ITALIA – Sulle strade di Faenza

Di Monalisa Valmori

Quante volte avrò percorso le strade della mia città? Per anni ho guardato le stesse piazze, i corsi, i viali, le vie e i vicoli più reconditi del centro storico posando gli occhi sulle targhe di ceramica che contrassegnano questi luoghi. I nomi che si leggono, così per abitudine, restano nomi ma è quando ci si inizia a porre domande che diventano storia! Certo direte che non è poi questa grande scoperta, ma non crediate sia così facile. Ad esempio Domenico Baccarini lo conosciamo tutti o quasi, ma provate un po’ con Caterina Folli. “Ma Caterina Folli chi è ?” E poi perché a Faenza c’è un corso Giuseppe Garibaldi e neanche una via intitolata ad Anita Garibaldi?

Anche a Faenza di sante per le vie ne annoveriamo tante: Santa Lucia, Sant’Orsola, Orto Sant’Agnese, Santa Maria dell’Angelo, Santa Maria ad Nives, Sant’Umiltà.

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Umiltà

Quest’ultima, nata in città nel 1226 con il nome di Rosanese Negusanti, merita attenzione.

Nonostante la sua natura mistica accettò di sposare un nobile faentino, ma dopo la disgrazia della morte di due figlioli appena nati, si ritirò a vita monastica dove proprio per la sua presenza sempre servizievole nelle occupazioni più umili ricevette il nome di Suor Umiltà. Gli interventi divini che la videro protagonista e le prime documentate miracolose guarigioni da lei compiute la posero all’attenzione dei Monaci Vallombrosani che le offrirono quella vita da eremita, da lei desiderata, ospitandola in una celletta dove poteva dedicarsi totalmente tra digiuni e penitenze alle preghiere e alle letture delle Sacre Scritture. L’esempio monastico di Suor Umiltà attirò religiose a vivere come lei e in sua vicinanza, tanto da indurre l’allora Vescovo di Faenza ad assegnare a questa suora fuori dall’ordinario e alle sue devote un convento abbandonato affinché potessero costituire una nuova comunità religiosa. Pare che tale decisione avesse però spaventato molto Suor Umiltà tanto che per indurla a uscire dalla sua volontaria clausura si rese necessario abbattere un muro della sua cella e condurla alla nuova destinazione in processione. Quando la conoscenza delle sue doti taumaturgiche valicò i confini della Romagna venne invitata a fondare altri monasteri a Venezia come a Firenze. Scelse Firenze e vi si recò sola e a piedi per l’antica strada brisighellese tutt’altro che agevole e piena di insidie, ma la sua fama era conosciuta perfino ai temuti briganti che la riconobbero e le offrirono il loro aiuto. Al suo arrivo il Vescovo di Fiesole le concesse l’area dove ora a Firenze esiste via Faenza. Madre Umiltà fondatrice delle Monache Vallombrosane morì nel maggio 1310: venne confermata Beata nel 1720 e poi Santa nel 1948.

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Convertite

Ritornando alla Faenza odierna si rimane ancora in ambito religioso con via Convertite, in luogo di un podere assegnato di proprietà alle suore Francescane, denominate anche Convertite poiché il monastero accoglieva, togliendole dalle miserie della strada, le povere donne di malaffare. L’istituzione religiosa, fondata nel 1528, venne poi soppressa dai francesi insieme a molte altre nel 1798.

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Micheline

Troviamo poi una via Micheline, che deve il nome a un orfanotrofio femminile gestito dalle religiose omonime, e un Vicolo delle Vergini, dal nome con cui venivano appellate le monache cistercensi di Santa Lucia che vivevano nel monastero sito in quello stesso luogo.

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Vergini

All’inizio del secolo scorso risale l’intitolazione di una via a Diamante Torelli, una giovinetta ventenne all’epoca in cui Cesare Borgia con le sue truppe avanzava alla conquista della Romagna. Il condottiero arrivato a Faenza trovò una città decisa a opporsi con una difesa a oltranza. Parteciparono alla resistenza anche le donne e tra di loro Diamante si distinse per il coraggio, ricacciando un invasore nella fossa sottostante le mura con un colpo di mazza.

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Torelli

Cercando notizie di Caterina Folli, accennata all’inizio di questa ricerca, ho scoperto essere stata praticamente una antesignana della moda! Caterina (1772 – 1835) era una tessitrice abile ed ebbe per prima l’intuizione di lavorare al telaio filati diversi ottenendo una tela di cotone e lino, alternando al colore bianco il turchino, realizzando così il cosidetto “rigatino” la cui produzione nell’800 incrementò lo sviluppo dell’industria tessile a Faenza tanto da divenire una delle nuove attività principali insieme all’ebanisteria ed al ferro battuto.

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Folli

Una piazza è intitolata a Suor Teresa Rampi (1757 – 1839), fondatrice del nuovo educandato di Santa Chiara.

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Rampi

Dal 1999, la pista ciclopedonale lungo l’argine sinistro del fiume Lamone è intitolata ad Amalia Fleischer. Nacque a Vienna nel 1885 da famiglia ebrea di elevata condizione sociale. Suo padre, diplomatico dell’Impero Austro-Ungarico, la portò a vivere prima a Innsbruck e poi a Merano ma quando questa città passò all’Italia i Fleischer vennero privati dei loro beni e ciò determinò la morte per crepacuore del padre seguita a breve da quella della madre. Rimasta sola Amalia si avvicinò al cattolicesimo e a 25 anni fu battezzata. Aveva una laurea in giurisprudenza, un’ottima conoscenza delle lingue straniere, nonché interessi in ambito artistico quando si traferì a Roma ed ebbe modo di conoscere l’allora preside dell’Istituto Magistrale di Santa Chiara a Faenza che le offrì un posto di insegnante proprio presso tale scuola. A Faenza si dedicò quindi all’insegnamento fino a che le leggi razziali lo permisero poi subì la triste sorte dei deportati ad Auschwitz, dove morì a 58 anni.

