ITALIA – Le indagini del disastro ferroviario tra Andria e Corato

I vertici di Ferrotramviaria sono indagati dalla Procura di Trani per il disastro ferroviario del 12 luglio tra Corato e Bari in cui sono morte 23 persone e altre 52 sono rimaste ferite. Ferrotramviaria è la società privata che gestisce la linea su cui si è verificato il disastro. I nuovi indagati sono il direttore generale di Ferrotramviaria, Massimo Nitti, il direttore di esercizio delle Ferrovie del Nord Barese (Ferrotramviaria), Michele Ronchi, e la presidente e legale responsabile di Ferrotramviaria Gloria Pasquini. I reati ipotizzati sono: disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni personali colpose plurime. “Siamo pronti a dare tutti i chiarimenti necessari e a fornire la massima collaborazione possibile ai magistrati inquirenti”. Lo ha detto l’avvocato Michele Laforgia, difensore dei vertici di Ferrotramviaria indagati nell’inchiesta sul disastro ferroviario in Puglia. Laforgia, che ha depositato questa mattina in procura a Trani la nomina a difensore di fiducia, ha sostenuto che l’iscrizione dei vertici dell’azienda è un “atto dovuto” anche in conseguenza del fatto che alcuni dipendenti dell’azienda sono morti nello scontro tra i due treni. Indagato anche capotreno sopravvissuto Nicola Lorizzo, il capotreno sopravvissuto allo scontro tra convogli in Puglia, è indagato dalla procura di Trani. Lorizzo, ricoverato all’ospedale di Bari, martedì era il capotreno del regionale 1021, il treno partito dalla stazione di Andria. Sono dunque sei le persone indagate nell’inchiesta per disastro ferroviario colposo e omicidio colposo plurimo. Oggi la consegna delle salme alle famiglie Saranno riconsegnate alle famiglie oggi pomeriggio 20 delle 23 salme delle vittime dell’incidente ferroviario avvenuto martedì scorso vicino Andria e che si trovano nell’istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari. Le altre tre – quelle dei ferrovieri Pasquale Abbasciano, Luciano Caterino e Albino De Nicolo – saranno invece consegnate ai parenti entro questa sera: sui loro corpi sono in corso gli esami autoptici effettuati dal direttore dell’Istituto, Francesco Introna. I funerali per venti delle vittime saranno celebrati domattina alle 11 nel palazzetto dello sport di Andria. Lunedì interrogatorio per i primi due indagati Saranno interrogati lunedì mattina i due capistazione della Ferrotramviaria, in servizio ad Andria e Corato, indagati dalla Procura di Trani nell’ambito dell’inchiesta sul grave incidente ferroviario del 12 luglio costato la vita a 23 persone. Vito Piccarreta, 57 anni di Corato, e Alessio Porcelli, 62 di Trani, che rispondono di omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario, saranno ascoltati dai pm della Procura di Trani, assistiti rispettivamente dagli avvocati Leonardo De Cesare e Massimo Chiusolo. De Cesare, intanto, ha voluto precisare che Piccarreta, del quale sono apparse dichiarazioni nei giorni scorsi,á”non ha mai rilasciato dichiarazioni perché è molto molto addolorato, anche perché molte delle vittime erano persone di sua conoscenza”. Domani i funerali ad Andria, bandiere a mezz’asta in Italia I funerali delle vittime del disastro ferroviario si terranno domani mattina alle 11 ad Andria In segno di lutto bandiere a mezz’asta sugli edifici pubblici dell’intero territorio nazionale. Lo annuncia una nota della presidenza del Consiglio. 10 mln a famiglie in Dl Enti Locali Via libera del governo e della commissione Bilancio, all’unanimità, alla proposta Boccia per gli aiuti alle famiglie. Lo prevede un emendamento al Dl Enti Locali depositato dal relatore Misiani e votato all’unanimità in commissione Bilancio che autorizza una spesa di 10 milioni “in favore delle famiglie delle vittime” e “di coloro che a causa del disastro hanno riportato lesioni gravi e gravissime”. A ogni famiglia andranno non meno di 200 mila euro, spiega l’emendamento.




ITALIA – Indagini in corso per il disastro ferroviario tra Bari e Barletta

La regione Puglia si è stretta intorno alle famiglie delle vittime del disastro ferroviario avvenuto il 12 luglio lungo la linea che collega Barletta a Bari. Il bilancio dello scontro frontale tra i due treni è stato pesantissimo, 23 persone hanno perso la vita e 52 sono rimaste ferite. Un incidente che si sarebbe potuto evitare, se si fosse provveduto a dotare quella tratta di un moderno  sistema automatico di supervisione, al posto del cosiddetto “blocco telefonico” che veniva utilizzato da oltre sessant’anni.
Erano anche previsti dei lavori dal 2008 di ampliamento della linea ferroviaria che prevedevano il raddoppiamento del binario, in origine il collaudo sarebbe dovuto avvenire già nel 2015, ma nel corso degli anni si sono registrati dei ritardi che hanno portato allo slittamento dell’inizio dei lavori e della presentazione delle offerte inerenti la gara d’appalto con scadenza il 19 luglio.
Le indagini atte ad individuare i colpevoli dell’accaduto sono in corso e il procuratore di Trani Francesco Giannella ha affermato: “L’errore umano c’è stato ma chiudere la vicenda così è riduttivo”.
Il presidente del consiglio Matteo Renzi ha dichiarato:”La strage dei treni in Puglia ha scosso molti di noi, ma ha soprattutto distrutto la vita di oltre venti famiglie. I giudici indagano come è giusto sulle cause. Da parte mia ho volutamente scelto di evitare con cura ogni polemica: non è il tempo delle accuse, non è il tempo degli sciacalli. Lasciamo che i magistrati facciano il loro lavoro, punto”.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ieri ha incontrato presso il policlinico di Bari i parenti delle vittime e i feriti assicurando loro che giustizia sarà fatta.
I pugliesi in questi giorni hanno dato grande prova di solidarietà, rispondendo all’appello della regione Puglia di donazione del sangue, recandosi in massa nei vari centri di raccolta, alcuni hanno pazientemente atteso per ore e in 4 giorni sono state raccolte quasi 3000 sacche di sangue, inoltre la Croce Rossa Italiana ha fornito un servizio di supporto psicologico ai feriti e ai familiari delle vittime.




