SVIZZERA – “C’est les italiens qui ont fait la Suisse”, ma le frontiere dal 2017 saranno chiuse
Di Giusy Michielli (inviata)
Il 9 febbraio scorso il risultato di un referendum popolare promosso dall’Udc, seppur con uno stretto margine di maggioranza, ha decretato la chiusura delle frontiere elvetiche agli immigrati che arrivano puntualmente in Svizzera alla ricerca di un lavoro e dunque di un futuro migliore. La decisione pare sia stata dettata dal bisogno di tutelare la popolazione autoctona in cui si registra un numero crescente di licenziamenti, a causa del costo più basso del lavoro di un immigrato che percepirebbe una paga corrispondente ai due terzi di quella di un cittadino elvetico.
L’esito del voto popolare non sarà immediato, ma graduale ed entrerà completamente in vigore solo a partire dal 2017.
Un’altra decisione volta a preservare il popolo svizzero è stata presa dal Gran Consiglio il 29 gennaio e tenderebbe a rivalutare la Convenzione stipulata quarant’anni fa tra Svizzera e Italia per ciò che concerne la condizione dei frontalieri e mirerebbe secondo il deputato Christian Vitta,ideatore dell’iniziativa ad un incremento dell’introito fiscale nelle casse del Canton Ticino e a un trattamento più equo tra i frontalieri, in quanto vi era disparità di servizio tra quelli residenti e non entro 20 km dalla frontiera
Nonostante attualmente la forza lavoro straniera non sia più gradita,nel paese elvetico c’è un detto che riguarda gli emigrati italiani che recita :” c’est les italiens qui ont fait la Suisse” ossia sono gli italiani che hanno fatto la Svizzera e si riferisce al loro lavoro di manovalanza nella costruzione di infrastrutture ed edifici, dunque agli svizzeri ha fatto comodo il lavoro degli stranieri, quando loro potevano permettersi di non “sporcarsi le mani”.
E’ un’Italia che vedi.
L’Italia che vedi se ti alzi al mattino ed esci a lavorare, a studiare, a parlare con gli altri, a far crescere i figli, ad essere curioso, non è quella che ti fanno vedere.
Non si interessa di Renzi, Berlusconi o Grillo. Ma si interessa di politica, come di calcio, di donne e di uomini: che sono le cose importanti della vita. E se ne interessa sempre di più, per controllare, per capire, per non essere presa in giro dalle mistificazioni di chi ha reso quasi un deserto “il giardino d’Europa” con meschine guerre di potere. Ha ragione Fabrizio Barca : la realtà la conosce meglio il cittadino che la vive, che non un Ministro nei suoi corridoi e nelle sue interviste sui giornali. E questo non fa sì che si debbano scambiare i ruoli. Ma è ormai chiaro che il governante deve spiegare ai governati la verità, i motivi delle sue scelte. Altrimenti loro la scopriranno in altri modi, e, se traditi e truffati, non parteciperanno alla società, alla crescita, allo sviluppo, al tavolo dove vedono e riconoscono chi bara. Disaffezione, diserzione: dissocietà. Se vogliono questo i populisti del terzo millennio, i Renzi, i Grillo, i Berlusconi – e le società di comunicazione mediatica che ce li propinano -, lo avranno: e non sarà un bel vedere.
E’ un’Italia che è stata divisa da un sistema maggioritario che non era adatto all’Italia. Mescolata come è tra conservatori e innovatori di destra – piccoli padroncini, commercianti e grandi famiglie che di imprenditoriale hanno poco – e conservatori ed innovatori di sinistra. Esistono ? Sicuramente. C’è una sinistra in Italia? Ah, saperlo. Un popolo senza partito, quindi. E la guerra maggioritaria ha solo creato macerie.
Poi ci sono le eccellenze senza guida strategica ma che sono più globali di quanto si pensi. Non vogliono pagare le tasse? Non vogliono farlo per chi non paga gli insegnanti, per chi non offre servizi, per chi non pianta giardini, per chi non affianca le imprese. Non partecipano ad un gioco con eterni vincitori ed eterni perdenti. Non sono stupidi. Il trucco, ormai, si vede.
Quindi, non si attende più. Se il futuro arriva a darci fiato, bene. Altrimenti, si continua così: in un declino consolidato. Tutto si decide in questo 2014. Dove non ci sarà soltanto il Mondiale di calcio, da vedere. A proposito: forza Uruguay.
