GRECIA – La Germania vota l’accordo. Voto favorevole per salvare Atene

«So che ci sono molti dubbi sul fatto che la Grecia possa stare di nuovo sulle sue gambe, ma sarebbe irresponsabile non tentare questa strada e non dare una nuova chance alla Grecia». Esordisce così Angela Merkel al Bundestag riunito per pronunciarsi sull’apertura dei negoziati per un terzo pacchetto di aiuti alla Grecia. Il voto favorevole è dato per scontato malgrado la crescente opposizione all’interno della maggioranza. Nel corso di una riunione che si è svolta ieri, 48 esponenti del blocco conservatore dei 311 deputati che fa capo alla cancelliera hanno annunciato l’intenzione di votare contro.

Per il premier greco Alexis Tsipras l’intesa raggiunta è il risultato di una “dura battaglia” che pone il popolo greco “di fronte a decisioni difficili”. Ma queste decisioni, ha insistito, “permetteranno di mantenere la stabilità finanziaria della Grecia e daranno la possibilità del rilancio. L’applicazione non sarà facile”.

L’accordo in 5 punti:

1 – Un prestito dell’European Stability Mechanism (il fondo salva-stati) da 82-86 miliardi in tre anni.
L’accordo prevede che se il programma economico concordato rispetterà i dettagli e il calendario, sarà possibile prevedere un alleggerimento del debito con scadenze più lunghe e un periodo di grazia sui pagamenti.

2 – Creazione di un fondo indipendente di circa 50 miliardi stabilito in Grecia.
Si tratta di una piccola ma importante vittoria per Tsipras. Il fondo, infatti, non avrà sede in Lussemburgo, come inizialmente ipotizzato, sarà gestito dai greci anche se con la continua supervisione dell’istituzioni europee. Nel fondo saranno trasferiti dal governo asset da privatizzare: 25 miliardi saranno usati per la ricapitalizzazione delle banche, 12,5 miliardi per la riduzione del debito e 12,5 miliardi per investimenti per il rilancio della crescita.

3 – Riforme urgenti, entro mercoledì.
Il governo greco dovrà tradurre in legge tra domani e mercoledì alcune riforme urgenti. Solo da quel momento si definirà negli aspetti più tecnici l’intervento dell’Esm. Tra gli interventi più duri e immediati che il governo ellenico dovrà mettere in opera ci sarà la modifica delle aliquote Iva, con l’allargamento della relativa base fiscale, e la riforma del sistema pensionistico con l’abolizione delle baby-pensioni. Entro il 22 luglio, Atene dovrà anche intervenire sull’adozione del nuovo codice di procedura civile e la trasposizione delle norme europee per la risoluzione bancaria.

4 – I settori di intervento
Ci sarebbero altri settori d’intervento previsti dall’accordo e già al centro delle trattative nelle scorse settimane: l’apertura dei settori commerciale, della proprietà delle farmacie, di certe professioni come il trasporto via mare; la privatizzazione dell’operatore di trasmissione dell’elettricità Admie “a meno che non ci siano misure con effetti equivalenti sulla concorrenza”; revisione della contrattazione collettiva comprese le norme sui licenziamenti “con un calendario e un approccio concordato con le istituzioni”; misure per il settore finanziario in particolare per i crediti in sofferenza e per eliminare “le interferenze politiche soprattutto nelle nomine”.

5 – la nuova Troika
Torna uno degli elementi più contestati da Tsipras. Nel testo dell’accordo viene chiarito come il controllo dei creditori diventerà invasivo e spalmato su tutte le principali scelte pubbliche. Il governo greco, infatti, dovrà necessariamente consultare i creditori “su tutte le leggi sulle aree rilevanti prima della discussione in parlamento”.




USA – Un attentato uccide 4 marines a Chattanooga. Abbattuto Abdulazeez

L’attentato terrorista che uccide 4 marines negli Stati Uniti avviene a Chattanooga, Tennessee: Muhammad Youssef Abdulazeez, 24 anni, è il terrorista sospettato di simpatie islamiste che ha aperto il fuoco usando “numerose armi” e ha lasciato sul terreno 4 militari americani prima di venir abbattuto dalle forze di polizia, non prima di aver ferito altre tre persone. L’uomo ha aperto il fuoco contro un centro di reclutamento dei marines, prima di dirigersi verso una struttura della marina e riprovarci; le persone che sono rimaste ferite non sarebbero gravi e si starebbero già riprendendo.

La dinamica è raccontata da Huffington Post nella sua edizione americana.
Muhammad, che la polizia ha identificato come l’uomo che ha aperto il fuoco, avrebbe usato “numerose armi da fuoco” quando ha sparato contro un centro di reclutamento militare intorno alle 10.45 del mattino, prima di dirigersi verso una struttura della marina poco distante. I testimoni lo hanno descritto mentre riversava contro il centro salve di proiettili: “Non riuscivo a credere a quanti fori di proiettili ci fossero in quella porta. Era assurdo. Era un giorno come gli altri e lui è saltato fuori e basta, non pensavo che cose del genere potessero succedere”, raccontano i testimoni.
E’ trascorsa circa mezz’ora prima che le forze dell’ordine abbattessero l’uomo, anche se non è chiara la dinamica: Muhammad potrebbe essersi ucciso. Le forze dell’ordine indagano per l’ipotesi di reato di “terrorismo”.

“Le autorità statunitensi stanno verificando l’ipotesi che l’attentatore si sia ispirato allo Stato islamico o ad altri gruppi jihadisti”, scrive il Corriere della Sera, anche se le ultime notizie, riportate da Reuters, vedono l’Fbi essere plausibilmente sicuro che l’attentatore “non avesse collegamenti con gruppi internazionali: stiamo ancora indagando il movente”, ripete l’autorità federale di indagine. L’uomo, scrive Washington Post, veniva da “una famiglia della classe media” di religione mussulmana: “Mohammad Youssef Abdulazeez era nato in Kuwait, ma si era trasferito negli Stati Uniti con la famiglia poco dopo l’inizio della Guerra del Golfo persiano ed era diventato cittadino americano”. Aveva sempre vissuto nei dintorni e si era laureato in ingegneria proprio all’università del Tennessee di Chattanooga, molto vicino al luogo degli attentati.




ITALIA – Invito a Chioggia. Con le donne chioggiotte tra rive, calli, ponti – parte seconda

di Gina Duse e Giulia Penzo

Riprendiamo la nostra passeggiata lungo le strade di Chioggia riscoprendone le tracce femminili. Attraversiamo il corso lasciando il Municipio della Città sulla nostra destra e, sulla sinistra, la Chiesa-Pinacoteca della SS. Trinità, dove nel 1821 Antonio Rosmini ricevette l’ordinazione sacerdotale.

1.IMPAGINE_vista canal vena da ponte di vigo

Salendo il piccolo ponte possiamo godere della vista del Canal Vena, che attraversa la città, e così percorrere la riva per arrivare in Calle Santa Caterina, dove si trova il complesso di Santa Caterina – che comprende la chiesa ed il convento – risalente alla fine del Quattrocento.

2.IMPAGINE_CAMPO S CATTERINA

Nel convento furono ospitate per lungo tempo le monache di Sottomarina, dopo la distruzione del loro monastero avvenuta durante la “Guerra di Chioggia” del 1379-1380.

Essendo diocesi, la città si è sempre caratterizzata per la presenza di numerose istituzioni religiose. Nel XVIII secolo si contano ben quattro conventi femminili. Alba Fattorini, Crocefissa Duse, Gertrude Grassi, Deodata Lisati… molte figlie delle famiglie più in vista della città divennero badesse. I discorsi per la loro vestizione ci lasciano immaginare i vissuti di queste giovani donne.

3. IMPAGINE_Particolare complesso Santa Caterina

Proseguendo verso Piazzetta Vigo (la parte finale della città), dopo Calle Santa Caterina, incontriamo Calle Duse, dove visse la famosa attrice Eleonora Duse. La città di Chioggia le ha dedicato un busto bronzeo nella sala del Consiglio comunale, una lapide nell’omonima calle, e l’intitolazione di un’arena, spazio teatrale all’aperto a Sottomarina.

4.IMPAGINE_Calle Duse

Eleonora Duse, attrice simbolo del teatro moderno, nasce in un albergo di Vigevano nel 1858 durante una sosta della compagnia teatrale dei genitori chioggiotti, che come tutti i teatranti dell’ottocento si spostavano di città in città. A pochi mesi di vita Eleonora, durante le pause delle tournée dei genitori, abita a Chioggia. Molte sono le testimonianze della sua presenza nella nostra città, comprese le memorie della stessa attrice che a cinque anni recita a Chioggia nel Coriolano di Shakespeare. Calcò con grande successo i palcoscenici di tutto il mondo e si spense a Pittsburgh il 21 aprile 1924 nel corso di una lunghissima tournée negli Stati Uniti. È sepolta ad Asolo, in provincia di Treviso, come da sue volontà. Pur amando Chioggia, Eleonora non volle ritornarvi. Abbracciare lo sperimentalismo, come lei aveva fatto, mettendosi continuamente in gioco, comportava un sacrificio: prendere simbolicamente le distanze da quelle radici che l’avrebbero legata alla tradizione.

Da Calle Duse ci dirigiamo verso il ponte che ci riporta nel Corso del Popolo. Lo sguardo è subito catturato dall’orologio più antico del mondo, collocato sulla torre di S. Andrea.

5.IMPAGINE.Lina Merlin, Chioggia (VE) foto di Giulia Penzo, 8 marzo 2015

In zona Vigo, non passa inosservata neanche la targa d intitolazione della piazzetta a Lina Merlin (1887-1979), antifascista, senatrice e costituente della Repubblica. Chioggia ha voluto ricordarla nella Giornata della donna 2015 per l’affetto dimostrato alla città.

È questa infatti la città della sua famiglia e dei suoi primi anni, quindi luogo della formazione interiore e del carattere, come ricorda in pagine notevoli della sua autobiografia La mia vita. A Chioggia Lina è stata consigliere comunale nel periodo 1951-56: nelle sue interpellanze e interventi in consiglio comunale ha privilegiato le problematiche sociali, la casa, la pesca, la biblioteca e il ricordo di personaggi chioggiotti come Giuseppe Veronese. A Chioggia ha partecipato a numerose iniziative di carattere politico e culturale e vi ha dimorato in periodi di riposo in età avanzata. Il legame mantenuto e coltivato nel tempo è documentato in due lettere allo scrittore Marino Moretti del 1961-2.

6. IMPAGINE_Otilla Monti 

Raggiunta la piazzetta Vigo, punto d’imbarco per Venezia, possiamo ammirare la lapide scoperta il 25 aprile di quest’anno, sulla facciata dell’abitazione della partigiana Otilla Monti Pugno (1902-1978).

