ITALIA – Un milione di euro al progetto “DJ – Diversity on the job”: 246 i tirocini di Arcilesbica Mediterranea per fermare la discriminazione

Si è concluso il 20 gennaio il progetto di inserimento lavorativo di soggetti discriminati e svantaggiati realizzato dall’Associazione Arcilesbica Mediterranea e dal Consorzio Meridia (capofila) nell’ambito di “DJ – Diversity on the Job” finanziato complessivamente con più di un milione di euro dal Fondo Sociale Europeo PON Governance e Azioni di Sistema 2007-2013, Obiettivo Convergenza, Asse A “Adattabilità”, Asse B “Occupabilità”, Asse D “Pari opportunità e non discriminazione”. Il Programma sperimentale nazionale è stato promosso dal Dipartimento Pari Opportunità – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) e realizzato nelle regioni Campania, Sicilia, Calabria e Puglia.

A livello nazionale l’iniziativa, attuata da Italia Lavoro, è nata dall’esigenza di promuovere e assicurare parità di accesso ai diritti sostenendo lo sviluppo di opportunità di occupazione e d’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati e a forte rischio di discriminazione nell’accesso al lavoro, come le persone discriminate per il loro orientamento sessuale e identità di genere e le comunità Rom, Sinti e Caminanti.

La definizione del target delle azioni progettuali è derivata dall’evidenza che, come emerge dai dati statistici Istat e Unar, tali soggetti subiscono maggiori discriminazioni e sono spesso esclusi dal mercato del lavoro. Per queste categorie di persone nell’ambito

dell’attività svolta dal Consiglio d’Europa (COE) sono state promosse azioni tese a realizzare il rispetto e il pieno godimento dei diritti umani.

L’intervento ha avuto come principali obiettivi quelli di stimolare capacity building nei confronti dell’associazionismo non economico e di empowerment nei confronti dei target a forte rischio di esclusione sociale. L’iniziativa è stata finalizzata, infatti, alla creazione di reti territoriali integrate di supporto all’inclusione socio lavorativa rivolte a soggetti vittima di discriminazione e marginalizzazione sociale e lavorativa attraverso il coinvolgimento di associazioni e stakeholder localizzati nelle 4 Regioni Convergenza.

Il progetto pilota, promosso dal Dipartimento Pari Opportunità – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) e attuato da Italia Lavoro, ha promosso inoltre misure sperimentali di politica attiva del lavoro in una logica di empowerment per i target individuati, finalizzate alla formazione e qualificazione delle competenze e all’integrazione sociolavorativa, attraverso l’erogazione di servizi di orientamento e coaching e la realizzazione di tirocini della durata di tre mesi.

Sono stati complessivamente 246 i tirocini attivati, di cui 60 in Puglia dove tra gli enti promotori finanziati vi è stata l’Associazione Arcilesbica Mediterranea e il Consorzio Meridia che hanno attivato due tirocini nel comune di Bari.

I tirocinanti sono stati impegnati in uno stage di 3 mesi per cui hanno ricevuto una indennità di frequenza di 550,00 Euro. Dei due tirocini attivati uno è proseguito con la stipula di un contratto di apprendistato presso la struttura ospitante. Le aziende coinvolte sono state due esercizi commerciali della città di Bari.

Le attività a favore dei destinatari, previste nell’ambito dei percorsi di politica attiva, sono state di accoglienza e presa in carico, orientamento al lavoro, tirocinio e tutoring.

La presidente dell’Associazione Arcilesbica Mediterranea, Antonella Favia, ha commentato la conclusione delle attività progettuali dichiarando “il progetto Diversity on the Job ci ha permesso di raggiungere risultati importanti, non soltanto mediante l’avvio di due percorsi di inclusione lavorativa per soggetti a rischio di discriminazione – di cui uno attualmente prosegue con la stipula di un contratto di lavoro – ma, soprattutto, ci ha offerto l’opportunità di avviare iniziative di sensibilizzazione e confronto sul tema attraverso la costruzione di reti territoriali con altri stakeholder e la divulgazione informativa dell’iniziativa ed in particolar modo delle sue finalità ed obiettivi. L’auspicio è che tale esperienza possa configurarsi come primo step di future e più consolidate collaborazioni con il territorio volte a garantire il pieno rispetto dei diritti, a partire da quello al lavoro, per tutt*”.




