ITALIA – Il lavoro delle donne in mostra

Di Andrea Zennaro

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Chiude in questi giorni la bella mostra fotografica e documentaria DONNE E LAVORO, esposta al Centro Commerciale EUROMA 2 della capitale: 90 pannelli, curati dall’Associazione Toponomastica femminile, attraversano gli spazi lavorativi delle donne, fra tradizione e modernità.

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Allestita per la prima volta in maggio ai Musei Capitolini (Centrale Montemartini), l’esposizione ha raggiunto in settembre il Museo Archeologico di Terni e la Biblioteca Comunale della stessa città e, dopo la nuova esperienza romana, sarà presto accolta a Padova, arricchita di nuovi pannelli sulle attività produttive locali: faranno dunque la loro comparsa immagini e testi sulle lavoratricidei bachi da seta e sulle “mistre”, abilissime orlatrici di scarpe della Riviera del Brenta.

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I pannelli, provenienti da tutta Italia, vogliono sollecitare una riflessione su un impegno femminile, costantemente presente, seppure in forme diverse, e in continua evoluzione: testimoniano la fatica, ma anche i successi delle lotte sostenute dalle donne per raggiungere la parità e intendono sollecitare le amministrazioni a promuovere la memoria dell’operato femminile attraverso l’odonomastica cittadina.

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Le targhe stradali restituiscono infatti storie dimenticate o non raccontate, e contribuiscono a mantenere vivo il ricordo di figure esemplari: ma la presenza di parchi, giardini e aree di circolazione intitolate a donne è ancora marginale e soprattutto mancano dalle nostre vie quei modelli femminili moderni che costituiscono una preziosa fonte d’ispirazione e stimolo per le nuove generazioni.

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La prima mostra fotografica di targhe stradali intitolate a donne risale all’ottobre del 2012 (Roma, Casa Internazionale delle Donne), in occasione del 1° Convegno nazionale di Toponomastica femminile. Da allora, una ventina di esposizioni hanno attraversato la capitale: dai corridoi della Sapienza alle biblioteche, dai centri culturali alle strutture scolastiche. Per le scuole è stata un’occasione di apertura verso la cultura di genere e di collegamento tra contesto formativo e impalcatura istituzionale.

L’area laziale ha avuto molteplici occasioni di presentare alla cittadinanza riflessioni e immagini in chiave di genere sull’odonomastica: Tivoli, Albano, Colonna, Ariccia, Aprilia, Formia, Cori, Sacrofano, Bassiano, Sora…

Altre iniziative in ambito nazionale hanno toccato Palermo e Catania, per poi risalire la costa tirrenica da Napoli a Genova, e visitare infine il capoluogo piemontese. Sul versante adriatico, mostre analoghe hanno preso le mosse dal Veneto – con Padova, Chioggia, Rovigo e Lendinara – per diffondersi in Romagna – da Rimini a Ravenna – e in Friuli Venezia Giulia, da Udine a Trieste.

Dalla scorsa estate una grande mostra itinerante work in progress gira per la Puglia e ha già raggiunto una dozzina di comuni.

Intitolazioni a resistenti e madri costituenti percorrono invece la Lombardia: da Garbagnate a Lodi, da Albino a Scansorosciate e a Melegnano.

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Oltre al ricco repertorio di targhe stradali – che ricordano letterate, poete, giornaliste, politiche, scienziate, artiste, educatrici, operaie, archeologhe eccetera – sono esposte in mostra una serie di immagini sul tema del lavoro femminile: documenti, foto d’epoca, foto attuali, rappresentazioni di opere d’arte.

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Un’ampia sessione è dedicata alle artigiane.

Merlettaie, ricamatrici e sarte, con approfondimenti e specificità regionali, occupano metà lato del quadrilatero.

L’arte femminile del ricamo è stata per lo più convogliata nelle manifatture gestite da uomini. Tuttavia i conventi di clausura hanno creato a volte una rete in grado di offrire alle orfane la possibilità di reinserirsi nel contesto sociale esterno proprio grazie ai proventi realizzati dalla vendita dei ricami.

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La lavorazione del merletto è diffusa a livello capillare nel nostro Paese: in luoghi e tempi diversi ha scelto l’ambiente claustrale, di scuola, bottega e fabbrica, ma soprattutto si è realizzata all’aperto, lungo i vicoli dei borghi, in forma collettiva insieme alle altre donne del vicinato, con cui condividere “l’intreccio dei fili con quello del racconto e dei commenti delle notizie quotidiane”. I Merletti di Burano, Chioggia e Pellestrina, le trine di San Sepolcro, i tomboli di Offida e Isernia, i ricami dell’Aemilia Ars bolognese costituiscono punte di diamante del vasto panorama offerto dalla tradizione. Negli ultimi secoli, il ricamo dei corredi matrimoniali e l’applicazione di merletti e trine, hanno rappresentato un’importante fonte di reddito per le ragazze.

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Un piccolo introito per le famiglie rurali proveniva anche dal lavoro delle giovani lavandaie. Le ragazze di campagna andavano in città a prendere i panni sporchi delle case benestanti, li lavavano a fiume e li riconsegnavano puliti e stirati. “Anche attraverso questi panni che andavano avanti e indietro dalla città al fiume transitava l’emancipazione femminile”: le clienti, che nella loro comunicazione abituale usavano una lingua più evoluta, insegnavano loro malgrado alle contadine, cresciute nel dialetto, espressioni e forme della lingua italiana.

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Nei paesi marinari le attività femminili assumevano caratteri propri. La prolungata assenza degli uomini, rendeva le donne protagoniste incontestate dell’organizzazione familiare e sociale. Ecco dunque che si prodigano in appoggio alle attività di pesca: producono reti e vele, bagnano i cordami, preparano le esche. A Torre del Greco, dove la pesca e la lavorazione del corallo hanno lontane origini, le donne, molto abili nel taglio nella bucatura e nel confezionamento di collane, costituiscono la stragrande maggioranza del personale operaio addetto al settore.

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Non mancano in mostra documentazioni su forme d’arte diverse, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia alla musica. La storiografia ha cancellato, occultato, sottostimato la presenza delle donne nella musica, eppure, raffigurazioni antichissime le ritraggono alle prese con strumenti e composizioni. Per lungo tempo alle cantanti venne vietata l’esibizione in pubblico e, in tempi non lontani, molti ambienti restarono comunque inospitali. Nel sordido mondo del jazz, ad esempio, viaggiare ed esibirsi rappresentava un rischio per le donne. Ma vi furono ugualmente grandi musiciste, seppure occultate: il loro lavoro, di compositrici e arrangiatrici, è stato spesso attribuito a uomini. Più forte la presenza femminile nel blues. Tra le tante voci nere, se ne distingue una bianca: quella di Janis Joplin.

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“Le grandi donne del blues nascono povere, hanno vite difficili, ma hanno dato vita alla grande musica del Novecento. Il jazz, il rock e anche tanta musica colta sarebbero impensabili senza il loro canto”.




POLONIA – Poznań, tutto il mondo è paese

Di Justyna B. Walkowiak

Traduzione di Claudia Antolini

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FOTO 1. CARTA POLONIA

Gli odonimi contemporanei in Polonia sono sostanzialmente di due tipi: quelli motivati da un vero significato semantico (ulica Rzeźnicka ‘Via dei Macellai’, antico luogo di residenza dei macellai; ulica Kościelna ‘Via della Chiesa’, porta o è adiacente a una chiesa), e quelli arbitrari. La classe dei nomi commemorativi costituisce, in alcune tra le maggiori città polacche,  tra un quarto e due quinti del totale.

Tanto gli uni, quanto gli altri, hanno lunga vita.

Strade dedicate a figure illustri erano già presenti nell’Antica Roma (Via Flaminia celebra Gaio Flaminio, che ne ordinò la costruzione; la genesi di Via Aurelia è analoga), ma è stato a partire dal XIX secolo che si sono diffuse prepotentemente in tutta Europa.

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Maria Skłodowska-Curie nelle strade di Lublino foto di Giulia Guarnieri Calò Carducci

I nomi commemorativi in Polonia evocano non solo figure storiche ma anche personaggi di leggende, miti o favole (come Czerwony Kapturek ‘Cappuccetto Rosso’). Alcune strade sono dedicate alla letteratura polacca classica; gli odonimi allora non sono soltanto titoli di opere ma anche personaggi (o gruppi di personaggi) tratti dai libri. Esempi includono Calineczki (‘Pollicina’), Krasnali (‘Nani’).

Le prossime foto si riferiscono alla città di Poznań e ne ritraggono alcune strade femminili.

Gertruda Konatkowska (1895-1966) è stata una pianista polacca e co-fondatrice della Scuola Musicale Superiore di Poznań

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FOTO 3. VIA GERTRUDA KONATKOWSKA

Poznań si classifica quinta tra le più grandi città in Polonia, ed è anche una delle più antiche. Secondo ricerche recenti, c’è un’alta probabilità che fu qui che il primo storico governante polacco fu battezzato, nel 966. Poznań ottenne i diritti di comune nel 1253. Alla fine del XVIII secolo divenne parte della Prussia e rimase sotto il comando prussiano – che un secolo dopo sarebbe stato sostituito dalla Germania unificata – fino alla prima guerra mondiale.

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FOTO 4. Città di POZNAN

Oggi è un importante centro industriale, commerciale e soprattutto universitario, in termini di numero di studenti secondo solo a Varsavia.

Il numero dei suoi odonimi è 2.422. Come individuato da Justyna B. Walkowiak nel suo studio in uscita sugli Atti del 3° Convegno di Toponomastica Femminile.

