FRANCIA – Bertrand: “Non è una mia vittoria, non è una vittoria politica, è la vittoria della gente”

Pesante sconfitta per Marine e Marion Le Pen al secondo turno delle elezioni regionali francesi. Dopo l’ascesa di domenica scorsa, al ballottaggio il Front National non si è aggiudicato nessuna delle 13 macro regioni in cui è divisa la Francia. Secondo gli exit poll, Marine Le Pen è stata sconfitta di oltre 15 punti da Xavier Bertrand dei Republicains nella regione Nord Pas de Calais-Picardie, dove puntava alla presidenza. Meno netto il distacco della giovane Marion, che risulta comunque battuta con il 53,5% dei voti contro il 46,5% dal candidato di centrodestra Christian Estrosi nella regione Provence-Alpes-Cote d’Azur.

Il Front National è andato sotto di 10 punti anche nella triangolare del Grand Est, la regione Alsazia-Champagne-Ardenne-Lorena, dove il candidato dei repubblicani Philippe Richert ha conquistato il primo posto. Secondo le prime stime Richert è al 47,6% delle preferenze contro il 36,6% del candidato lepenista Florian Philippot. Meno del 16% per Jean-Pierre Masseret, il ‘terzo incomodo’ dei socialisti che ha rifiutato l’ordine di scuderia di ritirarsi dalla corsa per favorire la vittoria della destra moderata.

Marine Le Pen ha ammesso immediatamente la sconfitta, lamentando però “intimidazioni e manipolazioni” e rivendicando di essere la prima forza di opposizione nei municipi francesi. “Voglio esprimere la mia gratitudine ai più di 6 milioni di francesi” che hanno votato Fn e “hanno saputo rifiutare le intimidazioni e le manipolazioni […]. È il prezzo da pagare per l’emancipazione di un popolo. Grazie a tutti i militanti che con il loro impegno, la loro energia hanno permesso il risultato del primo turno, sradicando il partito socialista a livello locale”.

Tira un sospiro di sollievo il primo ministro socialista, Manuel Valls. “In un momento grave, non abbiamo ceduto niente”. L’avvertimento, però, è chiaro: “Questa sera non faremo nessun messaggio di vittoria, perché non è eliminato il messaggio pericoloso della destra, non dimentichiamo il risultato del primo turno […]. So che è mia responsabilità e del mio governo diretto dal presidente François Hollande ascoltare di più i francesi e agire instancabilmente su temi come la disoccupazione, e il terrorismo”.

Xavier Bertrand, che ha sconfitto Marine nel Nord-Pas de Calais-Picardie, ha subito preso la parola nel suo quartier generale per ringraziare chi lo ha votato, anche “gli elettori di sinistra che hanno fatto sbarramento” contro l’estrema destra. “Non è una mia vittoria, non è una vittoria politica, è la vittoria della gente”, ha detto.




LIBIA – Firmato a Roma l’accordo per la pace. Kobler: “E’ una giornata storica per la Libia”

“Una firma molto importante per la pace in Libia. C’è ancora da lavorare ma è un ottimo inizio. Grazie Paolo Gentiloni”. Così il premier Matteo Renzi, su twitter sul nuovo governo di Tripoli.

“E’ una giornata storica per la Libia”, ha affermato invece l’inviato speciale Onu, Martin Kobler, parlando a Skhirat. “Tutte le parti hanno fatto delle concessioni mettendo l’interesse del Paese davanti a tutto. La comunità internazionale continuerà il suo appoggio al futuro governo libico”. “Le porte rimangono aperte anche per quelli che oggi non erano presenti” a Skhirat, ha scritto su twitter Kobler. “Il nuovo governo si deve muovere urgentemente per rispondere alle preoccupazioni di coloro che si sentono marginalizzati”. “L’Isis rappresenta una sfida per il futuro governo di intesa nazionale. C’è bisogno di un dialogo nazionale globale per trovare un modo per lottare contro i terroristi”, ha rilevato Kobler. “State cambiando le pagine della storia”, ha aggiunto rivolgendosi ai delegati a Skhirat.

La nuova leadership libica, alla conferenza sulla Libia svoltasi questa settimana “a Roma, ha firmato un accordo che non è solo un pezzo di carta”: lo ha sottolineato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni alla cerimonia di Skhirat. “E’ un impegno solenne per aiutare il popolo” libico, ha detto ancora il ministro. “Ora è prioritario ampliare la base di consenso” al nuovo governo libico nato a Skhirat in Marocco. “L’Italia è pronta a fare la sua parte – ha ribadito il ministro – per dare stabilità e sicurezza al paese”.




RUSSIA – Putin moltiplica gli attacchi. Ahmet Davutoglu: «Vuole fare pulizia etnica»

Il terzo conflitto mondiale appare sempre più inevitabile, l’interrogativo paradossale è che non sappiamo chi in realtà sia il nostro nemico. Le precedenti grandi guerre si sono combattute al fronte e ogni soldato poteva distinguere con razionalità e chiarezza chi fosse il suo avversario. Le battaglie, adesso, si combattono in ogni luogo, anche sul web, dove in tempo reale vengono rivendicati attacchi e attentati. L’Isis ha in origine seminato il terrore postando sui vari canali telematici i video delle esecuzioni, girati da professionisti, curando ogni piccolo particolare in maniera cruda e feroce, in seguito quando alle minacce dello stato islamico di attaccare il mondo hanno iniziato a susseguirsi gli atti di terrore gli jihadisti sembrano essere sbucati fuori dai monitor dei pc al grido “Allah akbar”. La Russia ha sempre monitorato l’operato dei terroristi ed è attualmente il paese più impegnato nella lotta contro lo Stato Islamico. In questi giorni ha moltiplicato gli attacchi usando ogni mezzo, persino attraverso l’utilizzo di un sottomarino, il Rostov-on-Don, mediante il quale secondo il presidente russo “sono state distrutte due importanti postazioni dell’Isis nella provincia di Raqqa”. Putin, inoltre durante una discussione col ministro della difesa Sergey Shoigu, ha dichiarato che i missili Kalibr e i razzi da crociera A-101 «possono essere armati sia con testate convenzionali sia con testate speciali, cioè quelle nucleari. Certamente nulla di questo è necessario nella lotta ai terroristi, e spero che non sarà mai necessario». Il presidente turco Ahmet Davutoglu ha espresso pesanti critiche nei confronti di Putin sostenendo che «vuole fare pulizia etnica per proteggere il regime e le basi russe a Latakia e Tartus ».
Putin, continua a sua volta ad incolpare il governo turco di acquistare il petrolio dallo Stato Islamico e gli americani di finanziare e fornire armi agli jihadisti.




