Le donne di Maggio

Di Paola Spinelli e Maria Pia Ercolini

Dalla rubrica SIGNORE SI NASCE di Toponomastica femminile

Io mi sentivo libera e leggera
come quei fiocchi bianchi di pelurie
che si sprigionano dai pioppi, in maggio
e cercan l’alto.

Antonia Pozzi ci introduce con questi versi alle donne nate a maggio che “cercan l’alto”.

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“Nacque ad un certo punto e comunque, sia chiaro, nacque e visse al di fuori della storia”, così scrive di sé Laura Betti, che in realtà inaugura il nostro mese perché nata il primo giorno di maggio. La ammiriamo come cantante e attrice, donna intelligentissima e dal carattere difficile, ideatrice e direttrice del Fondo Pier Paolo Pasolini.

2.2-9 MAGGIO

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Il 2 di maggio ci regala ancora due attrici: Fiammetta Baralla, grande caratterista del cinema e della televisione, ma anche interprete del teatro d’avanguardia e Norma Aleandro, la “pasionaria” argentina, combattente dello schermo e della vita, attrice e intellettuale di posizioni progressiste.

Il 3 ci porta Mary Astor, un’attrice che ha saputo reinterpretarsi più di una volta, da femme fatale, alla più classica delle dark lady (Il mistero del falco) fino a diventare la madre saggia di Piccole donne (edizione del 1949) o di Incontriamoci a Saint Louis di Vincente Minnelli.

Il giorno 4 è la volta di Audrey Hepburn, troppo fragile per realizzare il suo sogno di fare la ballerina, ma che divenne invece un’attrice talentuosa che impose un nuovo modello di bellezza femminile. Fu ambasciatrice dell’UNICEF e icona dell’eleganza. L’abito bianco a fiori che Givenchy creò per lei quando vinse l’Oscar per “Vacanze romane” è considerato ancor oggi il migliore abito di tutti i tempi indossato alla premiazione degli Oscar.

Voglio ricordare Anna Maria Mozzoni, nata il 5 maggio, attraverso queste sue parole del 1906: “tutto ci ha ormai persuaso che la giustizia non riguarda che gli elettori e non si estenderà a noi se non quando e in quanto saremo elettrici perché siamo cittadine, perché paghiamo tasse e imposte, perché siamo produttrici di ricchezza, perché paghiamo l’imposta del sangue nei dolori della maternità, perché infine portiamo il contributo dell’opera e del denaro al funzionamento dello Stato”.

Il giorno 6 abbiamo un volto noto: Lianella Carell. Era l’epoca del neorealismo e degli attori presi dalla strada. Lei, giornalista, andò da De Sica per fargli un’intervista. Lui, colpito dall’intensità del suo volto, la scelse per fare la moglie di Lamberto Maggiorani in”Ladri di biciclette” e in quel ruolo l’abbiamo conosciuta tutti.

Giorno 7: Ruth Prawer Jhabvala che come sceneggiatrice ha avuto 3 nomination e ha vinto 2 Oscar con “Camera con vista” e “Casa Howard”e come scrittrice ha vinto il Booker Prize con “Calore e polvere”.

Quando ero bambina le magliette e i cappellini con stampati i marchi delle ditte erano capi da lavoro che muratori e contadini indossavano per non rovinare i vestiti buoni. Te li regalavano al giro d’Italia o nei negozi di sementi o di ferramenta. Nessuno si sarebbe sognato di spendere dei soldi per fare pubblicità a qualcuno. Poi è cambiato tutto e i marchi sono diventati status symbol. Poi è uscito NO LOGO. Il giorno 8 è il compleanno di Naomi Klein.

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Il 9 maggio nascono a distanza di circa cento anni l’una dall’altra due donne assolutamente diverse ma simili, credo, per l’intraprendenza e il coraggio, tutte e due francesi, tutte due, a modo loro, eroine.

La prima, Olympe Pélissier all’età di 15 anni fu venduta dalla madre a un giovane aristocratico. Oggi queste cose non avvengono più? Non saprei. E comunque Olympe da lì iniziò il suo faticoso percorso di formazione da cortigiana a modella, e poi da “cortigiana cattiva”, come la definì Balzac, a moglie devota di Gioacchino Rossini.

La seconda donna del giorno 9 è Marise Hilsz, che da modista, presa dalla passione per il volo, diventa prima paracadutista poi aviatrice. È una donna dai molti record e dai molti meritati riconoscimenti: le sono stati dedicati un campo sportivo, una scuola, diverse vie, un monumento e almeno tre francobolli.

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Il 10 maggio è il giorno di Rosanna Benzi che ha trascorso gran parte della sua vita a Genova, dentro un polmone d’acciaio, ma che sorprendentemente diceva di sé: “La mia vita tutto sommato è normale, anche se me ne sto qua dentro, immobile. Faccio le cose che fanno tutti. Studio, lavoro, dirigo una rivista, GLI ALTRI. Faccio politica”.

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11 maggio: “Le nostre braccia hanno origine dalla schiena perché un tempo erano ali”. E sembravano ali le braccia di Martha Graham che fu per la danza quello che Picasso rappresentò per la pittura e Stravinsky per la musica.

Il 12 maggio il sipario è per Giulietta Simionato, una signora del Bel Canto che si ritirò dalle scene “in bellezza”, quando la sua voce non aveva ancora incrinature, perché il suo pubblico potesse ricordarla al meglio, ma che nella sua lunga vita non cessò mai di occuparsi di musica.

Maria Teresa d’Asburgo, 13 maggio, dimostra che per una donna, a tutti i livelli, è difficile far valere i propri diritti. Pur potendo succedere al padre grazie alla Prammatica Sanzione, Maria Teresa dovette combattere sette anni, rinunciare a diversi territori per vedersi riconosciuto alla fine il titolo di sovrana ma non di imperatrice. Fu il marito a diventare imperatore e lei dovette accontentarsi del titolo di imperatrice consorte.

Spesso la narrazione storica si dimentica delle donne, ma può anche succedere che le racconti male o che le diffami scientemente. È il caso di Margherita di Valois, 14 maggio, consegnata alla memoria collettiva come la bellissima, scaltra e intelligente ma dissoluta “regina Margot”. D’altra parte, essendo Margherita l’ultima dei Valois, per legittimare ancor più la successiva dinastia dei Borboni, si volle vedere in lei l’ultimo frutto di una dinastia marcia e depravata.

Il 15 maggio è il giorno di Maria Reiche, famosa per le sue ricerche sulle linee di Nazca, proclamate nel 1995 dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Di lei si dice: “vive di certo ancora a Nasca. Ed è il vento, qua onnipresente, che lo racconta.”

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16 maggio: ecco Gaetana Agnesi, matematica, filosofa e benefattrice, alla quale sono stati tributati tanti riconoscimenti e sono intitolate tante strade in tutta Italia, “una delle più grandi matematiche di tutti i tempi, fu la prima donna autrice di un libro di matematica e la prima a ottenere una cattedra universitaria di matematica”.

Ed ecco, il 17 maggio, Candida Mara, cantadora sarda, che fu la prima donna a partecipare alle gare a chitarra, fino ad allora riservate ai soli uomini. Girava in calesse di paese in paese armata di pistola e ci viene descritta dal musicologo Gavino Gabriel come un “vulcano di passioni che ha sconvolto cuori e famiglie”. Dal suo canto traeva “un potere di dominio che piegava ogni volontà”, con una voce che le dava “una strana personalità di fattucchiera e di dea”.