Probabilmente l’unico incrocio di due strade con odonimi femminili è formato dalle vie Janina Omańkowska (1859-1927), giornalista politica, e Maria Wicherkiewicz (1875-1962), scrittrice, giornalista e storica amatoriale della città.

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FOTO 5: Vie Janina Omańkowska e Maria Wicherkiewicz

A Poznań, i nomi commemorativi individuali costituiscono il 28.7% di tutti gli odonimi: 613 uomini e 83 donne.

Non sono stati conteggiate le intitolazioni plurali, perché danno adito a interpretazioni troppo spesso soggettive: ad esempio odonimi quali Traktorzystów ‘i trattoristi’, Okulistów ‘gli oculisti’,registrati rispettivamente a Warsaw e a Cracow, sono nomi esclusivamente maschili? E del resto, anche dove il genere maschile è certamente predominante, come nel caso delle unità militari, non è mai da escludere che qualche donna ne abbia fatto parte.

La percentuale di strade femminili in città si aggira attorno al 3,4%: un indice che non si discosta molto dai valori registrati nelle grandi città italiane.

Tra le figure storiche, che sono la maggioranza delle intitolazioni femminili, soltanto quattro rappresentano sante, mentre cinquanta si riferiscono a laiche.

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FOTO 6.  VIA DZIEWANNA

Due strade richiamano donne mitologiche e leggendarie: per contro sono 11 gli uomini della stessa categoria.

La via Dziewanna è attribuita a una divinità di cui è incerta l’appartenenza al Pantheon slavo.

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FOTO 7. Bratumiła

Un particolare esempio di denominazioni tematica a Poznań, è dato dai gruppi di nomi propri accomunati da una lettera iniziale. È il caso di “Ulica Bratumiły” (via di Bratumiła). La via è l’unica testimone femminile dell’insieme di dodici intitolazioni in B. È il caso di Bratumiła. La via è l’unica testimone femminile dell’insieme di dodici intitolazioni in B.

Curioso anche il significato del nome: “piacevole per suo fratello”.

Delle 27 restanti intitolazioni femminili fanno parte anche le letterate.

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FOTO 8. VIA SAFONY (SAFFO)

Per avere un quadro generale della toponomastica polacca si può consultare il database TERYT – disponibile dal sito governativo http://www.stat.gov.pl – che offre una lista completa di tutti gli toponimi in uso correntemente in Polonia: nomi di strade, viali, passaggi, piazze, ponti, rotonde, piazze del mercato, parchi e giardini cittadini, stazioni ferroviarie e della metropolitana.

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FOTO 9.  VIA BIBIANNA MORACZEWSKA

Una strada a Poznań che ricorda Bibianna Moraczewska (1811-1877), scrittrice locale, attivista nel sociale ed una delle prime femministe polacche.

Tentarne una classificazione per categorie non sempre è semplice. Ad esempio, Marzanna può essere sia il nome di una divinità femminile slava e baltica – associata con la morte e gli incubi – sia un nome proprio; come del resto Wanda, oltre a nome proprio femminile, ricorda anche l’eroina di una leggenda polacca molto famosa e, in quanto tale, anche figura letteraria.

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FOTO 10. MARZANNA




ITALIA – Periferia romana: donne di spettacolo

di Barbara Belotti

Il III municipio di Roma, con i suoi numerose quartieri, negli ultimi decenni ha visto cambiamenti straordinari. Dalla fine degli anni Settanta sono cresciuti in maniera rapida nuovi insediamenti residenziali che hanno “divorato” in breve un’ampia zona di campagna romana trasformandola in “mattoni e cemento”, come canta Celentano nel “Il Ragazzo della via Gluck”. In questa zona si è deciso di intitolare le strade a figure femminili e maschili del mondo dello spettacolo italiano.

Cercando su Google Map le strade corrono e si snodano sullo schermo del computer formando curve, angoli retti, linee diagonali e i nomi rimandano, nella maggior parte dei casi, a personaggi maschili. Nonostante la recente formazione dei quartieri e dei reticoli viari, la scelta è ancora una volta sbilanciata in favore degli uomini di spettacolo. Si va da via Mario Del Monaco a via Nanni Loy, da via Gian Maria Volontè a via Rino Gaetano, largo Luchino Visconti o viale Antonio De Curtis, poco meno di sessanta nomi per altrettanti spazi pubblici. C’è anche un parco ed è stato dedicato all’attore Angelo Musco.

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FOTO LINA CAVALIERI di Marta Rossi Doria

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FOTO LYDA BORELLI di Marta Rossi Doria

Le protagoniste femminili sono meno della metà. Sono donne che si sono distinte nel canto (Lina Cavalieri), nella rivista (Wanda Osiris) o che hanno contribuito allo sviluppo del cinema muto come Dina Galli, Rina De Liguoro, Maria Melato o Lyda Borelli, considerata l’ideale della femminilità liberty e dannunziana, caratterizzata da gesti e pose enfatiche. I loro volti sono un po’ sbiaditi nella memoria collettiva, eppure la loro carriera è stata importante e alcune di loro sono state vere e proprie dive.

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FOTO SYLVA KOSCINA di Denisa Nistor Podar

Altre figure sono più note e sono quelle che hanno fatto vivere e crescere il cinema italiano nel corso del Novecento. Troviamo fra loro Sylva Koscina: il mondo dello spettacolo le ha ritagliato addosso il ruolo di donna seducente e ammaliatrice; la sua bellezza, gli atteggiamenti da diva, le pagine di cronaca rosa l’hanno consegnata al grande pubblico come un mito senza età. Ma riferendosi a se stessa Sylva Koscina parlava di infelicità e di mancanza di amore, di successo ma anche di scelte sbagliate pagate a caro prezzo.

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FOTO ELSA DE’ GIORGI di Marta Rossi Doria

Fra i nomi presenti anche quello di Elsa De’ Giorgi. Amatissima attrice del Novecento, scrittrice e preziosa testimone del movimento partigiano italiano, Elsa de Giorgi dimostra senza dubbio di avere, oltre che un indiscusso talento recitativo, saldi valori democratici che le consentono di rifiutare apertamente il regime fascista. Per potersi esprimere più liberamente, sceglie di dedicarsi al mondo della prosa, meno soggetto alla censura di Benito Mussolini, e, già famosa per i numerosi successi cinematografici, decide di porre fine alla sua carriera sul grande schermo. Nel 1955 dà alle stampe il libro I coetanei, in cui affronta temi legati alla lotta partigiana intrecciati ai ricordi del mondo cinematografico romano durante la guerra.
È una donna colta, raffinata, dalla personalità complessa e profonda che, negli anni del secondo dopoguerra, riesce ad affascinare Italo Calvino. Lui, che le dedicherà il romanzo Il Barone Rampante, è un brillante e giovane intellettuale poco più che trentenne. Elsa, più grande di lui, è bella, famosa, protagonista della cultura e della mondanità romane. Il loro è un amore clandestino che si scontra con la morale rigida dell’Italia degli anni Cinquanta. È però un amore intenso e complesso, scandito dalle centinaia di lettere che lo scrittore le invia; l’influenza che Elsa ha su di lui è tangibile nelle parole di Italo: “Amore mio, non avrei mai pensato che innamorarmi di te, incidesse così profondamente in me, fino a toccare, ad aprire una crisi anche nella strumentazione più tecnica del mio lavoro, cioè nel mio stile”.

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FOTO TINA PICA di Marta Rossi Doria

Anche Tina Pica ha una strada in suo onore. Un’attrice dal corpo minuto, al quale si contrappone una voce cavernosa che diviene in breve la sua particolare caratteristica. Simpatia e indubbio talento le consentono di affiancare attori già affermati come, per esempio, Totò. Diventa beniamina del grande pubblico nelle vesti di Caramella, la governante del film Pane, Amore e Fantasia, interpreta negli anni ruoli che le vengono ritagliati addosso quasi su misura. I suoi personaggi sono del tutto diversi dalle dive hollywoodiane e dalle maggiorate nazionali: sono donne dal carattere burbero e spigoloso, ma di profonda umanità, irascibili e petulanti, con una grande saggezza di fondo. Per aver dato vita, in alcune pellicole, a figure di zitelle bigotte, è stata considerata l’emblema di questo stereotipo femminile, quasi non ci fosse differenza fra film da lei interpretati e realtà. Al contrario Tina ha avuto due mariti: il primo, Luigi, muore giovanissimo; il secondo, Vincenzo, è il suo amato compagno di vita per oltre quarant’anni.

6.Masina. Foto di Marta Rossi Doria.ridotto

FOTO GIULIETTA MASINA di Marta Rossi Doria

Di fronte al grande centro commerciale “Porte di Roma” uno slargo ricorda Giulietta Masina. Non è proprio una piazza, quanto uno snodo di traffico che ruota intorno ad un’aiuola, non sempre ben curata e mantenuta. Federico Fellini è ricordato invece all’inizio della “sua” via Veneto, appena varcate le mura di Porta Pinciana. Certo, quella è la strada che lui ha reso celebre, ma quanti film di Federico sono stati resi unici da Giulietta? Eppure a lei non è toccato lo stesso onore.

7.Maggio.Foto di Denisa Nistor Podar.ridotto

FOTO PUPELLA MAGGIO di Denisa Nistor Podar

L’odonomastica del III municipio rievoca anche molte attrici di teatro, per esempio Pupella Maggio, il cui vero nome era Giustina. Come lei stessa racconta, a due anni venne portata in scena dentro uno scatolone, legata proprio come una bambola perché non scivolasse fuori. Così il suo destino fu segnato: da “Pupatella”, attraverso la poupée francese, divenne per tutti “Pupella” nel teatro e nella vita.