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Fleischer

All’Istituto di Santa Chiara ottenne il diploma di maestra Rosa Casadio (1913 – 1972), che si laureò poi in lettere con una tesi su Pascoli e insegnò al Liceo Classico Torricelli di Faenza. Le è stata dedicata una via come prima e unica donna ad essere eletta Consigliera comunale nel 1946: incarico che portò avanti insieme all’attenzione assistenziale ai bisognosi.

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Casadio

Oltre alle quattordici vie sopra descritte, si aggiunge la strada della vicinissima frazione di Granarolo Faentino intitolata a Maddalena Venturi (1860 – 1935), artista di una consuetudine tipica in Romagna, la decorazione dei carri agricoli una volta trainati dai buoi. Imparò l’arte dalla famiglia Chini, a cui apparteneva la moglie dello zio materno, e ne ereditò la conduzione della bottega artigiana. Le sue immagini erano caratterizzate da curatissime decorazioni floreali che incorniciavano figure sacre. Acquistava personalmente i colori a vernice e tutto ciò che le necessitava per la sua arte a Bologna e in circa quindici giorni di lavoro riusciva a dipingere un carro sul quale era solita apporre la dicitura “Maddalena Venturi dipinse”.  Nel 1911, all’Esposizione d’Arte Etnografica a Roma vinse la sua prima medaglia d’oro.

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Venturi

Recentemente una grande spinta urbanistica ha prodotto lo sviluppo di nuovi quartieri in città ma la Commissione comunale preposta alla toponomastica per ora non ha aumentato il numero delle vie intitolate al femminile. È stata avanzata in Consiglio Comunale a fine 2014 la richiesta di intitolazione a Oriana Fallaci. Staremo a vedere.

Per il momento la percentuale nel comune di Faenza delle vie dedicate alle donne è al di sotto del 4%, come da media nazionale




NEPAL – In duecento protestano per il ritardo dei soccorritori: oltre 7.000 deceduti, 14.365 feriti

Il 25 aprile alle ore 12:11 la terra in Nepal ha tremato, provocando danni irreparabili ai luoghi e alle persone tutt’ora impegnate a scavare alla disperata ricerca dei loro cari sepolti tra le macerie. Nonostante si siano verificati dei ritrovamenti miracolosi, come il neonato rinvenuto dopo 22 ore e il bimbo di cinque anni estratto dalle rovine dopo 5 giorni , il bilancio delle vittime è pesantissimo e purtroppo in crescita. Più di settemila morti, 14.365 feriti e per molti di loro non c’è stata nemmeno una cerimonia funeraria, dato che i corpi vengono direttamente cremati nel tempio di Pashupati Nath, a Kathmandu, in cui le riserve di legna per le pire iniziano ad essere insufficienti.
Non esiste una valutazione del numero dei dispersi, dovrebbero essere migliaia, molti turisti tra cui tre italiani.
L’epicentro è stato registrato a ottanta chilometri a nord-est di Katmandu, la capitale nepalese, la magnitudo registrata è stava invece di 7,8.
Sul monte Everest a causa delle scosse di terremoto si sono verificate delle valanghe che hanno distrutto un campo base e provocato 17 vittime.
Non si placano le proteste dovute ai ritardi dei soccorsi, infatti oggi oltre 200 persone hanno manifestato nella capitale, bloccando il traffico.




MESSICO – Carovane in memoria dei 43 studenti scomparsi, ma il caso non è chiuso

E’ giallo sulla notte del 26 settembre 2014 a Iguala, quando  sei studenti sono stati assassinati, cinque sono stati feriti e altri 43 sono scomparsi. Tutti appartenevano alla scuola rurale di Ayotzinapa, nello stato di Guerrero.

Quattro mesi dopo la loro scomparsa, il 27 gennaio, l’allora procuratore generale della repubblica, Jesús Murillo Karam, ha informato la società messicana che gli studenti di Ayotzinapa sono stati confusi con un gruppo di narcotrafficanti della zona (Los Rojos) e che per questo sono stati uccisi da un gruppo rivale. Per il procuratore, i corpi dei 43 studenti scomparsi sono stati incendiati in una discarica di Colula e le ceneri sono state gettate nel fiume San Juan.

A sette mesi di distanza ci sono più dubbi che certezze e altre inchieste giornalistiche e scientifiche hanno smentito una a una le prove ufficiali. Per esempio è stato dimostrato che i testimoni ascoltati dalla procura sono stati torturati e inoltre, secondo la squadra di antropologi forensi che sta lavorando con i familiari degli scomparsi, il dna dei resti identificati dalle autorità non corrisponde a quello dei 43 studenti scomparsi.

Gli esperti hanno manifestato dubbi sulla versione del rogo dei morti a Cocula: se i corpi fossero stati distrutti in un falò, l’incendio sarebbe durato diversi giorni, cosa impossibile se si pensa che in quei giorni in città pioveva, secondo le testimonianze del servizio meteorologico nazionale.

Anche se il governo messicano ha insistito fin dal principio sul fatto che l’esercito non ha partecipato in nessun modo ai fatti, le ultime inchieste giornalistiche mostrano il contrario. Secondo i sopravvissuti, che hanno anche ripreso l’accaduto con i telefoni, sono stati i militari a sequestrare i ragazzi e a consegnarli ai narcotrafficanti.