IRAQ – Lettera alla madre di Reyhaneh Jabbari: “Cara Sholen, ho capito che la bellezza non è cosa per questo tempo”IRAQ – Lettera alla madre di Reyhaneh Jabbari: “Cara Sholen, ho capito che la bellezza non è cosa per questo tempo”
di Giusy Michielli
Reyhaneh Jabbari è morta nel silenzio sconcertante dei media, il giorno dopo al contrario in molti le hanno dedicato articoli colmi di dolore e rabbia. Lacrime di coccodrillo, per non aver lottato affinché la sua esecuzione fosse impedita. La vita di questa giovane studentessa iraniana cambiò radicalmente, quando all’età di diciannove anni Morteza Abdolali Sarbandi, un ex agente dei servizi segreti iracheni la attirò nel suo appartamento con il pretesto di proporle un lavoro. In realtà, cercò di violentarla, ma lei si difese con tutte le sue forze e lo uccise. Legittima difesa? No, purtroppo, in una nazione in cui quotidianamente i diritti delle donne vengono violati, tutto questo è impensabile. La ragazza fu portata in questura, dove dovette subire l’umiliazione d’essere schiaffeggiata da un’altra donna solo perché aveva le unghie laccate. Un vezzo, per l’altra, probabilmente imperdonabile! Fu interrogata, ma non le fu concessa l’assistenza legale, in seguito fu condannata a morte mediante l’impiccagione alla fine di un processo pieno d’ombre. Reyhaneh Jabbari ha trascorso cinque anni nel braccio della morte, aveva solo un modo per salvarsi, ossia ricevere il perdono dai parenti di Sarbandi, essi glielo avrebbero concesso solo nel caso lei avesse ritrattato la sua versione dei fatti, negando che l’uomo avesse cercato di violentarla, ma lei sperando in una giustizia terrena che purtroppo non si è mostrata tale, non lo ha fatto. Il giorno in cui è avvenuta l’esecuzione, non erano presenti i suoi parenti a tenerle la mano, c’erano invece i parenti del mostro divenuto martire, il figlio di quest’ultimo è stato colui che ha tolto lo sgabello posto sotto i piedi di Reyhaneh. Prima di morire lei ha registrato un messaggio testamento destinato a sua madre in cui chiedeva che i suoi organi venissero donati, ma il suo ultimo desiderio non è stato esaudito. Alla sua famiglia non è stato concesso nemmeno di recitare le preghiere al suo funerale. Le hanno riservato un trattamento pari a quello che si dovrebbe riservare a chi compie crimini contro l’umanità o a chi ha cercato di stuprarla. Di seguito, troverete la toccante lettera/testamento che Reyhaneh Jabbari ha indirizzato a sua madre: Cara Sholeh, oggi sono venuta a sapere che è venuto per me il momento di affrontare la Qisas (ndt una sorta di legge del taglione vigente nel sistema legale iraniano).
Mi fa male scoprire che non sei stata tu ad informarmi che è stata già scritta l’ultima pagina del libro della mia vita. Non credi che avrei dovuto saperlo? Sai bene quanta vergogna provi nel saperti intristita. Perché non mi hai lasciato cogliere l’occasione per baciare la tua mano e quella di papà? Il mondo mi ha voluto per 19 anni. Quella terribile notte sono io che sarei dovuta morire. Il mio corpo sarebbe stato gettato in qualche vicolo dimenticato della città, e dopo alcuni giorni la polizia ti avrebbe condotto nell’ufficio del coroner per identificarlo, là ti avrebbero anche informato che ero stata violentata. L’assassino non sarebbe mai stato scoperto dato che noi non siamo né ricchi né potenti come loro. In questo modo tu avresti continuato a vivere soffrendo e svergognata, alcuni anni dopo saresti morta consumata da tanto soffrire e sarebbe finita lì. Invece, con quel colpo maledetto la storia è cambiata. Il mio corpo non è stato scaricato in nessun luogo, se non nella tomba della prigione Evin e dei suoi corridoi solitari, e ora nella prigione tomba di Shahr-e Ray. Ma tu devi accettare il fato e non devi lamentarti. Sai bene che la morte non é la fine della vita. Mi hai insegnato che si viene in questo mondo per fare esperienza e imparare lezioni e che ogni rinascita porta seco una nuova responsabilità sulle nostre spalle. Io ho imparato che a volte occorre lottare. Ricordo bene quando mi raccontasti che l’autista protestò con l’uomo che mi stava frustando, ma il fustigatore lo colpì in testa e sul viso portandolo alla morte. Tu però mi hai fatto notare che per creare valore occorre perseverare comunque, anche se uno di noi muore.
Ci hai insegnato che nell’andare a scuola ci dovevamo comportare da signore anche in mezzo alle baruffe e alle lamentele. Ti ricordi quanto ci tenevi a che ci comportassimo bene? Ebbene, il tuo insegnamento non era giusto. Quando è accaduto quell’incidente, i tuoi consigli non mi hanno aiutato. Anche il solo presentarmi in un tribunale mi ha fatto apparire come un’assassina a sangue freddo e una criminale senza scrupoli. Non ho pianto. Non ho chiesto perdono. Non ho pianto e ho rimesso tutta la mia fiducia nella legge.
Mi hanno così accusata di essere insensibile davanti ad un crimine. Io, io che non uccidevo neppure le mosche, io che scacciavo gli scarafaggi prendendoli per le antenne. Ora sono diventata un pericoloso assassino e il modo di avvicinarmi a quegli insetti è stato interpretato come chiaro segno di una latente personalità maschile tenuta ben nascosta. Il giudice non si è neppure preso la briga di notare che al tempo del fatto avevo unghie lunghe e ben curate. Che tempra ottimista colui che si aspettava giustizia da quei giudici! Non si sono mai posti il problema che le mie mani non sono piene di calli come le mani delle sportive, delle donne che si dedicano alla boxe. E questo Paese – l’amore verso il quale tu hai instillato in me – non mi ha mai voluto, non mi ha mai difeso quando, sotto le accuse degli aguzzini, piangevo e ascoltavo le parole più scurrili. In compenso, quando ho infine rasato l’ultimo segno di bellezza da me, tagliandomi i capelli, sono stata premiata: 11 giorni di isolamento. Cara Sholeh, non piangere per ciò che ti vado raccontando. Il primo giorno in cui nella stazione di polizia un vecchio agente scapolo mi ha offeso a causa delle mie unghie, ho capito che la bellezza non è cosa per questo tempo.
