ITALIA – Invito a Chioggia. Con le donne chioggiotte tra rive, calli, ponti – parte prima

di Gina Duse e Giulia Penzo

1.CHIOGGIA 

Lucietta, Orsetta, Libera, Checca, Pasqua… Le protagoniste de Baruffe chiozzotte hanno regalato molta popolarità alle donne di Chioggia. La loro vitalità, esaltata dal Goldoni, non è però l’unica caratteristica del mondo femminile locale. La realtà cittadina è sfaccettata anche per quanto riguarda il sentire delle donne, in relazione alla posizione sociale, e quindi al ruolo e alla rappresentazione culturale. Attraverso una breve ma significativa galleria di ritratti vogliamo rendere conto della pluralità di voci “percepibili” mentre si passeggia per il centro storico di Chioggia. È la nostra prima proposta di un itinerario femminile che comprende non solo nomi celebri ma anche identità “minori”, nella speranza che proprio queste possano ricevere l’attenzione che meritano.

2.CANALE_VENA

Alla porta d’ingresso della città, l’abitazione dei Chiereghin, che si specchia sul canale Vena, ci fa ricordare il Quarantotto, quando Chioggia combatté al fianco di Venezia contro gli Austriaci.

3.Palazzo Chiereghin copia

Educazione patriottica ricevette Antonietta Chiereghin dal padre Ermenegildo. Antonietta nacque a Venezia il 19 gennaio 1845, ma si trasferì a Chioggia nel 1861. Sposatasi con Pasquale De Vellis, professore e preside della Scuola Nautica di Chioggia, seguì il marito a Napoli dove morì il 17 gennaio 1924. Ebbe due figli, Vanina e Mario. Fu traduttrice dal francese e dal tedesco, collaborò per molti anni nella parte letteraria del Roma e del Mattino di Napoli, compose testi per romanze. In relazione epistolare con personalità del mondo culturale e politico, amica di Giuseppe Garibaldi a cui dedicò uno stornello, fu ricordata in morte nell’Almanacco Bemporad 1926. A volte si firmò Antonietta Chiereghin De Vellis da Chioggia.

4.ponte zitelle vecchie

Percorriamo il Corso del Popolo, salotto cittadino, fiancheggiato da palazzi. Ai lati si aprono le 73 calli secondo un disegno urbanistico che fa assumere alla pianta della città la caratteristica forma di lisca di pesce. A destra, lo slargo di una calle ci apre la visuale sul ponte delle Zitelle. Il toponimo, uno dei pochi di impronta femminile, ci riporta alle istituzioni caritative sorte nel passato per lenire la povertà della popolazione.

Calle Ponte zitelle vecchie 2

La casa delle Zitelle, nelle vicinanze, ospitava nubili prive di sostentamento ed esposte ai pericoli della strada. In essa le donne ricevevano anche un’istruzione. Una poesia scritta da zitelle nel 1843, per l’ingresso del vescovo Jacopo Foretti a Chioggia, rivela la dignità di queste donne. Dietro la grazia dei versi si nasconde il sentimento di precarietà che opprime chi è costretto ad affidare ad altri la propria sopravvivenza. La loro non è una richiesta pressante né un lamento che muova alla commiserazione. La nobiltà d’animo, che contraddistingue i benefattori, appartiene anche alle beneficiate, di rango inferiore.

6.Chioggia.CallettaRosalbaCarriera -  copia

Sempre sul lato destro del corso, una lapide ci fa riconoscere il palazzetto che fu casa dominicale di Rosalba Carriera (Venezia 1675-1757).

7.CHIOGGIA AutoritrattoCarriera-Rosalba_Carriera_Self-portrait

Che la miniaturista e pastellista di fama europea sia nata a Chioggia deve ancora trovare conferma. Il legame con la città è invece provato da vari elementi: le origini chioggiotte del padre; la parte di eredità lasciata dalla pittrice alle famiglie di Giulia Pedrotti e Valeria Penzo di Chioggia; soprattutto, l’interesse culturale del canonico chioggiotto Giovanni Vianelli per il carteggio dell’artista, attenzione che lo portò a raccoglierne le lettere e a conservarle, assicurandoci così una preziosa fonte di documentazione, il Diario parigino di Rosalba del 1793.

