CINA – Il più grande aeroporto del mondo sarà pronto nel 2018

La Cina avrà presto il più grande aeroporto al mondo da aggiungere al più grande edificio del mondo, il Global Center New Century, e potrebbe presto accogliere anche le torri più alte del mondo, le Phoenix Tower.  Ad annunciarlo Zaha Hadid Architects,l’azienda ha svelato i piani per la sua nuova costruzione a Pechino, nel distretto di Daxing della periferia sud della città, a 46 km a sud di piazza Tian’anmen: avrà sei piste per l’aviazione civile e una riservata ai velivoli militari. Il terminal, che inizialmente potrà accogliere 45 milioni di passeggeri all’anno, ricorda la forma di una stella marina. Dopo il 2025, l’aeroporto sarà in grado di gestire 72 milioni di passeggeri, 2 milioni di tonnellate di merci e 620mila voli l’anno. Il terminal misurerà 700mila mq e l’intero aeroporto sarà completato nel 2018, per un budget totale di circa 13,8 miliardi di dollari. Secondo un comunicato della Zaha Hadid Architects sarà “sostenibile e avrà un centro di trasporto integrato con collegamenti diretti a servizi ferroviari locali e nazionali, tra cui il Gaotie ad alta velocità”. L’Adp, la società pubblica francese, che possiede gli aeroporti di Parigi di Charles de Gaulle e Orly, ha battuto Foster&Partners per la progettazione del terminal in un concorso internazionale bandito nel 2011. Il progetto, infatti, è realizzato da Zaha Hadid in collaborazione con lo studio di architettura dell’Aéroports de Paris.




GRECIA – L’eurogruppo approva la lista delle riforme

Via libera  a procedere con il piano di riforme presentato dal governo di Atene. Viene però anche fatto appello alle autorità greche perché “sviluppino ulteriormente e amplino la lista di misure di riforma, sulla base degli accordi esistenti”. Lo dice un comunicato diffuso dall’Eurogruppo al termine di una teleconferenza dei ministri delle finanze della zona euro.

“Siamo d’accordo di andare avanti con le procedure nazionali con l’obiettivo di raggiungere una decisione definitiva sull’estensione fino a 4 mesi” del programma di aiuti finanziari alla Grecia, afferma l’Eurogruppo.

La nota precisa però anche che la lista di riforme presentata da Atene “sarà ulteriormente specificata, e quindi sarà concordata con le istituzioni al più tardi entro la fine di aprile”. La nota si conclude con l’appello alle autorità greche affinché amplino la lista di misure in cantiere “in modo da raggiungere una rapida e positiva conclusione” dell’attuale programma di aiuti.

Le reazioni della Bce

La missiva costituisce “un valido punto di partenza” ma gli impegni delineati dalle autorità elleniche “divergono da quelli contenuti nel programma di aiuti in una serie di aree”. È quanto scrive il presidente della Bce, Mario Draghi, in una comunicazione all’Eurogruppo. “Dato il tempo molto limitato disponibile”, spiega Draghi, non è stato possibile per Atene “elaborare proposte concrete e impegni su crescita, finanza pubblica e stabilità finanziaria. Questo è comprensibile”. Tuttavia “gli impegni sottolineati dalle autorità differiscono dagli impegni dell’attuale programma in alcuni settori” e quindi “durante la revisione dovremo valutare se le misure che non sono accettabili possano essere rimpiazzate con misure eguali o migliori in modo da raggiungere gli obiettivi del
programma”. E prima di salutare aggiunge: “Le autorità greeche devono rendere stabile la cultura del pagare il dovuto”. Insomma, una intensa lotta all’evasione.

Il parere del FMI

Il Fondo monetario internazionale crede che la lista di riforme presentata dalla Grecia e approvata dall’Eurogruppo, condizione per l’estensione di 4 mesi dei finanziamenti Ue, sia “completa” anche se “non molto specifica” ma “non fornisce una chiara garanzia” del fatto che il governo di Alexis Tsipras voglia adottare le riforme – “incluse forse le più importanti” – previste nel Memorandum of Economic and Financial Policies siglato nell’ambito del sostegno finanziario da parte dell’istituto di Washington.

