Tre Giornate per l’ambiente

Domenica 11 maggio è stata la Giornata delle Oasi WWF e la prima Giornata mondiale delle api, indetta dall’ONU.  

La Giornata delle Oasi WWF celebra anche la biodiversità del nostro Paese, straricco di ambienti e paesaggi naturali, sebbene la Giornata Mondiale della Biodiversità stabilita dall’ONU sia il 22 maggio, e vuole sottolineare quanto sia importante difendere la ricchezza della vita sulla Terra: l’invito è a rispettarla e tutelarla ogni giorno e con ogni comportamento, dalle piccole mangiatoie poste anche sui balconi alla semplice ma interessata osservazione della Natura, dall’educazione dei bambini e delle bambine alla lotta al bracconaggio, agli acquisti più attenti e critici e alla corretta gestione dei rifiuti.

Le iniziative nelle Oasi, aperte gratuitamente grazie all’opera dei volontari e delle volontarie, sono state numerose: a Policoro è stata liberata un esemplare di tartaruga Caretta Caretta, a Rimini il programma ha previsto escursione e caccia al tesoro, a Venezia visita guidata alla pineta Dune e proiezione film “Before the flood – Punto di non ritorno”, a Le Cesine-Lecce passeggiata nella Riserva e laboratorio per bambini/e, a Torre Guaceto-Brindisi visita guidata, costruzione di una Batbox, un nido per pipistrelli, e poi laboratorio di fotografia e pilates… (http://www.wwf.it/programmi_oasi.cfm) 

La Giornata mondiale delle Api vuole ricordare quanto l’impatto umano possa determinare la scomparsa delle specie animali, in questo caso delle api, considerate attualmente dei superorganismi decisivi per la sicurezza alimentare globale: la maggior parte delle colture alimentari nel mondo dipende dall’impollinazione! Pare che la sua proclamazione si debba alla Slovenia, terra di apicoltura, in prima linea nella lotta per la salvaguardia della specie, prima a vietare l’uso dei pesticidi responsabili della loro moria. La scelta della data è dovuta al fatto che mentre nell’emisfero boreale maggio è il mese centrale per l’impollinazione, nell’emisfero australe corrisponde alla produzione del miele e alla lavorazione dei suoi derivati.  Molte anche qui le iniziative: in Slovenia, che ha perfino coniato una moneta da due euro raffigurante un alveare, conferenze, visite guidate e laboratori per grandi e piccini; in Italia sono stati organizzati numerosi eventi come la degustazione di mieli e attività ludiche e didattiche, visite all’apiario didattico di Corerallo in Liguria, incontri con apicoltori/trici, degustazioni e laboratori all’oasi del Bosco di S. Silvestro di Caserta.

Inoltre, tra le varie iniziative all’interno della Decade sulla biodiversità, iniziata il 2011, il 22 maggio presso l’Orto botanico di Napoli si è svolto l’incontro dal titolo “Biodiversità del mondo invisibile”; nella Casa dei Comuni in Lombardia sono state organizzate due iniziative, il 22 in collaborazione con l’Ordine degli architetti l’incontro “Celebriamo la Giornata mondiale della biodiversità” e il 23 con l’Ordine dei giornalisti “Parchi e sostenibilità ambientale: come i giornali raccontano il territorio”. Infine, dal 13 al 15 giugno presso l’Università di Teramo è previsto il Convegno nazionale alla sua dodicesima edizione su “ Biodiversità, Ambienti, Salute”.

Che dire? Speriamo di vero cuore che il mondo prenda a girare nel verso giusto e la musica inizi definitivamente a cambiare!




L’ambiente e la guerra, la scuola e la pace

l 4 maggio più di cento scuole in tutta Italia hanno aderito all’iniziativa “Scuole in piazza per la Pace in Siria” promossa da una rete di dirigenti, operatori e operatrici scolastiche: striscioni, manifestazioni, cori, flash mob e tanto altro per dire basta a una guerra che va avanti da sette anni, probabilmente anche con bombardamenti di tipo chimico.