La bellezza degli sguardi, la bellezza dei pensieri e dei desideri, una bella scrittura, la bellezza degli occhi e di visione, finanche la bellezza di una bella voce. Cara madre mia, il mio modo di pensare è cambiato ma tu non ne sei responsabile. Le mie parole somigliano ad un fiume in piena e così le ho date tutte a qualcuno che, dopo che sarò giustiziata in tua assenza e senza che tu lo sappia, te le consegnerà. Ti ho lasciato tante lettere in eredità. Tuttavia, prima di morire voglio qualcosa da te; voglio che tu stia con me e con le mie ragioni con tutta la tua forza e in ogni maniera possibile. In verità questo è tutto ciò che voglio da questo mondo, da questo Paese, da te. So che necessiti di tempo per farlo. Di conseguenza, ti farò conoscere parte del mio testamento molto presto. Non piangere e ascolta. Voglio che ti rechi al Tribunale e metta i giudici al corrente della mia richiesta. Non posso infatti scrivere una simile lettera dalla prigione e ottenere la firma del direttore; ne deriva che una volta ancora tu dovrai soffrire per me. È l’unica cosa che sebbene tu implori non mi preoccuperebbe anche se ti ho pregato più volte di non chiedere che io venga salvata dall’esecuzione. Mia dolcissima madre, cara Sholeh, l’unica che mi è più cara della mia stessa vita, non voglio marcire nella terra, non voglio che i miei occhi e il mio cuore diventino polvere. Implora che venga fatto in modo che subito dopo la mia impiccagione il mio cuore, i reni, gli occhi e qualsiasi parte del mio corpo che possa essere trapiantata sia presa e data in dono a qualcuno che ne ha bisogno. Non voglio che chi li riceve sappia di me, mi compri fiori o anche che preghi per me.
Ti sto dicendo dal profondo del mio cuore che non voglio avere una tomba dove tu possa venire a piangere e a soffrire. Non voglio che ti metta a lutto per me. Fai del tuo meglio per dimenticare questi miei giorni difficili.Lascia che il vento mi porti via. Il mondo non ci ha amate. Non voleva il mio fato. E allora mi arrendo e abbraccio la morte. Alla corte di Dio accuserò gli ispettori, accuserò l’ispettore Shamlou, accuserò il giudice e accuserò i giudici della Suprema Corte che mi hanno percosso quando ero sveglia e non hanno smesso di torturarmi.
All corte del Creatore accuserò il dottor Farvandi, accuserò Qassem Shabani e tutti gli ignoranti che con le loro bugie mi hanno infamato e hanno calpestato i miei diritti e se ne sono fregati del fatto che a volte ciò che appare vero è lungi dall’esserlo. Cara dolcissima Sholeh, nell’altro mondo saremo noi gli accusatori e altri gli accusati. Attendiamo di vedere ciò che Dio vuole. Io volevo semplicemente abbracciarti fino all’ultimo giorno della mia vita.
Ti amo.
EUROPA – Eutanasia? In Svizzera aumentano del 34% le richieste da parte degli italianiEUROPA – Eutanasia? In Svizzera aumentano del 34% le richieste da parte degli italiani
di Giusy Michielli (inviata)
Il diritto di decidere di morire in Italia risulta essere ancora tabù, tanto da spingere i malati terminali a compiere il loro ultimo viaggio in Svizzera, dove l’eutanasia è legale dal 1942 e peraltro ha registrato un aumento del 34% dellerichieste da parte degli italiani. Strano pensare che si vada nel paese elvetico anche per l’ultimo viaggio da vivi, oltre che per la speranza di un futuro migliore data l’impossibilità di trovare un lavoro nella nostra terra matrigna. Nonostante la proposta di legge depositata in parlamento circa un anno fa dai radicali dell’associazione “Luca Conscioni” e sottoscritta da 67.000 cittadini a cui bisogna aggiungere le oltre 80.000 raccolte online, pare che essa continui a giacere sotto l’indifferenza di uno stato disinteressato all’esigenza della gente che soffre, paga le tasse e non ha il diritto di morire nella propria patria. Il diritto ad una morte dignitosa e “dolce” risulta essere legittimato in quasi tutti paesi europei ad esclusione dell’Italia e del Portogallo in cui viene considerato omicidio volontario, ma con modalità differenti. Il primo paese a rendere legale l’eutanasia è stato l’Olanda nel 2002, che accetta l’assistenza al suicidio e l’eutanasia attiva, ossia l’assunzione da parte del malato di sostanze che provocano il decesso. In seguito fu la volta del Belgio che di recente ha introdotto il diritto di morire anche per i bambini malati terminali, nel pieno possesso delle loro capacità mentali. In Inghilterra, Svezia, Germania e Austria si tollera solamente l’eutanasia passiva, cioè la sospensione delle cure nei malati terminali, mentre Danimarca, Norvegia, Ungheria, Spagna e Repubblica Ceca sono solo a sfavore dell’accanimento terapeutico. Agli indecisi consiglierei di consultare l’ultimo libro di uno dei più noti teologi cattolici contemporanei, Hans Küng dal titolo “Morire felici?” nel quale il teologo sollecita a “liberalizzare l’attività delle associazioni che aiutano a morire, anche accettando che lo facciano a pagamento, così come parroci, chiese e autorità si fanno pagare per i funerali”.di Giusy Michielli (inviata)
