ITALIA – Programmate nuove mobilitazioni No Triv: prossima tappa a Barletta

Proseguono le assemblee pubbliche dei No Triv in Terra di Bari con l’appuntamento del 26 agosto in Piazza Caduti a Barletta alle 19.30 in cui verranno affrontate proposte operative in vista della mobilitazione indetta per il 18 settembre presso la Fiera del Levante, data in cui sarà convocata la Conferenza delle Regioni del Sud sul tema delle trivellazioni in prosecuzione dell’incontro di Termoli del 24 luglio.

” Riteniamo inestimabile il valore culturale dei nostri mari e non accettiamo di barattare il nostro ambiente per scelte di sviluppo senza presente e senza futuro. Rivendichiamo il diritto delle popolazioni di scegliere quale debba essere il modello di sviluppo compatibile con il territorio che quotidianamente vivono.

Per questi motivi negli ultimi due mesi abbiamo organizzato assemblee, partecipato ad eventi culturali e manifestazioni pubbliche per informare e sensibilizzare i cittadini pugliesi sui rischi legati alle trivellazioni in mare e in terra.

Molte sono state le adesioni al nostro appello di bloccare i procedimenti in corso, tra cui quella di Caparezza, che durante il concerto del 31 luglio a Santeramo in Colle ha espresso dal palco il suo forte sostegno, abbracciando lo spirito con cui vengono portate avanti le lotte dai movimenti.

Ringraziamo anche Paola Turci, che dopo il concerto di Spinazzola del 14 agosto ha dimostrato la sua sensibilità nei confronti del territorio ascoltando il nostro appello e supportandoci con affetto.

Speriamo col nostro lavoro di continuare a tenere alta l’attenzione pubblica nei confronti dei temi ambientali e della sostenibilità della gestione delle risorse in modo che altri comuni possano fare pressioni concrete sulla Regione e sul Governo, come già avvenuto con le deliberazioni del Consiglio Comunale proposte dalla Rete Regionale No Petrolio, costituitasi il 28 giugno a Monopoli, ed approvate sotto la nostra continua sollecitazione nei comuni di Giovinazzo, Molfetta e Barletta, seppur con qualche modifica rispetto al testo proposto.

L’assemblea pubblica NO TRIV del 18 agosto scorso, tenutasi in piazza Ferrarese a Bari, ha visto la presenza di diversi comitati e collettivi, nonché di molti singoli e singole. Si è descritto lo stato dell’arte: le nove concessioni per le prospezioni geosismiche nei nostri mari sono ormai trascritte in Gazzetta Ufficiale.

Benché Puglia e Calabria abbiano fatto ricorso al TAR del Lazio contro tali procedimenti, è evidente che si tratti del minimo indispensabile che le istituzioni regionali potessero fare. In primis, perché il ricorso non è un atto di indirizzo politico, ma semplicemente una contestazione della procedura amministrativa, e in secondo luogo, perché nessuno assicura che il TAR (specialmente alla luce del Decreto“Sblocca Italia”) possa esprimersi in maniera favorevole. Del resto, il caso del rigetto del ricorso sulla Tap parla chiaro.

Serve quindi un atto più forte e concreto, che potrebbe essere l’adozione da parte di almeno cinque consigli regionali, di una delibera volta a indire un referendum popolare per l’abolizione dell’art. 35 del Decreto Sviluppo, che riguarda i procedimenti in mare entro le 12 miglia. Tale provvedimento da un lato ha vietato le attività petrolifere in mare all’interno delle 12 miglia dalla costa ma dall’altro ha fatto salvi i procedimenti in itinere, rilanciando di fatto alcuni progetti molto impattanti. Pertanto in questo caso il tema del referendum sarebbero i procedimenti in corso in mare all’interno delle 12 miglia per le quali non si è pervenuti ancora alla definizione del provvedimento di autorizzazione finale. Non dimenticando quanto emerso dal documento sottoscritto, tra le altre realtà, dal Coordinamento No Ombrina 2015, in cui si propone di allargare la consultazione referendaria anche agli artt. 37 e 38 dello Sblocca Italia, riguardanti nello specifico l’estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi ed il titolo concessorio unico.

Purtroppo i tempi sono davvero strettissimi: la dead-line per indire un’eventuale consultazione referendaria che si attui nella primavera 2016 è il 30 settembre prossimo. Il governatore Emiliano, dopo settimane di chiacchiere e spacconate, ha infine chiarito di non avere la volontà di fare questo passo, dichiarando che il “referendum chiesto dalle Regioni apre lo scontro istituzionale con Governo assai dannoso per tutti” (TW, 16/08/2015). Anche la stampa regionale non ha ben inteso il senso delle rivendicazioni verso la mobilitazione del 18 settembre, preferendo rimanere sulla posizione dell’indizione di un tavolo istituzionale.

L’assemblea ha infine deciso di promuovere una manifestazione interregionale (il 18/08 a Bari erano presenti anche realtà lucane) per il 18 settembre presso la Fiera del Levante, in concomitanza con la Conferenza delle Regioni del Sud, indetta dai governatori sul tema delle trivellazioni in mare.

Attraverso una mobilitazione partecipata e costruita dal basso, l’obiettivo è premere sulle istituzioni affinché indichino il referendum. Non siamo alla ricerca di un tavolo istituzionale sterile (Emiliano, Pittella e soci sanno benissimo quali siano le richieste dei movimenti NoTriv), ma vogliamo costruire una mobilitazione in grado di esprimere dei rapporti di forza tali da condurre ad un risultato certo. È evidente che, dopo l’esperienza dei referendum per l’acqua pubblica, con una straordinaria vittoria dei movimenti e una successiva mancata applicazione dei quesiti da parte delle istituzioni, non ci sia troppa fiducia nei confronti dell’ “arma” referendaria: alcuni interventi erano molto critici a riguardo, ma è anche vero che al momento, dal punto di vista procedurale, l’ottenimento dello stesso è l’unico mezzo per bloccare un ingranaggio che sembra girare piuttosto velocemente.

Ovviamente serve anche un lavoro di informazione capillare attraverso volantinaggi, momenti di piazza e tutte le altre forme di comunicazione che possano venire in mente. Ogni gruppo locale si impegnerà sui propri territori.

Nei prossimi giorni (dobbiamo essere davvero molto celeri) verranno discussi nella mailing list Piattaforma e percorso della manifestazione, lanciando altri eventi territoriali di preparazione.

Prossimi appuntamenti:

il 26 agosto è convocata un’assemblea/manifestazione in Piazza Caduti a Barletta, alle ore 19.30;
il 30 agosto è convocata l’assemblea della Rete Pugliese “No petrolio” a Monopoli presso la Sala riunioni del Carmine, alle ore 18:00;
altre assemblee sono in procinto di essere convocate a Taranto e Molfetta.
Il 12 settembre invece è stata convocata un’altra manifestazione autonoma con diverse realtà ambientaliste (“No Renzi Day”) e anche Cobas ed altri movimenti costruiranno qualcosa per quella data.

