detto – vivono sulle paure e pensano che l’unica dimensione sia chiudersi a chiave in casa. Non è così. Serve un ideale comune, non limitarsi a vivacchiare e alimentare paure. Vorrei che provassimo – ha aggiunto – a dare assieme il nome al futuro che non sia rabbia e paura, ma coraggio e speranza”. Picchia duro, dal canto suo, il Carroccio che, con il governatore del Veneto Luca Zaia, ribadisce la linea di chiusura netta sulle assegnazioni a regioni e municipi del Nord di migranti da alloggiare. In una lettera inviata ai prefetti, Zaia intima di sgomberare le strutture occupate dai migranti nelle località turistiche della regione, mentre il segretario Salvini, intervenendo in tv, ha dichiarato di voler “prendere il treno tranquillamente senza prendere la scabbia e senza quelli con il machete”.

Presso la sede della prefettura veneziana, si è tenuto il tavolo di coordinamento della gestione dell’emergenza profughi in Veneto. Oltre a Luca Zaia, erano presenti sindaci, assessori e prefetti provenienti da tutto il Veneto. A illustrare le modalità per gestire l’accoglienza dei profughi, Mario Morcone, capo del dipartimento Immigrazione del ministero dell’Interno. Per Verona erano presenti il sindaco Flavio Tosi, l’assessora ai servizi sociali Anna Leso, il comandante della polizia municipale Luigi Altamura e il prefetto vicario Iginio Olita.

Morcone ha annunciato che entro qualche settimana il Veneto dovrà dotarsi di un hub per immigrati, cioè un centro di smistamento per valutare che chi ha diritto alla protezione internazionale e chi no. Come riportato dal quotidiano L’Arena, il dirigente ministeriale ha posto il problema di dover far sorgere questo centro: “Abbiamo già una lista di 38 caserme, ma vogliamo che la soluzione sia condivisa con chi ha il governo del territorio”.

Tuttavia, il Veneto non ci sta e anche il sindaco di Verona ha manifestato il proprio dissenso: “Siamo contrari al progetto del governo di realizzare in Veneto un hub inteso come centro di smistamento con libertà di andare e venire, perché aumenterebbe il degrado e l’insicurezza. Ma cambieremmo opinione se il modello di riferimento fosse il Cie, il Centro di identificazione ed espulsione”. Il prefetto Morcone, però, ha risposto di non essere interessato alla creazione di un luogo detentivo“.




Yemen – Arabia Saudita e Israele condividono lo stesso ruolo di massacratori

Il segretario generale dell’ONU, Bn Ki Moon , ha richiamato i governi dell’Arabia Saudita e dello Yemen, coinvolti nel conflitto in corso, invitando a rispettare una tregua umanitaria per la sacra ricorrenza del Ramadan.
Ban Ki-moon ha fatto questo richiamo nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Ginevra prima dell’inizio del dialogo tra i raprresentanti dell’ ex presidente profugo yemenita, Abdu Rabu Mansur Hadi, e quelli del movimento popolare yemenita di Ansarolah.

Nel corso della conferenza, il segretario generale dell’ONU ha dichiarato che l’invasione dello Yemen da parte dell’Arabia Saudita (ancora in corso) ha lasciato sul terreno più di 2.600 vittime, la metà dei quali civili con donne e bambini incolpevoli. Inoltre Ban Ki Moon ha invitato tutti i partiti politici a ricercare una soluzione pacifica in modo che lo Yemen non si trasformi in un’altra Siria o Iraq.

L’analista internazionale, Manuel Pineda,  ha rilevato che si nutre un notevole pessimismo sulla possibilità che si stabilisca un dialogo e che si trovi una soluzione al conflitto e che la Monarchia Saudita rinunci ai suoi piani di espansione a spese dello Yemen, un paese confinante dove vive  una gran parte di popolazione  sciita, opposta alla confessione wahabita della Casa dei Saud.

La Monarchia Saudita dovrebbe essere obbligata a cessare il massacro che sta attuando della popolazione civile nel paese yemenita, ci sono però poche possibilità che l’Arabia Saudita possa rispettare una eventuale tregua stabilita dall’ONU.

L’Arabia Saudita è, come noto, il patrocinatore dello Stato Islamico ed insieme al regime sionista (Israele) sono forse i maggiori massacratori delle popolazioni arabe e mussulmane da Gaza allo Yemen. Non hanno alcuna sensibilità rispetto alla ricorrenza del Ramadam, come abbiamo visto anche in passato  Israele  ha attuato sulla popolazione di Gaza una strage di palestinesi durante la ricorrenza del Ramadam.

