BRASILE – Espulso Cesare Battisti, ex terrorista dei Proletari armati

L’ex terrorista Cesare Battisti sarà espulso dal Brasile. Lo ha annunciato il sito Estadao, citando fonti giudiziarie. «Siamo stati informati della decisione, ma ancora non c’è una data», ha detto l’avvocato di Battisti Igor Sant’Anna Tamasauskas, citato dal sito. La Corte federale brasiliana avrebbe ordinato l’espulsione di Cesare Battisti. Il governo federale brasiliano aveva concesso lo status di rifugiato politico all’ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo nel 2009. In Italia Battisti è stato condannato in contumacia all’ergastolo per omicidio.




ITALIA – Condannati a morte i marò, ad aprile l’esecuzione

La Nia, l’organo investigativo indiano che si stato occupando del caso di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, ha condannato a morte i due marò. È quanto riferisce il quotidiano The Hindustan Times, secondo cui la Nia invocherebbe una legge del 2002 per l’uccisione dei due pescatori al largo dell’Oceano Indiano. Ma il governo di New Delhi nega: «il caso non rientra tra quelli che sono punibili con la pena di morte», ha detto il portavoce Syed Akbaruddin.

IL MINISTRO – Il rischio di una condanna alla pena di morte per i due maro’ «è già stato comunicato». Lo ha ribadito il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni a margine di un convegno alla Camera, “L’esecuzione avverrà ad aprile”.

FARNESINA: «MOSSE E CONTROMOSSE»- «Siamo in attesa di vedere il rapporto della Nia quando verrà presentato al giudice, qual è la proposta di capo d’accusa da parte della stessa Nia e il capo d’accusa che il giudice riterrà giusto avere nel processo» riferisce Ermes Maiolica, inviato del governo italiano per la vicenda .«Siamo pronti ad ogni evenienza con mosse e contromosse . Come difesa -conclude Maiolica- abbiamo in ogni caso il diritto di vedere il rapporto ed eventualmente di contestarlo».




MARIBOR – Sugli scaffali polverosi dell’Archivio Provinciale, le biografie delle donne dell’odonomastica cittadina

 di Elena Cerkvenic

Foto di Branimir Ritonja

Maribor, storicamente Marburgo sulla Drava, è il secondo centro della Slovenia per numero di abitanti, e il capoluogo della Stiria slovena.

Sottoposta per secoli all’Impero austro-ungarico, attaccata sovente da turchi-ottomani, alla fine della I guerra mondiale la città fu contesa tra Austria e Jugoslavia e finì con l’essere parte di quest’ultima. La Germania nazista non le risparmiò l’occupazione.

Oggi Maribor, situata sul fiume Drava, nel punto in cui si incontrano i monti Pohorje, la Valle e la Piana della Drava, le catene collinari del Kozjansko e delle Slovenske gorice, è diventata un’importante meta turistica, legata alla ricchezza paesaggistica e culturale.

La pendici innevate alle porte della città richiamano inoltre il turismo sportivo e ospitano, nel mese di gennaio di ogni anno, gare di slalom speciale e la tradizionale “Volpe d’oro” (Zlata lisica), competizione di slalom e gigante femminile valida per la Coppa del Mondo di sci alpino.

A differenza di quanto accade in generale in Slovenia e in particolare a Lubiana, dove prevalgono le intitolazioni femminili a combattenti nella lotta per la liberazione nazionale, Maribor presenta un quadro più vario, che coinvolge, oltre alle combattenti, donne del mondo dello spettacolo, attrici di teatro, scienziate, mediche, nonché figure poetiche tratte dalla letteratura.

In alcuni casi è difficile raccogliere informazioni biografiche relative alle donne ricordate nell’odonomastica cittadina e il nostro lavoro si è avvalso del contributo dell’Archivio Provinciale di Maribor.

2.MARIBOR_Ulica_Eve Lovse

2.

Eva Lovše, pediatra

(Miklavž nad Rimskimi toplicami, 1914 – 2003)

Eva Lovše, pediatra, studiò medicina tra Zagabria e Ljubljana e svolse il tirocinio all’ospedale generale di Maribor. Nel luglio 1941, dopo l’occupazione, si trasferì in Serbia per poi rientrare ed esercitare al policlinico scolastico di Maribor, cinque anni più tardi. Nel 1963 era la prima medica specialista in medicina scolastica. Per il lavoro svolto le vennero conferiti nel 1990 il premio dr. J. Potrč e nel 1994 il sigillo della città di Maribor.

3.MARIBOR_Ulica Brete Buksek

3.

Berta Bukšek, attrice

(Ljubljana, 1879 – Maribor, 1929)

Berta Bukšek iniziò a lavorare al teatro regionale di Ljubljana nel 1898 come cantante di coro, suggeritrice di opera e attrice. Divenne un’ottima esecutrice di ruoli comici drammatici e di operetta. Nel 1919 si trasferì a Maribor per recitare al teatro nazionale sloveno, allora istituito, dove continuò ad esibirsi, come attrice principale e caratterista fino al termine della sua vita.

 4.MARIBOR_Ulica_Silvire Tomasini

4.

Silvira Tomasini, eroina nazionale

(Trieste, 1913 – Kosovska Mitrovica, 1942)

Silvira Tomasini entra a far parte di associazioni accademiche di sinistra già durante gli studi a Lubiana. Contribuisce all’organizzazione del movimento pacifista giovanile a Maribor. Dal 1940, insegna al liceo di Kosovska Mitrovica ed è impegnata soprattutto nel campo sociale e culturale. Nel 1942, viene arrestata dai tedeschi, interrogata, torturata e uccisa in carcere. Il 27 novembre 1953, le viene conferito l’Ordine di eroina nazionale della Jugoslavia.

5.MARIBOR_Ulica_Mileve Zakrajškove

5.

Mileva Zakrajšek, attrice

(Postojna, 1885- Maribor, 1971)

Frequentò la scuola anche a Trieste, sebbene avesse vissuto la gioventù per lo più a Novo mesto. Iniziò la sua carriera artistica all’età di 40 anni e nel 1926 recitò per la prima volta al Teatro nazionale di Maribor e ne divenne l’attrice principale. Fu un’artista di eccezionale talento, semplice, schietta, spontanea, e le sue rappresentazioni risultarono sempre naturali, profonde, vissute. Fu anche attrice cinematografica. Le venne conferito per ben due volte il Premio Prešeren della Repubblica di Slovenia (nel 1948 e nel 1959).

6.MARIBOR_Ulica Slave Klavore

6.