Chi ha una certa età, come me, ha molti ricordi in bianco e nero. Nella colonna sonora di questi ricordi non possono mancare i Cetra. Lucia Mannucci, 18 maggio, era la voce femminile del quartetto Cetra, ma è stata anche cantante solista, attrice di musical, presentatrice di programmi televisivi e doppiatrice. Inoltre assieme al marito, Virgilio Savona, svolse attività di ricerca nell’ambito della musica popolare.

19 maggio: cambia completamente il quadro, è la scena del finto orgasmo di “Harry ti presento Sally”. Solo una donna la poteva scrivere, la stessa che ha detto: “E soprattutto cerca di essere l’eroina della tua vita, non la vittima” e cioè Nora Ephron, scrittrice, sceneggiatrice, regista, giornalista, saggista che, attraverso le lenti dell’arguzia e dell’ironia seppe trarre ispirazione da tutto: i tradimenti del marito Carl Bernstein, la madre alcolizzata, i gatti dell’ex marito, il complesso del seno piccolo, la torta al limone, il collo che invecchia e il dolore.

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20 maggio: due donne durante il regime fascista. La prima, Paola Masino, è una scrittrice malvista dal regime, ma il cui romanzo “Nascita a morte della massaia” è ancora attualissimo. La seconda, Ondina Valla, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Berlino, a soli 20 anni, diventa un simbolo per le ragazze in un’Italia che dava molta importanza all’esercizio fisico, per fare dei maschi dei forti guerriere e delle femmine delle sane riproduttrici. Racconta Ondina: “avrei dovuto partecipare anche all’Olimpiade precedente, quella del 1932 a Los Angeles. Ma sarei stata l’unica donna della squadra di atletica e così mi dissero che avrei creato dei problemi su una nave piena di uomini. La realtà è che il Vaticano era decisamente contrario allo sport femminile”.

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Il 21 maggio abbiamo una donna che è addirittura finita sulla banconota da 5 sterline inglesi: è Elisabeth Fry, la filantropa che promosse la riforma del sistema carcerario inglese.

Il 22 nasce Elvira Badaracco, politica, pubblicista, femminista, che ha lasciato tutto il suo patrimonio economico, scientifico e politico alla Fondazione che porta il suo nome e che ha la finalità di raccogliere, organizzare, conservare e rendere fruibile il patrimonio di conoscenze e pratiche elaborato dal movimento delle donne.

Il 23 maggio ci porta la voce di Marilyn Monroe e di tantissime altre attrici famose: è Rosetta Calavetta, esempio della grande professionalità dei nostri doppiatori, talmente bravi che a volte riescono a dare un tocco in più ai film e all’interpretazione degli attori che doppiano.

Il 24 è il giorno di Felicia Bartolotta Impastato, che aveva aperto la sua casa a quanti volevano conoscere il suo Peppino. Ai giovani che le chiedevano come si fa a combattere la mafia dava questo consiglio: “Tenete la testa alta e la schiena dritta” e, aggiungeva: “Studiate, perché studiando si apre la testa e si capisce quello che è giusto e quello che non è giusto”. Costituitasi parte civile, riuscì ad ottenere giustizia e a vedere condannati i mandanti dell’omicidio del figlio.

Colette Rosselli, giorno 25, autrice di libri per ragazzi, illustratrice di moda, pittrice, giornalista, come Donna Letizia, raccolse le confessioni, i timori, le speranze le angosce, le inquietudini di almeno quattro generazioni di italiani, quando, piuttosto che all’analista, ci si rivolgeva alla posta del cuore.

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“Mia sete grande era poter dire in versi tutto ciò che mi passava per l’anima”, sono parole di Vittoria Aganoor Pompilj, la donna del 26 maggio. I temi delle le sue liriche sono la vita, la morte, la natura, i ricordi, i temi sociali, ma su tutti domina l’amore, che è per Vittoria bisogno di superare la condizione esistenziale della solitudine.

Con Amelia Bloomer, 27 maggio, si coniugano insieme abbigliamento e impegno femminista. Nella sua lotta a favore dei diritti delle donne, la Bloomer volle riformare l’abbigliamento femminile con una sorta di pantaloni, i bloomers. L’epoca non era matura. Si pensò che la donna volesse indossare i pantaloni in senso metaforico e che all’interno della famiglia si potesse realizzare una rivoluzione di ruoli senza precedenti, perciò Amelia fu coperta di improperi e di ridicolo.

Il 28 è il giorno di Giuliana Dal Pozzo che nel 1988, quando il termine femminicidio non era di moda e non si parlava della violenza sulle donne, specie di quella domestica, si inventò il Telefono Rosa: cinque volontarie con un quaderno e una penna che si alternavano in una stanza nell’ascolto di donne che chiamavano chiedendo aiuto da tutta Italia

29 maggio: Alfonsina Storni, una poetessa così importante che ora la poesia femminile argentina viene divisa in due tappe: prima e dopo Alfonsina Storni. La sua ultima poesia “Voy a dormir”, scritta prima del suicidio in mare, ispirò la notissima canzone “Alfonsina y el mar”, una canzone struggente e malinconica, dolce e triste, tragica ed epica allo stesso tempo.

L’attrice Anna Proclemer, 30 maggio, negli ultimi suoi anni si era organizzata un sito web interessante, intelligente e divertente, con tanto di istruzioni per l’uso, insomma è obbligatorio andarci anche perché, confessa, è l’autobiografia che si era sempre rifiutata di scrivere e, aggiunge, “Il prodotto può essere conservato a temperatura ambiente e non ha data di scadenza. Vale a dire che quando l’attrice “tirerà il calzino”, come dicono magnificamente a Firenze, il Sito resterà qui, per vostro uso e consumo”.

Il mese di maggio si chiude in bellezza con Alida Maria Altenburger von Markenstein und Frauenberg, nota come Alida Valli, attrice straordinaria e intensa che ha dato il suo splendido volto a personaggi indimenticabili.

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Queste sono le donne di maggio, messe una dopo l’altra, come le perle di una preziosissima collana:

“Il giardino era fiorito, tutte le porte erano aperte sul cielo azzurro di maggio.”

(Anna Maria Ortese)




ITALIA – Il suicidio seconda causa di morte per i giovani

In Italia il consumo di antidepressivi cresce. E se è difficile quantificare il peso della crisi economica, diversi soggetti le attribuiscono un ruolo importante nell’aumento dell’uso di questo tipo di farmaci. Nei primi otto mesi di quest’anno è salito del 3,2% rispetto allo stesso periodo del 2012; tra 2000 e 2011 le dosi assunte giornalmente sono più che quadruplicate. L’associazione pensionati Confesercenti, quella dei Contribuenti e la Società Italiana di Psichiatria puntano il dito contro la recessione.

E’ allarmante il dato diffuso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che rivela un aumento del 40% negli ultimi 7 anni di consumo di psicofarmaci tra i paesi occidentali. Il suicidio è la seconda causa di morte per i giovani italiani dopo gli incidenti stradali.




FRANCIA – Disoccupazione ai massimi storici: 2,845 milioni francesi senza lavoro

I sindacati hanno proclamato una settimana di “scioperi illimitati” con lo scopo di impedire l’approvazione della nuova legge sul lavoro proposta dal presidente della Repubblica Francois Hollande.