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FOTO RINA MORELLI di Denisa Nistor Podar

Rina Morelli ha avuto l’onore di un’intitolazione. Definita da Visconti la più grande di tutte, un mostro sacro del teatro contemporaneo, antidiva per eccellenza, Rina è stata scrupolosa nell’aderire ai personaggi che interpretava, da Cechov a Shakespeare, da Goldoni a Pirandello; la sua voce, duttile ed espressiva, è stata prestata nei doppiaggi delle pellicole hollywoodiane e così molte attrici, da Bette Davis a Katharine Hepburn, da Ginger Rogers a Judy Holliday, sono diventate per il pubblico italiano delle beniamine.

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FOTO MARIA BICE VALORI di Cecilia Mazzarotto

Per uno strano caso dovuto alla definizione dei confini dei Municipi, il nome di Bice Valori, solo soletto, rientra nel territorio del IV e non del III. Donna e attrice di immediata simpatia, spontanea nella verve comica, ha calcato con successo anche i palcoscenici del teatro di rivista, legando il suo nome agli anni d’oro del teatro Sistina, dove recita nelle commedie musicali di Garinei e Giovannini come Rugantino (1962), Aggiungi un posto a tavola (1975), Accendiamo la lampada (1979). Il suo volto è diventato celebre soprattutto con la televisione, quella in bianco e nero degli anni Sessanta, sia da sola sia al fianco del marito, l’attore Paolo Panelli, con cui forma una coppia comica brillante e di notevole successo. Il talento e la carriera sono stati stroncati molto presto da un tumore: Bice Valori muore il 17 marzo del 1980, a soli cinquantadue anni.

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FOTO AVE NINCHI di Marta Rossi Doria

Nel 2012 due viali del III Municipio sono stati dedicati ad Ave Ninchi e a Elena Fabrizi, più conosciuta come la Sora Lella. Sono state queste le prime intitolazioni deliberate dal Campidoglio e derivate dalle numerose proposte inoltrate dal gruppo di Toponomastica femminile all’Ufficio Toponomastica della capitale. A distanza di quasi quattro anni, ancora i nomi delle due attrici non sono stati inseriti su Google Maps e rintracciare le strade, per me che non abito nelle vicinanze e conosco poco la zona, è stato impossibile.
Il navigatore GPS, ormai imprescindibile strumento di orientamento, ha girato a lungo a vuoto, perso anche lui, come me, nell’odissea cittadina.
La mancata affissione delle targhe, il loro danneggiamento o la loro soppressione portano a un nuovo oblio della memoria femminile. La fotografia, un cartello umano in sostituzione delle indicazioni introvabili, vuole essere il tentativo di far tornare in vita ciò che l’incuria e la disattenzione hanno fatto scomparire di nuovo.




ITALIA – Stampace, tra scienza e religione

Di Agnese Onnis

 

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FOTO 1 – STAMPACE

Il centro storico di Cagliari risponde ancora oggi alla conformazione assegnatagli dalle genti pisane, che nel XIII secolo fortificarono Castello e murarono parte dei tre quartieri circostanti.

Stampace fu probabilmente l’insediamento più antico e se ne ha notizia a partire dall’XI secolo: la sua rete viaria, a pettine, lascia presumere un impianto pre-medioevale.

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FOTO 2 – STAMPACE PIANTA

Lasciata alle spalle Porta Cristina, si scende da Castello per la passeggiata del Buoncammino e si prosegue sul viale Giussani.  Sulla sinistra, percorrendo via Nicolodi, e a seguire via Ignazio da Laconi, si costeggiano da un lato le facoltà giuridiche dell’Ateneo e  la biblioteca di Scienze Politiche, dall’altro l’Orto botanico e il Museo botanico, inaugurato nel 2008 e diretto dalla dottoressa Cristina Delunas.

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FOTO 3 – STAMPACE  ORTO PANORAMICA

Molti nomi di studiose, prive di riconoscimenti odonomastici, gravitarono intorno all’ateneo di Cagliari tra fine Ottocento e primo Novecento.

Particolarmente interessante è la loro presenza nelle facoltà scientifiche, in un’epoca che limitava l’immaginario collettivo femminile alle sole discipline umanistiche.

Maria Sacchi fu assistente al Museo di Zoologia e al Gabinetto di Anatomia e Fisiologia comparata nel 1889-90; Lucia Cartasegna, nel 1909-10, fu assistente nell’Istituto di Geometria descrittiva.

Pia Nalli insegnò analisi matematica all’Università di Cagliari tra il 1921 e il 1927. Roma e Palermo le hanno intitolato una strada, ma il capoluogo sardo pare averla dimenticata.

Molte furono le assistenti dell’Istituto matematico negli anni Venti: Silvia Martis, Giorgina Madia, Angelina Cabras, Isabella Biasi, Maria Sole, Anita Testa, Ernesta Porcu Tortrini.

L’Istituto di Mineralogia registrò invece tra le assistenti la studiosa Giulia Martinez.

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FOTO 4. RITA BRUNETTI

 

Rita Brunetti, presente nella toponomastica romana ma assente dalle strade dell’isola, diresse l’Istituto di Fisica dal 1928 al 1936. Sue assistenti furono Zaira Ollano e Teresa Mundula Crespellani.

L’Istituto di Geologia, dal 1926 al 1933, si avvalse del contributo di Fanny Fontana, che operò anche nella Stazione biologica con Gina Flores e Iole Bellisai. Quest’ultima fu ricercatrice nella facoltà di Medicina, ove emersero altri nomi femminili: Lombardi, Ferraris, Gennari, Atzori.

In campo giuridico va ricordata Anna Maria Sotgia, autrice di diverse pubblicazioni degli anni Trenta su tassazioni, imposte e finanza tedesca.

L’Orto Botanico di Cagliari sorge su un’area archeologica, compresa tra l’Anfiteatro romano, l’Orto dei Cappuccini e la Villa di Tigellio, che ingloba edifici termali e domus romane; diversi sono dunque i motivi di interesse per una visita: dalle piante tropicali al giardino dei semplici – con le erbe medicinali corredate di notizie su cure e rimedi – dalle cisterne romane alle cave e alle opere idrauliche ad esse connesse.

Per conoscerlo si consiglia una prima visita virtuale sul sito ufficiale (http://www.ccb-sardegna.it/hbk/hbk.htm), segnalando, tuttavia, che vi si ignora l’apporto dato da una grande donna: Eva Mameli Calvino diresse e recuperò l’Orto botanico trascurato durante la grande guerra.

Le fu di aiuto, nella direzione, la studiosa Angela Agostini.

Con loro comparvero nell’Orto le palme, i Pedocarpus neritalia ed Encephalartos ellensteini, l’austaliana Icus magnolioides, la messicana Yucca elephantipes, la marocchina Argana syderoylon; i pini, gli eucalipti e i lecci, che coprivano un tempo tutta l’isola.

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FOTO 5 – EVA

Giuliana Luigia Evelina Mameli Cubeddu, originaria di Sassari, fu la prima studiosa sarda a conseguire la laurea in Matematica all’Università di Cagliari e fu lì che ottenne – dopo la sua seconda laurea in Scienze Naturali, a Pavia, e la ricerca nel laboratorio crittogamico dell’ateneo lombardo – la cattedra di Botanica.

Eva è stata una scienziata rigorosa e meticolosa, la cui vita fu legata principalmente alla ricerca su muffe e funghi delle piante.

Antifascista e anticlericale, fu forse un po’ austera e rigida, tanto nel lavoro quanto nella vita familiare.

 Di lei scrive suo figlio Italo:

Che la vita fosse anche spreco, questo mia madre non l’ammetteva; cioè che fosse anche passione. Perciò non usciva mai dal giardino etichettato pianta per pianta, dalla casa tappezzata di buganvillea, dallo studio col microscopio sotto la campana di vetro e gli erbari. Senza incertezze, ordinata, trasformava le passioni in dovere e ne viveva.

La sua figura, intrappolata spesso nel ruolo materno del grande scrittore, solo recentemente è uscita dal cono d’ombra grazie all’attenzione mostrata dagli atenei dell’isola, che le hanno finalmente dedicato meritate giornate di studio.

L’Istituto Tecnico Commerciale di via Sulcis, che pochi anni or sono ricordava nel nome la scienziata, a causa del ridimensionamento scolastico è stato inglobato in altre strutture, perdendone la memoria. La città di Iglesias, invece, le ha dedicato una strada e Sassari le ha intitolato i giardini pubblici di via Tavolara.

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FOTO 6 – ANNUNZIATA

Stampace è il quartiere delle sette chiese tra cui non mancano intitolazioni femminili.

La Santissima Annunziata, in stile neoclassico, si trova all’estremità del corso Vittorio Emanuele. Conserva un’interessante pala d’altare, con un’Annunciazione di primo Ottocento, e un antico dipinto dell’Annunziata, di gusto spagnolo, ritenuta miracolosa e collocata nella sagrestia. Nostra Signora del Carmine, ricostruita nel dopoguerra sui resti di una chiesa gotico-catalana, si trova invece in viale Trieste, nella parte bassa di Stampace.  Non resta traccia della chiesa di Santa Margherita, ormai sepolta sotto la strada che collega Castello con piazza Jenne.

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FOTO 7 – SANT’ANNA

La collegiata di Sant’Anna, in stile barocco piemontese, è il principale edificio di culto del quartiere. Situata nella parte più alta di Stampace, è caratterizzata da un’imponente scalinata, due campanili e tre cupole.

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FOTO 8 – SANTA RESTITUTA

A breve distanza, costeggiando il fianco sinistro della collegiata, s’incontra il complesso rupestre di Santa Restituta, frequentata dall’età romana sino alla seconda guerra mondiale,durante la quale venne utilizzata come rifugio antiaereo.