La figura di Otilla è stata ricordata con tutti gli onori nel 70° della Liberazione. Con lei si è iniziato a scrivere la storia della Resistenza chioggiotta al femminile. Anche a Chioggia si sono riscontrate quelle forme di partecipazione spontanea e organizzata, a livello istituzionale e in modi semi-informali, che le storiche da qualche tempo hanno incluso nel concetto di Resistenza. Otilla nasce a Santarcangelo di Romagna, il padre ferroviere è orientato verso idee socialiste e anarchiche. Otilla condivide con lui e con i fratelli l’interesse per la politica, subisce le angherie dei fascisti. Arriva a Chioggia insieme al marito – tecnico del cementificio locale- e alla figlioletta Lucia, ma rimane presto vedova. Non si perde d’animo. È la prima donna chioggiotta ad aderire alla lotta di Liberazione. Nella sua casa ospitò il Comando del Comitato Nazionale di Liberazione di Chioggia negli anni 1943-45. Dopo la guerra, fu per oltre dieci anni direttrice dell’ex ONMI (la maternità): “la migliore Direttrice del Nord Italia”, si disse di lei. Il carattere indomito di Otilla emerge da un episodio raccontato dalla figlia. Iniziata la guerra fredda, Otilla conobbe la prigione. Accusata di non avere consegnato tutte le armi, dovette presentarsi al carcere di Venezia. “Per andare lì indossò il suo più bel completo di color bianco”.

7.IMPAGINE. ISOLA MORIN

Dallo stesso punto si può avvistare l’isola Morin, sede un tempo dei cantieri Baldo, oggi di una darsena. Il luogo è associato alla figura di Carmen Baldo Morin (1887-1975), il cui ricordo come benefattrice è ancora vivo in città e ispira associazioni che, sul suo esempio, lavorano nel sociale. Carmen, infatti, fondò e diresse una casa di accoglienza per i ragazzi poveri della città, ricavata in uno squero dell’isola, provvedendo al loro sostentamento con i propri mezzi e con offerte che andava a raccogliere personalmente.

8.IMPAGINE.Lapide Baldo

La generosità di Carmen fu ricompensata nel 1941. Una giuria formata dai sette giornalisti più importanti del momento le attribuì il “Premio della notte di Natale”. Il concorso, ideato e finanziato dall’industriale Angelo Motta, mirava a selezionare gli atti di bontà più significativi tra i tanti segnalati in tutta Italia. Nella sezione “Amor di madre luce del mondo” rientrò anche “la signorina Carmen Baldo di Chioggia”, quale “madre di bambini non suoi”. “Una benedizione del cielo”, scrive la Baldo sul suo diario, ascoltando alla radio della vincita di 4000 lire.

A Carmen Baldo Morin, donna educatrice chioggiotta, è stata intitolata una Scuola Statale dell’infanzia.

Il nostro itinerario in compagnia delle donne di Chioggia si conclude con la veduta sulla laguna che si gode dal ponte di Vigo.

9.IMPAGINE.vista ponte da vigo

Lo specchio d’acqua, comunicante con il mare attraverso la vicina bocca di porto, è stato immortalato da molti pittori dell’Ottocento. Tra tutti, Mosè Bianchi che, con la sua Traversata in laguna (1885), ha fissato l’immagine della chioggiotta nella veste più autentica di donna da mare, alla guida della barca.

10.IMPAGINE_traversata_in_laguna

Figura centrale nella cultura marinara chioggiotta, la donna è stata fattore di coesione sociale e familiare, e valido supporto nelle attività lavorative –fattura delle reti, trasporto di derrate alimentari ai mercati, economica amministrazione delle risorse familiari e disbrigo degli affari durante l’assenza dei mariti. Le abilità da vogatrice furono coltivate, per necessità, dalle donne della vicina Sottomarina. Al museo Correr di Venezia si conserva il ritratto di Maria Boscola da Marina con in mano le bandiere vinte nelle regate per donne ( 4 primi premi e un secondo) nel periodo che va dal 1740 al 1784. Maria rimane il simbolo del riscatto femminile dalle costrizioni del tempo e della società. Ai nostri giorni alcune chioggiotte sono diventate armatrici.

Wettruderin Maria Boscola / Gem.1784 - Boat Racer Maria Boscola / Paint./ 1784 - Maria Boscola/Rameuse/Venise/Peint. 1784




ASIA – Debito al 300% del Pil. Lo scoppio della bolla travolgerebbe 90 milioni di cinesi

Le bolle finanziarie per gonfiarsi hanno bisogno di due elementi: il debito e la dabbenaggine euforica. Di entrambi la Cina ha accumulato notevoli quantità. In un Paese dove la gente adora il gioco d’azzardo, mentre le dinamiche finanziarie costituiscono un mistero glorioso, la dabbenaggine è la cifra dell’investitore medio.

Il debito invece ha bisogno della compiacenza, e spesso della fattiva complicità dei regolatori, unita al benestare politico. La poderosa crescita cinese a due cifre da un paio di anni si è rallentata. L’economia è rimasta intrappolata nei conglomerati pubblici inefficienti, mentre alle più dinamiche piccole e medie imprese private sono centellinate risorse e capitali. A questo si aggiunge il peso di una burocrazia (non di rado corrotta) che per quanto evoluta rispetto agli standard sovietici, rimane occhiuta e perversa. Occorrerebbe ridisegnare il sistema affinché 35 anni di transizione dalla miseria a un’economia da 10 mila miliardi di dollari non deraglino verso il disastro.

Debito totale al 300% del Pil. E a finanziarlo sono anche le banche ombra. Il governo cinese (come del resto gli omologhi occidentali e giapponese) è ricorso alla droga monetaria per imprimere un impulso alla crescita. La Banca centrale – che ha un controllo in teoria pervasivo sugli intermediari finanziari (il governo cinese mantiene il controllo effettivo su oltre il 95% degli attivi bancari) – ha lasciato galoppare gli aggregati creditizi. Secondo il Mc Kinsey Global Institute, il debito totale (di imprese, governo e famiglie) dal 153% del Pil nel 2007 è quasi raddoppiato fino a sfiorare il 300% nel 2014. Allo stesso tempo le autorità hanno chiuso gli occhi sulle prodezze di improbabili società finanziarie (il cosiddetto sistema bancario ombra) che allettavano i piccoli risparmiatori con promesse da Campo dei Miracoli. Risultato: il 30% del debito totale è stato finanziato da queste banche ombra (con esposizioni mostruose nell’immobiliare) e pochi rivedranno il loro capitale intatto. Infine, gli investitori hanno ottenuto prestiti generosi per acquistare azioni.

Dal 12 giugno il boom si è invertito: il totale dei margin loans è quadruplicato in un anno, superando i 350 miliardi di dollari pari al 4,4% della capitalizzazione di borsa e facendo aumentare del 150% in 12 mesi l’indice azionario di Shanghai. Poi, come il volo di Icaro, dal 12 giugno scorso i corsi azionari hanno inesorabilmente invertito la traiettoria. In tale marasma (stigmatizzato in un recente rapporto della Banca Mondiale) la Banca centrale, per attenuare la botta, ha abbassato il tasso di interesse e i coefficienti di riserva obbligatoria, al contempo concedendo ampia clemenza sulle margin call. Meri palliativi, perché la leva finanziaria, quando la bolla si gonfia, dispiega i suoi effetti con gradualità. Dopo lo scoppio invece obbliga gli investitori esposti a vendite precipitose, che polverizzano i risparmi: il totale dei margin loans in Cina è sceso di 46 miliardi di dollari in due settimane. Dal 12 giugno in tre settimane consecutive di tonfi la Borsa di Shanghai ha perso circa il 30%.

Le misure straordinarie varate dal governo non sono sufficienti. Gli alti papaveri hanno avvertito l’onda di panico e varato una raffica di misure straordinarie: autorizzazione per i fondi pensione a investire in azioni, pressioni psicologiche contro vendite allo scoperto, aumento dei costi per i venditori di futures sugli indici, sospensione delle nuove quotazioni in Borsa, impegni del fondo sovrano cinese, liquidità a go-go. Addirittura 21 grandi brokers cinesi hanno messo sul piatto quasi 20 miliardi di dollari per sostenere i prezzi azionari riportando alla memoria l’analoga iniziativa presa dai loro colleghi americani alla vigilia del crac del ‘29. Gli scambi giornalieri talora ammontano a 100 miliardi di dollari non appare una mossa risolutiva. (…)

Nel migliore dei casi, la bolla offusca l’aura di competenza della leadership e mette a repentaglio il processo di transizione verso un’economia di mercato basata su servizi e consumi, con una finanza solida integrata nel sistema mondiale e lo yuan a sostegno dell’architettura monetaria internazionale. Nel peggiore dei casi, i piedi di argilla del colosso cinese rischiano di farci ripiombare in un incubo Lehman elevato al cubo.

La bolla del mercato azionario cinese ha mandato a picco le borse asiatiche. Da metà giugno le borse asiatiche hanno perso quasi il 30% della capitalizzazione, dopo il boom del 150% registrato nell’anno precedente, e il terremoto sta continuando nonostante le misure decise lo scorso fine settimana dal Consiglio di Stato di Pechino per frenare le vendite. Tokyo ha terminato le contrattazioni in calo del 3,14%, Shanghai ha perso il 5,9% e Shenzen il 2,94%, mentre Hong Kong ha lasciato sul terreno il 5,84% arrivando a perdere nel corso della seduta fino all’8,6%, un tonfo che non si vedeva dall’ottobre 2008 dopo il fallimento della Lehman Brothers.

Le autorità cinesi hanno annunciato una serie di misure di sostegno per i mercati: il governo di Li Keqiang ha ordinato alle compagnie statali di comprare azioni e ha aumentato la quantità di titoli che può essere acquistata dalle compagnie di assicurazione. La banca centrale cinese Peoples Bank of China, che la scorsa settimana ha tagliato per la quarta volta da novembre i tassi, ha inoltre assicurato che fornirà al mercato “ampia liquidità” per arrestare il crollo dei listini e prevenire rischi sistemici. Secondo l’agenzia Bloomberg quasi 1.400 società, più della metà di quelle quotate a Shanghai e Shenzhen, sono state sospese dalle negoziazioni nel tentativo di contenere le perdite. Altri 710 titoli sono stati congelati dopo la chiusura di lunedì. Sabato scorso, poi, ventotto aziende hanno sospeso l’iter per la quotazione. A chi avesse acquistato i titoli in fase di Ipo verrà restituito quanto investito.

Gli operatori si sono poi impegnati a non vendere azioni in loro possesso fino a quando l’indice di Shanghai, sceso a 3.686 punti, non tornerà a quota 4.500. E i 21 principali broker del Paese, riuniti nella Securities Association of China, hanno annunciato la costituzione di un fondo da 120 miliardi di yuan (circa 19,3 miliardi di dollari) per acquistare fondi Etf sulle società a maggiore capitalizzazione. Ma l’avvio dell’operatività del fondo, appoggiato dal governo, non è per ora riuscito a stabilizzare il mercato. Intanto la Consob cinese (Csrc) ha avviato un’indagine per verificare che il mercato non sia stato manipolato, mettendo nel mirino i ribassisti. E così 19 conti sono stati inibiti dallo short-selling sugli indici per un mese. Articoli comparsi su molti media vicini al governo, come la rivista Caixin e il quotidiano Global Times, accusano però la Commissione di aver gestito nel modo sbagliato la crisi, ingannando gli operatori che hanno di conseguenza dato eccessiva fiducia agli interventi “correttivi” delle autorità.

Lo scoppio della bolla rischia di travolgere gli oltre 90 milioni di cinesi – impiegati, operai e contadini, molti dei quali digiuni di finanza – che si sono buttati sul mercato azionario attirati dalla possibilità di fare soldi facili con la speculazione di borsa. Una prospettiva alimentata dalle politiche di sostegno del governo cinese alla corsa del mercato azionario.




AUSTRIA – Il Parlamento discute il referendum sull’adesione all’Ue. Rauscher:“Un grande risultato”

Oltre 260.000 austriaci hanno firmato una petizione che chiede l’uscita europea per il paese e ora il Parlamento austriaco deve discutere di un referendum sulla questione.