Della legge si parla da mesi e fin dall’inizio è stata osteggiata dalle organizzazioni dei lavoratori, ma nelle ultime settimane la tensione è arrivata a livelli non più controllabili. La legge, infatti, smantella moltissimi aspetti del diritto del lavoro che erano dati per acquisiti e rende più flessibile il mercato dell’impiego. La disoccupazione in Francia è arrivata ai suoi massimi storici. E questo è successo proprio sotto la presidenza Hollande le cui ricette economiche, evidentemente, non sono riuscite a dare una risposta convincente alla crisi.

I dati parlano chiaro: nel primo trimestre del 2012 i disoccupati erano 2,582 milioni che passano a 2,648 milioni nel secondo trimestre per iniziare un crescendo rossiniano. Nel secondo trimestre del 2014, a due anni dall’insediamento dell’ex segretario del partito socialista alla presidenza, erano arrivati a 2,790 milioni per poi raggiungere il picco nel quarto trimestre del 2015: 2,935. L’ultimo dato, relativo al primo trimestre del 2106, fissa il numero di francesi disoccupati a 2,845 milioni.

Di fronte a questi numeri la risposta dell’ex segretario del partito socialista francese, che ha tradizioni assai più “radicali” di quelle della sinistra italiana, ha proposto un ampliamento delle causali che rendono legittimo il licenziamento di tipo economico come, ad esempio, il calo di attività dell’impresa per la quale si lavora (calo degli ordini e delle vendite, per esempio) per tre trimestri consecutivi. Ma, in base alla legge, è possibile licenziare anche per riorganizzazione aziendale e per salvaguardare la competitività dell’azienda.




FRANCIA – Maltempo: aumentano i morti tra Francia, Germania e Belgio. Louvre chiuso

La piena della Senna ha raggiunto i sei metri. Secondo gli esperti, un picco massimo di 6,30-6-50 metri è atteso nel tardo pomeriggio. Un livello comunque inferiore agli 8,62 del 1910, quando il fiume esondò nella grande piena del secolo.
Il Premier francese Manuel Valls ha convocato una riunione interministeriale, mentre è stata attivata una cellula di crisi per coordinare la risposta alle inondazioni che colpiscono Parigi e tutto il Paese. “Il momento richiede vigilanza e attenzione – ha spiegato – tutti i servizi dello Stato sono mobilitati per far fronte a una situazione che, sfortunatamente, potrebbe prolungarsi”.

Intanto, nel Paese si contano già tre vittime, un uomo trascinato via dalla corrente mentre era a cavallo su un lungofiume a Yerres, 25 chilometri a sudest di Parigi, una donna di 86 anni ritrovata annegata a pochi passi dalla sua casa nella Seine-et-Marne e un’altra donna ritrovata morta annegata nel fiume Vernisson, nel Loiret. Ma il bilancio che, ha avvertito il ministro dell’Ambiente Segolène Royal, potrebbe rivelarsi più grave quando le acque si ritireranno.

Centinaia di abitanti sono stati intanto evacuati in diversi comuni dell’Ile-de-France. A Parigi anche il Grand Palais e la centralissima stazione della metro di Cluny/La Sorbonne, nei pressi della storica univeristà, sono stati chiusi, scrive il Parisien.fr.
Gli otto dipartimenti della regione dell’Ile-de-France e cinque dipartimenti della Valle della Loira centrali sono a livello di allerta inondazione: rosso per il dipartimento Seine-et-Marne e arancione per gli altri.

Al Louvre si lavora per spostare e mettere in sicurezza il patrimonio di opere di uno dei più importanti musei del mondo, minacciato dalla possibile esondazione della Senna. Altri musei e le istituzioni culturali sono stati chiusi in tutta la Francia, tra cui i rinomati castelli di Chambord e Azay-le-Rideau.

E’ stato ritrovato il corpo dell’uomo dato per disperso in Belgio, precisamente ad Harsin, nella provincia belga del Lussemburgo: si tratta di un sessantenne, sorpreso dall’acqua e dal fango mentre cercava di salvare i suoi alveari. La conferma arriva dal sindaco di Nassogne, uno dei villaggi maggiormente danneggiati dall’alluvione.




Donne estoni tra leggenda e realtà

di Livia Capasso

Tallinn, capitale dell’Estonia e suo principale porto, affaccia sul Mar Baltico, nel Golfo di Finlandia, quasi di fronte a Helsinki.

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L’etimologia del nome è ancora incerta, probabilmente deriva da Castrum Danorum, nome che la città aveva durante il periodo danese (1219-1346), e che tradotto in estone divenne Tannin lidna, poi abbreviato in Tallinn. Toompea è il nome della collina che si erge sul centro della città, col suo castello medioevale, sede del governo estone, con le ambasciate e le rappresentanze diplomatiche.

Tallinn è stata crocevia dei commerci dal Nord Europa alla Russia; i mercanti tedeschi ne fecero uno dei più importanti porti della Lega anseatica. Passata dal dominio danese, che convertì gli abitanti al cristianesimo, a quello svedese e poi a quello della Russia zarista, divenuta indipendente nel 1918, fu occupata dall’URSS nel 1944, e Tallinn divenne la capitale delle Repubbliche socialiste sovietiche estoni, che comprendevano la Lituania, l’Estonia e la Lettonia. Il periodo di occupazione sovietica, durato quasi cinquant’anni, terminò nel 1991, quando l’Estonia proclamò la propria indipendenza.

Benché nel corso della sua storia la città sia stata più volte attaccata, saccheggiata e assediata, e durante la seconda guerra mondiale anche pesantemente bombardata, la città vecchia medioevale mantiene intatto il suo fascino, ed è divenuta patrimonio dell’umanità dell’UNESCO nel 1997. Da visitare la chiesa di Sant’Olav, in stile gotico, fino al 1600 l’edificio più alto del mondo; il palazzo del Municipio, con la guglia del Vecchio Tommaso, risalente agli inizi del 1300, la chiesa medievale di San Nicola, oggi utilizzata prevalentemente come parte del Museo d’arte medioevale e come sala da concerti; il Duomo, cattedrale di Tallinn, dedicato a Maria Vergine; la cattedrale ortodossa dedicata ad Aleksandr Nevskij; la Colonna della Vittoria dell’Indipendenza dell’Estonia che sorge in piazza della Libertà. Notevoli anche la Cinta muraria, medioevale con torri di guardia, il Monastero domenicano e il Passaggio di Santa Caterina.

2_Passaggio S. Caterina

Fig. 2

Quest’ultimo (in estone: Katariina Käik) è un passaggio pedonale di origini medioevali, nel centro storico di Tallinn. È un tipico e caratteristico percorso pedonale, con la pavimentazione risalente all’epoca medioevale. È chiamato di Santa Caterina, in quanto conduce al monastero domenicano o di Santa Caterina, uno degli edifici più antichi della Città Vecchia. Da una ventina di anni ospita la Gilda di Santa Caterina: un insieme di botteghe di artigianato tradizionale che vendono oggetti di vetro, cappelli, piumini, ceramica, gioielli, seta dipinta a mano e altre merci.