Il diritto di decidere di morire in Italia risulta essere ancora tabù, tanto da spingere i malati terminali a compiere il loro ultimo viaggio in Svizzera, dove l’eutanasia è legale dal 1942 e peraltro ha registrato un aumento del 34% dellerichieste da parte degli italiani. Strano pensare che si vada nel paese elvetico anche per l’ultimo viaggio da vivi, oltre che per la speranza di un futuro migliore data l’impossibilità di trovare un lavoro nella nostra terra matrigna. Nonostante la proposta di legge depositata in parlamento circa un anno fa dai radicali dell’associazione “Luca Conscioni” e sottoscritta da 67.000 cittadini a cui bisogna aggiungere le oltre 80.000 raccolte online, pare che essa continui a giacere sotto l’indifferenza di uno stato disinteressato all’esigenza della gente che soffre, paga le tasse e non ha il diritto di morire nella propria patria. Il diritto ad una morte dignitosa e “dolce” risulta essere legittimato in quasi tutti paesi europei ad esclusione dell’Italia e del Portogallo in cui viene considerato omicidio volontario, ma con modalità differenti. Il primo paese a rendere legale l’eutanasia è stato l’Olanda nel 2002, che accetta l’assistenza al suicidio e l’eutanasia attiva, ossia l’assunzione da parte del malato di sostanze che provocano il decesso. In seguito fu la volta del Belgio che di recente ha introdotto il diritto di morire anche per i bambini malati terminali, nel pieno possesso delle loro capacità mentali. In Inghilterra, Svezia, Germania e Austria si tollera solamente l’eutanasia passiva, cioè la sospensione delle cure nei malati terminali, mentre Danimarca, Norvegia, Ungheria, Spagna e Repubblica Ceca sono solo a sfavore dell’accanimento terapeutico. Agli indecisi consiglierei di consultare l’ultimo libro di uno dei più noti teologi cattolici contemporanei, Hans Küng dal titolo “Morire felici?” nel quale il teologo sollecita a “liberalizzare l’attività delle associazioni che aiutano a morire, anche accettando che lo facciano a pagamento, così come parroci, chiese e autorità si fanno pagare per i funerali”.
Dejavu’
di Massimo Ribaudo
Sono quei momenti dove ti dici :”questa scena l’ho già vista”. Prima di tutto fa caldo. Ed umido. E poi, ci sono Mondiali, da birra gelata, ozio e istinti maschili e belluini. Quindi, il potere può tentare di fare quello che vuole. Il potere che decide di finanziare un’opera inutile, dal nucleare, alla Tav, al Mose. E non tira fuori un soldo per gli uffici che devono occuparsi di destinare i soldi delle confische dei beni ai mafiosi, od ai controlli di qualità sul cibo. Il potere che ottiene denaro dall’inutilità e dallo spreco, perchè la prosperità delle masse lo renderebbero più facilmente controllabile. E meno potente, nel suo corrompere. Ti distrai un attimo, un gol di Roberto Baggio, ed ecco arrivare il decreto Previti. E dopo venti anni, ancora stai fremendo per il calcio d’inizio, e già la Camera – spaventata dall’inchiesta veneziana – fa schioccare la frusta contro i Magistrati. Alla Camera, secondo l’emendamento del leghista Gianluca Pini, “chi ha subìto un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale”. L’emendamento è stato approvato. Vi sembra una norma corretta ? Non lo è. Non lo è nei confronti di reati complessi come quelli della corruzione, dei reati finanziari, dove le norme sono di una complessità (e di una variegata frammentazione) tale da rendere sempre possibile un ricorso per violazione di legge, ma è sopratutto il concetto di “colpa grave” a far sospettare l’interprete. Qual è il labile confine tra una mera disattenzione, un atteggiamento persecutorio ed una volontà di non tener conto della legge per colpire un cittadino ? Bastava prevedere il dolo. La “colpa grave” è aleatoria e bloccherà molti processi. Anche perchè si può chiedere il risarcimento dei danni non patrimoniali. Dello stress fisico. Immaginate quanti criminali dai colletti bianchi, quanti finanzieri, quanti politici – al termine di un processo estenuante e difficilissimo – saranno dimagriti. Magari, come l’on. Giachetti del Partito Democratico che ha difeso e votato per questo emendamento. In contrasto col Governo, dice. Il Governo che ha la maggioranza alla Camera. E per soli sette voti questo provvedimento è passato, è stato inserito nella Legge comunitaria ed ora sarà al vaglio del Senato. Si doveva fare qualcosa per contrastare la corruzione e si indebolisce il lavoro della Magistratura, con la scusa della sacrosanta tutela dei diritti dell’imputato. Dove chi ruba una mela sarà sempre condannato. Chi pone in essere un atto di concussione, specie se è anche dirigente della società che paga l’amministratore pubblico, non potrà essere condannato. Si continua, quindi: invece di combattere la piaga corruttiva