 La cripta, in parte naturale, in parte scavata nella roccia calcarea, è costituita da un grande ambiente centrale, collegato all’esterno da due rampe di scale, e da stanzette e cunicoli che raccolgono gesti di devozione, leggende e pagine di storia.

Tra le tante, si racconta che in cripta rotolassero nella polvere i bambini per essere liberati dal vaiolo.

In essa si venerava la martire di origine africana, le cui reliquie approdarono sull’isola intorno al V secolo. Nel XVII secolo Restituta si trasformò in una figura locale, madre di sant’Eusebio.

Le pareti ipogee erano decorate con dipinti, di cui si conserva un frammento del XIII secolo. Sull’altare maggiore è collocata la statua marmorea di Santa Restituta, mentre in quello minore erano accolti i simulacri delle Sante Giusta, Giustina ed Enedina. 

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FOTO 9 – piazza SANTA RESTITUTA

 L’omonima stradina, che da via Azuni conduce alla piazzetta della chiesa e prosegue parallela alla via dell’Ospedale, era chiamata un tempo S’Arruga de Is Barbarixinus, perché vi alloggiavano i mercanti provenienti specialmente da Aritzo per vendere castagne, legna e neve per fare il gelato in estate detto Sa Carapigna.

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 FOTO 11 – via SANTA RESTITUTA

 

 

 

 

 




ITALIA – A Cagliari, tra regnanti, artiste e letterate di Villanova

Di Agnese Onnis

 Nella prima metà del XX secolo, la città di Cagliari ha visto espandere il suo abitato a partire dai due quartieri storici di Villanova, ad est di Castello, e Stampace, ad ovest, che già da secoli accoglievano le famiglie contadine emigrate dalla vicina pianura del Campidano.

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FOTO 1. MAPPA

La parte più antica di Villanova si riconosce dalle sue casette basse e colorate, che nascondono orti e giardini interni, e da ciò che resta delle minuscole botteghe artigianali sopravvissute alla crisi. Le vigne e i frutteti che circondavano l’area fino alla prima metà dello scorso secolo hanno lasciato gradualmente posto dapprima a villini liberty e palazzine discrete, e infine ad alti edifici abitativi e chiassose strade.

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FOTO 2. VILLANOVA VECCHIA

A fungere da raccordo fra il quartiere arroccato di Castello e il piano di Villanova è il Terrapieno, utilizzato nel XVIII secolo come avamposto delle fortificazioni militari legate ai Savoia e trasformato, negli anni Trenta, in passeggiata panoramica, a un metro e mezzo di altezza al di sopra del viale Regina Elena.

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FOTO 3. TERRAPIENO

La regina Elena è dunque la prima figura femminile che s’incontra nel percorso, cara al popolo e rispettata per la sua generosità. Non amava la vita di corte: indossava il grembiule per dirigere le cameriere, curava personalmente tutti i particolari dei ricevimenti, insegnava alle figlie a cucire, a lavorare a maglia, a fare i dolci. Aveva un gran senso del dovere e della dignità, tanto che per il tragico terremoto di Messina del 1908, si dedicò personalmente ai soccorsi. Durante la prima guerra mondiale fece l’infermiera a tempo pieno e trasformò il Quirinale in un ospedale.  Si interessò alla medicina, fino a meritare una laurea ad honorem; ancora oggi molti ospedali e reparti ospedalieri portano il suo nome. Finanziò opere benefiche e sembra fosse anche intervenuta presso il re a favore degli ebrei, ai tempi delle leggi razziali.

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FOTO 4. VIALE REGINA ELENA

Il Terrapieno si chiude con l’ingresso ai Giardini pubblici, dove, nella palazzina della ex Polveriera, ha sede la Galleria Comunale d’arte diretta da Anna Maria Montaldo, che l’ha valorizzata e fatta emergere a livello nazionale guadagnandole, per la buona gestione, il titolo di secondo museo civico.

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FOTO 5. GALLERIA COMUNALE D’ARTE

La Galleria espone, tra le tante opere, alcune produzioni di artiste. Al piano terra sono in mostra diverse tele della pittrice umbra Deiva De Angelis (Veduta romana, Paesaggio con alberi, Nudo femminile).

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FOTO 6. TESTA DI CONTADINA

Al primo piano sono presenti lavori di Antonietta Raphael Mafai (Testa di contadina, foto 6), Rosanna Rossi (Composizione), Mirella Mibelli (Bagnante), Maria Lai (Ritratto di Salvatore Cambosu), Rita Thermes (Coro a tre voci, foto 7).

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FOTO 7. CORO A TRE VOCI

Per ritrovare tracce femminili nella toponomastica dell’area bisogna procedere a ritroso e percorrere viale Regina Elena in direzione della piazza Costituzione. Da lì, imboccata via Garibaldi e voltato subito a destra su via San Lucifero, s’incrocia la strada dedicata alla grande giudicessa Eleonora d’Arborea, a cui è peraltro intitolato anche l’Istituto Magistrale, oggi Liceo psico-pedagogico.

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FOTO 8. ELEONORA (foto di Daniela Serra)

Alla morte di suo padre, il giudice Mariano IV, Eleonora esercitò il ruolo di reggente per i figli minorenni nel giudicato di Arborea.

La sua forte personalità le permise di ottenere il consenso popolare e di imporsi come legislatrice saggia e capace che alla ‘sardesca repubblica’’ applicò nuove regole e leggi incorporate ai Codici paterni, nella famosa Carta de Logu.

Eleonora detiene, insieme a Grazia Deledda, il primato di intitolazione di strade e piazze nei comuni sardi.

A Cagliari, tra le due protagoniste della storia e della cultura isolana, la distanza è breve.

Imboccata la via Iglesias verso piazza Gramsci, e attraversata via Sidney Sonnino (un tempo via Nuova), s’incontra via Grazia Deledda, di poco esterna all’area originaria di Villanova.

Merita una piccola nota la prima traversa di via Iglesias (oggi via Oristano), un tempo conosciuta come arruga de is Panetteras, la via delle panificatrici, di cui purtroppo non è rimasta traccia.

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FOTO 9. DELEDDA (foto di Daniela Serra)

 Con la Deledda l’Isola entra a far parte dell’immaginario europeo, scrive Dino Manca nella sua introduzione critica e filologica al romanzo L’edera.

Grazia, premio Nobel per la letteratura, nacque nel 1871 a Nuoro. La sua biografia è nota e i suoi libri sono stati tradotti in tutto il mondo.

Quale riconoscimento alla fama della scrittrice, la città di Nuoro ha trasformato la sua casa natale nel bel Museo Grazia Deledda.

Anche Cagliari, con l’intitolazione della strada, testimonia il suo omaggio alla grande scrittrice.

La passeggiata si conclude con un’altra dedica letteraria che compare nella seconda traversa destra di via Deledda.

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FOTO 10. ADA NEGRI

Beneficiaria ne è Ada Negri, lodigiana di umili origini che rivolse gran parte delle sue liriche ai temi sociali, tanto da essere definita la poetessa del Quarto Stato. Vicina alle posizioni mussoliniane, e dunque intellettuale di regime, non rinnegò mai le sue idee. Morì nel 1945 a Milano.

Seppure esuli dal tema del percorso e non abbia riferimenti diretti al mondo femminile, va segnalata, a breve distanza dall’ultima meta, la basilica di San Saturnino e l’adiacente necropoli, considerata uno dei più importanti complessi paleocristiani dell’isola. Anche qui, come sempre, si cela una presenza femminile significativa: furono soprattutto tre donne – Renata Serra, Tatiana Kirova, Letizia Pani Ermini – a fissare e divulgare la datazione della fabbrica originaria tra il V e il VI secolo.

Villanova conserva molti edifici di culto interessanti per la storia e l’architettura cittadina, ma nessuno dei tanti è intitolato a donne. Sarà invece il quartiere di Stampace, oggetto della prossima passeggiata, a riportarci nel mondo delle sante.

 




ITALIA – A Cagliari, tra le sante di Marina

Di Agnese Onnis

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FOTO 1. PORTA DEI LEONI

La passeggiata tra le donne del capoluogo sardo prosegue attraverso la Porta dei leoni, che si lascia alle spalle il quartiere storico di Castello. Le scalette intitolate alle Monache Cappuccine conducono sulla via Manno e da lì, scendendo la rampa di Santa Teresa, si raggiunge Marina.

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FOTO 2. SCALETTE CAPPUCCINE

Il monastero cagliaritano intitolato alle Cappuccine, venne costruito nel primo decennio del XVIII secolo su un’area precedentemente utilizzata per le esecuzioni capitali. A seguito della soppressione degli ordini religiosi, l’edificio entrò a far parte degli immobili demaniali, subì diversi passaggi di mano e nel 1969 venne definitivamente assegnato alle monache Clarisse. Annessa al monastero è la chiesa della Beata Vergine della Pietà, a pianta rettangolare, con navata unica e volta a botte, consacrata agli inizi dell’Ottocento.

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FOTO 3. SCALETTE SANTA TERESA

Il percorso alternativo che consente la discesa da Castello verso il quartiere di Stampace, ad Ovest, è anch’esso legato a due intitolazioni femminili. Alle spalle di Santa Chiara (XIV secolo – originariamente intitolata a Santa Margherita di Antiochia), da cui partono l’omonima salita e la rampa di scale progettata nel 1858 dall’architetto Gaetano Cima, si nasconde l’ascensore che collega al piano: da lì, imboccata via Santa Margherita in direzione piazza Yenne e attraversato il largo Carlo Felice, si raggiunge il porto.

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FOTO 4. PIANTA MARINA

Il largo Carlo Felice delimita a occidente la Marina di Cagliari, fondata dai Pisani nel XIII secolo per ospitare merci e lavoratori portuali, e corre lungo uno dei rami dell’antica cinta muraria.