FRANCIA – Tre giorni di lutto nazionale per la strage di Nizza

Terrore e strage a Nizza, durante la festa del 14 luglio. Un camion a 80 km all’ora ha falciato la folla: 84 morti, molti bambini e adolescenti. E il bilancio potrebbe salire ulteriormente. Il procuratore, Francois Molins, ha riferito di 202 persone ferite, 52 in condizioni gravissime e 25 in rianimazione.

Anche tra i feriti tanti bambini, diversi di loro lottano tra la vita e la morte. Due sono deceduti questa mattina dopo un intervento chirurgico. Molti italiani risultano ancora dispersi. La Farnesina è al lavoro. Identificato l’attentatore, che è stato ucciso: Mohamed Lahouaiej Bouhlel, un franco-tunisino di 31 anni. Era depresso per il divorzio. Noto alla polizia per violenze e uso di armi, era stato in libertà vigilata, ma non risultano legami con il terrorismo. Secondo fonti tunisine invece l’attentatore sarebbe un tunisino emigrato con il padre estremista islamico. Media francesi riferiscono che sarebbe stata fermata la moglie e che nella casa del killer non sono state trovate né armi né esplosivi . Sempre secondo i media francesi il killer avrebbe beffato i servizi di sicurezza della Promenade des Anglais fingendosi un fornitore di gelati.

Gravissimo un italiano. Andrea Avagnina, 53 anni, consigliere comunale di S. Michele di Mondovì (Cuneo), uno degli italiani coinvolti  che mancano all’appello, è stato trovato dai familiari e ricoverato all’ospedale Pasteur di Nizza. Non si hanno ancora notizie, invece, della moglie, Marinella Ravotti, 55 anni, dipendente dell’Asl. La coppia era in vacanza dall’inizio della settimana nella ‘capitale’ della Costa Azzurra, dove è proprietaria di una casa.

La prima vittima dell’attentato terroristico è una donna musulmana, Fatima Charrihi, madre di sette figli. Lo riporta l’Express citando il figlio della donna che la definisce “una vera musulmana”. “Indossava il velo, praticava l’islam vero, non quello dei terroristi”, ha raccontato. L’Express pubblica anche la foto del permesso di soggiorno della famiglia. Secondo il figlio la donna è la prima vittima perche’ “prima di lei non c’erano altri cadaveri”.

C’è anche un bambino svizzero tra le vittime, oltre a una ticinese 54enne. Lo riferisce un comunicato delle autorità elvetiche citato dall’agenzia di stampa svizzera Ats.

L’attentato di Nizza, “anche se non è stato ancora rivendicato, corrisponde esattamente agli appelli di omicidio delle organizzazioni terroristiche islamiche diffusi sulle loro riviste” e sui media, ha detto il procuratore Francois Molins.




ITALIA – Regine in città: Elena di Savoia

di Livia Capasso

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FOTO1. Comiso. Foto di Rosa Perupato

Completamente diversa è la figura della nuora di Margherita, la regina Elena. Mentre Margherita amava la vita di corte, i balli, il lusso, i gioielli, Elena era schiva, riservata e amava la sua privacy.

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FOTO2. Martina Franca. Foto di Anna Basile

Jelena Petrovic era chiamata la pastora, perché era nata nel 1873 a Cettigne, un grosso borgo fra le montagne montenegrine abitato per lo più da pastori, figlia del futuro re del piccolo regno del Montenegro, Nicola I.

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FOTO3. Sapri. Foto di Rita Ambrosino

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FOTO4. Trapani. Foto di Giuliana Cacciapuoti

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FOTO5. Gradisca. Foto di Marta Conte

Aveva studiato in un collegio di Pietroburgo. Fu la regina Margherita ad appoggiare la sua candidatura a sposa del figlio. Il matrimonio fu celebrato il 24 ottobre 1896 in Santa Maria degli Angeli. Furono nozze ricche ma non sfarzose.

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FOTO7. Taranto. Foto di Virginia Mariani

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FOTO8. Bomarzo. Foto di Giancarlo Bronzetti

Elena assisteva il marito in tutto, gli faceva da traduttrice per il russo, il serbo e il greco moderno; aveva anche imparato il piemontese, per capire il marito quando le si rivolgeva in dialetto. La sua semplicità e il poco interesse che nutriva per i fasti del regno lasciavano perplessa la regina Margherita che, invece, aveva dedicato tutta la sua vita alla regalità.

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FOTO9. Trussardi_Ritratto Regina Elena

Giovanni Trussardi Volpi nel ritratto che le fece, nel 1910, mette in evidenza la riservatezza, l’austerità di Elena. Dal matrimonio nacquero cinque figli: Jolanda, poi la sfortunata Mafalda, quindi l’erede Umberto, infine Giovanna e Maria. Elena, cosa riprovevole per la suocera, si dedicava alla cura del marito, dei figli e della casa. Preferiva gli arredi moderni, semplici e funzionali, ai mobili antichi e austeri che riempivano i palazzi di famiglia.