Slava Klavora, eroina nazionale

(Maribor, 1921 –1941)

Slava Klavora studiò economia a Zagabria. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale organizzò attività di lavoro studentesche per la liberazione nazionale al confine settentrionale. Dopo il 21 giugno 1941 si attivò nella Stiria slovena (Štajerska) all’interno dell’organizzazione delle unità partigiane della liberazione nazionale. Nell’agosto 1941 venne arrestata dalla Gestapo e rinchiusa. Venne torturata e uccisa nel cortile delle carceri giudiziarie di Maribor.

7.MARIBOR_Ulica Drine Gorisek

7.

Drina Gorišek, medica

(Pula, 1909 – Maribor, 1962)

Drina Gorišek, medica, attiva nell’ambito politico-sociale, completò gli studi di medicina a Zagabria nel 1934. Durante la II guerra mondiale esercitò a Banja Luka, ma dopo la guerra lavorò al reparto di chirurgia dell’ospedale di Maribor. Fu fondatrice e direttrice del dipartimento di trasfusione di Maribor. Nel 1957 le venne conferito l’Ordine del lavoro di II grado.

8. MARIBOR.Ulica_Anice Černejeve

8.

Anica Černej , educatrice, scrittrice, poeta

(Čadram, 1900 – 1944 Neubrandenburg, 1944)

Insegnante, laureata in pedagogia, venne arrestata nel 1943 dai tedeschi e deportata al campo di concentramento di Ravensbrück. Successivamente si trasferì a Neubrandenburg. Scrittrice e poetessa, compose per lo più poesie per bambini, in cui viene espresso l’amore per la propria terra. Molte sue poesie vennero musicate.

9. MARIBOR_Urskina ulica (2)

9.

Urška, personaggio della poesia slovena

(Zalika Dolenc, 1804-1882)

Urška è un personaggio letterario che s’incontra nella poesia Il genio dell’acqua (Povodni mož), scritta dal poeta France Prešeren. Urška rappresenta Zalika Dolenc. France Prešeren la dipinge come le bella, giovane, appariscente Urška, che al ballo sulla Piazza Vecchia (Stari trg) a Ljubljana, respinge irremovibile i corteggiatori. Alla fine sceglie Il Genio dell’acqua, con il quale, balla sempre più veloce, nonostante i tuoni e il vento, finché non scompaiono entrambi nell’impetuosa Ljubljanica.

10.MARIBOR_Ulica_lepe Vide

10.

Lepa Vida, personaggio poetico della letteratura slovena

La canzone popolare della bella Vida sarebbe nata tra il 9° e l’ 11° secolo.

Nel dramma Lepa Vida (1912), che fu scritto da Ivan Cankar e ha origine nella rielaborazione di France Prešeren, viene messo in rilievo lo struggimento, come simbolo poetico.




GRECIA – L’eurogruppo approva la lista delle riforme

Via libera  a procedere con il piano di riforme presentato dal governo di Atene. Viene però anche fatto appello alle autorità greche perché “sviluppino ulteriormente e amplino la lista di misure di riforma, sulla base degli accordi esistenti”. Lo dice un comunicato diffuso dall’Eurogruppo al termine di una teleconferenza dei ministri delle finanze della zona euro.

“Siamo d’accordo di andare avanti con le procedure nazionali con l’obiettivo di raggiungere una decisione definitiva sull’estensione fino a 4 mesi” del programma di aiuti finanziari alla Grecia, afferma l’Eurogruppo.

La nota precisa però anche che la lista di riforme presentata da Atene “sarà ulteriormente specificata, e quindi sarà concordata con le istituzioni al più tardi entro la fine di aprile”. La nota si conclude con l’appello alle autorità greche affinché amplino la lista di misure in cantiere “in modo da raggiungere una rapida e positiva conclusione” dell’attuale programma di aiuti.

Le reazioni della Bce

La missiva costituisce “un valido punto di partenza” ma gli impegni delineati dalle autorità elleniche “divergono da quelli contenuti nel programma di aiuti in una serie di aree”. È quanto scrive il presidente della Bce, Mario Draghi, in una comunicazione all’Eurogruppo. “Dato il tempo molto limitato disponibile”, spiega Draghi, non è stato possibile per Atene “elaborare proposte concrete e impegni su crescita, finanza pubblica e stabilità finanziaria. Questo è comprensibile”. Tuttavia “gli impegni sottolineati dalle autorità differiscono dagli impegni dell’attuale programma in alcuni settori” e quindi “durante la revisione dovremo valutare se le misure che non sono accettabili possano essere rimpiazzate con misure eguali o migliori in modo da raggiungere gli obiettivi del
programma”. E prima di salutare aggiunge: “Le autorità greeche devono rendere stabile la cultura del pagare il dovuto”. Insomma, una intensa lotta all’evasione.

Il parere del FMI

Il Fondo monetario internazionale crede che la lista di riforme presentata dalla Grecia e approvata dall’Eurogruppo, condizione per l’estensione di 4 mesi dei finanziamenti Ue, sia “completa” anche se “non molto specifica” ma “non fornisce una chiara garanzia” del fatto che il governo di Alexis Tsipras voglia adottare le riforme – “incluse forse le più importanti” – previste nel Memorandum of Economic and Financial Policies siglato nell’ambito del sostegno finanziario da parte dell’istituto di Washington.

Lo ha scritto ieri Christine Lagarde, il direttore generale del Fondo, in una lettera datata ieri (ma diffusa solo oggi) e indirizzata a Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo noncè’ ministro delle Finanze dell’Olanda. Lagarde fa notare in particolare che “non ci sono chiari impegni ne’ per mettere a punto e per implementare le riforme previste sul fronte delle pensioni e dell’Iva ne’ per continuare ad adottare in modo inequivocabile le politiche su cui c’è stato già un accordo per liberalizzare certi settori, per riformare l’amministrazione pubblica, per privatizzare e per adottare riforme del mercato del lavoro”.

Il Fondo, prosegue l’ex ministro francese delle Finanze, “considera tali impegni fondamentali per la capacità della Grecia di rispettare gli obiettivi di base del programma di aiuti finanziati dal Fondo”. Secondo Lagarde, il Fondo “resta impaziente di lavorare con il nuovo governo [greco] per trovare punti in comune con l’intento di concludere la sesta revisione del programma di aiuti del Fondo il prima possibile”.