“Non si può credere che il regime saudita faccia alcuna differenza rispetto al comportamento tenuto anche da Israele,il suo classico alleato.
Bisogna considerare che L’Arabia Saudita e Israele condividono lo stesso ruolo di massacratori di popolazioni inermi in tutti i conflitti del Medio Oriente e non arresteranno la loro opera a meno che non siano obbligati dalla comunità internazionale“. Questa l’opinione di Pineda.

Il richiamo di Ban Ki Moon può avere importanza ma molto relativa poichè l’Arabia Saudita ha molto peso nella comunità internazionale e dispone della protezione del suo padrino, gli Stati Uniti, con la cui complicità sta attuando una serie di conflitti contro le popolazioni della Siria e dell’Iraq, dove operano gruppi organizzati di terroristi takfiri, ispirati e finanziati dall’Arabia Saudita che commettono le peggiori efferatezze contro i civili.

La comunità internazionale non ha una reale volontà di fermare i massacri in Medio Oriente e tanto meno nello Yemen, visto che gli USA e le maggiori potenze occidentali sono legate da rapporti di alleanza e di affari con la Monarchia Saudita che è il paese aggressore. Per l’Occidente i rapporti di affari vengono prima di qualsiasi altra questione.




ISTAMBUL – Attentato a Diyarbakır contro l’Hdp: 2 morti e un centinaio di feriti

L’impatto dell’attentato a Diyarbakır, poco prima del comizio del leader dell’Hdp Demirtaş, potrebbe avere effetti dirompenti sul futuro della Turchia. La dinamica ormai è nota: sono esplosi due ordigni rudimentali a breve distanza l’uno dall’altro, all’interno dell’area già affollatissima (a quanto pare, uno lasciato in un cestino dei rifiuti e l’altro nei pressi di una centralina elettrica). Il bilancio è pesante, 2 morti e un centinaio di feriti. La campagna elettorale è stata segnata da numerosissimi episodi di violenza, in larga  e non esclusiva  parte proprio contro l’Hdp. Un attentato di questo tipo, proprio dove l’apparato di sicurezza avrebbe dovuto neutralizzare ogni minaccia, lascia perplessi. Il presidente Erdoğan e il premier Davutoğlu hanno immediatamente espresso solidarietà, è invece escluso che i responsabili – nonostante le telecamere presenti – possano essere individuati prima delle elezioni di domenica: scenari e complotti vengono di conseguenza delineati sui media e i social network, paradossalmente è proprio l’Hdp che potrebbe beneficiare di decisivi voti supplementari.

Il partito filo-curdo, infatti, per la prima volta tenterà di superare lo sbarramento del 10%, voluto dal regime militare degli anni ’80 proprio per impedire ai curdi – almeno a quelli caratterizzati etnicamente – di avere rappresentanti in Parlamento. Fino al 2015, i curdi si sono in effetti accontentati di eleggere candidati indipendenti, salvo poi creare gruppi autonomi all’Assemblea nazionale dopo le elezioni: in questo modo, però, rimanendo fuori dalle sovvenzioni pubbliche ai partiti.

Le possibilità sono ovviamente due: se l’Hdp superasse il fatidico 10%, otterrebbe un numero di deputati tale da impedire la riforma costituzionale in senso presidenzialista voluta da Erdoğan; se rimanesse sotto la soglia di sbarramento, rimarrebbe completamente fuori dalle istituzioni nazionali.




SIRIA – L’Isis rapisce ancora: 86 eritrei e una bambina assira

In Libia si regista un altro rapimento di cristiani da parte dell’Isis, lo annuncia Meron Estefanos, la direttrice della ong svedese Eritrean Initiative on Refugee: 86 migranti eritrei, tra i quali 12 donne e bambini, di religione cristiana sarebbero stati sequestrati mentre erano in viaggio verso Tripoli. I jihadisti avrebbero separato i cristiani dai migranti musulmani dopo averli interrogati sul Corano, e hanno lasciato questi ultimi liberi.

Sono stati 3480 i migranti salvati  in 15  barconi alla deriva al largo della Libia in un’operazione congiunta alle quale hanno partecipato navi italiane e straniere. Le richieste di soccorso erano giunte in mattinata alla centrale operativa della Guardia Costiera tramite telefono satellitare. Le imbarcazioni, 9 barconi e 6 gommoni, si trovavano in un tratto di mare a circa 45 miglia dalle coste libiche. In particolare, SkyNews ha riferito che la nave inglese Hms Bulwark, con a bordo il ministro della Difesa, Michael Fallon, ha fatto rotta «a tutta velocità» verso la Libia per prendere parte a un’operazione di salvataggio di «migliaia» di migranti alla deriva nel Mediterraneo su 14 barconi, ciascuno con a bordo decine o centinaia di persone.