Lo ha scritto ieri Christine Lagarde, il direttore generale del Fondo, in una lettera datata ieri (ma diffusa solo oggi) e indirizzata a Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo noncè’ ministro delle Finanze dell’Olanda. Lagarde fa notare in particolare che “non ci sono chiari impegni ne’ per mettere a punto e per implementare le riforme previste sul fronte delle pensioni e dell’Iva ne’ per continuare ad adottare in modo inequivocabile le politiche su cui c’è stato già un accordo per liberalizzare certi settori, per riformare l’amministrazione pubblica, per privatizzare e per adottare riforme del mercato del lavoro”.

Il Fondo, prosegue l’ex ministro francese delle Finanze, “considera tali impegni fondamentali per la capacità della Grecia di rispettare gli obiettivi di base del programma di aiuti finanziati dal Fondo”. Secondo Lagarde, il Fondo “resta impaziente di lavorare con il nuovo governo [greco] per trovare punti in comune con l’intento di concludere la sesta revisione del programma di aiuti del Fondo il prima possibile”.




ITALIA – Un milione di euro al progetto “DJ – Diversity on the job”: 246 i tirocini di Arcilesbica Mediterranea per fermare la discriminazione

Si è concluso il 20 gennaio il progetto di inserimento lavorativo di soggetti discriminati e svantaggiati realizzato dall’Associazione Arcilesbica Mediterranea e dal Consorzio Meridia (capofila) nell’ambito di “DJ – Diversity on the Job” finanziato complessivamente con più di un milione di euro dal Fondo Sociale Europeo PON Governance e Azioni di Sistema 2007-2013, Obiettivo Convergenza, Asse A “Adattabilità”, Asse B “Occupabilità”, Asse D “Pari opportunità e non discriminazione”. Il Programma sperimentale nazionale è stato promosso dal Dipartimento Pari Opportunità – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) e realizzato nelle regioni Campania, Sicilia, Calabria e Puglia.

A livello nazionale l’iniziativa, attuata da Italia Lavoro, è nata dall’esigenza di promuovere e assicurare parità di accesso ai diritti sostenendo lo sviluppo di opportunità di occupazione e d’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati e a forte rischio di discriminazione nell’accesso al lavoro, come le persone discriminate per il loro orientamento sessuale e identità di genere e le comunità Rom, Sinti e Caminanti.

La definizione del target delle azioni progettuali è derivata dall’evidenza che, come emerge dai dati statistici Istat e Unar, tali soggetti subiscono maggiori discriminazioni e sono spesso esclusi dal mercato del lavoro. Per queste categorie di persone nell’ambito

dell’attività svolta dal Consiglio d’Europa (COE) sono state promosse azioni tese a realizzare il rispetto e il pieno godimento dei diritti umani.

L’intervento ha avuto come principali obiettivi quelli di stimolare capacity building nei confronti dell’associazionismo non economico e di empowerment nei confronti dei target a forte rischio di esclusione sociale. L’iniziativa è stata finalizzata, infatti, alla creazione di reti territoriali integrate di supporto all’inclusione socio lavorativa rivolte a soggetti vittima di discriminazione e marginalizzazione sociale e lavorativa attraverso il coinvolgimento di associazioni e stakeholder localizzati nelle 4 Regioni Convergenza.

Il progetto pilota, promosso dal Dipartimento Pari Opportunità – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) e attuato da Italia Lavoro, ha promosso inoltre misure sperimentali di politica attiva del lavoro in una logica di empowerment per i target individuati, finalizzate alla formazione e qualificazione delle competenze e all’integrazione sociolavorativa, attraverso l’erogazione di servizi di orientamento e coaching e la realizzazione di tirocini della durata di tre mesi.