GERMANIA- A Friburgo,Ursula Knopfle pubblica la mappa dei toponimi femminili della città

Di Anna Altobelli

All’inizio del 2012 a Friburgo, importante centro turistico del Baden-Wurttemberg, è stata realizzata un’interessante iniziativa: la pubblicazione di una mappa della città, in cui i toponimi femminili sono evidenziati in rosso, numerati ed elencati in un’apposita legenda. L’iniziativa nasce dall’impegno di Ursula Knopfle, Assessora alle Pari Opportunità, grazie alla quale i toponimi femminili a Friburgo sono saliti a circa 90 (il 22% su 400 in totale) tra vie, viali, piazze, scuole e corti: alcuni di essi sono riferiti a personaggi femminili scomparsi anche meno di dieci anni fa. La maggiore concentrazione di vie al femminile si trova nei quartieri periferici di Vauban e Rieselfeld, ove è possibile compiere veri e propri ‘percorsi di genere’: ci si muove tra vie, scuole e piazze intitolate alle donne di ogni epoca che si sono distinte nella lotta per i diritti civili, che hanno lottato contro l’ideologia nazista, o che sono rimaste vittime della persecuzione antisemita. Frau Knopfle continua a battersi perché la toponomastica femminile a Friburgo raggiunga almeno il 50% delle intitolazioni: la sua iniziativa rappresenta un eccezionale modello di “buona pratica”, già imitata da altre città tedesche, come Dresda e Berlino.

Lise Meitner

Foto: Filippo Altobelli – Vauban: Lise Meitner (1878-1968) fu, nel 1906, la seconda donna a conseguire il dottorato di fisica all’università di Vienna. Fornì per prima la spiegazione teorica della fissione nucleare, mantenendosi però sempre fedele al principio di un uso pacifico dell’energia atomica.

Kathe Kollwitz

Foto: Filippo Altobelli – (Rieselfeld) Kathe Kollwitz (1867-1945) Pittrice, scultrice, stampatrice, litografa e xilografa del filone espressionistico, di idee socialiste e pacifiste, s’impegnò soprattutto nella rappresentazione delle condizioni umane degli “ultimi” del suo tempo.

Ildegard Von Bingen

Foto: Filippo Altobelli – Rieselfeld – Hildegar Von Bingen (1098-1179) Monaca benedettina, anticonformista per i suoi tempi, studiò a lungo occupandosi di teologia, musica e medicina. Si dedicò alla predicazione più che alla clausura; fondò due monasteri, e divenne un’autorità all’interno della Chiesa.

Hannah Arendt

Foto: Filippo Altobelli – Rieselfeld: Hanna Arendt (1906-1975) filosofa, politologa, storica e scrittrice di origini ebraiche, emigrò a New York nel 1940, a causa delle persecuzioni subite sotto il Nazismo. I suoi numerosi lavori riguardano la natura del potere, la politica, l’autorità e il totalitarismo.

Nelly Sachs

Foto: Filippo Altobelli – Rieselfeld: Nelly Sachs (1891-1970) Scrittrice, di origini ebraiche, emigrò a Stoccolma durante il Nazismo; nel 1966 fu Premio Nobel per la letteratura, “per la sua lirica notevole e la scrittura drammatica, che interpreta il destino di Israele con forza toccante”.

Edwig Dohm

Foto: Filippo Altobelli – Rieselfeld: Hedwig Dohm (1833-1919) fu una delle prime teoriche del femminismo radicale; nel 1870 pubblicò quattro saggi con cui chiedeva la parità giuridica, sociale ed economica tra uomini e donne. Nel 1873 fu tra i primi a richiedere il diritto di voto per le donne in Germania.

Bertha Von Suttner

Foto: Filippo Altobelli – Rieselfeld: Bertha von Suttner (1843-1914) Nata a Praga, fu una scrittrice impegnata a favore del pacifismo radicale; la sua opera principale, ‘Giù le armi’, pubblicata nel 1889, le valse il primo Premio Nobel per la Pace nel 1905.

Astrid Lindgren

Foto: Filippo Altobelli – Vauban: Astrid Lindgren (1907-2002) nata a Vimmerby, in Svezia, amò la lettura e la scrittura sin da bambina; a 18 anni già collaborava con un giornale locale. Divenne autrice di racconti per l’infanzia, il più famoso dei quali è Pippi Calzelunghe, tradotto in oltre 70 lingue.

Louise Otto Peters

Foto: Filippo Altobelli – Vauban: Louise Otto Peters (1819-1895) Giornalista, letterata e femminista militante, all’inizio dei moti rivoluzionari del 1848 fondò il primo giornale tedesco al femminile, la ‘Gazzetta delle Donne’, e nel 1894 il gruppo femminista ’Associazione Generale delle donne tedesche’.