I diritti umani devono venire prima degli investimenti privati, ricorda Román Hernández, del Centro dei diritti umani della montagna Tlachinollan che in questi giorni ha cominciato il giro Eurocaravana 43 in 13 paesi europei, insieme a Omar García, studente di Ayotzinapa, ed Eleucadio Ortega, padre di uno dei giovani scomparsi.

Ayotzinapa si è caratterizzata da decenni per il suo lavoro di lotta, come quasi tutte le scuole rurali nel paese. Per questo rappresenta una minaccia, che si vuole sottomettere con la violenza.

Il tour attraverso le 13 città europee continuerà fino al 19 maggio. Prima c’è stata un’altra carovana negli Stati Uniti, e se ne pianifica una in Canada e in America Latina.

Queste carovane sono possibili grazie all’aiuto di reti, associazioni e collettivi internazionali con esperienza in zone di conflitto o in aree degradate a causa di cattive politiche sociali. “Ad Ayotzinapa e a Guerrero stiamo cercando di organizzarci, di costruire garanzie affinché questi episodi non si ripetano. E non possiamo chiederlo allo stato, che allo stesso tempo è colpevole. Questo tour serve affinché i fatti di Ayotzinapa non si ripetano. Una parte di quello che abbiamo imparato è che i diritti non si chiedono, si esercitano”.

Milano, una città che è quanto di più distante da Ayotzinapa, è stata scelta come prima tappa del giro. Circondati da Versace, Escada, Harmont Blaine, Prada e Louis Vuitton, Omar, Roman e don Eleucadio saranno accompagnati da cittadini messicani che da anni vivono in Italia. Ma all’incontro sono arrivati anche gli italiani, coinvolti nella lotta dei messicani, gli stessi che in questi mesi hanno organizzato cene e incontri per raccogliere fondi e raccontare quello che è successo in Messico.

Lo studente di Ayotzinapa, Omar, dice: “Chiunque di noi potrebbe scomparire. Oggi sappiamo che la cosa più importante è portare avanti una lotta collettiva”.




ITALIA – Il 5 Maggio, docenti in piazza contro la “Buona scuola” di Renzi

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In sciopero almeno mezzo milione di docenti e Ata. Dopo 10 anni la protesta proclamata per la giornata del 5 maggio ha diviso il personale della scuola, che da una parte organizza flash-mob e la manifestazione contro il ddl scuola, dall’altra spera di ottenere dal Governo le richieste dei docenti precari senza scioperare.

Lo sciopero generale nazionale della Scuola. È stato indetto unitariamente dai sindacati maggiormente rappresentativi del comparto FLC CGIL, CISL scuola, UIL scuola, SNALS e GILDA.

In sette grandi piazze si terranno altrettante manifestazioni: Aosta, Bari, Cagliari, Catania, Milano, Palermo, Roma vedranno sfilare lavoratori e anche studenti, che in un appello hanno chiesto ai loro docenti di aderire allo sciopero proclamato dai sindacati.

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Di seguito i percorsi e le mappe dei cortei:

AOSTA: ore 9.30 ritrovo in Piazza Chanoux.

BARI (Basilicata, Calabria e Puglia): ore 9.00 concentramento delle delegazioni in Piazza Castello (piazza Federico II di Svevia) con successiva partenza del corteo che proseguirà lungo il seguente percorso Via S. Francesco d’Assisi, Via Latilla, Via Quintino Sella, Via A. Gimma, Corso Cavour, Corso Vittorio Emanuele e raggiungerà Piazza Prefettura dove si svolgerà il comizio conclusivo.

CATANIA (Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Ragusa e Siracusa): ore 9.00 concentramento delle delegazioni in Piazza Europa con successiva partenza del corteo che sfilerà per Corso Italia, Piazza Verga per arrivare a Piazza Roma dove si svolgeranno i comizi.

CAGLIARI (Sardegna): ore 9.30 concentramento delle delegazioni in Piazza Giovanni XXIII, Via Dante, Via Paoli, Via Sonnino, Via XX settembre, Via Roma, Via Sassari, arrivo del corteo in Piazza del Carmina e inizio interventi dal palco.

MILANO (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino, Veneto): ore 9.30 concentramento delle delegazioni in Piazza Repubblica (di fronte alla stazione centrale; fermata metropolitana M3 (gialla). Ore 10.00/10.15 partenza corteo con il seguente percorso V.le M.te Santo, Via G. Galilei, Via M.te Santo, P.ta Nuova, XXV Aprile, F. Crispi, P.ta Volta, Piazza Lega Lombarda, V.le Elvezia, Via G. Bayron, Via A. Bertani, Corso Sempione con arrivo del corteo all’Arco della Pace e inizio interventi dal palco.

PALERMO (Agrigento, Palermo e Trapani): ore 9.00 concentramento delle delegazioni in Piazza Marina con successiva partenza del corteo che sfilerà per Corso Vittorio, Via Roma, Via Cavour per arrivare a Piazza Verdi (Teatro Massimo) dove si svolgeranno i comizi. MAPPA

ROMA (Abruzzo, Campania, Lazio, Marche, Molise, Toscana, Umbria): ore 9.30 concentramento delle delegazioni in Piazza della Repubblica con successiva partenza del corteo con il seguente percorso Via V.E. orlando, L.go S. Susanna, Via Barberini, Piazza Barberini, Via Sistina, Piazza Trinità dei Monti, Viale Trinità dei Monti, Via G. D’Annunzio con arrivo del corteo a Piazza del Popolo e inizio interventi dal palco.