Sono stati complessivamente 246 i tirocini attivati, di cui 60 in Puglia dove tra gli enti promotori finanziati vi è stata l’Associazione Arcilesbica Mediterranea e il Consorzio Meridia che hanno attivato due tirocini nel comune di Bari.

I tirocinanti sono stati impegnati in uno stage di 3 mesi per cui hanno ricevuto una indennità di frequenza di 550,00 Euro. Dei due tirocini attivati uno è proseguito con la stipula di un contratto di apprendistato presso la struttura ospitante. Le aziende coinvolte sono state due esercizi commerciali della città di Bari.

Le attività a favore dei destinatari, previste nell’ambito dei percorsi di politica attiva, sono state di accoglienza e presa in carico, orientamento al lavoro, tirocinio e tutoring.

La presidente dell’Associazione Arcilesbica Mediterranea, Antonella Favia, ha commentato la conclusione delle attività progettuali dichiarando “il progetto Diversity on the Job ci ha permesso di raggiungere risultati importanti, non soltanto mediante l’avvio di due percorsi di inclusione lavorativa per soggetti a rischio di discriminazione – di cui uno attualmente prosegue con la stipula di un contratto di lavoro – ma, soprattutto, ci ha offerto l’opportunità di avviare iniziative di sensibilizzazione e confronto sul tema attraverso la costruzione di reti territoriali con altri stakeholder e la divulgazione informativa dell’iniziativa ed in particolar modo delle sue finalità ed obiettivi. L’auspicio è che tale esperienza possa configurarsi come primo step di future e più consolidate collaborazioni con il territorio volte a garantire il pieno rispetto dei diritti, a partire da quello al lavoro, per tutt*”.




SVIZZERA – La Banca centrale abbandona l’euro. E’ guerra per i cambi

La Banca centrale svizzera ha annunciato  di avere abbandonato la politica di ancoraggio all’euro, che negli ultimi tre anni ha fissato il tasso di cambio del franco a un rapporto di 1,20 contro la moneta unica. In contemporanea, nel tentativo di frenare la corsa alla moneta di Berna, il banchiere ha anche stretto i tassi sui depositi nelle banche: d’ora in poi chi decide di parcheggiare la liquidità a Ginevra o a Zurigo pagherà un interesse negativo dello 0,75 per cento (mezzo punto in più del precedente). Ma le barriere antispeculazione sono state spazzate via nel giro di pochi minuti. L’euro è precipitato, fino a una punta del 30 per cento in meno, mentre il franco s’è pericolosamente avvicinato alla parità con la moneta unica (1,026 alle 12) prima di stabilizzarsi al 15 per cento circa. Poco meglio ha fatto il dollaro, in caduta libera attorno al 14 per cento. Ma i prezzi, in una giornata unica nella storia di un paese che fa della stabilità il suo marchio di fabbrica, sono destinati a variare ancora, all’insegna di una volatilità degna dell’Argentina.

Mai, nella storia, si è assistito ad un crollo dell’11 per cento della Borsa di Zurigo, che dopo l’annuncio – nessuno dei 22 analisti del panel di Bloomberg ha previsto la mossa – ha lasciato sul terreno più di 100 miliardi di capitalizzazione, ovvero il valore di Credit Suisse e Ubs messi assieme, le due ammiraglie del sistema bancario che  hanno perduto circa il 14 per cento, Meno di Richemont, la casa madre di Cartier e di Montblanc, in ribasso del 17 per cento. Non sarà facile far digerire il “Francogeddon”, come è stato subito battezzato il cambio di rotta della Banca centrale, che mette seriamente a rischio la competitività dell’industria e del turismo, principali fonti di lavoro della confederazione. Ma la Banca centrale, a ben vedere, non aveva alternative.