Foto 1 

Molte sono ormai le micidiali armi chimiche o radioattive e biologiche, spesso più potenti di quelle nucleari, e le prime notizie di utilizzo di bombe al napalm, per esempio, risalgono già al marzo 1944, durante un bombardamento sui quartieri popolari di Roma; napalm che con i defoglianti in Vietnam fu sistematicamente usato dagli americani contro villaggi, foreste e campi coltivati provocando una devastazione ambientale spaventosa, oltre alle malformazioni congenite che la popolazione vietnamita si ritrova ancora oggi insieme a un ambiente invivibile: in certe regioni l’inquinamento è altissimo, le piante non riescono a crescere bene, i bambini e le bambine si intossicano camminando a piedi scalzi sulla terra inquinata e la speranza di vita della gente è di un terzo inferiore alla media nazionale.

Foto 2

A tale proposito ricorderemo sicuramente questa foto del 1972. La bambina completamente nuda che corre in lacrime poiché vittima di un bombardamento al napalm con la sua famiglia è Kim Phuc. Nel 2017  Kim ha pubblicato il libro autobiografico Fire Road: The Napalm Girl’s Journey through the Horrors of War to Faith, Forgiveness, and Peace nel quale racconta come dal fuoco dell’odio e dell’amarezza sia potuta rinascere grazie alla fede. Dopo anni di esposizione come fenomeno da baraccone ai fini della propaganda antiamericana, costretta a esibire le sue cicatrici e a raccontare la sua drammatica storia di bambina cui la guerra aveva tolto tutto, sopraffatta dal dolore tentò di togliersi anche la vita, ma non vi riuscì. Un giorno, mentre era a Cuba, trovò nella biblioteca una Bibbia e leggendola scoprì il messaggio di Gesù e trovò in lui la forza per fuggire in Canada, dove cominciò a frequentare una chiesa battista divenendo ambasciatrice di pace. La sua storia è straordinaria anche perché ha poi incontrato uno dei veterani americani che aveva bombardato la sua regione, a sua volta distrutto psicologicamente dalla violenza della guerra; ma lo è ancora di più perché è una vita che tuttora ci parla, quasi urlando in lacrime come in quella foto, di quanto sia possibile per l’umanità riconciliarsi con se stessa e con l’ambiente circostante a partire dalle attuali generazioni, presente e futuro dell’umanità, che con pervicacia vanno educate e condotte per mano su nuove strade di Pace e di Giustizia.

Foto 3. Manifesto dell’IIS Niccolò Machiavelli di Pioltello (MI)




Tra xylella e gasdotti

“È come olio prezioso versato sul capo, che scende sulla barba di Aronne …” recita l’inizio del salmo 132. Celebra l’unità delle dodici tribù d’Israele a testimonianza della gioia che dà l’amore fraterno (e sororale!) ed è anche consacratorio, in quanto ci fa appartenere a Dio e al disegno di Dio nel mondo.

E nel mondo periodicamente l’umanità scarabocchia confusamente un’appartenenza esclusiva agli interessi dei pochi a discapito di tutto l’ambiente circostante. Così capita nel nostro Salento, terra di profumi e sapori inconfondibili e dei Caraibi di Puglia, produttore di un olio DOP verde dolce ma con note piccanti uniche, che alla lotta per sconfiggere la xylella ora deve aggiungere quella al gasdotto TAP che sta eradicando migliaia di ulivi secolari. Pare che i greci condannassero a morte chi uccideva un albero di ulivo!

A parte il fatto che, come si evince da un’indagine locale, in Puglia si rischia di avere ben quattro gasdotti, mentre comunque dal 1969 viene estratto gas dal sottosuolo della Daunia senza alcun vantaggio per la popolazione, ci si chiede come sia possibile martoriare oltremodo una regione che sta pagando ancora un prezzo altissimo al dio del progresso e del posto fisso in fabbrica infrangendo la volontà di una popolazione, ora sempre più consapevole delle ricchezze di cui già dispone naturalmente: sole, mare, dieta mediterranea, tradizioni, musica…

 

Come se non bastasse, con un Decreto dell’aprile scorso il Ministro Martina obbliga a trattare gli ulivi con pesticidi,  tra cui almeno uno vietato dall’Europa perché causa la moria della api, per contrastare la xylella fastidiosa; prontamente Mellone, il Sindaco di Nardò, in questi giorni ha emesso un’ordinanza che “vieta su tutto il territorio comunale, a scopo cautelativo e in via precauzionale, di utilizzare in agricoltura pesticidi e prodotti fitosanitari estranei alle normali prassi agricole, quindi nei modi e nelle forme previste dal decreto». “Il provvedimento – riferisce una nota – intende tutelare l’ambiente e la salute pubblica, preservare da possibili contaminazioni il suolo, l’acqua, i prodotti agricoli, salvaguardare infine la biodiversità. Chi viola il divieto è soggetto alla sanzione amministrativa di 500 euro».

