ITALIA – Tra le vie ascolane anche una dedicata alla Befana

di Barbara Belotti e Maria Pia Ercolini

 Molte strade di Ascoli Piceno non si chiamano vie, ma rue. L’etimologia è molto incerta e discussa, ma sono la caratteristica del centro storico: strette, alcune tortuose, buie, rappresentano un pezzo di medioevo ancora vissuto intensamente. Nelle ruette non batte quasi mai il sole, d’estate sono un vero toccasana contro la calura.

In generale le vie della città sono dedicate a personaggi storici (dall’età romana al Novecento), a uomini del mondo letterario, artistico, musicale, a figure cristiane, ad antiche popolazioni (Rua dei Piceni, Via dei Sabini, Rua dei Longobardi…) o famiglie locali importanti (Via dei Bonaccorsi, Via dei Saladini, Via dei Soderini, Rua degli Sgariglia…) in cui la genealogia è declinata solo al maschile. Alle vie e ai viali più grandi spettano i nomi più famosi: c’è Viale De Gasperi, Corso Mazzini, Corso Vittorio Emanuele. Alcune strade hanno lo stesso nome delle chiese che si affacciano su di esse; molti toponimi sono legati alla storia dell’antica Ascoli: Piazza Arringo (dal Palazzo dell’Arengo), Piazza del Popolo (dal Palazzo dei Capitani del Popolo), Rua della fortezza, Rua delle torri (le torri medievali sono un’altra caratteristica del centro storico), Rua della Cisterna, Rua del Cassero, Rua dei tintori…

Poche le figure femminili: solo 17 strade.

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di Barbara Belotti

Una via è dedicata a Elisabetta Trebbiani, donna di lettere e poeta della seconda metà del XIV secolo, della cui produzione si ricorda un sonetto dedicato alla letterata fabrianese Livia di Chiavello. Lei diede vita,insieme ad altre quattro letterate marchigiane dello stesso periodo, al primo gruppo letterario composto di donne in Italia. Gli storici locali la ricordano attiva nella vita pubblica del tempo e forse anche guerriera: si tramanda che ad Ascoli Elisabetta fosse solita accompagnare e difendere suo marito durante i violenti scontri tra le fazioni cittadine, vestita con abiti maschili e armata di tutto punto, incurante dei pericoli.

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di Maria Pia Ercolini

Un’altra ruetta del centro è intitolata a Giovanna Garzoni, pittrice del XVII secolo divenuta famosa per le tempere su pergamena eseguite in piccolo formato; lavorò per la corte medicea e per i Savoia e fu ammessa all’Accademia di San Luca a Roma. Giovanna fu una donna autonoma e un’artista valente, che mise a punto uno stile particolare, una sorta di “pointillisme antico” realizzato accostando il colore con delicati tocchi di pennello vibranti sulla superficie della pergamena. Al momento della morte lasciò tutti i suoi averi (probabilmente piuttosto ingenti) all’Accademia in cambio della concessione ad essere sepolta nella chiesa dei SS. Martina e Luca a Roma. Dopo la morte la memoria di Giovanna Garzoni si perse in breve tempo, destino comune a numerose artiste: l’intitolazione della rua è, insieme a quella di una breve via periferica nella capitale, l’unico omaggio in Italia alla sua figura.

Ascoli.3.Ancaria.Ercolini.ridotta

di Maria Pia Ercolini

Tre vie sono dedicate a dee pagane, Ancaria, Cupra e Vesta, divinità femminili anticamente venerate ad Ascoli e nel suo territorio. La prima non era riconosciuta a Roma e Cicerone la identificava con una delle Furie; della seconda esisteva un santuario lungo la costa adriatica (nell’attuale cittadina di Cupra Marittima); alla terza era forse dedicato il tempio romano del I secolo a.C. i cui resti si trovano proprio all’inizio della via di Vesta.

Ascoli.5.LargoConcezioniste.ridotta.Ercolini

di Barbara Belotti

Al mondo cristiano si riferiscono la Scalinata dell’Annunziata, piazza dell’Immacolata e piazza di Santa Maria Intervineas, dove si trova l’omonima chiesa. Non molto tempo fa accanto a questa bella chiesa medievale è stato inaugurato, alla presenza della Presidente della Camera Laura Boldrini, un largo dedicato alle partigiane picene. Alla fine del mese di febbraio di quest’anno la targa di marmo è stata oggetto di un vergognoso atto di vandalismo: con la vernice bianca è stata cancellata la scritta e sostituita con la nuova dicitura “Piazza Leo Perez”, giocatore della squadra di calcio di Ascoli, protagonista di un deprecabile saluto romano rivolto ai tifosi durante una partita. L’intervento di rimozione della scritta e della vernice ha ripristinato in breve tempo la vera intitolazione, ma il gesto vandalico e il disprezzo verso la storia non possono essere altrettanto rapidamente cancellati.

Ascoli.6.Convertite_Ercolini.ridotta

di Maria Pia Ercolini

Sacro e profano si intrecciano nell’odonomastica ascolana. Se il largo delle Concezioniste ricorda il convento delle Suore Pie Operaie dell’Immacolata Concezione, ordine fondato nel 1744, la via delle Convertite si riferisce alle prostitute tornate ad una vita retta e morigerata.

Ascoli.7.Donne.Ercolini.ridotta

di Maria Pia Ercolini

Via delle Donne deriva il nome da una piazza dove si svolgeva, nel Medioevo, il mercato frequentato dalle donne della città. Quella piazza, ora dedicata a Ventidio Basso, uomo politico e generale della Repubblica romana nel 1° secolo a. C. e originario di Ascoli, è già presente in una pianta del 1646 con il toponimo Platea Mulierum. Oltre alla strada in città sorge anche la Chiesa delle Donne con annesso, in passato, un convento.

Ascoli.8.Canterine.Ercolini.ridotta

di Maria Pia Ercolini

In via delle Canterine rivive l’antico mondo dei lavori “donneschi”, anche se il nome dialettale “cannarine” sopravvive ancora oggi. Secondo la tradizione locale, le “canterine” erano le donne che, nella bella stagione, si sedevano accanto all’uscio e cantavano mentre erano intente a rammendare, fare la calza, ricamare o pulire le verdure per la cena.

Ascoli.9.RuaLavandaie.Ercolini.ridotta

di Maria Pia Ercolini

Ad un’altra attività delle donne si riferisce anche rua delle Lavandaie: erano per lo più contadine che lavavano i panni nei fiumi Tronto e Castellano che circondano la città. Una concentrazione di lavandaie era nel vicino paese di Casteltrosino (dove l’acqua del Castellano, arricchita di sorgenti sulfuree, dava un particolare candore alla biancheria), una vera e propria attività artigianale che si tramandava di madre in figlia e che costituiva una fonte preziosa per i magri redditi delle famiglie. Questa attività è ricordata anche in una interessante scritta sull’antico lavatoio pubblico di Porta Cappuccina: ”NON SI IMPEDISCA ALLE DONNE DI LAVAR PANNI SOTTO PENA DI SCUDI TRE… 3 FEBRARO 1677”.

Ascoli.10.Guiderocchi.Ercolini.ridotta   Ascoli.11.Soderini.Ercolini.ridotta

di Maria Pia Ercolini

Due rue sono dedicate a personaggi storici locali: Flavia Guiderocchi e Menichina Soderini. Entrambe presero parte, nel 1459, all’impresa delle truppe ascolane contro Giosia Acquaviva, duca d’Atri, che si era impadronito di alcune terre dominate da Ascoli. Dopo la vittoria vennero accolte, al rientro in città, con grandi onori. Ai loro piedi c’erano numerosi prigionieri incatenati fra cui il nipote di Giosia, Filippo.

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di Maria Pia Ercolini

Chiudiamo questa breve ricognizione con una curiosità: una ruetta è dedicata anche alla Befana.




ITALIA – Sulle strade di Faenza

Di Monalisa Valmori

Quante volte avrò percorso le strade della mia città? Per anni ho guardato le stesse piazze, i corsi, i viali, le vie e i vicoli più reconditi del centro storico posando gli occhi sulle targhe di ceramica che contrassegnano questi luoghi. I nomi che si leggono, così per abitudine, restano nomi ma è quando ci si inizia a porre domande che diventano storia! Certo direte che non è poi questa grande scoperta, ma non crediate sia così facile. Ad esempio Domenico Baccarini lo conosciamo tutti o quasi, ma provate un po’ con Caterina Folli. “Ma Caterina Folli chi è ?” E poi perché a Faenza c’è un corso Giuseppe Garibaldi e neanche una via intitolata ad Anita Garibaldi?

Anche a Faenza di sante per le vie ne annoveriamo tante: Santa Lucia, Sant’Orsola, Orto Sant’Agnese, Santa Maria dell’Angelo, Santa Maria ad Nives, Sant’Umiltà.