Gli articoli del Ddl contestati riguardano:

Il Piano assunzioni

E’ pronto un piano da 100mila assunzioni che si pone come obiettivo la chiusura delle graduatorie provinciali dei supplenti e il definitivo superamento della stagione del precariato scolastico in Italia. Tra i 100.701 insegnanti che a settembre potrebbero coronare il sogno del posto stabile rientrano tutti gli inclusi nelle liste dei precari della scuola primaria, media e superiore e i vincitori dell’ultimo concorso a cattedre. Rinviata per il momento l’assunzione degli insegnanti della scuola dell’infanzia, interessata dalla riforma 0-6 che dovrebbe coordinare i servizi per l’infanzia da zero a sei anni: nidi e scuole materne. In questi ultimi giorni, diversi esponenti del governo non hanno nascosto le proprie perplessità per una protesta che si contrappone anche al mega piano di assunzioni con 100mila posti in palio.
Ma, secondo quanto rilevato da tutti i sindacati, la proposta dal governo è una soluzione solo a metà: dal piano restano fuori gli idonei all’ultimo concorso, in un primo momento assunti anche questi, e migliaia – forse più di 50mila – precari d’istituto, che hanno prestato servizio per anni, cui verrebbe dato il benservito. E, al momento, il governo non dà nessuna risposta alla sentenza che a novembre ha condannato l’Italia per abuso di precariato nella scuola. Anzi, stabilisce che dopo tre anni di supplenze si viene “licenziati”.

Il preside-sindaco

L’idea che ha in mente Renzi è quella di rilanciare la scuola assegnando più potere ai dirigenti scolastici. Tra le competenze del capo d’istituto è prevista la compilazione del Piano triennale dell’offerta formativa della scuola – il documento politico-organizzativo dell’azione educativa – che svuota gli organi collegiali di importanti poteri deliberanti. Passa nelle mani del capo d’istituto la valutazione dei docenti neo immessi in ruolo e toccherà sempre al dirigente scolastico premiare, con un corrispettivo in denaro, gli insegnanti più bravi. Il preside dell’era Renzi potrà inoltre scegliere i docenti dagli albi territoriali in cui verranno piazzati i 100mila nuovi assunti e potrà “strappare” alle altre scuole i docenti migliori.

L’autonomia scolastica

Il piano di assunzioni e il preside “a trazione integrale” serviranno a realizzare, dopo quasi vent’anni, l’autonomia scolastica con risorse di personale ed economiche adeguate. Per queste ultime, oltre ai finanziamenti statali, sono previsti altri due canali: l’eventuale destinazione alla scuola del 5 per mille dalla dichiarazione dei redditi annuale da parte dei genitori e lo “school bonus”, eventuali donazioni in denaro da parte di privati. E gli istituti superiori potranno anche organizzare il curriculum dello studente, con materie aggiuntive da scegliere negli ultimi anni del percorso della secondaria di secondo grado. E’ anche previsto il potenziamento della musica e dell’educazione motoria all’elementare e dell’economia e della storia dell’arte al superiore. E un piano per sviluppare le competenze digitali degli studenti.
Ma sulle nuove modalità di finanziamento sul governo sono piovute critiche feroci. La paura è che, nonostante la quota perequativa del 10 per cento prevista dal disegno di legge, si accentuino i divari tra scuole frequentate dalle élite e gli istituti ubicati in contesti disagiati.

Il legame più stretto tra scuola e aziende

Si tratta della ricetta messa in campo dal governo per combattere l’enorme dispersione scolastica di cui soffre il nostro sistema educativo. Ma si tratta anche di un modo per avvicinare l’offerta formativa delle scuole e la domanda di professionalità delle imprese che spesso non riescono a reperire sul mercato alcune figure. Sarà l’alternanza scuola-lavoro – con almeno 400 ore in azienda nei tecnici e nei professionali nell’ultimo triennio e 200 ore nei licei – lo strumento per realizzare questi obiettivi.
Coloro che criticano l’intero impianto della riforma temono che la scuola venga piegata eccessivamente sul lavoro perdendo, almeno in parte, la dimensione educativa che ha avuto finora. Proprio quando la ministra Stefania Giannini ha iniziato a parlare di questo aspetto della riforma, alla festa dell’Unità di Bologna, è scoppiato il putiferio.

L’edilizia scolastica

E’ uno dei punti centrali, come ha detto nel suo discorso di insediamento il premier, dell’azione di governo. Sono quattro i miliardi di euro che si spenderanno nei prossimi anni per curare il sistema edilizio scolastico del Paese, con 36mila edifici non in regola. Tra gli obiettivi del governo, c’è quello di costruire “scuole innovative” e di prevedere “misure per la valorizzazione e la sicurezza degli edifici scolastici”. Ma, nonostante gli sforzi prodotti in un anno di governo, soffitti e infissi continuano a cadere. E gli scettici si convincono che non è cambiato nulla.

Le scuole paritarie e i benefit per i docenti

Tra le polemiche di coloro che non vorrebbero che lo stato finanziasse neppure con un euro gli istituti privati, arriva la detraibilità delle spese sostenute per la frequenza delle scuole paritarie – dell’infanzia e del primo ciclo – con un tetto massimo di 400 euro ad alunno per anno. Uno scherzetto che costerà alla collettività 100 milioni di euro all’anno
e si aggiungerà ai 472 milioni erogati ogni anno al sistema scolastico non statale. In compenso, ogni insegnante della scuola statale avrà a disposizione una Carta con 500 euro annui per spese culturali: acquisto di libri, software, abbonamenti teatrali ed altro.

le obiezioni dei docenti sono tante e in considerazione delle adesioni allo sciopero e alla nuova protesta che si prepara per lo slittamento delle prove Invalsi nella scuola primaria, il Ministero della Pubblica Istruzione avrà un risparmio di migliaia di euro, e già ci si chiede dove andranno a finire. Sono in molti a sperare che le trattenute dello stipendio siano utilizzate per portare avanti i progetti di miglioramento nelle strutture scolastiche, mentre la maggior parte degli scioperanti attende la copertura economica per avviare le assunzioni per l’a.s.2015/2016.