Viene da chiedersi chi sia veramente “fastidioso” per l’ambiente e la natura tutta!

 

 




Libere (!) e pensanti. Primo maggio tarantino

Forte è stata la grinta espressa da chi ha organizzato (tra cui il musicista Roy Paci e l’attore Michele Riondino) e da chi ha partecipato alla quinta edizione del Concerto del Primo Maggio a Taranto: “Non è città dell’acciaio!” è stato l’urlo di chi sul palco ha raccontato a quasi cinquantamila persone provenienti anche dall’estremo Sud e dall’estremo Nord testimonianze dirette e indirette, di chi anche da Brescia ha urlato la solidarietà al popolo tarantino che chiede giustizia e un altro tipo di economia;Nonostante tutto – ha gridato sul palco Celeste Fortunato, portavoce del movimento Tamburi Combattenti – noi oggi siamo qui. Noi non possiamo portare i nostri figli nei parchi a giocare perché i terreni sono contaminati, noi non possiamo stendere il bucato se prima non puliamo i balconi … abbiamo una costante paura di ammalarci!”.

Eppure il 4 maggio nel porto di Taranto è arrivato un carico di più di 23.000 tonnellate di pet coke, sostanza cancerogena che col vento ricopre tutti i centri abitati, e il 6 maggio l’UE ha dato il via libero ad Arcelor-Mittal, il gruppo franco-indiano, per l’acquisto dell’ILVA con un pacchetto correttivo che prevede la vendita di sei degli impianti per garantire la concorrenza e che, secondo la Commissaria UE, dovrebbe anche contribuire a imprimere un’accelerazione agli urgenti interventi di risanamento ambientale della zona di Taranto”. Ma come?

Sento ancora nelle orecchie il grido “Senza la gente non si decide niente!”, slogan della manifestazione organizzata per “Massafra vuole respirare” svoltasi il 30 giugno dello scorso anno con la partecipazione di un centinaio di associazioni, comitati, amministrazioni che nella provincia di Taranto, da tempo tormentata dall’inquinamento sotto il ricatto dell’occupazione, stanno assistendo, ma stavolta non inermi, alla costruzione di un secondo inceneritore al quale è stato deciso di affiancarne anche un terzo per l’incenerimento dei fanghi.

Forte anche allora la grinta comunicativa e argomentativa di Rossano Ercolini, maestro elementare toscano, insignito nel 2013 del premio Goldman Prize,e fondatore del movimento “Zero rifiuti Italia”. Dopo la presentazione delle motivazioni della manifestazione da parte del Dott. Delio Monaco che ha pure evidenziato, per esempio, che prima dell’approvazione degli inceneritori non c’era lo studio Sentieri, Rossano Ercolini ha invitato tutti e tutte a vincere il cinismo per un nuovo civismo che vede nell’economia circolare e, quindi, nella raccolta differenziata spinta e nella strategia “rifiuti zero” l’unica alternativa per un futuro in cui il nostro territorio sia risanato e ritorni a respirare. Ciò non significa non poter fare impresa ma certo significa slegarla dai crimini ambientali, come pure quello legato al gasdotto in Salento, e da quella che il maestro ha chiamato “egonomia”.

E… invece Massafra il 15 aprile scorso, presieduta proprio dal suo ex Sindaco, ha visto la Provincia autorizzare il terzo inceneritore per “Rifiuti speciali” e Taranto, nel comprensibile scetticismo di chi giorno dopo giorno documenta e denuncia casi di slopping finalizzato alla maggiore produzione di acciaio, si candida a essere una realtà-laboratorio del progetto “Verso una rete internazionale per l’ecologia integrale” avviato dall’Università Pontificia Antonianum.