Come spesso accade quando si parla di popoli, la componente femminile scompare dal ricordo e dalla toponomastica.

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FOTO 5. VIA DEI PISANI

L’area era abitata in realtà fin dall’epoca romana e gli scavi archeologici hanno portato alla luce un tratto di strada lastricata e i resti di un edificio termale.

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FOTO 6. MARINA

La Marina crebbe di importanza e di anime nei secoli successivi e ospitò confraternite legate alle principali mete di commercio: il gruppo siciliano si raccolse attorno alla chiesa di Santa Rosalia mentre la comunità genovese si stabilì in prossimità della chiesa dei Santi Martiri Giorgio e Caterina. Quest’ultima, distrutta dai bombardamenti del ’43, è stata ricostruita nel dopoguerra nel quartiere periferico di Monte Urpinu.

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FOTO 7. SANTI MARTIRI GIORGIO E CATERINA

Santa Rosalia, oggi in via Torino, sorge sui resti di un antico oratorio, dedicato alla santa. Fu ampliata dalla congregazione siciliana sul finire del XVII secolo; pochi anni dopo, connessa a un convento destinato ai Frati Minori Osservanti, venne ristrutturata in stile barocco piemontese dall’architetto Augusto della Vallea.

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FOTO 8. SANTA ROSALIA

Molti sono gli edifici religiosi dell’area collegati a figure femminili. Indirettamente lo è anche la Cappella dell’Asilo della Marina, un tempo oratorio della Vergine d’Itria, che conserva le spoglie di suor Giuseppina Nicoli, appartenente alla Compagnia delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli e proclamata beata nel 2008.

Tra gli edifici di culto più antichi va menzionata la Collegiata di Sant’Eulalia, da cui prendono nome piazza, strada e museo, che custodisce il patrimonio artistico e storico del sito archeologico sottostante. La chiesa, edificata dagli aragonesi nel XIV secolo in stile gotico catalano, ricorda l’omonima fanciulla cristiana, patrona di Barcellona, torturata, crocefissa e infine decapitata, a soli tredici anni, sotto l’impero di Diocleziano.

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FOTO 9. SANTA EULALIA

Il margine orientale del quartiere è segnato da un’altra strada femminile: non si tratta di una santa, questa volta, ma di una regina.

A Margherita di Savoia, consorte di Umberto I e a Elena del Montenegro, moglie di Vittorio Emanuele III, sono dedicate numerose intitolazioni di strade e piazze, scuole, istituti, ospedali in tutto il territorio nazionale. Furono donne apprezzate dal popolo di cui la toponomastica rinnova la memoria.

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FOTO 10. REGINA MARGHERITA

Viale Regina Margherita, che collega due grandi piazze – Costituzione e Amendola – è un asse importante nella viabilità cagliaritana. Al civico 33, fino al 2001, aveva sede la Manifattura Tabacchi, una delle prime fabbriche di Cagliari a fornire impiego stabile e salario adeguato alla manodopera femminile.

A poca distanza, nel quartiere Villanova, s’incontra la via intitolata alla regina Elena: ne scopriremo la targa la prossima settimana.




ITALIA – A Cagliari, tra le donne di Castello

Di Agnese Onnis

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FOTO 1. Castello

Posta a sud dell’isola, di cui è capoluogo, Cagliari si caratterizza per i suoi sette colli da cui prendono nome alcuni quartieri: Castello, Tuvumannu/Tuvixeddu, Monte Claro, Monte Urpinu, Colle di Bonaria, Colle di San Michele, Calamosca/Sella del Diavolo e da zone pianeggianti laddove a partire dall’Ottocento sono sorti quelli nuovi.

Anche le targhe delle strade e delle piazze – una vera risorsa per la memoria della città insieme ai suoi luoghi, ai suoi monumenti, ai segni lasciati dai popoli antichi e dominatori – consentono una lettura curiosa della storia delle città attraverso fonti scritte nel circuito urbano.

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FOTO 2. Porta Cristina

Nel quartiere medioevale di Castello si entra attraverso la porta Cristina, costruita nel 1815, quale omaggio del re Carlo Felice di Savoia a sua moglie Cristina di Borbone, regina del Regno di Sardegna.

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FOTO 3. Targa Porta Cristina

Carolus Felix Rex viam planiorem brevioremque a Castro Caralis ad portam arcis regiam aperuit Maria Cristina Regina – Porte egressus in apertam viam nomen suum imposuit – MDCCCXXV. Januario Rotario regni Praeside. “

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FOTO 4. Scuola Santa Caterina

In Castello domina sul bastione Santa Caterina l’edificio della scuola pubblica di quartiere che assume lo stesso nome, costruita nel 1910 sui ruderi del vecchio convento domenicano. La scuola si affaccia sulla piazza Santa Caterina, verso il panorama del porto, della laguna e del mare del Poetto. A destra della scuola, salendo verso la via Fossario, si trova la piazza Palazzo con la cattedrale di Santa Maria edificata in stile romanico-pisano nel 1258, sulle rovine della più antica chiesa di Santa Cecilia, e rimaneggiata alla fine del ‘600 in stile barocco.

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Foto 5. Cattedrale di Santa Maria

Attraversata la piazza Indipendenza verso via Lamarmora, al civico 63 di un palazzo settecentesco una targa ricorda l’abitazione della nobildonna Francesca Sanna Sulis, la prima imprenditrice del ‘baco da seta’ in Sardegna. Nelle sue proprietà terriere del Sarrabus avviò e consolidò le bachicolture produttive fin dalla metà del Settecento ricavando una seta di qualità e di pregio.

Francesca Sulis agli inizi dell’800 anticipò nuove formule d’impresa nell’isola. Nei suoi laboratori di Quartucciu, la cui Biblioteca comunale oggi è a lei intitolata, predilesse la manodopera femminile, introdusse nei suoi progetti sociali la scuola per le operaie e organizzò i corsi professionali di filatura e tessitura. La sua produzione venne valorizzata da creazioni di alta sartoria.

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Foto 6. Francesca Sanna Sulis

Dal mondo lontano dei fili di seta di Francesca Sulis ad un’altra grande artista sarda, Maria Lai, creatrice dell’arte dei fili di telai.

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Foto 7. Maria Lai

Il progetto espositivo “Ricucire il mondo” ha ospitato numerose sue opere nelle stanze del Palazzo di città, sede municipale dal medioevo fino ai primi anni del XX secolo e oggi spazio museale.

La città le ha intitolato l’aula Magna del Dipartimento delle Facoltà giuridiche, un edificio contiguo all’anfiteatro e all’Orto botanico della città.

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Foto 8. Palazzo di città

Ciò che appare del mio lavoro, cioè la cultura contemporanea, che senz’altro ho acquisito fuori dalla Sardegna e che mi permette un dialogo col mondo, è solo la punta dell’iceberg… Ho dietro di me millenni di silenzi, di tentativi di poesia, di pani delle feste, di fili di telaio.

Il sole illumina una piazzetta di Castello dedicata alla poetessa Mercede Mundula, nata nel 1890 a Cagliari e ivi vissuta nei suoi anni giovanili con le sorelle.

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Foto 9. Piazzetta Mercede Mundula

Le altre città secondarie d’Italia hanno più o meno vicina la grande città che le fa impallidire: Cagliari no, Cagliari, città madre dell’Isola, si specchia solitaria nel suo mare che le dà una specie di “splendid isolation” per suo uso e consumo.

Con il matrimonio si trasferisce a Roma, approfondisce i suoi interessi artistici e culturali, frequenta diversi circoli letterari ricchi e stimolanti e collabora con alcune riviste nazionali. Svolge una ricca attività letteraria, recensisce libri e pubblica saggi tra cui spiccano le protagoniste delle opere di Grazia Deledda, di cui fu amica per vent’anni. Mercede pubblica monografie su Eleonora d’Arborea e Adelasia di Torres; scrive racconti per ragazzi e soprattutto poesie, di cui molte in lingua sarda.

Dopo il disastro dei bombardamenti del 1943, volle rivedere la sua amata città natale, che le appare come un bel viso con dolorose cicatrici ma dove il sangue già rifluiva copioso (…). Una buona plastica facciale fatta da eccellenti chirurghi, e sarebbero spariti i segni delle ferite.

Un’altra piazzetta di Castello ha per protagonista una donna. Si tratta di Mafalda di Savoia.

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Foto 10. Piazzetta Mafalda di Savoia

Mafalda figlia di Vittorio Emanuele III e di Elena del Montenegro, benchè fosse figlia del re d’Italia, fu principessa tedesca per matrimonio con Filippo Kassel d’Assia, principe ma anche ufficiale tedesco. Nel 1943 dopo l’Armistizio e il disarmo delle truppe italiane, Mafalda, di ritorno da Sofia attraversa pericolosamente l’Europa con aerei per diplomatici, raggiunge Roma ma qui in circostanze poco chiare viene arrestata dal comando tedesco e deportata nel lager di Buchenwald. Nell’agosto del ‘44 il campo fu bombardato dagli anglo-americani e la baracca dove alloggiava fu distrutta, la principessa subì ustioni e ferite su tutto il corpo. Dopo quattro giorni di atroci dolori, operata per cancrena, ormai abbandonata e priva di soccorsi, morì dissanguata nel campo. Il suo corpo oggi è sepolto nel cimitero del castello degli Assia vicino a Francoforte sul Meno.