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FOTO10. Edoardo Gioja. Ritratto

Il ritratto che ne fa il pittore verista Edoardo Gioja presenta la regina a figura intera in una posa ufficiale, fiera nel portamento. Siamo nel 1913 e il Liberty detta legge: i vestiti non sono più rigidi, gonfi e inamidati, ma le stoffe morbide le accarezzano il corpo.

Chiamava ad alta voce il personale da una camera all’altra, indossava il grembiule per dirigere le cameriere; insegnava alle figlie a cucire, a lavorare a maglia, a fare i dolci; faceva venire regolarmente una sartina a palazzo per riadattare i vestiti suoi e quelli delle figlie.

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FOTO 11. Ritratto3

Per il tragico terremoto di Messina del 1908, si dedicò personalmente ai soccorsi; durante la prima guerra mondiale Elena fece l’infermiera a tempo pieno e trasformò il Quirinale in un ospedale.

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FOTO12. Roma. Ospedale Regina Elena

Ancora oggi molti ospedali e reparti ospedalieri portano il suo nome. E’ nota la sua generosità: finanziò opere benefiche a favore degli encefalitici, per madri povere, per i tubercolotici, per gli ex combattenti ecc. Sembra che sia intervenuta presso il re anche a favore degli ebrei ai tempi delle leggi razziali.

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FOTO13. Roma. Foto di Denisa Nistor Podar

Elena si rivolgeva a Mussolini chiamandolo “Signor Presidente”, e non “Duce”, come lui avrebbe voluto. Anche in questo fu diversa dalla suocera, convinta sostenitrice di Mussolini.

Scoppiata la seconda guerra mondiale Elena, che non amava la guerra né tanto meno il Duce, rimase in ombra. La figlia Mafalda, arrestata e internata in campo di concentramento, morirà per stenti e cancrena a causa di un intervento chirurgico eseguito in ritardo e in condizioni estreme. Elena seguì il marito nella “fuga” a Brindisi. Terminato il conflitto, il 9 maggio del 1946 Vittorio Emanuele III abdicò a favore del figlio Umberto e andò in esilio con Elena ad Alessandria d’Egitto, ospite di re Farouk.

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FOTO14. Roma. Copertina di Oggi alla notizia della morte della regina Elena

Elena rimase in Egitto fino alla morte del marito, avvenuta il 28 dicembre del 1947, dopo diciannove mesi d’esilio, poi si trasferì a Montpellier, dove morì di cancro il 28 novembre del 1952.

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FOTO15. Barletta. Foto di Marina Convertino

 




ITALIA – Regine in città: Margherita di Savoia

di Livia Capasso

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FOTO 1. Intitolazioni a Torino. Foto di Loretta Junck

Margherita ed Elena, la prima e la seconda regina d’Italia, detengono un primato: insieme alla giudicessa Eleonora d’Arborea sono le uniche laiche tra le prime dieci figure femminili più frequenti nella toponomastica dei comuni italiani.

A Torino la regina Margherita si vide intitolare, ancor prima della sua morte, il lungo corso che attraversa tutta la città, da Ovest a Est, supera la Dora e arriva fino al Po, e il suo nome si ripete su un ponte, una piazza e in più scuole.

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FOTO 2. Roma. Foto di Ginevra Maccarrone

A Roma ci sono ben quattro aree di circolazione a lei dedicate – una galleria, un ponte, una piazza e un viale – ma la regina compare sulle strade di tantissime altre città, grandi e piccole, da Sud a Nord. A volte la si trova associata al suo re, come a Rovigo e Bisceglie, mentre altre volte compare da sola.

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FOTO 3. Rovigo. Foto di Maria Pia Ercolini

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FOTO 4. Bisceglie. Foto di Silvia La Franceschina

Eccola dunque in Sicilia a San Vito Lo Capo; in Basilicata a Corleto Perticara; in Puglia a Taranto; in Sardegna, a Calasetta; in Lombardia a Milano…

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FOTO 5. San Vito Lo Capo. Foto di Barbara Belotti

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FOTO 6. Corleto Perticara. Foto di Caterina Falotico

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FOTO 7. Taranto. Foto di Virginia Mariani

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FOTO 8. Calasetta. Foto di Laura Candiani

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FOTO 9. Milano. Foto di Rosa Enini

Margherita ed Elena sono state anche ampiamente ritratte in incisioni, litografie, fotografie, dipinti, statue, francobolli e copertine illustrate di settimanali. Esaminando questo ricco materiale, è possibile anche valutare la diversa personalità delle due sovrane.

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FOTO 10. Ritratto1

Margherita nacque a Torino nel 1851, da Ferdinando di Savoia ed Elisabetta di Sassonia. Bionda, di carnagione chiara, con due occhi azzurrissimi e un bel decolleté, nascondeva le gambe corte facendosi vedere spesso seduta in carrozza o nei palchi dei teatri. Profondamente cattolica, aveva un carattere forte e deciso, e un grande senso della dignità e del dovere. A diciassette anni sposò il cugino Umberto, primogenito del re Vittorio Emanuele II ed erede al trono dei Savoia; nel 1869 nacque il loro unico figlio, Vittorio Emanuele, futuro Vittorio Emanuele III. Nel 1878 Margherita diventò regina d’Italia.

Questo ritratto, opera di Michele Gordigiani, è forse quello più famoso della regina Margherita, che amava indossare abiti sontuosi, ricami, cappellini, guanti, fiocchi e pizzi. E amava follemente i gioielli: possedeva 16 fili di perle dei quali amò ornarsi, tanto da essere chiamata “La regina delle perle”. Anche se era consapevole che ogni filo di quelle perle, che Umberto le regalò negli anni del loro matrimonio, corrispondeva a un tradimento.