ITALIA – A Cagliari, tra regnanti, artiste e letterate di Villanova

Di Agnese Onnis

 Nella prima metà del XX secolo, la città di Cagliari ha visto espandere il suo abitato a partire dai due quartieri storici di Villanova, ad est di Castello, e Stampace, ad ovest, che già da secoli accoglievano le famiglie contadine emigrate dalla vicina pianura del Campidano.

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FOTO 1. MAPPA

La parte più antica di Villanova si riconosce dalle sue casette basse e colorate, che nascondono orti e giardini interni, e da ciò che resta delle minuscole botteghe artigianali sopravvissute alla crisi. Le vigne e i frutteti che circondavano l’area fino alla prima metà dello scorso secolo hanno lasciato gradualmente posto dapprima a villini liberty e palazzine discrete, e infine ad alti edifici abitativi e chiassose strade.

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FOTO 2. VILLANOVA VECCHIA

A fungere da raccordo fra il quartiere arroccato di Castello e il piano di Villanova è il Terrapieno, utilizzato nel XVIII secolo come avamposto delle fortificazioni militari legate ai Savoia e trasformato, negli anni Trenta, in passeggiata panoramica, a un metro e mezzo di altezza al di sopra del viale Regina Elena.

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FOTO 3. TERRAPIENO

La regina Elena è dunque la prima figura femminile che s’incontra nel percorso, cara al popolo e rispettata per la sua generosità. Non amava la vita di corte: indossava il grembiule per dirigere le cameriere, curava personalmente tutti i particolari dei ricevimenti, insegnava alle figlie a cucire, a lavorare a maglia, a fare i dolci. Aveva un gran senso del dovere e della dignità, tanto che per il tragico terremoto di Messina del 1908, si dedicò personalmente ai soccorsi. Durante la prima guerra mondiale fece l’infermiera a tempo pieno e trasformò il Quirinale in un ospedale.  Si interessò alla medicina, fino a meritare una laurea ad honorem; ancora oggi molti ospedali e reparti ospedalieri portano il suo nome. Finanziò opere benefiche e sembra fosse anche intervenuta presso il re a favore degli ebrei, ai tempi delle leggi razziali.

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FOTO 4. VIALE REGINA ELENA

Il Terrapieno si chiude con l’ingresso ai Giardini pubblici, dove, nella palazzina della ex Polveriera, ha sede la Galleria Comunale d’arte diretta da Anna Maria Montaldo, che l’ha valorizzata e fatta emergere a livello nazionale guadagnandole, per la buona gestione, il titolo di secondo museo civico.

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FOTO 5. GALLERIA COMUNALE D’ARTE

La Galleria espone, tra le tante opere, alcune produzioni di artiste. Al piano terra sono in mostra diverse tele della pittrice umbra Deiva De Angelis (Veduta romana, Paesaggio con alberi, Nudo femminile).

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FOTO 6. TESTA DI CONTADINA

Al primo piano sono presenti lavori di Antonietta Raphael Mafai (Testa di contadina, foto 6), Rosanna Rossi (Composizione), Mirella Mibelli (Bagnante), Maria Lai (Ritratto di Salvatore Cambosu), Rita Thermes (Coro a tre voci, foto 7).

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FOTO 7. CORO A TRE VOCI

Per ritrovare tracce femminili nella toponomastica dell’area bisogna procedere a ritroso e percorrere viale Regina Elena in direzione della piazza Costituzione. Da lì, imboccata via Garibaldi e voltato subito a destra su via San Lucifero, s’incrocia la strada dedicata alla grande giudicessa Eleonora d’Arborea, a cui è peraltro intitolato anche l’Istituto Magistrale, oggi Liceo psico-pedagogico.

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FOTO 8. ELEONORA (foto di Daniela Serra)

Alla morte di suo padre, il giudice Mariano IV, Eleonora esercitò il ruolo di reggente per i figli minorenni nel giudicato di Arborea.

La sua forte personalità le permise di ottenere il consenso popolare e di imporsi come legislatrice saggia e capace che alla ‘sardesca repubblica’’ applicò nuove regole e leggi incorporate ai Codici paterni, nella famosa Carta de Logu.

Eleonora detiene, insieme a Grazia Deledda, il primato di intitolazione di strade e piazze nei comuni sardi.

A Cagliari, tra le due protagoniste della storia e della cultura isolana, la distanza è breve.

Imboccata la via Iglesias verso piazza Gramsci, e attraversata via Sidney Sonnino (un tempo via Nuova), s’incontra via Grazia Deledda, di poco esterna all’area originaria di Villanova.

Merita una piccola nota la prima traversa di via Iglesias (oggi via Oristano), un tempo conosciuta come arruga de is Panetteras, la via delle panificatrici, di cui purtroppo non è rimasta traccia.

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FOTO 9. DELEDDA (foto di Daniela Serra)

 Con la Deledda l’Isola entra a far parte dell’immaginario europeo, scrive Dino Manca nella sua introduzione critica e filologica al romanzo L’edera.