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Fig. 3

Linda è un personaggio della mitologia finnica, sposa di Kalev e madre di Kalevipoeg; compare nel poema epico in lingua estone Kalevipoeg, redatto nell’Ottocento dallo scrittore Friedrich Reinhold Kreutzwald e pubblicato dal 1857 al 1861. Linda nacque da un uovo che la madre aveva trovato al pascolo assieme a un pulcino, che si trasformò in sua sorella Salme, e un corvo, che diventò una piccola serva. Sposò Kalev, da cui ebbe moltissimi figli, forti e coraggiosi come il padre; ma l’eredità delle sue virtù doveva essere destinata, per intero, a un solo figlio, e nessuno, per quanto avesse ricevuto dal padre la forza, sembrava degno di succedergli. In età molto avanzata Kalev chiamò la moglie per annunciarle una nuova maternità, un figlio che avrebbe ereditato tutto. Nella speranza di salvare l’ormai vecchio Kalev, Linda chiamò una coccinella e la mandò alla ricerca di un grande mago che potesse scongiurare la morte dello sposo, ma ben tre maghi predissero l’imminente morte di Kalev. Linda pianse il marito per sette giorni, poi lo seppellì in una fossa profonda, infine eresse un tumulo sulla cui sommità voleva trasportare un grande blocco di pietra, ma, mentre faticosamente saliva, cadde e la pietra rotolò alla base della tomba. Linda allora cominciò a piangere, e le sue lacrime divennero dapprima una pozza, poi uno stagno e infine un lago che oggi è individuato nel Lago Ulemiste presso Tallinn. Poco tempo dopo mise al mondo il figlio postumo di Kalev, e in suo onore lo chiamò Kalevipoeg ovvero “Figlio di Kalev”. Questi crebbe rapidamente e fu l’immagine del padre, ereditando tutte le sue virtù. Kalevipoeg è l’eroe nazionale estone. Si dice che la tomba di Kalev sia sulla collina di Toompea, che è sorta proprio dal mucchio di pietre trasportate da Linda.

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Fig.4

Elfriede Lender Amanda (nata Elfriede Meikov, Tallinn, 19 maggio 1882 – Stoccolma, 10 aprile 1974) è stata la fondatrice della prima scuola femminile estone.

Nata da famiglia operaia (suo padre era un sellaio, la madre si guadagnava da vivere cucendo), dopo aver studiato all’Alexander Gymnasium, si laurea all’Università di Tartu e diventa insegnante. Comincia a lavorare con bambini che avevano difficoltà di apprendimento e problemi con la disciplina. Sposa nel 1904 l’ingegnere Voldemar Lenderig, che nel 1906 diventa il primo sindaco estone di Tallinn. Elfriede deve però rinunciare al suo insegnamento perché allora le leggi non permettevano alle donne sposate di lavorare nella scuola pubblica. Nel 1907, a soli 25 anni, fonda l’Elfriede Lender Eragümnaasium, scuola secondaria per ragazze estoni, di studi umanistici. A quel tempo, c’erano solo le scuole tedesche, che fornivano l’istruzione scolastica secondaria, Elfriede Lender diede alle ragazze l’opportunità di studiare in estone anche nella scuola secondaria. Subito dopo l’apertura della scuola, purtroppo, arriva una battuta d’arresto. Poche sono le iscrizioni e i genitori considerano Elfriede troppo giovane e non credono in lei. Nel 1927 la scuola però raggiunge un livello di élite.

Nel 1944 Elfriede fugge in Svezia durante il periodo di occupazione tedesca. Qui scrive le sue memorie, pubblicate nel 1967. Muore all’età di 92 anni.

Nel 2006 le è stato dedicato un francobollo.

L’autore della targa commemorativa, di granito nero, con in rilievo il ritratto di bronzo, è lo scultore Aime Kuulbusch-Molder.

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Fig.5

ll Palazzo Kadriorg è un edificio in stile barocco petrino risalente al 1718: situato nell’omonimo parco di Kadriorg fu costruito per volere di Pietro il Grande in onore della moglie Caterina I di Russia da Gaetano Chiaveri, su progetto dell’architetto veneziano Nicola Michetti. Originariamente era chiamato Catherinethal (la Valle di Caterina); dopo la morte dello Zar Pietro, Caterina si mostrò disinteressata a questa proprietà, che entrò progressivamente nell’oblio. Con l’indipendenza dello stato, nel 1918, prese il nome estone di Kadriorg, utilizzato anche per il quartiere e il parco circostante. Il palazzo odierno è il risultato di drastici restauri ordinati da Nicola I di Russia nel 1827. Attualmente in parte è sede del Museo estone d’arte.

Sculture femminili si possono ammirare in giro per Tallinn.

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Fig.6

Il Russalka Memorial è un monumento in bronzo scolpito da Amandus Adamson nel 1902 a Kadriorg, in occasione del nono anniversario del naufragio della nave da guerra russa Russalka, o “Sirenetta”, affondata in Finlandia nel 1893. E ‘stato il primo monumento in Estonia realizzato da uno scultore estone. Raffigura un angelo che regge una croce ortodossa verso la direzione assunta dal naufragio. Il modello per l’angelo fu la governante dello scultore Juliana Rootsi.

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Fig.7

Eve (Hämarik) è una statua di donna nuda con la mano sulla testa. Secondo una leggenda, nei tempi antichi Eve (Hämarik= Crepuscolo) aveva il compito di mettere a riposo il sole ogni sera e Dawn invece doveva accendere la sua luce ogni mattina. Nei paesi nordici l’estate è il periodo delle notti bianche. In questo momento i due si incontrarono e si innamorarono. Il Creatore suggerì che si sposassero, ma gli amanti rifiutarono, sostenendo che il loro amore sarebbe rimasto in questo modo sempre fresco e nuovo. Il Creatore rispettò il loro desiderio e li benedì.

L’autrice della scultura è Mare Mikoff (Tallinn 1941). Mare ha studiato storia presso l’Università di Tartu e scultura presso l’Istituto Statale d’Arte Estone. Dal 2005 è docente di scultura presso l’Estonian Art Academy. Ha iniziato a impegnarsi attivamente nel campo delle arti nei primi anni ‘70, influenzata dalla pop art e dall’iperrealismo. Tra i suoi lavori più noti, oltre a questo di Eve nel centro di Viru, anche Nõmme Madre (1998) a Tallinn nel dstretto di Nõmme. Allo stesso tempo produce anche immagini digitali. Mostre personali hanno avuto luogo in Estonia, Austria e Russia, mostre collettive in Estonia, Cina, Lituania, Francia, Finlandia, Russia e molti altri paesi.

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Fig.8

Le Cariatidi sono 6 figure femminili sulla facciata del Tallinna Reaalkool (The Building of Tallinn Secondary Science School). Si intervallano tra ampie finestre e raffigurano varie discipline scolastiche, avendo in mano libri, scultura, tavolozza con pennello e altri attributi.

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Fig.9

La poeta estone Lydia Koidula è stata raffigurata sulle banconote da 100 korone.

Lydia Koidula (Vana-Vändra, 24 dicembre 1843 – Kronštadt, 11 agosto 1886) è considerata la prima autrice di poesia patriottica della letteratura estone. Figlia di Johann Voldemar Jannsen, attivo nel movimento nazionalista estone, fondatore del primo giornale in lingua estone e autore dell’inno nazionale estone, collaborò strettamente col padre, e fu una pioniera del giornalismo femminile estone. Non ebbe una produzione letteraria molto vasta, ma le sue raccolte di poesie Emmajöe Öpik (L’usignolo del fiume Emma) e Vaino-Lilled (I fiori del campo) sono ritenute la prima espressione di poesia patriottica estone.