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FOTO 11. Ritratto Gordigiani

Una volta a settimana radunava attorno a sé al Quirinale il meglio della cultura italiana e di quella europea di passaggio nella capitale. Fu amica di Edmondo de Amicis, conobbe Alessandro Manzoni, fu esaltata da Fogazzaro, Gabriele d’Annunzio e Giovanni Pascoli. Giosuè Carducci le dedicò una delle sue Odi barbare (“Alla Regina d’Italia”). Era attratta dalla musica, soprattutto quella da camera; grazie ad una borsa di studio da lei concessa, il giovane Giacomo Puccini poté completare gli studi al Conservatorio di Milano.

Appassionata alpinista, Margherita scalò, prima donna, una delle più alte vette delle Alpi, il Monte Rosa. Per questo motivo le venne dedicato un rifugio, costruito in prossimità della cima della montagna.

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FOTO 12. Capanna Margherita

Il 29 luglio del 1900 re Umberto I fu assassinato a Monza dall’anarchico Gaetano Bresci , e il trono passò al figlio, che divenne re Vittorio Emanuele III. La regina dovette adattarsi al ruolo di regina madre. Stabilì la sua residenza a palazzo Piombino in via Veneto che da lei prese il nome di palazzo Margherita (oggi il palazzo ospita l’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma) e, finita la guerra, si rifugiò a Bordighera, dove morì nel 1926 a 75 anni.




ITALIA – Memorie femminili a Villa Sciarra

Villa Sciarra, preziosa area verde del quartiere Monteverde Vecchio, non lontana dalla più vasta e celebre Villa Pamphili, conserva memorie storiche femminili assolutamente insospettabili, come un filo continuo che dal mondo antico giunge fino al XX secolo.

Il parco era in passato il Lucus Furrinae, un bosco sacro dedicato a Furrina, una delle prime divinità di Roma. Legata probabilmente alle acque sotterranee e ai pozzi utilizzati per il loro sfruttamento, le era dedicata una fonte sacra qui e una ad Arpino, ricordata anche da Cicerone, e il suo culto si celebrava il 25 luglio con le Furrinalia.
Il nome di Furrina, che per assonanza fu anche associato alle Furie, si trasformò presto tanto che cominciò a essere ricordato con il plurale Furrinae o nymphae Forrinae; in età imperiale il culto si era già disperso probabilmente assorbito dal quello per il dio Nettuno.
Gran parte del parco di Villa Sciarra costituiva gli Horti di Cesare, la villa suburbana in cui venne ospitata Cleopatra, insieme al figlio Cesarione, durante il soggiorno a Roma tra il 46 e il 44 a. C.
La regina d’Egitto, di vasta e raffinata cultura, trasformò gli Horti in una vera corte, realizzando opere edilizie di grande sfarzo, sontuosi mosaici pavimentali e affreschi parietali ispirati a temi mitologici. Quelli che dovevano essere campi coltivati vennero mutati da Cleopatra in giardini delle delizie e la villa ospitò cenacoli intellettuali in cui si parlava greco, si discuteva di filosofia e si declamavano versi. Sallustio, Orazio ancora molto giovane e un altrettanto giovane Virgilio furono fra i letterati ammessi a questa discussa e controversa “corte imperiale”.

Se nel Medioevo la villa fece parte dei possedimenti del convento di san Pancrazio, in seguito appartenne a numerose e importanti famiglie romane, dai Frangipane ai Mignanelli che ebbero la fortuna di veder realizzati, proprio durante il periodo di loro possesso, le Mura Gianicolensi; grazie alla nuova cinta muraria crebbe il valore economico della proprietà che, protetta da un bastione murario, si trasformò da villa suburbana in villa urbana. L’accresciuto valore consentì a Alessandro Mignanelli di assegnare il possedimento alla figlia Margherita che, nel 1647 sposò Domenico Vaini. Donata dal Vaini al cardinale Antonio Barberini “vita natural durante”, dopo la morte del cardinale fu oggetto di contesa fra le due famiglie e nel 1672 tornò nelle mani della legittima proprietaria, come si legge nell’atto di concordia stipulato tra Margherita Mignanelli, il cardinale Francesco Barberini e il principe Maffeo Barberini.

La grande storia ha in seguito attraversato la villa romana e l’ha trasformata in uno degli scenari di scontro fra garibaldini e truppe francesi durante i giorni di resistenza della Repubblica Romana nel 1849.

Foto.1.ROMA.VILLA SCIARRA. MPE.ORIZZ

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A ricordo di quelle giornate uno dei viali del parco, quello che sale dall’entrata di via Dandolo, ricorda Margaret Fuller Ossoli, giornalista americana che si impegnò con coraggio nelle vicende della Repubblica Romana, prima donna degli Stati Uniti a ricoprire il ruolo di corrispondente dall’estero. Giunta a Roma nel 1847, Margaret abbracciò le idee mazziniane per l’indipendenza italiana e, durante le vicende della Repubblica Romana, divenne responsabile del servizio di ambulanza e regolatrice dell’ospedale Fatebenefratelli all’Isola Tiberina.

La villa fu seriamente danneggiata da quei combattimenti e gli interventi di restauro sulle costruzioni e sul parco furono voluti da Carolina d’Andrea di Pescopagano, moglie di Maffeo Barberini Colonna di Sciarra proprietario della tenuta. A lei si deve l’inserimento nel giardino di elementi esotici, come prescriveva il gusto di fine Ottocento, come un padiglione cinese e la creazione di serre in vetro e ghisa.
In questo parco Gabriele D’Annunzio, amico di Maffeo II figlio della principessa Carolina, ambientò il duello fra Andrea Sperelli e Giannetto Rutolo de Il Piacere.
Al giovane rampollo Maffeo II si deve invece il declino della proprietà che, dopo una fallita speculazione edilizia e il passaggio alla Banca Tiberina e alla Banca d’Italia, molto ridimensionata nell’estensione, fu acquistata nel 1902 dal diplomatico statunitense George Washington Wurts.