Grazia, premio Nobel per la letteratura, nacque nel 1871 a Nuoro. La sua biografia è nota e i suoi libri sono stati tradotti in tutto il mondo.

Quale riconoscimento alla fama della scrittrice, la città di Nuoro ha trasformato la sua casa natale nel bel Museo Grazia Deledda.

Anche Cagliari, con l’intitolazione della strada, testimonia il suo omaggio alla grande scrittrice.

La passeggiata si conclude con un’altra dedica letteraria che compare nella seconda traversa destra di via Deledda.

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FOTO 10. ADA NEGRI

Beneficiaria ne è Ada Negri, lodigiana di umili origini che rivolse gran parte delle sue liriche ai temi sociali, tanto da essere definita la poetessa del Quarto Stato. Vicina alle posizioni mussoliniane, e dunque intellettuale di regime, non rinnegò mai le sue idee. Morì nel 1945 a Milano.

Seppure esuli dal tema del percorso e non abbia riferimenti diretti al mondo femminile, va segnalata, a breve distanza dall’ultima meta, la basilica di San Saturnino e l’adiacente necropoli, considerata uno dei più importanti complessi paleocristiani dell’isola. Anche qui, come sempre, si cela una presenza femminile significativa: furono soprattutto tre donne – Renata Serra, Tatiana Kirova, Letizia Pani Ermini – a fissare e divulgare la datazione della fabbrica originaria tra il V e il VI secolo.

Villanova conserva molti edifici di culto interessanti per la storia e l’architettura cittadina, ma nessuno dei tanti è intitolato a donne. Sarà invece il quartiere di Stampace, oggetto della prossima passeggiata, a riportarci nel mondo delle sante.

 




BRASILE – Multa da 25 miliardi per la Sanmaco. Diciassette le vittime del disastro ambientale

Un flusso inarrestabile di fanghi ferrosi contaminati da arsenico, piombo, cromo ed altri metalli pesanti ha invaso la città di Mariana, nello stato di Minas Gerais e da qui si sono sparsi alle località circostanti.

Il bilancio ”umano” è pesante: 17 vittime (tra cui 13 operai) e centinaia di persone evacuate dalle proprie case. Tre università sono chiuse da allora, con gli studenti costretti a rinunciare alle proprie attività didattiche. I volumi di sostanze tossiche che hanno coperto l’area sono impressionanti: 60 milioni di metri cubi, pari a 25.000 piscine olimpioniche. Con queste cifre inutile dire che anche i danni ambientali sono ingenti.
Dalla diga crollata i fanghi di un colore che vanno dall’arancione al marrone, sono finiti nel Rio Doce – il fiume Dolce – e da qui hanno iniziato il loro cammino inesorabile verso la foce, contaminando l’acqua e i terreni che hanno incontrato che incontreranno per strada. In due settimane dal disastro, foreste, aree protette, campi agricoli, case, habitat sensibili sono stati ricoperti dal fango tossico: 250.000 persone sono rimaste senza acqua potabile. Dai rubinetti sgorga infatti acqua arancione.

Le sostanze chimiche contenute in questi fanghi erano usate per eliminare le impurità dai minerali estratti. Fra i composti, i cosiddetti ether amines, prodotti da una ditta che si chiama Air Products. Ora gli esperti temono che il danno per l’ecosistema possa essere permanente, in grado di compromettere per sempre la fertilità dei campi e cambiare il corso dello stesso sistema fluviale. Queste sostanze possono anche cambiare i livelli di pH, alterando gli equilibri dell’acqua.

La ditta che stava costruendo la diga, la Samaco Mineracao Sa, controllata dalla anglo-australiana Bhp Billiton e dalla brasiliana Vale, entrambe colossi delle miniere, hanno messo in piedi un cantiere che  non aveva neanche sirene di allarme. Il tutto con il benestare delle Autorità, da tempo coscienti che quei lavori per la realizzazione della diga fossero pericolosi. L’ultimo dossier di denuncia risale al 2013. La Samarco si ostina a ripetere che i materiali sprigionati non siano tossici. Ma intanto le acque sono arancioni, un colore che non può certo passare inosservato.

Non è la prima volta che il Rio Doce, un fiume di 800 km, viene inquinato da rifiuti di operazioni minerarie, perché ricade in una regione, la Minas Gerais, ricca di minerali. Qui viene prodotto il 10% di tutto il ferro del Brasile.

Le multinazionali che operano in questa regione spesso sono poco attente in termini di controlli e manutenzione. Con il risultato che se un tempo il Rio Doce era immerso nella foresta amazzonica e popolato da tribù indigene, oggi percorre un’area essenzialmente disboscata, quasi spettrale. I suoi fondali sono pieni di sedimenti e le inondazioni sono frequenti.

Ancora incerte le cause dell’incidente. Il presidente brasiliano Dilma Rousseff dice che l’azienda costruttrice dovrà pagare per le operazioni di pulizia, di risarcimento e per l’approvvigionamento dell’acqua, ma intanto è stata messa sotto procedimento di impeachment per altri motivi.

Le stime per la pulizia sono di circa 2,4 miliardi di euro. Se si considera tutto il fiume, e l’inquinamento accumulatosi negli scorsi decenni, i miliardi per la pulizia sono stimati essere circa 25 miliardi. Per di più, il percorso del fango tossico non si è ancora arrestato e il 22 novembre ha perfino raggiunto l’Oceano Atlantico.

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A causa del disastro, la Sanmaco ha perso il 5% della produzione di minerale di ferro e circa il 3% dei guadagni. All’azienda è stata tolta la licenza mineraria.