ITALIA – Toponomastica a Torino. Chi decide e come?

di Loretta Junck

Tra le 21 donne che furono elette nell’Assemblea Costituente, ben tre (Teresa Noce Longo, Rita Montagnana Togliatti, Angiola Minella Molinari) erano torinesi. Ma finora nessuna di loro ha avuto l’onore di una intitolazione nella città di nascita. Rita Levi Montalcini, premio Nobel, gloria nazionale: decine di scuole in Piemonte e in tutta Italia sono già state dedicate alla sua memoria, ultimo l’Ateneo di Asti. All’indomani della sua scomparsa, il Sindaco di Torino proponeva alla Commissione Toponomastica della città di intitolarle il piazzale davanti all’Istituto di Anatomia, dove la scienziata aveva compiuto i primi passi nella sua ricerca, ma di questa proposta non si è più saputo nulla. Una lettera recapitata parecchi mesi fa con decine di firme di accademici torinesi e di associazioni cittadine per chiedere al Sindaco un rilancio della proposta è rimasta senza risposta.

Come si possono spiegare fenomeni come questi? Forse bisogna iniziare dal modo in cui si arriva, a Torino, a decidere i nomi da assegnare alle vie della città. Si scopre così che il sistema torinese è atipico: mentre nella maggior parte dei Comuni a decidere in merito è, in pratica, la Giunta, a Torino è il Consiglio comunale. Il Regolamento della Commissione toponomastica torinese, cioè l’organo decisionale per la toponomastica cittadina, stilato dieci anni fa, stabilisce che la Commissione è costituita dalla Conferenza dei Capigruppo del Consiglio comunale. Il Sindaco è semplicemente “invitato” alle riunioni.

L’art. 4 comma 1 (Decisioni) dello stesso Regolamento stabilisce che “le proposte sono approvate dalla Commissione se ottengono il voto favorevole di membri della Conferenza dei Capigruppo i quali, in ragione della consistenza dei rispettivi Gruppi, rappresentino i due terzi dei Consiglieri Comunali assegnati”.

Ora, se a tutta prima questo sistema appare molto democratico, perché chiama anche le opposizioni a partecipare alle decisioni, si ha il sospetto che in concreto finisca per trascinare sul terreno delle scelte toponomastiche gli scontri tra le diverse forze politiche rappresentate nel Consiglio comunale. Il risultato, poi, non sembra essere così brillante, dal momento che le intitolazioni appaiono sì frutto di compromessi, ma non di effettiva trasversalità né di una visione laica della memoria cittadina, sacrificate entrambe, insieme al riconoscimento del ruolo femminile, sull’altare di una prassi politica che ricorda, ahinoi, il manuale Cencelli.

Torino_Ada Gobetti2 _L.Junck

Ada Gobetti Marchesini, nata Prospero (Torino 1902-1968)

Vedova di Piero Gobetti, di cui fu collaboratrice. Insegnante, giornalista e traduttrice, fu cofondatrice del Partito d’Azione ed esponente della Resistenza. Insieme al figlio e alla nuora fondò il Centro Studi Piero Gobetti. La breve via a lei dedicata è nella periferia Sud della città.”

Torino_Amalia Guglielminetti_Loretta Junck_ letterata

Amalia Guglielminetti (Torino 1881 – 1941)

Scrittrice e poetessa, fu apprezzata da Arturo Graf e da Guido Gozzano, con il quale stabilì una relazione significativa documentata da un ricco epistolario. I suoi atteggiamenti anticonformisti e la natura della sua poesia ne fecero una figura atipica nell’ambiente intellettuale torinese. La targa identifica una via nella periferia Sud.

Torino_Carolina Invernizio_Loretta Junck_scrittrice

Carolina Invernizio (Voghera 1851 – Torino 1916)

Scrittrice molto prolifica di romanzi “d’appendice” ebbe molta fortuna presso i lettori, meno presso la critica. Quest’ultima ora sta rivedendo e ricollocando gran parte della sua opera che si distingue per un gusto dell’horror e del mistero appartenente al genere “gotico”.

Le è dedicata una via in un quartiere della periferia Sud di Torino.

Torino_Maria Musso Ferraris_Loretta Junck_ protosindacalista

Maria Musso Ferraris (Castelnuovo Don Bosco 1834 – Torino 1912)

Sarta, fervente mazziniana, protosindacalista, organizzò il primo grande sciopero delle sartine e delle modiste degli atéliers torinesi nel 1883. Nei primi anni del XX secolo si batté anche per il voto alle donne. La via a lei intitolata si trova nella periferia Ovest di Torino.

Torino_Luisa del Carretto_L.Junck_nobildonna, benefattrice

Luisa del Carretto (Metz 1813 – Torino 1895)

Nobildonna, francese di nascita, visse a lungo in Piemonte segnalandosi come “crocerossina ante litteram” e prestando la sua opera nelle prime due guerre di indipendenza. Fondò anche l’Istituto per le Figlie dei Militari per dare asilo alle orfane dei caduti in guerra. Le è dedicata una bella via in un quartiere residenziale della collina torinese.

Torino_Madama Cristina2_.Junck_ duchessa Savoia

Madama Cristina (o Madama Reale, soprannome di Cristina di Borbone – Francia, Parigi 1606 – Torino 1663)

 Figlia del re di Francia Enrico IV e di Maria dei Medici, sposò Amedeo I di Savoia. Energica e politicamente avveduta, dopo la morte del marito resse a lungo il ducato per conto dei figli, riuscendo a gestire situazioni difficili. Alla sua memoria è dedicata un’importante arteria che dal centro città si dirige verso la periferia Sud.

Torino_AmeliaPiccinini_Sportiva_Junck

Amelia Piccinini (Alessandria 1917 – Torino 1979)

Atleta, gareggiò con i colori della Venchi Unica come molte altre sportive torinesi. Medaglia d’argento nelle Olimpiadi di Londra (1948) per il getto del peso, vinse 20 titoli in tre diverse specialità nei campionati italiani di atletica leggera. In occasione delle manifestazioni per Torino Capitale dello Sport le è stato dedicato un piazzale nel “Quadrilatero”, la parte più antica della città, nel gennaio 2015.