Fu legata da una forte amicizia con Friedrich Reinhold Kreutzwald, l’autore del Kalevipoeg, il poema epico nazionale estone.

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Fig.10

Betti Alver (Jõgeva, 23 novembre 1906 – Tartu, 19 giugno 1989) è stata una delle poete estoni più importanti. Appartenuta alla prima generazione educata nelle scuole dell’Estonia indipendente, ha studiato a Tartu. Ha fatto parte dell’Arbujad (“Indovini”), un piccolo gruppo di poeti estoni. Dopo la guerra il marito Heiti Talvik è stato imprigionato dai sovietici ed è morto in Siberia. Per qualche decennio Betti è rimasta in silenzio come poeta, in segno di protesta contro il dominio sovietico, poi ha ripreso a scrivere nel 1960. Da segnalare in questo secondo periodo la raccolta del 1966 Tähetund o Starry Hour. Ha scritto anche romanzi e ha fatto il lavoro di traduzione. Nel centesimo anniversario della sua nascita le è stato dedicato un francobollo.

E per finire, sapevate che la nostra Ornella Muti è nata a Roma nel 1955 da padre napoletano, giornalista, e da madre estone, Ilse Renate Krause, scultrice?

 




ITALIA – Le Madri della Repubblica

Nel 1946, per la prima volta in Italia, si consentì alle donne l’esercizio del voto attivo e passivo, prima nelle elezioni amministrative di marzo e successivamente con il Referendum istituzionale monarchia-repubblica del 2 giugno. Il diritto di votare e di essere votate costituiva una reale svolta nell’Italia ferita e lacerata da anni di regime e di guerra: le donne potevano scrivere pagine nuove e significative della loro storia e della storia della nazione.
Le 21 neo-deputate elette, meno del 4% dell’intero Parlamento, hanno contribuito a fissare nella Carta Costituzionale principi fondamentali, nuove solide basi con cui ripartire e creare una nuova società, quella in cui viviamo.
Di certo l’apporto delle Madri della nostra Repubblica al riconoscimento del valore e della dignità del pensiero femminile e alla sua libera espressione è stato decisivo. Si devono al loro pensiero e alla loro determinazione l’art. 3 che disciplina il principio di uguaglianza, l’art. 37 che tutela il lavoro delle donne e dei minori, l’art. 29 che riconosce l’uguaglianza tra i coniugi, l’art. 30 che tutela i figli nati al di fuori del matrimonio, l’art. 51 che garantisce alle donne l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive.
Se alle idee dei Padri della Costituzione si è sempre dato il giusto riconoscimento, minor considerazione è stata rivolta alle Madri Costituenti: pochissimo spazio – se non silenzio assoluto – sui loro nomi nei libri di storia, negli articoli dei giornali, nelle trasmissioni televisive.

La stessa disattenzione emerge nelle intitolazioni stradali che indicano le figure degne di essere ricordate e celebrate e che concorrono a definire il volto di un popolo.

Nonostante il valore di quelle pagine di storia nazionale, le Costituenti non sono celebrate in tutti i comuni d’Italia e le vie loro dedicate costituiscono un interessante osservatorio della misoginia che ancora pervade il modo di pensare e di ricordare la storia.

Nilde Iotti, una delle cinque deputate che entrarono a far parte della Commissione dei 75 incaricata di formulare la proposta di Costituzione da dibattere e approvare in aula, è la più commemorata.
Vie, piazze e aree verdi la ricordano a Bellaria, Bologna, Calderara di Reno, Canicattì, Carbonia, Carpi, Colbordolo, Genazzano, Modica, Moncalieri, Monterotondo, Olbia, Ozzano dell’Emilia, Pescara, Pianezza, Piombino, Pomigliano d’Arco, Pontedera, Ravenna, Reggio Emilia, Ragusa, Rivalta, Roma, San Quirico d’Orcia…
É la sola Costituente ad aver ricevuto tante intitolazioni sul territorio nazionale.
In molti casi però, e questo vale per esempio per Roma, la sua figura si lega al ruolo successivo di prima donna a presiedere la Camera dei Deputati e a diventare la terza carica dello Stato. Nel 2007 venne inaugurato, dall’allora amministrazione capitolina, un viale all’interno del parco pubblico di Villa Celimontana. Nelle motivazioni presenti nella delibera della Giunta Comunale non si fa alcun accenno al suo impegno nella Commissione dei 75 e al ruolo svolto in quel primo fondamentale momento della vita nazionale. La scelta del luogo, suggestiva ma certamente un po’ appartata per una protagonista della Repubblica, appare legata più alla sfera privata che politica di Nilde Iotti che, nel verde del parco romano, amava passeggiare con Togliatti.

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Fecero parte della Commissione dei 75 anche Teresa Noce, Angelina Merlin, Angela Gotelli, Maria Agamben Federici (di cui si è parlato in un precedente articolo). Pur se in misura minore, anche loro sono ricordate in alcuni comuni italiani. Teresa Noce, militante insieme a Nilde Iotti nel PCI, è entrata nella memoria odonomastica con intitolazioni a Carpi, Lecce, Milano, Mosciano Sant’Angelo (TE), Pessano con Bornago, Pisa e Ravenna; Lina Merlin ha una piazza intitolata ad Adria, vie a Chioggia, Crotone, Ravenna, Rovigo, un giardino a Padova; Maria Agamben Federici strade a L’Aquila, suo luogo d’origine, a Monteleone Sabino e Perugia; una piazza è stata dedicata a Angela Gotelli a Varese Ligure, in provincia di La Spezia, e una via si trova nel paese di Albareto dove nacque nel 1905.

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Altre deputate sono ricordate qua e là in giro per l’Italia con intitolazioni spesso, ma non sempre, nei rispettivi luoghi natali: Adele Bei a Cantiano, Bianca Bianchi a Vicchio, Laura Bianchini a Castenedolo e a Brescia, Maria De Unterrichter Jervolino a Salerno, Angela Guidi Cingolani a Ravenna, Ottavia Penna a Caltagirone, Elettra Pollastrini a Rieti, Maria Maddalena Rossi a Codevilla…

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Tutti riconoscimenti giusti, anche se centellinati, che le relegano in ambiti locali senza alcuna prospettiva ampia e nazionale, loro che invece hanno difeso e immaginato un futuro nuovo per un’intera nazione.
Per altre non c’è spazio né memoria in alcuna città, grande o piccola, d’Italia.
È il caso di Maria Nicotera Fiorini, nata a Catania nel 1913 ed eletta nel gruppo parlamentare della DC, o di Nadia Gallico Spano, classe 1916 e deputata del PCI. Anche ad Angela Minella Molinari non hanno intitolato strade ma a Noli, in provincia di Savona dove si rifugiò nel ’42 con la madre e la sorella dopo i bombardamenti di Torino, le è stata dedicata una biblioteca.

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Fino a poco tempo fa anche Rita Montagnana non aveva ricevuto riconoscimenti odonomastici. Ma qui comincia una nuova storia.

Nell’estate dello scorso anno la Giunta del Comune di Roma ha deliberato l’intitolazione di 7 nuovi percorsi ciclopedonali ad altrettante Madri costituenti, fra queste proprio Rita Montagnana che nella capitale ha a lungo vissuto come parlamentare del PCI e fondatrice dell’UDI. Insieme a lei sono state ricordate Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Angelina Merlin, Teresa Noce, Maria Maddalena Rossi e Elettra Pollastrini.