Nel complesso, le 261.159 persone che hanno firmato la petizione rappresentano il 4,12 per cento dell’elettorato.

La petizione è stata più popolare nelle regioni della Bassa Austria (dove il 5,18 per cento di potenziali elettori ha firmato) e in Carinzia (4,85 per cento).

La soglia per indire un dibattito su un potenziale referendum è di 100.000 persone.
La petizione è stata lanciata da Inge Rauscher, 66 anni, traduttrice in pensione che compose una petizione simile nel 2000. In tale occasione, è stato firmato dal 3,35 per cento dell’elettorato.

Rauscher ha detto a The Local che probabilmente c’è maggiore sostegno per il referendum adesso a causa della crisi economica e la crisi greca.

In un comunicato stampa, ha detto che è stato “un grande risultato.”

L’Austria è uno dei più benestanti paesi dell’UE, con solo il 4,3 per cento della disoccupazione nel 2012, la cifra più bassa nel blocco EU. L’Austria è anche uno degli 11 paesi più ricchi del mondo in termini di PIL.

Un referendum simile è previsto anche nel il Regno Unito. Dovrebbe svolgersi prima del 2017, anche se la data esatta non è stato data. L’ultimo sondaggio d’opinione condotto da YouGov suggerisce che il 38 per cento dei cittadini britannici vorrebbe lasciare l’Unione europea, mentre il 44 preferirebbe rimanere.

La prima volta che David Cameron ha promesso di tenere il referendum nel 2013, ha innescato sondaggi d’opinione sulla stessa questione in altri paesi dell’UE. In Danimarca il 52 per cento sostiene di restare nell’Unione europea, anche se il 47 per cento dei danesi voleva una revisione dei termini di adesione del paese. In Irlanda, i due terzi degli intervistati ha detto che preferirebbe restare.




GRECIA – Il no stravince al referendum. Tsakalotos Nuovo ministro delle Finanze: “Non possiamo accettare una soluzione non praticabile”

Solo una trentina di righe in cui viene chiesto un prestito triennale e in cambio vengono promesse una serie di riforme. Questa la proposta della Grecia di Tsipras e del neo ministro Euclid Tsakalatos all’Europa dei creditori, inviata al fondo salva-stati “Esm”.

“La repubblica greca è pronta a varare un comprensivo pacchetto di riforme e misure incentrato ad assicurare la sostenibilità del bilancio, la stabilità finanziaria e la crescita economica di lungo periodo”. Oltre alle riforme immediate di fisco e pensioni, il governo promette di includere anche delle “misure aggiuntive per rafforzare e modernizzare l’economia”. “Per evitare ogni dubbio questa missiva sovrascrive le nostre precedenti richieste inviate nella lettera datata 20 giugno 2015” conclude la lettera.

Riportiamo  le ana­lisi del suc­ces­sore di Yanis Varou­fa­kis dei pro­blemi che affronterà come nuovo mini­stro delle Finanze di Atene:

“La nostra tesi prin­ci­pale è che la crisi greca non sia asso­lu­ta­mente da con­si­de­rarsi un caso par­ti­co­lare. Al con­tra­rio, essa costi­tui­sce il para­digma di una più gene­rale crisi dell’assetto poli­tico ed eco­no­mico neoliberista.

In que­sto senso, è neces­sa­rio non solo com­pren­dere le ori­gini della crisi eco­no­mica glo­bale ma anche capire per­ché la strut­tura eco­no­mica e isti­tu­zio­nale dell’eurozona si sia rive­lata ina­de­guata per affron­tare gli effetti della crisi esplosa nel 2008.

Le poli­ti­che di auste­rità che hanno domi­nato la scena sin dall’avvento della crisi hanno raf­for­zato l’impostazione neo­li­be­ri­sta dell’economia e della società. Lo spa­zio per rispon­dere alle domande pro­ve­nienti dagli strati più bassi della società si sono andati dram­ma­ti­ca­mente ridu­cendo, anche rispetto al periodo, comun­que con­tras­se­gnato dall’egemonia neo­li­be­rale, pre­ce­dente la crisi.

Tale irri­gi­di­mento ha coin­ciso con un sem­pre mag­giore distacco tra le élite la realtà sociale o, alter­na­ti­va­mente, con una cre­scente inca­pa­cità delle mede­sime élite di rece­pire pro­po­ste di solu­zione ai pro­blemi pro­ve­nienti dall’esterno dei loro circoli.

La riso­lu­zione finale della pre­sente crisi non potrà por­tare alla rico­stru­zione delle con­di­zioni vis­sute delle eco­no­mie neo­li­be­rali prima del 2008 né, tan­to­meno, con­durre verso il ritorno di un sistema social­de­mo­cra­tico di tipo Key­ne­siano. Dovremmo ricor­dare che non vi fu nes­sun ritorno agli sta­tus quo pre­ce­denti in seguito alle due grandi crisi degli anni ’30 e ’70.

Dun­que, da que­sta crisi si muo­verà o nella dire­zione di un’economia capi­ta­li­stica carat­te­riz­zata da un sostan­ziale auto­ri­ta­ri­smo oppure verso un lungo periodo di tra­scen­denza rispetto ad alcuni degli ele­menti fon­da­men­tali del capitalismo.

La nostra visione rispetto alla situa­zione attuale può essere sin­te­tiz­zata nelle quat­tro tesi che seguono.

La crisi che ha inve­stito la Gre­cia non pre­senta alcun carat­tere di eccezionalità
La nar­ra­tiva che vor­rebbe la Gre­cia come un caso iso­lato ed ecce­zio­nale si fonda su tre ele­menti tra di loro inter­con­nessi. In primo luogo, l’irresponsabilità fiscale dei poli­tici greci. In secondo luogo, le dina­mi­che clien­te­lari che afflig­gono il sistema poli­tico greco. Infine, sia l’irresponsabilità della classe poli­tica che il clien­te­li­smo dif­fuso sareb­bero da ricon­durre a una gene­rale inca­pa­cità di moder­niz­zarsi del paese.

Tutto ciò dovrebbe con­durre a una giu­sti­fi­ca­zione dell’austerità fon­data sulla favola cal­vi­ni­sta cara ad Angela Mer­kel, per la quale i pec­ca­tori deb­bono essere puniti per gli sba­gli da loro com­messi nel pas­sato. La nostra visione non potrebbe essere più lon­tana da quella appena sintetizzata.

La Gre­cia, all’alba dell’esplosione della crisi, era com­ple­ta­mente posi­zio­nata all’interno di un’impostazione neo­li­be­ri­sta sia dal punto di vista eco­no­mico che da quello poli­tico. Il paese si tro­vava a con­di­vi­dere con gli altri Stati mem­bri tutti i tratti carat­te­riz­zanti le eco­no­mie fon­date su basi neo­li­be­ri­ste, così come tutti i fal­li­menti spe­ri­men­tati dalle stesse eco­no­mie. In altre parole, la crisi greca è com­pren­si­bile solo se la si guarda come una mani­fe­sta­zione della crisi glo­bale del neo­li­be­ri­smo piut­to­sto che come una crisi dovuta all’incapacità di appli­care, in modo effi­cace, le ricette pro­prie dello stesso sistema neoliberale.

Siamo di fronte ad una crisi glo­bale del neo­li­be­ri­smo e del capitalismo
La nostra seconda tesi è con­fer­mata dal fatto che l’epicentro della crisi è loca­liz­za­bile nei paesi più avan­zati dal punto di vista dell’applicazione delle ricette neo­li­be­ri­ste, piut­to­sto che in paesi ‘sta­ta­li­sti’ quali la Fran­cia o la Gre­cia. La nostra inter­pre­ta­zione della crisi, inol­tre, rifiuta net­ta­mente l’interpretazione orto­dossa sulla base della quale il mal­fun­zio­na­mento dei sistemi eco­no­mici sarebbe da ricon­durre a ragioni eso­gene al sistema stesso. Le radici della crisi sono, altresì, legate all’incertezza e all’instabilità endo­ge­na­mente pro­dotta dal sistema capitalistico.

La crisi ha messo a nudo la fra­gi­lità del sistema poli­tico post 2008.
Dopo una breve fase in cui i prin­ci­pali ele­menti carat­te­riz­zanti l’impostazione neo­li­be­ri­sta – la dere­go­la­men­ta­zione del sistema finan­zia­rio, i super­bo­nus dei mana­ger, gli squi­li­bri macroe­co­no­mici tra paesi o gli effetti dell’individualismo sulla coe­sione sociale – sono stati messi in discus­sione dalle stesse élite, vi è stato un rapida e rin­no­vata con­ver­genza verso lo sta­tus quo ideologico.

In tale con­te­sto, la domanda da un milione di dol­lari è stata: per quale motivo la crisi del 2008 non è stata colta, dalla social­de­mo­cra­zia, come un’opportunità per riaf­fer­mare le pro­prie ragioni sull’ideologia neoliberista?

Per­ché la crisi del 2008 non è stata colta dalla social­de­mo­cra­zia come un’opportunità per riaf­fer­mare le pro­prie ragioni sull’ideologia neo­li­be­ri­sta?

La nostra ipo­tesi è che i social­de­mo­cra­tici siano intrap­po­lati in quel che viene defi­nito da Blyth nel 2002 il «cogni­tive loc­king». Dopo tanti anni di ege­mo­nia cul­tu­rale neo­li­be­ri­sta i social­de­mo­cra­tici si son sco­perti non più in grado di guar­dare il modo da un’altra prospettiva.

Dalla crisi attuale non è pos­si­bile tor­nare indietro.
La nostra tesi con­clu­siva è che dalla crisi che stiamo spe­ri­men­tando non è pos­si­bile tor­nare indie­tro. Le strade pos­si­bili sono due. Una svolta verso una forma di capi­ta­li­smo auto­ri­ta­rio o una tra­scen­denza di alcuni degli ele­menti fon­da­men­tali del capi­ta­li­smo. Nel secondo caso si avrà un disve­la­mento degli effetti cor­ro­sivi pro­dotti da una visione inge­gne­ri­stica della eco­no­mia in cui un unico modello è valido per tutte le società.

Il razionalismo-tecnocratico fa di con­cetti quali la «com­pe­ti­ti­vità» o la «fles­si­bi­lità del mer­cato del lavoro» ele­menti di per sé pre­gni di valore e sulla base dei quali i paesi ven­gono costan­te­mente clas­si­fi­cati. Que­sta visione ha avuto un effetto deva­stante sullo stato di salute delle demo­cra­zie occi­den­tali. E sulla capa­cità di costruire una nar­ra­tiva basata sulle domande cre­scenti pro­ve­nienti dagli strati più bassi della società.

Il legame fon­da­men­tale tra la demo­cra­zia e il fun­zio­na­mento del sistema eco­no­mico dovrà, dun­que, essere posto al cen­tro della rispo­sta della sini­stra alla pre­sente crisi.”

* Quello qui è pre­sen­tato è un estratto da «Cru­ci­ble of resi­stance. Greece, the Euro­zone and the World Eco­no­mic Cri­sis» di Euclid Tsa­ka­lo­tos e Chri­stos Laskos (Plu­to­Press 2013).

E’ uno dei testi migliori sulla crisi tra Gre­cia e Europa e pre­senta le ana­lisi del suc­ces­sore di Yanis Varou­fa­kis sui pro­blemi che ora affronta come nuovo mini­stro delle finanze di Atene.