Siamo nel pieno di una dura e lunga battaglia nella quale o vinciamo tutti/e o perdiamo tutti/e, assunto non chiaro a chi, come alcuni giornalisti locali, a volte vuole semplicemente vederci ignoranza dei manifestanti e avversità nei confronti del singolo imprenditore.




La collina delle donne

Sorgerà una collina nuova 

E dovrebbe avare un nome

Perché i nomi restano…

L’inferno dove la vita non contava più 

dei sacchi di amianto che svuotavano ogni giorno, 

o del muro di polvere attraverso cui i loro occhi faticarono a riconoscersi.

La collina delle donne la chiamerei

delle operaie che non son più

 di quelle che non dimenticano, 

delle madri, delle mogli, delle figlie e delle sorelle.

Questi sono alcuni versi di una poesia simbolo della lotta all’Eternit e all’amianto, scritta alcuni anni fa da un’oncologa, la dottoressa Daniela Degiovanni. Forte dell’esperienza di medica del lavoro a Casale Monferrato, la città della polvere bianca, in cui ha diagnosticato più di mille casi di mesotelioma, la dottoressa “Degio” ha lavorato per quarant’anni a contatto con gli operai dell’Eternit e con le loro famiglie.
Quarant’anni fa le prime diagnosi, le visite fatte in un semplice ambulatorio. La polvere di amianto gli operai la inalano, la spostano, la mangiano addirittura annidata tra i pranzi nelle pause, la riportano a casa negli indumenti da lavoro interamente imbiancati. Le mogli poi mettono a bagno le tute respirando i vapori intrisi d’amianto e spesso anch’esse iniziano ad accusare dolori alla schiena e le prime avvisaglie della malattia. Così, sempre più spesso, oltre ai lavoratori si ammalano le mogli, le madri, le donne di Casale che non lavorano nella fabbrica maledetta. È una strage silenziosa che si è protratta nel tempo, e che ancora esiste. Si stima che il picco della mortalità per mesotelioma si avrà nel 2020, anche se la fabbrica è chiusa da oltre trent’anni.
La dottoressa pioniera della lotta all’amianto non si è mai fermata, nei primi anni Ottanta ha creato il reparto oncologico dell’ospedale casalese, in seguito il servizio di cure domiciliari e infine, nel 2009, l’Hospice di Casale che ha già accolto più di 250 famiglie. Anche in questo modo la cittadina piemontese ha preso pian piano coscienza della strage in atto e proprio in questi ultimi giorni, 28 e 29 Aprile, a Casale si è celebrata la Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto. Ricca di eventi e riconoscimenti per coloro che si sono distinti per l’impegno profuso nella cura, ricerca, diffusione di informazione, la manifestazione si caratterizza per la volontà di continuare a credere nel futuro, attraverso azioni di bonifica e battaglie sociali e legali connesse ai danni causati dall’amianto.
Gli eventi hanno avuto sede al parco EterNOT: il parco pubblico sorto sull’area occupata dall’Eternit, terreni bonificati dieci anni fa dove ora la città della fibra killer vuole dare una risposta al dolore sofferto per decenni. Dolore rinnovato acutamente dalla sentenza della Cassazione che ha dichiarato prescritti i reati a carico di Stefan Schmideiny, l’industriale svizzero ex proprietario della fabbrica, cancellando i diciotto anni di carcere inflitti nei precedenti gradi di giudizio per disastro ambientale.
Ma il dramma dell’amianto a Casale non può essere dimenticato e il parco vuole e deve essere il luogo della memoria. In mezzo ad esso sorge proprio la collina dedicata alle donne a cui l’amianto ha portato via la vita, donne come Luisa Minazzi, simbolo di Casale, direttrice didattica, ambientalista, e amministratrice comunale, morta di mesotelioma nel 2010. Luisa non lavorò mai all’Eternit, ma da bambina giocava nei giardini sui cumuli di fibre, il famoso polverino che, spostato dal vento, si infiltrava ovunque. Ora, sulla collina delle donne, i bambini possono finalmente correre.
EterNOT è la realizzazione dell’elaborazione di un lutto collettivo, quello che ha portato Casale ad essere tristemente famosa come luogo di dolore e morte. Ma non solo. La città è anche simbolo di lotta e di speranza, di consapevolezza e di resilienza da cui prendere esempio per bonificare, non solo i terreni inquinati ma soprattutto coscienze.