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Umiltà

Quest’ultima, nata in città nel 1226 con il nome di Rosanese Negusanti, merita attenzione.

Nonostante la sua natura mistica accettò di sposare un nobile faentino, ma dopo la disgrazia della morte di due figlioli appena nati, si ritirò a vita monastica dove proprio per la sua presenza sempre servizievole nelle occupazioni più umili ricevette il nome di Suor Umiltà. Gli interventi divini che la videro protagonista e le prime documentate miracolose guarigioni da lei compiute la posero all’attenzione dei Monaci Vallombrosani che le offrirono quella vita da eremita, da lei desiderata, ospitandola in una celletta dove poteva dedicarsi totalmente tra digiuni e penitenze alle preghiere e alle letture delle Sacre Scritture. L’esempio monastico di Suor Umiltà attirò religiose a vivere come lei e in sua vicinanza, tanto da indurre l’allora Vescovo di Faenza ad assegnare a questa suora fuori dall’ordinario e alle sue devote un convento abbandonato affinché potessero costituire una nuova comunità religiosa. Pare che tale decisione avesse però spaventato molto Suor Umiltà tanto che per indurla a uscire dalla sua volontaria clausura si rese necessario abbattere un muro della sua cella e condurla alla nuova destinazione in processione. Quando la conoscenza delle sue doti taumaturgiche valicò i confini della Romagna venne invitata a fondare altri monasteri a Venezia come a Firenze. Scelse Firenze e vi si recò sola e a piedi per l’antica strada brisighellese tutt’altro che agevole e piena di insidie, ma la sua fama era conosciuta perfino ai temuti briganti che la riconobbero e le offrirono il loro aiuto. Al suo arrivo il Vescovo di Fiesole le concesse l’area dove ora a Firenze esiste via Faenza. Madre Umiltà fondatrice delle Monache Vallombrosane morì nel maggio 1310: venne confermata Beata nel 1720 e poi Santa nel 1948.

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Convertite

Ritornando alla Faenza odierna si rimane ancora in ambito religioso con via Convertite, in luogo di un podere assegnato di proprietà alle suore Francescane, denominate anche Convertite poiché il monastero accoglieva, togliendole dalle miserie della strada, le povere donne di malaffare. L’istituzione religiosa, fondata nel 1528, venne poi soppressa dai francesi insieme a molte altre nel 1798.

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Micheline

Troviamo poi una via Micheline, che deve il nome a un orfanotrofio femminile gestito dalle religiose omonime, e un Vicolo delle Vergini, dal nome con cui venivano appellate le monache cistercensi di Santa Lucia che vivevano nel monastero sito in quello stesso luogo.

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Vergini

All’inizio del secolo scorso risale l’intitolazione di una via a Diamante Torelli, una giovinetta ventenne all’epoca in cui Cesare Borgia con le sue truppe avanzava alla conquista della Romagna. Il condottiero arrivato a Faenza trovò una città decisa a opporsi con una difesa a oltranza. Parteciparono alla resistenza anche le donne e tra di loro Diamante si distinse per il coraggio, ricacciando un invasore nella fossa sottostante le mura con un colpo di mazza.

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Torelli

Cercando notizie di Caterina Folli, accennata all’inizio di questa ricerca, ho scoperto essere stata praticamente una antesignana della moda! Caterina (1772 – 1835) era una tessitrice abile ed ebbe per prima l’intuizione di lavorare al telaio filati diversi ottenendo una tela di cotone e lino, alternando al colore bianco il turchino, realizzando così il cosidetto “rigatino” la cui produzione nell’800 incrementò lo sviluppo dell’industria tessile a Faenza tanto da divenire una delle nuove attività principali insieme all’ebanisteria ed al ferro battuto.

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Folli

Una piazza è intitolata a Suor Teresa Rampi (1757 – 1839), fondatrice del nuovo educandato di Santa Chiara.

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Rampi

Dal 1999, la pista ciclopedonale lungo l’argine sinistro del fiume Lamone è intitolata ad Amalia Fleischer. Nacque a Vienna nel 1885 da famiglia ebrea di elevata condizione sociale. Suo padre, diplomatico dell’Impero Austro-Ungarico, la portò a vivere prima a Innsbruck e poi a Merano ma quando questa città passò all’Italia i Fleischer vennero privati dei loro beni e ciò determinò la morte per crepacuore del padre seguita a breve da quella della madre. Rimasta sola Amalia si avvicinò al cattolicesimo e a 25 anni fu battezzata. Aveva una laurea in giurisprudenza, un’ottima conoscenza delle lingue straniere, nonché interessi in ambito artistico quando si traferì a Roma ed ebbe modo di conoscere l’allora preside dell’Istituto Magistrale di Santa Chiara a Faenza che le offrì un posto di insegnante proprio presso tale scuola. A Faenza si dedicò quindi all’insegnamento fino a che le leggi razziali lo permisero poi subì la triste sorte dei deportati ad Auschwitz, dove morì a 58 anni.

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Fleischer

All’Istituto di Santa Chiara ottenne il diploma di maestra Rosa Casadio (1913 – 1972), che si laureò poi in lettere con una tesi su Pascoli e insegnò al Liceo Classico Torricelli di Faenza. Le è stata dedicata una via come prima e unica donna ad essere eletta Consigliera comunale nel 1946: incarico che portò avanti insieme all’attenzione assistenziale ai bisognosi.

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Casadio

Oltre alle quattordici vie sopra descritte, si aggiunge la strada della vicinissima frazione di Granarolo Faentino intitolata a Maddalena Venturi (1860 – 1935), artista di una consuetudine tipica in Romagna, la decorazione dei carri agricoli una volta trainati dai buoi. Imparò l’arte dalla famiglia Chini, a cui apparteneva la moglie dello zio materno, e ne ereditò la conduzione della bottega artigiana. Le sue immagini erano caratterizzate da curatissime decorazioni floreali che incorniciavano figure sacre. Acquistava personalmente i colori a vernice e tutto ciò che le necessitava per la sua arte a Bologna e in circa quindici giorni di lavoro riusciva a dipingere un carro sul quale era solita apporre la dicitura “Maddalena Venturi dipinse”.  Nel 1911, all’Esposizione d’Arte Etnografica a Roma vinse la sua prima medaglia d’oro.

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Venturi

Recentemente una grande spinta urbanistica ha prodotto lo sviluppo di nuovi quartieri in città ma la Commissione comunale preposta alla toponomastica per ora non ha aumentato il numero delle vie intitolate al femminile. È stata avanzata in Consiglio Comunale a fine 2014 la richiesta di intitolazione a Oriana Fallaci. Staremo a vedere.

Per il momento la percentuale nel comune di Faenza delle vie dedicate alle donne è al di sotto del 4%, come da media nazionale




ITALIA – Bari: uno stradario al maschile

Ci sono molti modi per conoscere una città. La prima cosa che facciamo quando dobbiamo visitare un nuovo territorio alla scoperta dei nostri punti di interesse è affidarci a uno stradario. Ma lo stradario non è uno strumento neutro che ci condurrà solo verso destinazioni ignote. Attraverso le strutture fisiche fatte di strade, viali, giardini, piazze e spazi pubblici che contribuiscono a definire lo scenario urbano e a decidere del carattere della città, lo stradario con il suo carico di memoria nel quale restano intrappolate le tradizioni e la storia della comunità, partecipa a definire l’identità del suo territorio. Ci trasmetterà informazioni importanti sulla sua stessa essenza: è una città che vuole ricordare il suo passato o lo ha rimosso? In che modo lo rievoca? Sarà stata ‘giusta’ nel distribuire i diversi tributi alla memoria o sarà una memoria mutilata? Quale immagine vuole fornire di sé?

Bari neo città metropolitana di oltre 300.000 abitanti, dedica solamente 90 strade alle donne, contro ben 1220 intitolate agli uomini, su una rete viaria di oltre 2.200 aree di circolazione. Più della metà degli spazi urbani sono dedicati a politici, uomini della storia locale nazionale ed estera, statisti, pontefici e solo un modesto 7% ricorda donne che per buona parte sono sante, madonne, suore e martiri, principalmente concentrate nel nucleo antico della città e nel quartiere murattiano, mentre le laiche, sparse qua e là nel resto del territorio urbano, sono appena una quarantina. Una sola scienziata, appena sette letterate e una trentina di figure storiche la maggior parte delle quali appartenente alla casa Savoia. Le donne della politica locale sono un numero minimo rispetto alle numerosissime intitolazioni maschili presenti ovunque: sono l’assessora leccese Renata Fonte assassinata dalla mafia, la prima sindaca pugliese Maria Chieco Bianchi, Ada del Vecchio Guelfi impegnata nella lotta per la parità e i diritti delle donne, Luigia de Marinis prima donna nel consiglio comunale a Bari e Giustina Rocca di Trani, passata alla storia come prima avvocata al mondo.