Harriet Strauss

Foto: Filippo Altobelli – Vauban: Harriet Strauss (1872-1945) laureata in medicina, visse per un certo tempo a Friburgo, e oltre alla professione di medico svolse anche quella di scrittrice, pubblicando numerosi scritti contro l’ideologia nazista. Ciò le valse la censura da parte del governo del Reich.

 




BELGIO – Paese in stato di allerta. Due morti e 13 arresti durante l’operazione antiterrorismo

All’indomani della maxi-operazione delle forze di sicurezza, con due morti e 13 persone arrestate, dodici le abitazioni perquisite – presunti membri di una cellula di jihadisti, tornati dalla Siria, pronti a fare un attentato contro la polizia – l’allerta in Belgio resta al livello tre su una scala di quattro, e il Paese si risveglia nella paura. La sicurezza è stata rafforzata nel Paese, soprattutto nei commissariati, dove gli agenti di guardia sono armati di mitragliette. Inoltre è stato chiesto alla popolazione di non andare ai posti di polizia se non in caso di stretta necessità. I membri del personale operativo della polizia locale di Anversa hanno ricevuto il permesso di portare a casa la loro arma di servizio. Intanto le principali scuole ebraiche di Bruxelles e Anversa sono rimaste chiuse, mentre le misure di sicurezza sono state rafforzate presso le istituzioni europee. Secondo indiscrezioni circolate nelle ultime ore e diffuse da alcuni media belgi (Derniere Heure e on-line fiamminghi) i jihadisti stavano preparando il rapimento e la decapitazione di un importante personaggio.

L’emittente belga Rtl riporta, invece, che i membri della cellula di presunti jihadisti neutralizzata ieri sera dalle forze speciali belghe a Verviers probabilmente erano di origine cecena. Nel municipio di Moelenbeek, a Bruxelles, il sindaco Francoise Schepmans ha confermato al quotidiano Soir che una persona è stata fermata nel corso di cinque perquisizioni. Un’altra perquisizione è stata condotta nell’area di Schaerbeek. Secondo iTele una decina di arresti sono stati condotti nell’area attorno a Parigi, in Francia, e a Berlino, in Germania. Ma al momento non sono stati stabiliti legami con l’operazione in Belgio, anche se secondo indiscrezioni ci sarebbero state operazioni coordinate in sette Paesi Ue e nello Yemen. Nello Yemen è stato fermato un belga sospettato di far parte di una cellula di Al-Qaida, e viene interrogato in queste ore.




SVIZZERA – La Banca centrale abbandona l’euro. E’ guerra per i cambi

La Banca centrale svizzera ha annunciato  di avere abbandonato la politica di ancoraggio all’euro, che negli ultimi tre anni ha fissato il tasso di cambio del franco a un rapporto di 1,20 contro la moneta unica. In contemporanea, nel tentativo di frenare la corsa alla moneta di Berna, il banchiere ha anche stretto i tassi sui depositi nelle banche: d’ora in poi chi decide di parcheggiare la liquidità a Ginevra o a Zurigo pagherà un interesse negativo dello 0,75 per cento (mezzo punto in più del precedente). Ma le barriere antispeculazione sono state spazzate via nel giro di pochi minuti. L’euro è precipitato, fino a una punta del 30 per cento in meno, mentre il franco s’è pericolosamente avvicinato alla parità con la moneta unica (1,026 alle 12) prima di stabilizzarsi al 15 per cento circa. Poco meglio ha fatto il dollaro, in caduta libera attorno al 14 per cento. Ma i prezzi, in una giornata unica nella storia di un paese che fa della stabilità il suo marchio di fabbrica, sono destinati a variare ancora, all’insegna di una volatilità degna dell’Argentina.

Mai, nella storia, si è assistito ad un crollo dell’11 per cento della Borsa di Zurigo, che dopo l’annuncio – nessuno dei 22 analisti del panel di Bloomberg ha previsto la mossa – ha lasciato sul terreno più di 100 miliardi di capitalizzazione, ovvero il valore di Credit Suisse e Ubs messi assieme, le due ammiraglie del sistema bancario che  hanno perduto circa il 14 per cento, Meno di Richemont, la casa madre di Cartier e di Montblanc, in ribasso del 17 per cento. Non sarà facile far digerire il “Francogeddon”, come è stato subito battezzato il cambio di rotta della Banca centrale, che mette seriamente a rischio la competitività dell’industria e del turismo, principali fonti di lavoro della confederazione. Ma la Banca centrale, a ben vedere, non aveva alternative.