Ambiente… scolastico

Sebbene mi sembra che stia capitando come per le notizie relative ai pitbull che impazziscono nello stesso periodo e aggrediscono padroni e bambini, non si può non notare che il mondo della Scuola sta attraversando un periodo controverso e avverso: studenti che feriscono gravemente docenti o gli stessi compagni, genitori che aggrediscono e picchiano docenti, riforme e provvedimenti che delegittimano e depotenziano la professione docente e lo stesso ruolo  della Scuola come istituzione educativa e formativa. È vero che altrettanti sono i casi di docenti che abusano della loro posizione per maltrattare, intimidire o circuire piccoli e giovani studenti, ma appunto sembra di essere così regrediti alla “cultura del nemico” che se non è lo straniero è comunque l’altro da me che, mettendo in discussione il mio “io” e a rischio la mia “sopravvivenza”, deve essere combattuto e abbattuto. La pulsionalità di darwiniana memoria sta riprendendo il sopravvento e le nuove forme di comunicazione, che hanno anche nell’immediatezza il loro punto di forza, ne amplificano l’istintualità e la violenza: non troppo passata è pure la notizia dello studente che con la scusa di sentirsi male ha chiamato da scuola i genitori che vi si sono precipitati per aggredire, rompendogli una costola, il docente di educazione fisica che aveva ammonito il figlio.

Il rimprovero, la nota disciplinare, il voto negativo, e pure la valutazione del comportamento (diventato quest’anno una lettera che, quindi, non fa più media con i voti numerici delle varie discipline) non hanno valore e, anzi, ti si possono ritorcere contro e tu, addirittura, puoi arrivare a dire: “Non punitelo:  ho fallito io!” come ha detto la docente che è stata accoltellata in pieno volto.

Nelle mie classi di Secondaria di I grado ne abbiamo parlato: si commenta timidamente e mi lasciano perplessi i vari “Come ha fatto a non accorgersi che aveva un coltello?” oppure “Ma come si fa a non difendersi?!” ai quali si sono sommati comunque “È colpa della famiglia!” a proposito dello studente che ultimamente ha bullizzato il professore ultrasessantenne intimandogli di mettergli sei e di inginocchiarsi.

Nel 1974 con i Decreti Delegati si sanciva finalmente l’inizio di una Scuola democratica e partecipata “dando ad essa il carattere di una comunità che interagisce con la più vasta comunità sociale e civica”; nel 2007 si è aggiunto il “Patto di corresponsabilità: uno strumento educativo e formativo che promuove percorsi di crescita responsabile.”

Se democrazia, partecipazione, responsabilità sono da ripensare e perfezionare, il concetto di comunità prima ancora è tutto da costruire. Ed è ancora una volta questione di rispetto dell’ambiente nel quale si vive e si interagisce con altri esseri viventi e auspicabilmente pensanti.

 




Earth Day – 22 aprile 2018

Dal 1970 si svolge una delle più importanti iniziative dedicate all’ambiente, la Giornata mondiale della Terra, e proprio un mese fa, il 22 marzo (Giornata mondiale dell’Acqua), è iniziato il Decennio Internazionale di Azione sull’Acqua per uno Sviluppo Sostenibile.

Molti gli eventi organizzati nel mondo per questa giornata, dedicata in special modo alla campagna per l’eliminazione dell’inquinamento da plastica[1]:  concerti, spettacoli, incontri, mostre, rapporti…

Il doodle dedicato di Google

La piccola canadese indigena Autumn Peltier, 13 anni, è stata premiata come volontaria e invitata poi a parlare durante un’Assemblea dell’ONU[2].

È una ragazzina molto spirituale e coraggiosa, come coloro che sfidano i potenti e le multinazionali per tutelare l’ambiente a rischio della vita: ne sono prova i recenti  assassini perpetrati in America Latina a danno di ambientaliste/i.

Sul sito Earth day Italia[3]appaiono le numerose iniziative nazionali: sulla Terrazza romana del Pincio, dal 21 al 15 aprile ha avuto luogo la grande manifestazione Villaggio per la Terra, rivolta all’intera cittadinanza, ma con particolare attenzione a bambine/i e teen-agers.