UCRAINA – Perdita radioattiva scoperta nell’impianto nucleare Zaporizhia

Il livello di radiazione sarebbe 16 volte superiore al limite legale. Una perdita radioattiva è stata scoperta nell’impianto nucleare Zaporizhia, nel sudest dell’Ucraina. Lo riferisce Russia Today, citando media locali. Secondo la rilevazione, il livello di radiazione sarebbe 16 volte superiore al limite legale. Si tratta della più grande a livello europeo e la quinta al mondo. Non è la prima volta che nella centrale si riscontrano incidenti: uno degli ultimi è avvenuto il 28 novembre scorso, ma il fatto è stato reso pubblico sono cinque giorni dopo, quando il primo ministro ucraino lo ha rilevato nella sua prima sessione del nuovo gabinetto.

Scrive il deputato 5 Stelle Dario Tamburrano:

Secondo incidente in un mese nella stessa centrale nucleare in Ucraina, la più grande d’Europa (denunciai il primo incidente il 3 dicembre 2014 durante un intervento proprio sulla sicurezza energetica in Commissione a Bruxelles). E il motivo sembrerebbe che siano state sostituite le barre di uranio di provenienza sovietica a sezione esagonale con quelle di fabbricazione USA (Westinghouse) a sezione quadrata.




ITALIA – Le 12 voci fiscali che aumenteranno nel 2015

Nonostante la conferma del bonus Irpef, la riduzione dell’Irap per le imprese e la cancellazione dei contributi Inps a carico delle imprese per i neoassunti a tempo indeterminato, la Cgia giudica “preoccupanti” gli aumenti che andranno a colpire in particolar modo gli autotrasportatori e i lavoratori autonomi che passano ai caselli autostradali più spesso dei dipendenti.

 Ecco le 12 voci individuate: acqua potabile; benzina e gasolio per i trasportatori; multe per violazione del codice della strada; tasse automobilistiche dovute anche per gli autoveicoli e motoveicoli ultraventennali di particolare interesse storico e collezionistico; pedaggi autostradali; contributi previdenziali per artigiani e commercianti; contributi previdenziali gestione separata Inps; prodotti alcolici; tassazione dei fondi pensione;  tassazione sulla rivalutazione del Tfr; riduzione esenzioni sui capitali percepiti in caso di morte in presenza di assicurazione sulla vita; Iva per l’acquisto del pellet.

Bortolussi (Cgia): “I più colpiti sono gli automobilisti”.  La strada che il leader  indica è quella di “rilanciare la domanda interna attraverso un ripresa degli investimenti, una riduzione del carico fiscale e un conseguente incremento degli impieghi a favore delle famiglie e delle piccole imprese”, visto che il tasso di disoccupazione, secondo Bortolussi, veleggerà nel 2015 intorno al 13%. La stangata nell’anno nuovo, secondo il segretario Cgia, coinvolgerà in particolar modo la categoria degli automobilisti e i trasportatori.“Oltre all’aumento del costo del carburante – sottolinea – dal 1 gennaio scatteranno il ritocco delle sanzioni in caso di violazione del codice della strada, il probabile aumento medio dei pedaggi autostradali fino all’1,5% e le tasse per le auto/moto storiche. Ma coloro che subiranno gli aumenti più preoccupanti saranno le partite Iva iscritte alla sezione separata dell’Inps. Per questi freelance l’aliquota passerà dal 27,72 al 30,72 per cento”.




KAZAKISTAN – Bloccata l’estrazione nel giacimento petrolifero di Kashag fino al 2016