ITALIA – In Puglia trend negativo di intitolazioni a figure femminili. In attesa del giusto tributo le Tabacchine uccise a Tricase e Calimera

La Puglia o le Puglie? Forse sarebbe più corretto usare il plurale e pensare alla nostra regione, con la ricchezza e diversità paesaggistica, culturale e storica che la definiscono, dal Gargano proteso verso l’Adriatico alle Murge (quella alta, quella bassa, quella dei trulli), fino ai paese assolati del Salento, come a un piccolo continente che riunisce identità plurali cercando di legare insieme tradizioni così diverse.

In questo territorio così vasto e molteplice, la toponomastica di genere costituisce un comune denominatore tra tutte le province, evidenziando come nelle altre regioni italiane, il trend in negativo di intitolazioni alle figure femminili, con preferenza verso nomi di sante, religiose e madonne e che conferma, come indice di femminilizzazione, il valore medio nazionale dell’8% tranne poche eccezioni. Le strade maschili celebrano invece politici, statisti, scienziati, eroi nazionali.

Il lavoro di ricerca è partito subito con la nascita del progetto Toponomastica femminile nel 2012, e ha interessato tutti i 258 comuni pugliesi, utilizzando nei primi tempi soprattutto fonti eterogenee e poi, per rimediare alla scarsità di dati ufficiali, il software sviluppato ad hoc per il nostro lavoro, che attinge alle banche dati delle Agenzie del Territorio e che ha impresso un carattere sistematico e di omogeneità all’indagine in tutte le regioni. Ci saremmo aspettate una maggiore collaborazione da parte dei Comuni della Puglia, ai quali era stato richiesto lo stradario ufficiale con un massiccio quanto capillare invio di email, ma le risposte arrivate sono state molto limitate. D’altro canto Toponomastica femminile era agli esordi e non aveva ancora raggiunto i livelli di popolarità attuali che l’hanno resa conosciuta ormai a tutti. E così è stato anche per la prima campagna lanciata nel 2012 ‘8marzo/3strade/3donne’, che ha ricevuto dalla regione un timido interesse, con l’esclusione di pochi comuni come Locorotondo, Manfredonia, Valenzano, Bari, Taranto e Lecce, che hanno risposto con una presa d’impegno a compensare la carenza di visibilità nelle strade, con l’inserimento di intitolazioni femminili nei programmi futuri. Il comune di Castellana Grotte, ha anticipato addirittura di un giorno il nostro invito superando le nostre intenzioni, con l’intitolazione di 4 strade a 4 donne.

Siamo ancora lontane dagli obiettivi che ci eravamo prefisse e consapevoli che anche questa, come tutte le operazioni culturali che introducono elementi di novità e di rottura con consuetudini consolidate, richiedono tempi di elaborazione e assimilazione molto lunghi. Tuttavia ci sono segnali positivi e che fanno ben sperare. La città di Bari che su 2263 strade ne ha più della metà dedicate agli uomini e appena 87 alle donne, in questi due anni ha intitolato un giardino alle vittime di femminicidio, una alla giovane vittima Santa Scorese, una alla prima avvocata del Foro di Bari Letizia Abbaticola e da pochissimi giorni ha deliberato l’intitolazione dello spiazzo antistante il Teatro Kismet alla scrittrice e saggista americana Susan Sontag, che proprio con la nostra città aveva un particolare legame grazie al professor Paolo Dilonardo, docente di Letteratura inglese dell’Università Aldo Moro di Bari e traduttore italiano di tutte le sue opere.

Anche la città di Foggia con appena 22 strade femminili su 850 e un indice inferiore alla media che non riesce a raggiungere il 5%, sta lentamente cercando di recuperare il divario esistente con la recente intitolazione a un’archeologa e studiosa foggiana Marina Mazzei. Vale la pena di ricordare le altre poche figure di rilievo che vengono ricordate a Foggia e che faticano ad emergere nel ben più vasto panorama di sante e madonne: la celebre politica e scrittrice pugliese vincitrice del Premio Strega nel 1995 con il romanzo Passaggio in Ombra Maria Teresa Di Lascia, la deputata Anna De Lauro Matera, Ester Loiodice studiosa di fama internazionale di etnografia e la giornalista Ilaria Alpi uccisa in Somalia.