si è prodotto un corpus di leggi, dal lodo Alfano alla depenalizzazione del falso in bilancio, che hanno aggravato la situazione. E questo è il nuovo atto. Ma stavolta, ti dici, non sono i cattivi. Non è Berlusconi. Certo. E’ il Pd di Renzi. Il potere. Quello alla cui porta c’è sempre lo stesso cartello: “Non disturbare il manovratore”.Sono quei momenti dove ti dici :”questa scena l’ho già vista”. Prima di tutto fa caldo. Ed umido. E poi, ci sono Mondiali, da birra gelata, ozio e istinti maschili e belluini. Quindi, il potere può tentare di fare quello che vuole. Il potere che decide di finanziare un’opera inutile, dal nucleare, alla Tav, al Mose. E non tira fuori un soldo per gli uffici che devono occuparsi di destinare i soldi delle confische dei beni ai mafiosi, od ai controlli di qualità sul cibo. Il potere che ottiene denaro dall’inutilità e dallo spreco, perchè la prosperità delle masse lo renderebbero più facilmente controllabile. E meno potente, nel suo corrompere. Ti distrai un attimo, un gol di Roberto Baggio, ed ecco arrivare il decreto Previti. E dopo venti anni, ancora stai fremendo per il calcio d’inizio, e già la Camera – spaventata dall’inchiesta veneziana – fa schioccare la frusta contro i Magistrati. Alla Camera, secondo l’emendamento del leghista Gianluca Pini, “chi ha subìto un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale”. L’emendamento è stato approvato. Vi sembra una norma corretta ? Non lo è. Non lo è nei confronti di reati complessi come quelli della corruzione, dei reati finanziari, dove le norme sono di una complessità (e di una variegata frammentazione) tale da rendere sempre possibile un ricorso per violazione di legge, ma è sopratutto il concetto di “colpa grave” a far sospettare l’interprete. Qual è il labile confine tra una mera disattenzione, un atteggiamento persecutorio ed una volontà di non tener conto della legge per colpire un cittadino ? Bastava prevedere il dolo. La “colpa grave” è aleatoria e bloccherà molti processi. Anche perchè si può chiedere il risarcimento dei danni non patrimoniali. Dello stress fisico. Immaginate quanti criminali dai colletti bianchi, quanti finanzieri, quanti politici – al termine di un processo estenuante e difficilissimo – saranno dimagriti. Magari, come l’on. Giachetti del Partito Democratico che ha difeso e votato per questo emendamento. In contrasto col Governo, dice. Il Governo che ha la maggioranza alla Camera. E per soli sette voti questo provvedimento è passato, è stato inserito nella Legge comunitaria ed ora sarà al vaglio del Senato. Si doveva fare qualcosa per contrastare la corruzione e si indebolisce il lavoro della Magistratura, con la scusa della sacrosanta tutela dei diritti dell’imputato. Dove chi ruba una mela sarà sempre condannato. Chi pone in essere un atto di concussione, specie se è anche dirigente della società che paga l’amministratore pubblico, non potrà essere condannato. Si continua, quindi: invece di combattere la piaga corruttiva si è prodotto un corpus di leggi, dal lodo Alfano alla depenalizzazione del falso in bilancio, che hanno aggravato la situazione. E questo è il nuovo atto. Ma stavolta, ti dici, non sono i cattivi. Non è Berlusconi. Certo. E’ il Pd di Renzi. Il potere. Quello alla cui porta c’è sempre lo stesso cartello: “Non disturbare il manovratore”.
ITALIA – Non conviene uscire dall’euro, ma bisogna cambiare rottaNON CONVIENE USCIRE DALL’EURO MA BISOGNA CAMBIARE ROTTA
Dopo le recenti elezioni degli europarlamentari, restano irrisolte alcune questioni. Abbiamo posto alcune domande a ad Alessandro Morselli, docente di Complementi di Politica Economica all’Università di Roma “La SAPIENZA”.
DOMANDA: In che modo, secondo Lei, è possibile risolvere il problema della moneta unica?
RISPOSTA:
Ogni qualvolta siamo in prossimità di una scadenza elettorale si accende il dibattito sull’uscita dall’euro dell’Italia. Sono convinto che a questa soluzione non ci crede nemmeno chi la sostiene fortemente. Sarebbe invece auspicabile programmare un piano di crescita in cooperazioni con gli altri paesi europei.
DOMANDA: Quali sarebbero le politiche economiche più idonee alla crisi?
RISPOSTA:
Di fronte a questa recessione è sempre più urgente un ritorno a politiche europee di rilancio della domanda, condizione indispensabile per uscire dalla crisi. Si tratta di attivare nuovi strumenti europei per sostenere l’economia e avviarla verso un sentiero di crescita sostenibile, con un ampliamento di bilancio dell’Unione, il varo di Eurobond destinati a finanziare progetti di investimento per l’economia reale e un ruolo maggiore della Banca europea degli investimenti.
DOMANDA: Cosa causerebbe l’uscita dell’Italia dall’Euro?
RISPOSTA:
L’uscita dall’euro come fonte risolutiva dei problemi economici non mi pare la strategia adeguata anzi, penso che aggraverebbe le già condizioni precarie dell’economia italiana.