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La delibera è stato l’atto conclusivo del concorso Sulle vie della parità @ Roma, organizzato da Toponomastica femminile in collaborazione con Legambiente e il Comune di Roma, che ha dato vita a un interessante laboratorio di collaborazione fra istituzioni scolastiche e istituzioni politico-amministrative. La proposta di commemorare nell’odonomastica cittadina le sette deputate è partita dalle alunne e dagli alunni di una scuola romana ed è stata accolta dal Comune di Roma, che ha avviato le procedute tecniche per le intitolazioni di sette tratti consecutivi della pista ciclabile di Monte Mario. Le targhe stradali sono state affiancate da pannelli esplicativi sui quali sono trascritte le biografie redatte dalle/dagli studenti: un’interessante opportunità di rileggere la storia nazionale attraverso uno sguardo di genere.




FRANCIA – I sindacati non mollano: scioperi a oltranza fino al ritiro della legge

I sindacati francesi hanno deciso un’altra tornata di scioperi, il 26 maggio e il 14 giugno per protestare contro le riforme del lavoro adottate dal governo. Lo hanno comunicato sette sindacati transalpini in una nota.
Si tratta di Cgt, Fo, Fsu, Solidaires, Unef, Unl, Fidl che hanno proclamato una “giornata nazionale” di scioperi il 26 maggio e una mobilitazione a Parigi per il 14 giugno, nel giorno in cui il Senato discuterà la questione.
Il disegno di legge del lavoro ha dato origine a molteplici proteste in tutto il paese negli ultimi mesi. Tra le riforme proposte dal governo del primo ministro Manuel Valls l’aumento dell’orario di lavoro giornaliero e la semplificazione delle procedure di licenziamento.

Secondo la polizia, sono 128.000 le persone che hanno manifestato contro il contestato provvedimento approvato dal governo di Manuel Valls. La Confédération générale du travail, la principale sigla sindacale, parla invece di 400.000 manifestanti in tutto il Paese. Partito da Place de la Nation poco prima delle 14:30, il corteo parigino è arrivato a metà pomeriggio su Place d’Italie. Simili manifestazioni si sono tenute in altre città del Paese come a Rennes o Nantes dove non sono mancati gli scontri. Il premier Manuel Valls aveva chiesto ai sindacati di “interrogarsi sulla pertinenza” di alcune manifestazioni, dopo gli incidenti avvenuti ieri in occasione della protesta delle forze dell’ordine contro “l’odio nei confronti della polizia”; il governo ha inoltre reso noto di essere disposto a intervenire per sciogliere i presidi di blocco attorno a porti, raffinerie e aeroporti. I sindacati hanno ribattuto che “non è possibile impedire alla democrazia di esprimersi perché vi sono stati dei problemi a margine delle manifestazioni. La mobilitazione, lungi dall’affievolirsi, proseguirà e aumenterà fino al ritiro del progetto di legge di riforma del lavoro”. Ma il presidente François Hollande è stato categorico: la legge passerà, come ha ribadito martedì ai sindacati che ritengono il provvedimento troppo favorevole alle imprese e con meno garanzie per i dipendenti.




ITALIA – Strasburgo processa l’Italia. Primo rinvio dell’udienza Ilva

La Corte europea dei Diritti dell’uomo accusa lo Stato italiano di non aver protetto la vita e la salute di 182 cittadini. Primo rinvio,invece, per il dibattimento in Corte d’Assise. Prossima udienza il 14 giugno. Sono 44, tra persone fisiche e società, gli imputati alla sbarra nel processo per disastro ambientale. Molti gli «eccellenti».

Il processo sul presunto disastro ambientale prodotto dall’Ilva di Taranto subisce il primo rinvio. Per un difetto di notifica evidenziato dall’avvocato di un funzionario dell’azienda, la Corte d’Assise di Taranto presieduta dal giudice Michele Petrangelo, dopo una camera di consiglio durata tre ore, ha aggiornato il dibattimento al prossimo 14 giugno. A dire il vero il processo nei giorni scorsi ha rischiato un altro stop, a fronte della ricusazione del giudice Petrangelo da parte di uno degli imputati, l’ex assessore provinciale all’Ambiente Michele Conserva. Il cui avvocato aveva posto eccezione di legittimità, in quanto Petrangelo e il giudice a latere Fulvia Misserini avevano fatto parte in passato del collegio del Riesame che in due momenti diversi, aveva respinto i ricorsi presentato dallo stesso contro il suo arresto avvenuto il 26 novembre del 2012.

Lo scorso dicembre il processo sull’Ilva, iniziato il 20 ottobre, dopo due udienze tornò all’udienza preliminare, in quanto la Procura aveva sollevato eccezione di nullità per un errore procedurale. Ovvero la mancata indicazione nel verbale del difensore d’ufficio per dieci imputati sprovvisto in quella occasione del legale di fiducia. Dopo il nuovo rinvio a giudizio di tutti gli imputati deciso lo scorso 29 febbraio, ieri è iniziato il nuovo dibattimento nell’aula «Enrico Alessandrini» del tribunale di Taranto.

Sono 44 tra persone fisiche e società gli imputati di quello che viene definito il più grande ed importante processo per disastro ambientale in Italia e in Europa. Tra gli imputati eccellenti ci sono i fratelli Fabio e Nicola Riva, l’ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, l’ex presidente della Provincia Gianni Florido, l’ex responsabile dei rapporti istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, gli ex direttori di stabilimento Luigi Capogrosso e Adolfo Buffo, l’ex direttore di Arpa Puglia Giorgio Assennato, e il deputato di Sel (ex assessore regionale) Nicola Fratoianni. L’elenco delle contestazioni comprende, tra gli altri, i reati di associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento delle acque o di sostanze alimentari, concussione aggravata, corruzione in atti giudiziari, getto pericoloso di cose, omissione di atti di ufficio, omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro e due omicidi colposi.

In aula era presente anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Il governatore ha dichiarato di aspettarsi che il processo faccia giustizia e soprattutto sveli la verità sulle vicende Ilva. Durante l’udienza si è affacciato anche l’ex storico procuratore di Taranto, Franco Sebastio, che ha guidato il pool che ha condotto l’inchiesta. L’aula non è riuscita a contenere tutte le parti processuali e il pubblico, davanti alla Corte d’Assise. Anche oggi alcune decine di nuove costituzioni di parti civili (oltre mille quelle già accettate), tra cui quella dell’Asl di Taranto, sono state presentate: contro le quali l’avv. Annicchiarico, difensore di Nicola Riva, ha presentato eccezione di nullità perché si tratta di richieste di costituzione in giudizio non presenti nell’atto di citazione del nuovo processo. L’unico imputato presente in aula è stato l’avv. Francesco Perli, uno dei legali della famiglia Riva ai tempi della gestione dell’Ilva.

E proprio nella giornata di ieri, è arrivata da Strasburgo la notizia che lo Stato italiano è formalmente sotto processo di fronte alla Corte europea dei diritti umani, con l’accusa di non aver protetto la vita e la salute di 182 cittadini di Taranto dagli effetti negativi delle emissioni del siderurgico tarantino. La Corte ha infatti ritenuto sufficientemente solide, in via preliminare, le prove presentate, e ha così aperto il procedimento contro l’Italia. A rivolgersi a Strasburgo sono stati, nel 2013 e nel 2015, 182 cittadini che vivono a Taranto e nei comuni vicini. Il primo gruppo di 52 persone, ha presentato ricorso attraverso il comitato cittadino Legamjonici, mentre il secondo di 130 è capeggiato dall’attuale consigliere comunale di Taranto, Lina Ambrogi Melle, dei Verdi.