La mobilitazione NO TRIV contro le trivellazioni a terra e in mare, in cui far confluire l’adesione dei gruppi regionali e locali che parteciperanno o porteranno il loro contributo, è venerdì 18 settembre presso la Fiera del Levante.

Adesso serve costruire una piattaforma condivisa con pochi punti su cui fissare l’attenzione che siano spunto per proseguire la mobilitazione anche dopo settembre, senza cristallizzarsi solo sulla questione referendaria, ma riprendendo il tema dello Sblocca Italia e sviluppandolo.

COORDINAMENTO NAZIONALE NO TRIV (ABRUZZO) – Il rinvio sine die della seduta del Consiglio regionale dell’11 agosto, nel corso della quale si sarebbe dovuto discutere di una risoluzione urgente per tentare di fermare “Ombrina mare” e le trivelle entro le 12 miglia marine, è un chiaro indizio di instabilità politica che potrebbe determinare una serie di conseguenze sul piano del contrasto alla petrolizzazione da parte della nostra Regione.

Paradossalmente, i lavori venivano aggiornati a settembre, alla ripresa delle attività del Consiglio regionale, mentre a Roseto degli Abruzzi ben 5.000 persone partecipavano al “No Triv – Concerto per l’Adriatico” per dire NO AGLI IDROCARBURI e NO ALLE TRIVELLE.

Il quadro è allarmante: il procedimento relativo ad Ombrina mare procede spedito verso l’autorizzazione delle attività estrattive, mentre la Spectrum Geo sta tentando di sferrare un colpo mortale a tutto il Mare Adriatico con la tecnica dell’air-gun.

Il tempo stringe e la crisi in Regione pone problemi molto seri.

Nel frattempo il Presidente del Consiglio Renzi e il Sottosegretario MISE Vicari dichiarano che lo Sblocca Italia non è responsabile di alcuna autorizzazione a trivellare e che «confondere scientemente le attività di ricerca con le attività estrattive significa prestare il fianco alla demagogia».

Se questa è la risposta del Governo alle Regioni, che a Termoli (24 luglio) e a Roma (29 luglio) hanno chiesto di fermare le attività estrattive nel Mar Adriatico e nel Mar Jonio, la strada del “dialogo” con l’Esecutivo nazionale è divenuta chiaramente impraticabile.

TRIVELLE ZERO (MARCHE) – Arrivano nel mare marchigiano le trivelle del Governo Renzi: ecco le prove delle piattaforme in arrivo.

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Fotografata a S. Maria di Leuca una piattaforma in viaggio verso il mare di Ancona.

Le piattaforme in realtà sono due, la Bonaccia NW e la Clara NW. Otto i nuovi pozzi (quattro per piattaforma) e 15 km di nuove tubazioni sottomarine.

Nei Decreti stessi si riconoscono i gravi rischi per il mare Adriatico, ma si va avanti lo stesso!

Le trivelle entreranno presto in azione nel mare marchigiano di fronte ad Ancona.

Gli attivisti si sono accorti dell’avvio dei progetti grazie ad un fotografo che ha immortalato il passaggio di una piattaforma chiedendo informazioni al Forum Italiano dell’Acqua. Dopo una breve ricerca si è risaliti al fatto che da La Spezia ai primi di agosto è partita alla volta del mare marchigiano la piattaforma Bonaccia NW dell’ENI seguita a breve un’altra piattaforma, la Clara NW. Anche diversi siti online di La Spezia avevano commentato la partenza delle due strutture verso il mare marchigiano (ad esempio, http://www.cittadellaspezia.com/La-Spezia/Economia/Navalmare-varata-anche-la-piattaforma-188529.aspx). In tutto saranno presto perforati e messi in produzione 8 pozzi.

Secondo il sito del traffico marittimo di fronte ad Ancona sta già operando un pontone della Saipem (il Saipem3000, si allega mappa e posizione ieri).

Si tratta di due progetti approvati, per quanto riguarda la Valutazione di Impatto Ambientale, dal Governo Renzi nel settembre 2014. Segue una breve descrizione dei progetti.

Bonaccia NW: il Decreto interministeriale di Valutazione di Impatto Ambientale per la piattaforma Bonaccia NW è stato emanato il 9 settembre 2014 (D.M. n.0000222) con parere favorevole della Regione Marche (Decreto dirigenziale del 09/05/2015 a firma di David Piccinini, Responsabile unico del Procedimento Velia Cremonesi). Essa è inserita nel contesto di sviluppo della concessione B.C17.TO situata in Mar Adriatico a 60 km dalla costa all’altezza di Ancona. Il progetto prevede l’installazione di una nuova piattaforma a 4 gambe (Bonaccia NW), la perforazione, completamento e messa in produzione, per circa 25 anni, di quattro nuovi pozzi direzionati (Bonaccia NW1 Dir, Bonaccia NW 2 Dir, Bonaccia NW 3 Dir e Bonaccia NW 4 Dir) e la posa e installazione di due condotte sottomarine di lunghezza 2,2 km per il trasporto di gas e aria da Bonaccia NW a Bonaccia. Prevede lo scarico a mare di acque di strato (le acque che vengono estratte assieme agli idrocarburi) per circa 30 mc/giorno con concentrazioni di oli minerali fino a 40 milligrammi/litro. Tutte le informazioni sul sito del Ministero dell’Ambiente: http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/539

Nel Decreto subsidenza (l’abbassamento del suolo a causa delle estrazioni dal sottosuolo) prescrizione A.21

Clara NW: il Decreto interministeriale di Valutazione di Impatto Ambientale per la piattaforma Bonaccia NW è stato emanato il 17 settembre 2014 (D.M. n.0000227) con parere favorevole della Regione Marche (Decreto dirigenziale del 09/05/2015 a firma di David Piccinini, Responsabile unico del Procedimento Velia Cremonesi). Il Campo Gas Clara Est è ubicato nell’Off-shore Adriatico, nella costa marchigiana di Ancona, all’interno della Concessione di Coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi B.C13.AS, che si estende su una superficie pari a 395,52 Km2 nel Mar Adriatico Centrale a 45 km dalla costa marchigiana all’altezza di Ancona. Il progetto prevede l’installazione di una nuova piattaforma a 4 gambe (Clara NW), la perforazione, completamento e messa in produzione di quattro nuovi pozzi direzionati (Clara NW 1 Dir, Clara NW 2 Dir, Clara NW 3 Dir e Clara NW 4 Dir), la posa e l’installazione di una condotta sottomarina lunga 13 km, per il trasporto del gas in singola fase da Clara NW all’esistente piattaforma Calipso e l’adeguamento dell’esistente piattaforma Calipso. Prevede lo scarico a mare di acque di strato (le acque che vengono estratte assieme agli idrocarburi) per circa 30 mc/giorno con concentrazioni di oli minerali fino a 40 milligrammi/litro. Tutte le informazioni sul sito del Ministero dell’Ambiente qui: http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/587

I due decreti sono molto simili ed evidenziano essi stessi i gravi rischi derivanti dalle attività autorizzate. In particolare colpisce la prescrizione A.8 presente in entrambi gli atti e che riportiamo integralmente, in cui non si escludono incidenti gravi tali da compromettere la qualità ambientale in maniera irreversibile (infatti si parla di misure di compensazione).