Nonostante l’importanza delle miniere per l’economia brasiliana, questo settore ha solo 220 ispettori incaricati di monitorare ben 27.293 siti a livello nazionale. L’anno scorso, tre operai sono morti durante i lavori di una diga proprio vicino alla zona dell’incidente della scorsa settimana. Andando ancora più indietro, nel 2012 migliaia di abitanti del comune di Campo dos Goytacazes sono stati costretti ad abbandonare le loro case, sempre per la fuoriuscita di melma tossica da una diga. Un altro guasto a una diga nello stato nord-orientale di Piauí nel 2009 ha provocato la morte di 24 persone.

Clamorose sono poi le accuse che Maurico Guetta, un avvocato della ONG ambientalista Instituto Socioambiental. Egli ha descritto gli stretti legami tra il Governo e l’Industria mineraria in un post sul blog dell’organizzazione. Una delle due proprietarie della Samarco, la brasiliana Vale, è stata infatti una delle principali donatrici sia per la Rousseff che per il suo avversario principale Aécio Neves, durante la campagna elettorale delle elezioni presidenziali dello scorso anno.

Fernando Pimentel, il governatore dello Stato di Minas Gerais (dove si è consumato l’incidente) è un altro beneficiario delle sue donazioni. E ha tenuto la sua prima conferenza stampa dopo la tragedia nella la sede della Samarco.




ITALIA – A Cagliari, tra le sante di Marina

Di Agnese Onnis

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FOTO 1. PORTA DEI LEONI

La passeggiata tra le donne del capoluogo sardo prosegue attraverso la Porta dei leoni, che si lascia alle spalle il quartiere storico di Castello. Le scalette intitolate alle Monache Cappuccine conducono sulla via Manno e da lì, scendendo la rampa di Santa Teresa, si raggiunge Marina.

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FOTO 2. SCALETTE CAPPUCCINE

Il monastero cagliaritano intitolato alle Cappuccine, venne costruito nel primo decennio del XVIII secolo su un’area precedentemente utilizzata per le esecuzioni capitali. A seguito della soppressione degli ordini religiosi, l’edificio entrò a far parte degli immobili demaniali, subì diversi passaggi di mano e nel 1969 venne definitivamente assegnato alle monache Clarisse. Annessa al monastero è la chiesa della Beata Vergine della Pietà, a pianta rettangolare, con navata unica e volta a botte, consacrata agli inizi dell’Ottocento.

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FOTO 3. SCALETTE SANTA TERESA

Il percorso alternativo che consente la discesa da Castello verso il quartiere di Stampace, ad Ovest, è anch’esso legato a due intitolazioni femminili. Alle spalle di Santa Chiara (XIV secolo – originariamente intitolata a Santa Margherita di Antiochia), da cui partono l’omonima salita e la rampa di scale progettata nel 1858 dall’architetto Gaetano Cima, si nasconde l’ascensore che collega al piano: da lì, imboccata via Santa Margherita in direzione piazza Yenne e attraversato il largo Carlo Felice, si raggiunge il porto.

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FOTO 4. PIANTA MARINA

Il largo Carlo Felice delimita a occidente la Marina di Cagliari, fondata dai Pisani nel XIII secolo per ospitare merci e lavoratori portuali, e corre lungo uno dei rami dell’antica cinta muraria.

Come spesso accade quando si parla di popoli, la componente femminile scompare dal ricordo e dalla toponomastica.

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FOTO 5. VIA DEI PISANI

L’area era abitata in realtà fin dall’epoca romana e gli scavi archeologici hanno portato alla luce un tratto di strada lastricata e i resti di un edificio termale.

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FOTO 6. MARINA

La Marina crebbe di importanza e di anime nei secoli successivi e ospitò confraternite legate alle principali mete di commercio: il gruppo siciliano si raccolse attorno alla chiesa di Santa Rosalia mentre la comunità genovese si stabilì in prossimità della chiesa dei Santi Martiri Giorgio e Caterina. Quest’ultima, distrutta dai bombardamenti del ’43, è stata ricostruita nel dopoguerra nel quartiere periferico di Monte Urpinu.

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FOTO 7. SANTI MARTIRI GIORGIO E CATERINA

Santa Rosalia, oggi in via Torino, sorge sui resti di un antico oratorio, dedicato alla santa. Fu ampliata dalla congregazione siciliana sul finire del XVII secolo; pochi anni dopo, connessa a un convento destinato ai Frati Minori Osservanti, venne ristrutturata in stile barocco piemontese dall’architetto Augusto della Vallea.

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FOTO 8. SANTA ROSALIA

Molti sono gli edifici religiosi dell’area collegati a figure femminili. Indirettamente lo è anche la Cappella dell’Asilo della Marina, un tempo oratorio della Vergine d’Itria, che conserva le spoglie di suor Giuseppina Nicoli, appartenente alla Compagnia delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli e proclamata beata nel 2008.

Tra gli edifici di culto più antichi va menzionata la Collegiata di Sant’Eulalia, da cui prendono nome piazza, strada e museo, che custodisce il patrimonio artistico e storico del sito archeologico sottostante. La chiesa, edificata dagli aragonesi nel XIV secolo in stile gotico catalano, ricorda l’omonima fanciulla cristiana, patrona di Barcellona, torturata, crocefissa e infine decapitata, a soli tredici anni, sotto l’impero di Diocleziano.

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FOTO 9. SANTA EULALIA

Il margine orientale del quartiere è segnato da un’altra strada femminile: non si tratta di una santa, questa volta, ma di una regina.

A Margherita di Savoia, consorte di Umberto I e a Elena del Montenegro, moglie di Vittorio Emanuele III, sono dedicate numerose intitolazioni di strade e piazze, scuole, istituti, ospedali in tutto il territorio nazionale. Furono donne apprezzate dal popolo di cui la toponomastica rinnova la memoria.

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FOTO 10. REGINA MARGHERITA

Viale Regina Margherita, che collega due grandi piazze – Costituzione e Amendola – è un asse importante nella viabilità cagliaritana. Al civico 33, fino al 2001, aveva sede la Manifattura Tabacchi, una delle prime fabbriche di Cagliari a fornire impiego stabile e salario adeguato alla manodopera femminile.