ITALIA – Passeggiata parmense tra donne e democrazia

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FOTO 1 – Pianta di Parma

Dalle “fattrici di figli” di mussoliniana memoria alle partigiane, dalle cittadine del 2 giugno 1946 alle femministe degli anni Settanta, la voce delle donne è ciò che più di ogni altra ha saputo cambiare la nostra società, distruggendone la millenaria struttura patriarcale e affermando l’ineludibilità del tema del diritto, di ogni diritto. Nessuna trasformazione è stata capace di tanta profondità e nessuna ha segnato così tenacemente il nostro vivere quotidiano.

Ma il tempo delle donne non si è concluso: se è vero che lo stato di minorità politica di una categoria maggioritaria di cittadini costituisce il segno più visibile e certo dei limiti della democrazia reale, siamo sicuri che il cammino delle donne nella storia della democrazia italiana sia terminato?

Il 2 giugno 1946 non è stato una conquista ma il punto di partenza di un cammino che non si è esaurito e che non si concluderà finché non saranno le donne a conquistarsi piazza, voce, spazi e diritti.

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FOTO 2A – Strade femminili di Parma

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FOTO 2B – Strade femminili di Parma

Domenica 22 maggio il Centro Studi Movimenti di Parma organizza una passeggiata cittadina per riportare allo scoperto un suo percorso storico tra donne e democrazia.

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FOTO 3 – Manifesto ONMI

Via Costituente 4b – Sede dell’ONMI – Fine anni Venti. Anche a Parma trovò sede l’ONMI (Opera nazionale maternità e infanzia) con cui il fascismo offriva assistenza a madri e bambini in difficoltà, ribadendo la centralità, nella sua politica sessuale e famigliare, della donna “fattrice di figli”, “macchina di riproduzione”, “genitrice della razza”. E restaurando, così, l’ordine nei rapporti tra i sessi messi a soqquadro dalla guerra e dalle turbolenze sociali degli anni successivi. «Donne italiane: voi dovete essere le custodi dei focolari» (Benito Mussolini, discorso alle donne, 20 giugno 1937)

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FOTO 4 – Portici del grano

Piazza Garibaldi – Sotto i Portici del grano, una lapide ricorda il “contributo” delle donne parmensi alla Resistenza, un contributo definito silenzioso, come se l’agire senz’armi di migliaia di donne tra il 1943 e il 1945 potesse rientrare nel sommesso silenzio domestico. E in effetti, per la maggior parte – anche per molte di coloro che imbracciarono le armi – fu proprio così e quel mondo nuovo oltre la vittoria e oltre il fascismo rimase lontano, oltre l’obbedienza che ogni donna doveva all’uomo che le stava a fianco. Ancora da conquistare.

Via Petrarca – Sede dell’UDI – Finita la guerra per molte donne fu impossibile rinchiudersi in casa: tutto ciò che era successo aveva fatto emergere in loro, chiaro e forte, non solo un nuovo senso di sé ma anche del proprio ruolo sociale e politico. Prima i Gruppi di difesa della donna, poi l’Unione donne italiane: luoghi in cui ritrovarsi per organizzarsi e partecipare a quel nuovo mondo tutto da pensare e costruire; per discutere, confrontarsi e diventare cittadine.

FOTO 6. Battaglie UDI

FOTO 5 – Battaglie UDI

Borgo S. Anna – Qui abitava Anna Menoni, partigiana e prima donna, insieme a Giuseppina Rivola, ad essere eletta in consiglio comunale a Parma nell’aprile 1946. Una delle tante donne eroiche che hanno dovuto farsi spazio in istituzioni totalmente e storicamente maschili, che hanno dovuto forzarsi per prendere parola in un mondo in cui le donne tacevano, insistere per farsi ascoltare, scontrarsi con il pregiudizio diffuso secondo il quale le donne non erano capaci di occuparsi di politica.

FOTO 7. Il primo voto

FOTO 6 – Il primo voto

Piazza Duomo – Dopo gli entusiasmi iniziali, un nuovo clima, gelido e diffidente, si abbatté sull’Italia dell’immediato dopoguerra. E anche l’entusiasmo femminile ne subì i contraccolpi, con divisioni e prese di distanza che separarono le donne. Alcune di loro, le cattoliche legate alla Democrazie cristiana, uscirono dall’Udi e costituirono una loro organizzazione, il CIF (Centro italiano femminile).

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FOTO 7 – Piazza Duomo

Teatro Regio: Al Ridotto del teatro, nell’immediato dopoguerra, l’Udi chiamava a raccolta le donne di Parma per la festa dell’8 marzo. Giornata di festa legata, nel nostro immaginario, al sacrificio di un centinaio di operaie americane di inizio secolo. Una leggenda che corrisponde ad un visione precisa del mondo femminile e del suo ruolo nella storia, il racconto di un capitalismo feroce ma remoto e di un mondo femminile in quanto vittima, di cui ricordare il sacrificio, il martirio. Ma l’idea di una giornata internazionale della donna che Clara Zetkin nel 1910 lanciò durante la seconda conferenza internazionale delle donne socialiste, in realtà, non aveva nulla a che fare col martirio o col sacrificio quanto, invece, con la rivendicazione di diritti e giustizia, voto e lavoro, libertà e autonomia.

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FOTO 8 – Teatro Regio

Via XX settembre – Al numero 31, nel 1979, aprì la Biblioteca delle donne. Era un luogo collettivo, in cui il tempo e i mezzi erano adeguati allo stare insieme, vedersi, ascoltarsi, parlarsi, mettersi in relazione, un luogo in cui affermare i propri desideri, confrontarsi sul mondo e su come poterlo cambiare… Anche perché furono queste donne, le loro mobilitazioni, il loro scendere in piazza, i loro no, la loro determinazione, a cambiare davvero – e profondamente – la nostra società, le nostre leggi, mentalità, usanze e tradizioni. Più di qualsiasi altra cosa.

FOTO 10. Manifestazione

FOTO 9 – Manifestazioni




ITALIA – Targhe femminili a Pinerolo e nelle Valli valdesi

Pinerolo, meno di quaranta chilometri da Torino, quasi 36000 abitanti. Tra i palazzi dignitosi, sotto i portici pulitissimi, nel fascinoso centro storico, nei viali che conservano il ricordo di un’aristocratica eleganza circola un’aria un po’ d’antan, di chi non ha bisogno di mostrarsi troppo alla moda.

Porta del Piemonte, ha sempre avuto un rapporto stretto ma non facile con la Francia e dell’ingombrante vicina si scoprono facilmente i segni passeggiando nel centro dove, per esempio, è facile imbattersi in iscrizioni nella lingua d’Oltralpe.

Della sua storia millenaria fa parte il rapporto privilegiato con tre valli del suo circondario, la Val Pellice, la Val Germanasca e la Val Chisone, abitate da secoli da una popolazione di religione protestante: i Valdesi. Perseguitati prima e confinati poi a lungo nel loro ghetto alpino, dopo l’editto di Carlo Alberto, che ne sanciva la liberazione, molti scesero a Pinerolo. Ne segnalano la presenza i tanti cognomi tronchi che si leggono nelle insegne dei negozi e sulle targhe dei professionisti.