Nel nostro piccolo, in famiglia e nelle classi, dobbiamo far riflettere le nuove generazioni, che sono il presente e il futuro dell’umanità, e sensibilizzarle a comportamenti più responsabili: “Ai/lle bambini/e bisogna dare ali per volare e radici per crescere e sapere dove ritornare” diciamo, parafrasando il Dalai Lama. E come Martin Luther King abbiamo un sogno: uscire dalla schiavitù di quell’Egitto costituito dal benessere e dalla crescita incontrollata, dal consumo e dallo spreco, dall’usa e getta e dal progresso insostenibile per un viaggio di libertà e liberazione attraverso il mare momentaneamente asciutto. Ma cosa vedremmo oggi in quel fondale? Laddove avevamo visto grande ricchezza e biodiversità marina, oggi vedremo mucillagini, alghe tossiche, maree rosse e pesci morti in superficie, tartarughe, pesci, cetacei, intrappolati in reti smarrite, lavatrici, biciclette, relitti di vascelli, automobili, fusti di stoccaggi radioattivi gettati a fondo dalle ecomafie e troppa plastica, tanta da avere creato la cosiddetta “isola di plastica del Pacifico”, che ora sembra siano diventate due!.

Sappiamo ormai con certezza che dopo il disastro nucleare di Fukushima, l’acqua di raffreddamento dei reattori è stata riversata nell’oceano e sappiamo che proprio due settimane fa è stato sequestrato un impianto che scaricava liquidi contaminati nel mar Jonio, a Rotondella (Matera).

Possiamo anche confidare nel piccolo batterio trovato da scienziati giapponesi[4]o nel bruco che mangia la plasticaindividuato dalla ricercatrice italiana in biologia molecolare, Federica Bertocchini[5], ma è urgente fare il Mondo un po’ più “mondo”, appunto, pulito e bello, e comunicare con forza a tutti/e che c’è un modo nuovo di fare per un Mondo da tutelare!

 

[1]https://www.earthday.org/

[2]https://www.youtube.com/watch?v=_EodBINYV7A

[3]http://www.earthdayitalia.org/

[4]http://www.repubblica.it/scienze/2016/03/11/news/batterio_plastica-135233173/

[5]http://www.repubblica.it/scienze/2017/04/25/news/biologa_italiana_scopre_il_bruco_che_mangia_la_plastica_cosi_e_nata_per_caso_la_mia_ricerca_-163836136/




Basta poco!

Pochi mesi e sarà estate. Indimenticabile, per me, quella scorsa…

Il dubbio: rimanere in spiaggia in attesa o andare via troppo presto. Ritornarci, ma stavolta la certezza è che è un po’ troppo tardi. Decidere poi di rimanerci e di starci fino a quando… fino a quando finalmente il miracolo della vita che si rinnova pronta già ad affrontare difficoltà e pericoli è lì sotto i tuoi occhi velati da lacrime di gioia. Ed eccola una minuscola tartaruga Caretta Caretta, che nel buio si confonde con la sabbia appena ondulata dalle precedenti orme, venire fuori veloce e determinata a raggiungere l’increspato nero brillante del mare: ha perso l’unico dentino che aveva nel rompere la rotondità dell’uovo che l’ha protetta per circa due mesi sotto cinquanta centimetri di sabbia e di attenzioni e ora si immerge in quelle acque che hanno visto, sempre nella tranquillità del buio, un’affaticata enorme mamma tartaruga arrivare sulla spiaggia di Castellaneta Marina (TA) per deporre ottantasei piccole bianche speranze. Non si conosceranno mai e la selezione naturale sarà durissima. Di lì a poco altre otto contemporaneamente: saranno più forti insieme? Saranno più facilmente individuabili dai predatori?

Dopo una settimana sessantuno sarebbero state le uova schiuse e per WWF, Anpana, Guardia Ecozoofila sarebbe stato tempo di bilancio. E anche per me, che per più di un mese avevo seguito l’evolversi della situazione, dalla semplice recinzione di protezione al percorso ben delimitato e rinforzato, e, pensando anche alla schiusa, avevo ripulito con un retino quasi quotidianamente, e sempre più incredula, la sabbia letteralmente martoriata da cicche di sigaretta, piccoli imballaggi di plastica, tappi, bicchieri, cannucce … Ma veramente possiamo odiare così l’ambiente e quindi noi e la nostra prole?