A poca distanza, nel quartiere Villanova, s’incontra la via intitolata alla regina Elena: ne scopriremo la targa la prossima settimana.




ITALIA – A Cagliari, tra le donne di Castello

Di Agnese Onnis

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FOTO 1. Castello

Posta a sud dell’isola, di cui è capoluogo, Cagliari si caratterizza per i suoi sette colli da cui prendono nome alcuni quartieri: Castello, Tuvumannu/Tuvixeddu, Monte Claro, Monte Urpinu, Colle di Bonaria, Colle di San Michele, Calamosca/Sella del Diavolo e da zone pianeggianti laddove a partire dall’Ottocento sono sorti quelli nuovi.

Anche le targhe delle strade e delle piazze – una vera risorsa per la memoria della città insieme ai suoi luoghi, ai suoi monumenti, ai segni lasciati dai popoli antichi e dominatori – consentono una lettura curiosa della storia delle città attraverso fonti scritte nel circuito urbano.

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FOTO 2. Porta Cristina

Nel quartiere medioevale di Castello si entra attraverso la porta Cristina, costruita nel 1815, quale omaggio del re Carlo Felice di Savoia a sua moglie Cristina di Borbone, regina del Regno di Sardegna.

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FOTO 3. Targa Porta Cristina

Carolus Felix Rex viam planiorem brevioremque a Castro Caralis ad portam arcis regiam aperuit Maria Cristina Regina – Porte egressus in apertam viam nomen suum imposuit – MDCCCXXV. Januario Rotario regni Praeside. “

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FOTO 4. Scuola Santa Caterina

In Castello domina sul bastione Santa Caterina l’edificio della scuola pubblica di quartiere che assume lo stesso nome, costruita nel 1910 sui ruderi del vecchio convento domenicano. La scuola si affaccia sulla piazza Santa Caterina, verso il panorama del porto, della laguna e del mare del Poetto. A destra della scuola, salendo verso la via Fossario, si trova la piazza Palazzo con la cattedrale di Santa Maria edificata in stile romanico-pisano nel 1258, sulle rovine della più antica chiesa di Santa Cecilia, e rimaneggiata alla fine del ‘600 in stile barocco.

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Foto 5. Cattedrale di Santa Maria

Attraversata la piazza Indipendenza verso via Lamarmora, al civico 63 di un palazzo settecentesco una targa ricorda l’abitazione della nobildonna Francesca Sanna Sulis, la prima imprenditrice del ‘baco da seta’ in Sardegna. Nelle sue proprietà terriere del Sarrabus avviò e consolidò le bachicolture produttive fin dalla metà del Settecento ricavando una seta di qualità e di pregio.

Francesca Sulis agli inizi dell’800 anticipò nuove formule d’impresa nell’isola. Nei suoi laboratori di Quartucciu, la cui Biblioteca comunale oggi è a lei intitolata, predilesse la manodopera femminile, introdusse nei suoi progetti sociali la scuola per le operaie e organizzò i corsi professionali di filatura e tessitura. La sua produzione venne valorizzata da creazioni di alta sartoria.

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Foto 6. Francesca Sanna Sulis

Dal mondo lontano dei fili di seta di Francesca Sulis ad un’altra grande artista sarda, Maria Lai, creatrice dell’arte dei fili di telai.

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Foto 7. Maria Lai

Il progetto espositivo “Ricucire il mondo” ha ospitato numerose sue opere nelle stanze del Palazzo di città, sede municipale dal medioevo fino ai primi anni del XX secolo e oggi spazio museale.

La città le ha intitolato l’aula Magna del Dipartimento delle Facoltà giuridiche, un edificio contiguo all’anfiteatro e all’Orto botanico della città.

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Foto 8. Palazzo di città

Ciò che appare del mio lavoro, cioè la cultura contemporanea, che senz’altro ho acquisito fuori dalla Sardegna e che mi permette un dialogo col mondo, è solo la punta dell’iceberg… Ho dietro di me millenni di silenzi, di tentativi di poesia, di pani delle feste, di fili di telaio.

Il sole illumina una piazzetta di Castello dedicata alla poetessa Mercede Mundula, nata nel 1890 a Cagliari e ivi vissuta nei suoi anni giovanili con le sorelle.

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Foto 9. Piazzetta Mercede Mundula

Le altre città secondarie d’Italia hanno più o meno vicina la grande città che le fa impallidire: Cagliari no, Cagliari, città madre dell’Isola, si specchia solitaria nel suo mare che le dà una specie di “splendid isolation” per suo uso e consumo.

Con il matrimonio si trasferisce a Roma, approfondisce i suoi interessi artistici e culturali, frequenta diversi circoli letterari ricchi e stimolanti e collabora con alcune riviste nazionali. Svolge una ricca attività letteraria, recensisce libri e pubblica saggi tra cui spiccano le protagoniste delle opere di Grazia Deledda, di cui fu amica per vent’anni. Mercede pubblica monografie su Eleonora d’Arborea e Adelasia di Torres; scrive racconti per ragazzi e soprattutto poesie, di cui molte in lingua sarda.

Dopo il disastro dei bombardamenti del 1943, volle rivedere la sua amata città natale, che le appare come un bel viso con dolorose cicatrici ma dove il sangue già rifluiva copioso (…). Una buona plastica facciale fatta da eccellenti chirurghi, e sarebbero spariti i segni delle ferite.

Un’altra piazzetta di Castello ha per protagonista una donna. Si tratta di Mafalda di Savoia.