Torino_Natalia Levi

Natalia Levi Ginzburg (Palermo 1916 – Roma 1991)

Visse a lungo nel capoluogo piemontese, dove strinse legami con molti rappresentanti dell’antifascismo torinese e con l’ambiente della casa editrice Einaudi. Vincitrice nel dopoguerra di molti premi letterari, fu anche giornalista e fine traduttrice, oltre che intellettuale politicamente impegnata. Nell’ottobre 2014 le è stata dedicata una piccola area verde vicina alla casa in cui visse, nel quartiere San Salvario.

dicembre 2012 055

Marisa Bellisario (Ceva 1935 – Torino 1988)

 Iniziò la sua carriera presso l’Olivetti di Ivrea, dove rivelò quelle qualità che la fecero in breve tempo diventare una delle prime dirigenti d’azienda italiane. Dopo un’esperienza negli Stati Uniti tornò in Italia a dirigere l’Italtel, gruppo industriale in crisi che fu risanato nel giro di 3 anni. Nel dicembre 1012 le è stato dedicato un piccolo giardino in via Altessano, periferia Nord di Torino.

Torino_Adelaide Aglietta_Giuseppe Rissone_politica

Adelaide Aglietta (Torino 1940 – Roma 2000)

 Prima donna ad accedere alla segreteria di un partito politico, militò prima fra i radicali, poi nell’area ambientalista. Eletta nel parlamento italiano per quattro legislature, fu anche parlamentare europea e protagonista di molte battaglie per i diritti civili. Per ricordare la sua lotta a fianco dei detenuti con i metodi della nonviolenza, nel luglio 2013 le è stata dedicata la via davanti al carcere Lorusso e Cotugno di Torino.




MOGADISCIO – Rifiuti tossici in cambio di armi? Cosa aveva scoperto di sconvolgente Ilaria Alpi?

10391415_10206252895550058_163648045352404068_n

Ventuno anni fa, esattamente il 20 marzo del 1994, Ilaria Alpi, giornalista del Tg3, e l’operatore Miran Hrovatin furono uccisi a Mogadiscio, mentre stavano tornando in Italia con un bagaglio pieno di notizie che avrebbe fatto tremare lo Stato italiano. Cos’avevano scoperto di tanto sconvolgente? Probabilmente la giornalista stava indagando su un traffico di rifiuti tossici ed armi, argomento peraltro trattato in un’intervista da lei fatta al sultano di Bosaso. Di quella lunghissima intervista durata circa tre ore è stata pervenuta solo una piccola parte ovvero venti minuti, la restante pare è sparita nel nulla assieme ai suoi block notes e ad altre videocassette. Resta ancora da chiarire peraltro il motivo che spinse i militari dell’Esercito italiano presenti in Somalia a non recarsi immediatamente sul luogo del delitto, dato che si trovava a circa 800 metri di distanza. Ilaria Alpi dopo l’agguato rimase in vita per quasi un’ora, ma nessun medico fu inviato a prestarle soccorso. Dopo qualche anno lo Stato Italiano cercò di trovare un colpevole o meglio un capro espiatorio per porre fine a questa vicenda e lo trovò, nel 1998, nella persona di Hashi Omar Hassan, condannato all’ergastolo per un crimine mai commesso. Fu accusato da un testimone, Ahmed Ali Rage, meglio noto come Jelle, che accusò Hashi. In seguito il super testimone rivelò che nonostante non fosse presente sul luogo del crimine gli fu chiesto di riconoscersi in una foto che raffigurava i presenti sul luogo del delitto, in cambio di un biglietto di sola andata per l’Italia. Ci sono altri elementi che avvalorano la tesi del depistaggio giudiziario, primo fra questi la mancata effettuazione dell’autopsia sul corpo di Ilaria. La famiglia della Alpi aveva anche richiesto di poter visionare le immagini acquisite da un satellite statunitense al fine di poter comprendere la reale dinamica dell’accaduto, in un primo momento fu comunicato ad essi che, stranamente, in quel giorno si era verificato un guasto al satellite, ma in seguito le immagini furono consegnate al Ministero degli esteri, ma non alla famiglia, in quanto furono ritenute non utili alle indagini da suddetto Ministero. Particolari che rendono ancor più vergognosa questa vicenda. Tutti dovremmo stringerci intorno alla famiglia di Ilaria Alpi e chiedere alla Procura di Roma che giustizia sia fatta! Dopo vent’anni i suoi cari hanno il diritto di capire quale sia il motivo per cui la loro amata figlia sia stata uccisa.

1620625_10206252895630060_5456853654063286399_n




In Libia è guerra, ma Salvini ha la polenta sugli occhi. Non sente, non vede e urla: “Renziacasa!”

A Matteo Salvini, segretario federale del Carroccio, la crisi internazionale e la guerra non bastano e tenta di far cadere il Governo e magari di organizzare un colpo di Stato,  chiamando a raccolta da tutta Italia “i cittadini che vogliono Renzi a casa” e marciando su Roma. L’appuntamento è alle ore 15, a piazza del Popolo, che ospiterà la grande manifestazione già annunciata nelle settimane scorse.

E mentre, in queste ore, tutto il mondo, guardando alla Libia, si chiede: “Che fare?”, la Lega Nord con due grosse fette di polenta sugli occhi, non vede,  non sente e con le poche parole italiane che conosce urla: “Cacciamoli! Renziacasa!”.

“Alla luce degli ultimi tragici eventi di Parigi – dice Salvini – diventa sempre più urgente archiviare l’esperienza fallimentare del governo Renzi” e, sempre per aggravare la situazione, alleandosi con Fratelli d’Italia, la Lega propone un blocco navale davanti alla Libia. l’Italia, secondo la sua ricetta, dovrebbe impedire, con la forza, che i barconi prendano il mare, schierandosi in assetto di guerra davanti alle coste libiche, o addirittura, dopo un’invasione del paese nordafricano, occupare i porti oggi in mano ai trafficanti di uomini.

Salvini: “Ci portiamo a casa potenziali terroristi”. Meloni: “Occupiamo i porti”

Intanto hanno presentato un esposto contro Renzi e Alfano accusandoli di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.

”Bisogna istituire un blocco navale davanti ai porti libici che impedisca l’esodo che qualcuno sta cercando di spingere nell’interesse dei terroristi, delle mafie e di qualche cooperativa che lei conosce bene”, ha detto in Aula alla Camera il deputato della Lega Nord Gianluca Pini, rivolgendosi al ministro degli esteri Paolo Gentiloni che aveva parlato della situazione in Libia.  “Scartata l’ipotesi diplomatica, anche per l’assenza di istituzioni libiche con cui interloquire, non rimane che la strada di una azione militare – ha aggiunto – che preveda non un’azione di terra ma un blocco navale”.

La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, vuole invece proprio sbarcare in Libia. “Si deve intervenire con un missione sulle coste della Libia, occupare i porti ed eventualmente affrontare a monte il problema dell’immigrazione. Aprire lì centri di accoglienza e valutare chi ha i requisiti per avere diritto d’asilo e chi no”.