 




GERMANIA – Politiche, sindacaliste e femministe per le strade di Monaco

Di Claudia Antolini

Capoluogo della Baviera e terza città della Germania per numero di abitanti, Monaco vanta una lunga storia dal Medioevo ad oggi, e, come tutte le città metropolitane d’Europa, una forte espansione urbana verso la periferia. La fede luterana ha reso i riferimenti religiosi, comunque presenti, molto meno rilevanti che in paesi di religione cattolica; questo rende molto meno presenti le dediche a figure di santi e beati rispetto alle città italiane.

Oltre a qualche figura religiosa sono presenti regine, imperatrici, donne della nobiltà, benefattrici e personaggi letterari (prevalentemente protagoniste di opere liriche). Nella recente epoca di espansione urbanistica, la creazione di nuovi quartieri residenziali ha stimolato la fantasia odonomastica per caratterizzare le nuove aree di costruzione con personalità sia maschili che femminili che possano essere un esempio positivo per la cittadinanza.

Situata nel quartiere Nord-Ovest di Schwabing, questa zona residenziale attualmente in costruzione presenta dediche a donne e uomini che si sono distinti per la loro attività politica nella prima metà del XX secolo. C’è una significativa presenza femminile tra le figure ricordate, a significare la riconosciuta importanza del contributo dato dalle donne in un momento così importante per la costruzione della nazione e dell’identità tedesca moderne.

Le testimonianze femminili in quest’area hanno fortemente contribuito ai movimenti politici e sindacalisti; sono state educatrici, giornaliste, madri della Costituzione e antinaziste. Per la loro natura di lavoratrici prima ancora che di figure storiche, sono state in grado di ascoltare i bisogni della propria comunità per guidarla a rivendicazioni fondamentali su lavoro, educazione e famiglia; sono state agenti attive di cambiamento dall’interno, dando una forma innovativa alla presenza femminile nell’ambito sociale. Non solo benefattrici o donne inserite nel ruolo di cura quindi, ma figure presenti e inserite appieno nella loro comunità.

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Hedwig Dransfeld (Dortmund 24/2/1871 – Werl 13/3/1925)

Di famiglia aristocratica, rimase orfana a 5 anni e crebbe in un orfanotrofio. A 16 anni intraprese gli studi per l’insegnamento, ammalandosi di tubercolosi e restando invalida (perse il braccio sinistro ed un tallone). Terminati gli studi, divenne preside della scuola delle Orsoline a Wierl.

Dopo aver pubblicato libri di poesia, collaborò con il giornale “Donna Cristiana”, che arrivò a dirigere, trasformandolo nell’organo della KDF (Federazione Tedesca delle Donne cattoliche). Dopo l’ammissione delle donne nelle università (1908) studiò a Münster e successivamente a Bonn.

Nel 1912 lasciò l’insegnamento per la presidenza del KDF a tempo pieno. Deputata per il partito di Centro, ebbe un ruolo fondamentale nella nuova legislazione sociale della Repubblica di Weimar.

Lasciata la presidenza di KDF nel 1922 per motivi di salute, morì nel 1925.

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Centa Herker (Monaco 12/3/1909 -19/8/2000)

È stata un’impegnata attivista antinazista.

Nata in una famiglia operaia, sposa nel 1930 Hans Beimler, fra i fondatori del Partito comunista tedesco, morto a Madrid nella guerra civile spagnola dopo un’avventurosa fuga da Dachau dove era stato internato.

Dal 1933 al 1945 fu rinchiusa in carcere a varie riprese per un totale di quattro anni e mezzo, riprese l’attività politica dopo la guerra.

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Emma Ihrer, nata Faber Rother (Glatz 3/1/1857 – Berlino 8/1/1911)

Nata in una famiglia cattolica di calzolai, dopo il precoce matrimonio con il farmacista Emmanuel Ihrer, più vecchio di 22 anni, si trasferisce a Berlino.

Nel 1881 fonda a Berlino l’Associazione di Soccorso delle donne lavoratrici manuali; nel 1885 ha fondato insieme a Marie Hofmann, Pauline Staegemann e Gertrude Guillaume-Schack l’Associazione berlinese per la salvaguardia degli interessi delle lavoratrici, una associazione di sostegno che superò le 1000 adesioni. L’associazione, che prestava gratuitamente servizi medici e legali, fu sciolta dalla polizia dopo un anno.

Dal 1887 al 1894 si trasferisce a Velten, dove il marito aveva rilevato la farmacia Concordia, la cui concessione verrà revocata a causa dell’attività politica di Emma.

Ha partecipato all’Internazionale Socialista del 1889, prima donna eletta, con 6 uomini, nel Comitato Centrale dei sindacati tedeschi. Conduce la battaglia per la parità di diritti fra lavoratrici e lavoratori.

Ha fondato nel 1891 il settimanale “L’operaia” e nel 1892 “Equality”.

Fu costantemente sorvegliata e perseguitata dalla polizia per la sua attività politica.

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Elisabeth “Lissi” Kaeser (Monaco 18/1/1882 – 27/10/1953)

Lissi Kaeser aderì al partito socialdemocratico (SPD) nel 1919. Fu deputata al Parlamento bavarese nelle legislature 1920/24 e 1928/32. La sua attività fu caratterizzata dall’impegno nella conquista di pari opportunità nell’accesso delle donne all’istruzione. Espulsa nel 1933 dall’insegnamento per motivi politici, fu riabilitata dopo la guerra.

Eletta nell’Assemblea Costituente del 1946, fu nominata referente per l’istruzione delle donne del Ministero bavarese dell’educazione.

Nel 1953 ha ricevuto la Croce al merito della Repubblica Federale Tedesca.

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Petra Karin Kelly (Guenzburg 29/11/1947 – Bonn 1/10/92)

Petra Karin Lehman, nata nella zona occupata dagli Americani, cambiò nome in Kelly dopo il matrimonio della madre con l’ufficiale americano John Kelly. Si trasferì con la famiglia negli USA dal 1959 al 1970 mantenendo la cittadinanza tedesca, compiendo i suoi studi all’American University di Washington, dove si laureò nel 1970 e successivamente all’Istituto Europeo di Amsterdam nel 1971.

Ammiratrice di Martin Luther King, ha partecipato alle campagne elettorali per Robert Kennedy e Hubert Humphrey. Ha lavorato presso la Commissione Europea e il Comitato Economico e Sociale Europeo a Bruxelles (1971 – 1983). Nel 1979 partecipa alla fondazione del partito dei Verdi, nelle cui liste viene eletta deputata al Bundestag nel 1983 e nel 1987.

Viene trovata morta per arma da fuoco nel letto accanto al partner e compagno di partito Gert Bastian, suicidatosi dopo la sua morte.

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lisabeth Kohn (Monaco /2/1902 – Kaunas, Lituania 25/11/1941)

Avvocata tedesca. Di origini ebree, fu attivamente coinvolta nel partito socialdemocratico, nella Confederazione generale sindacale, nella Lega per i diritti umani, scriveva sul Münchener Post (giornale della SPD) e collaborava con il “Soccorso rosso”.

Sorella della pittrice Maria Luiko, si rifiutò di emigrare quando cominciarono le persecuzioni, a seguito delle quali le fu tolta l’abilitazione da avvocata. Deportata nel ghetto di Riga, fu uccisa con altre 1000 persone cinque giorni dopo.

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Agnes Neuhaus, nata Morsbach (Dortmund 24/3/1854 – Soest 20/11/1944)

Esponente politico del partito “Il Centro”, fondatrice dell’Associazione del Buon Pastore, l’attuale Servizio Sociale delle donne cattoliche.

Agnes Morsbach, avviata agli studi musicali, li interrompe dopo il matrimonio con Adolph Neuhaus (morto nel 1905).

Dal 1899 si impegna a Dortmund nell’assistenza ai giovani, ai poveri, alle ragazze madri, alle prostitute, fondando nel 1903 l’Associazione Buon Pastore, che riunisce dodici organizzazioni della Westfalia.

Deputata dal 1919 al 1930 nel partito di Centro della Westfalia Sud, ha promosso la Legge sull’assistenza ai giovani del 1924. Dal 1939 (a 85 anni) è stata soggetta a sorveglianza da parte della Gestapo.

L’Associazione Buon Pastore esiste ancora oggi, sotto il nome di Servizio Sociale delle donne Cattoliche; alle collaboratrici più anziane e meritevoli viene tuttora assegnata la medaglia Agnes Neuhaus.

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Therese Studer (Senden 22/9/1862 – Sendling 21/1/1931)

Orfana di madre, fu costretta a lavorare a soli otto anni in campagna, andando a scuola solo d’inverno. A 16 anni il padre si ammalò e lei dovette mantenere la famiglia, lavorando presso la locale industria tessile. Autodidatta, continuò a studiare in casa nonostante orari di lavoro giornalieri di 12 o 14 ore.

Combatté i pregiudizi contro le operaie; in quegli anni infatti le donne che lavoravano in fabbrica erano spesso ritenute immorali.

Nel 1884 fu assunta nella moderna fabbrica tessile di Kaufbeuren, dove erano presenti alloggi per le operaie gestiti dai francescani. Visse fino al 1906 nel dormitorio, scrivendo testi poetici e teatrali di grande popolarità presso le operaie e tutta la popolazione.

Fondò il sindacato cristiano delle lavoratrici tessili nel 1906, nel 1907 accettò la carica di Segretaria Generale. Il Sindacato arrivò ad associare 21.000 lavoratrici nonostante la contrarietà della gerarchia cattolica che voleva le donne dedicarsi solo alla famiglia..

Nel 1915 si ammalò di reumatismi, potendo lavorare solo da Monaco. Nel 1920 fu nominata Presidente onoraria del Sindacato.

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Helene Weber (Wuppertal 17/3/1881 – Bonn 25/7/1962)

Cominciò la carriera come insegnante ad Aachen, Haaren, Bonn e Bochum.