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La giornata di sciopero del 5 maggio costerà al personale della scuola, docenti e ata, una media di 62 euro circa, importo differente per ordine e grado di scuola, e sono in tanti a non scioperare per non subire la decurtazione dello stipendio. Eppure non sarebbe una cattiva idea se il Ministero della Pubblica Istruzione utilizzasse le somme detratte dalle buste paga dei docenti e ata scioperanti per avviare nell’immediato – considerata la liquidità delle somme – i progetti di ristrutturazione edilizia, le assunzioni per i docenti precari, il pensionamento per il personale della scuola ancora costretto in servizio a causa della Legge Fornero. Se volessimo pensare in numeri, un insegnante della scuola dell’infanzia e primaria avrà una decurtazione dello stipendio di circa 64,50 euro, per salire alle 65 euro degli insegnanti tecno-pratici, alle 70 euro per i docenti della scuola di II grado e fino a 68 euro per i docenti della scuola secondaria di I grado. Il personale ata avrà una decurtazione dello stipendio media di 54 euro. Una trattenuta giornaliera elevata se la si moltiplica per tutto il personale della scuola che aderirà allo sciopero del 5 maggio e che già ha aderito agli scioperi organizzati dall’inizio dell’anno scolastico. A questi importi deve essere sommata anche la trattenuta di alcuni dirigenti scolastici, che come il personale della scuola aderisce alla protesta.

Al momento dunque non è possibile fare una stima precisa delle risorse economiche che il Miur risparmierà, ma si ha la speranza che ‘il sacrificio’ del personale della scuola sia  utile.




ITALIA – Bari: uno stradario al maschile

Ci sono molti modi per conoscere una città. La prima cosa che facciamo quando dobbiamo visitare un nuovo territorio alla scoperta dei nostri punti di interesse è affidarci a uno stradario. Ma lo stradario non è uno strumento neutro che ci condurrà solo verso destinazioni ignote. Attraverso le strutture fisiche fatte di strade, viali, giardini, piazze e spazi pubblici che contribuiscono a definire lo scenario urbano e a decidere del carattere della città, lo stradario con il suo carico di memoria nel quale restano intrappolate le tradizioni e la storia della comunità, partecipa a definire l’identità del suo territorio. Ci trasmetterà informazioni importanti sulla sua stessa essenza: è una città che vuole ricordare il suo passato o lo ha rimosso? In che modo lo rievoca? Sarà stata ‘giusta’ nel distribuire i diversi tributi alla memoria o sarà una memoria mutilata? Quale immagine vuole fornire di sé?

Bari neo città metropolitana di oltre 300.000 abitanti, dedica solamente 90 strade alle donne, contro ben 1220 intitolate agli uomini, su una rete viaria di oltre 2.200 aree di circolazione. Più della metà degli spazi urbani sono dedicati a politici, uomini della storia locale nazionale ed estera, statisti, pontefici e solo un modesto 7% ricorda donne che per buona parte sono sante, madonne, suore e martiri, principalmente concentrate nel nucleo antico della città e nel quartiere murattiano, mentre le laiche, sparse qua e là nel resto del territorio urbano, sono appena una quarantina. Una sola scienziata, appena sette letterate e una trentina di figure storiche la maggior parte delle quali appartenente alla casa Savoia. Le donne della politica locale sono un numero minimo rispetto alle numerosissime intitolazioni maschili presenti ovunque: sono l’assessora leccese Renata Fonte assassinata dalla mafia, la prima sindaca pugliese Maria Chieco Bianchi, Ada del Vecchio Guelfi impegnata nella lotta per la parità e i diritti delle donne, Luigia de Marinis prima donna nel consiglio comunale a Bari e Giustina Rocca di Trani, passata alla storia come prima avvocata al mondo.

Con il lavoro fatto da Toponomastica femminile, lo stradario di Bari con i suoi numeri ci parla e ci descrive una città ‘distratta’ che, come molte altre, ha privilegiato la memoria storica dei suoi uomini, dimenticando il contributo importante e fondamentale di tante donne meritevoli di ricordo. Ma le scelte toponomastiche sono anche figlie del tempo nel quale le intitolazioni sono effettuate: e ora è arrivato il momento di prendere decisioni iverse in direzione della parità di genere e del rispetto dell’intera comunità, i tempi sono maturi. Lo richiede la Storia, ma dovrebbe essere la scelta etica di una città moderna e con ambizioni metropolitane.

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Largo Susan Sontag

Scrittrice e saggista statunitense, ha studiato presso le università di Chicago, Harvard e Oxford.  Autrice di quattro romanzi, una raccolta di racconti, diverse opere teatrali e saggi, tra i quali La malattia come metafora e L’AIDS e le sue metafore. I suoi libri sono tradotti in trentadue lingue. Nel 2001 ha ricevuto il Premio Gerusalemme, nel 2003 il Premio Principe delle Asturie per la letteratura e il Premio per la Pace dei librai tedeschi.

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Via Renata Fonte

Segretaria cittadina del Partito Repubblicano, assessora alla cultura e alla pubblica istruzione nel Comune di Nardò, Renata Fonte era una donna forte, determinata e molto impegnata nel sociale e nella difesa del parco naturale di Porto Selvaggio dalla lottizzazione e dalla speculazione edilizia. Viene uccisa con tre colpi di pistola la notte del 30 marzo 1984, mentre raggiunge la sua abitazione a Nardò, in provincia di Lecce.