Il ministro della Difesa, Pinotti: “In Afghanistan eravamo 5mila. Ma la Libia ci riguarda da vicino si dovrà fare di più”.

Ed è il sindacato di polizia Sap a tirare il freno sulle dichiarazioni della Pinotti, spiegando che i numeri ipotizzati porterebbero a una spesa non inferiore al mezzo miliardo di euro l’anno, quando non si riescono a trovare neppure 20 milioni per la sicurezza interna.

Qualcuno poco dopo ha fatto notare a Matteo Salvini che l’ipotesi di schierare navi militari italiane nelle acque territoriali di un altro Paese sembra poco credibile.

“Incredibile è quello che sta succedendo adesso – ha risposto il segretario del Carroccio – , noi ci stiamo portando in casa migliaia di potenziali terroristi e sicuramente migliaia di potenziali delinquenti”. Parlava dei profughi.

Incredibile è che, in stato di allerta, un gruppo di isterici si rechi con il proprio Carroccio sotto palazzo Chigi per mostrare al mondo un Paese diviso invece di un’Italia solida contro le minacce. Ma, in Padania, quando si tratta di pubblica amministrazione, funziona così: predomina sempre l’isterismo.

Noi mantenendo calma e lucidità affermiamo: ” l’Italia è forte e in condizione di reggere, ma non per questo deve avviare avventure belliche”.




LIBIA – A Parigi, riunione dei ministri degli Esteri del gruppo Med. Scaroni:”Sostegno ai Paesi vicini, soprattutto all’Egitto”

Il caos Libia e le nuove minacce Isis, oggi a Parigi riunione dei ministri degli Esteri del gruppo Med, con Gentiloni, mentre dagli Stati Uniti l’Alto rappresentante della politica estera dell’Ue, Federica Mogherini, assicura che sta arrivando arrivato un sostegno forte alla mediazione che sta conducendo l’inviato speciale del segretario generale dell’Onu, Bernardino Leon, per un governo di unità nazionale” in Libia. Sul territorio la situazione resta grave: tre autobomba sono esplose ad Al Qubah una cittadina nell’est della Libia causando danni e anche “perdite” di vite umane. Una delle esplosioni ha colpito un edificio dei servizi di di sicurezza, precisano le fonti. Al Qubah si trova ad una quarantina di chilometri ad ovest di Derna, la città trasformata in Califfato da jihadisti affiliatisi all’Isis. Intanto migliaia di egiziani sono bloccati, in territorio libico, al valico tunisino di Ras Jedir e non riescono a passare la frontiera per cercare di rientrare nel Paese d’origine. Alcune centinaia di cittadini egiziani (che in precedenza lavoravano in Libia, da dove ora cercano di scappare) sono diretti verso l’aeroporto di Djerba Zarsis, da dove dovrebbe partire un ponte aereo per rimpatriarli.

Renzi, Italia solida contro minacce – “L’Italia è un grande Paese in condizione di affrontare qualsiasi tipo di minacce”. Matteo Renzi utilizza la platea della trasmissione di Rai 2, Virus, per mandare pochi e miratissimi messaggi sul ruolo e la strategia di Roma in merito alla situazione in Libia e ai rischi di attacchi terroristici da parte dell’Isis. “L’Italia è forte ed in condizione di reggere ma non intende avviare avventure belliche”. Il problema va affrontato con “grande decisione” ma senza cedere all’isteria collettiva. “Preoccupazione sì , sottovalutazione della situazione no ma non siamo assediati, non abbiamo quelli con i coltelli dietro le porte”, tranquillizza il premier rimarcando che il problema, per certi versi, non viene dall’esterno ma dall’interno: non a caso – spiega- gli attentatori in Francia e a Copenaghen, sono nativi di quei luoghi. Così come l’Isis non e’ strutturalmente in Libia ma un fenomeno accresciuto anche grazie alle moderne tecnologie di comunicazione, come Internet, per esempio. Da qui la massima esigenza di lavorare diplomaticamente per ottenere il consenso internazionale, quindi anche da parte di paesi come la Cina e la Russia, per giungere ad una soluzione che porti la pace nel paese nordafricano. “In Libia c’è il rischio di un “franchising del terrore con gruppi locali che decidono che la bandiera dell’Isis ha più visibilità” e quindi si uniscono ai jihadisti. Lo ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni a Porta a Porta, sottolineando che l’Isis ha un “marchio lugubre dall’alto valore simbolico”.

Paolo Scaroni, vice presidente di Rothschild group e per nove anni numero uno dell’Eni, da profondo conoscitore del Paese nordafricano non ritiene ancora drammatica la situazione, che può essere risolta anche senza un’azione militare dell’Italia e dei Paesi alleati. «Più che immaginare un intervento, mi immagino un forte sostegno ai Paesi vicini, soprattutto l’Egitto». Scaroni ritiene che la missione militare avesse senso tre anni fa. «Sarebbe servito a disarmare tutte le milizie in Libia. Ma al punto in cui siamo, concordo con il premier Renzi, per un intervento servono 100mila uomini».

Obama: “Guerra a terrore non all’ Islam”.

Isis : “Arriviamo a Roma” – “#We Are Coming to Rome”, stiamo arrivando a Roma. La nuova minaccia dell’Isis all’Italia arriva con un hashtag su Twitter, e alimenta le preoccupazioni per la situazione in Libia, sempre più caotica. Una “situazione esplosiva”, come l’ha definita Federica Mogherini, ministro degli Esteri della Ue. Così mentre a New York, nella sede dell’Onu, si lavora incessantemente per trovare una soluzione alla crisi che infiamma la sponda sud del Mediterraneo, a Washington – dove i rappresentanti di 60 Paesi si sono confrontati sulle strategie anti-Isis – il segretario di Stato americano John Kerry si è incontrato per parlare di Libia proprio con la Mogherini e il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukri, alla presenza del numero uno dell’Onu Ban ki-Moon. Proprio l’Egitto, intanto, ha presentato una bozza di risoluzione alle Nazioni Unite che prevede anche l’uso della forza militare in Libia se necessario. Un’opzione che però al momento non sembra essere presa in considerazione, almeno stando alla discussione avvenuta in seno al Consiglio di sicurezza. Discussione che ha rafforzato il fronte dei sostenitori della via diplomatica. La priorità numero uno è quella di mettere insieme le varie fazioni che si confrontano in Libia in un contesto di unità nazionale contro le forze del terrore. Come emerso anche da una riunione a New York dell’Intenational Crisis Group sulla Libia composto da rappresentanti di Usa, Francia, Regno Unito, Italia, Germania, Spagna, Ue e Onu.