La ricerca condotta lascia affiorare un dato abbastanza chiaro e diffuso un po’ ovunque: le donne della scienza sono perlopiù ignorate, se si esclude Marie Curie che viene spesso citata con il marito, e quelle della storia stentano ad affermarsi. In questo quadro sconfortante si distinguono nella provincia Andria-Barletta-Trani, i comuni di Canosa e di Trani che ricorda Giustina Rocca (considerata la prima avvocata al mondo) e alcune eroine protagoniste degli episodi di sacrificio dei moti del 1799, quando le truppe francesi misero a ferro e fuoco la città.

In un quadro toponomastico che potremmo definire a misura di chiesa, altre figure della storia locale sono ricordate nelle province di Taranto e Lecce come l’eroina risorgimentale Antonietta Di Pace e la contessa Maria D’Enghien, principessa di Taranto. Lecce celebra Euippa prima regina dei Messapi, oltre che su una strada anche in una iscrizione sulla Porta Rudiae, ma in uno slancio di apertura oltre confine, rende omaggio anche ad Anna Maria Mozzoni pioniera del femminismo, e personalità di respiro internazionale come la rivoluzionaria Anna Kuliscioff.

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Tra le letterale vengono diffusamente commemorate un po’ in tutta la regione Grazia Deledda, Ada Negri e Matilde Serao. In misura minore compaiono gli odonimi che ricordano gli antichi mestieri come nella città di Brindisi con via delle Balie, via delle Sartine e via delle Ricamatrici o via delle Caterinette a Bisceglie. Mentre un’altra categoria di lavoratrici del Salento, impegnate in una delle attività tra le più faticose e insostenibili, quella della lavorazione e produzione del tabacco, attende ancora di essere ricordata. Le vogliamo rievocare in questo spazio, in attesa che ricevano il giusto tributo dalla Storia. Sono le Tabacchine uccise a Tricase, negli scontri con le forze dell’ordine durante le manifestazioni di piazza del 1935, quando si raccolsero per protestare contro il trasferimento del locale tabacchificio ACAIT e le Tabacchine di Calimera uccise in un incendio scoppiato nel corso di lavori di disinfestazione. Sono le Tabacchine di Neviano, Novoli, Poggiardo, Trepuzzi, Soleto, Salve, Tiggiano che furono fermate, denunciate ed arrestate per aver protestato e manifestato contro lo sfruttamento cui erano sottoposte e la cui memoria non merita di perdersi nel fumo. Per loro, Toponomastica femminile Puglia ha inoltrato nel 2013 una proposta di intitolazione alla Commissione consultiva toponomastica del comune di Casarano.




ITALIA – A Roma soltanto il 3,7% delle strade ha nomi di donne, quasi tutte sante…

 

di Barbara Belotti

Agli inizi degli anni Duemila le strade di Roma erano poco più di 14.000 e quelle con nomi femminili 336 (2.35%).

Dopo oltre dieci anni le nuove aree di circolazione sono più di 16.000, le strade dedicate alle donne sono salite a 608, riducendo il divario ma confermando la percentuale bassa (3.7%).

Gli uomini, invece, sono rappresentati con oltre 7.500 intitolazioni: vie, viali, piazze, corsi ecc. ricostruiscono un universo maschile composto da personaggi noti (alcuni stranoti) ma anche da tantissimi sconosciuti.

La città continua ad espandersi e nelle cinture periferiche sono sorti nuovi quartieri e nuovi insediamenti. La realizzazione delle necessarie opere viarie avrebbe potuto essere l’occasione per restringere il divario fra intitolazioni maschili e femminili, recuperando molti nomi di donne che hanno contribuito alla definizione del mondo in cui viviamo. Forse nelle aree periferiche della città qualcosa è cambiato e in alcuni quartieri si è avuta una maggiore attenzione verso la memoria femminile … eppure proprio in un paio di municipi esterni (l’XI e il XV) si registrano i più bassi indici di femminilizzazione: ogni cento intitolazioni maschili, circa due sono destinate a donne.

Nel centro cittadino, dove invece il rapporto M/F è di 5 a 1, sono le figure religiose a dare un forte contributo alla sfera femminile.

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Nel complesso, un terzo delle strade e delle piazze di Roma continua a essere legato al ricordo della Madonna, ai nomi delle sante, delle beate o martiri cristiane e, in un curioso sincretismo, ai personaggi della mitologia greco – romana.

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Il numero di strade dedicate alle protagoniste storiche, a Roma, ha una certa rilevanza: sono 111 (quasi il 18% del totale femminile) ma molte sono eroine dell’antichità, del Medioevo e del Rinascimento alle quali solo da poco tempo si stanno affiancando figure più moderne, che possono diventare concreti modelli di riferimento per le nuove generazioni. Come non guardare con tristezza ai pochi nomi di donne che celebrano le vicende del Risorgimento e della Repubblica Romana del 1849, Colomba Antonietti, Cristina di Belgioioso, Margareth Fuller Ossoli per esempio?