Foto.2- piazzale Wurts.Foto Barbara Belotti

(Foto 2)

A lui e a sua moglie Henriette Tower

Foto.3- Henrietta Tower Wurts con il marito George W. Wurts

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si deve l’aspetto attuale. Entrambi appassionati dell’Italia e della sua arte, vollero riportare la proprietà ai fasti passati conferendole un aspetto eclettico. Henriette, ricchissima ereditiera della Pennsylvania, appassionata di arte e di botanica, contribuì sensibilmente, e non solo in termini economici, alla nuova sistemazione.
Furono inserite nel verde numerose statue settecentesche in arenaria, realizzate da Giovanni Ruggeri e provenienti dal Palazzo Visconti di Brignano Gera d’Adda, in Lombardia, come la bella Fontana dei Satiri

alla cui sommità sono riprodotti un biscione ondulante e un fanciullo, simboli dello stemma dei Visconti; di fronte alla fontana si erge una grande voliera in ferro realizzata per l’allevamento dei pavoni bianchi.

Foto.4- Fontana dei Satiri.Foto Barbara Belotti

Foto.5. MPE

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Questa parte del parco ha un aspetto che richiama la tradizione del giardino all’italiana, con sculture, aiuole, siepi e vialetti dall’impianto regolare. Due di questi viali sono dedicati ad altrettanti figure femminili: Rosa Vagnozzi e Antonietta Klitsche.
Rosa, nata a Roma nel 1857, era una giovane colta e intelligente che si laureò in Lettere dedicandosi in seguito all’insegnamento in una scuola magistrale. Come educatrice pensò a una letteratura rivolta alle giovani e ai giovani e scrisse racconti e romanzi storici. Collaborò con l’Osservatore Romano e con altri periodici cattolici firmando i suoi interventi con lo pseudonimo “Myrmica parva” (piccola formica). Fece parte, come socia, dell’Accademia Tiberina, una prestigiosa istituzione fondata a Roma nel 1813 con lo scopo di studiare e promuovere “le scienze e le belle lettere”. Rosa Vagnozzi è morta a Roma nel 1935.

Foto.6-Viale Rosa vagnozzi. Foto di barbara Belotti

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Anche Antonietta Klitsche de la Grange collaborò con l’Osservatore Romano. La sua carriera letteraria vanta più di 100 titoli, fra romanzi, racconti storici e saggi. Nata a Roma nel 1832, Antonietta venne nominata dal Comune di Allumiere Ispettrice delle scuole elementari femminili. Fece parte dell’Arcadia firmando i suoi contributi letterari con il nome di Asteria Cidonia. Antonietta Klitsche de la Grange morì nel 1912.

Foto.7-Viale A.Klitsche.scrittrice. Foto di Barbara Belotti

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Camminando lungo i viali si incontrano statue allegoriche e fontane come quella decorata con piccoli tritoni e lo stemma araldico dei Visconti

Foto.8-Fontana con stemma Visconti. Barbara Belotti

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o quella delle Sfingi, di fronte al Casino Nobile;

Foto.9-Casino nobile e fontana delle Sfingi. Foto Barbara belotti

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più in alto, sulla cosiddetta Montagnola all’altezza della cinta muraria, la gloriette, un padiglione circolare con cupola metallica originariamente rivestita di porporina dorata, si apre sull’ampio panorama verso i Castelli Romani.

Foto.10- la gloriette. Foto di Barbara Belotti

(foto 10)

Il Casino Nobile ospitò numerosi ricevimenti della coppia Wurts-Tower fino al 1914 quando, durante la Prima Guerra mondiale, la villa fu utilizzata come ospedale per i militari affetti da disturbi psichici.
Nel 1930 l’intera proprietà fu donata da Henriette Tower allo Stato Italiano, insieme alla somma di 50.000 dollari per il suo mantenimento; unica condizione posta dalla ricchissima americana fu che Villa Sciarra-Wurts diventasse un parco pubblico aperto alla cittadinanza;l’anno successivo il Casino nobile fu consegnato all’Istituto Italiano di Studi Germanici, che ancora oggi ha qui la sua sede.
Una lapide ricorda la donazione e i nomi di George Wurts e di Henriette Tower Wurts, mentre uno scalpello ha cancellato il riferimento al nome di Benito Mussolini.

Foto.11-Lapide.Barbara belotti

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Henriette Tower, morta a Lucerna nel 1933, è stata seppellita nel Cimitero acattolico di Testaccio accanto a suo marito.

FOTO:

  1. Villa Sciarra – Viale Margatet Fuller Ossoli – Foto di Maria Pia Ercolini
  2. Villa Sciarra – Piazzale Wurts – Foto di Barbara Belotti
  3. George W. Wurts e Henriette Tower Wurts
  4. Villa Sciarra – Giovanni Ruggeri, Fontana dei Satiri, sec. XVIII – Foto di Barbara Belotti
  5. Villa Sciarra – la Voliera – Foto di Maria Pia Ercolini
  6. Villa Sciarra – Viale Rosa Vagnozzi – Foto di Barbara Belotti
  7. Villa Sciarra – Viale Antonietta Klitsche – Foto di Barbara Belotti
  8. Villa Sciarra – Giovanni Ruggeri, Fontana con stemma dei Visconti, sec. XVIII – Foto di Barbara Belotti
  9. Villa Sciarra – Il Casino Nobile e la Fontana delle Sfingi – Foto di Barbara Belotti
  10. Villa Sciarra – La gloriette – Foto di Barbara Belotti
  11. Villa Sciarra – Lapide commemorativa – Foto di Barbara Belotti




ITALIA – Le corti femminili e maschili di Venezia e Mestre

di Nadia Cario

 A Mestre, nel rione di Viale San Marco, esistono due quartieri chiamati Corti femminili e Corti maschili. Ideati nel dopoguerra per rispondere al sovraffollamento del centro storico di Venezia, l’intenzione di realizzare questo villaggio nasce dall’idea di ricreare il paesaggio urbano veneziano in terraferma, con case aperte sulle corti che da sempre hanno facilitato la socializzazione, per consentire alle persone che dovevano abbandonare Venezia, di poter ritrovare a Mestre condizioni simili di vita.