Nei due decreti (prescrizione A.21) si parla estesamente del rischio di subsidenza (l’abbassamento del suolo a causa delle estrazioni dal sottosuolo) che deve essere monitorato fino alla costa, un fenomeno che una volta innescato è molto difficile da controllare e che può causare gravissimi problemi, dall’aumento dell’erosione a terremoti.

Incredibilmente nessun cenno viene fatto al rischio sismico, nonostante i gravissimi problemi connessi all’estrazione di metano che stanno emergendo in Olanda a Groningen, con danni per miliardi di euro e 152.000 case da ristrutturare!

Con il famigerato Decreto Sblocca Italia del Governo Renzi tutto ciò rischia di diventare la norma e l’Adriatico sarà alla mercé dei petrolieri. L’informazione dei cittadini è del tutto assente e si opera in un clima di scarsissima trasparenza. Sul sito del Ministero i documenti richiesti per le ottemperanze delle prescrizioni non sono pubblicati. La Campagna TrivelleZero nelle Marche è nata proprio per contrastare queste pericolosissima deriva petrolifera partendo dall’informazione dei cittadini per uscire da un’era fossile, nonostante un Governo che vuole proiettare l’Italia verso l’energia del passato. E’ letteralmente scandaloso che lo scenario del rischio sia prodotto dopo l’autorizzazione  e non sia stato valutato preliminarmente dal Ministero dell’Ambiente e dalla Regione Marche e non sia pubblicato neanche ora.




ITALIA – Il 5 Maggio, docenti in piazza contro la “Buona scuola” di Renzi

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In sciopero almeno mezzo milione di docenti e Ata. Dopo 10 anni la protesta proclamata per la giornata del 5 maggio ha diviso il personale della scuola, che da una parte organizza flash-mob e la manifestazione contro il ddl scuola, dall’altra spera di ottenere dal Governo le richieste dei docenti precari senza scioperare.

Lo sciopero generale nazionale della Scuola. È stato indetto unitariamente dai sindacati maggiormente rappresentativi del comparto FLC CGIL, CISL scuola, UIL scuola, SNALS e GILDA.

In sette grandi piazze si terranno altrettante manifestazioni: Aosta, Bari, Cagliari, Catania, Milano, Palermo, Roma vedranno sfilare lavoratori e anche studenti, che in un appello hanno chiesto ai loro docenti di aderire allo sciopero proclamato dai sindacati.

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Di seguito i percorsi e le mappe dei cortei:

AOSTA: ore 9.30 ritrovo in Piazza Chanoux.

BARI (Basilicata, Calabria e Puglia): ore 9.00 concentramento delle delegazioni in Piazza Castello (piazza Federico II di Svevia) con successiva partenza del corteo che proseguirà lungo il seguente percorso Via S. Francesco d’Assisi, Via Latilla, Via Quintino Sella, Via A. Gimma, Corso Cavour, Corso Vittorio Emanuele e raggiungerà Piazza Prefettura dove si svolgerà il comizio conclusivo.

CATANIA (Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Ragusa e Siracusa): ore 9.00 concentramento delle delegazioni in Piazza Europa con successiva partenza del corteo che sfilerà per Corso Italia, Piazza Verga per arrivare a Piazza Roma dove si svolgeranno i comizi.

CAGLIARI (Sardegna): ore 9.30 concentramento delle delegazioni in Piazza Giovanni XXIII, Via Dante, Via Paoli, Via Sonnino, Via XX settembre, Via Roma, Via Sassari, arrivo del corteo in Piazza del Carmina e inizio interventi dal palco.

MILANO (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino, Veneto): ore 9.30 concentramento delle delegazioni in Piazza Repubblica (di fronte alla stazione centrale; fermata metropolitana M3 (gialla). Ore 10.00/10.15 partenza corteo con il seguente percorso V.le M.te Santo, Via G. Galilei, Via M.te Santo, P.ta Nuova, XXV Aprile, F. Crispi, P.ta Volta, Piazza Lega Lombarda, V.le Elvezia, Via G. Bayron, Via A. Bertani, Corso Sempione con arrivo del corteo all’Arco della Pace e inizio interventi dal palco.

PALERMO (Agrigento, Palermo e Trapani): ore 9.00 concentramento delle delegazioni in Piazza Marina con successiva partenza del corteo che sfilerà per Corso Vittorio, Via Roma, Via Cavour per arrivare a Piazza Verdi (Teatro Massimo) dove si svolgeranno i comizi. MAPPA

ROMA (Abruzzo, Campania, Lazio, Marche, Molise, Toscana, Umbria): ore 9.30 concentramento delle delegazioni in Piazza della Repubblica con successiva partenza del corteo con il seguente percorso Via V.E. orlando, L.go S. Susanna, Via Barberini, Piazza Barberini, Via Sistina, Piazza Trinità dei Monti, Viale Trinità dei Monti, Via G. D’Annunzio con arrivo del corteo a Piazza del Popolo e inizio interventi dal palco.

Gli articoli del Ddl contestati riguardano:

Il Piano assunzioni

E’ pronto un piano da 100mila assunzioni che si pone come obiettivo la chiusura delle graduatorie provinciali dei supplenti e il definitivo superamento della stagione del precariato scolastico in Italia. Tra i 100.701 insegnanti che a settembre potrebbero coronare il sogno del posto stabile rientrano tutti gli inclusi nelle liste dei precari della scuola primaria, media e superiore e i vincitori dell’ultimo concorso a cattedre. Rinviata per il momento l’assunzione degli insegnanti della scuola dell’infanzia, interessata dalla riforma 0-6 che dovrebbe coordinare i servizi per l’infanzia da zero a sei anni: nidi e scuole materne. In questi ultimi giorni, diversi esponenti del governo non hanno nascosto le proprie perplessità per una protesta che si contrappone anche al mega piano di assunzioni con 100mila posti in palio.
Ma, secondo quanto rilevato da tutti i sindacati, la proposta dal governo è una soluzione solo a metà: dal piano restano fuori gli idonei all’ultimo concorso, in un primo momento assunti anche questi, e migliaia – forse più di 50mila – precari d’istituto, che hanno prestato servizio per anni, cui verrebbe dato il benservito. E, al momento, il governo non dà nessuna risposta alla sentenza che a novembre ha condannato l’Italia per abuso di precariato nella scuola. Anzi, stabilisce che dopo tre anni di supplenze si viene “licenziati”.