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Foto 10. Piazzetta Mafalda di Savoia

Mafalda figlia di Vittorio Emanuele III e di Elena del Montenegro, benchè fosse figlia del re d’Italia, fu principessa tedesca per matrimonio con Filippo Kassel d’Assia, principe ma anche ufficiale tedesco. Nel 1943 dopo l’Armistizio e il disarmo delle truppe italiane, Mafalda, di ritorno da Sofia attraversa pericolosamente l’Europa con aerei per diplomatici, raggiunge Roma ma qui in circostanze poco chiare viene arrestata dal comando tedesco e deportata nel lager di Buchenwald. Nell’agosto del ‘44 il campo fu bombardato dagli anglo-americani e la baracca dove alloggiava fu distrutta, la principessa subì ustioni e ferite su tutto il corpo. Dopo quattro giorni di atroci dolori, operata per cancrena, ormai abbandonata e priva di soccorsi, morì dissanguata nel campo. Il suo corpo oggi è sepolto nel cimitero del castello degli Assia vicino a Francoforte sul Meno.

 




TUNISIA – Jihadisti: “Non avrà pace fino a che non sarà in vigore la Sharia “

L’ondata di terrore innescata dagli attentati di Parigi sembra non placarsi, L’Isis continua a colpire indisturbata, dimostrando di poter attaccare in ogni parte del mondo. Il 20 novembre, una settimana dopo gli attacchi avvenuti nella capitale francese, i guerriglieri del gruppo estremista al Mourabitoun, in principio appartenenti alla cellula di al Qaida, hanno fatto irruzione nell’hotel Radisson di Bamako,capitale del Mali. L’albergo era frequentato soprattutto da diplomatici e uomini d’affari e la maggior parte degli ospiti era di nazionalità francese. Gli jihadisti sono riusciti a raggirare i controlli di sicurezza, in quanto erano giunti nei pressi della struttura a bordo di un’auto diplomatica, durante l’assalto hanno tenuto in ostaggio circa 170 persone liberando solo quelli che son riusciti a recitare alcuni versi del Corano. Il bilancio conclusivo della rappresaglia è stato tragicamente segnato dalla morte di 19 persone.

A quattro giorni di distanza l’Isis ha colpito ancora, a Tunisi, Abu Abdullah, un jihadista si è fatto esplodere contro un pullman della guardia presidenziale causando la morte di 13 persone e il ferimento di altre 20. Il presidente tunisino Bèji Caid Essebsi ha dichiarato lo stato d’emergenza e la chiusura temporanea del confine con la Libia.
L’attacco è stato sin da subito rivendicato su Twitter dai terroristi che hanno asserito: “La morte di decine di guardie della sicurezza presidenziale in un’operazione di martirio nel cuore della capitale Tunisi”I tiranni della Tunisia – conclude il comunicato – dovranno capire che non avranno pace e non ci fermeremo fino a che non sarà in vigore la Sharia in Tunisia”.
Lo Stato Islamico continua a seminare paura nel mondo e ci si chiede quale possa essere il prossimo obiettivo, la Farnesina sconsiglia ai viaggiatori di recarsi in Egitto e in Nord Africa, ma anche Europa e America sono nel mirino dei jihadisti.




FRANCIA – Le vittime libanesi non interessano nessuno

Le fiamme che venerdì scorso hanno illuminato Parigi, pregne di morte e rabbia, hanno scosso le coscienze del mondo intero, provocato sdegno e generato intolleranza negli animi di chi ha sempre provato un’insofferenza latente nei confronti dei musulmani. Ad essi, però va ricordato che i terroristi dell’Isis hanno massacrato in Libano, due giorni prima degli attentati verificatisi a Parigi, 44 persone e ferito 139, tutti musulmani, ma le vittime libanesi non interessano a nessuno, come peraltro i 224 turisti deceduti nell’esplosione dell’aereo passeggeri recante bandiera russa, nei pressi della regione del Sinai. Durante la notte i jihadisti hanno esultato sui social network, postando messaggi come:”Ricordate, ricordate il 14 novembre di #Parigi. Non dimenticheranno mai questo giorno, così come gli americani l’11 settembre”, “La Francia manda i suoi aerei in Siria, bombarda uccidendo i bambini, oggi beve dalla stessa coppa”. La replica di Hollande è stata di far bombardare le basi strategiche e di addestramento dell’Isis, in Siria, sostenendo di non aver ucciso durante il raid alcun civile, come se gli ordigni sapessero distinguere e colpire solo gli jihadisti. Il giorno dopo la mattanza compiuta dai terroristi, la capitale francese si è svegliata stordita, sui muri erano ancora affissi alcuni manifesti che riportavano lo slogan “Je suis Charlie”, ricordando e denunciando il massacro avvenuto nella sede della testata satirica Charlie Hebdo, con l’unica differenza che in quell’occasione i monumenti erano stati tappezzati con matite, mentre in questi giorni la gente posa su di essi dei fiori. La gente s’incontra per strada, si abbraccia, cerca conforto nel dialogo, spesso s’incontravano per le strade gruppi di gente tra di essa sconosciuti. Uno dei luoghi colpiti dai terroristi venerdì è stato il teatro Bataclan, quando gli attentatori hanno fatto irruzione nella sala, era in corso il concerto della band statunitense Eagles of Death Metal,in cui ha perso la vita la studentessa italiana Valeria Solesin. Sin da subito, la priorità della polizia francese, è stata quella di arrestare la mente del commando, ossia il belga Abdelhamid Abaaoud, morto assieme a sua cugina, che si è fatta esplodere durante lo scontro a fuoco del 18 novembre, in cui le teste di cuoio hanno arrestato otto probabili jihadisti. Il clima di terrore, sta portando i paesi europei a rafforzare le misure di sicurezza, infatti nei giorni seguenti sono state sospese due partite di calcio, la prima tra Spagna e Belgio e la seconda ad Hannover tra Germania e Olanda a causa di un pacco contenente esplosivo. Avrebbe dovuto assistere a quest’ultima partita anche la cancelliera tedesca Angela Merkel.