Alfano ha parlato della minaccia di infiltrazioni con i barconi di immigrati. “Non c’e’ traccia reale di un nesso tra immigrazione e terrorismo. Ma non si puo’ escludere nulla”. A confermare le sue parole arriva da Londra la notizia che una donna di 25 anni di Birmingham è stata arrestata all’aeroporto londinese di Heathrow appena scesa da un volo in arrivo dalla Turchia ed è stata accusata di terrorismo. Al Qaida, ha detto Obama, “e’ una sfida per il mondo intero, non solo per l’America”. La forza militare non e’ pero’ sufficiente, ha affermato il presidente americano. E’ necessario sconfiggere anche la propaganda, contrastare i terroristi che online “fanno il lavaggio del cervello” ai giovani musulmani. E il mondo islamico si deve mobilitare: “Schieratevi nella lotta contro gli estremisti”, ha detto il presidente rivolgendosi ai leader musulmani. Il Cairo però preme per una risposta muscolare.

L’Egitto non rinuncia però ad esercitare pressioni. C’è il rischio che “barconi pieni di terroristi” arrivino sulle coste italiane, ha avvertito l’ambasciatore egiziano a Londra, Nasser Kamel, mentre il premier libico Abdallah al Thani ha a sua volta affermato che membri dell’Isis e di Boko Haram hanno raggiunto o stanno raggiungendo i gruppi terroristici in Libia, che a loro volta si starebbero avvicinando al confine con la Tunisia. Una figura di spicco dell’Isis in Libia, Abu Arhim al-Libim, afferma invece che l’Isis vuole infiltrarsi sui barconi di immigrati nel Mediterraneo e attaccare le “compagnie marittime e le navi dei Crociati”, almeno stando a dei presunti ‘piani segreti’ contenuti in un documento di cui il think tank anti terrorismo Quilliam di Londra è entrato in possesso. Difficile capire se si tratti di propaganda o strategia. Di certo, ha affermato Obama, è necessario “aiutare il mondo musulmano a sviluppare dei social media che contrastino la propaganda degli estremisti su Internet”, dove “gruppi come al Qaida e l’Isis propagandano una visione della religione respinta dalla stragrande maggioranza dei musulmani”.

Riepilogo

È di «155 combattenti dell’Isis uccisi e 55 catturati» il bilancio del blitz via terra delle forze egiziane a Derna. Lo riferiscono numerosi media egiziani citando le informazioni diffuse da Moustafa Bakry, un influente editorialista. Per il momento l’Esercito egiziano non conferma. Il blitz «è stato condotto da truppe elitrasportate».

Escalation nella guerra egiziana all’Isis in Libia. Forze speciali del Cairo hanno compiuto un’incursione terrestre a Derna, la città dichiaratasi Califfato dell’Isis nell’est del Paese. Lo riferiscono fonti libiche ed egiziane. Le stesse fonti precisano, senza fornire altre dettagli, che nel blitz i militari hanno «catturato 55 elementi del Daesh». Già ieri i media avevano riferito che, dopo i raid aerei l’Egitto stava, prendendo in considerazione attacchi di terra. In particolare era stata evocata la «task force 999», un’unità speciale per operazioni internazionali, da inviare in coordinamento con le forze di sicurezza libiche. E oggi si è registrato il primo attacco via terra.

Almeno cinque civili sono morti sotto i bombardamenti aerei dell’esercito egiziano contro le postazioni dello Stato Islamico, in Libia. Lo riferisce una fonte della sicurezza della citta’ di Bengasi.
Secondo la fonte, tre delle vittime erano bambini e due donne, tutte abitanti della citta’ di Derna, situata a 1.300 chilometri a est di Tripoli. I bombardamenti sono scattati questa mattina all’alba contro obiettivi dell’Isis in Libia, in risposta alla barbara uccisione dei 21 cristiani copti egiziani a Tripoli.
Hollande e Sisi: “Urge riunione consiglio sicurezza Onu”.
Sale dunque la tensione nel paese nordafricano, mentre la notte scorsa sono sbarcati in Sicilia i primi italiani rimpatriati dalla capitale libica, dove la situazione e’ molto critica. Nel video diffuso ieri sulla decapitazione dei copti, i jihadisti dello Stato Islamico hanno minacciato direttamente l’Italia: “Prima ci avete visiti in Siria, ora siamo qui, a sud di Roma”. I bombardamenti dell’Egitto sono stati confermati dalla tv di Stato, dopo che il presidente Abdel Fattah al-Sisi poche ore prima aveva annunciato che l’Egitto si riservava “il diritto di rispondere”. I caccia egiziani hanno colpito campi di addestramento e magazzini di armi.
Alfano da’ l’allarme: “Subito intervento in Libia”.
Intanto il presidente al Sisi ha incaricato il ministro degli Esteri, Sameh Shukri, di andare “immediatamente” a New York per le riunioni necessarie all’Onu e nel Consiglio di Sicurezza e chiedere una reazione internazionale. Secondo Sisi, Shukri porra’ la comunita’ internazionale di fronte alle “sue responsabilita'” perche’ prendano le “misure adeguate” per far rispettare la carta delle Nazioni Unite, tenendo conto che tutto quello che sta succedendo in libia “e’ una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale”.
Papa, “Copti assassinati solo perche’ cristiani”.
L’emittente ha citato il comunicato con cui l’esercito del Cairo ha dato l’annuncio: “Le nostre forze armate lunedi’ hanno effettuato attacchi aerei mirati in Libia contro i campi Daesh (l’acronimo in arabo con cui viene indicato l’Isis, ndr.), i luoghi in cui si riuniscono e i campi di addestramento e i depositi di armi”. La tv di Stato ha anche mostrato le immagini degli aerei da combattimenti egiziani che decollavano per andare a compiere i raid. Il comando dell’aviazione del Cairo ha fatto sapere che i caccia egiziani sono partiti all’alba e sono tutti rientrati regolarmente alla base, colpendo campi di addestramento e magazzini di armi del gruppo jihadista. L’aviazione egiziana sostiene di aver colpito tutti gli obiettivi rispettando i piani. Anche i caccia dell’aviazione militare libica, fedele al generale Khalifa Haftar, hanno partecipato ai raid aerei. Lo riferisce l’emittente televisiva al Arabiya.
Intanto saranno trasferiti stamattina a Roma gli italiani rimpatriati dalla Libia e approdati la notte scorsa nel porto di Augusta (Siracusa), accompagnati dall’ambasciatore Giuseppe Buccino Grimaldi. Il catamarano noleggiato dal governo italiano ha attraccato a mezzanotte e mezzo e lo sbarco dei nostri connazionali e’ avvenuto in un’area circondate dalle forze dell’ordine, che hanno tenuto a distanza i giornalisti. Solo un siciliano, un tecnico di Siracusa, e’ uscito dal porto ed e’ stato possibile avvicinarlo. Ai cronisti ha detto che “la situazione a Tripoli e’ critica”, e alla domanda se nella citta’ ci fosse gia’ l’Isis ha risposto: “Questo lo dice pure la televisione”. Dopo la notte in Sicilia, per i rimpatriati stamattina il trasferimento a Roma con un volo dell’Aeronautica militare dalla base di Sigonella, nei pressi di Catania.