Tra­du­zione di Dario Guarascio

LE POSIZIONI DELL’EUROGRUPPO:

Taglio del debito? Non se ne parla, ma la Grexit è cosa buona

LETTONIA: «Se in un sistema c’è un elemento che non funziona, rimuovere quell’elemento può essere positivo» per l’insieme dell’Eurozona. Il ministro delle Finanze della Lettonia, Janis Reirs, non ha lasciato alcun dubbio sulla sua posizione. E arrivando all’Eurogruppo straordinario sulla Grecia ha ricordato che il suo Paese ha fatto grandi riforme strutturali che comprendevano anche «il taglio del 30% del personale e dei salari» nel settore pubblico.
ESTONIA –  Il 6 luglio con un provocatorio tweet il presidente estone Toomas Hendrik Ilves aveva proposto di chiedere con un referendum negli altri 18 paesi se i cittadini vogliono aumentarsi la tasse per un altro salvataggio della Grecia.
FINLANDIA –  I piccoli Paesi del Nord sono più duri della Germania, aveva dichiarato qualche giorno fa il ministro delle Finanze francese Michel Sapin. E tra i più duri c’è la Finlandia. Il ministro di Helsinki Alexander Stubb ha chiarito subito: «Non vogliamo alleggerire il debito greco, è stato già fatto nel 2011 e 2012». E ha chiuso anche al progetto di un prestito ponte da elargire attraverso lo European Stability mechanism (Esm).Tuttavia il 6 luglio aveva spiegato di essere disponibile a discutere di una eventuale estensione dei prestiti. La linea morbida nei confronti della Grecia rischia in Finlandia di alimentare il partito euroscettico.
SLOVACCHIA –  La ristrutturazione del debito «è la questione più delicata per la maggior parte dei Paesi» dell’eurozona e per la Slovacchia «è assolutamente impossibile», sono state invece le parole nette del ministro slovacco delle Finanze Peter Kazmir.

LA GERMANIA E I SUOI ALLEATI: NO ALLA  GREXIT

GERMANIA – In Germania non c’è solo il falco delle finanze Wolfgang Schauble a imporre la linea dura. Ma anche i nomi più in vista della Spd, che fa parte della Grosse Koalition di governo. I tedeschi sulla carta vogliono evitare la Grexit, ma le posizioni sono distantissime. Schaeuble ha dichiarato: «Chi conosce i trattati Ue sa che il taglio del debito è vietato». Mentre la cancelliera Angela Merkel ha avvertito: «Mancano ancora le basi per negoziare». E al termine dell’Eurosummit ha aggiunto: «Stasera molti attorno al tavolo hanno detto che un haircut del debito greco non avrà luogo perché questo è vietato nell’euro zona». «Prima di parlare di una ristrutturazione del debito», ha concluso, «vediamo quel che la Grecia può fare».
LITUANIA –  La Lituania chiede riforme, ma è disponibile al negoziato: «Siamo qui per ascoltare il nuovo ministro greco Tsakalotos» in quanto è «necessario rendere le cose più chiare e trovare una strada da seguire», perché «in politica c’è sempre spazio per un compromesso», ha detto il ministro delle finanze lituano Rimantas Sadzius. La Grexit, ha sottolineato, «per noi non è un’opzione per noi».
AUSTRIA –  Il giorno successivo al referendum, il cancelliere austriaco Werner Faymann, considerato nell’ultimo periodo ben disposto verso Atene, aveva spiegato: «Non vedo una strategia» del governo greco, «Un ponte si può costruire solo se anche l’altra parte contribuisce un po’».

SPAGNA – Il governo Rajoy era tra i più intransigenti verso Atene, ma il 7 luglio il ministro delle Finanze De Guindos che aspira al ruolo di presidente dell’Eurogruppo sostiene che Madrid «rispetta l’esito del referendum» ed è «aperta» ad un «nuovo round di aiuti». «Non contemplo l’uscita della Grecia dall’euro».

IL CASO: L’ITALIA

ITALIA –  L’Italia dovrebbe essere, a guardare le sue condizioni finanziarie, tra i migliori alleati della Grecia. Ma per ora si tiene strategicamente ben distante. Il premier Matteo Renzi ha institito sulla necessità di una maggiore integrazione politica europea. E per l’apertura di una fase sempre più necessaria di crescita e investimenti che superi le rigidità dell’euroburocrazia. Ma il primo ministro ha cercato in questi mesi di dialogare direttamente con Berlino. E il carico del nostro debito rende la sua posizione assai scomoda in questo frangente. Uscendo dall’Eurosummit, Renzi ha dichiarato: «Rispetto all’ultima volta non mi pare ci siano le condizioni per parlare ‘in modo strategico del debito’ della Grecia». «La palla», ha aggiunto, «ora è nel campo del governo greco, che domenica dovrà presentare le sue proposte: se saranno ritenute accettabili, si troverà l’intesa, come credo e spero».

SI’ ALL’ACCORDO

IRLANDA – Stupisce la totale apertura irlandese. La nazione Smeraldo che ha subito i colpi duri della crisi del debito si è schierata a fianco dei greci. La ristrutturazione del debito «fa parte delle discussioni» sulla Grecia, ha detto il ministro delle Finanze irlandese Michael Noonan. Il premier Enda Kenny è stato ancora più caloroso: «È giunto il momento ora di dare un po’ di speranza al popolo greco».

LUSSEMBURGO – Il Lussemburgo membro fondatore dell’Unione e Paese del presidente della Commissione Jean Claude Juncker è aperto a tutti gli scenari: «Dobbiamo ascoltare tutte le opzioni», inclusa quella della ristrutturazione del debito, «anche se questo non vuol dire che io sia d’accordo», ha dichiarato il ministro delle finanze del Gran Ducato, Pierre Gramegna.
BELGIO – Il Belgio fa parte del gruppo dei Paesi più concilianti nei confronti di Atene. Eppure il premier Charles Michel non nasconde la stanchezza: «Aspettiamo da parte di Tsipras proposte concrete, precise e convincenti, e innanzitutto ascolteremo quello che ha da dire». Per fare un accordo, ha aggiunto Michel, «bisogna essere in due».
FRANCIA: «Tsipras faccia proposte serie e credibili», chiede il presidente Hollande, che sempre a fianco della cancelliera tedesca ha definito «urgente per la Grecia e l’Europa» che si arrivi a un’intesa. Altri esponenti francesi si sono sbilanciati di più. Il ministro dell’Economia Emmanuel Macron, subito dopo il risultato del referendum di Atene, aveva invitato i governi europei a essere ragionevoli: «Sarebbe un errore storico schiacciare il popolo greco». Lo stesso ha ribadito il collega alle Finanze Michel Sapin: il posto della Grecia «è in Europa ed è nell’euro», h affermato Sapin, dicendosi convinto che Atene sia «capace di fare proposte concrete, solide, durevoli, che sono indispensabili per il dialogo con i partner». Il ministro ha inoltre sottolineato che la Francia, considerata da alcuni più accomodante della Germania, ha «le stesse esigenze degli altri in materia di serietà delle proposte», ma «ha forse un po’ più il senso della storia dell’Europa».




ITALIA – Riforma scuola: Imposimato lancia appello a Mattarella. Giannini: “Io credo che il consenso individuale crescerà”

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E’ una lunga lettera quella che il Presidente aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, Ferdinando Imposimato ha inviato al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, proprio pochi istanti dopo l’approvazione della riforma della Buona Scuola alla Camera.

Il testo dovrà essere firmato dal Presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta ufficiale e sarà quindi convertito in legge. I voti favorevoli sono stati 277, i contrari 173 e gli astenuti 4.

Uno dei principi fondamentali della riforma è il rafforzamento dell’autonomia scolastica, cioè una maggiore libertà nella gestione degli edifici, della didattica, dei progetti formativi e dei fondi a disposizione di ogni singola scuola: le scuole avranno l’onere di determinare triennalmente la propria offerta formativa e a questa triennalità saranno legati altri adempimenti dell’amministrazione, come gli organici, la mobilità del personale e le assunzioni.

L’organico sarà gestito interamente dal dirigente scolastico che potrà proporre le cattedre ai docenti (a partire dall’anno scolastico 2016/2017) e i posti utilizzando gli albi territoriali che – dal 2016 – racchiuderanno le Reti di scuole. La chiamata degli insegnanti sarà, dunque, senza più graduatorie ma sulla base degli albi (o ambiti) a cui si accederà per concorso pubblico oppure tramite il Piano straordinario di assunzioni 2015. Per quanto riguarda quest’ultimo saranno assunti nel 2015 gli iscritti nelle Gae, i vincitori e gli idonei del concorso a cattedre 2012.

Il mondo scolastico sa bene come il Giudice si sia fatto ‘paladino’ della causa e come abbia cercato, in tutti i modi, di fermare la trasformazione in legge del progetto renziano.

Imposimato ha rivolto questo messaggio al Capo dello Stato, con la consapevolezza che le possibilità che ‘lei non ponga la firma sulla ‘Buona Scuola’ siano poche’. Tuttavia, il giudice si sente in dovere di chiedere, quale massimo garante della Costituzione, una nuova deliberazione secondo quanto enunciato dall’articolo 74.

Sono ben dieci i punti ‘focali’ della lunga missiva inviata al Presidente della Repubblica: essi toccano i punti critici della riforma come ad esempio le linee guida per la valutazione dei docenti (violazione dell’art. 76 e dell’art. 72).
Il secondo punto riguarda l’ormai famosa sentenza della Corte di Giustizia Europea del 26 novembre 2014: anche in questo caso viene violato un importante principio della Costituzione (Art. 36) che va in contrasto con gli stipendi inadeguati degli insegnanti precari. Sempre il mancato rispetto della sentenza UE rappresenta una violazione dell’articolo 10 e dell’articolo 117.

Il terzo punto, invece, riguarda i poteri del dirigente scolastico e quelli del Comitato di valutazione docenti che dovrà stabilire gli insegnanti più meritevoli: la presenza di un genitore e di uno studente in tale collegio va in contrasto con l’articolo 97 che parla di imparzialità nella pubblica amministrazione e con l’articolo 33 sulla libertà di insegnamento.
Gli altri punti trattati dal Giudice Ferdinando Imposimato riguardano il finanziamento delle scuole private e paritarie, l’uguaglianza sociale dei cittadini e l’altrettanto famoso ‘School bonus’ (gli sgravi fiscali per chi manda i figli nelle scuole private).

Imposimato conclude che la chiara intenzione del governo è quella di spingere verso un sistema di finanziamento pubblico a favore delle scuole private e, al contrario, a un finanziamento privato a sorreggere la scuola pubblica: tutto ciò va in netto contrasto con gli articoli 3,9,33 e 34, quelli cioè enunciati oggi, in piedi, dai deputati M5S alla Camera.
Il Giudice Imposimato, infine, punta il dito contro i sindacati, colpevoli di non aver agito di fronte al momento più grave dell’attacco alla Costituzione, abbandonandosi solo ad una sterile ed inutile critica fatta solo a parole.
L’appello finale al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella è quello di disporre una nuova deliberazione alle Camere del disegno di legge sulla Buona scuola, tenendo presente i molteplici profili di incostituzionalità in essa contenuti.