Fuoriusciti per un guasto da un impianto di depurazione del Sele, in Campania, dei dischetti traforati in plastica proprio in queste settimane hanno invaso il Tirreno; il mese scorso è stata trovata una colonia di pinguini che vive su agglomerati di plastica; le correnti marine hanno già formato la seconda enorme isola di plastica, dopo quella trovata già nel 1977 da Charles Moore, nell’oceano Pacifico; almeno una balena si è arenata perché ha ingerito una trentina di sacchetti di plastica, come accaduto in Norvegia un anno fa …

Veramente possiamo accettare tutto questo senza fare nulla? E, prima ancora, senza sentirci responsabili?

L’educazione delle famiglie e l’Istruzione tutta possono fare molto: in Puglia con il quadernetto didattico “Basta poco!” distribuito gratuitamente nelle Scuole Primarie (con relativa pagina facebook) si sta compiendo un altro passetto verso un consumo più consapevole dell’acqua, per esempio, e verso la riduzione della plastica e degli sprechi con l’invito ad aiutare gli/le altri/e.

È cristiano, ma anche civico e civile, il messaggio “Ama il tuo prossimo come te stesso/a”, ma come possiamo amare davvero se non ci amiamo?

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Taranto – Per un chilo d’acciaio

“Ieri abbiamo spazzato a terra: manco Gesù Cristo sa quanto minerale abbiamo trovato!”. Questo enunciato, nella sua versione in dialetto tarantino, ha fatto il giro su WhatsApp e Facebook anche sotto forma di brano musicale ritmato e martellante. E a Taranto la musica è la stessa da mezzo secolo nella convinzione che il cambiamento della realtà del Sud d’Italia debba passare dall’industria pesante e non piuttosto dalla pensata valorizzazione del verde-azzurro paesaggio e della cultura, che ha pure nella Magna Grecia e prima ancora negli insediamenti paleolitici il suo punto di forza e di sorprendente bellezza. Invece, grande il doppio rispetto alla città dei due mari fondata da Sparta, con la sua agognata prosperità del posto fisso nelle campagne ricche di ulivi e masserie si è insediato un mostro, affamato di vita e di esistenze, frutto di «un processo barbarico d’industrializzazione. Un’impresa industriale a partecipazione statale, con un investimento di quasi 2000 miliardi, non ha ancora pensato alle elementari opere di difesa contro l’inquinamento e non ha nemmeno piantato un albero a difesa dei poveri abitanti dei quartieri popolari sotto vento»come scriveva già nel 1971 A. Cederna sul Corriere della Sera.

E per l’ennesima volta chi scrive, per esempio, sono i “Genitori tarantini” che dopo gli ultimi sconvolgenti “wind day”[1] si sono rivolti a Calenda chiedendogli se si sia mai chiesto quanto, in verità, costi un chilo d’acciaio. “ … Quanto costa in spese sanitarie? Quanto in casi di infertilità? Quanto in bambini nati già malati? ..” E gli chiedono di fare questi calcoli consultando la Costituzione soprattutto ora che, subentrato dopo i Riva il colosso Arcelor Mittal, anche l’UE ha aperto un’indagine Antitrust sull’acquisizione grazie a una delle tante denunce di Peacelink. E ancora a Pasqua, in risposta ai suoi tweet nei quali afferma che Taranto potrebbe diventare una seconda Bagnoli, tra le altre cose fanno presente che altrove in Italia gli operai sono stati impiegati per le bonifiche e non sono diventati migliaia di esuberi.

Un mio caro amico mi disse che quando era piccolo credeva che l’Italsider (allora si chiamava così) fosse la fabbrica delle nuvole: ora in Mississippi la NASA con il suo Artificial Clouds Generation System è davvero in grado di produrne e di far piovere poco dopo, però con chissà quali ripercussioni sull’atmosfera. Tra nuvole di fumo e nuvole artificiali, la Germania con la riconversione della Ruhr ci può solo essere di ispirazione: in dieci anni le strutture sono diventate musei, ristoranti, teatri o siti di archeologia industriale, molti operai sono diventati guide per i tantissimi turisti che, quanto a numero, sono quasi quanti quelli che visitano Pompei, e … il ritrovato verde brillante del paesaggio risplende con l’azzurro del cielo, nuvoloso, sì, ma a seconda delle condizioni meteorologiche.