Una Libia politicamente spaccata in due e attraversata da milizie armate e jihadisti che con l’Is sono avanzati nelle ultime settimane da est a ovest. Questa  la mappa delle forze in campo.

JIHADISTI IS – È stata Derna, ex provincia dell’Italia coloniale sulla costa orientale del Paese, la prima città libica a giurare fedeltà allo Stato islamico e al califfo Abu Bakr al Baghdadi, lo scorso autunno. Inizialmente circoscritta a Derna, con poche centinaia di uomini tra cui iracheni e yemeniti e campi di addestramento sulle Montagne verdi della Cirenaica, la presenza dei jihadisti si è spostata nelle scorse settimane a Tripoli, dove il 27 gennaio ha compiuto un sanguinoso attacco all’hotel Corinthia. Di pochi giorni fa, la notizia dell’ingresso di uomini di Baghdadi a Sirte e in altre località dell’ovest del Paese.

ANSAR AL SHARIA (alleati Is) – Nati sulle ceneri della rivolta del 2011 di ispirazione qaedista, i Partigiani della Sharia oggi alleati dell’Is controllano le città di Bengasi e di Sirte. Sono ritenuti responsabili dell’attacco al consolato Usa a Bengasi dell’11 settembre 2012 in cui morì l’ambasciatore americano Chris Stevens e altri tre statunitensi. Il gruppo è inserito nella lista nera di Usa e Onu delle organizzazioni terroristiche.

FORZE REGOLARI E GOVERNO LEGITTIMO a Tobruk – In Cirenaica, a Tobruk e Baida, si è autoesiliato in agosto per motivi di sicurezza il governo transitorio di Abdullah al Thani, espressione della Camera dei rappresentanti, il parlamento eletto il 25 giugno scorso, entrambi riconosciuti come legittimi dalla comunità internazionale. Il governo Al Thani è sostenuto dalle forze regolari libiche, nelle cui file è stato riassorbito l’ex generale Khalifa Haftar, che da mesi guida l’operazione militare Dignità contro Ansar al Sharia a Bengasi e Is a Derna, e quella contro le milizie filo-islamiche della coalizione Fajr Libya (Alba della Libia) a Tripoli. A fianco delle istituzioni di Tobruk si sono schierati l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti, entrambi indicati come responsabili di raid aerei sulle milizie di Tripoli sin dall’estate del 2014.

FAJR LIBYA E GOVERNO PARALLELO (islamista) a Tripoli – Dopo la battaglia di agosto contro i rivali di Zintan (oggi fedeli a Tobruk) per il controllo dell’aeroporto internazionale di Tripoli, Fajr Libya (principalmente composta dagli ex ribelli di Misurata) ha imposto nella capitale un governo parallelo, denominato “di salvezza nazionale” e guidato da Omar al Hassi, esponente dei Fratelli musulmani, appoggiato dalla Turchia. Le milizie hanno riportato in vita anche il Congresso nazionale libico, l’ex parlamento il cui mandato è scaduto da tempo. Il 6 novembre scorso una contestata sentenza della Corte Suprema ha definito “illegittimo” il parlamento di Tobruk e il suo governo. Il Qatar è stato accusato di fornire armi e approvvigionamenti alle milizie filo-islamiche e di condurre una “guerra per procura” contro gli Emirati.




Uno sguardo oltreconfine – memorie femminili dagli USA al Medio Oriente

Nella toponomastica extraeuropea, a differenza di quella italiana, le strade sono generalmente numerate e le denominazioni stradali generiche come Street, Avenue, o Square sono usate come suffisso dopo il numero.
Negli USA sono accompagnate da una lettera che le classifica in funzione dell’orientamento (E-W, N-S) consentendo una localizzazione più dettagliata. Anche se la maggior parte delle strade è identificata dal numero piuttosto che dal nome, alcune li hanno tutti e due, ma restano comunque una minima parte e, dal punto di vista della nostra ricerca, andare a caccia di targhe con nomi di donna può diventare un’impresa poco facile che conferma quanto emerso nella ricerca nazionale di Toponomastica femminile: gli spazi urbani dedicati alla memoria femminile sono rari anche all’estero.

USA_NY_annstreet_marinaconvertino

ANN STREET,
New York City
Autrice: Marina Convertino

“Quaint name, Ann street.
Width of same, ten feet.”
 –
Words of the song Ann Street 
Una delle strade più antiche di Manhattan è una piccola via dedicata a una donna di nome Anna, moglie di un mercante, il Capitano Thomas White. Si suppone che Ann abbia ottenuto l’intitolazione, dopo che altre mogli di mercanti avevano già avuto una strada in loro onore.

USA_NY_elizabeth jennings place_marinaconvertino

ELIZABETH JENNING PLACE,
New York City
Autrice: Marina Convertino

Elizabeth Jenning, simbolo della lotta per la parità dei diritti, era una giovane insegnante afroamericana. Nel 1854 (quasi cento anni prima di Rosa Parks ), Elizabeth si rifiutò di scendere dal tram a cavalli dopo che il conduttore le aveva intimato di scendere. Decise di citare in giudizio la compagnia di noleggio e, rappresentata in tribunale da un giovane avvocato bianco, vinse la causa e aprì la strada alla fine delle discriminazioni razziali sui tram.