Ancora più desolante appare la scarsa attenzione rivolta alle “Madri dell’Italia”, le donne che hanno animato la Consulta Nazionale e l’Assemblea Costituente, il cui contributo di pensiero e di azione ha dato vita al volto democratico del Paese. A Roma nessun luogo pubblico, nessuna piazza o via commemora quei nomi, eccezion fatta per Nilde Iotti, ricordata in un viale interno a Villa Celimontana; ma anche in questo caso il suo nome non ha una valenza storica e politica, piuttosto recupera la sfera intima di Nilde, i momenti di riposo e di tranquillità vissuti con Togliatti passeggiando proprio in questo parco cittadino.

Ancora più stretti i percorsi della memoria collettiva che restituiscono visibilità alle figure impegnate nella cultura, nell’arte, nella scienza, nel lavoro. Accanto alle 78 donne del mondo letterario – umanistico e alle 72 donne dello spettacolo ricordate nelle targhe stradali, poche sono le figure di artiste (solo 18), ancor meno le donne del mondo scientifico (12) e del mondo dell’imprenditoria (4), testimonianza evidente della preclusione di genere in questi ambiti.

L’odonomastica cittadina riflette quindi un vuoto, che riguarda il mancato riconoscimento, la scarsa memoria e l’evidente disattenzione nei confronti dei ruoli sostenuti in ogni tempo dalle donne.

Nel XII Municipio della capitale c’è un luogo che apparentemente sembra ribaltare ogni discorso sul sessismo nell’odonomastica. È il parco pubblico di Villa Pamphili, nel XII Municipio, dove la natura suggestiva e solenne fa da sfondo a un universo quasi completamente femminile.

Trenta aree, fra radure e viali della villa, sono state intitolate a donne, attraverso un arco temporale che va dal XVII secolo (con il ponte dedicato ad Artemisia Gentileschi) fino ai giorni nostri (con le targhe ad Anna Politkovskaja e Oriana Fallaci, collocate pochi mesi dopo la loro morte). Trenta personaggi che costituiscono il 50% di tutte le intitolazioni femminili del Municipio.

Quali sono le donne ricordate? 14 sono figure storiche, dalle protagoniste del Risorgimento e della difesa della Repubblica Romana a quelle che difesero Roma e il mondo dalla violenza nazifascista; 13 sono donne “di scrittura”, letterate come le sorelle Bronte o giornaliste come Camilla Cederna e la già ricordata Anna Politkovskaja. In misura minore sono presenti personaggi della musica (Clara Schumann, Maria Callas e Maria Carta) dell’arte (Artemisia Gentileschi Lomi) e della scienza (Florence Nightigale).
A partire dalla fine degli anni Settanta, ma con una maggior frequenza nei decenni successivi fino al 2008, le amministrazioni capitoline hanno seguito la politica di intitolare quasi esclusivamente alle donne i sentieri e i viali interni a Villa Pamphili. Le figure commemorate del parco costituiscono un’inversione di tendenza rispetto alle scelte odonomastiche del passato, che privilegiavano nomi di sante, figure religiose o legate all’impegno sociale di tipo assistenziale e caritatevole. Le donne ricordate nel parco hanno tutte avuto ruoli attivi e paritari nella società, dimostrando capacità di pensiero e di azione, indipendenza intellettuale e morale.
Il caleidoscopico panorama di genere che si presenta dimostra che si è voluto rimediare alle evidenti e continue “distrazioni” delle amministrazioni creando una sorta di “Pantheon all’aperto” dell’universo femminile, un risarcimento tardivo alla memoria delle donne e alla loro storia. Le intitolazioni dei viali ad alcune figure storiche del femminismo come Anna Maria Mozzoni, Carlotta Clerici, Simone de Beauvoir e la targa dedicata alla data dell’8 marzo confermano la riflessione intrapresa in passato dal Comune di Roma sul ruolo e sulla condizione femminile nella società moderna.

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La scelta dell’amministrazione comunale di dedicare alla memoria delle donne una grande area verde come Villa Pamphili pone alcuni interrogativi.

Chiuse all’interno del parco, le strade femminili sono isolate dall’ambiente urbano, una sorta di ghetto che le sottrae in parte allo spazio fisico della città e alla sua sfera simbolica; i nomi si susseguono senza che sia possibile rintracciare altri caratteri comuni se non quello di essere donne. Le loro presenze sembrano formare un gruppo toponomastico omogeneo, così come esistono i gruppi che derivano dalla flora, dal mondo animale, o che vogliono ricordare i fiumi, i monti, i comuni di una regione.