GERMANIA – Politiche, sindacaliste e femministe per le strade di Monaco

Di Claudia Antolini

Capoluogo della Baviera e terza città della Germania per numero di abitanti, Monaco vanta una lunga storia dal Medioevo ad oggi, e, come tutte le città metropolitane d’Europa, una forte espansione urbana verso la periferia. La fede luterana ha reso i riferimenti religiosi, comunque presenti, molto meno rilevanti che in paesi di religione cattolica; questo rende molto meno presenti le dediche a figure di santi e beati rispetto alle città italiane.

Oltre a qualche figura religiosa sono presenti regine, imperatrici, donne della nobiltà, benefattrici e personaggi letterari (prevalentemente protagoniste di opere liriche). Nella recente epoca di espansione urbanistica, la creazione di nuovi quartieri residenziali ha stimolato la fantasia odonomastica per caratterizzare le nuove aree di costruzione con personalità sia maschili che femminili che possano essere un esempio positivo per la cittadinanza.

Situata nel quartiere Nord-Ovest di Schwabing, questa zona residenziale attualmente in costruzione presenta dediche a donne e uomini che si sono distinti per la loro attività politica nella prima metà del XX secolo. C’è una significativa presenza femminile tra le figure ricordate, a significare la riconosciuta importanza del contributo dato dalle donne in un momento così importante per la costruzione della nazione e dell’identità tedesca moderne.

Le testimonianze femminili in quest’area hanno fortemente contribuito ai movimenti politici e sindacalisti; sono state educatrici, giornaliste, madri della Costituzione e antinaziste. Per la loro natura di lavoratrici prima ancora che di figure storiche, sono state in grado di ascoltare i bisogni della propria comunità per guidarla a rivendicazioni fondamentali su lavoro, educazione e famiglia; sono state agenti attive di cambiamento dall’interno, dando una forma innovativa alla presenza femminile nell’ambito sociale. Non solo benefattrici o donne inserite nel ruolo di cura quindi, ma figure presenti e inserite appieno nella loro comunità.

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Hedwig Dransfeld (Dortmund 24/2/1871 – Werl 13/3/1925)

Di famiglia aristocratica, rimase orfana a 5 anni e crebbe in un orfanotrofio. A 16 anni intraprese gli studi per l’insegnamento, ammalandosi di tubercolosi e restando invalida (perse il braccio sinistro ed un tallone). Terminati gli studi, divenne preside della scuola delle Orsoline a Wierl.

Dopo aver pubblicato libri di poesia, collaborò con il giornale “Donna Cristiana”, che arrivò a dirigere, trasformandolo nell’organo della KDF (Federazione Tedesca delle Donne cattoliche). Dopo l’ammissione delle donne nelle università (1908) studiò a Münster e successivamente a Bonn.

Nel 1912 lasciò l’insegnamento per la presidenza del KDF a tempo pieno. Deputata per il partito di Centro, ebbe un ruolo fondamentale nella nuova legislazione sociale della Repubblica di Weimar.

Lasciata la presidenza di KDF nel 1922 per motivi di salute, morì nel 1925.

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Centa Herker (Monaco 12/3/1909 -19/8/2000)

È stata un’impegnata attivista antinazista.

Nata in una famiglia operaia, sposa nel 1930 Hans Beimler, fra i fondatori del Partito comunista tedesco, morto a Madrid nella guerra civile spagnola dopo un’avventurosa fuga da Dachau dove era stato internato.

Dal 1933 al 1945 fu rinchiusa in carcere a varie riprese per un totale di quattro anni e mezzo, riprese l’attività politica dopo la guerra.

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Emma Ihrer, nata Faber Rother (Glatz 3/1/1857 – Berlino 8/1/1911)

Nata in una famiglia cattolica di calzolai, dopo il precoce matrimonio con il farmacista Emmanuel Ihrer, più vecchio di 22 anni, si trasferisce a Berlino.

Nel 1881 fonda a Berlino l’Associazione di Soccorso delle donne lavoratrici manuali; nel 1885 ha fondato insieme a Marie Hofmann, Pauline Staegemann e Gertrude Guillaume-Schack l’Associazione berlinese per la salvaguardia degli interessi delle lavoratrici, una associazione di sostegno che superò le 1000 adesioni. L’associazione, che prestava gratuitamente servizi medici e legali, fu sciolta dalla polizia dopo un anno.

Dal 1887 al 1894 si trasferisce a Velten, dove il marito aveva rilevato la farmacia Concordia, la cui concessione verrà revocata a causa dell’attività politica di Emma.

Ha partecipato all’Internazionale Socialista del 1889, prima donna eletta, con 6 uomini, nel Comitato Centrale dei sindacati tedeschi. Conduce la battaglia per la parità di diritti fra lavoratrici e lavoratori.

Ha fondato nel 1891 il settimanale “L’operaia” e nel 1892 “Equality”.

Fu costantemente sorvegliata e perseguitata dalla polizia per la sua attività politica.

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Elisabeth “Lissi” Kaeser (Monaco 18/1/1882 – 27/10/1953)

Lissi Kaeser aderì al partito socialdemocratico (SPD) nel 1919. Fu deputata al Parlamento bavarese nelle legislature 1920/24 e 1928/32. La sua attività fu caratterizzata dall’impegno nella conquista di pari opportunità nell’accesso delle donne all’istruzione. Espulsa nel 1933 dall’insegnamento per motivi politici, fu riabilitata dopo la guerra.

Eletta nell’Assemblea Costituente del 1946, fu nominata referente per l’istruzione delle donne del Ministero bavarese dell’educazione.

Nel 1953 ha ricevuto la Croce al merito della Repubblica Federale Tedesca.