Con il lavoro fatto da Toponomastica femminile, lo stradario di Bari con i suoi numeri ci parla e ci descrive una città ‘distratta’ che, come molte altre, ha privilegiato la memoria storica dei suoi uomini, dimenticando il contributo importante e fondamentale di tante donne meritevoli di ricordo. Ma le scelte toponomastiche sono anche figlie del tempo nel quale le intitolazioni sono effettuate: e ora è arrivato il momento di prendere decisioni iverse in direzione della parità di genere e del rispetto dell’intera comunità, i tempi sono maturi. Lo richiede la Storia, ma dovrebbe essere la scelta etica di una città moderna e con ambizioni metropolitane.

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Largo Susan Sontag

Scrittrice e saggista statunitense, ha studiato presso le università di Chicago, Harvard e Oxford.  Autrice di quattro romanzi, una raccolta di racconti, diverse opere teatrali e saggi, tra i quali La malattia come metafora e L’AIDS e le sue metafore. I suoi libri sono tradotti in trentadue lingue. Nel 2001 ha ricevuto il Premio Gerusalemme, nel 2003 il Premio Principe delle Asturie per la letteratura e il Premio per la Pace dei librai tedeschi.

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Via Renata Fonte

Segretaria cittadina del Partito Repubblicano, assessora alla cultura e alla pubblica istruzione nel Comune di Nardò, Renata Fonte era una donna forte, determinata e molto impegnata nel sociale e nella difesa del parco naturale di Porto Selvaggio dalla lottizzazione e dalla speculazione edilizia. Viene uccisa con tre colpi di pistola la notte del 30 marzo 1984, mentre raggiunge la sua abitazione a Nardò, in provincia di Lecce.

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Largo Candida e Ave Stella

Candida e Ave Maria Stella sorelle torinesi, insegnanti di lettere, si trasferirono a Bari impegnandosi nell’Azione Cattolica e a favore degli immigrati costituendo il CISCAI (Centro Internazionale Scambi Culturali e Accoglienza Immigrati). Verso la fine degli anni Cinquanta fondarono il circolo culturale “Il Leggio” che svolse un importante ruolo nella cultura barese.

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Via Luigia De Marinis

Tabacchina della Manifattura nel dopoguerra, Luigia De Marinis è stata la prima  donna eletta nel consiglio comunale di Bari nelle liste del Partito Comunista. Fu una delle protagoniste delle battaglie sindacali tra gli anni Cinquanta e Sessanta, per la difesa dei diritti della donna e per il riconoscimento delle malattie professionali. Fondamentale il suo impegno istituzionale per lo sviluppo del quartiere Libertà negli anni tra il 1946 e il 1952.

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Via Maria Chieco Bianchi

Prima sindaca pugliese, ha retto il comune di Fasano dal 1949 al 1954. Durante il suo mandato furono realizzate, tra le opere più importanti, l’elettrificazione delle frazioni di Fasano e del Canale di Pirro, l’istituzione dell’annuale Mostra dell’artigianato fasanese e dalla gara automobilistica Fasano-Selva. Si candidò, e venne eletta, alla Camera dei deputati nel Partito Nazionale Monarchico nella circoscrizione Bari-Foggia.

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Via Ada Del Vecchio Guelfi

Nata a Bari, Ada Del Vecchio è stata sindacalista, consigliera comunale del gruppo socialista nel ’47, poi dirigente del Partito Comunista Italiano. Antifascista, si impegnò particolarmente nella lotta per la parità del voto e i diritti delle donne e si occupò della condizione di salute delle operaie alla Manifattura dei tabacchi di Bari. Nel 1953 venne eletta in Parlamento. Nel 1963 tornò alla militanza socialista impegnandosi principalmente sui temi dell’emancipazione e dell’uguaglianza delle donne.

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Via Santa Scorese

Vittima di femminicidio a soli 23 anni. Nata a Bari nel 1968, Santa Scorese a 15 anni presta volontariato presso la Croce Rossa Italiana. Impegnata nell’apostolato cristiano, partecipa attivamente alla vita del movimento fondato da Chiara Lubich. Dopo la maturità classica, si iscrive al corso di laurea in pedagogia presso l’ università di Bari.  E’ venerata come serva di Dio, vergine e martire dalla Chiesa cattolica.

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 Via Giustina Rocca

Giustina Rocca di Trani è passata alla storia come la prima avvocata al mondo. Uno dei personaggi più illustri della storia giudiziaria di Trani del XV secolo, si occupò di delicate questioni diplomatiche tra le città di Trani e Venezia. Si dice abbia ispirato il personaggio di Porzia di Belmonte del Mercante di Venezia di Shakespeare.

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Giardino Rita Majerotti

Nata a Castelfranco Veneto, Rita Majerotti era una insegnante elementare militante nel Partito socialista. Trasferita a Bari nel 1915, svolge un ruolo di primo piano nel contesto rivoluzionario pugliese. Nel 1921 aderisce al Partito Comunista d’Italia contribuendo alla costituzione dei gruppi femminili comunisti. Nel 1922 viene arrestata a Trieste mentre si reca a Mosca, nel 1926 torna in Italia ma viene di nuovo arrestata a Milano.

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Giardini Chiara Lubich

Silvia Lubich detta Chiara, nata a Trento, è stata la fondatrice e prima presidente del Movimento dei Focolari. È considerata una delle voci spiritualmente più produttive nel panorama mondiale, con un impegno di primo piano sul fronte del dialogo e dell’unità tra movimenti e comunità ecclesiali all’interno della Chiesa cattolica, tra le religioni e tra persone di diverse convinzioni. Nel gennaio 2015 è stato avviato il processo di beatificazione e canonizzazione.




ITALIA – La Liberazione taciuta

Negli anni del secondo conflitto mondiale le italiane hanno messo in gioco le loro vite e capovolto un sistema di valori: chiamate a far fronte alle assenze maschili nelle attività quotidiane private e pubbliche, sono uscite di casa spalancando le porte al futuro.

Occupate nei campi e nelle fabbriche, impegnate nel reperimento di generi alimentari, operose nelle azioni di soccorso e cura, non hanno esitato a impugnare le armi.

Protagoniste della Resistenza, e non solo comparse, non portavano divise, né enfatizzavano le loro azioni, ma sostenevano combattenti, feriti, prigionieri, in una sorta di “maternage di massa”. Nelle loro mani era il mercato nero e buona parte della gestione economica e materiale della vita partigiana: procuravano il denaro e distribuivano armi, vestiti, cibo o medicine.

Cresceva nel contempo la loro politicizzazione personale e collettiva, espressa attraverso agitazioni in fabbrica, adesione a gruppi organizzati e partiti, diffusione clandestina e infine produzione autonoma di stampa (nel luglio del’44, Napoli liberata pubblica il primo numero legale di Noi donne).

Le partigiane combattenti furono 35 mila, e 70 mila fecero parte dei Gruppi di difesa della donna: 4.653 furono arrestate e torturate, 2.750 vennero deportate in Germania, 2.812 fucilate o impiccate; 1.070 caddero in combattimento.

Nel dopoguerra, l’impostazione maschilista della società, sostanzialmente immutata rispetto al modello precedente, non ha dato loro il giusto riconoscimento.

Nel tentativo di richiudere le porte aperte e soffocare il cambiamento, gli uomini hanno voluto intendere la partecipazione femminile alla Resistenza come manifestazione di senso materno e di pacifismo innato: nell’immaginario collettivo, anche la staffetta andava ricondotta al ruolo di infermiera. Escluse dalle sfilate della vittoria, invitate a rimuovere e a tacere, molte piccole e grandi protagoniste della storia smisero di raccontare.

Alla loro memoria dedichiamo il fotoreportage del 25 aprile.

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Milano

PIAZZALE DONNE PARTIGIANE

Foto di Nadia Boaretto

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Roma

VIA IRIS VERSARI (1922–1944)

Foto di Sara Caponera

Staffetta della formazione partigiana di Tredozio, fece parte della banda di Silvio Corbari al quale era legata sentimentalmente. Diverse e clamorose furono le azioni condotte assieme ai compagni. Ferita durante uno scontro coi tedeschi, decise di uccidersi piuttosto che cadere in mani nemiche. E’ stata insignita della Medaglia d’Oro al V.M.

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Garlasco

VIA GISELLA FLOREANINI (1906-1993)

Foto di Roberta Martinotti

Legata già dagli anni ’30 ai gruppi di Giustizia e Libertà e al PCI divenne, grazie alle sue doti organizzative, un punto di riferimento per la Val d’Ossola. Nel febbraio 1945 fu nominata Presidente del CLN provinciale e trattò la resa dei nazifascisti nei giorni dell’insurrezione. Dopo la guerra fu parlamentare, dirigente dell’UDI e dell’Anpi e membro della Federazione Internazionale della Donna.