Si è trattato di un’operazione senza precedenti, con tutte le navi europee dell’area che hanno ricevuto l’ordine di lanciarsi al soccorso, sostiene Skynews. Fallon aveva comunque chiesto che anche «altre marine europee vengano nel Mediterraneo ad aiutare». La maggioranza dei migranti sarà sbarcata in Italia, in Grecia, a Malta o in altri paesi rivieraschi: proprio la Gran Bretagna, infatti, si è già chiamata fuori da ogni ipotesi di ripartizione di quote di migranti.
Anche Moas e Medici senza Frontiere al lavoro: 2000 già in salvo
Alle operazioni di soccorso hanno partecipato tre motovedette e un aereo ATR42 della Guardia Costiera, unità della Guardia di Finanza e della Marina Militare Italiana, il rimorchiatore Phoenix, le navi della Marina militare tedesca Hessen e Berlin e la nave Le Eithne appartenente alla Marina militare irlandese, ma anche le unità di Moas (Migrant Offshore Aid Station, l’Ong maltese fondata da Christopher e Regina Catrambone) e Medici Senza Frontiere, e proprio il Moas segnala che il coordinamento dei soccorsi tra navi italiane, tedesche e irlandesi ha salvato 2000 persone da 5 scafi. Di queste, 372 provenienti dall’Eritrea sono ora imbarcate sulla Phoenix e già dirette verso la Sicilia.

Tra gennaio e maggio l’Italia ha registrato circa 46.500 arrivi, registrando un incremento del 12% rispetto allo stesso periodo del 2014. Lo ribadisce lo stesso Unhcr. Le proiezioni per il 2015 riguardano circa 200.000 persone, contro il 170.000 dello scorso anno. E domenica, nel primo pomeriggio, arriveranno altri 650 migranti al porto di Palermo: sono stati soccorsi nei giorni scorsi nel Canale di Sicilia e saranno ospitati nei centri di accoglienza di Palermo e provincia. Altri 105, prevalentemente nigeriani, somali o del Burkina Faso, sono giunti a Pozzallo già sabato pomeriggio con una nave militare, mentre altri 106 sono sbarcati a Lampedusa dopo essere stati soccorsi dalla Guardia di finanza. Non fanno parte del conteggio dei circa 3.000 in difficoltà.

SIRIA – «I miliziani avevano intimato a tutti i cristiani di lasciare il villaggio, altrimenti sarebbero stati uccisi. Nonostante questo, noi avevamo deciso di rimanere nella nostra casa. Il 22 agosto ci hanno fatti salire con la forza su un autobus dicendo che ci portavano nella clinica di Qaraqosh. Dopo, hanno aperto le nostre borse in cerca di soldi e di gioielli. Un uomo dell’Isis si è accorto che tenevo Cristina tra le braccia e l’ha presa con la forza. Supplicavo di riavere mia figlia ma l’unica risposta è stata: “Sali sull’autobus o ti ammazzo”. Non ho potuto fare niente». Aida Ebada appartiene alla comunità dei cristiani assiri della piana di Ninive, in Iraq, culla storica del cristianesimo mesopotamico. Il Califfato li ha derubati e umiliati, cacciati dalle case e dalle chiese, e in alcuni casi portato via anche i loro bambini, come Cristina di tre anni.
L’appello
A Erbil, in un campo profughi dove alla fine Aida è scappata con il marito e gli altri quattro figli, una delegazione di frati della Basilica di San Francesco d’Assisi ha ascoltato la sua testimonianza. Il dolore di questa madre li ha spinti a lanciare un appello con l’hashtag #savecristina: Salvate Cristina. Le missioni e le mense francescane d’Italia intanto hanno attivato il numero solidale 45505 dal 7 al 26 giugno per aiutare i profughi in Iraq.

Con la foto incorniciata della bambina in mano e il volto quarantatreenne sfigurato da rughe centenarie e occhiaie profonde, la madre ripete da dieci mesi il racconto del rapimento. L’ha denunciato alla tv irachena, ne ha parlato a numerosi siti cristiani, lo ha spiegato agli attivisti di Amnesty International. Non ha intenzione di smettere. La vicenda di Cristina è una delle numerose violenze contro i minorenni avvenute in questi mesi nel califfato.