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Largo Candida e Ave Stella

Candida e Ave Maria Stella sorelle torinesi, insegnanti di lettere, si trasferirono a Bari impegnandosi nell’Azione Cattolica e a favore degli immigrati costituendo il CISCAI (Centro Internazionale Scambi Culturali e Accoglienza Immigrati). Verso la fine degli anni Cinquanta fondarono il circolo culturale “Il Leggio” che svolse un importante ruolo nella cultura barese.

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Via Luigia De Marinis

Tabacchina della Manifattura nel dopoguerra, Luigia De Marinis è stata la prima  donna eletta nel consiglio comunale di Bari nelle liste del Partito Comunista. Fu una delle protagoniste delle battaglie sindacali tra gli anni Cinquanta e Sessanta, per la difesa dei diritti della donna e per il riconoscimento delle malattie professionali. Fondamentale il suo impegno istituzionale per lo sviluppo del quartiere Libertà negli anni tra il 1946 e il 1952.

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Via Maria Chieco Bianchi

Prima sindaca pugliese, ha retto il comune di Fasano dal 1949 al 1954. Durante il suo mandato furono realizzate, tra le opere più importanti, l’elettrificazione delle frazioni di Fasano e del Canale di Pirro, l’istituzione dell’annuale Mostra dell’artigianato fasanese e dalla gara automobilistica Fasano-Selva. Si candidò, e venne eletta, alla Camera dei deputati nel Partito Nazionale Monarchico nella circoscrizione Bari-Foggia.

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Via Ada Del Vecchio Guelfi

Nata a Bari, Ada Del Vecchio è stata sindacalista, consigliera comunale del gruppo socialista nel ’47, poi dirigente del Partito Comunista Italiano. Antifascista, si impegnò particolarmente nella lotta per la parità del voto e i diritti delle donne e si occupò della condizione di salute delle operaie alla Manifattura dei tabacchi di Bari. Nel 1953 venne eletta in Parlamento. Nel 1963 tornò alla militanza socialista impegnandosi principalmente sui temi dell’emancipazione e dell’uguaglianza delle donne.

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Via Santa Scorese

Vittima di femminicidio a soli 23 anni. Nata a Bari nel 1968, Santa Scorese a 15 anni presta volontariato presso la Croce Rossa Italiana. Impegnata nell’apostolato cristiano, partecipa attivamente alla vita del movimento fondato da Chiara Lubich. Dopo la maturità classica, si iscrive al corso di laurea in pedagogia presso l’ università di Bari.  E’ venerata come serva di Dio, vergine e martire dalla Chiesa cattolica.

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 Via Giustina Rocca

Giustina Rocca di Trani è passata alla storia come la prima avvocata al mondo. Uno dei personaggi più illustri della storia giudiziaria di Trani del XV secolo, si occupò di delicate questioni diplomatiche tra le città di Trani e Venezia. Si dice abbia ispirato il personaggio di Porzia di Belmonte del Mercante di Venezia di Shakespeare.

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Giardino Rita Majerotti

Nata a Castelfranco Veneto, Rita Majerotti era una insegnante elementare militante nel Partito socialista. Trasferita a Bari nel 1915, svolge un ruolo di primo piano nel contesto rivoluzionario pugliese. Nel 1921 aderisce al Partito Comunista d’Italia contribuendo alla costituzione dei gruppi femminili comunisti. Nel 1922 viene arrestata a Trieste mentre si reca a Mosca, nel 1926 torna in Italia ma viene di nuovo arrestata a Milano.

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Giardini Chiara Lubich

Silvia Lubich detta Chiara, nata a Trento, è stata la fondatrice e prima presidente del Movimento dei Focolari. È considerata una delle voci spiritualmente più produttive nel panorama mondiale, con un impegno di primo piano sul fronte del dialogo e dell’unità tra movimenti e comunità ecclesiali all’interno della Chiesa cattolica, tra le religioni e tra persone di diverse convinzioni. Nel gennaio 2015 è stato avviato il processo di beatificazione e canonizzazione.




MEDITERRANEO – Mamma Africa piange 700 figli. La loro storia di fame e sofferenza

Mama Africa basita piange le sue 700 vittime annegate in mare, mentre erano dirette in Italia con un bagaglio fatto di speranze e sogni. Fuggivano dalla guerra e dalla fame rincorrendo il miraggio di una vita dignitosa, ma tutti i loro desideri se li è presi il mare, che sta diventando ogni giorno di più un cimitero sottomarino, raccogliendo numerose vittime. Solo in pochi riescono ad arrivare in Italia, ma il loro calvario non ha inizio sui barconi della morte, bensì quando essi decidono di fuggire dal loro paese d’origine. I loro parenti vendono i pochi averi che posseggono per poter permettere ad essi d’intraprendere il viaggio alla volta di Tripoli, dove potranno acquistare il biglietto della nave. Al fine di raggiungere la Libia devono attraversare il deserto, spesso capita loro di scorgere i cadaveri di uomini che prima di essi hanno tentato di attraversarlo. Vengo adescati da uomini senza scrupoli che offrono dei passaggi verso Tripoli in cambio di denaro, ma spesso li conducono in altre località per poter spillare loro altro denaro, molti uomini vengono picchiati, le donne violate, infatti molte di esse giungono sulle coste italiane in evidente stato di gravidanza. Quando finalmente riescono a giungere a Tripoli, acquistano i biglietti che si dividono in tre tipologie di classi, i passeggeri dell’ultima classe vengono stipati nelle stive, la maggior parte di essi muore a causa delle esalazioni di monossido di carbonio, quelli che invece viaggiano in prima classe, se hanno qualche dollaro in più possono “permettersi” di acquistare un giubbotto di salvataggio. Giunti in Italia chiedono asilo politico e vengono smistati in centri d’accoglienza, in cui alcuni senza scrupoli spesso li trattano come se fossero solo mera fonte di guadagno. Gli ultimi della terra, devono persino subire il disprezzo di alcune forze politiche italiane che puntualmente calpestano la loro dignità di uomini, ma per comprenderli dovrebbero indossare i loro abiti ed intraprendere lo stesso viaggio.