Frena l’economia del Kazakistan, dopo essere cresciuta a un ritmo sostenuto nel 2013. Risente delle tensioni regionali (crisi russo-ucraina), in presenza di rapporti commerciali e finanziari particolarmente intensi con la Russia. Sulle esportazioni pesa in aggiunta la frenata della domanda dalla Cina. La svalutazione operata a inizio anno e l’accelerazione dell’inflazione stanno comprimendo il reddito disponobile, frenando così i consumi. L’attività di estrazione nell’importante giacimento petrolifero di Kashag è stata bloccata per problemi tecnici subito dopo l’inaugurazione avvenuta nel settembre 2013 e non è prevista ripresa prima della fine del 2015. Per sostenere l’economia il governo ha di recente annunciato un piano di aiuti che privilegia le piccole medie imprese con un ammontare pari al 2,5% del Pil. I dati più recenti, anche grazie a questo pacchetto di stimolo, segnalano una contenuta accelerazione nel terzo trimestre. Secondo stime preliminari dell’ufficio di statistica, nel periodo gennaio-agosto, la crescita tendenziale del Pil è stata pari al 4,1% a/a, che implicherebbe +4,7% a/a nel bimestre luglio-agosto, dal +4% nel 2° trimestre. Sempre nel bimestre luglio-agosto la produzione industriale è aumentata dell’ 0,7% a/a, dopo essere diminuita dello 0,4% nel secondo trimestre. Rispetto alle previsioni di inizio anno, per tutti gli istituti il taglio delle stime è stato più ampio sul 2015, in quanto viene ormai esclusa la ripresa dell’attività di estrazione a Kashagan. Lo stesso governo vede l’estrazione di petrolio invariata a 1,64 milioni di barili al giorno fino al 2016.




VENEZUELA – Collasso finanziario: entro il 2017 la restituzione di 10 mln di dollari agli azionisti del petrolio

Il Venezuela rischia il collasso finanziario a causa del ribasso sui costi del petrolio. Il paese che è il maggior produttore dell’oro nero deve restituire entro il 2017 dieci milioni di euro agli azionisti , ma l’impresa risulta essere assai ardua in quanto il 65% dei introiti delle casse statali provengono proprio dal petrolio, inoltre il 96,1% delle esportazioni sono relative al greggio e dei suoi derivati. L’unica speranza di salvezza che lo stato venezuelano avrebbe è di vedere il prezzo dell’oro nero stabilizzato a 60 euro al barile. Il presidente Maduro denuncia che dietro la situazione disastrosa in cui versa la sua nazione in realtà si nasconde un complotto politico, perché secondo lui un blocco finanziario impedirebbe di poter usufruire di crediti internazionali.Il Venezuela rischia il collasso finanziario a causa del ribasso sui costi del petrolio. Il paese che è il maggior produttore dell’oro nero deve restituire entro il 2017 dieci milioni di euro agli azionisti , ma l’impresa risulta essere assai ardua in quanto il 65% dei introiti delle casse statali provengono proprio dal petrolio, inoltre il 96,1% delle esportazioni sono relative al greggio e dei suoi derivati. L’unica speranza di salvezza che il stato venezuelano avrebbe è di veder il prezzo dell’oro nero stabilizzato a 60 euro al barile.Il presidente Maduro denuncia che dietro la situazione disastrosa in cui versa la sua nazione in realtà nasconda un complotto politico, perché secondo lui un blocco finanziario gli impedirebbe di poter usufruire di crediti internazionali.




UnioneEuroasiatica

MINSK, DAL 1 GENNAIO 2015 L’UNIONE DOGANALE EUROASIATICA LASCERÀ IL POSTO ALL’UNIONE ECONOMICA EUROASIATICA. ADERIRÀ ANCHE L’ARMENIA