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Aosta

VIALE AURORA VUILLERMINAZ (1922-1944)

Foto di Marinella Govenale

Aurora Vuillerminaz dal luglio 1944 si dedicò interamente alla lotta partigiana entrando nella banda A. Verraz, operante nella valle di Cogne. Assunse l’incarico di staffetta creando collegamenti tra la Val d’Aosta e la vicina Svizzera. Al ritorno da una missione fu arrestata e, non avendo rivelato alcuna informazione, affrontò con coraggio la fucilazione.

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Trento

VIA CLORINDA MENGUZZATO “VEGLIA” (1927 – 1945)

foto di Livia Stefan

Infermiera e staffetta partigiana militò, con il nome di battaglia Garibaldina prima e Veglia poi, nel battaglione Gherlenda operante nel Trentino; fu catturata dai nazisti, violentata, fatta azzannare da cani feroci e fucilata. E’ stata insignita della Medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria.

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Olbia

VIA JOYCE LUSSU (1912-1988)

Foto di Enrico Grixoni

La famiglia fuggì all’estero nel 1924 a causa delle violenze squadriste subite. Nel 1932 il fratello fu arrestato: Joyce iniziò a diffondere stampa antifascista e accettò diverse missioni clandestine. Una di queste la portò a conoscere il marito Emilio. Nel dopoguerra si legò alla militanza di base in Sardegna, promosse l’UDI, militò nel PSI e tradusse poesie terzomondiste.

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Ragusa

ROTONDA MARIA OCCHIPINTI (1921-1996)

Foto di Rosa Perupato

A Ragusa, nel gennaio del 1945, Maria, 23 anni e incinta di cinque mesi, si stende davanti un camion militare carico di giovani rastrellati da un quartiere popolare, con l’intento di agevolarne la fuga e la diserzione. Viene condannata al confino e al carcere. Finita la guerra viaggerà all’estero stabilendosi infine a Roma, avvicinandosi prima al PCI e poi agli anarchici.

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Genova

VIA TEA BENEDETTI (1930-2000)

Foto di Rossella Sommariva

Proveniente da una famiglia operaia di Rivarolo, divenne staffetta partigiana molto giovane. Dopo la guerra fu sindacalista, assessora in Comune, presidente della Croce Verde di Sestri, inoltre fece parte del Consiglio Comunale di Genova per 21 anni (dal 1976 al 1997), distinguendosi per il suo spirito di servizio.

9.TriesteViaRitaRosaniLucioPerinisett2012CA

Trieste

VIA RITA ROSANI (1920- 1944)

Foto di Lucio Perini

“Vuiatri gavi voia schersàr!”. Con queste parole, dopo averle vanamente proposto di tentare la fuga coperta da una loro sortita diversiva, i combattenti della formazione “Aquila”, sorpresi da un rastrellamento nel loro rifugio in Val Policella, videro uscire a combattere la loro compagna Rita Rosani, ventiquattrenne ebrea triestina. Fu subito catturata e uccisa da un sottotenente repubblichino.

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Napoli

VIA VERA LOMBARDI (1904-1995)

Foto di Rita Ambrosino

Nata nel 1904 in una famiglia di tradizioni socialiste, Vera partecipò agli incontri clandestini di antifascisti, durante i quali scambiava libri e materiali clandestini. Dopo la guerra rimase protagonista della vita culturale e politica napoletana: è stata per anni presidente dell’Istituto campano per la Resistenza che, dopo la sua morte, le è stato intitolato.

 




ITALIA – Un caleidoscopio di artiste tra le strade romane

Di Livia Capasso

Su 613 donne titolari di strade romane, sante, madonne, figure storiche, personaggi del mito, scienziate, nobildonne e benefattrici, solo diciannove sono artiste.

Marianna Dionigi è l’unica a trovarsi in area centrale, nel 1° municipio. Pasquarosa Marcelli Bertoletti ed Emma Gaggiotti figurano nel 5°; Antonietta Biscarra, Giovanna Garzoni, Giovanna Marmochini Cortesi, Giuliana Staderini Piccolo nel 6°; Mary Pandolfi De Rinaldis nel 7°; Tina Modotti nell’8°; Amalia Camboni, le sorelle Giussani, Tea Bertasi Bonelli, Lina Buffolente nel 9°; Benedetta Cappa Marinetti, Edita Broglio, Maria Grandinetti, Novella Parigini nell’11°; Artemisia Gentileschi Lomi nel 12°; e infine Maria Felicita Tibaldi nel 13°.

Si tratta di artiste ad ampio raggio che hanno dato prova della loro abilità e del loro valore in tanti campi diversi dell’arte visiva, a riprova che non c’è ambito, settore in cui le donne non possono cimentarsi.

Sono in gran parte pittrici vissute tra 800 e 900, interessate anche alla letteratura e alla musica; molte ritrattiste di personaggi storici, spesso al servizio di corti italiane e di case regnanti europee; miniaturiste e pittrici specializzate in nature morte.

Un ponte cavalcavia a Villa Pamphilj è dedicato ad Artemisia Gentileschi, uno dei simboli della pittura al femminile ma anche della rivalsa del ruolo delle donne nella società, esponente di primo piano del caravaggismo romano.

C’è una ceramista, una scultrice, una fotografa, un’orafa, alcune fumettiste, una futurista, una surrealista, trasgressiva animatrice della Dolce Vita romana. Hanno tutte dovuto lottare contro stereotipi e pregiudizi che vedevano la donna madre e angelo del focolare, a cominciare dal giudizio espresso dal Vasari nel ‘500, che arrivò a dire: “Le donne non si sono vergognate, quasi per toglierci il vanto della superiorità, di mettersi con le tenere e bianchissime mani nelle cose meccaniche, fra la ruvidezza de’ marmi e l’asprezza del ferro”. O quello del maestro Giacomo Grosso che, accorgendosi della presenza di una donna tra i suoi allievi, le si rivolse in questi termini: “Ma cosa fa qui lei, non sa che le donne devono stare a casa a fare la calza? Non voglio donne nel mio corso… Sappia allora che dovrà lavorare il doppio dei suoi colleghi maschi”.

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Tina Modotti

(Udine, 1896 – Città del Messico, 1942)

Foto di L. Zennaro

Modella, attrice, fotografa e attivista politica, incentrò le sue opere su contadini, operai, bambine al lavoro nei campi e nelle fattorie. Fu la fotografa ufficiale del movimento muralista messicano.

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Tea Bertasi Bonelli

(Milano, 1911 – 1999)

Foto di A. De Carlo

Moglie di Gian Luigi Bonelli, creatore di Tex Willer e Dylan Dog, rilevò e proseguì l’attività del marito, improvvisandosi vignettista ed editrice, negli anni della seconda guerra mondiale.

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Sorelle Giussani

Angela (Milano, 1922 – Gavirate, 1987) e

Luciana (Milano, 1928-2001)

Foto di M. Zennaro

Sono le creatrici del famoso fumetto “Diabolik”, geniali, e imprenditrici di sé stesse.

4.ROMA.Buffolente.LindaZennaro.leggera

Lina Buffolente

(Vicenza, 1924 – Milano, 2007)

Foto di L. Zennaro

Definita “la Signora del fumetto”, è stata forse la prima disegnatrice di fumetti in Europa. Ha dato vita a tanti personaggi, quali Colorado Kid, Calamity Jane, e a serie quali Lupo, Furio Mascherato, Tom Mix e Tom Bill, Liberty Kid e Fiordistella, Nick Reporter e Capitan Walter.

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Marianna Candidi Dionigi

(Roma, 1756 – Civita Lavinia, 1826)

Foto di R. Loia

Pittrice e scrittrice, immortalò le città della Ciociaria, fondate dal re Saturno, in incisioni e scritti raccolti durante i suoi viaggi nel Lazio.

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Benedetta Cappa Marinetti

Detta Beny (Roma, 1897 – Venezia, 1977)

Foto di S. Coluzzi

Allieva di Giacomo Balla e moglie di Filippo Tommaso Marinetti, sperimentò diverse forme d’arte, dalla pittura, alla letteratura, alla scenografia, in linea con la poliedricità del Futurismo.

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Edita Broglio

Edita Walterovna zur Muehlen (Smiltene, Russia, 1886 – Roma, 1977)

Foto di A. Virgilio

Proveniente da una nobile famiglia baltica, a Roma incontra e sposa Mario Broglio, con cui collaborerà nel gruppo “Valori Plastici”, aderendo in seguito alla corrente del Realismo magico. La sua pittura è ricca di suggestioni internazionali, dalla cultura dell’avanguardia russa, al Blaue Reiter, al primitivismo.