Nella storia di Pinerolo e del suo circondario sono poche le figure femminili salvate dall’oblio. Indubbiamente il taglio storico del passato, incentrato sul maschile, non ha aiutato le donne a mettersi in evidenza; e per quanto riguarda le donne valdesi, è stato notato che la loro è una esperienza corale, che ha lasciato poco spazio all’emergere di singoli personaggi. Pertanto se qualcuna, nonostante tutto, si è meritata uno spazio nella toponomastica, l’impresa o la vicenda che la vide protagonista doveva avere veramente qualcosa di sensazionale.

Un paio di personaggi storici del Medioevo presenti nell’odonomastica pinerolese sono donne. La prima, in ordine di tempo, è Adelaide di Torino (1016- 1091), marchesa di Torino e Susa, che andò sposa a un Savoia, e fu proprio questo matrimonio che diede origine all’influenza dei Savoia in Piemonte. Sopravvissuta al marito e pure ai figli, esercitò il potere praticamente fino alla morte, rivelando capacità politiche non comuni. Fu temuta dagli avversari e amata dal popolo, incoraggiò le arti e fondò chiostri e monasteri, come quello di Santa Maria Assunta ad Abbadia Alpina, che ora fa parte del comune di Pinerolo: proprio in questa località si trova infatti la targa che le è stata dedicata.

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L’altra figura femminile che ricorda la storia medievale della cittadina è quella di Margherita d’Acaia, che a Pinerolo nacque nel 1390. La via a lei intitolata si trova nella periferia Nord, in una zona di nuova costruzione. Margherita, figlia di Amedeo di Savoia principe d’Acaia, divenuta poi per matrimonio marchesa del Monferrato, rimasta vedova si ritirò con parecchie giovani donne di nobili origini in un palazzo di Alba, per condurvi vita monacale, prima come terziaria domenicana e poi come monaca, fino alla sua morte che avvenne nel 1464. La Chiesa cattolica l’ha elevata al rango di Beata.

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Un personaggio storico entrato per i propri meriti nella leggenda è quello di Ortensia di Piossasco, moglie di Carlo, conte di Rivara, governatore di Pinerolo sul finire del XVI secolo. Le cronache la descrivono come una donna molto attiva che collaborava intensamente con il marito, sostituendosi a lui quando doveva assentarsi, come nella notte del 25 settembre 1592, quando Ortensia sventò un assalto ai bastioni della città da parte delle truppe francesi, dando subito l’allarme e accendendo, secondo la tradizione, lei stessa i cannoni. A seguito di questo avvenimento la sua figura, probabilmente già popolare, assunse tra i suoi concittadini sempre più le connotazioni di eroina guerriera, a scapito forse della sua personalità storica. La romantica via acciottolata che la ricorda parte da piazza Santa Croce, nel centro storico, e sale verso la collina di San Maurizio, dove sorgeva parte dei bastioni della città, difesi da Ortensia con tanta determinazione.

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Giulia Molino Colombini invece, bella figura di donna del Risorgimento, letterata e pedagoga (1812 -1879), si spese per promuovere il ruolo femminile nella società. Torinese di nascita, di buona famiglia borghese, sposò il medico condotto di Miradolo, frazione del Comune di San Secondo di Pinerolo. Vedova in giovane età, rimase a vivere nel piccolo centro ma non si isolò, anzi: attenta ai suoi tempi, prese a interessarsi all’emancipazione femminile e alla politica e a occuparsi di pedagogia. La sua casa di Miradolo diventò un cenacolo letterario frequentato da intellettuali come Gioberti, Pellico, Tommaseo e Mamiani. Le è stata intitolata una via in un quartiere periferico della città, dove un gruppo di palazzine di nuova costruzione si affianca a una zona dove sorgono fabbriche in parte ristrutturate.

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Non un’area di circolazione, ma una scuola di Pinerolo è stata dedicata alla memoria di Lidia Poët, valdese della Val Germanasca (1855- 1949), che fu la prima donna a laurearsi in giurisprudenza, ma non poté mai esercitare la professione di avvocata. Infatti, a causa del suo sesso le fu negata l’iscrizione all’Albo degli avvocati di Torino, anche se aveva superato brillantemente l’esame di abilitazione e svolto il prescritto periodo di praticantato nello studio di un collega a Pinerolo. Soltanto nel 1920, a sessantacinque anni, Lidia Poët poté fare ingresso nell’Ordine grazie a una legge del 1919 che aveva aperto alle donne tutte le carriere professionali, tranne la Magistratura.

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Ancora in un quartiere periferico di nuova costruzione, tra villette e piccoli condomini, si trova la via che la città ha recentemente dedicato a un’illustre concittadina, Noemi Gabrielli (1901- 1979), che durante la guerra aveva avuto un ruolo rilevante nel mettere in salvo il patrimonio artistico dei Musei piemontesi. Profonda conoscitrice del patrimonio artistico piemontese e attenta ai problemi della tutela (fondamentali ancora oggi i suoi volumi sulla pittura romanica in Piemonte e sull’arte a Casale Monferrato) nel 1952 fu nominata Soprintendente per i beni storici, artistici ed etnoantropologici del Piemonte. Seguì direttamente importanti restauri e fu coinvolta a pieno titolo nei grandi appuntamenti scientifici organizzati negli anni ’50 e ’60.

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È praticamente un parcheggio il Largo Staffette partigiane, all’estrema periferia Est della città, che ricorda collettivamente le tante donne il cui ruolo di portaordini e supporto logistico fu di fondamentale importanza per l’azione dei combattenti.

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Una di loro, la ventottenne Jenny Cardon Peyronel, nata a Torre Pellice nel 1917, moriva durante l’ultimo combattimento con le truppe della Repubblica di Salò, mentre portava ordini a una postazione partigiana. Medaglia di bronzo alla memoria, la sua città le ha dedicato una via.

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Nelle Valli valdesi, oltre a Torre Pellice, anche il comune di Pomaretto ha ritenuto di dover ricordare l’opera delle donne. Sono due, anzi, le targhe femminili di questo piccolo e grazioso centro posto all’imbocco della Val Germanasca. Una è stata deliberata per onorare la bella figura di Charlotte Peyrot (1764- 1841), che riuscì a coinvolgere le comunità protestanti d’Oltralpe per realizzare il suo sogno di costruire un ospedale per i Valdesi: questi, infatti, quando venivano ricoverati negli ospedali cattolici subivano forti pressioni perché abbandonassero la loro fede. Il primo nucleo di quello che sarebbe diventato l’Ospedale Valdese di Torre Pellice sorse nel 1826 per merito di questa donna di eccezionale energia.

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L’altra targa femminile di Pomaretto è Piazza delle Diaconesse. Le diaconesse erano donne valdesi che consacravano la loro vita al servizio degli orfani, degli anziani, dei malati e venivano impiegate negli orfanotrofi, nelle case di riposo, negli ospedali. L’istituzione, che affonda le sue radici in un’usanza dei primi secoli del cristianesimo, fu riportata in auge nel mondo protestante nel sec. XIX, ma oggi si può oggi considerare superata. L’intitolazione di Pomaretto sembra rendere in qualche modo onore alla funzione esercitata in passato da queste donne e, nello stesso tempo, prendere atto della loro scomparsa.

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