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UCRAINA – I minatori tornano a protestare

Mentre si attendono gli accordi del patto trilaterale dell’energia (Russia – Ucraina – Unione Europea), un migliaio di minatori arrivati dalle zone del Donbass controllate dal governo ha manifestato davanti alla Rada, il parlamento ucraino, chiedendo le dimissioni del ministro dell’Energia, l’aumento dei salari, il pagamento di quelli arretrati e il rilancio del settore. Gli operai dell’industria carbonifera erano già scesi in piazza, presidiando la sede della presidenza, del governo, del ministero dell’Energia e della Rada. I deputati dell’opposizione sostengono la protesta.




ITALIA – Il marò, Salvatore Latorre, a Taranto per motivi di salute

Il presidente della Repubblica ha  parlato della questione dei Marò: «Nel momento in cui celebriamo la Festa della Liberazione, il mio pensiero va anche ai due fanti di Marina, Massimiliano La Torre e Salvatore Girone, che da oltre tre anni attendono giustizia. A loro è rivolto il mio incoraggiamento con l’associazione che l’impegno dell’Italia nei loro confronti non si è attenuato».

Massimiliano Latorre in questi giorni ha fatto visita ai commilitoni della fregata Aliseo nel porto di Taranto. Il fuciliere di marina al centro dell’annosa querelle giudiziaria che oppone Italia e India da diversi anni insieme al collega Salvatore Girone, s’è presentato in mattinata alla base navale tarantina dove ha incontrato amici e un suo congiunto imbarcati sulla nave che ha appena terminato un’importante operazione militare del Gruppo Navale Onu congiunta a mezzi statunitensi, canadesi, turchi, spagnoli e tedeschi.

Si è trattato di un incontro strettamente privato.

Latorre si trova in Italia per poter continuare il percorso di convalescenza dopo l’ictus che lo ha colpito qualche mese fa. Solo nei giorni scorsi la magistratura indiana, in una riunione lampo, aveva “allungato” il permesso per motivi di salute accordato al marò accusato di omicidio, insieme a Girone, per i fatti accaduti nel golfo del Kerala.

Massimiliano Latorre è stato autorizzato a rimanere in Italia fino al 15 luglio. I giudici hanno concesso altri 3 mesi di convalescenza al Marò operato al cuore il 5 gennaio scorso dopo l’ictus che lo ha colpito in India. La decisione è stata presa al termine di un dibattito di una ventina di minuti che ha riesaminato brevemente l’iter giudiziario in cui sono coinvolti Latorre e Salvatore Girone, che si trova ancora in India. «Sicuramente questa proroga consente a Massimiliano di proseguire le cure in un ambiente più salubre quale può essere quello domestico. Questo almeno dal punto di vista fisico. Da quello psicologico sicuramente è un sollievo temporaneo», ha detto all’Ansa la compagna del fuciliere tarantino, Paola Moschetti. Latorre è stato ricoverato in ospedale negli ultimi giorni per un «forte mal di testa». L’ingiustizia – ha spiegato la donna- «c’è a prescindere. A maggior ragione vista la loro innocenza. Non era Massimiliano che deve tornare a New Delhi ma Salvatore che deve rientrare in Italia. Speriamo accada presto».




AFRICA – Fermata l’epidemia di ebola, il virus che ha ucciso 10.699 persone

In Africa occidentale l’epidemia di ebola è sotto controllo lo ha spiegato Il fondatore di Emergency, Gino Strada. Nonostante le mutazioni del virus, l’impegno e lo sforzo internazionale degli scienziati hanno dato buoni frutti. Restano solo da curare alcuni convalescenti ancora ricoverati nel centro, che saranno dimessi nei prossimi giorni e una possibile coda di infezioni da tenere sotto controllo. Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità, il virus ha infettato quasi 26mila persone nelle nazioni in cui si è maggiormente diffuso (Guinea, Liberia e Sierra Leone), mietendo un totale di 10.699 vittime.




ITALIA – La Liberazione taciuta

Negli anni del secondo conflitto mondiale le italiane hanno messo in gioco le loro vite e capovolto un sistema di valori: chiamate a far fronte alle assenze maschili nelle attività quotidiane private e pubbliche, sono uscite di casa spalancando le porte al futuro.

Occupate nei campi e nelle fabbriche, impegnate nel reperimento di generi alimentari, operose nelle azioni di soccorso e cura, non hanno esitato a impugnare le armi.

Protagoniste della Resistenza, e non solo comparse, non portavano divise, né enfatizzavano le loro azioni, ma sostenevano combattenti, feriti, prigionieri, in una sorta di “maternage di massa”. Nelle loro mani era il mercato nero e buona parte della gestione economica e materiale della vita partigiana: procuravano il denaro e distribuivano armi, vestiti, cibo o medicine.