Al tempo stesso passeggiare nel parco offre un’interessante prospettiva di genere e un’utile occasione per ricordare o scoprire figure di donne importanti. Lo sviluppo della consapevolezza di quanto è stato creato, inventato, realizzato dalle donne, consente un significativo rispecchiamento nella vita di tanti personaggi femminili importanti e, soprattutto nelle nuove generazioni, educa al rispetto delle differenze e al superamento degli stereotipi culturali.

Barbara Belotti

Ha collaborato  a Percorsi di genere femminile, (voll.1-2) di Maria Pia Ercolini (Iacobelli, 2011 e 2013). È vicepresidente dell’Associazione Toponomastica femminile.




SIRIA – Rapite due ragazze italiane: “Supplichiamo il nostro governo di riportarci a casa. Siamo in estremo pericolo e potremmo essere uccise”

«Siamo Greta Ramelli e Vanessa Marzullo» Dopo mesi di silenzio è stato pubblicato un video delle ragazze rapite ad Aleppo, in Siria, su twitter da un giornalista arabo Zaid Benjamin, delle quali non si avevano più notizie dal 31 luglio 2014. Durante la registrazione le ragazze indossavano delle tuniche nere, sono apparse a primo acchito dimagrite e visibilmente provate. Greta Ramelli è l’unica che in un inglese improntato da un forte accento italiano parla, tenendo gli occhi bassi, Vanessa Marzullo invece tiene nelle sue mani un foglio in cui è riportata la data del 17 dicembre. “Supplichiamo il nostro governo e i suoi mediatori di riportarci a casa prima di Natale. Siamo in estremo pericolo e potremmo essere uccise, Il governo e i suoi mediatori sono responsabili delle nostre vite”. Il video è stato ritenuto autentico e si ritiene che siano tenute in ostaggio dal gruppo terrorista Jabhat al-Nusra. La Farnesina ha affermato che “Siamo in una fase delicatissima, che richiede il massimo riserbo”. Il presidente della camera, Laura Boldrini si è espressa :” Mi auguro che noi, nel riserbo necessario in questi casi, si riesca a riportarle a casa”




IRAQ – L’Isis elimina anche il pilota giordano

Muaz Kassasbeh, il pilota giordano catturato nei giorni scorsi dai miliziani dello Stato islamico (Isis) a nord della Siria, è stato ucciso, come annunciato tre giorni fa dagli islamisti. Le forze speciali americane, appoggiate da massicci raid aerei, non sono riuscite a raggiungere la casa, a 20 chilometri da Raqqa, dove era tenuto prigioniero. Per due volte gli elicotteri hanno provato a superare il fuoco di sbarramento delle anti-aeree dei miliziani. Senza successo.

A quel punto, come ha riferito per prima la tv satellitare siro-iraniana Al Mayadin, il pilota, 26 anni, sarebbe stato ucciso. Kassasbeh era stato catturato alla vigilia di Natale dopo che il suo jet F-16 era precipitato nei dintorni di Raqqa, la capitale dello Stato islamico. Martedì la rivista degli Islamisti, «Dabiq», aveva pubblicato una sua foto con la tuta arancione dei prigionieri e una lunga «intervista» . Il pilota confermava di essere stato abbattuto con un missile terra-aria, come sostenuto dagli islamisti. Stati Uniti e Giordania hanno smentito che l’aereo fosse stato colpito.

Subito dopo la cattura gli islamisti avevano dato molto risalto sul Web all’abbattimento, il primo di un cacciabombardiere occidentale, e postato le foto del pilota appena catturato, che con aria spaventata mentre veniva spinto verso la sua prigione da un gruppo di jihadisti. Sempre sul Web gli jihadisti avevano chiesto ai loro seguaci «suggerimenti» su come giustiziarlo.

Secondo fonti israeliane e statunitensi, gli elicotteri che hanno tentato i blitz si sono trovate di fronte a un fuoco di sbarramento «spaventoso» e il rischio di vedere un velivolo abbattuto era troppo alto. Uno scenario che ricordava «Black Hawk Down», il film di Ridley Scott sulle forze speciali americani intrappolate nell’inferno di Mogadiscio. E la conferma che le difese attorno Raqqa sono state rafforzate: in città è probabilmente tornato il califfo Abu Bakr al Baghdadi, dopo un periodo trascorso a Mosul, in Iraq.