1) Gli investitori sposterebbero le attività finanziarie verso valute più forti: ci sarebbe una vera e propria fuga di capitali; 2) i possessori dei titoli di stato non accetterebbero di convertire i loro crediti in una nuova moneta che vale meno. Così il rapporto tra debito pubblico e Pil potrebbe arrivare intorno al 160%; 3) i sostenitori dell’uscita dall’euro pongono in evidenza i possibili benefici che l’Italia potrebbe avere da una moneta svalutata: le nostre esportazioni aumenterebbero. Si ricorda che l’Italia non è solo un paese esportatore ma anche un importante importatore di materie prime. Il deficit energetico del nostro paese si aggira intorno ai 70 miliardi a causa dell’import di gas e petrolio, il cui valore sui mercati internazionali viene calcolato in dollari e quindi ci sarebbe un forte incremento dei prezzi se l’Italia avesse una moneta svalutata; 4) la svalutazione della moneta provoca l’aumento dell’inflazione, a seguito di un incremento del costo delle materie prime importate, inoltre l’aumento dei prezzi spesso viene ostacolato aumentando anche i tassi di interesse, vale a dire il costo del denaro. L’Italia, inoltre, sarebbe investita da ritorsioni commerciali da parte degli altri paesi che certamente non avrebbero un atteggiamento passivo nei confronti della perdita di competitività conseguente alla rivalutazione della loro moneta rispetto alla nuova moneta italiana.
DOMANDA: La Banca d’Italia che ruolo potrebbe avere?
RISPOSTA:
Certo potremmo riappropriarci della sovranità monetaria e, quindi, la nostra banca centrale avrebbe la possibilità di acquistare titoli pubblici, ma la Banca d’Italia in nome di una sua indipendenza potrebbe rifiutare l’ipotesi di essere interventista. Inoltre, la soluzione della monetizzazione incentiverebbe la pratica dell’azzardo morale; un governo sarebbe tentato ad espandere la spesa pubblica a dismisura, poiché è consapevole che potrebbe contare sull’intervento della banca centrale per l’acquisto dei titoli del debito pubblico.
DOMANDA: Quali rapporti ci sono tra domanda, debito pubblico e welfare?
RISPOSTA:
Dobbiamo smetterla di pensare che qualsiasi stimolo alla domanda provoca automaticamente crescita dell’inflazione e incremento del debito pubblico. Nell’industria europea vi è parecchia capacità produttiva inutilizzata, proprio a causa del calo della domanda. Uno stimolo alla domanda non sarebbe inflazionistico, perché verrebbe coperto da un incremento di produzione, per cui vi è ampio margine di manovra.
Siamo ossessionati dalla competizione, la corsa alla competizione è sfrenata e senza criterio. La competizione di mercato premia soltanto chi è in grado di mettere in campo il migliore rapporto produttività/costi, e per fare ciò è necessario liberalizzare ed eliminare ogni monopolio pubblico. Ad esempio, per quanto riguarda la sanità ogni individuo ha il sacrosanto diritto alle cure, e quindi che giustificazione ha una sanità privata dove può curarsi solo chi è in grado di pagare? Mentre le banche, che in fondo non sono indispensabili per sopravvivere, sono al riparo dagli effetti della concorrenza, salvandole con iniezioni di denaro pubblico se si trovano in difficoltà. Tutto questo serve a giustificare il capitalismo moderno essenzialmente finanziario e non produttivo, e quindi senza banche crollerebbe.
DOMANDA: Da quale fattore è determinata l’occupazione femminile?
RISPOSTA:
Il Fondo Monetario internazionale suggerisce di aumentare l’occupazione giovanile e femminile diminuendo il salario di ingresso ed i contributi sociali, senza pensare che un motivo fondamentale che ostacola l’occupazione femminile non è tanto il costo contributivo, quanto l’assenza di un welfare pubblico che permetta di elaborare efficienti servizi di conciliazione vita/lavoro; pertanto se si taglia il welfare per ridurre i contributi sociali non si crea alcun effetto incentivante sull’occupazione femminile.
DOMANDA: Quali sono i limiti delle tesi economiche tedesche?
RISPOSTA:
La Germania lancia sempre lo stesso appello: “occorre coniugare crescita e rigore”, quindi continuare a tagliare la spesa pubblica, e deprimere ancora di più la domanda aggregata.
In questo modo si aggrava solo la scenario economico, e non si stimola nessuna crescita. Così facendo le imprese aumenteranno solo una produttività puramente potenziale, dato che i consumi sono bassi e non ci sono sbocchi per la vendita del surplus produttivo realizzato dall’extra produttività.
Xenia“Auspicabile un piano di crescita in cooperazione con gli altri paesi”
Dopo le recenti elezioni degli europarlamentari, restano irrisolte alcune questioni. Abbiamo posto alcune domande a ad Alessandro Morselli, docente di Complementi di Politica Economica all’Università di Roma “La SAPIENZA”.
DOMANDA: In che modo, secondo Lei, è possibile risolvere il problema della moneta unica?
RISPOSTA:
Ogni qualvolta siamo in prossimità di una scadenza elettorale si accende il dibattito sull’uscita dall’euro dell’Italia. Sono convinto che a questa soluzione non ci crede nemmeno chi la sostiene fortemente. Sarebbe invece auspicabile programmare un piano di crescita in cooperazioni con gli altri paesi europei.