Il progetto viene realizzato a metà degli anni ’50.

Le Corti femminili intorno a cui vengono costruite le case – sviluppate al massimo su due piani, con ampie corti collegate da calli – hanno i nomi di figure tratte dalle opere del drammaturgo veneziano Carlo Goldoni, che nel suo teatro ha introdotto un linguaggio preso dalla quotidianità, dando voce a popolane piene di freschezza e vitalità: attive, vivaci, intraprendenti che agiscono amministrando e curando interessi e reputazione.

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Foto 1 – Corti Femminili

Rosaura è La vedova scaltra, giovane e ricca, che ha vari pretendenti tra i quali sceglie, dopo varie “messe alla prova” da lei ideate, chi le è più fedele.

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Foto 2 – Corte Rosaura

 Mirandolina è la famosa protagonista de La locandiera: fiorentina esuberante, complessa, intelligente, sempre lucida e capace di autocontrollo, riesce a superare ogni ostacolo per badare ai propri interessi assicurandosi benessere economico e mantenendo un costante equilibrio tra reputazione, tornaconto e libertà.

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Foto 3 – Corte Mirandolina

Diverso è il ruolo di Clorinda presente nell’opera Gl’innamorati; è una figura secondaria che si trova ad essere di ostacolo, senza volerlo, tra l’amore di Fulgenzio (presente nelle Corti maschili) e l’innamorata Eugenia, amore che andrà a buon fine.

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Foto 4 – Corte Clorinda

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Foto 5 – Corte Fulgenzio

I personaggi delle opere di Goldoni sono frutto di un’attenta osservazione della realtà veneziana del ‘700 nelle sue multiformi manifestazioni, portando così in scena caratteri che si destreggiano nell’arte di vivere mescolando gioie, dolori, imbarazzi, fraintendimenti e ironia.

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Foto 6 – Corte Marina

Marina, Lunardo e Lucietta sono tre soggetti de I Rusteghi: Lucietta è figlia di Lunardo che ha deciso di farle sposare un giovane senza prima farli incontrare, mentre Marina è la zia del futuro sposo che lo aiuta, attraverso lo stratagemma di farlo travestire da donna, a incontrare la promessa sposa.

Foto 7 – Corte Lunardo

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Foto 8 – Corte Lucietta

Goldoni ha dato voce e intelligenza all’agire femminile nel secolo dei lumi: Corallina è La serva amorosa e nella prefazione all’opera l’autore scrive «Non ostante che la mia Serva Amorosa abbia avuto sì bell’incontro a Bologna, a Milano, e a Venezia, non manca a lei la sua critica. Dicesi che Corallina parla più che da Serva, ed opera con troppo ingegno e con troppo fina condotta. Ciò è vero, se tutte le Serve hanno ad essere quelle sciocche, che tali Critici avranno praticato sol tanto; ma io ne ho conosciute delle bene educate, delle pronte di spirito, capaci de’ più difficili, de’ più delicati maneggi. Io non imbarazzo questa mia Serva in cose superiori al femminile talento: ella è una femmina più accorta di molte altre, siccome lo è effettivamente l’Attrice medesima, che ha tal carattere rappresentato.»

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Foto 9 – Corte Corallina

La vivace Smeraldina è la servetta di Clarice nell’opera Il servitore di due padroni che si fa portavoce delle donne, ribadendone l’importanza e denunciando i soprusi degli uomini.

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Foto 10 – Corte Smeraldina

Orsetta la troviamo ne Le baruffe chiozzotte che raccontano del “popolino” di Chioggia: donne sedute per strada a ricamare e cucire che litigano aspettando il ritorno dal mare dei fidanzati pescatori con i quali la gelosia li fa litigare in un crescendo che si conclude poi in lieto fine.

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Foto 11 – Corte Orsetta

Zanetta, oltre ad essere presente in un’opera, è il nome dell’attrice Giovanna Maria Farussi (Venezia 27.8.1707 – Dresda 29.11.1776) detta appunto Zanetta. Questa attrice talentuosa fu anche abile amministratrice dei propri interessi, che gestiva direttamente. Si esibì in Italia e all’estero. A Verona conobbe Goldoni che nel 1734 scrisse per lei La pupilla. Recitò a San Pietroburgo e venne chiamata a Dresda, dove si stabilì definitivamente. Sposò a 16 anni Gaetano: il loro primo figlio fu Giacomo Casanova.

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Foto 12 – Corte Zanetta

Accanto alle figure delle opere goldoniane nel 2012 sono state intitolate due strade delle Corti femminili a importanti letterate del ‘700 veneziano, contemporanee di Goldoni. Anche loro ebbero a che fare con il teatro e le opere teatrali.

Elisabetta Caminer (Venezia 29.7.1751 – Orgiano 7.6.1796) fu editrice, giornalista, letterata, traduttrice e poeta. Grazie all’attività svolta con l’Europa letteraria – foglio di tendenza impegnato a diffondere la letteratura moderna francese e a riunire l’intelligenza italiana contemporanea – e alla traduzione delle commedie francesi – che attraverso la loro rappresentazione in teatro educavano il popolo alla libertà – è stata una delle protagoniste dell’illuminismo veneto e veneziano. Il suo salotto divenne centro di raccolta intellettuale e culturale.