Il preside-sindaco

L’idea che ha in mente Renzi è quella di rilanciare la scuola assegnando più potere ai dirigenti scolastici. Tra le competenze del capo d’istituto è prevista la compilazione del Piano triennale dell’offerta formativa della scuola – il documento politico-organizzativo dell’azione educativa – che svuota gli organi collegiali di importanti poteri deliberanti. Passa nelle mani del capo d’istituto la valutazione dei docenti neo immessi in ruolo e toccherà sempre al dirigente scolastico premiare, con un corrispettivo in denaro, gli insegnanti più bravi. Il preside dell’era Renzi potrà inoltre scegliere i docenti dagli albi territoriali in cui verranno piazzati i 100mila nuovi assunti e potrà “strappare” alle altre scuole i docenti migliori.

L’autonomia scolastica

Il piano di assunzioni e il preside “a trazione integrale” serviranno a realizzare, dopo quasi vent’anni, l’autonomia scolastica con risorse di personale ed economiche adeguate. Per queste ultime, oltre ai finanziamenti statali, sono previsti altri due canali: l’eventuale destinazione alla scuola del 5 per mille dalla dichiarazione dei redditi annuale da parte dei genitori e lo “school bonus”, eventuali donazioni in denaro da parte di privati. E gli istituti superiori potranno anche organizzare il curriculum dello studente, con materie aggiuntive da scegliere negli ultimi anni del percorso della secondaria di secondo grado. E’ anche previsto il potenziamento della musica e dell’educazione motoria all’elementare e dell’economia e della storia dell’arte al superiore. E un piano per sviluppare le competenze digitali degli studenti.
Ma sulle nuove modalità di finanziamento sul governo sono piovute critiche feroci. La paura è che, nonostante la quota perequativa del 10 per cento prevista dal disegno di legge, si accentuino i divari tra scuole frequentate dalle élite e gli istituti ubicati in contesti disagiati.

Il legame più stretto tra scuola e aziende

Si tratta della ricetta messa in campo dal governo per combattere l’enorme dispersione scolastica di cui soffre il nostro sistema educativo. Ma si tratta anche di un modo per avvicinare l’offerta formativa delle scuole e la domanda di professionalità delle imprese che spesso non riescono a reperire sul mercato alcune figure. Sarà l’alternanza scuola-lavoro – con almeno 400 ore in azienda nei tecnici e nei professionali nell’ultimo triennio e 200 ore nei licei – lo strumento per realizzare questi obiettivi.
Coloro che criticano l’intero impianto della riforma temono che la scuola venga piegata eccessivamente sul lavoro perdendo, almeno in parte, la dimensione educativa che ha avuto finora. Proprio quando la ministra Stefania Giannini ha iniziato a parlare di questo aspetto della riforma, alla festa dell’Unità di Bologna, è scoppiato il putiferio.

L’edilizia scolastica

E’ uno dei punti centrali, come ha detto nel suo discorso di insediamento il premier, dell’azione di governo. Sono quattro i miliardi di euro che si spenderanno nei prossimi anni per curare il sistema edilizio scolastico del Paese, con 36mila edifici non in regola. Tra gli obiettivi del governo, c’è quello di costruire “scuole innovative” e di prevedere “misure per la valorizzazione e la sicurezza degli edifici scolastici”. Ma, nonostante gli sforzi prodotti in un anno di governo, soffitti e infissi continuano a cadere. E gli scettici si convincono che non è cambiato nulla.

Le scuole paritarie e i benefit per i docenti

Tra le polemiche di coloro che non vorrebbero che lo stato finanziasse neppure con un euro gli istituti privati, arriva la detraibilità delle spese sostenute per la frequenza delle scuole paritarie – dell’infanzia e del primo ciclo – con un tetto massimo di 400 euro ad alunno per anno. Uno scherzetto che costerà alla collettività 100 milioni di euro all’anno
e si aggiungerà ai 472 milioni erogati ogni anno al sistema scolastico non statale. In compenso, ogni insegnante della scuola statale avrà a disposizione una Carta con 500 euro annui per spese culturali: acquisto di libri, software, abbonamenti teatrali ed altro.

le obiezioni dei docenti sono tante e in considerazione delle adesioni allo sciopero e alla nuova protesta che si prepara per lo slittamento delle prove Invalsi nella scuola primaria, il Ministero della Pubblica Istruzione avrà un risparmio di migliaia di euro, e già ci si chiede dove andranno a finire. Sono in molti a sperare che le trattenute dello stipendio siano utilizzate per portare avanti i progetti di miglioramento nelle strutture scolastiche, mentre la maggior parte degli scioperanti attende la copertura economica per avviare le assunzioni per l’a.s.2015/2016.

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La giornata di sciopero del 5 maggio costerà al personale della scuola, docenti e ata, una media di 62 euro circa, importo differente per ordine e grado di scuola, e sono in tanti a non scioperare per non subire la decurtazione dello stipendio. Eppure non sarebbe una cattiva idea se il Ministero della Pubblica Istruzione utilizzasse le somme detratte dalle buste paga dei docenti e ata scioperanti per avviare nell’immediato – considerata la liquidità delle somme – i progetti di ristrutturazione edilizia, le assunzioni per i docenti precari, il pensionamento per il personale della scuola ancora costretto in servizio a causa della Legge Fornero. Se volessimo pensare in numeri, un insegnante della scuola dell’infanzia e primaria avrà una decurtazione dello stipendio di circa 64,50 euro, per salire alle 65 euro degli insegnanti tecno-pratici, alle 70 euro per i docenti della scuola di II grado e fino a 68 euro per i docenti della scuola secondaria di I grado. Il personale ata avrà una decurtazione dello stipendio media di 54 euro. Una trattenuta giornaliera elevata se la si moltiplica per tutto il personale della scuola che aderirà allo sciopero del 5 maggio e che già ha aderito agli scioperi organizzati dall’inizio dell’anno scolastico. A questi importi deve essere sommata anche la trattenuta di alcuni dirigenti scolastici, che come il personale della scuola aderisce alla protesta.

Al momento dunque non è possibile fare una stima precisa delle risorse economiche che il Miur risparmierà, ma si ha la speranza che ‘il sacrificio’ del personale della scuola sia  utile.