Cresceva nel contempo la loro politicizzazione personale e collettiva, espressa attraverso agitazioni in fabbrica, adesione a gruppi organizzati e partiti, diffusione clandestina e infine produzione autonoma di stampa (nel luglio del’44, Napoli liberata pubblica il primo numero legale di Noi donne).

Le partigiane combattenti furono 35 mila, e 70 mila fecero parte dei Gruppi di difesa della donna: 4.653 furono arrestate e torturate, 2.750 vennero deportate in Germania, 2.812 fucilate o impiccate; 1.070 caddero in combattimento.

Nel dopoguerra, l’impostazione maschilista della società, sostanzialmente immutata rispetto al modello precedente, non ha dato loro il giusto riconoscimento.

Nel tentativo di richiudere le porte aperte e soffocare il cambiamento, gli uomini hanno voluto intendere la partecipazione femminile alla Resistenza come manifestazione di senso materno e di pacifismo innato: nell’immaginario collettivo, anche la staffetta andava ricondotta al ruolo di infermiera. Escluse dalle sfilate della vittoria, invitate a rimuovere e a tacere, molte piccole e grandi protagoniste della storia smisero di raccontare.

Alla loro memoria dedichiamo il fotoreportage del 25 aprile.

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Milano

PIAZZALE DONNE PARTIGIANE

Foto di Nadia Boaretto

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Roma

VIA IRIS VERSARI (1922–1944)

Foto di Sara Caponera

Staffetta della formazione partigiana di Tredozio, fece parte della banda di Silvio Corbari al quale era legata sentimentalmente. Diverse e clamorose furono le azioni condotte assieme ai compagni. Ferita durante uno scontro coi tedeschi, decise di uccidersi piuttosto che cadere in mani nemiche. E’ stata insignita della Medaglia d’Oro al V.M.

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Garlasco

VIA GISELLA FLOREANINI (1906-1993)

Foto di Roberta Martinotti

Legata già dagli anni ’30 ai gruppi di Giustizia e Libertà e al PCI divenne, grazie alle sue doti organizzative, un punto di riferimento per la Val d’Ossola. Nel febbraio 1945 fu nominata Presidente del CLN provinciale e trattò la resa dei nazifascisti nei giorni dell’insurrezione. Dopo la guerra fu parlamentare, dirigente dell’UDI e dell’Anpi e membro della Federazione Internazionale della Donna.

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Aosta

VIALE AURORA VUILLERMINAZ (1922-1944)

Foto di Marinella Govenale

Aurora Vuillerminaz dal luglio 1944 si dedicò interamente alla lotta partigiana entrando nella banda A. Verraz, operante nella valle di Cogne. Assunse l’incarico di staffetta creando collegamenti tra la Val d’Aosta e la vicina Svizzera. Al ritorno da una missione fu arrestata e, non avendo rivelato alcuna informazione, affrontò con coraggio la fucilazione.

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Trento

VIA CLORINDA MENGUZZATO “VEGLIA” (1927 – 1945)

foto di Livia Stefan

Infermiera e staffetta partigiana militò, con il nome di battaglia Garibaldina prima e Veglia poi, nel battaglione Gherlenda operante nel Trentino; fu catturata dai nazisti, violentata, fatta azzannare da cani feroci e fucilata. E’ stata insignita della Medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria.

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Olbia

VIA JOYCE LUSSU (1912-1988)

Foto di Enrico Grixoni

La famiglia fuggì all’estero nel 1924 a causa delle violenze squadriste subite. Nel 1932 il fratello fu arrestato: Joyce iniziò a diffondere stampa antifascista e accettò diverse missioni clandestine. Una di queste la portò a conoscere il marito Emilio. Nel dopoguerra si legò alla militanza di base in Sardegna, promosse l’UDI, militò nel PSI e tradusse poesie terzomondiste.

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Ragusa

ROTONDA MARIA OCCHIPINTI (1921-1996)

Foto di Rosa Perupato

A Ragusa, nel gennaio del 1945, Maria, 23 anni e incinta di cinque mesi, si stende davanti un camion militare carico di giovani rastrellati da un quartiere popolare, con l’intento di agevolarne la fuga e la diserzione. Viene condannata al confino e al carcere. Finita la guerra viaggerà all’estero stabilendosi infine a Roma, avvicinandosi prima al PCI e poi agli anarchici.

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Genova

VIA TEA BENEDETTI (1930-2000)

Foto di Rossella Sommariva

Proveniente da una famiglia operaia di Rivarolo, divenne staffetta partigiana molto giovane. Dopo la guerra fu sindacalista, assessora in Comune, presidente della Croce Verde di Sestri, inoltre fece parte del Consiglio Comunale di Genova per 21 anni (dal 1976 al 1997), distinguendosi per il suo spirito di servizio.

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Trieste

VIA RITA ROSANI (1920- 1944)

Foto di Lucio Perini

“Vuiatri gavi voia schersàr!”. Con queste parole, dopo averle vanamente proposto di tentare la fuga coperta da una loro sortita diversiva, i combattenti della formazione “Aquila”, sorpresi da un rastrellamento nel loro rifugio in Val Policella, videro uscire a combattere la loro compagna Rita Rosani, ventiquattrenne ebrea triestina. Fu subito catturata e uccisa da un sottotenente repubblichino.

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Napoli

VIA VERA LOMBARDI (1904-1995)

Foto di Rita Ambrosino

Nata nel 1904 in una famiglia di tradizioni socialiste, Vera partecipò agli incontri clandestini di antifascisti, durante i quali scambiava libri e materiali clandestini. Dopo la guerra rimase protagonista della vita culturale e politica napoletana: è stata per anni presidente dell’Istituto campano per la Resistenza che, dopo la sua morte, le è stato intitolato.