GIANNINI – ‘Devo dire che è stato un lungo dibattito parlamentare e nel Paese su un tema che scatena normalmente molte discussioni. – ha detto il ministro – Io ritengo, però, che sia un atto finale: è l’atto conclusivo di un percorso parlamentare ma è l’atto iniziale di un nuovo protagonismo della scuola. Questo è il forte messaggio che vogliamo dare, con soddisfazione, con felicità piena al Paese.
Noi oggi consegniamo un patrimonio, quello rappresentato dall’autonomia della scuola ai dirigenti scolastici, ai docenti, agli studenti, alle famiglie, di nuovo partecipi del mondo della scuola – ha detto – Ora tocca a loro però e tocca anche a noi accompagnare il processo della Buona Scuola e la sua effettuazione: rispetteremo, perciò, i tempi e gli impegni, assumeremo tutti quei docenti che sappiamo dobbiamo assumere entro quest’anno, dando quindi il via a un nuovo corso anche grazie alle nuove risorse messe a disposizione che non sono chiacchiere, sono tre miliardi a regime.

Referendum abrogativo? La protesta è sempre organizzata – ha detto il ministro Giannini – ma il consenso è sempre individuale e più silenzioso. Io credo che il consenso individuale crescerà nel rendersi conto che questo provvedimento dà la possibilità alla scuola italiana di trovare un nuovo slancio. I 277 voti a favore sono solo delle assenze, credo giustificate in aula: oggi non ho visto dissensi annunciati’.

In merito alla conferenza del governo con tutte le rappresentanze del mondo scolastico, annunciata in TV da Matteo Renzi, nel corso del programma televisivo ‘Porta a Porta’ e prevista per questo mese di luglio (ma a riforma già approvata e non ancora da approvare…), il ministro Stefania Giannini ha risposto: ‘Beh, questa domanda bisognerebbe chiederla al Presidente Renzi sull’iniziativa specifica. Di certo, da un anno abbiamo acceso il dibattito sulla scuola e sull’istruzione assumendoci le responsabilità e i rischi di quello che poi in effetti è successo. L’anno scolastico inizierà regolarmente, è evidente, anche se assumere centomila persone è un’operazione straordinaria e non è un’operazione dovuta ai sensi di una sentenza europea come è stato ripetuto fastidiosamente al Parlamento. La piaga del precariato ha dato instabilità agli insegnanti e instabilità alla scuola e tutto questo deve cessare.

Ecco i contenuti del testo

PIÙ AUTONOMIA: MONTE ORE RIMODULATO
Con l’articolo 1 viene ribadita l’autonomia scolastica da attuare attraverso alcuni strumenti: la possibilità di rimodulare del monte ore annuale di ciascuna disciplina; il potenziamento del tempo scuola anche oltre i modelli e i quadri orari; la programmazione plurisettimanale e flessibile dell’orario complessivo.
Le scuole dovranno dunque garantire ‘l’apertura pomeridiana delle scuole e la riduzione del numero di alunni e di studenti per classe’ o potrà prevedere ‘articolazioni di gruppi di classi, anche con potenziamento del tempo scuola o rimodulazione del monte orario rispetto a quanto indicato al decreto del presidente della Repubblica 89 del 2009’. Infine, le scuole potranno rimanere aperte anche d’estate.
Nei periodi di sospensione dell’attività didattica, infatti, gli istituti e gli enti locali promuoveranno ‘attività educative, ricreative, culturali, artistiche e sportive’ da svolgersi negli edifici scolastici.

ORGANICO DELL’AUTONOMI
Organico dell’autonomia, chi lo determina, come si articola? di Anselmo Penna DDL riforma. Organico dell’autonomia, chi lo determina, come si articola? Una delle novità più consistenti del dd di riforma della scuola riguarda l’avvio dell’organico dell’autonomia.

100 MILA ASSUNZIONI
Il testo – dopo il passaggio al Senato – conferma l’assunzione, da quest’anno, di circa 100 mila docenti: i vincitori e agli idonei (una delle novità del maxiemendamento) del concorso a cattedre del 2012 e gli iscritti nelle graduatorie a esaurimento. Rimangono fuori dal Piano straordinario di assunzioni gli abilitati della seconda fascia delle graduatorie di istituto.
Con la nuova formulazione del provvedimento, una prima fase riguarderà le immissioni in ruolo per coprire i posti vacanti, che rimarrà con le modalità ordinarie del turover.
Le immissioni in ruolo disposte dopo il 15 settembre 2015 (anche su organico dell’autonomia) prevederanno nomina giuridica dal 1° settembre 2015 ma economica dal 1° settembre 2016. Le assunzioni aumentano: saranno 102.734.

SÌ SCELTA TRA SOSTEGNO O POSTI COMUNI. SALTA OBBLIGO
I docenti che saranno assunti con il Piano straordinario di assunzioni 2015 potranno scegliere se entrare di ruolo sul sostegno oppure sui posti comuni. Quindi salta l’obbligo per gli insegnanti abilitati al sostegno di essere assunti sui posti medesimi.

CHIUSURA GAE SOLO SE ESAURITE
Alla Camera è stato approvato anche un emendamento del Pd che modifica la chiusura delle Graduatorie a esaurimento (le Gae) in modo che perdano efficacia dal 1° settembre 2015 (in vista del Piano straordinario di assunzioni) ma solo – ed è questa la novità – ‘se esaurite’.

FUTURO CONCORSO PER SOLI ABILITATI. IDONEI MAX 10%
Per quanto riguarda gli abilitati Tfa e Pas, anche loro esclusi dal Piano assunzioni, è stato previsto un concorso ‘ad hoc’: il concorsone dovrà essere bandito entro il 1°ottobre 2015 e vi potranno accedere, per l’assunzione a tempo indeterminato, ‘esclusivamente i candidati in possesso del titolo di abilitazione all’insegnamento per la classe di concorso o la tipologia di posto per cui concorrono’. Inoltre, è stato previsto un limite al numero di idonei: non potranno essere più del 10% del numero dei posti banditi.

Sempre per il futuro concorso viene previsto che costituiranno titoli ‘valutabili in termini di maggior punteggio’: aver insegnato per massimo 180 giorni con contratti a tempo e il titolo di abilitazione all’insegnamento ‘conseguito a seguito sia dell’accesso ai percorsi di abilitazione tramite procedure selettive pubbliche per titoli ed esami, sia del conseguimento di specifica laurea magistrale o a ciclo unico’. Le graduatorie avranno durata di 3 anni.

2015/16 ANNO TRANSITORIO. ALBI COME PROVINCE
Il ddl disciplina l’istituzione dell’organico dell’autonomia, che sarà composto da posti comuni, posti di sostegno e posti per il potenziamento dell’offerta formativa. L’anno scolastico 2015-2016, con le modifiche, diviene di fatto un anno transitorio nel quale non vengono applicate le nuove norme della riforma.
Gli ambiti territoriali saranno definiti, infatti, solo nel 2016 (entro il 30 giugno da parte degli uffici scolastici regionali). All’interno degli ambiti saranno poi costituite le Reti di scuole.

‘RETI’ DA 2016, MENO SEGRETERIE E PIÙ MOBILITÀ
Dal 2016 partiranno a regime gli ambiti territoriali sub-provinciali (e inferiori alle città metropolitane) e le Reti di scuole (queste potranno utilizzare gli stessi docenti e accorpare le segreterie amministrative). Con il maxiemendamento entro il 30 giugno 2016 gli uffici scolastici regionali dovranno definire l’ampiezza degli ‘ambiti territoriali’ – che dovranno essere ‘inferiori’ alla provincia – e dentro i quali saranno istituite le Reti di scuole. Queste potranno sottoscrivere accordi per la gestione delle ‘risorse professionali’ (il personale), le attività amministrative (segreterie) e le iniziative didattiche.
L’utilizzo dei docenti nelle future reti di scuole dovrà rispettare le leggi in tema di non discriminazione sul luogo di lavoro.

COME SARANNO FORMATI GLI AMBITI TERRITORIALI
I futuri ambiti territoriali (a regime dal 2016/2017) saranno definiti in base a tre criteri: la popolazione scolastica; la prossimità (quindi la vicinanza) delle istituzioni scolastiche; e le caratteristiche del territorio. Quindi sarà tenuto conto – prevede l’emendamento – anche ‘delle specificità delle aree interne, montane e delle piccole isole, della presenza di scuole in carcere, nonché di ulteriori situazioni o esperienze territoriali già in essere’.

LE RETI DI SCUOLE
All’interno degli ‘ambiti’ si formeranno le reti di scuole. Come detto, queste potranno sottoscrivere degli accordi; sarà il Miur, entro 120 dall’approvazione del ddl, a emanare le linee guida con i criteri di cui dovranno tenere conto i futuri accordi. Dunque le convenzioni conterrano i ‘criteri’ e le modalità’ per l’utilizzo dei docenti all’interno della rete; in altre parole, i professori potranno muoversi all’interno delle Rete che corrisponderà a un determinato territorio, che potrà ovviamente comprendere più città.
E ancora: le reti si accorderanno anche sugli insegnamenti opzionali, quelli specialistici, di coordinamento e di progettazione funzionali ai piani dell’offerta formativa. Anche la formazione dei docenti potrà essere ‘condivisa’ e quindi ai docenti potrà essere chiesta maggiore mobilità anche per la propria formazione. Stessa cosa per le risorse: saranno destinate all’intera rete che dovrà gestirle ‘per il perseguimento delle proprie finalità’ e che dovrà rendere pubblici i rendiconti e le decisioni.

Infine, ma non meno importante, viene previsto che al fine ‘di razionalizzare gli adempimenti amministrativi a carico delle istituzioni scolastiche’, la parteche riguarda le pensioni, il Tfr e gli atti amministrativi della scuola, potrà ‘essere svolta dalla rete di scuole in base a specifici accordi’. Fonti parlamentari spiegano che la norma potrebbe portare, in futuro, a una riduzione delle segreterie amministrative e, quindi, anche del personale Ata.

STOP PIANO ANNUALE, CI SARÀ SOLO POF TRIENNALE
Il Piano dell’offerta formativa sarà solo triennale, ma potrà essere ‘rivisto annualmente entro il mese di ottobre’. E ancora: cambia l’iter di preparazione del Piano dell’offerta che sarà prima elaborato dal Collegio dei docenti sulla base ‘degli indirizzi definiti’ dal dirigente scolastico’ e sarà poi approvato dal Consiglio di istituto.
Il nuovo Pof triennale dovrà prevedere ‘il fabbisogno dei posti comuni e di sostegno dell’organico dell’autonomia sulla base del monte ore degli insegnamenti, nonché del numero del numero di alunni con disabilità, fema restando la possibilità di istitutire posti di sostegno in deroga’.

SCELTA DOCENTI RIMANE A DS. POTRANNO AUTOCANDIDARSI
La scelta dei docenti a cui attribuire gli incarichi rimarrà in capo al solo dirigente scolastico, ma i professori potranno inviare la propria candidatura per i colloqui. La scelta in capo ai dirigenti partirà dal 2016 (per il 2015 le procedure rimangono ordinarie). Sarà inoltre ‘assicurata trasparenza e pubblicità dei criteri adottati, degli incarichi conferiti e dei curricula dei docenti attraverso la pubblicazione sul sito internet dell’istituzione scolastica’. Dirigenti sceglieranno docenti, ma prima le 104.