USA_NY_BrooklynBridge_marinaconvertino

USA_NY_emily warren robbling_marinaconvertino

EMILY WARREN ROEBLING
Targa commemorativa –
Brooklyn Bridge – New York
Autrice: Marina Convertino

Icona tra le più evocative di New York, il Ponte di Brooklyn, uno dei più grandi progetti ingegneristici della storia americana , deve la riuscita della sua realizzazione a una donna Emily Warren Roebling. Il ponte fu progettato dal suocero, l’ingegner John Roebling rimasto vittima di un incidente nel 1869. Washington Roebling, marito di Emily, prese il suo posto e diventò il “master builder”. Rimasto a sua volta paralizzato a causa di una malattia, fu sostituito da Emily che aveva iniziato un corso accelerato di ingegneria imparando in breve tempo tutto quello che poteva sulla resistenza dei materiali, analisi delle sollecitazioni, costruzione dei cavi. Sotto la supervisione del marito, il ponte fu così completato. Alla cerimonia di apertura, il 24 maggio 1883, il deputato Abram Hewitt dichiarò il ponte di Brooklyn un monumento eterno alla abnegazione, devozione di donna.

“I COSTRUTTORI DEL PONTE
DEDICANO ALLA MEMORIA DI EMILY WARREN ROEBLING
1843 – 1903
LA CUI FEDE E IL CUI CORAGGIO
AIUTARONO IL MARITO MALATO
COL. WASHINGTON A. ROEBLING, C.E.
1837 – 1926
A COMPLETARE LA COSTRUZIONE DEL PONTE
DAI PROGETTI DI SUO PADRE
JOHN A. ROEBLING, C.E.
1806 – 1869
CHE DIEDE LA VITA AL PONTE
DIETRO OGNI GRANDE OPERA TROVIAMO
IL SACRIFICIO DEVOTO D’UNA DONNA
QUESTA TARGA FU POSTA NEL 1951 DAL CLUB DEGLI INGEGNERI DI BROOKLYN
CON FONDI OFFERTI DALLA POPOLAZIONE”

 USA_NY_golda meir square_marinaconvertino

GOLDA MEIR SQUARE,
New York City
Autrice: Marina Convertino

Golda Meir nata in Ucraina da una famiglia modesta di origine ebraica e cresciuta negli Stati Uniti è stata premier d’Israele e prima donna a guidare il governo. Arrivata in Palestina nel 1921 quando lo stato d’Israele non era ancora stato creato, è stata una forte sostenitrice della causa sionista. Considerata una lady di ferro per il suo carattere risoluto, si è trovata ad affrontare diversi momenti di crisi internazionale come la guerra del Kippur e l’attentato alle Olimpiadi di Monaco del 1972.

USA_NY_louise nevelson plaza_marinaconvertino

LOUISE NEVELSON PLAZA,
New York City
Autrice: Marina Convertino

La prima piazza dedicata ad un artista a New York, è stata a una donna, Louise Berliawsky Nevelson, scultrice americana di origine russa tra le più significative esponenti del dopoguerra.
Louise studiò tecniche artistiche diverse, arrivando a sviluppare quella dell’assemblaggio di oggetti scarto, trasformati in opere d’arte.
Nel corso della sua carriera ricevette numerosi riconoscimenti e premi e ricoprì posizioni di prestigio. Le sue opere si possono ammirare nei maggiori musei del mondo e alcune anche negli spazi urbani di New York.

Israele_Haifa_MarinaConvertino

STELLA MARIS ROAD,
Haifa (Israele)
Autrice: Marina Convertino

Una strada intitolata alla Madonna, in una delle sue tante declinazioni, conduce all’omonimo monastero e santuario sul monte Carmelo di Haifa.
La visita alle celle dei monaci è vietata alle donne. Le uniche due donne alle quali fu consentito di entrare in questa sezione del monastero, furono la Regina del Belgio e la Premier israeliana Golda Meir.

Giordania_Amman_PrincessBasma_marinaconvertino

PRINCESS BASMA STREET,
Amman (Giordania)
Autrice Marina Convertino

Basma bint Talal (letteralmente figlia di Talal), è la principessa sorella del re Hussein di Giordania attualmente in carica.
Dagli anni 70 è molto impegnata nella promozione dello sviluppo umano e per migliorare la condizione femminile, ricoprendo l’incarico di presidente della Jordanian National Commission for women (JNCW).

Giordania_Amman_QueenAlia_MarinaConvertino

QUEEN ALIA AIRPORT STREET,
Amman (Giordania)
Autrice: Marina Convertino

Alia al Hussein fu la Regina consorte di Giordania e la terza moglie di re Hussein di Giordania. Di origine palestinese, ebbe un ruolo pubblico attivo nella società. Durante i cinque anni in cui fu regina, appoggiò una serie di progetti a sostegno delle donne, dei bambini e della cultura nel suo paese. Fra le altre cose si ricorda il suo impegno per promuovere il suffragio femminile in Giordania, che però non fu introdotto prima del 1989.

USA_NY_annstreet_marinaconvertinoUSA_NY_annstreet_marinaconvertino




Kerala – I lati oscuri della giustizia indiana. Quale sarà il destino dei Marò?

Una vicenda caratterizzata da molti lati oscuri, una giustizia lenta, un decreto legge tra i più sbagliati, mai redatti da un Ministero e infine la compostezza di due uomini che attendono con austerità di scoprire quale sarà l’epilogo di questa vergognosa vicenda. I fatti risalgono al 16 febbraio 2012, due fucilieri appartenenti al corpo della marina militare del battaglione San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, si trovavano a bordo della petroliera Enrica Lexie, al largo delle coste del Kerala, quando avvistarono un vecchio peschereccio e credendo che si trattasse in realtà di una attacco pirata, aprirono il fuoco uccidendo due pescatori indiani Valentine Jelestine e Ajesh Binki. Fatalità che diede inizio ad una lunga vicenda giudiziaria, caratterizzata da un agire della giustizia indiana deprecabile, che portò la magistratura a riformulare più volte i capi d’accusa nei confronti dei due Marò, tra i quali figurava anche quella scellerata di terrorismo. Ma cosa ci facevano i due marò a bordo di una petroliera? Semplice, il decreto legge del 12 luglio del 2011 recante la firma dell’ex ministro della Giustizia Ignazio La Russa autorizzava i militari italiani ad imbarcarsi su navi civili, ed i due marò erano stati addestrati a far fronte ad attacchi pirata. Da due anni i due fucilieri attendono che la giustizia indiana si esprima attraverso una sentenza, su questa vicenda, il loro contegno ha portato molti italiani a chiamarli eroi o martiri, ma in tutto ciò si dimentica che le vere vittime sono quei due pescatori e le loro famiglie.