ITALIA – Niente nani e ballerine: la vera Scuola in piazza. Il 12 maggio docenti in sciopero contro INVALSI

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Tre sigle sindacali hanno deciso di aderire allo sciopero breve del 12 maggio contro la somministrazione della prova Invalsi, contro l’ennesimo fenomeno demenzial-italiano di chi arriva in ritardo rispetto ad altri paesi che si sono liberati di qualcosa che hanno constatato essere superflua o addirittura controproducente.

Le tre sigle sindacali sono gli Autoconvati Scuole Roma, l’Unicobas Scuola, l’USI.

Sarà uno sciopero di mansione che consiste nel restare in servizio e svolgere l’attività di insegnamento, rifiutando di somministrare i quiz.  Si tratta di una modalità prevista dalla normativa generale, ma inedita per la scuola.

La commissione Cultura della Camera, il 7 maggio ha cancellato il comma dell’articolo 21  sulle deleghe al governo che prevedeva di affidare all’Esecutivo una specifica delega per la riforma. L’emendamento, che era stato presentato dal Pd, primo firmatario Stefano Fassina, è stato approvato con il parere favorevole del governo.

Restano congelati gli articoli dal 7 al 9 che riguardano i temi più caldi: organici, assunzioni ed assegnazione dei docenti.

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la Gilda ha lanciato la possibilità di bloccare gli scrutini, promettendo un fine anno di fuoco.

“Se dovessi dire che abbiamo la certezza che incontreremo il governo – ha detto la leader Cgil, Susanna Camusso, dopo essersi recata al Nazareno – direi una cosa non vera, anche se il Pd ha registrato la nostra richiesta. Abbiamo rispiegato le ragioni dello sciopero e del successo che ha avuto, abbiamo apprezzato la disponibilità di metodo per continuare a vederci ma – ha concluso – molti nodi li può sciogliere il governo non un singolo partito”. Camusso ha ricordato tra gli scogli da superare le questioni dei precari, del contratto fermo da 6 anni e della valutazione dei prof.

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La protesta della Scuola italiana in  30 scatti:

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ITALIA – Xylella a Torchiarolo, mentre è in attuazione il Piano Silletti. Primi casi in Corsica

I tre focolai di Torchiarolo sono ora considerati parte integrante della “zona infetta” da Xylella Fastidiosa. Ai sette alberi al confine tra le province di Brindisi e Lecce è stato quindi riservato un trattamento differente rispetto agli uliveti di Oria, così come già annunciato dalla Regione e ora posto nero su bianco nel testo di una determina del 31 luglio scorso.
La zona cuscinetto di conseguenza non è stata ampliata, in quanto i dieci chilometri già individuati oltre il limite dell’area “rossa” del profondo Salento sono stati ritenuti sufficienti.
Torchiarolo si aggiunge così ai 27 siti già localizzati e identificati nelle mappe regionali come luoghi in cui ci sono ulivi contagiati. La nuova delimitazione delle aree, che differisce di pochissimo rispetto a quella già stabilita nelle scorse settimane, è cosa fatta, nel rispetto delle direttive del decreto ministeriale del 19 giugno scorso che rendono esecutive in Italia e principalmente in Puglia (dove c’è l’emergenza) le misure europee adottate con la decisione di esecuzione del 18 maggio. Una zona infetta e una cuscinetto, almeno 10 chilometri attorno a quella “clou”.
Gli alberi di Torchiarolo per i quali il 27 luglio scorso sono stati comunicati – a seguito di analisi di conferma – risultati positivi alla Xylella, per la loro distribuzione territoriale, costituiscono secondo il servizio Agricoltura della Regione Puglia «tre focolai puntiformi che ricadono nell’area cuscinetto già delimitata il primo giugno 2015».
È stata perciò aggiornata la “zona infetta” e deciso che «non è necessario ampliare la zona cuscinetto in quanto risulta sostanzialmente rispettato il limite di 10 chilometri stabilito».
La cartografia è consultabile sul sito istituzionale della Regione Puglia, e in particolare nel portale dedicato all’emergenza Xylella. Sarà ora il dirigente dell’ufficio Osservatorio fitosanitario a trasmettere copia del provvedimento ai presidenti delle province di Lecce, Brindisi e Taranto, al sindaco di Torchiarolo, alle organizzazioni professionali di categoria e al commissario straordinario Giuseppe Silletti che sta provvedendo alla redazione del piano stralcio “bis” con il quale saranno programmati i prossimi interventi. Il Consiglio dei ministri ha prorogato di sei mesi, e quindi fino a febbraio 2016, lo stato di emergenza e ha conferito a Silletti il potere di indennizzare gli agricoltori che provvederanno in proprio all’eradicazione del batterio e all’abbattimento delle piante colpite dalla “peste degli ulivi”.

Firmato il decreto che dichiara lo stato di calamità e attiva il Fondo di solidarietà nazionale, per la prima volta in Italia per un’emergenza fitosanitaria.Ora si possono attivare le procedure per ripartire gli 11 milioni stanziati con il decreto agricoltura del 2 luglio. Gli interventi previsti con la dichiarazione di stato di calamità sono: spese rate dei mutui e dei contributi assistenziali e previdenziali- Risarcimenti per mancato reddito- Prevista compensazione per abbattimento degli alberi, in base alla stima del valore che verrà resa definitiva nei prossimi giorni.  Le aziende potranno presentare domanda alla Regione Puglia per gli indennizzi. Secondo le leggi europee possono accedere a queste misure le aziende agricole che dimostrano una perdita superiore al 30% della loro produzione lorda vendibile.

2. Rimborsi da piano Silletti

Una parte dei 13 milioni di budget del Commissario di protezione civile vengono impiegati per la copertura dei danni subiti dalle Aziende vivaistiche non agricole, dalle Aziende agricole con danni sotto il 30% e dai Proprietari di uliveti non agricoltori. Sono previsti risarcimenti per ogni eventuale albero abbattuto. Per i vivaisti vengono previsti anche contributi per una serie di investimenti che aiutano a certificare indenni le piante, come ad esempio quelli in sistemi di protezione contro insetto vettore.

3. Potenziamento della ricerca con focus su soluzioni

Per la lotta al batterio si potenzia la ricerca con uno studio europeo a guida italiana e uno nazionale che si rapporti con il primo. Sul primo fronte nel Comitato Horizon 2020 è stata approvata una ricerca europea specifica sulla Xylella che sarà coordinata dal Cnr di Bari con un finanziamento di quasi 7 milioni. A livello nazionale si prevede la creazione di un programma che coinvolga un gruppo di università a partire da quelle pugliesi, con la creazione in Salento di un campo sperimentale dove testare le possibili soluzioni contro la fitopatia.