Di Angela Milella

MINSK – In una fase particolarmente delicata dei rapporti tra i Paesi che compongono la CSI e delle relazioni diplomatiche tra Russia e Paesi occidentali seguita alla crisi Ucraina, i Paesi dell’Unione doganale – dal primo gennaio 2015 dell’ Unione economica euroasiatica- hanno sottoscritto a Minsk un accordo per la nascita dal 1 gennaio 2015 dell’Unione economica euroasiatica (UEE), con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione istituzionale e l’integrazione economica dei Paesi della regione. All’UEE ha annunciato di aderire dal prossimo anno pure l’Armenia. Il completamento dell’Unione – un processo che si prevede giunga a compimento nel 2020 – prevede l’eliminazione dei dazi e delle barriere doganali (tariffarie e non), la rimozione di ogni limitazione burocratica al movimento delle merci e degli investimenti, l’introduzione di standard uniformi nei Paesi dell’area in linea con le previsioni in ambito WTO. Gli scambi commerciali dei Paesi dell’Unione doganale hanno coperto nel 2013 una quota pari a quasi il 3% del commercio mondiale (3,6% le esportazioni e 2,2% le importazioni). In termini assoluti l’interscambio dei tre Paesi con il resto del mondo è stato nel 2013 pari a circa 1.056 miliardi di dollari, in leggera contrazione ( -1,3% sul l’anno precedente) per la prima volta dalla crisi finanziaria del 2009. Il calo registrato nel 2013 aveva seguito una crescita modesta del commercio estero anche nel 2012 (+3,3%), se confrontata con la dinamica sostenuta del biennio precedente, dal l’avvio dell’Unione doganale, pari al + 32,1% medio annuo, ed è stato a sua volta seguito, sulla base di dati ancora preliminari, da una ulteriore contrazione nel 1 semestre 2014 (- 1,6% sul 1 semestre 2013). Sul calo dei volumi scambiati (-5,6% tendenziale) hanno pesato, in aggiunta, le tensioni geopolitiche nella regione e tra la Russia e i Paesi occidentali, con l’inasprimento delle sanzioni annunciate dall’UE ( e altri paesi occidentali) e delle contro-sanzioni russe. Anche se le sanzioni occidentali non hanno colpito gli altri paesi dell’Unione doganale e Bielorussia e Kazakistan non si sono a loro volta associati alle contro sanzioni russe, gli effetti sull’Unione rimangono significativi non solo in forza del peso delle statistiche russe sugli aggregati dell’area, ma anche e soprattutto per le ripercussioni negative sull’Unione del deterioramento intervenuto nel clima degli affari e, in prospettiva, del potenziale di crescita atteso dall’economia russa. Superate auspicabilmente in tempi brevi le tensioni militari in area CSI e diplomatiche nei rapporti tra UE e Russia, L’Unione doganale rimane un’area ad alto potenziale economico e strategico per l’Europa e, tenuto conto della peculiare specializzazione produttiva, per l’Italia.




SVIZZERA – “C’est les italiens qui ont fait la Suisse”, ma le frontiere dal 2017 saranno chiuse

Di Giusy Michielli (inviata)

Il 9 febbraio scorso il risultato di un referendum popolare promosso dall’Udc, seppur con uno stretto margine di maggioranza, ha decretato la chiusura delle frontiere elvetiche agli immigrati che arrivano puntualmente in Svizzera alla ricerca di un lavoro e dunque di un futuro migliore. La decisione pare sia stata dettata dal bisogno di tutelare la popolazione autoctona in cui si registra un numero crescente di licenziamenti, a causa del costo più basso del lavoro di un immigrato che percepirebbe una paga corrispondente ai due terzi di quella di un cittadino elvetico.
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L’esito del voto popolare non sarà immediato, ma graduale ed entrerà completamente in vigore solo a partire dal 2017.

Un’altra decisione volta a preservare il popolo svizzero è stata presa dal Gran Consiglio il 29 gennaio e tenderebbe a rivalutare la Convenzione stipulata quarant’anni fa tra Svizzera e Italia per ciò che concerne la condizione dei frontalieri e mirerebbe secondo il deputato Christian Vitta,ideatore dell’iniziativa ad un incremento dell’introito fiscale nelle casse del Canton Ticino e a un trattamento più equo tra i frontalieri, in quanto vi era disparità di servizio tra quelli residenti e non entro 20 km dalla frontiera

10708306_10152400188300888_1163723229_nNonostante attualmente la forza lavoro straniera non sia più gradita,nel paese elvetico c’è un detto che riguarda gli emigrati italiani che recita :” c’est les italiens qui ont fait la Suisse” ossia sono gli italiani che hanno fatto la Svizzera e si riferisce al loro lavoro di manovalanza nella costruzione di infrastrutture ed edifici, dunque agli svizzeri ha fatto comodo il lavoro degli stranieri, quando loro potevano permettersi di non “sporcarsi le mani”.