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Petra Karin Kelly (Guenzburg 29/11/1947 – Bonn 1/10/92)

Petra Karin Lehman, nata nella zona occupata dagli Americani, cambiò nome in Kelly dopo il matrimonio della madre con l’ufficiale americano John Kelly. Si trasferì con la famiglia negli USA dal 1959 al 1970 mantenendo la cittadinanza tedesca, compiendo i suoi studi all’American University di Washington, dove si laureò nel 1970 e successivamente all’Istituto Europeo di Amsterdam nel 1971.

Ammiratrice di Martin Luther King, ha partecipato alle campagne elettorali per Robert Kennedy e Hubert Humphrey. Ha lavorato presso la Commissione Europea e il Comitato Economico e Sociale Europeo a Bruxelles (1971 – 1983). Nel 1979 partecipa alla fondazione del partito dei Verdi, nelle cui liste viene eletta deputata al Bundestag nel 1983 e nel 1987.

Viene trovata morta per arma da fuoco nel letto accanto al partner e compagno di partito Gert Bastian, suicidatosi dopo la sua morte.

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lisabeth Kohn (Monaco /2/1902 – Kaunas, Lituania 25/11/1941)

Avvocata tedesca. Di origini ebree, fu attivamente coinvolta nel partito socialdemocratico, nella Confederazione generale sindacale, nella Lega per i diritti umani, scriveva sul Münchener Post (giornale della SPD) e collaborava con il “Soccorso rosso”.

Sorella della pittrice Maria Luiko, si rifiutò di emigrare quando cominciarono le persecuzioni, a seguito delle quali le fu tolta l’abilitazione da avvocata. Deportata nel ghetto di Riga, fu uccisa con altre 1000 persone cinque giorni dopo.

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Agnes Neuhaus, nata Morsbach (Dortmund 24/3/1854 – Soest 20/11/1944)

Esponente politico del partito “Il Centro”, fondatrice dell’Associazione del Buon Pastore, l’attuale Servizio Sociale delle donne cattoliche.

Agnes Morsbach, avviata agli studi musicali, li interrompe dopo il matrimonio con Adolph Neuhaus (morto nel 1905).

Dal 1899 si impegna a Dortmund nell’assistenza ai giovani, ai poveri, alle ragazze madri, alle prostitute, fondando nel 1903 l’Associazione Buon Pastore, che riunisce dodici organizzazioni della Westfalia.

Deputata dal 1919 al 1930 nel partito di Centro della Westfalia Sud, ha promosso la Legge sull’assistenza ai giovani del 1924. Dal 1939 (a 85 anni) è stata soggetta a sorveglianza da parte della Gestapo.

L’Associazione Buon Pastore esiste ancora oggi, sotto il nome di Servizio Sociale delle donne Cattoliche; alle collaboratrici più anziane e meritevoli viene tuttora assegnata la medaglia Agnes Neuhaus.

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Therese Studer (Senden 22/9/1862 – Sendling 21/1/1931)

Orfana di madre, fu costretta a lavorare a soli otto anni in campagna, andando a scuola solo d’inverno. A 16 anni il padre si ammalò e lei dovette mantenere la famiglia, lavorando presso la locale industria tessile. Autodidatta, continuò a studiare in casa nonostante orari di lavoro giornalieri di 12 o 14 ore.

Combatté i pregiudizi contro le operaie; in quegli anni infatti le donne che lavoravano in fabbrica erano spesso ritenute immorali.

Nel 1884 fu assunta nella moderna fabbrica tessile di Kaufbeuren, dove erano presenti alloggi per le operaie gestiti dai francescani. Visse fino al 1906 nel dormitorio, scrivendo testi poetici e teatrali di grande popolarità presso le operaie e tutta la popolazione.

Fondò il sindacato cristiano delle lavoratrici tessili nel 1906, nel 1907 accettò la carica di Segretaria Generale. Il Sindacato arrivò ad associare 21.000 lavoratrici nonostante la contrarietà della gerarchia cattolica che voleva le donne dedicarsi solo alla famiglia..

Nel 1915 si ammalò di reumatismi, potendo lavorare solo da Monaco. Nel 1920 fu nominata Presidente onoraria del Sindacato.

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Helene Weber (Wuppertal 17/3/1881 – Bonn 25/7/1962)

Cominciò la carriera come insegnante ad Aachen, Haaren, Bonn e Bochum.

Presiedette diverse associazioni di donne e dipendenti pubbliche, e rivestito la carica di Consigliera del Ministero Prussiano del welfare dal 1920 per l’educazione sociale. Licenziata per motivi politici dopo l’ascesa del nazismo.

Deputata dal 1921 al 1933, si oppose da subito all’ascesa di Hitler, essendo tuttavia successivamente costretta dal gruppo parlamentare a votare a favore.

Dopo la guerra ha presieduto la Federazione delle assistenti sociali cattoliche e della lega delle donne cattoliche; nel 1945 ha partecipato alla costituzione della CDU.

Nel 1948 ha contribuito alla stesura della Costituzione; è considerata “madre della Legge Fondamentale”.

Deputata al Bundestag dal 1950 alla morte, ha sollecitato il cancelliere Adenauer ad assegnare un ministero ad una donna (la prima volta fu nel 1961, con Elisabeth Ebonlocke al Ministero della salute).

Le sono intitolate numerose istituzioni educative.

Bibliografia:

https://de.wikipedia.org/wiki/Hedwig_Dransfeld

http://www.muenchenwiki.de/wiki/Centa_Herker

https://de.wikipedia.org/wiki/Emma_Ihrer

https://de.wikipedia.org/wiki/Elisabeth_Kaeser

https://en.wikipedia.org/wiki/Petra_Kelly

https://de.wikipedia.org/wiki/Elisabeth_Kohn

https://de.wikipedia.org/wiki/Agnes_Neuhaus

https://de.wikipedia.org/wiki/Therese_Studer

https://de.wikipedia.org/wiki/Helene_Weber