4. Potenziamento analisi: obiettivo 80 mila analisi in tutta Italia

Per il monitoraggio in Italia e in Puglia il Mipaaf sta attivando convenzioni con più reti di laboratori. Obiettivo: 10 mila analisi a livello nazionale e 70 mila analisi in Puglia entro un anno

5. 500 tecnici del Corpo forestale diventano agenti fitosanitari

Per aumentare l’attività di monitoraggio 500 tecnici del Corpo forestale vengono qualificati come agenti fitosanitari. Aumenta anche la dotazione del personale del Corpo forestale in Puglia.

6. Finanziamento buone pratiche agricole con Psr

Il Ministero lavora in stretto contatto con la Regione Puglia per prevedere nel Psr di prossima approvazione il finanziamento stabile delle buone pratiche agricole e di misure volte al contenimento dell’insetto vettore.

I risultati del contrasto alla diffusione del batterio Xylella:

Trentatrè mila analisi in tutta Italia – nessun Paese europeo ha fatto tanto.  Dichiarato indenne da Xylella il territorio italiano ad esclusione delle province di Lecce e Brindisi. Sessantadue mila ettari lavorati con buone pratiche agricole nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto, grazie alla partecipazione imponente degli agricoltori.1200 km lineari di interventi nelle strade, ferrovie, aree pubbliche. Analisi e ricerca sul fenomeno di disseccamento con le migliori esperienze scientifiche italiane e con un forte confronto con ricercatori esteri.

PARIGI – Sale a ventidue il numero di ritrovamenti di xylella fastidiosa su piante nel sud della Corsica. Altri nove casi di contaminazione sono stati confermati nelle scorse ore dalle autorità locali, per le quali si tratta di sottospecie diversa da quella comparsa in Puglia.

Per ora il batterio è stato individuato solo su piante di poligala, piccoli arbusti dai fiori violacei usati a scopo ornamentale, in giardini e aiuole pubbliche. “Tutti gli altri prelievi effettuati, anche su piante sensibili al batterio, sono risultati finora negativi”, ha precisato la prefettura. Il microrganismo individuato, inoltre, appartiene a una sottospecie “molto diversa” da quella che ha colpito gli ulivi pugliesi, detta “multiplex”.

Sull’isola è stata avviata un’indagine epidemiologica, coordinata dalle autorità dipartimentali insieme a specialisti dell’Istituto nazionale di ricerche agronomiche. L’obiettivo è determinare l’origine delle piante contaminate e comprendere le modalità e i tempi del loro arrivo in Corsica. Nel frattempo, “le misure adeguate sono state immediatamente messe in atto per isolare i vegetali colpiti”.

Si spiega ancora: “Sono state definite zone infettate del raggio di 100 metri, e zone tampone da 10 chilometri, per contenere la possibile diffusione, mentre i proprietari delle piante sono stati invitati a disinfestarle e sradicarle subito, poi conservarle in sacchi ermetici fino al termine del divieto estivo di accendere fuochi”.

Il mese scorso il ministero dell’agricoltura francese aveva annunciato il ritrovamento del batterio killer sulle foglie di una pianta simile al mirto, presente sempre in Corsica.




SVIZZERA – La Banca centrale abbandona l’euro. E’ guerra per i cambi

La Banca centrale svizzera ha annunciato  di avere abbandonato la politica di ancoraggio all’euro, che negli ultimi tre anni ha fissato il tasso di cambio del franco a un rapporto di 1,20 contro la moneta unica. In contemporanea, nel tentativo di frenare la corsa alla moneta di Berna, il banchiere ha anche stretto i tassi sui depositi nelle banche: d’ora in poi chi decide di parcheggiare la liquidità a Ginevra o a Zurigo pagherà un interesse negativo dello 0,75 per cento (mezzo punto in più del precedente). Ma le barriere antispeculazione sono state spazzate via nel giro di pochi minuti. L’euro è precipitato, fino a una punta del 30 per cento in meno, mentre il franco s’è pericolosamente avvicinato alla parità con la moneta unica (1,026 alle 12) prima di stabilizzarsi al 15 per cento circa. Poco meglio ha fatto il dollaro, in caduta libera attorno al 14 per cento. Ma i prezzi, in una giornata unica nella storia di un paese che fa della stabilità il suo marchio di fabbrica, sono destinati a variare ancora, all’insegna di una volatilità degna dell’Argentina.

Mai, nella storia, si è assistito ad un crollo dell’11 per cento della Borsa di Zurigo, che dopo l’annuncio – nessuno dei 22 analisti del panel di Bloomberg ha previsto la mossa – ha lasciato sul terreno più di 100 miliardi di capitalizzazione, ovvero il valore di Credit Suisse e Ubs messi assieme, le due ammiraglie del sistema bancario che  hanno perduto circa il 14 per cento, Meno di Richemont, la casa madre di Cartier e di Montblanc, in ribasso del 17 per cento. Non sarà facile far digerire il “Francogeddon”, come è stato subito battezzato il cambio di rotta della Banca centrale, che mette seriamente a rischio la competitività dell’industria e del turismo, principali fonti di lavoro della confederazione. Ma la Banca centrale, a ben vedere, non aveva alternative.




ITALIA – Il Senato boccia il Ddl scuola. I sindacati promettono un autunno caldo

La Commissione Affari Costituzionali del Senato non ha concesso il parere di costituzionalità al disegno di legge sulla riforma della scuola. Il gruppo del Pd al Senato ha cercato di trovare un accordo con il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Invece, nulla di fatto. Il voto è terminato con un pareggio, con il no determinante dell’ex sostenitore della maggioranza Mario Mauro, presidente del Partito dei Popolari e senatore del gruppo Grandi autonomie e libertà. «Da un punto di vista costituzionale la riforma della buona scuola è scritta male – ha spiegato Mario Mauro – pertanto fermiamoci e riscriviamola meglio».«Nella commissione Affari Costituzionali del Senato la maggioranza è stata battuta sulla riforma della scuola. A maggioranza, la commissione ha dato parere negativo» ribadisce Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto-Sel al Senato. Voto a favore, anche se non sufficiente a non mandare sotto il governo, è invece quello di Anna Finocchiaro (Pd) che presiede la commissione.

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Le modifiche al testo che sono state stabilite questa settimana verteranno per lo più sul potere “assoluto” del Preside-manager e sui criteri di valutazione degli insegnanti che continuano a generare forti critiche e scioperi nel mondo della scuola e che, forse, il governo provvederà a ridurre ulteriormente, senza però abbandonare l’impostazione generale. Difficile invece, a sentire i senatori Pd, cambiare rotta sulle assunzioni, aumentando la platea dei professori da stabilizzare. Dopo il voto della commissione Bilancio sulle coperture necessarie, comincerà comunque quello sui quasi 2000 emendamenti.