 

[1] Giorni di vento nei quali l’Amministrazione comunale consiglia alla cittadinanza di non aprire le finestre e di rimanere in casa poiché nell’aria volano le polveri e i minerali depositati nei parchi minerari che non hanno mai avuto una copertura; le scuole restano chiuse.




La terra trema, con la presunta innocenza dell’air gun

Notte tra il 23 e il 24 marzo: ero nel letto, raffreddatissima, e ho pensato a un brivido che dalla testa mi scorresse fino ai piedi. Certo, era un brivido ben cadenzato e particolare … L’indomani avrei saputo che era stato un terremoto.

Così come all’alba del primo aprile al largo di Bari.

Io ne ho vissuti alcuni tra cui quello dell’Irpinia del 1980. “Vissuti”, in verità, è parola grossa perché nella provincia di Taranto di solito arrivano sempre le onde di propagazione. Ma ricordo, per esempio, l’ondulazione violenta della poltrona sulla quale ero seduta e il lampadario che dondolava.

Questo è stato diverso: è stato come una leggera raffica.

Ora, per quanto non sia un’esperta, da anni mi preoccupo di ambiente e ho conosciuto, virtualmente, il prof. Ferdinando Boero dell’Università di Lecce e la prof. Maria Rita D’Orsogna: l’uno mi ha fatto riflettere sul fatto che, sommato tutto, si devono ‘ringraziare’ le lobby del petrolio se si è riusciti ad arginare quelle del nucleare, l’altra mi ha fatto scoprire i pericoli che insidiano il nostro Adriatico, sebbene lei ormai abiti stabilmente a Los Angeles.

Si tratta dell’air gun, uno strumento usato in geofisica, e in particolare nelle prospezioni geofisiche in mare, che genera spari che servono per individuare giacimenti di idrocarburi da trivellare. Secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia si possono generare vibrazioni anomale ma non terremoti; però nell’immediato, per esempio, viene danneggiato il pescato.

Fatto è che, come previsto da una concessione governativa che ha scavalcato le decisioni delle regioni Abruzzo e Puglia, l’air gun nell’Adriatico è iniziato a marzo scorso e gli accordi prevedono che continuerà fino a marzo prossimo;dopo verrà il pozzo esplorativo e poi quello permanente; a seguire saranno costruiti l’infrastruttura a terra e a mare e gli impianti di raffinazione con oleodotti, trasporti e pericolo riversamenti.

La situazione è allarmante a partire dalla mancanza di democrazia nelle scelte e dalla distorta o mancata informazione.

Il Ministero dell’Ambiente è anche quello della Tutela del territorio, ma di tutela del mare se n’è occupato davvero poco: ditte d’oltralpe, sempre in questi giorni, hanno avuto il permesso di eseguire indagini geofisiche in due aree protette al largo di Santa Maria di Leuca, tra cui al “Posidonieto Capo San Gregorio – Punta Ristola” fra le zone più protette al mondo per la loro unicità. Tre milioni di spari, ventiquattro ore su ventiquattro, su strenelle striate, balenottere, capodogli e ancora su gamberi, scampi e pure tartarughe Caretta Caretta!

Il WWF da undici anni ci invita a partecipare a Earth Hour, l’Ora della Terra, partita come iniziativa dall’Australia nel 2007 e quest’anno celebrata il 24 marzo: un’ora nella quale vengono spente tutte le luci, dai monumenti delle città alle singole abitazioni, per contrastare i cambiamenti climatici tagliando i consumi energetici.

L’obiettivo, inutile dirlo, è l’utilizzo di energie alternative e la mobilità sostenibile: come dire, una simbolica ora al buio per vincere il buio di chi non vede che il petrolio e i combustibili fossili in genere, come fonte energetica e prima ancora come fonte di lavoro e di ricchezza.

Ai danni della sicurezza e della bellezza della Terra e di chi la abita.