8.ROMA.Biscarra.M.Pezzini.leggera

Antonietta Alessio Biscarra

(Milano, 1833 – Torino, 1866)

Foto di M. Pezzini

Miniaturista, specializzata in lavori a smalto, era particolarmente portata per i ritratti, notevoli per la loro rassomiglianza. Dopo un periodo passato a Ginevra, tornò in Italia ed eseguì i ritratti di personaggi contemporanei del Risorgimento come Cavour, Vittorio Emanuele II e Garibaldi.

9.ROMA.Marmochini.MPezzini.leggera

Giovanna Marmochini Cortesi

(Firenze, 1666 – 1731)

Foto di M. Pezzini

Pittrice barocca, ritrattista ufficiale della corte medicea, si applicò a diverse tecniche pittoriche: miniatura, pittura ad olio, tecnica dei pastelli, smalti.

10.ROMA.PasquarosaMarcelli.B.Belotti.leggera

Pasquarosa Marcelli Bertoletti

(Anticoli Corrado, 1896 – Camaiore 1973)

Foto di B. Belotti

Giovanissima modella del pittore Nino Bertoletti, che diventerà suo marito, fu presente nelle maggiori occasioni espositive del suo tempo. Notevole il suo antiaccademismo e la sua verve coloristica

 




ITALIA – A testa in su tra le vie al femminile di Foggia

di Federica Frisoli

Le vie sono le arterie e le vene delle città, dove scorre la vita, in cui le storie dei propri abitanti s’intrecciano e si scambiano. Ogni via ha il suo protettore, la sua guardia che dall’alto della propria targa osserva questo fiume che scorre. Si tratta di personaggi più o meno illustri, locali o di fama più ampia, che onorano con il loro nome gli angoli e i muri della scenografia urbana.

Nomi che non sono messi a caso, o almeno così non dovrebbe essere; identità di una nazione, di un territorio, della città in cui sono nate, o in cui hanno agito; personalità importanti, storiche ed esemplari, da emulare o quanto meno da rispettare e ricordare.

Nella città di Foggia, le strade intitolate a personaggi maschili sono circa 850 a fronte delle 22 dedicate alle personalità femminili.

La toponomastica femminile si distribuisce sul territorio cittadino a random e interessa vari quartieri e zone, dalle più centrali alle più periferiche.

La maggior parte delle intitolazioni riguarda la sfera religiosa ed ecclesiastica: Madonne (Addolorata, Annunziata, Incoronata…), sante, beate (Genoveffa de Troia, Chiara Lubich), una suora (Maria Celeste Crostarosa), benefattrici religiose e laiche (Maria Grazia Barone). Si tratta di intitolazioni abbastanza datate e per questo situate nel centro storico e nelle vie centrali e semi centrali della città, fatta eccezione per il parco Lubich situato nel quartiere periferico ma residenziale di Macchia Gialla.

Le pochissime donne laiche importanti della città e non solo, occupano vie più periferiche e di recente costruzione. Si va dalla più recente via Ilaria Alpi (giornalista e inviata di guerra), non ancora presente su alcuni navigatori satellitari per quanto è nuova; all’archeologa Marina Mazzei, alla quale sono stati dedicati nel 2014 la via che costeggia una delle zone archeologiche più antiche della città risalente al Neolitico e nel 2012 lo studentato universitario; al piazzale dedicato nel novembre 2012 all’On. Anna De Lauro Matera, donna politica attenta ai diritti delle donne e alle problematiche del Mezzogiorno; passando per l’On. radicale e scrittrice Maria Teresa Di Lascia, la cui via è situata nell’estrema periferia sud della città e che sbocca in campagna; fino ad arrivare all’educatrice, studiosa e storica Ester Loiodice che “abita” in una zona semi periferica e più popolare.

Grazie ad associazioni territoriali e nazionali, quali Cantiere 8 marzo e Toponomastica femminile, sono attive varie iniziative di informazione e sensibilizzazione sull’importanza della toponomastica come strumento essenziale per abbattere le barriere di genere e per portare avanti le pari opportunità. L’ultima in tal senso, è stata la mostra fotografica itinerante “La rete delle strade delle donne in Puglia”, organizzata dall’Associazione Toponomastica femminile.

1.FOGGIA_DeLauroMatera. Frisoli.jpg

Quartiere Camporeale-Periferia S/O: On. Anna De Lauro Matera (1909-2003). Napoletana di nascita, foggiana di adozione, insegnò inglese prima di intraprendere la carriera politica. Prima donna socialista del Sud in Parlamento, rivestì numerosi incarichi istituzionali, molti legati allo sviluppo del Mezzogiorno e al mondo delle donne.

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Rione Ordona Sud-Periferia S: On. Maria Teresa Di Lascia (1954-1994). Nacque in un paesino del foggiano. Scrittrice e politica del Partito Radicale, di cui fu vicesegretaria e deputata in Parlamento, si batté per i diritti civili, alla vita, economici, sociali, ambientali. Sostenne la medicina omeopatica e fondò e diresse la lega Nessuno tocchi Caino, per l’abolizione della pena di morte nel mondo.

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Rione S. Pio X-Zona S/E: Ester Loiodice (1893-1985). Educatrice, fu direttrice della sezione “tradizioni popolari” del Museo civico di Foggia. Studiosa di etnografia della Capitanata e di storia locale, pubblicò saggi sulla ceramica popolare e sul dialetto foggiano. Nel 1925 istituì un museo didattico per studenti e durante l’ultimo conflitto bellico salvò gli ori e gli argenti del patrimonio artistico museale.

4.FOGGIA_Barone. Frisoli.ridotta

Quartiere S. Michele-Zona centrale: Maria Grazia Barone (1844-1918). Aristocratica, moglie del Marchese G. Celentano, sindaco di Foggia e figlia del patriota Alessio Barone. Dedita alla beneficienza, in fin di vita donò le sue proprietà per l’istituzione di una Fondazione per poveri, anziani e orfani, tuttora attiva.

5.FOGGIA_Alpi.Frisoli.ridotta2

Zona Macchia Gialla-Estrema periferia S/O: Ilaria Alpi (1961-1994). Giornalista Rai, inviata del Tg3 per seguire la guerra civile somala e per indagare sul traffico d’armi e di rifiuti tossici illegali. Fu assassinata a Mogadiscio il 20 marzo 1994 insieme all’operatore Miran Hrovatin da un commando di sette persone.

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Rione Puglie-Zona centrale: Marina Mazzei (1955-2004). Archeologa, diresse la sede di Foggia della Soprintendenza archeologica di Puglia, il Museo Nazionale di Manfredonia e numerose campagne di scavo. Collaborò con il Comando dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale; relatrice in convegni e seminari internazionali, è stata Socio corrispondente dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma ed ha scritto saggi e monografie.

7.FOGGIA_Crostarosa.Frisoli.ridotta

Rione dei Preti-Zona centrale: Maria Celeste Crostarosa (1696-1755). Di famiglia borghese, a venti anni si ritirò a vita religiosa in un convento. Fu chiamata a Foggia per la fondazione di un monastero con la nuova Regola dei Redentoristi di S. Alfonso de’ Liguori. Qui poté fondare il nuovo ramo delle Redentoriste o Suore del SS. Redentore.

8.FOGGIA_Addolorata.Frisoli.ridotta3

Quartiere Cattedrale-Centro storico: Addolorata. E’ un titolo con cui viene chiamata dai cristiani Maria, la madre di Gesù e si basa su sette dolori affrontati da Maria, descritti nei Vangeli. La devozione alla Vergine Addolorata si sviluppa a partire dalla fine dell’XI secolo, con celebrazioni dei suoi gaudi e dolori, simboleggiati da cinque spade, anticipatrici della celebrazione liturgica istituita più tardi.

9.FOGGIA.GenoveffaDeTroia.Frisoli.ridotta3

Zona centro città: Genoveffa De Troia (1887-1949). Religiosa, terziaria francescana. I gravi problemi di salute e l’estrema povertà la avvicinarono alla chiesa. Non diventò suora ma dedicò ugualmente la sua vita alla fede. Incontrò un frate cappuccino, suo padre spirituale, che le trasmise lo spirito francescano e la seguì fino alla morte, avviando il processo di beatificazione e canonizzazione.

10.FOGGIA.Lubich.Frisoli.ridotta3

Zona Macchia Gialla. Periferia S: Chiara Lubich (1920-2008). Insegnante di scuola elementare, si consacrò con voti privati a Dio. È l’atto di nascita dell’Opera di Maria, movimento ecclesiale conosciuto come dei Focolari. Riteneva che vivere l’insegnamento primigenio del Vangelo era la più potente rivoluzione sociale attuabile, e ciò la portò a dedicarsi completamente ai poveri di Trento, la sua città.