Il dirigente, per la copertura dei posti della scuola ‘propone’ gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all’ambito territoriale di riferimento, anche tenendo conto delle candidature presentate dai docenti.
Per l’assegnazione della sede, però, varranno le precedenze della legge 104, articolo 21 e 33, comma 6. Di conseguenza i docenti con disabilità personale avranno la priorità nella sede presso cui invieranno il curriculum.

Il preside potrà inoltre utilizzare i professori in classi di concorso diverse da quelle per le quali sono abilitati, purché non siano disponibili nell’ambito territoriale docenti abilitati in quelle classi di concorso e siano in possesso di titoli di studio, percorsi formativi e competenze professionali coerenti con gli insegnamenti da impartire’.
La proposta di incarico dovrà avvenire sulla base di questi criteri: durata triennale e rinnovabile per ulteriori cicli triennali; ‘conferimento degli incarichi con modalità che valorizzino il curriculum, le esperienze e le competenze professionali, anche attraverso lo svolgimento di colloqui’; trasparenza e pubblicità degli incarichi conferiti e dei curricula dei docenti attraverso la pubblicazione sul sito internet della scuola.

L’incarico ha durata triennale ed è rinnovato, “purché in coerenza con il piano dell’offerta formativa”. Il che significa che si rinnova automaticamente fino a che nel POF non ci siano modifiche relative alle materie. Il mancato rinnovo dell’impiego, quindi, non sarà più legato alla discrezionalità del dirigente, ma ad un cambio di progettazione dell’intero istituto.

Il nuovo organico dell’autonomia darà alla scuola l’8% di docenti in più, una media di 7 docenti aggiuntivi per ciascun istituto.

PRESIDI NON POTRANNO CONFERIRE INCARICHI A PROF-PARENTI
Il dirigente scolastico, nel conferire gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all’ambito territoriale di riferimento ‘è tenuto a dichiarare l’assenza di cause di incompatibilità derivanti da rapporti di parentela o affinità entro il secondo grado con i docenti iscritti nel relativo ambito territoriale’.

ASSEGNAZIONE E ACCETTAZIONE DELL’INCARICO
L’incarico è conferito con l’accettazione della proposta da parte del docente. Nel caso di più proposte, il docente effettua la propria opzione fra quelle ricevute, fermo restando l’obbligo di accettarne almeno una. In caso di inerzia dei dirigenti scolastici nella individuazione dei docenti, sarà l’ufficio scolastico regionale a provvede ad assegnarli d’ufficio alle istituzioni scolastiche. Lo stesso Usr provvederà a conferire l’incarico ai docenti non destinatari di alcuna proposta.

SÌ VALUTAZIONE DS. INCARICHI A ESTERNI PER ISPEZIONI
Sì alla valutazione dei dirigenti scolastici che saranno giudicati in base al miglioramento formativo e scolastico degli studenti, sulla direzione unitaria della scuola, le competenze gestionali e organizzative e la valorizzazione dei meriti del personale dell’istituto. Per la loro valutazione, per il triennio 2016-2018, potranno essere affidati incarichi ispettivi a tecnici del ministero dell’Istruzione. Valutazione docenti: a premiare saranno i dirigenti, ma ci saranno linee guida nazionali.

ANCHE ALLE ELEMENTARI DOCENTI DI EDUCAZIONE FISICA
Coloro che hanno una specializzazione in Scienze motorie dal prossimo anno scolastico potranno essere a tutti gli effetti docenti nelle scuole elementari.

FORMAZIONE DOCENTI E BONUS ANNUALE
I docenti avranno 500 euro all’anno per la propria formazione: si va dai libri ai software, dai concerti ai corsi. A questi si aggiungono anche 40 milioni di euro stanziati per la loro formazione durante il servizio. Il ddl, inoltre, mette a disposizione 200 milioni di euro a partire dal 2016 per il merito del singolo docente: il bonus verrà distribuito dal dirigente al docente che lo merita, motivando la decisione al consiglio di Istituto.

PRIMA COPERTURA ORGANICO SOSTEGNO, POI CATTEDRA
Il governo è delegato a rivedere i criteri di inserimento nei ruoli di sostegno e, in particolare, a garantire che l’alunno con disabilità abbia per l’intero grado d’istruzione lo stesso insegnate di sostegno. L’esecutivo dovrà quindi prevedere ‘la revisione dei criteri di inserimento nei ruoli per il sostegno didattico, al fine di garantire la continuità del diritto allo studio degli alunni con disabilità, in modo da rendere possibile allo studente lo stesso insegnante di sostegno per l’intero ordine o grado d’istruzione’.
Inoltre dovrà essere previsto ‘che il passaggio di cattedra su posto disciplinare’, non avvenga ‘prima di aver coperto il posto organico di sostegno’.

SUPPLENZE FINO A 10 GIORNI
Per quanto riguarda le supplenze, sarà sempre il dirigente a effettuare le sostituzioni dei docenti assenti – fino a 10 giorni – con personale dell’organico dell’autonomia che, ‘se impiegato in gradi di istruzione inferiore, conserva il trattamento stipendiale del grado d’istruzione di appartenenza’.

NO RETROATTIVO LIMITE 36 MESI CONTRATTI SUPPLENZE
Cambia, nuovamente, l’inizio del conto alla rovescia per il personale della scuola con contratti a tempo determinato. Il limite di 36 mesi per i contratti di docenti e personale Ata – per la copertura di posti vacanti e disponibili – partirà dal 1° settembre 2016 e non dall’entrata in vigore del ddl Scuola.

SU PREMI E VALUTAZIONE DECIDE DIRIGENTE
Il conferimento dei premi e la valutazione dei docenti rimarranno in capo al dirigente scolastico, che però sarà affiancato dal Comitato per la valutazione.

ARRIVA RIFORMA COMITATO VALUTAZIONE
Sì alla riforma del Comitato per la valutazione dei docenti, previsto da un decreto del 1994 del primo Governo Berlusconi. Con il maxiemendamento è stata modificata la sua composizione: ne faranno parte, oltre al preside, quattro docenti (tre scelti dal consiglio dei docenti e uno dal consiglio d’istituto), due genitori e uno studente.

STANZIATI 32 MLN PER POTENZIARE SISTEMA VALUTAZIONE
Al fine di potenziare il sistema di valutazione delle scuole è autorizzata la spesa di 32 milioni di euro dal 2016 al 2019. Con la modifica vengono stanziati 8 milioni per ciascuno degli anni dal 2016 al 2019. La spesa è destinata alla realizzazione delle rilevazioni nazionali degli apprendimenti; alla partecipazione dell’Italia alle indagini internazionali; e all’autovalutazione e alle visite valutative delle scuole.

IN STAFF PRESIDE FINO A 10% DOCENTI
I dirigenti scolastici potranno individuare fino al 10% di docenti che lo ‘coadiuvano’ nel supporto organizzativo e didattico dell’istituzione colastica. I docenti individuati costituiscono lo staff del dirigente scolastico.

PIÙ RISORSE PER STIPENDI DS. IN 2015 +46 MLN
Aumento delle risorse del fondo unico nazionale per la retribuzione della posizione, fissa e variabile, e della retribuzione di risultato dei dirigenti scolastici. Con una modifica la commissione ha deciso che per quest’anno il Fondo dovrà essere incrementato di 46 milioni di euro (invece che 12 milioni, come prevede ora dal testo) e che queste risorse siano utilizzate per il triennio scolastico passato (da 2012 al 2015). E ancora: altri 14 milioni (invece che 12) vengono stanziati per l’anno scolastico 2015/2016 e 36 milioni di euro all’anno a partire dal 2016.

IL ‘TAGLIO DELLE DELEGHE’
Durante l’esame alla Camera sono state cancellate dal testo una serie di deleghe al governo, tra quelle previste dall’articolo 21 del ddl, una vera riforma nella riforma. Dunque il governo non legifererà sul rafforzamento dell’autonomia scolastica, dei poteri del preside per la scelta e la valutazione dei professori e l’ampliamento delle competenze amministrative delle scuole.

È stata poi soppressa la delega per il riordino dei organi dei convitti e quella sulle future assunzioni e valutazioni dei dirigenti scolastici. Con larga maggioranza è stata successivamente cancellata la delega al governo per la riforma della governance e degli organi collegiali e la delega per rivere le norme sul digitale nelle scuole. Per quanto riguarda quest’ultimo tema, saranno le scuole a ‘definire’ la gestione dell’identità digitale di studenti, docenti e Ata; i criteri per la tutela della’riservatezza’ dei dati personali degli studenti; e i criteri e le finalità per l’adozione di e-book e materiali digitali per la didattica.

‘SCHOOL BONUS’ E DETRAZIONI IRPEF
Il ddl prevede un credito d’imposta al 65% per il 2014 e al 50% per il 2016 per coloro che donano soldi ‘per gli investimenti in favore’ delle scuole, ‘per la realizzazione di nuove strutture, la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti’. Con il maxiemendamento è stato posto il tetto massimo di 100mila euro per le erogazioni liberali.
E ancora: 400 euro all’anno, da detrarre ai fini Irpef, per ogni alunno iscritto alle scuole paritarie. Le detrazioni riguarderanno gli iscritti agli asili, alle scuole elementari e superiori paritarie.

BANDI GARA PER SCUOLA INNOVATIVE
Il ddl prevede anche l’emanazione di un avviso pubblico per l’elaborazione di proposte progettuali per la realizzazione di scuole innovative dal punto di vista architettonico, impiantistico, tecnologico, dell’incremento dell’efficienza energetica e caratterizzate da nuovi ambienti di apprendimento. Inoltre, vengono rafforzate le funzioni dell’Osservatorio per l’edilizia scolastica – al quale, in particolare, saranno affidati compiti di indirizzo e di programmazione degli interventi – e la redazione di un piano del fabbisogno nazionale 2015-2017, al quale sono destinate risorse già stanziate e non utilizzate.

Il governo ha poi deciso di ridurre le sanzioni per gli enti locali che non hanno rispettato gli obiettivi del patto di stabilità 2014 e hanno sostenuto, nello stesso anno, spese per l’edilizia scolastica. Infine, vengono stanziati 40 milioni per il 2015 per il finanziamento di indagini diagnostiche dei solai e dei controsoffitti degli edifici scolastici.

NO SPONSOR PER FINANZIARE PERCORSI FORMATIVI
Per finanziare i percorsi formativi e iniziative diretti a garantire un maggiore coinvolgimento degli studenti nonché una valorizzazione del merito scolastico e dei talenti, il preside potrà utilizzare sì finanziamenti esterni, ma non quelli derivanti da sponsorizzazioni.

ISTRUZIONE ADULTI
Per sostenere e favorire nuovi assetti organizzativi e didattici, per aumentare l’istruzione degli adulti, il ddl prevede che il Miur – entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della riforma – dovrà modificare le norme in merito.

ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO
Il ddl rafforza il collegamento fra scuola e mondo del lavoro. In particolare, introduce una previsione di durata minima dei percorsi di alternanza scuola-lavoro negli ultimi 3 anni di scuola secondaria di secondo grado (almeno 400 ore negli istituti tecnici e professionali e almeno 200 ore nei licei), prevede la possibilità di stipulare convenzioni anche con gli ordini professionali e dispone che l’alternanza può essere svolta durante la sospensione delle attività didattiche e anche con la modalità dell’impresa formativa simulata.

MATERIE OPZIONALI 2° BIENNIO E ULTIMO ANNO SUPERIORI
Le scuole introdurranno, anche utilizzando la quota di autonomia, insegnamenti opzionali nel secondo biennio e nell’ultimo anno delle scuole superiori.