8-Chioggia.Madonna in Calle Madonna, foto di G. Penzo

Sul lato sinistro, di fronte alla chiesa di S. Giacomo, si apre un’ampia calle. Nonostante sia stata intitolata a Cesare Battisti dopo la prima guerra mondiale, essa continua ad essere indicata come Calle Madonna. Il nome le deriva dall’immagine che si trova all’inizio del sottoportico per andare al Ramo Fornetti.

9. Chioggia (VE) - Strada M. Marina

La figura, un tempo in forma di capitello ora di affresco, rappresenta la Madonna di Marina o della Navicella, apparsa nel 1508 ad un ortolano. Da quel momento, la Madonna di Marina è stata oggetto di devozione popolare.

Altare Maggiore Chiesa di S. Giacomo

Proprio a S. Giacomo, sopra l’altare maggiore, si possono ammirare la sacra icona splendidamente adornata, i resti del tronco su cui la Vergine era seduta, nonché un’importante serie di ex- voto in argento e di tavolette votive. In suo onore, a Sottomarina, troviamo l’intitolazione della strada principale, Strada Madonna Marina.

 10.Carlotta Penzo autoritratto

Qualche metro più avanti, di fronte allo stendardo, in un palazzo dalla facciata in stile veneziano, visse Carlotta Penzo (1882-1913), pittrice. Figlia di Giuseppe Penzo, un possidente che fu sindaco di Chioggia, e moglie di Alberto Callegari, un avvocato che ricoprì lo stesso la carica di sindaco, Carlotta non si adagiò nel lusso che l’estrazione borghese le avrebbe permesso. Anche se coltivò in modo non professionale l’arte, raggiunse buoni risultati, guadagnandosi il titolo di “ottima dilettante”. Nello stile Carlotta si rifà al pittore veneziano Alessandro Milesi, da cui prese lezioni, ma con una nota personale. Privilegiò la ritrattistica: oltre a personaggi del suo stesso ambiente sociale, rappresentò con uguale finezza psicologica anche gente umile. Morì ancora giovane, lasciando due figli. Una manifestazione postuma diede conto del suo percorso: la prima mostra di Belle Arti che si tenne a Chioggia nel 1922.

11.CHIOGGIA.Palazzo Penzo.Giulia Penzo

La nostra passeggiata per le strade di Chioggia proseguirà la prossima settimana.




ITALIA – Il modello toponomastico ravennate: uno strumento di democrazia e parità

Nuove intitolazioni femminili in vista per la città di Ravenna, che fa della toponomastica uno strumento di democrazia e parità. Due aree verdi di Ponte Nuovo saranno infatti dedicate a Domenica Rita Adriana Bertè (1947 – 1995), cantautrice di talento, più nota con il nome di Mia Martini, e a Libera Musiani (1903 – 1987) mosaicista e pittrice che ha partecipato ai restauri dei battisteri e delle basiliche cittadine.

Un tratto della pista ciclabile che costeggia il Pala De Andrè ricorderà le Campionesse di Pallavolo, in omaggio alla squadra che ha lasciato un segno nella storia dello sport ravennate.

Ma la città è da tempo nota per la sua politica toponomastica.

Felici sinergie hanno consentito negli ultimi anni un rapido incremento delle intitolazioni femminili: una Commissione paritaria e sensibile, un regolamento attento alle questioni di genere e un contributo molto attivo della cittadinanza hanno portato a scrivere sulle targhe stradali nomi di donne attive in contesti diversificati.

C:Documents and SettingscsoldatiDesktopDSCN1591.JPG

Meritano certamente attenzione le intitolazioni a maestre che fecero dell’insegnamento la loro ragione di vita, come Giacomina, Wilma Soprani e Teresita Norreri.

C:Documents and SettingscsoldatiDesktopDSCN1597.JPG

Non poteva mancare, in centro storico, l’intitolazione a Galla Placidia, principessa imperiale e poi bottino di guerra, moglie di un barbaro e infine reggente dell’impero romano al tramonto.

3.Galla Placidia-Ravenna_Patrizia Di Nino copia

Anche Amalasunta, figlia del re ostrogoto Teodorico, sfortunata regina, relegata e uccisa sull’isola Martana, nel lago di Bolsena, ha una sua via.

Diverse aree di circolazione sono dedicate a letterate: Ada Negri, Matilde Serao, Renata Viganò, Elisa Guastalli Ricci e Cordula Poletti, scrittrice ravennate, femminista libera e ribelle, legata a Sibilla Aleramo e a Eleonora Duse.