RUSSIA -Lungo le strade di San Pietroburgo. Solo 52 portano nomi di donne

di Olga Solovey

San Pietroburgo, la capitale della cultura in Russia, la Venezia del Nord, la Palmira del Nord, la Città delle Notti Bianche, sono solo alcuni degli appellativi con cui viene riconosciuta nel mondo. Fu fondata nel 1703 durante la Guerra del Nord contro la Svezia. Nel XVII secolo la Russia aveva perso lo sbocco nel mar Baltico, il che spinse Pietro il Grande a dichiarare guerra alla Svezia per riconquistare le terre adiacenti al fiume Neva. Al fine di rafforzare il territorio fu fondata la fortezza San Pietroburgo che diede inizio alla costruzione della nuova città. Il nome “Città di San Pietro” ha carattere puramente simbolico: “Ed io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che avrai legato sulla terra, sarà legato nei cieli…” Allo stesso modo la nuova città doveva diventare la chiave verso il mare e la porta verso l’Europa.

San Pietroburgo è adagiata su un vastissimo territorio di 1439 kmq, suddiviso in 18 distretti. Le vie della città sono circa 3717, tuttavia solo 52 portano nomi di donne, tra cui troviamo nobildonne, scienziate, poete, scrittrici, rivoluzionarie, partigiane.

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Via Eugenia

La via prese il nome dalla comunità di sorelle del soccorso di Sant’Eugenia, fondata dalla duchessa Eugenia di Oldenburg, una famosa benefattrice, nipote di Nicola I.

Nel 1868 patrocinò un ginnasio femminile, nel 1874 creò un asilo per donne ex-detenute, nel 1876 aprì un asilo destinato a bambine figlie di detenuti, dove, oltre a svolgere la normale attività didattica, seguivano corsi di arte culinaria nonché taglio e cucito.

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Via Elisabetta

Questa via si trova in una pittoresca località che dal 1726 apparteneva ai conti Sciuvalov. Prese il nome da Elisabetta Sciuvalova, una nobildonna, nota per la sua bellezza, intelligenza e sensibilità artistica. Spesso organizzava spettacoli di beneficenza per malati e bisognosi. All’inizio della guerra russo-giapponese si recò al fronte dove con i propri mezzi finanziari realizzò un lazzaretto.

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Via Olga Berggolts

La via è dedicata alla poeta russa Olga Berggolts, “musa di Leningrado assediata” in quanto lavorando alla radio, incoraggiò e ispirò il popolo nei duri tempi di guerra. Qualunque via di Leningrado – San Pietroburgo, meriterebbe di portare il suo nome, ma fu scelta proprio questa per la vicinanza alla sua casa natale.

Qui giacciono i cittadini di Leningrado,

Qui si trova la gente della città, uomini, donne, bambini.

Accanto a loro i soldati dell’Armata Rossa

Che, con la loro vita,

Ti difesero, Leningrado,

Culla della Rivoluzione.

I loro nomi nobili non si possono qui elencare,

Tanti sono, sotto la protezione eterna del granito.

Ma sappi, quando contempli queste pietre,

Che nessuno è dimenticato e nulla è dimenticato.

(versi di O. Berggolts, traduzione di O. Solovey)

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 Via Sofia Kovalevskaja

La via è dedicata a Sofia Kovalevskaja, fu la prima donna russa matematico. Passò gran parte della sua vita all’estero, dove raccolse le maggiori soddisfazioni: trasferitasi a Stoccolma, ottenne una cattedra universitaria, diventando così la prima donna al mondo professore di matematica. Nel 1888 vinse il Prix Bordin dell’Accademia delle Scienze di Parigi. L’anno successivo, ottenne il Premio della Reale Accademia delle Scienze di Svezia. Nello stesso anno, ricevette il titolo di Accademica dell’Accademia delle Scienze di Russia.

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Via Zina Portnova

Zina Portnova era una partigiana, membro dell’organizzazione “Giovani vendicatori” e spia. Si racconta che lavorando in una mensa ai corsi di aggiornamento per ufficiali tedeschi, su indicazione dei suoi superiori, avvelenò il cibo facendo morire più di cento ufficiali. Durante l’inchiesta, al fine di dimostrare la sua estraneità ai fatti, non si rifiutò di assaggiare la zuppa avvelenata, ma per miracolo rimase viva. Aveva soli 17 anni, quando durante un interrogatorio della Gestapo, afferrò fulmineamente la pistola dell’ufficiale, uccidendo lui e altri due soldati tedeschi che erano nella stanza. Nel disperato tentativo di fuggire fu catturata e a seguito torturata e fucilata.

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Via Zoja Kosmodemjanskaja

La via è intitolata a Zoja Kosmodemjanskaja, partigiana, la prima donna decorata con la massima onorificenza sovietica: “Eroe dell’Unione Sovietica”. Giovanissima, si distinse nella lotta contro il fascismo. A soli 18 anni, durante un’operazione di controspionaggio nei dintorni di Mosca, tradita da un suo collega combattente, fu presa prigioniera e impiccata dopo essere stata torturata con particolare crudeltà.

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 Via Kollontaj

La via è intitolata ad Aleksandra Kollontaj, una rivoluzionaria russa, la prima donna nella storia che abbia avuto l’incarico di ministro e ambasciatrice. Nel 1918 fu tra le organizzatrici del Primo Congresso delle donne lavoratrici russe dal quale nacque lo Żenotdel, organismo per la promozione della partecipazione delle donne alla vita pubblica, per le iniziative sociali e la lotta all’analfabetismo. Grazie anche alla sua iniziativa, le donne ottennero il diritto di voto e di essere elette, il diritto all’istruzione e a un salario eguale a quello degli uomini. Venne anche introdotto il divorzio e, nel 1920, il diritto all’aborto. Dal 1923 abbracciò la carriera diplomatica.

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Via Osipenko

La via è dedicata alla pilota Polina Osipenko, “Eroe dell’Unione Sovietica”. Batté cinque record mondiali di aviazione femminile. Nel 1938 pilotò l’aereo “Rodina” che fece un volo senza scalo Mosca – Estremo Oriente di 6450 km. In seguito divenne istruttrice di tecniche di pilotaggio per i piloti da caccia. Morì durante un’esercitazione di volo “cieco”. Le sue spoglie giacciono nel cimitero del Cremlino nella Piazza Rossa a Mosca.

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Corso Caterina (Prospettiva di Caterina)

La via è dedicata a Marta Helena Skowronska, più nota come Caterina I, imperatrice di Russia. Nacque in Lettonia da una famiglia di contadini. Sin da bambina non ricevette nessun tipo di istruzione. La sua vita cambiò allorché, al servizio del principe Menshikov, grande amico di Pietro I, ne divenne ben presto l’amante. Intorno al 1703 conobbe il re, il quale, si innamorò di lei e ne fece la sua donna. I loro rapporti divennero sempre più stretti grazie anche al carattere mite e allegro di lei. Pietro riconobbe i figli che nacquero dalla loro unione e nel 1712 la sposò. Pur non interessandosi alla politica, Caterina ebbe lo stesso una certa influenza sul marito. Nel 1724 fu incoronata Zarina. Con la morte di Pietro I divenne sovrana di Russia con il titolo di Imperatrice. In realtà il potere era in mano al principe Menshikov, suo ex amante e al Consiglio Privato, nato proprio per sopperire alle lacune dell’imperatrice.

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Vicolo Gromova

Il vicolo è dedicato a Uliana Gromova, membro dell’organizzazione “Giovane Guardia”, decorata col titolo “Eroe dell’Unione Sovietica”. Si distinse attivamente nella resistenza attraverso la propaganda e la diffusione di volantini, la raccolta di medicine destinate alla resistenza e partecipando a numerose azioni di guerriglia atte a sabotare i piani degli occupanti. Arrestata dalla Gestapo si rifiutò di rivelare i nomi dei suoi compagni malgrado le indicibili violenze subite. Il suo corpo fu ritrovato in una miniera con gli evidenti segni delle atroci torture.




ITALIA – Scene di vita triestina

di Claudia Antolini

Trieste conta 17 strade dedicate a sante e madonne, 2 a benefattrici locali e 7 che ricordano la sua storia. Le targhe femminili sono 39 su un totale di circa 1300, meno del 3%, a fronte di più di 700 dediche a uomini. Poche le donne moderne, d’arte e di penna, presenti nelle targhe cittadine.

Gli odonimi della toponomastica sacra vanno ascritti al periodo preunitario italiano. Per lo più si tratta delle numerose denominazioni della Madonna, di nomi di sante e martiri che, a lungo, sono state le uniche presenze toponomastiche femminili. In molti casi le denominazioni nascevano in maniera spontanea dalla popolazione.