CURRICULUM STUDENTE FARÀ MEDIA PER ESAME STATO
Per l’esame di Stato delle scuole superiori la commissione d’esame terrà conto del curriculum dello studente.

ARRIVA POTENZIAMENTO PER TUTTE LINGUE UE
Valorizzazione e potenziamento delle competenze linguistiche, con particolare riferimento all’italiano, ‘nonché alla lingua inglese e alle altre lingue comunitarie’, anche mediante utilizzo della metodologia Content language integrated learning.

PIÙ ATTIVITÀ IN LABORATORIO
Il testo, in particolare all’articolo 2 (sull’autonomia scolastica) prevede il ‘potenziamento delle metodologie laboratoriali e della attività di laboratorio’.

STOP CYBERBULLISMO E DISPERSIONE
La commissione, durante l’esame, ha approvato l’emendamento della relatrice per il contrasto al cyberbullismo e alla dispersione scolastica. Dunque tra gli obiettivi nazionali che le scuole dovranno garantire dovrà esserci il ‘contrasto’ della dispersione scolastica, al bullismo della e dovrà essere garantita ‘la più ampia inclusione scolastica’. Non solo perché le scuole dovranno garantire il diritto allo studio degli alunni ‘con bisogni educativi speciali’ anche attraverso percorsi individualizzati e personalizzati.

TECNICO INFORMATICO SCELTO TRA PERSONALE ATA
Le scuole potranno individuare – nell’ambito dell’organico dell’autonomia – il personale Ata per il coordinamento del contesto amministrativo e informatico delle attività del Piano nazionale della scuola digitale.

EQUIPOLLENZA LAUREE 3+2 E TITOLI ACCADEMIE
È riconosciuta ‘l’equipollenza’ alla laurea triennale, magistrale e alla specializzazione dei titoli rilasciati da scuole e istituzioni formative nei settori di competenza del ministero dei Beni culturali.

ARRIVANO 56 MLN PER AFAM IN 2015-2022
Il Fondo per il funzionamento amministrativo e didattico delle istituzioni statali dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam) è incrementato di 7 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2015 al 2022.

A MENSA ALIMENTI A KM ZERO E DA AGRICOLTURA BIO
Le istituzioni che gestiscono le mense scolastiche potranno inserire nei bandi di gara, per l’affidamento dei servizi, criteri di priorità per l’inserimento di prodotti agricoli e alimentari a chilometro zero, proveniente dall’agricoltura biologica, a ridotto impatto ambientale e di qualità e della pesca sociale.

TECNICHE PRONTO SOCCORSO IN TUTTI I CICLI
Per promuovere la conoscenza delle tecniche di primo soccorso nelle scuole elementari, medie e superiori saranno attivate ‘iniziative specifiche’ rivolte agli studenti.

IN REGISTRO IMPRESE ALBO PMI PER ALTERNANZA
Presso le Camere di commercio sarà istituita una apposita sezione speciale del Registro delle imprese a cui dovranno essere iscritte le Pmi per l’alternanza scuola-lavoro.

CHI USA EDIFICI È RESPONSABILE
Gli esterni che usufruiranno dell’edificio scolastico per effettuare attività di scuola saranno responsabili ‘in odine di sicurezza e al mantenimento del decoro degli spazi’.

CARTA DEL PROF
500 euro annui per ciascun anno scolastico per l’aggiornamento e la formazione dei docenti di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. Non costituisce retribuzione accessoria né reddito imponibile.

CHI INSEGNERA’ INGLESE, MOTORIA E MUSICA ALLA PRIMARIA

La versione finale del maxiemendamento approvato il 25 giugno al Senato ci dice come si comporrà l’organico della scuola primaria.




ITALIA – Invito a Chioggia. Con le donne chioggiotte tra rive, calli, ponti – parte prima

di Gina Duse e Giulia Penzo

1.CHIOGGIA 

Lucietta, Orsetta, Libera, Checca, Pasqua… Le protagoniste de Baruffe chiozzotte hanno regalato molta popolarità alle donne di Chioggia. La loro vitalità, esaltata dal Goldoni, non è però l’unica caratteristica del mondo femminile locale. La realtà cittadina è sfaccettata anche per quanto riguarda il sentire delle donne, in relazione alla posizione sociale, e quindi al ruolo e alla rappresentazione culturale. Attraverso una breve ma significativa galleria di ritratti vogliamo rendere conto della pluralità di voci “percepibili” mentre si passeggia per il centro storico di Chioggia. È la nostra prima proposta di un itinerario femminile che comprende non solo nomi celebri ma anche identità “minori”, nella speranza che proprio queste possano ricevere l’attenzione che meritano.

2.CANALE_VENA

Alla porta d’ingresso della città, l’abitazione dei Chiereghin, che si specchia sul canale Vena, ci fa ricordare il Quarantotto, quando Chioggia combatté al fianco di Venezia contro gli Austriaci.

3.Palazzo Chiereghin copia

Educazione patriottica ricevette Antonietta Chiereghin dal padre Ermenegildo. Antonietta nacque a Venezia il 19 gennaio 1845, ma si trasferì a Chioggia nel 1861. Sposatasi con Pasquale De Vellis, professore e preside della Scuola Nautica di Chioggia, seguì il marito a Napoli dove morì il 17 gennaio 1924. Ebbe due figli, Vanina e Mario. Fu traduttrice dal francese e dal tedesco, collaborò per molti anni nella parte letteraria del Roma e del Mattino di Napoli, compose testi per romanze. In relazione epistolare con personalità del mondo culturale e politico, amica di Giuseppe Garibaldi a cui dedicò uno stornello, fu ricordata in morte nell’Almanacco Bemporad 1926. A volte si firmò Antonietta Chiereghin De Vellis da Chioggia.

4.ponte zitelle vecchie

Percorriamo il Corso del Popolo, salotto cittadino, fiancheggiato da palazzi. Ai lati si aprono le 73 calli secondo un disegno urbanistico che fa assumere alla pianta della città la caratteristica forma di lisca di pesce. A destra, lo slargo di una calle ci apre la visuale sul ponte delle Zitelle. Il toponimo, uno dei pochi di impronta femminile, ci riporta alle istituzioni caritative sorte nel passato per lenire la povertà della popolazione.

Calle Ponte zitelle vecchie 2

La casa delle Zitelle, nelle vicinanze, ospitava nubili prive di sostentamento ed esposte ai pericoli della strada. In essa le donne ricevevano anche un’istruzione. Una poesia scritta da zitelle nel 1843, per l’ingresso del vescovo Jacopo Foretti a Chioggia, rivela la dignità di queste donne. Dietro la grazia dei versi si nasconde il sentimento di precarietà che opprime chi è costretto ad affidare ad altri la propria sopravvivenza. La loro non è una richiesta pressante né un lamento che muova alla commiserazione. La nobiltà d’animo, che contraddistingue i benefattori, appartiene anche alle beneficiate, di rango inferiore.

6.Chioggia.CallettaRosalbaCarriera -  copia

Sempre sul lato destro del corso, una lapide ci fa riconoscere il palazzetto che fu casa dominicale di Rosalba Carriera (Venezia 1675-1757).

7.CHIOGGIA AutoritrattoCarriera-Rosalba_Carriera_Self-portrait

Che la miniaturista e pastellista di fama europea sia nata a Chioggia deve ancora trovare conferma. Il legame con la città è invece provato da vari elementi: le origini chioggiotte del padre; la parte di eredità lasciata dalla pittrice alle famiglie di Giulia Pedrotti e Valeria Penzo di Chioggia; soprattutto, l’interesse culturale del canonico chioggiotto Giovanni Vianelli per il carteggio dell’artista, attenzione che lo portò a raccoglierne le lettere e a conservarle, assicurandoci così una preziosa fonte di documentazione, il Diario parigino di Rosalba del 1793.

8-Chioggia.Madonna in Calle Madonna, foto di G. Penzo

Sul lato sinistro, di fronte alla chiesa di S. Giacomo, si apre un’ampia calle. Nonostante sia stata intitolata a Cesare Battisti dopo la prima guerra mondiale, essa continua ad essere indicata come Calle Madonna. Il nome le deriva dall’immagine che si trova all’inizio del sottoportico per andare al Ramo Fornetti.

9. Chioggia (VE) - Strada M. Marina

La figura, un tempo in forma di capitello ora di affresco, rappresenta la Madonna di Marina o della Navicella, apparsa nel 1508 ad un ortolano. Da quel momento, la Madonna di Marina è stata oggetto di devozione popolare.

Altare Maggiore Chiesa di S. Giacomo

Proprio a S. Giacomo, sopra l’altare maggiore, si possono ammirare la sacra icona splendidamente adornata, i resti del tronco su cui la Vergine era seduta, nonché un’importante serie di ex- voto in argento e di tavolette votive. In suo onore, a Sottomarina, troviamo l’intitolazione della strada principale, Strada Madonna Marina.

 10.Carlotta Penzo autoritratto

Qualche metro più avanti, di fronte allo stendardo, in un palazzo dalla facciata in stile veneziano, visse Carlotta Penzo (1882-1913), pittrice. Figlia di Giuseppe Penzo, un possidente che fu sindaco di Chioggia, e moglie di Alberto Callegari, un avvocato che ricoprì lo stesso la carica di sindaco, Carlotta non si adagiò nel lusso che l’estrazione borghese le avrebbe permesso. Anche se coltivò in modo non professionale l’arte, raggiunse buoni risultati, guadagnandosi il titolo di “ottima dilettante”. Nello stile Carlotta si rifà al pittore veneziano Alessandro Milesi, da cui prese lezioni, ma con una nota personale. Privilegiò la ritrattistica: oltre a personaggi del suo stesso ambiente sociale, rappresentò con uguale finezza psicologica anche gente umile. Morì ancora giovane, lasciando due figli. Una manifestazione postuma diede conto del suo percorso: la prima mostra di Belle Arti che si tenne a Chioggia nel 1922.

11.CHIOGGIA.Palazzo Penzo.Giulia Penzo

La nostra passeggiata per le strade di Chioggia proseguirà la prossima settimana.




GRECIA – Il Coniglio di Stato boccia il ricorso. Il 5 luglio si andrà al voto

Il referendum sul programma di aiuti proposto dai creditori è costituzionale. Il Consiglio di Stato boccia il ricorso contro il quesito e cade così anche uno degli ultimi ostacoli sulla strada della consultazione popolare in Grecia: domenica 5 luglio gli elettori potranno esprimersi a favore o contro il piano.

Al popolo greco è chiesto di decidere se accettare o meno una bozza di accordo tra la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale avanzata all’incontro dell’Eurogruppo del 25 giugno e che consiste in due documenti: il primo si chiama “Riforme per il completamento dell’attuale programma e per andare oltre” mentre il secondo si chiama “Analisi preliminare della sostenibilità del debito”.
– Se si rifiutano le proposte delle istituzioni, votare Non Approvo / NO.
– Se si accettano le proposte delle istituzioni, votare Approvo / SI.