C:Documents and SettingscsoldatiDesktopDSCN1589.JPG

A Cornelia Fabri, prima laureata in matematica all’Università di Pisa, studiosa di idraulica, è dedicato un giardino.

C:Documents and SettingscsoldatiDesktopNuova cartellaDSCN15

Aree verdi con nomi femminili sono assai frequenti: Ilaria Alpi, Sorelle Mirabal, Elisa Severi, Sophie Scholl, Elga Leoni, Irma Mascanzoni, Sorelle Barbieri, Madri di Plaza de Mayo…

Un parco è dedicato ad Augusta Rasponi del Sale, ricca, nobile e istruita, benefattrice dal forte senso artistico che dedicò all’infanzia la sua vita, il suo talento e il suo patrimonio.

C:Documents and SettingscsoldatiDesktopNuova cartellaDSCN15

Le targhe dei giardini ravennati costituiscono un modello interessante, per la ricchezza di particolari che invita alla lettura e diffonde conoscenza.

C:Documents and SettingscsoldatiDesktopNuova cartellaDSCN15

E così, al giardino delle Partigiane anche un bambino sa che esse lottarono per una società più giusta e conosce l’operato e l’impegno civile di Iole Fenati Gentile, prima segretaria dell’UDI.

C:Documents and SettingscsoldatiDesktopNuova cartellaDSCN15

Si tratta di intitolazioni recenti, che hanno voluto ridurre un pesante gap.

Nel giro di pochi anni le intitolazioni femminili si sono moltiplicate: le rotonde, che hanno creato nuove aree di circolazione in spazi già saturi, portano oggi il nome delle vincitrici dei premi Nobel e delle madri della repubblica.

9. IOTTI_Ravenna_NildeIotti_Comune

C:Documents and SettingscsoldatiDesktopNuova cartellaDSCN16




ITALIA – Memorie femminili tra le vie di Pesaro

Di Linda Zennaro

Pesaro è una graziosa cittadina sul mare, capoluogo, insieme a Urbino, della omonima provincia (PU). Il comune conta circa 95.000 abitanti e dopo Ancona è il più grande del territorio marchigiano.

Su un totale di 1.295 strade, 536 sono dedicate a uomini e solo 26 a donne. L’indice di femminilizzazione, quindi, è del 4,85%, molto al di sotto della media italiana.

Percorrendo le strade della città alla ricerca di nomi di donne, oltre a sante (6) e madonne (9), che quasi sempre prevalgono, si contano ben 8 vie intitolate a figure storiche e politiche: Cristina Belgioioso, Cleopatra, Eleonora Pimentel Fonseca, Vittoria Farnese, Giuditta Levato, Sara Levi Nathan, Maria Margotti, Luisa Sanfelice; a queste si aggiungono le partigiane e femministe Sparta e Lea Trivella, cui da quest’anno è dedicato un giardino pubblico. Una targa inoltre porta il nome della letterata Virginia Guazzugli e una “celebra” la Mammolabella, che in veneziano significa bella donna dai facili costumi.

1.Pesaro.Mammolabella_ridotta.LindaZennaro.jpg.JPG

Sara Levi Natan, detta Sarina, è nativa di Pesaro. Viene ricordata soprattutto per l’impegno politico e le iniziative sociali a sostegno della causa mazziniana, che non abbandonò nemmeno quando, fondato il Partito d’Azione, cominciò ad essere sorvegliata. Dopo l’unificazione italiana, diede origine a numerose iniziative educative, filantropiche e sociali. Fondò a Roma, nel rione Trastevere, una scuola dedicata a Mazzini e aprì una casa di accoglienza, l’Unione benefica, per offrire alloggio, protezione e lavoro alle giovani in difficoltà e prevenire la prostituzione.

2.Pesaro.SaraLeviNathan2.ridotta.Linda

2bis.Pesaro.SaraLeviNathan.ridotta_targa1.LindaZennaro

Vittoria Farnese discende dalle potenti famiglie romane Farnese e Orsini ed è nipote di Papa Paolo III. Nel 1548 sposò Guidobaldo II della Rovere, da cui ricevette in dono la Rocca di Gradara, che governò fino al 1574. Morì a Pesaro nel 1602 e le sue spoglie riposano ancora oggi nella chiesa di S. Ubaldo.