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Foto 13 – Via Elisabetta Caminer

La colta Luisa Bergalli (Venezia 10.04.1703 – 18.7.1779), dalla vita sociale molto intensa, fu poeta, drammaturga, traduttrice e critica letteraria. Spaziò in diversi generi teatrali quali il melodramma, la tragedia, la commedia, frequentando la bottega della pittrice Rosalba Carriera.

A ventidue anni una sua opera venne messa in scena al teatro San Moisè e ne aveva 23 quando debuttò nella critica letteraria con un’antologia dal titolo I componimenti poetici delle più illustri rimatrici d’ogni secolo, considerata la prima antologia della poesia femminile realizzata da una donna che suggerisce, di fatto, un nuovo canone di lettura.

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Foto 14 – Via Luisa Bergalli

Il personaggio Cristofolo è lo zio di Anzoletto, novello sposo nell’opera La casa nova alle prese con una serie di disavventure.

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Foto 15 – Corte Cristofolo

Lindoro è l’innamorato ricambiato di Zelinda ne Gli amori di Zelinda e di Lindoro. Il loro amore viene contrastato da rivalità e gelosie.

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Foto 16 – Corte Lindoro

 Todero è il nome del vecchio fastidioso della commedia Sior Todero Brontolon che oltre ad essere brontolone è avaro e superbo. Nipote di Todero è la giovane Zanetta (presente nelle Corti femminili) e Giovanna Maria Farussi. La morale della Commedia consiste nel mostrare l’odiosità del protagonista, affinché quelli che si trovano, per loro disgrazia, da questa malattia attaccati, se ne correggano.

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Foto 17 – Corte Todero

Ridolfo è il caffettiere-padrone ne La bottega del caffè: dal centro della piazza vede e partecipa a ciò che succede intorno, prendendosi a cuore la sorte di un giovane mercante che si sta rovinando la vita perdendo tutto al gioco.

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Foto 18 – Corte Ridolfo

Vite che si intrecciano tra realtà, storia e fantasia, riscritte ed esposte sul territorio veneziano.

 

 




ITALIA – Ultima campana per figli e figliastri. Quanti ne resteranno?

Di Nic98

La scuola un mondo da riqualificare, cominciando dallo svecchiamento e dalla selezione del personale docente sempre più demotivato e impreparato a seguire giovani che in questa istituzione già credono poco. Già, perché come diceva un grande, Giuseppe Di Vittorio, “Mondo era e mondo è”. Perchè è nella scuola che si semina l’ingiustizia sociale quando si promuovono i figli e non i figliastri, i figli di… che, comunque sia, una meta l’hanno o chi, per loro, l’ha già tracciata. Non conta quanti giorni abbiano frequentato o quante interrogazioni abbiano sostenuto, neanche la media dei voti conta perché a questa penseranno i figliastri promossi, a cui sarà alzata, per supportare gli inetti figli di…, e così tutto quadrerà. Per gli sventurati figliastri a cui questo gioco non serve e a cui si è data la speranza di poter rimediare con le ultime interrogazioni, magari invitandoli a farsi aiutare con qualche lezione privata, il gioco è fatto: la presa in giro e la beffa, il figlio promosso e il figliastro bocciato. Peccato che, in fin dei conti, il figliastro con tanta fatica e un po’ di fortuna potrebbe risultare brillante: sempre meglio che essere stato raccomandato anche se magari soltanto dal suo cognome. L’Italia ingiusta parte da qui, visto che anche la selezione dei docenti è spesso truccata, superata solo da chi ha potuto comprare l’abilitazione. Preparazione nozionistica e impegno nel lavoro, è questo che rende un insegnante completo, perché un alunno, di qualsiasi ceto sociale, ha bisogno di comunicazione e di esempi reali di vita che solo un insegnante che ama la sua professione sa trasmettere anche con un aspro richiamo al dovere, perché la sensibilità e la sincerità penetrano nell’animo dello studente. Regole comportamentali più severe dovrebbero essere usate a scuola, visto che la società tecnologica e commerciale ha contribuito a eliminare la buona educazione. La scuola non può essere un’azienda, non si possono attrarre iscrizioni offrendo distrazioni, come ad esempio i distributori di accessori per telefonini. Tutto questo in Italia avviene da nord a sud.




ISTANBUL – I Falchi del Kurdistan rivendicano l’attentato

Un gruppo radicale vicino ai ribelli del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), i Falchi per la libertà del Kurdistan (Tak), hanno rivendicato l’attentato con autobomba che ha fatto 11 morti, sette poliziotti e quattro civili, martedì nella zona turistica di Istanbul.

“La mattina del 7 giugno abbiamo portato un attacco contro la polizia anti-sommossa per vendicare la sporca guerra condotta in Kurdistan” dalle forze turche, ha precisato il gruppo in un comunicato pubblicato sul sito internet in cui ha messo in guardia anche i turisti stranieri da altri possibili attacchi e li ha invitati a non visitare la Turchia.




POLO NORD – Greenpeace: “Ciò che accade nell’Artico non resta nell’Artico”

Ghiaccio artico, a maggio nuovo record negativo. E’ allarme per il Polo Nord ma anche per il Pianeta. Gli esperti del National Snow and Ice Data Center (NSIDC), parte integrante del Cooperative Institute for Research in Environmental Sciences (CIRES) presso l’Università del Colorado a Boulder e il supporto della NASA, hanno annunciato, qualche mese fa, il nuovo record (per il secondo anno consecutivo) “negativo” per il Polo Nord: “il ghiaccio Artico è ai minimi storici a causa del riscaldamento globale”.