Presiedette diverse associazioni di donne e dipendenti pubbliche, e rivestito la carica di Consigliera del Ministero Prussiano del welfare dal 1920 per l’educazione sociale. Licenziata per motivi politici dopo l’ascesa del nazismo.

Deputata dal 1921 al 1933, si oppose da subito all’ascesa di Hitler, essendo tuttavia successivamente costretta dal gruppo parlamentare a votare a favore.

Dopo la guerra ha presieduto la Federazione delle assistenti sociali cattoliche e della lega delle donne cattoliche; nel 1945 ha partecipato alla costituzione della CDU.

Nel 1948 ha contribuito alla stesura della Costituzione; è considerata “madre della Legge Fondamentale”.

Deputata al Bundestag dal 1950 alla morte, ha sollecitato il cancelliere Adenauer ad assegnare un ministero ad una donna (la prima volta fu nel 1961, con Elisabeth Ebonlocke al Ministero della salute).

Le sono intitolate numerose istituzioni educative.

Bibliografia:

https://de.wikipedia.org/wiki/Hedwig_Dransfeld

http://www.muenchenwiki.de/wiki/Centa_Herker

https://de.wikipedia.org/wiki/Emma_Ihrer

https://de.wikipedia.org/wiki/Elisabeth_Kaeser

https://en.wikipedia.org/wiki/Petra_Kelly

https://de.wikipedia.org/wiki/Elisabeth_Kohn

https://de.wikipedia.org/wiki/Agnes_Neuhaus

https://de.wikipedia.org/wiki/Therese_Studer

https://de.wikipedia.org/wiki/Helene_Weber




ITALIA – “Oltre l’8 marzo”: le “Camicette bianche” di Ester Rizzo

Di Ester Rizzo

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Camicette Bianche racconta la storia del rogo che il 25 marzo 1911 colpì la Triangle Waist Company di New York, una fabbrica di camicette alla moda, dove lavoravano centinaia di giovani donne immigrate provenienti in gran parte dalla Russia e dall’Italia.

Delle 146 vittime 129 erano donne di cui 38 italiane.

Vite che per decenni sono rimaste nell’oblio e alle quali si è cercato di restituire dignità attribuendo loro un nome, un cognome, un luogo di nascita ed una storia.

Queste donne furono uccise dall’avidità, dalla superficialità e dalla cupidigia umana.

Avrebbero potuto restare nei propri paesi di origine e accettare la sorte che era loro toccata, invece con coraggio affrontarono un viaggio faticoso e pieno di incognite. All’arrivo a New York, molte trovarono lavoro. Spesso però erano costrette a lavorare in luoghi malsani, inadeguati ed erano retribuite con salari bassissimi, ma ciò rappresentava comunque il primo passo verso la loro emancipazione.

Nell’aprile 2014, in contemporanea alla pubblicazione del libro, l’associazione Toponomastica femminile ha lanciato un appello rivolto a tutte le amministrazioni dei comuni italiani da cui esse partirono affinché, con una intitolazione, si possa loro rendere onore e restituire il posto che meritano nella storia del nostro paese. Un’intitolazione per ricordare il coraggio di queste donne, la loro dignità lavorativa ed il triste epilogo della loro esistenza.

Molti comuni hanno già accolto l’appello.

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FOTO 1 – foto di Giovanni Salvio

Vittoria – 23 ottobre 2015 – una piazzetta della villa comunale è stata intitolata a Rosaria Maltese, la vittima più giovane dell’incendio della Triangle, morta a soli 14 anni.

Rosaria perse la vita nel rogo insieme alla madre Caterina e alla sorella Lucia.

Rosaria e Lucia furono identificate dal padre all’alba del 26 marzo: erano ancora abbracciate in uno stanzino dove si erano rifugiate per tentare di sfuggire alla morte.

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FOTO 2 – foto di Giovanni Salvio

Sciacca – 5 marzo 2015 – una lapide commemorativa è stata apposta in ricordo di Vincenza Bellotto, vittima dell’incendio della Triangle a soli quindici anni.

Vincenza era nata a Sciacca il 27 agosto 1895 ed era arrivata a New York l’11 giugno 1910.

Alla Triangle era operaia-capo al nono piano.

Allo scoppiare dell’incendio restò intrappolata all’interno dell’edificio e morì bruciata.

Come riportato dal New York Times dell’epoca, determinante nel riconoscimento dei suoi miseri resti fu il tacco della sua scarpa che era stato precedentemente riparato da un calzolaio.

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FOTO 3 – foto di Giovanni Salvio

Erice – 5 marzo 2015 – un Centro Sociale Polivalente è stato intitolato a Giuseppina Cammarata.

Di lei si presume sia nata in provincia di Enna intorno al 1893. Era cugina di Concetta Prestifilippo, altra vittima della Triangle.

Una foto dell’epoca ritrae Giuseppina con il volto da ragazzina dall’atteggiamento un po’ imbronciato, i capelli alzati e una camicetta bianca abbottonata fino a coprire il collo.

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FOTO 4 – foto di Giovanni Salvio

Cerami – 4 settembre 2015 – una lapide commemorativa per Rosa Grasso e Concetta Prestifilippo.

Rosa Grasso nacque a Cerami il 24 luglio 1896. Nell’aprile 1907, con le sorelle e il fratello, emigrò a New York.

Concetta Prestifilippo era nata a Cerami il 21 ottobre 1888. Per quasi cento anni è stata ricordata solo con un numero, è stata identificata solamente nel 2011.

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FOTO 5 – foto di Giovanni Salvio

Sperlinga – 6 agosto 2015 – una lapide commemorativa è stata apposta in ricordo di Giuseppa Buscemi Carlisi e Maria Grazia Gullo Floresta.

Giuseppa Buscemi era nata a Sperlinga il 23 agosto 1876. Nel 1899 si sposò con Giuseppe Carlisi e con lui emigrò in America.

Fu tra le vittime che si gettarono nel vuoto, lasciando per sempre tre figli in tenera età.

Maria Grazia Gullo era nata a Sperlinga il 23 marzo 1881. Era partita per l’America nel 1900 e nel 1906 si sposò con Girolamo Floresta.

Alla Triangle lavorava al nono piano insieme alla sorella minore Anna che, fortunatamente, riuscì a salvarsi.

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FOTO 6 – foto di Giovanni Salvio

Marineo – 11 aprile 2015 – una via è stata intitolata a Vincenza Benanti.

Vincenza era nata a Marineo il 18 febbraio 1888 ed era emigrata intorno al 1906.

Dalle ferite riportate si presume che si sia lanciata nel vuoto.

Vincenza, con il suo lavoro alla Triangle, provvedeva al mantenimento della madre e di un fratello disoccupato.

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FOTO 7 – foto di Giovanni Salvio

Casamassima – 8 marzo 2015 – una via è stata intitolata alle sorelle Antonia e Anna Vita Pasqualicchio.

La prima era nata l’otto ottobre 1895 ed era arrivata a New York nel 1910.

La seconda era nata il 28 aprile 1882 ed era emigrata intorno al 1901.

Entrambe lavoravano al nono piano della Triangle.

Anna Vita morì bruciata, invece Antonia per sfuggire alle fiamme si gettò nel vuoto.

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FOTO 8 – foto di Giovanni Salvio

Casteldaccia – 8 marzo 2011 – una targa in memoria di Provvidenza Bucalo Panno e Vincenza Pinello è stata apposta all’interno del Palazzo di Città.

Provvidenza Bucalo Panno era nata a Casteldaccia il 2 febbraio 1869 ed era arrivata a New York il 10 gennaio 1905 insieme alle figlie Angela di dieci anni e Letizia di appena dieci mesi. Lavorava al nono piano.

Vincenza Pinello era nata a Casteldaccia il 26 marzo 1881.

Provvidenza e Vincenza morirono entrambe bruciate e i loro corpi furono ritrovati abbracciati sotto una macchina da cucire.

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FOTO 9 – foto di Giovanni Salvio

Cerda – 28 novembre 2014 – una targa in memoria di Rosa Cirrito, Giuseppa Concetta Rosa Del Castillo e Maria Santa Salemi è stata apposta nella sacrestia della chiesa Madre.

Rosa Cirrito era nata a Cerda il 6 ottobre 1891 ed era emigrata a New York a soli tredici anni. Morì lanciandosi da una finestra.

Giuseppa Concetta Rosa Del Castillo era nata a Cerda il 20 gennaio 1891. Era operaia capo al nono piano e si ritiene che sia morta bruciata.

Maria Santa Salemi era nata a Cerda l’undici ottobre 1884 ed era emigrata a New York all’età di quindici anni. Morì gettandosi dal nono piano e fu identificata dai familiari grazie al rammendo sulla calza che indossava fatto il giorno prima da sua madre.

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FOTO 10 – foto di Giovanni Salvio

Licata – 25 marzo 2013 – una lapide commemorativa in memoria di Clotilde Terranova è stata apposta sul prospetto della Biblioteca comunale.

Clotilde Terranova era nata a Licata il 27 settembre 1887 ed era partita per New York il 17 dicembre 1907.

Si trovava al decimo piano quando scoppiò l’incendio e, presa dal panico, si gettò da una finestra.

Avrebbe dovuto sposarsi tre settimane dopo quel tragico 25 marzo.

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FOTO 11 – foto di Margherita Marengo

NE (Genova) – 25 marzo 2013 – un giardino è stato intitolato ad Emilia Prato.

Emilia Prato era nata a New York nel 1890 da genitori italiani che erano partiti dalla Val Graveglia, alle spalle di Chiavari.

Dalle ferite riportate si presume sia stata tra quelle che, per sfuggire alle fiamme, si gettarono nella tromba dell’ascensore.