DOMANDA: Quali sarebbero le politiche economiche più idonee alla crisi?
RISPOSTA:
Di fronte a questa recessione è sempre più urgente un ritorno a politiche europee di rilancio della domanda, condizione indispensabile per uscire dalla crisi. Si tratta di attivare nuovi strumenti europei per sostenere l’economia e avviarla verso un sentiero di crescita sostenibile, con un ampliamento di bilancio dell’Unione, il varo di Eurobond destinati a finanziare progetti di investimento per l’economia reale e un ruolo maggiore della Banca europea degli investimenti.
DOMANDA: Cosa causerebbe l’uscita dell’Italia dall’Euro?
RISPOSTA:
L’uscita dall’euro come fonte risolutiva dei problemi economici non mi pare la strategia adeguata anzi, penso che aggraverebbe le già condizioni precarie dell’economia italiana.
1) Gli investitori sposterebbero le attività finanziarie verso valute più forti: ci sarebbe una vera e propria fuga di capitali; 2) i possessori dei titoli di stato non accetterebbero di convertire i loro crediti in una nuova moneta che vale meno. Così il rapporto tra debito pubblico e Pil potrebbe arrivare intorno al 160%; 3) i sostenitori dell’uscita dall’euro pongono in evidenza i possibili benefici che l’Italia potrebbe avere da una moneta svalutata: le nostre esportazioni aumenterebbero. Si ricorda che l’Italia non è solo un paese esportatore ma anche un importante importatore di materie prime. Il deficit energetico del nostro paese si aggira intorno ai 70 miliardi a causa dell’import di gas e petrolio, il cui valore sui mercati internazionali viene calcolato in dollari e quindi ci sarebbe un forte incremento dei prezzi se l’Italia avesse una moneta svalutata; 4) la svalutazione della moneta provoca l’aumento dell’inflazione, a seguito di un incremento del costo delle materie prime importate, inoltre l’aumento dei prezzi spesso viene ostacolato aumentando anche i tassi di interesse, vale a dire il costo del denaro. L’Italia, inoltre, sarebbe investita da ritorsioni commerciali da parte degli altri paesi che certamente non avrebbero un atteggiamento passivo nei confronti della perdita di competitività conseguente alla rivalutazione della loro moneta rispetto alla nuova moneta italiana.
DOMANDA: La Banca d’Italia che ruolo potrebbe avere?
RISPOSTA:
Certo potremmo riappropriarci della sovranità monetaria e, quindi, la nostra banca centrale avrebbe la possibilità di acquistare titoli pubblici, ma la Banca d’Italia in nome di una sua indipendenza potrebbe rifiutare l’ipotesi di essere interventista. Inoltre, la soluzione della monetizzazione incentiverebbe la pratica dell’azzardo morale; un governo sarebbe tentato ad espandere la spesa pubblica a dismisura, poiché è consapevole che potrebbe contare sull’intervento della banca centrale per l’acquisto dei titoli del debito pubblico.
DOMANDA: Quali rapporti ci sono tra domanda, debito pubblico e welfare?
RISPOSTA:
Dobbiamo smetterla di pensare che qualsiasi stimolo alla domanda provoca automaticamente crescita dell’inflazione e incremento del debito pubblico. Nell’industria europea vi è parecchia capacità produttiva inutilizzata, proprio a causa del calo della domanda. Uno stimolo alla domanda non sarebbe inflazionistico, perché verrebbe coperto da un incremento di produzione, per cui vi è ampio margine di manovra.
Siamo ossessionati dalla competizione, la corsa alla competizione è sfrenata e senza criterio. La competizione di mercato premia soltanto chi è in grado di mettere in campo il migliore rapporto produttività/costi, e per fare ciò è necessario liberalizzare ed eliminare ogni monopolio pubblico. Ad esempio, per quanto riguarda la sanità ogni individuo ha il sacrosanto diritto alle cure, e quindi che giustificazione ha una sanità privata dove può curarsi solo chi è in grado di pagare? Mentre le banche, che in fondo non sono indispensabili per sopravvivere, sono al riparo dagli effetti della concorrenza, salvandole con iniezioni di denaro pubblico se si trovano in difficoltà. Tutto questo serve a giustificare il capitalismo moderno essenzialmente finanziario e non produttivo, e quindi senza banche crollerebbe.
DOMANDA: Da quale fattore è determinata l’occupazione femminile?
RISPOSTA:
Il Fondo Monetario internazionale suggerisce di aumentare l’occupazione giovanile e femminile diminuendo il salario di ingresso ed i contributi sociali, senza pensare che un motivo fondamentale che ostacola l’occupazione femminile non è tanto il costo contributivo, quanto l’assenza di un welfare pubblico che permetta di elaborare efficienti servizi di conciliazione vita/lavoro; pertanto se si taglia il welfare per ridurre i contributi sociali non si crea alcun effetto incentivante sull’occupazione femminile.
DOMANDA: Quali sono i limiti delle tesi economiche tedesche?
RISPOSTA:
La Germania lancia sempre lo stesso appello: “occorre coniugare crescita e rigore”, quindi continuare a tagliare la spesa pubblica, e deprimere ancora di più la domanda aggregata.