Greenpeace – Ciò che accade nell’Artico non resta nell’Artico. La fragile regione polare si sta infatti scaldando due volte più in fretta di qualsiasi altra area del mondo, con conseguenze che pesano sull’intero clima terrestre. Nell’emisfero nord del Pianeta, in particolare, potranno aumentare i fenomeni meteorologici estremi.

Un rapporto scientifico pubblicato da Greenpeace svela che l’Artico si sta scaldando due volte più in fretta che qualsiasi altra regione del mondo, con possibili gravi ripercussioni sull’intero clima terrestre.
Come infatti suggerisce il titolo del nuovo rapporto, “What happens in the Arctic doesn’t stay in the Arctic”, ciò che accade nell’Artico non resta confinato nell’Artico, l’alterazione di questo ecosistema unico e prezioso può aggravare gli effetti dei cambiamenti climatici e avere ripercussioni anche sulle nostre vite.

Facendo riferimento alla Terra il termine Polo Nord può indicare diversi punti geografici posti sulla superficie terrestre la maggior parte dei quali sono situati nel Mar Glaciale Artico. Spesso il termine polo nord è anche utilizzato per riferirsi in maniera generica a quella regione del mondo denominata Artide o in alcuni casi al territorio compreso all’interno del circolo polare artico. Ti potrebbe interessare: Emergenza Polo Nord: potrebbe svanire quest’anno? La previsione choc di un climatologo…

La calotta polare artica è un elemento fondamentale del sistema climatico del nostro pianeta. La sua funzione più importante è quella di isolare l’acqua dell’oceano artico, relativamente calda, dall’aria polare soprastante che è invece molto più fredda. Nello stesso tempo, la calotta impedisce l’assorbimento dei raggi solari: l’albedo dei ghiacci polari è 0,6, che sale a 0,8 se sono coperti di neve, mentre l’acqua di mare ha un’albedo di solo 0,15. L’effetto complessivo quindi è quello di mantenere freddo il polo nord, bloccando nello stesso tempo il trasferimento del calore dall’oceano all’atmosfera.

GREENPEACE – A causa del riscaldamento globale, negli ultimi 30 anni l’area artica coperta di ghiacci si è ridotta in modo sostanziale estate dopo estate, diminuendo la capacità della superficie ghiacciata di riflettere la luce solare (un fenomeno conosciuto come albedo) e aumentando il calore assorbito dal mare, che a sua volta contribuisce allo scioglimento dei ghiacci, in un circolo vizioso molto pericoloso.

Come se non bastasse, il ritiro dei ghiacci agevola lo sfruttamento delle risorse naturali nel Mar Glaciale Artico: pesca, trasporto marittimo e trivellazioni fanno gola a molti e minacciano la sopravvivenza di questo fragile ecosistema.

Per questo chiediamo che le acque internazionali che circondano il Polo Nord diventino un Santuario Artico in cui sia vietata qualsiasi attività industriale estrattiva e proprio tra poche settimane l’OSPAR, la commissione internazionale deputata alla conservazione dell’Artico, potrebbe decidere di istituire un’area protetta di oltre 226 mila chilometri quadrati, realizzando così il primo pezzo del Santuario.

Non siamo i soli a voler difendere questo splendido e fondamentale ecosistema: con noi ci sono quasi otto milioni di persone che hanno già firmato la petizione internazionale per mettere fine allo sfruttamento dell’Artico! E tu, hai già firmato?
Gli effetti dello scioglimento dei ghiacci nel resto del pianeta
La letteratura scientifica più recente, cui fa riferimento Greenpeace, suggerisce l’esistenza di un collegamento causale diretto tra il declino del ghiaccio marino e le fluttuazioni sempre più estreme delle temperature nell’emisfero nord. Ecco gli effetti del surriscaldamento del Polo nel mondo.

Estati più calde in Usa e Canada – Dallo scioglimento dei ghiacci del Polo Nord dipende il surriscaldamento della parte orientale degli Usa e del Canada. Entro la fine del secolo le estati vedranno temperature del 20% più variabili rispetto ad ora, e diventeranno più comuni le ondate di calore. Un quadro corroborato dai risultati di 29 modelli predittivi sui cambiamenti climatici che interesseranno la fascia delle Great Plains americane.

Mediterraneo bollente – Le evidenze raccolte dimostrano che durante le estati con meno ghiaccio al Polo Nord, le temperature di superficie delle acque del Mediterraneo (ma anche dei mari del sud-est asiatico) tendono a salire e vengono modificati anche i modelli di andamento atmosferico.

Inverni sempre più rigidi e nevosi alle medie latitudini – Nord America, Europa e Asia orientale: ormai gli scienziati sono concordi nell’affermare che le ondate improvvise di freddo e copiose precipitazioni nevose sono strettamente legate allo scioglimento dei ghiacci artici durante le estati.

Piogge in nord Europa, siccità in America e Asia – Nel nostro continente le 6 estati tra il 2007 e il 2012 sono state più umide e piovose della norma. Anche questo è un effetto dei cambiamenti climatici in corso al Polo Nord. Viceversa, America del nord e Asia orientale potrebbero vedere siccità sempre più frequenti in futuro.

Innalzamento del livello delle acque – Lo scioglimento dei ghiacci artici è ormai considerato a livello internazionale un fattore con alta probabilità di causare l’aumento dei livello dei mari.

Sparirà la tundra artica – Gli incendi in questi ecosistemi sono un fatto ciclico e naturale. Ma estati più calde e secche li intensificheranno, liberando in atmosfera CO2 e minacciando gli equilibri della regione.