Lo scorso febbraio, diciotto esperti del Comitato Onu sui diritti dell’Infanzia hanno denunciato che «i bambini delle minoranze etniche e religiose vengono uccisi sistematicamente dall’Isis: ci sono stati ripetuti casi di esecuzioni di massa, come pure notizie di decapitazioni, crocifissioni e di minorenni sepolti vivi». Le vittime appartengono soprattutto a minoranze, come gli yazidi e i cristiani, ma sono anche sciiti e sunniti. Il rapporto denunciava la vendita dei bambini come schiavi e le violenze sessuali sistematiche. Secondo alcune testimonianze, i piccoli schiavi al mercato di Mosul vengono «esposti con i cartellini con il prezzo» e quello più alto è riservato a maschi e femmine di età compresa tra uno e nove anni (proprio come Cristina). La madre chiede al mondo di non restare indifferente. «Queste cose che stanno succedendo in Iraq, come rapire una bambina innocente, e questi crimini come rubare il denaro, togliere tutto alla gente… che cos’è tutto questo? Questo non è umano. Che cosa abbiamo fatto di male? Restituitemi mia figlia».




ANBAR – Fahdawi: “Si rischia la tragedia umanitaria”. L’Isis chiude la diga di Ramadi

E’ allarme umanitario a Anbar, regione confinante con Baghdad dopo che miliziani dello Stato islamico dell’Isis hanno chiuso le condotte della diga di Ramadi sull’Eufrate, limitando l’afflusso di acqua in alcune località a est della capitale irachena. A darne notizia è stata la televisione panaraba al Arabiya.

Il governatore di Anbar, Sabah Karhut, ha parlato in tv e haconfermato il drastico abbassamento del livello dell’Eufrate nei pressi di Habbaniya e Khaldiya, centri minori sulla strada per Baghdad e assediati dall’Isis.

“Si rischia la tragedia umanitaria”, ha aggiunto Rafea Fahdawi, leader di una tribù locale, in lotta contro l’Isis. Come ha riportato  il quotidiano al Hayat, i jihadisti hanno intenzione di attaccare Khaldiye e Habbaniya dopo aver costretto gli abitanti e le forze locali ad arrendersi perché rimasti acqua potabile.




UCRAINA – L’aereo della Malaysia Airlines fu colpito dalle forze armate di Kiev

L’aereo della Malaysia Airlines abbattuto in Ucraina orientale il 17 luglio scorso e’ stato colpito da un missile 9M38M1 Buk-M1 di cui dispongono solo le forze armate di Kiev . Lo ha detto Mikhail Malishevski, consigliere del capo progettista della societa’ statale russa Almaz-Antei, che produce i missili Buk, accusando cosi’ di fatto le forze armate ucraine di aver causato la tragedia in cui morirono 298 persone.

“Spero che sia stato provato in modo convincente – ha dichiarato il direttore generale di Almaz-Antei, Ian Novikov – che il missile che ha abbattuto il Boeing in Ucraina poteva essere esclusivamente un 9M38M1 del complesso Buk-M1. Tale missile – ha proseguito – fu tolto dalla produzione nel 1999, quindi ne’ il consorzio né le sue imprese hanno potuto fornire questo missile a nessuno nel XXI secolo”.
Secondo gli esperti russi, il missile sarebbe stato lanciato dalla zona di Zaroshenskoie, che – scrive Ria Novosti – era controllata dalle forze ucraine. Novikov ha quindi definito “ingiuste” le sanzioni Ue contro Almaz-Antei perché – a suo dire – la societa’ non ha alcuna responsabilita’ nell’abbattimento dell’aereo malese. Novikov ha inoltre sottolineato che nel 2005 le truppe ucraine disponevano di 991 Buk-M1.




ITALIA – A Solferino, il think-tank internazionale per l’azione umanitaria

Una persona in difficoltà deve essere aiutata indipendentemente dalla divisa che indossa. E’ questa l’ idea che ancora oggi, a più di 150 anni dalla firma della I Convenzione di Ginevra, anima l’impegno della Croce Rossa Italiana e dell’intero Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

Dal 15 giugno al 21 giugno, il campo di Solferino sarà caratterizzato dalla partecipazione di molteplici delegazioni dalle 189 Società Nazionali consorelle (che compongono la Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa), oltre a ospitare per il secondo anno la Solferino Academy, il think-tank internazionale per la promozione del dibattito umanitario. Solferino ’15 sarà l’occasione per ripercorrere l’ azione umanitaria della Croce Rossa in Italia e nel mondo e per  condividere, coinvolgendo la società civile, le altre organizzazioni umanitarie e il mondo accademico, strategie per affrontare le principali sfide umanitarie.