Laiche o religiose, le benefattrici hanno dedicato la loro vita ad aiutare i bisognosi, l’infanzia abbandonata, i poveri e i malati; spesso hanno fondato opere assistenziali che ancora oggi funzionano; hanno offerto il loro amore e, se benestanti, anche i loro averi, a testimoniare che la solidarietà umana non manca mai, anche nei periodi più bui. Le opere di carità e beneficenza hanno costituito, per molte donne, le uniche forme di autonomia riconosciute e accettate dalla famiglia e dalla società. Le strade di Trieste ricordano Sara Davis e Cecilia de Rittmeyer, donne abbienti che decisero di impiegare le loro sostanze e i loro sforzi a migliorare le condizioni di vita dei meno fortunati.

Quando la toponomastica femminile trae spunto dalla storia, sceglie spesso mogli o madri di personaggi famosi, donne che, pur avendo avuto in vita compiti e ruoli significativi, hanno dovuto cedere il passo, nella commemorazione, ai loro uomini. A Trieste è presente via Cornelia Romana, madre di Caio e Tiberio Gracco.

Altre figure sono celebrate perché la storia le ha perseguitate e rese martiri, quasi fosse implicito per il genere femminile che, per meritare un odonimo, è necessario essere vittime: ricadono in questo caso Elisa Baciocchi e Mafalda di Savoia, e Norma Cossetto.

La città non ha comunque dimenticato il coraggio delle donne che abbracciarono la causa della Resistenza. Conoscevano la crudeltà dei tedeschi, intuivano che la ferocia maschile dei soldati si sarebbe scatenata contro di loro più che contro un semplice militare nemico, eppure non si fermarono. A lungo la storiografia ufficiale le ha ignorate, sottovalutando il loro ruolo. Rita Rosani, Laura Petracco (ricordata con il fratello), Alma Vivoda (a Muggia) e Ondina Peteani hanno sacrificato la vita per l’onore e la libertà di tutta la nazione italiana; per loro l’intitolazione di strade e giardini e la medaglia d’oro al Valor Militare (tranne che per Ondina Peteani, deceduta nel 2003.

Negli ultimi anni, amministrazioni più sensibili al recupero della memoria femminile iniziano a compensare il gap di genere intitolando a figure moderne, di cultura e d’azione, aree verdi della città.

Fotografie di Lucio Perini

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Risale al 4 giugno 2014 l’intitolazione del giardino comunale di via Mascagni (Valmaura) a Fedora Barbieri (Trieste 1920 – Firenze 2003), la mezzosoprano triestina, ma di fama internazionale, che portò il calore della sua voce nei più grandi teatri lirici europei e americani.

Triestina di nascita, debutta a Firenze a soli vent’anni. Nel 1942 canta alla Scala per la Nona Sinfonia di Beethoven. Negli anni Cinquanta è spesso a fianco della Callas e fino agli anni Settanta resta all’apice del successo, grazie al temperamento drammatico e al profondo calore della sua voce.

02.Trieste_giardino.Leonor.fini_LucioPerini

A Leonor Fini (Buenos Aires 1907 – Parigi 1996), pittrice, è dedicato il giardino che si trova in via Boccaccio, a Roiano. L’intitolazione risale all’11 dicembre 2014. A Trieste l’artista trascorre i primi vent’anni scoprendo, da autodidatta, la vocazione per la pittura. Fondamentale l’amicizia con artisti e letterati locali Leonor, eclettica e anticonformista, ebbe una carriera lunga, ricca di eventi, tra Milano, Roma e Parigi, e relazioni importanti.

03.Trieste.ave ninchi.Perini 2

Ave Ninchi (Ancona 1915 – Trieste 1997), dal 22 dicembre 2013, è ricordata nel piazzale antistante la sede dell’Arac, all’interno del giardino di via Giulia. Nata nelle Marche ma cresciuta a Trieste, Ave fu attrice di teatro e di cinema e conduttrice televisiva molto amata. Nel 1939 esordì a teatro, interpretando una lunga serie di figure popolari che la resero celebre. Sei anni più tardi ebbe inizio la sua brillante carriera nel cinema, che la portò ad affiancare Totò, Anna Magnani e Alberto Sordi.

04.TRIESTE.madieri.LUCIOPERINI

Marisa Madieri (Fiume 1938 – Trieste 1996) ha uno spazio verde che la ricorda in via Benussi, nel quartiere di Valmaura, dallo scorso 8 maggio.

Aveva appena undici anni quando la sua famiglia abbandonò Fiume e si stabilì a Trieste. Nel suo primo romanzo, Verde Acqua, pubblicato nel 1987, narra dell’esodo dall’Istria e dipinge la città natale sullo sfondo delle sue memorie infantili e adolescenziali. Ad oggi è considerata una delle maggiori voci narranti dell’esodo istriano, e le sue opere sono state tradotte in varie lingue.

05.Trieste_giardino chiara longo 2

A Borgo San Sergio, dal 22 novembre 2014 si può riposare nel giardino Chiara Longo (Trieste 1951 – 1995), grande atleta triestina: nell’arco di 5 anni riuscì a conseguire le vette più alte della pallacanestro.

Ottima giocatrice di squadra vantò ben 58 presenze in nazionale, l’ultima delle quali a Rio de Janeiro, contro il Messico.

06.Trieste.giardinoondinapeteani_Perini

È del 27 gennaio 2015 la dedica di un giardino a Valmaura ad Ondina Peteani (Trieste 1925 – 2003), eroina della Resistenza e prima staffetta partigiana d’Italia. Entra diciottenne nei battaglioni del Carso, fugge da due arresti ma nel marzo del ’44, viene deportata, dapprima ad Auschwitz, poi a Ravensbrück e infine in una fabbrica nei pressi di Berlino, dove mette in atto un programma di sabotaggio alla produzione. Nell’aprile del ’45, durante una marcia di trasferimento, riesce a scappare e a raggiungere Trieste, percorrendo in 3 mesi più di 1300 km. Nel dopoguerra diventa ostetrica e continua la sua attività politica nel Pci, nei sindacati, nell’Anpi, nell’Aned e nei movimenti femminili.

07.Trieste.giardino wulz.Perini

Nei pressi dell’Università di Trieste, in via Catullo, troviamo il Giardino Wanda e Marion Wulz, (Trieste 1903 – 1984 e Trieste 1905 – 1993), dedicato alle due fotografe triestine, figlie d’arte. Iniziano la loro carriera con il padre, nello studio fotografico fondato dal nonno, del quale diventeranno titolari nel 1928. Portano avanti la tradizione del ritratto, le vedute della città e i servizi commissionati da opifici e cantieri. Wanda si fa riconoscere per la sua personale interpretazione della realtà: vicina al futurismo, viene notata da Marinetti, in una mostra tenutasi a Trieste nel ’32. “Io+gatto”, la sua immagine più famosa. Nel 1981 cedono il loro archivio allo studio dei Fratelli Alinari di Firenze.

08.Trieste via santa maria maggiore Lucio Perini sett 2012

Santa Maria Maggiore si riferisce a uno dei più importanti edifici sacri della città, dedicato al culto dell’Immacolata Concezione.

Strade intitolate a sante e madonne si riferiscono in gran parte a santuari o località particolarmente significative per il culto, ma anche a piccole costruzioni sacre, a immagini devozionali davanti alle quali ci si fermava per un breve riposo e una preghiera.

09.Trieste.Servola_ZoraPerello

Su di un colmello alla periferia di Trieste, ora compreso nella città, si trova Servola, una volta villaggio di pescatori ora quartiere che mantiene orgogliosamente le sue specificità. A Zora Perello, antifascista servolana morta ventiduenne nel campo di concentramento di Ravensbrück è dedicata la lapide posta sulla sua Casa del Popolo. Nella foto, quasi una sintesi storica di questo angolo di Europa: San Antonio, il leone di Venezia, la stella rossa della repubblica Yugoslava e dei partigiani titini.

10.Trieste.Servola_lapideGiovannaGenzo_LucioPerini

A 50 metri un’altra epigrafe, anche questa bilingue, fissa un momento particolarmente duro e difficile della storia di questa città. Malgrado la sconfitta nazifascista, il territorio di Trieste e dintorni vive un clima di guerra civile. La Civil Police, forza dell’ordine temporanea istituita dagli angloamericani, è composta in larga parte da ex membri del Partito Nazionale Fascista e della Guardia Civica, da disertori della zona B (territorio amministrato dagli jugoslavi) -e da domobranci, i miliziani sloveni anticomunisti. Innumerevoli saranno le manifestazioni di piazza e le proteste represse nel sangue da queste “forze dell’ordine”. Il 10 marzo 1946, nel rione di Servola, la Civil Police spara sulla folla che aveva issato alcune bandiere per una manifestazione filojugoslava provocando una ventina di feriti e la morte di Giovanna Genzo, madre di tre bambini, e Giorgio Bonifacio.