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Nel frattempo il Ddl scuola ha cambiato nome, l’ex 2994 è ora sostituito dal 1934, numeri che rimarranno nel cuore dei docenti e forse impressi con marchio a fuoco nei ricordi storici della scuola.




Cosa significa investire ESG?

L’acronimo ESG –  Environmental, Social e Governance – sta diventando una guida nella selezione e scelta di un investimento.

Le tre parole si riferiscono a diversi e importanti aspetti che impattano sui comportamenti sociali delle aziende.

Il primo è l’ambiente e riguarda tra l’altro l’utilizzo delle risorse naturali, l’inquinamento, la deforestazione.

Il secondo è l’aspetto sociale e analizza le condizioni di lavoro, i rapporti con le comunità locali, le politiche di genere.

L’ultimo è il governo societario e cioè comportamenti di manager e loro retribuzioni, discriminazione di genere nella scelta dei vertici aziendali, implicazione in episodi di corruzione.

L’analisi di questi fattori consente di individuare due categorie di aziende, quelle da escludere nelle scelte di investimento (es: aziende del tabacco e produttori di armi ) e quelle che rispettano i temi ESG e si impegnano attivamente nella loro valorizzazione.

Va evidenziato come tale approccio si differenzia da quello altrettanto importante degli investimenti etici che si orientano verso titoli di società e organismi internazionali che hanno lo scopo di finanziare progetti socialmente utili.

La selezione dei titoli basata sulla valutazione ESG ha lo scopo di individuare società promettenti in termini di rendimenti che abbiano anche un comportamento virtuoso.

Opinioni esperte, provenienti da contesti diversi, ritengono che questi valori costituiscano un grande indicatore di sostenibilità nel lungo periodo della salute di un’impresa e questo perché corrette politiche aziendali la tengono al riparo da rischi che possono comprometterne risultati e solidità. Si pensi ai costi rappresentati dai risarcimenti per danni ambientali, dalle sanzioni per l’aggiramento fraudolento di normative, ai danni d’immagine provocati da politiche di sfruttamento della manodopera o da azioni discriminatorie.

Che il rispetto dei fattori ESG non rappresenti una zavorra per i risultati di un’azienda è confermato da numerose analisi che hanno rilevato migliori performance delle società virtuose rispetto alle loro concorrenti meno attente.

Ottima notizia perché questa constatazione non potrà non spingere anche le aziende meno sensibili ad adeguare le proprie politiche verso comportamenti virtuosi.

 




ITALIA – Shell abbandona l’Artico per lo Jonio, ma rischia con il Referendum

Dal Coordinamento nazionale No Triv riceviamo il seguente comunicato:

“Il 13 Ottobre scorso la Commissione Tecnica VIA del Ministero dell’ambiente si è espressa per la compatibilità ambientale di due istanze di permesso di ricerca presentate a fine 2009 dalla Shell Italia Ep.

Le due istanze, contraddistinte dalle sigle d73 F.R- SH e d74 F.R-SH, interessano il Golfo di Taranto e, seppur distinte sotto il profilo autorizzativo, costituiscono per Shell un tutt’uno sotto il profilo industriale.

Delle due istanze gemelle, la d74 F.R-SH è giunta a noi grazie all’art. 35, comma 1, del Decreto Sviluppo, convertito in legge sotto il Governo Monti e oggi sottoposto a referendum abrogativo.

Il suo inquadramento geografico è descritto anche nella Sintesi non tecnica del progetto redatto dalla Shell: “Il punto più a Nord del blocco in oggetto si trova a circa (meno) 12 miglia nautiche da Capo Spulico, la parte più orientale dista circa 8 miglia marine da Trebisacce, mentre il punto più a Sud dista circa 14 miglia da Punta Alice“.

Secondo uno studio del MISE, l’area di ricerca è interferente al 100% con una lunga serie di aree interdette ai sensi del Decreto Prestigiacomo (SIC: Fiumara Trionto, Macchia della Bura, Fondali Crosia- Pietrapaola, Dune di Camigliano). Il 30 novembre 2010, infatti, il MISE notificò alla Shell un preavviso di rigetto.

Stessa sorte toccò in pari data alla gemella d73 F.R- SH perché interferente per intero con la Zona di Protezione Speciale Alto Jonio Cosentino.

I progetti espansionistici della Shell nello Jonio, coerenti con la Strategia Energetica Nazionale, possono e devono essere arrestati: grazie allo Sblocca Italia, si fa concreta la possibilità che, una volta individuato il Piano delle Aree ed ottenuti i permessi di ricerca, la compagnia olandese richieda ed ottenga la conversione dei titoli di ricerca in titoli concessori unici.

Tutto questo, però, può essere evitato. È importante, quindi, che:

– le amministrazioni interessate propongano ricorso al TAR Lazio contro i decreti VIA del 13 ottobre scorso;

– la Regione Calabria segua l’esempio della Regione Abruzzo che nei giorni scorsi ha approvato una legge ad hoc per vietare qualsiasi attività di ricerca e di coltivazione di idrocarburi al di sotto del limite delle 12 miglia dalle linee di costa o dalle aree naturali protette;

– nel frattempo vada avanti spedito il processo referendario. Dei sei quesiti referendari, infatti, ben tre (contro trivelle entro le 12 miglia; contro conversione titolo di ricerca in titolo concessorio unico e pronunciamento della Conferenza Unificata Stato-Regioni sul Piano delle Aree, mare compreso) sono in grado di arrestare l’avanzata di Shell nel Golfo di Taranto.

Ma lo sforzo più grande dovrà farlo la politica, rimediando in extremis alle pessime scelte effettuate in materia energetica ed ambientale negli ultimi anni e puntando sulla riconversione ecologica del sistema economico attivando, quindi, tutti gli strumenti di programmazione possibili e disponibili.

Il 30 ottobre p.v. la Cassazione si esprimerà sui quesiti referendari proposti dalle 10 regioni firmatarie delle delibere di Consiglio contro le trivelle. Se tutto andrà bene, ci resteranno pochi mesi sino alla Primavera 2016, in cui concentrare i nostri sforzi per sensibilizzare la popolazione sul tema.

Nel frattempo il Governo Renzi, in barba alle decisioni di 10 regioni, alla spinta di 200 associazioni ambientaliste e di migliaia di cittadini attivi ha dato esito positivo, tramite il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, a due pareri VIA (Valutazione Impatto Ambientale) che consentono a SHELL ITALIA la ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nel Mar Jonio.

Non è più possibile presentare osservazioni, ma solo ricorrere al TAR entro 60 giorni. A tal proposito alleghiamo un comunicato stampa del Coordinamento Nazionale in cui si propongono alcune azioni concrete da intraprendere.