In questo modo si aggrava solo la scenario economico, e non si stimola nessuna crescita. Così facendo le imprese aumenteranno solo una produttività puramente potenziale, dato che i consumi sono bassi e non ci sono sbocchi per la vendita del surplus produttivo realizzato dall’extra produttività.
Roma, il sistema maggioritario divide il Paese: è un’Italia che vedi
L’Italia che vedi se ti alzi al mattino ed esci a lavorare, a studiare, a parlare con gli altri, a far crescere i figli, ad essere curioso, non è quella che ti fanno vedere.
Non si interessa di Renzi, Berlusconi o Grillo. Ma si interessa di politica, come di calcio, di donne e di uomini: che sono le cose importanti della vita. E se ne interessa sempre di più, per controllare, per capire, per non essere presa in giro dalle mistificazioni di chi ha reso quasi un deserto “il giardino d’Europa” con meschine guerre di potere. Ha ragione Fabrizio Barca : la realtà la conosce meglio il cittadino che la vive, che non un Ministro nei suoi corridoi e nelle sue interviste sui giornali. E questo non fa sì che si debbano scambiare i ruoli. Ma è ormai chiaro che il governante deve spiegare ai governati la verità, i motivi delle sue scelte. Altrimenti loro la scopriranno in altri modi, e, se traditi e truffati, non parteciperanno alla società, alla crescita, allo sviluppo, al tavolo dove vedono e riconoscono chi bara. Disaffezione, diserzione: dissocietà. Se vogliono questo i populisti del terzo millennio, i Renzi, i Grillo, i Berlusconi – e le società di comunicazione mediatica che ce li propinano -, lo avranno: e non sarà un bel vedere.
E’ un’Italia che è stata divisa da un sistema maggioritario che non era adatto all’Italia. Mescolata come è tra conservatori e innovatori di destra – piccoli padroncini, commercianti e grandi famiglie che di imprenditoriale hanno poco – e conservatori ed innovatori di sinistra. Esistono ? Sicuramente. C’è una sinistra in Italia ? Ah, saperlo. Un popolo senza partito, quindi. E la guerra maggioritaria ha solo creato macerie.
Poi ci sono le eccellenze senza guida strategica ma che sono più globali di quanto si pensi. Non vogliono pagare le tasse ? Non vogliono farlo per chi non paga gli insegnanti, per chi non offre servizi, per chi non pianta giardini, per chi non affianca le imprese. Non partecipano ad un gioco con eterni vincitori ed eterni perdenti. Non sono stupidi. Il trucco, ormai, si vede.
Quindi, non si attende più. Se il futuro arriva a darci fiato, bene. Altrimenti, si continua così: in un declino consolidato. Tutto si decide in questo 2014. Dove non ci sarà soltanto il Mondiale di calcio, da vedere. A proposito: forza Uruguay.L’Italia che vedi se ti alzi al mattino ed esci a lavorare, a studiare, a parlare con gli altri, a far crescere i figli, ad essere curioso, non è quella che ti fanno vedere.
Non si interessa di Renzi, Berlusconi o Grillo. Ma si interessa di politica, come di calcio, di donne e di uomini: che sono le cose importanti della vita. E se ne interessa sempre di più, per controllare, per capire, per non essere presa in giro dalle mistificazioni di chi ha reso quasi un deserto “il giardino d’Europa” con meschine guerre di potere. Ha ragione Fabrizio Barca : la realtà la conosce meglio il cittadino che la vive, che non un Ministro nei suoi corridoi e nelle sue interviste sui giornali. E questo non fa sì che si debbano scambiare i ruoli. Ma è ormai chiaro che il governante deve spiegare ai governati la verità, i motivi delle sue scelte. Altrimenti loro la scopriranno in altri modi, e, se traditi e truffati, non parteciperanno alla società, alla crescita, allo sviluppo, al tavolo dove vedono e riconoscono chi bara. Disaffezione, diserzione: dissocietà. Se vogliono questo i populisti del terzo millennio, i Renzi, i Grillo, i Berlusconi – e le società di comunicazione mediatica che ce li propinano -, lo avranno: e non sarà un bel vedere.
E’ un’Italia che è stata divisa da un sistema maggioritario che non era adatto all’Italia. Mescolata come è tra conservatori e innovatori di destra – piccoli padroncini, commercianti e grandi famiglie che di imprenditoriale hanno poco – e conservatori ed innovatori di sinistra. Esistono ? Sicuramente. C’è una sinistra in Italia ? Ah, saperlo. Un popolo senza partito, quindi. E la guerra maggioritaria ha solo creato macerie.
Poi ci sono le eccellenze senza guida strategica ma che sono più globali di quanto si pensi. Non vogliono pagare le tasse ? Non vogliono farlo per chi non paga gli insegnanti, per chi non offre servizi, per chi non pianta giardini, per chi non affianca le imprese. Non partecipano ad un gioco con eterni vincitori ed eterni perdenti. Non sono stupidi. Il trucco, ormai, si vede.
Quindi, non si attende più. Se il futuro arriva a darci fiato, bene. Altrimenti, si continua così: in un declino consolidato. Tutto si decide in questo 2014. Dove non ci sarà soltanto il Mondiale di calcio, da vedere. A proposito: forza Uruguay.