Nel caso di una vittoria dei Sì  il governo di Alexis Tsipras sarebbe politicamente nei guai: avendo fatto campagna per il No e avendo criticato l’accordo oggetto della consultazione, ne uscirebbe sconfitto e sconfessato dagli elettori. Il ministro delle finanze greco, Yanis Varoufakis, ha già annunciato che se vinceranno i Sì lascerà il suo incarico; Tsipras non è stato altrettanto esplicito ma ha fatto capire di non essere “un uomo per tutte le stagioni”. La vittoria del Sì renderebbe praticamente inevitabile un accordo con l’UE sulla base delle condizioni richieste a giugno, ma non è detto che Tsipras abbia intenzione di firmarlo: è plausibile che dopo un’eventuale sconfitta al referendum si dimetta e che a quel punto i partiti che hanno fatto campagna per il Sì formino un nuovo governo di unità nazionale, con l’obiettivo minimo di concordare le condizioni per il prestito.

Se vincessero i No Il governo Tsipras uscirebbe dal referendum immediatamente rafforzato e potrebbe ripresentarsi davanti alle autorità europee con una nuova legittimazione popolare, chiedendo e sperando di ottenere modifiche favorevoli alle richieste dei creditori per ottenere un nuovo prestito. La vittoria del No sarebbe anche una sconfitta politica per i leader europei che hanno sostenuto la linea più dura, come la cancelliera tedesca Angela Merkel, e che hanno scommesso su un indebolimento del governo Tsipras e delle posizioni della Grecia.
Tsipras ha detto che la vittoria del No farebbe ripartire i negoziati e permetterebbe di ottenere un accordo migliore per la Grecia, ma non sarebbe comunque facile: la ragione è che in ogni caso la Grecia sta finendo i soldi e senza un prestito internazionale è destinata alla bancarotta, che vinca il Sì o che vinca il No.

A poche ore dalla chiamata alle urne, mentre i sostenitori dei due schieramenti opposti scendono in piazza per le ultime manifestazioni, cresce la tensione sul fronte Atene-Bruxelles. Fonti dell’agenzia Reuters hanno rivelato che le potenze europee avrebbero cercato di bloccare il report del Fmi (poi diffuso giovedì 2 luglio) in cui si chiedeva di tagliare il debito greco: un documento che è subito diventato uno dei punti a cui si aggrappa il premier Tsipras nelle sue argomentazioni per il “no” e che mette in difficoltà l’Ue. Dal punto di vista finanziario, le banche greche hanno fatto sapere di avere la disponibilità di un miliardo di euro fino a lunedì. Poi, in base al risultato del voto, sarà la Bce a decidere come comportarsi. Il vicepresidente della Banca centrale europea Vitor Constancio ha già fatto sapere che “se vincerà il sì, si potrebbe allentare la stretta sui fondi della liquidità d’emergenza. Se vincerà il no, allora sarà più difficile per l’intesa essere raggiunta”.

L’ennesima giornata di passione per i greci si chiude con due manifestazioni ad Atene dei due schieramenti opposti per il referendum. Circa 25mila le persone a piazza Syntagma, per sostenere il fronte del ‘no’. Qui non sono mancate le tensioni poco prima dell’inizio dell’evento: circa 300 persone con il volto coperto dai passamontagna hanno cercato di forzare un cordone di poliziotti posto all’inizio di via Ermou. Nei pressi dello stadio Panathenian, invece, il raduno di coloro che propendono per il ‘sì’: stando alla polizia, 17mila i partecipanti.

Dopo la diffusione dei risultati di un sondaggio ancora incompleto sulle intenzioni di voto dei greci, la cautela è d’obbligo. Mentre il premier greco Alexis Tsipras invita i cittadini a non farsi suggestionare (“È meglio stare calmi e aspettare che il popolo prenda nelle sue mani il suo futuro. Andiamo a votare tranquilli”), il presidente della commissione Ue Jean-Claude Juncker continua a schierarsi per il “sì” (“Se i greci rifiuteranno il programma di aiuti, la posizione della Grecia sarà drammaticamente indebolita”). Il leader greco poi attacca il Fondo monetario internazionale: “Ora l’Fmi afferma che il debito greco può essere sostenibile solo con un taglio del 30 per cento e un periodo di grazia di 20 anni”. Ma questo rapporto, diffuso nelle scorse ore, “non è mai stato condiviso con le istituzioni nei cinque mesi in cui abbiamo negoziato”.

Tutti gli occhi sono puntati però sul risultato. Per il momento sono i numeri stessi a non consentire un’analisi: i nuovi rilevamenti aggiornati a venerdì 3 luglio, quando in Grecia mancano due giorni alla consultazione, fotografano una situazione in bilico, con l’elettorato diviso quasi perfettamente a metà tra favorevoli e contrari. Secondo quello realizzato dalla società Alco per il quotidiano Ethnos, i sì sarebbero al 44,8% mentre i no si attesterebbero al 43,4%. Gli indecisi scendono all’11,8%. In compenso il 74% dei greci vuole che il paese resti nell’eurozona e solo il 15% vorrebbe tornare ad una moneta nazionale. Spaccatura degli elettori e sostanziale parità sono confermate anche da un sondaggio commissionato da Bloomberg all’università della Macedonia: no al 43%, sì al 42,5.

Considerato il numero degli indecisi e il margine di errore di qualsiasi poll, impossibile trarre conclusioni. Il sostegno al no, cioè la posizione sostenuta dal governo, è comunque calato rispetto allo scorso sabato, quando si attestava a oltre il 50%. Nella notte il premier Alexis Tsipras ha parlato di nuovo in tv garantendo: “Il giorno dopo il referendum sarò a Bruxelles e un accordo sarà firmato” entro 48 ore dal voto. Mentre il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha detto che non solo un accordo è in vista” anche con la vittoria del no, ma “è più o meno fatto”. Da Bruxelles, puntuale, è arrivata la smentita: se vincesse il ‘no’ “la posizione greca ne uscirebbe drammaticamente indebolita“, ha detto il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker. E “anche in caso di vittoria del ‘sì’- in seguito alla quale iTsipras ha fatto capire di essere pronto a dimettersi – dovremmo affrontare negoziati difficili”. Parole smentite duramente anche dal presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem: “Un accordo già fatto? Affermazione totalmente falsa”.

Il fondo salva Stati: “Grecia ha fatto evento di default ma non chiediamo restituzione immediata dei prestiti” – Intanto il Fondo europeo di stabilità finanziaria (Efsf) ha diffuso un comunicato in cui attesta che Atene, non avendo pagato martedì la rata da 1,6 miliardi dovuta al Fondo monetario internazionale, ha fatto quello che viene definito un “evento di default”. Di conseguenza i Paesi dell’Eurozona che ne sono azionisti “si riservano il diritto di richiedere prima della scadenza il rimborso di 130,9 miliardi di euro di prestiti”. Vale a dire che per ora, come auspicato due giorni fa dal vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, hanno deciso di non chiedere il pagamento immediato, cosa che avrebbe accelerato il percorso della dichiarazione di default delle Gracia. Il capo dell’Efsf, Klaus Regling, ha detto però che “questo evento di default è motivo di profonda preoccupazione. Si rompe l’impegno assunto da parte della Grecia di onorare i suoi obblighi finanziari verso tutti i suoi creditori, e si apre la porta a gravi conseguenze per l’economia greca e il popolo greco”. L’Efsf resta “in stretto coordinamento con gli Stati membri dell’area dell’euro, la Commissione europea e il Fondo monetario internazionale per decidere le sue azioni future”. In ogni caso il mancato pagamento greco “non ha alcuna influenza sulla capacità dell’Efsf di rimborsare i propri obbligazionisti. Gli investitori sanno che le obbligazioni Efsf beneficiano di una struttura di garanzia solida”.

Forniture problematiche nelle Cicladi a causa delle limitazioni ai pagamenti verso l’estero – Nel frattempo la popolazione, al quinto giorno con le banche chiuse e tetti ai prelievi ai bancomat, è sempre più in difficoltà. Secondo l’edizione online di Kathimerini, diverse isole dell’arcipelago delle Cicladi sono già alle prese con problemi di approvvigionamento, soprattutto per alcune categorie di generi alimentari, come la carne, e per le medicine. Alla base del problema, secondo la Camera di Commercio, c’è il fatto che le imprese locali non possono pagare i fornitori esteri a causa del limitazioni ai movimenti dei capitali. L’associazione ha chiesto al governo di intervenire per evitare ripercussioni sul turismo. Il vice ministro competente, Elena Kountoura, ha assicurato che da lunedì sono stati fatti tutti gli sforzi per dare priorità all’invio dei pagamenti di alberghi e ristoranti e limitare questi problemi. L’Associazione delle agenzie turistiche elleniche (Sete) calcola però che negli ultimi giorni il calo delle prenotazioni, rispetto alle attese, è stato superiore al 30 per cento.




ITALIA – Imposimato consegna la petizione dei docenti a Boldrini. “La Costituzione sarà il nostro faro nella battaglia”

Il  Presidente Ferdinando Imposimato ha consegnato alla Boldrini una petizione firmata dai docenti.

Con questa petizione si chiede di rispettare la sentenza europea sul precariato e di non  mettere la fiducia sul ddl scuola in quanto contenente ampie deleghe al governo, come prevede l’art. 76 della Costituzione.

“La Costituzione sarà il nostro faro nella dura battaglia che ci attende”, ha dichiarato.

Il ddl approderà in Aula il 7 Luglio, in terza lettura, per essere approvato. Il testo è quello uscito dal Senato. Tutte le richieste di modifica sono state respinte. La maggioranza punta al varo definitivo senza modifiche, ma non si prevede nessuna fiducia.

Caratteristiche del piano di assunzioni
Le assunzioni “normali” previste per il 2015/2016 (turn-over e posti di sostegno stabilizzati) saranno effettuate entro il 31/08/2015 con le attuali regole: 50% alle GAE e 50% ai Concorsi (tutti). Si tratta di circa 21.880 posti dovuti al turn-over e di 14.747 di sostegno.
Dopo tale fase le graduatorie dei concorsi antecedenti quello del 2012 saranno soppresse.

Successivamente su tutti i posti disponibili in organico di diritto non coperti dalle assunzioni “normali” (si tratta di 10.849 posti liberi già negli anni precedenti a cui si aggiungono tutti quelli non assegnati con le “normali” assunzioni) e sui posti dell’organico aggiuntivo (55.258 tra comuni e sostegno) si procederà alle assunzioni del piano straordinario.
Saranno destinatari delle proposte di assunzione del piano straordinario gli inclusi a pieno titolo nelle GAE e nelle graduatorie dei concorsi del 2012 (compresi gli idonei).
Queste ulteriori assunzioni avverranno in tre fasi, tutte con decorrenza giuridica 1/9/2015. In una prima fase si assumerà su tutti i posti vacanti di organico di diritto rimasti liberi con le attuali procedure nella provincia/regione di inclusione (50% alle GAE e 50% al Concorso). Ai docenti assunti in questa fase sarà assegnata una sede provvisoria. La sede definitiva sarà assegnata con la mobilità 2016/2017.
Nelle due fasi successive si assumerà sui posti dell’organico di diritto non assegnati nella prima fase (per carenza di aspiranti) e sui posti dell’organico aggiuntivo. Tutti gli aspiranti interessati potranno scegliere, in ordine di priorità, tutte le province e optare tra posto comune e sostegno (se specializzati). Gli assunti in queste due fasi avranno una sede provvisoria e con la mobilità 2016/2017 potranno chiedere il trasferimento negli ambiti territoriali a livello nazionale (ma senza avere più una titolarità sede).

Gli inclusi nelle GAE che non dovessero essere assunti nelle varie fasi (per carenza di posti) restano in graduatoria e negli anni successivi potranno essere assunti sul 50% dei contingenti provinciali.