Contro ogni trivellazione a terra ed in mare, il nostro percorso fatto di assemblee, dibattiti pubblici ed incontri formativi non si arresta.
Vi invitiamo quindi a seguirci durante i prossimi eventi e a collaborare proponendo nuovi luoghi di discussione e confronto.

>> Domenica prossima 18 ottobre 2015 Assemblea Pubblica #NoTriv durante la prima edizione della Fiera delle Autoproduzioni di Terlizzi.

Largo Lago Dentro, Terlizzi, a partire dalle 20.30.
>> Venerdì 23 ottobre 2015 parteciperemo a CHE CLIMA! Tira aria nuova? A che prezzo la respiriamo? Quanto dobbiamo scavare per le risposte? – Seminario sui Conflitti Ambientali di preparazione alla Cop21 (Conferenza Internazionale sul Clima di Parigi), organizzato da Rete della Conoscenza e Link Bari, insieme all’associazione A Sud Onlus, al Prof. Marino Ruzzenenti e all’Arpa Puglia.

Campus Universitario di Bari, via Orabona, a partire dalle 14:30.
Per info e dettagli sull’aula, seguite l’evento FB: https://www.facebook.com/events/862481077203548/

Vi ricordiamo inoltre che Domenica 8 novembre si terrà a Roma l’Assemblea del Coordinamento Nazionale No Triv, a cui parteciperemo.
Sollecitiamo gli iscritti alla ML, le associazioni e gli altri comitati”.

Copertina evento PS amnesty




La previdenza complementare

Nei primi anni ‘90 sono avvenute delle grandi modifiche nel sistema pensionistico italiano dovute sia per l’aumento della durata media della vita e  sia a una diminuzione della crescita economica. 

In sintesi:

1) si è alzata l’età di vita lavorativa ed è aumentata l’anzianità minima lavorativa, modificata nuovamente dalla legge Fornero;

2) il sistema retributivo diventa sistema contributivo e dunque si va in pensione con il versato reale e non il calcolo degli ultimi periodi lavorativi;

3) la pensione viene rivalutata sulla base dell’inflazione

Tutto questo porta alla consapevolezza che le pensioni future maturate sarebbero state più basse e così il legislatore, insieme alla pensione obbligatoria, istituisce la previdenza

complementare. Essa rappresenta un’opportunità di risparmio a cui lo Stato riconosce agevolazioni fiscali non presenti in altre forme di risparmio.

L’agevolazione vale anche nel caso di versamenti a favore di familiari fiscalmente a carico.

Tra i vari fondi pensioni trovano spazio i PIP, Piani individuali pensionistici istituiti dalle imprese assicurative a cui possono aderire dipendenti e professionisti/e.

Le agevolazioni fiscali

– I versamenti sono deducibili fino a 5164,37 euro sul proprio reddito annuo, ciò significa, ad esempio, che versando alla previdenza complementare contributi pari a 1.000 euro si applica un’aliquota marginale Irpef del 23 per cento. In tal modo il costo effettivamente sostenuto sarà pari a 770 euro, con un risparmio fiscale di 230 euro.

– Minore tassazione a confronto con altri strumenti finanziari: i rendimenti, infatti, hanno una aliquota fiscale del 20% contro un solito 26%

– Alla tassazione delle prestazioni pensionistiche, erogate sia in forma di rendita che di capitale, viene applicata una ritenuta a titolo d’imposta del 15% per cento, che può scendere fino al 9% in relazione alla durata del periodo di partecipazione alle forme pensionistiche complementari.

I fondi pensionistici si possono sottoscrivere in modalità periodica o in unica soluzione annua e gli investimenti possono essere azionari, bilanciati, obbligazionari, a seconda della scelta della clientela, della sua propensione del rischio e del periodo di tempo

che dovrà versare per arrivare alla pensione.

 

Ultimi due vantaggi dei PIP sono l’anticipazione e il riscatto parziale o totale.

 

Anticipazione 

In qualsiasi momento è possibile richiedere fino al 75% del capitale maturato per spese sanitarie a seguito di gravissime situazioni riguardanti sé, coniugi, figli e figlie, per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche. 

Dopo otto anni di iscrizione a una forma pensionistica è possibile richiedere fino al 75% del capitale maturato per acquisto o ristrutturazione della prima casa propria o della prole e sempre dopo gli otto anni d’iscrizione è possibile richiedere fino al 30% del capitale.

Riscatto totale o parziale

In diverse situazioni può essere richiesto il rimborso, totale o parziale, del capitale maturato.

Nei casi di inoccupazione per un periodo di tempo non inferiore a 12 mesi e non superiore a 48 mesi, o in caso di mobilità o cassa integrazione, è possibile chiedere il riscatto del 50% del montante maturato. 

Il riscatto totale può essere chiesto:

in caso di inoccupazione superiore a 48 mesi; 

in caso di invalidità permanente, che riduce la capacità lavorativa a meno di un terzo;

da eredi o i beneficiari/e in caso di morte del/la contraente prima che abbia maturato il diritto alla pensione.

Inoltre, è possibile chiedere il riscatto nei casi previsti dallo statuto e dal regolamento della forma pensionistica, quando il/la contraente perde i requisiti per partecipare.

Una pensione complementare consente di gestire il proprio risparmio con buoni benefici fiscali e di assicurarsi una rendita futura con piccoli investimenti dilazionati nel tempo.

La normativa che regola la previdenza complementare è regolata dal Dlgs 252/2005 (http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/05252dl.htm) e dalla Legge 124/2017 (lgs 124/2017).




UCRAINA – Perdita radioattiva scoperta nell’impianto nucleare Zaporizhia

Il livello di radiazione sarebbe 16 volte superiore al limite legale. Una perdita radioattiva è stata scoperta nell’impianto nucleare Zaporizhia, nel sudest dell’Ucraina. Lo riferisce Russia Today, citando media locali. Secondo la rilevazione, il livello di radiazione sarebbe 16 volte superiore al limite legale. Si tratta della più grande a livello europeo e la quinta al mondo. Non è la prima volta che nella centrale si riscontrano incidenti: uno degli ultimi è avvenuto il 28 novembre scorso, ma il fatto è stato reso pubblico sono cinque giorni dopo, quando il primo ministro ucraino lo ha rilevato nella sua prima sessione del nuovo gabinetto.

Scrive il deputato 5 Stelle Dario Tamburrano:

Secondo incidente in un mese nella stessa centrale nucleare in Ucraina, la più grande d’Europa (denunciai il primo incidente il 3 dicembre 2014 durante un intervento proprio sulla sicurezza energetica in Commissione a Bruxelles). E il motivo sembrerebbe che siano state sostituite le barre di uranio di provenienza sovietica a sezione esagonale con quelle di fabbricazione USA (Westinghouse) a sezione quadrata.