ITALIA – II Convegno di Toponomastica Femminile per la Provincia di Rovigo

Di Rosanna Beccari

Diffondere la cultura delle pari opportunità attraverso la toponomastica femminile è stato il fulcro del secondo Convegno per la Provincia di Rovigo di Toponomastica Femminile, svoltosi sabato 7 novembre presso la Sala Consiliare del Comune di Lendinara (RO), fortemente voluto da Rosanna Beccari, in qualità di referente di Toponomastica Femminile per la Provincia di Rovigo, e realizzato in tempi record con la collaborazione della Commissione Pari Opportunità e dell’amministrazione comunale lendinarese – assessorato Pari Opportunità -, oltre al patrocinio della Provincia di Rovigo, del Comitato dei Beni Culturali del Polesine e di Soroptimist. Si tratta infatti di un argomento ancora poco noto nel territorio rodigino ed il convegno si proponeva proprio la mission di sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso la divulgazione della sua conoscenza. “Pertanto, in una situazione di carenza istituzionale dopo lo scioglimento della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Rovigo, che ha seguito le sorti di Palazzo Celio – ha riconosciuto la neo presidente dell’appena insediata Commissione P.O. della Provincia Rafaela Salmaso -, fondamentale è stato il ruolo di supplenza assunto autonomamente dalla Beccari, la quale da sola è riuscita ad organizzare tale convegno, dopo il primo dell’anno scorso a San Martino di Venezze, grazie anche alla straordinaria disponibilità incontrata in Lendinara ed avviando quindi i presupposti per una tradizione a cadenza annuale”.

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L’incontro ha visto una grande presenza dell’amministrazione comunale lendinarese, a partire dal sindaco Luigi Viaro, che ha elogiato con calore l’iniziativa proponendo una futura continuità collaborativa, le assessore Sandra Ferrari, alle Pari Opportunità, e Francesca Zeggio, per la Pubblica Istruzione, il presidente del Consiglio Comunale Dario Dainese, la presidente della Commissione P.O. Sebastiana Giliberto, dalla quale è partito l’invito, che ha poi avviato la collaborazione con la Beccari.

Le relatrici di Toponomastica Femminile – Maria Pia Ercolini, presidente nazionale, Nadia Cario e Giulia Penzo, referenti regionali del Veneto, Angela Alessandra Milella, referente per la provincia di Verona e Rosanna Beccari, referente per la provincia di Rovigo – hanno presentato alcune delle innumerevoli attività dell’Associazione Nazionale, “tra scuola e cittadinanza”, con il patrocinio di Fnism e del Senato della Repubblica, tra cui quattro convegni nazionali e molti provinciali, altrettanti concorsi scolastici nazionali, mostre e pubblicazioni, iniziative varie ed eventi, attività in rete, nuove intitolazioni in rosa, fino alla recente proposta innovativa di un gioco didattico ideato da Maria Pia Ercolini con Livia Capasso, per le scuole primarie e medie con tanto di diploma di “Super Toponomasta”. Il “Memory Street a Rovigo”, propone una versione odonomastica del classico Memory, basandosi su abbinamenti tra carte raffiguranti volti di donne con le corrispondenti carte riportanti le targhe stradali della loro intitolazione nei vari comuni polesani. L’attività ludico-didattica permetterà in un primo tempo di dare una identità ai nomi di strade e piazze e, in un secondo momento, a discrezione dei singoli docenti, potrà divenire il presupposto per ulteriori approfondimenti sulla conoscenza di quelle figure. “Perché – ha precisato la Ercolini – è importante che la formazione paritaria inizi prima possibile, quando i bambini non hanno ancora sviluppato certi pregiudizi e barriere sessisti tuttora molto diffusi nella nostra società”. Nell’ordine degli interventi, la presidente nazionale Maria Pia Ercolini ha parlato di “Toponomastica Femminile tra scuola e cittadinanza. Azioni e prospettive”, mettendo in luce la persistenza di stereotipi e pregiudizi sessisti nella segnaletica e cartellonistica pubblica.

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Quindi Giulia Penzo ha relazionato sul “IV Convegno Nazionale (il quarto) di T.F.: Lavoratrici in piazza”, tenuto tra il 18 e 20 settembre scorso alla Libera Università Alcatraz, presso Gubbio (PG), sotto l’egida del suo fondatore Jacopo Fo. La convention, ha precisato Giulia, è stata anche l’occasione per una serie di tavole rotonde sulla toponomastica nella didattica, sulle prospettive dell’associazione a livello nazionale ed internazionale, sul lavoro femminile tra presente e passato e sulla figura simbolica della Dea Madre, dall’atavico matriarcato all’era post-femminista. E su questo tema ha dato il proprio contributo Nadia Cario, che ha presentato la sua ricerca “Alla scoperta delle archeologhe”, corredata di una mostra da lei stessa curata. Un excursus su alcune pioniere dell’archeologia, che hanno avviato una reinterpretazione e riscrittura della storia tenendo conto anche della presenza femminile, a partire dalle numerose testimonianze fin dalla preistoria di una Grande Dea con spiccati attributi femminili e materni. È stata poi la volta di Angela Alessandra Milella, la quale ha raccontato la sua esperienza realizzata come docente in una scuola superiore di Verona: “La polis borghese: modelli e ruoli sessisti nella comunicazione”: una ricerca storica sulle presenze di genere nella comunicazione di massa dagli inizi del secolo scorso ad oggi, segnalando le pubblicità irrispettose e sessiste attraverso il blog “PubblicAnti”, appositamente creato con i suoi studenti. Con l’occasione, la Milella ha anche annunciato il suo nuovo lavoro in corso: “Montenegro: il fascino delle donne da raccontare”.

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Rosanna Beccari, che ha condotto i lavori, per ultima, nella relazione “L’avventura di Toponomastica Femminile a Rovigo. Le attività svolte nel territorio polesano e sviluppi futuri.”, ha presentato gli eventi organizzati nella sua città “da quando sono entrata in questa splendida avventura, in cui ho coinvolto spesso anche i miei studenti del Liceo Scientifico Statale P. Paleocapa di Rovigo”, ha commentato, realizzando, tra l’altro, alcuni significativi progetti risultati vincitori alle varie edizioni del Concorso Nazionale di T.F. “Sulle strade della parità” ed accolti con interesse dalla cittadinanza. A partire, nel 2014, dalla proposta di sette nuove intitolazioni in rosa nella città capoluogo dedicate ad alcune figure illustri conterranee (vincitrice del I Concorso, edizione 2014); successivamente, nel dicembre dello stesso anno, una mostra storico-documentaria (vincitrice dell’edizione 2015), che raccoglie le biografie di circa una settantina di donne nate, vissute o semplicemente passate per la terra Polesana, divenuta ora itinerante per i vari comuni della Provincia di Rovigo con il titolo “Tracce Femminili in Polesine”; l’iniziativa estiva di “Pedalare sotto le stelle per le vie delle donne”, organizzata per le serate d’agosto in collaborazione con Fiab Amici della Bici, che ha riscosso tanto gradimento e la recente proficua collaborazione avviata con il Comune di Lendinara, che ha portato ad una tappa della mostra ed al convegno, oltre a promettere futuri sviluppi in fase di elaborazione. Quindi le due studentesse Sofia Dainese e Hiba Jbali, della classe 2^ C liceo scienze applicate, hanno illustrato l’”Itinerario di Genere a Rovigo”, che sarà realizzato nella primavera del prossimo anno, con la collaborazione degli studenti del liceo rodigino e l’associazione Fiab, per la quale era presente al convegno la vice presidente Cinzia Malin. “In realtà – ha concluso la Beccari – il discorso della T.F. è una continua miniera stimolante di idee e progettualità. A questo proposito, mi preme sottolineare l’accoglienza favorevole e sempre disponibile che incontrano le mie proposte, il che mi incoraggia senz’altro a proseguire. Come la straordinaria sinergia creatasi con il comune di Lendinara e l’attivissima Commissione P.O. locale, con la quale, dopo questa avventura, proseguiremo una proficua collaborazione, sostenuta ed incoraggiata anche dal primo cittadino, che è letteralmente entusiasta delle nostre tematiche”.

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Al termine dei lavori, i presenti sono stati accompagnati nei locali adiacenti alla sala consiliare, dove per l’occasione era stata allestita la mostra itinerante “Tracce Femminili in Polesine”, realizzata con gli studenti del Liceo “Paleocapa”, già in Lendinara da due mesi, prima presso la Casa Albergo, e che il sindaco a sorpresa ha proposto di trasferire nella Biblioteca comunale per darle ulteriore visibilità invitando anche le scuole. Con una gradita novità: la rassegna sulle “Archeologhe”, curata da Nadia Cario, illustrata nel corso del convegno. Ma il risultato forse più importante, di cui la promotrice del convegno e l’amministrazione lendinarese sono particolarmente orgogliose, è stato l’aver ottenuto una nuova intitolazione ad una figura illustre polesana femminile, protagonista della Mitteleuropa fra Otto e Novecento, Giannetta Ugatti Roy, le cui spoglie riposano proprio a Lendinara. A lei il comune, accogliendo la proposta della Beccari, ha deciso di dedicare una rotatoria, creando un clamoroso precedente locale, che ci auguriamo sarà seguito da altri comuni e, poiché tutto è avvenuto in meno di un mese, non essendo ancora pronto il cartello stradale, l’assessora Sandra Ferrari ha mostrato la delibera dell’approvazione, invitando tutti alla cerimonia inaugurale di cui avremo presto notizia.

Rosanna Beccari

Docente di lettere e latino al Liceo Scientifico Statale “P. Paleocapa” di Rovigo e referente di Toponomastica Femminile per la Provincia di Rovigo.