ITALIA – Napoli, nuova frontiera delle intitolazioni al femminile

di Giuliana Cacciapuoti

Riequilibrare e rendere visibile il talento delle donne nelle strade della città, quale atto duraturo e non effimero, è stato il primo obiettivo del nuovo innovativo “Regolamento per la toponomastica cittadina” di Napoli.

Se occorre essere nominate per essere ricordate, Napoli, città femminile per eccellenza nell’immaginario collettivo, ha cominciato, a partire dalla Regolamentazione odonomastica rivisitata in chiave di genere, a colmare il divario tra intitolazioni al maschile e al femminile presenti in ogni città.

Intitolare a donne memorabili sempre più strade, con un criterio generale condiviso dalla Commissione per la Toponomastica cittadina presieduta dal Sindaco, che considera la toponomastica un veicolo identitario della città, è stato un primo significativo esordio della nuova Commissione. Importante è stato introdurre, nelle valutazioni per la scelta di intitolazioni, il punto di vista di una toponomastica femminile, attraverso figure di donne “notevoli” e non solo donne “vittime”.

Lo sguardo di genere ha prodotto e sostenuto alcuni cambiamenti importanti, come rivedere l’odonomastica cittadina favorendo la partecipazione al procedimento amministrativo dell’intera cittadinanza, enti gruppi e associazioni. Con la promozione nel settore scolastico di concorsi d’idee, classi intere si sono confrontate sulle scelte dei nomi di donne da assegnare alle strade cittadine. Si sono poi applicati nell’assegnazione degli odonimi al femminile criteri quali intitolare strade prima a napoletane illustri, poi a italiane o straniere che avessero avuto un rapporto privilegiato con la città, e infine dedicare spazi a donne di cultura scientifica o letteraria nelle vicinanze di istituti scolastici, facoltà universitarie e luoghi di formazione. A oggi sono 44 i nuovi luoghi, tra strade giardini, belvederi, scuole e auditori dedicati a donne con un ruolo rilevante nella storia politica scientifica artistica letteraria di Napoli.

In molte città la maggioranza delle strade dedicate alle donne si trova in periferia. Non è proprio così a Napoli: delle 278 targhe che recano nomi di donne, molte sono nel centralissimo quartiere di Chiaia San Ferdinando.

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Foto di Luciana Sarnataro

Via Vannella Gaetani, principessa filo angioina che mise in salvo i suoi cinque figli al tempo della Congiura dei Baroni (1485-1487) portandoli fuori dal regno con grande sagacia, fuggì, sotto il naso di Ferrante d’Aragona, nella confusione della festa di Piedigrotta dal molo di Mergellina.

2.Napoli.Partenope.MZennaro

Foto di Mauro Zennaro

Via Partenope, venerata come dea protettrice e mitica fondatrice della città, si trova a pochi passi dal Lungomare Caracciolo e dalla spiaggetta del Castel dell’Ovo su cui si adagiò il corpo ferito della leggendaria sirena.

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Foto di Maria Pia Ercolini

Non lontano s’incontra Largo Principessa Rosina Pignatelli (m. Napoli 1955) che, prima di morire, donò allo Stato italiano la sua villa, oggi sede museale.

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Foto di Giuliana Cacciapuoti

Proprio dove c’era la redazione del suo giornale e dove si espresse la sua penna autorevole in cronache politiche e di costume, c’è Piazzetta Matilde Serao (Patrasso 1856 – Napoli 1927), la prima donna in Italia a fondare e dirigere un giornale.

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Foto di Luciana Sarnataro

Le strade della collina del Vomero sono dedicate all’Arte, una strada è intitolata alla pittrice ritrattista di origine svizzera Angelica Kauffman (Coira 1741 – Roma 1807).

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Foto di Maria Rosaria Di Segni

Il ponte della Sanità, che sovrasta uno dei più antichi rioni della città, è stato dedicato all’eroina delle Quattro giornate di Napoli, la partigiana Lenuccia, o meglio Maddalena Cerasuolo (Napoli 1920- Napoli 1999).

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Foto di Luciana Sarnataro

Via Giuseppina Guacci Nobile ricorda la dantista e mazziniana (Napoli 1807-Napoli 1848), poeta napoletana e patriota del Risorgimento che sosteneva anche con la sua poesia. Nella sua casa di Capodimonte ospitava incontri con i liberali e fu attiva nel circolo politico delle poete Sebezie.

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Foto di Rita Ambrosino

Il quartiere di Ponticelli che ha avuto un’espansione urbanistica notevolissima e dunque molte nuove strade da dedicare, ospita in particolare nomi di artiste, attrici, cantanti e donne del cinema. Via Elvira Notari (Salerno 1875 – Cava de’ Tirreni 1946), prima italiana regista prima autrice cinematografica tra le più prolifiche e titolare della sua casa di produzione la Dora Film; adiacente alla sua la via Marylin Monroe (Los Angeles 1926-Brentwood L.A. 1962).

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Foto di Rita Ambrosino

Tanto forte è l’intento di rendere omaggio a figure dell’arte dello spettacolo che quasi non ci si rende conto del fatto che, in realtà, la strada dedicata a Filumena Marturano, è rivolta alla protagonista dell’opera di De Filippo (1946), una figura immaginaria, archetipo di donna concreta e reale, protagonista della scena di Napoli.

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Foto di Rita Ambrosino

Sempre nel quartiere di Ponticelli, via Vera Lombardi (1904-Napoli 1995), è dedicata all’educatrice antifascista e socialista, animatrice indimenticata e presidente dell’Istituto campano per la Storia della Resistenza che, dopo la sua morte, le è stato intitolato.

Giuliana Cacciapuoti

Arabista, docente esperta di cultura arabo islamica. Coordina progetti nel campo delle attività di relazione culturale e di genere, relazioni euro/mediterranee, nuove tecnologie per donne, migranti, fasce deboli, con le Istituzioni pubbliche e/o privato sociale. S’impegna a fornire al pubblico non musulmano uno sguardo imparziale vario e approfondito del Nord Africa e del Medio e Vicino Oriente. Nel 2014 ha fondato GCCK “connecting knowledge” formazioni informazioni e consulenze mondo arabo islamico. E’ componente della Commissione consultiva per la Toponomastica del Comune di Napoli.




ITALIA – Donne e criminalità: la storia di Rossella Casini

Il 22 febbraio del 1981 all’età di venticinque anni sparì nel nulla Rossella Casini, una giovane fiorentina la cui unica imprudenza fu quella di sfidare da sola la ‘ndrangheta. Poco prima di sparire aveva chiamato suo padre per avvisarlo del suo ritorno a casa. Era una ragazza bellissima e perspicace, iscritta alla facoltà di psicologia e figlia unica di un operaio della Fiat e di una casalinga che non smisero fino alla loro morte di cercarla. Sua madre morì consumata dal dolore, senza sapere cosa fosse accaduto alla sua amata figlia. La vita di Rossella trascorreva spensierata fino a quando non conobbe nel 1978, uno studente in Economia, Francesco Frisina proveniente da Palmi. I due si fidanzarono sin da subito e la loro storia in origine rendeva Rossella e la sua famiglia molto felici. Nel 1979 suo suocero, Domenico Frisina fu assassinato da due sicari e qualche settimana più tardi Francesco fu ferito alla nuca. Rossella cercò di comprendere i motivi di ciò che era accaduto e ben presto scoprì che la famiglia Frisina era legata alla ‘ndrangheta ed implicata nel conflitto tra clan Condello e Gallico. Questa guerra portò ad una vera e propria mattanza che costò la vita a 54 persone. Rossella in un primo momento riuscì a convincere il suo fidanzato a collaborare con la polizia, ma dopo pochi giorni lui ritrattò. Interrogata dal magistrato Francesco Fleury, riuscì a inchiodare alcuni componenti dei clan. La famiglia Frisina allarmata dalla “fuga di notizie” richiamò a Palmi la ragazza e riuscirono grazie all’aiuto di un legale a farle firmare un documento in cui ritrattava tutte le dichiarazioni fatte al magistrato. Subito dopo Rossella svanì fino al 22 luglio 1994, giorno in cui suo padre Loreto lesse su un quotidiano la notizia dell’uccisione di sua figlia, i genitori non seppero più nulla di lei. A rivelare cosa fosse accaduto alla ragazza fu un pentito parlermitano, Vincenzo Lo Vecchio, lui affermò che la ragazza fu stuprata, uccisa e il suo corpo fu fatto a pezzi. La presunta mandante fu Concetta, sorella di Francesco, i presunti esecutori invece furono individuati in Domenico Gallico e Pietro Managò, ma il processo a loro carico durato nove anni, tra ritardi ed errori procedurali, si concluse con l’assoluzione di tutti gli imputati. Nessuno ha mai pagato per la morte di Rossella e probabilmente la vicenda sarà archiviata, in quanto tutti i membri della famiglia Casini sono deceduti e dunque nessuno chiederà che venga fatta giustizia.