ITALIA – Al via le indagini sulla tragedia del Norman Atlantic attraccato a Brindisi

Ventiquattro ore di terrore, pavimenti roventi a causa del calore sprigionato dalle fiamme, fumo e freddo sul Norman Atlantic, il traghetto della Visemar, noleggiato dalla Anek Lines con a bordo 499 passeggeri, partito da Patrasso, diretto ad Ancona ma arenatosi per via di un incendio il 28 dicembre nei pressi delle coste albanesi. Le responsabilità e le cause del rogo sono ancora tutte da accertare, resta solo la paura dei sopravissuti e il dramma delle 11 persone che hanno perso la vita. Le indagini sono state affidate al pubblico ministero della procura di Bari Ettore Cardinali che effettuerà un sopraluogo sul relitto, giunto nel porto di Brindisi, con lo scopo di recuperare la scatola nera. Attualmente nel registro degli indagati sono iscritti il primo ufficiale di coperta Luigi Lovine, il secondo ufficiale di macchina Francesco Romano, un dipendente della Anek Lines, Pavlos Fantakis e il legale della società.

Identificate otto vittime, lunedì 5 le autopsie – Sono state identificate otto delle nove salme delle vittime della Norman Atlantic. Oltre ai due autotrasportatori campani, Michele Liccardo e Giovanni Rinaldi, hanno un nome altri sei cadaveri. Si tratta di Omar Kartozia, Racha Charif, Muller Afroditi, Havise Savas, Sasentis Nikolaus Paraschis, Kostantinos Koufopuolos. La nona salma appartiene ad un maschio non identificato. L’elenco delle vittime, che non riporta le generalità complete con le rispettive cittadinanze anche perché le vittime sono identificate ma non tutte formalmente riconosciute, è inserito nell’avviso di fissazione degli accertamenti tecnici non ripetibili – le autopsie – disposte dalla Procura di Bari. Il conferimento dell’incarico per gli accertamenti medico-legali, affidati ad Alessandro Dell’Erba e Biagio Solarino, è fissato per lunedì 5 gennaio. Subito dopo inizieranno le autopsie nell’Istituto di medicina legale del Policlinico di Bari. Oltre ai nove cadaveri, la magistratura barese stima altre due vittime certe, i cui corpi tuttavia non sono stati recuperati durante le operazioni di soccorso dei naufraghi.

Non si conosce ancora la sorte di un centinaio di persone che erano a bordo. A dichiararlo è il procuratore della Repubblica di Bari, Giuseppe Volpe. “Il bilancio definitivo sui dispersi – chiarisce – potremo farlo solo quando verificheremo se a bordo del relitto ci sono vittime”. Stando, infatti, ai numeri in possesso della Procura, sulla motonave c’erano 499 persone, compresi tre clandestini. Undici le vittime accertate, 390 quelle messe in salvo sulle coste pugliesi e greche su navi militari, motovedette della Guardia costiera, elicotteri e pescherecci. Dopo i 212 naufraghi sbarcati ieri a Brindisi, altri 38 sono arrivati oggi a Taranto e 80 in Grecia (sette su un elicottero e 73 su un peschereccio). “Non abbiamo notizie del secondo peschereccio diretto sulle coste greche su cui potrebbero esserci altri naufraghi”, ha detto Volpe.




UCRAINA – Perdita radioattiva scoperta nell’impianto nucleare Zaporizhia

Il livello di radiazione sarebbe 16 volte superiore al limite legale. Una perdita radioattiva è stata scoperta nell’impianto nucleare Zaporizhia, nel sudest dell’Ucraina. Lo riferisce Russia Today, citando media locali. Secondo la rilevazione, il livello di radiazione sarebbe 16 volte superiore al limite legale. Si tratta della più grande a livello europeo e la quinta al mondo. Non è la prima volta che nella centrale si riscontrano incidenti: uno degli ultimi è avvenuto il 28 novembre scorso, ma il fatto è stato reso pubblico sono cinque giorni dopo, quando il primo ministro ucraino lo ha rilevato nella sua prima sessione del nuovo gabinetto.

Scrive il deputato 5 Stelle Dario Tamburrano:

Secondo incidente in un mese nella stessa centrale nucleare in Ucraina, la più grande d’Europa (denunciai il primo incidente il 3 dicembre 2014 durante un intervento proprio sulla sicurezza energetica in Commissione a Bruxelles). E il motivo sembrerebbe che siano state sostituite le barre di uranio di provenienza sovietica a sezione esagonale con quelle di fabbricazione USA (Westinghouse) a sezione quadrata.