3.Pesaro.Farnese3.LindaZennaro.ridotta

Cristina Belgioioso, nata da una nobile famiglia milanese con il nome di Cristina Trivulzio, è ricordata con il cognome dell’uomo che sposò in giovane età e da cui si separò ben presto. Vicina alla causa rinascimentale e ai suoi protagonisti, che frequentavano il suo salotto parigino, sostenne i moti con un’intensa attività giornalistica e l’impegno del suo enorme patrimonio personale. Partecipò alle Cinque giornate di Milano e alla Repubblica Romana. Fu esiliata in Turchia e tornò in Italia alla vigilia dell’Unità, dopo la quale si ritirò a vita privata.

4.Pesaro_Belgioioso_ridotta_LZ

Maria Margotti, originaria di una poverissima famiglia bracciantile, dovette lasciare la scuola a soli sette anni per lavorare la terra e provvedere al sostentamento familiare. Nel 1935, a vent’anni, sposò un bracciante, da cui ebbe due figlie. Il maritò trovò lavoro in una fornace, ma dopo pochi anni morì di pleurite. Maria riuscì a farsi assumere al posto del marito e fu attiva sostenitrice delle lotte sindacali per le sette ore di lavoro, il miglioramento del vitto, il rispetto della legge di collocamento, l’assistenza in caso di malattia. Il 17 maggio del 1949, a Molinella, durante uno sciopero generale nazionale, Maria venne uccisa dalla polizia, che sparò contro i manifestanti ferendo altre 30 persone.

5.Pesaro_Margotti_ridotta_LZ

Giuditta Levato è la prima contadina che morì durante la lotta al latifondo in Calabria. Nel 1944 i latifondisti tentarono di ostacolare la Legge Gullo, che prevedeva l’assegnazione di parte dei latifondi alle cooperative dei contadini che li lavoravano. Durante uno dei numerosi e violenti scontri, Giuditta, allora trentunenne e incinta del terzo figlio, morì per un colpo di fucile. Nel 2004 l’Assemblea Regionale della Calabria le ha dedicato la sala conferenze della Regione.

6.Pesaro_Levato.ridotta_LZ

Virginia Guazzugli, unica tra le educatrici-letterate presenti sulle strade di Pesaro, è l’autrice di Lezioni di pedagogia e didattica per le allieve-maestre del grado inferiore, pubblicato a Urbino nel 1875 e ripubblicato a Pavia quattro anni più tardi.

7.Pesaro_Guazzugli_ridotta.LZ

Tra le figure religiose, beata Michelina Metelli è un riferimento per la città, che le diede i natali nel 1300: è venerata come compatrona di Pesaro e le sue spoglie sono tutt’oggi custodite nel Santuario di Santa Maria delle Grazie.

Vedova di un Malatesta, e rimasta sola dopo la morte di un figlio, si fece terziaria francescana. Privatasi delle ricchezze ereditate, condusse una vita semplice e volta alla carità e all’aiuto dei poveri. Assieme al beato Cecco, infatti, fondò la confraternita della santissima Annunziata, che si occupava di assistere malati e bisognosi e di seppellire i morti.

8.Pesaro.Metelli.LindaZennaro.ridotta..jpg

Il 7 marzo 2015 il Comune di Pesaro intitola il giardino di Via Becci, in Villa San Martino, a Sparta e Lea Trivella, per il 70° anniversario della liberazione della città. Le due sorelle, figlie di un perseguitato dal fascismo, tornarono a Pesaro nel 1943, dopo un esilio francese, e qui si impegnarono nella Resistenza come staffette partigiane, costituendo i Gruppi di Difesa delle Donne. Anche al termine del conflitto svolsero un ruolo chiave nella ricostruzione del tessuto sociale, grazie all’apertura di scuole per i ceti poveri e luoghi per la formazione politica femminile (UDI). Sparta lottò principalmente per i diritti civili delle donne; Lea collaborò alla fondazione del movimento cooperativo di Pesaro e contribuì alla creazione dei primi centri sociali per anziani.

 9.Pesaro_SpartaLeaTrivella.ridotta_partigianeFemministe_UDI_Pesaro

Luisa Sanfelice, nobildonna napoletana, viene ricordata per aver fatto fallire la congiura del 1799 con cui i Borbone tentarono di rovesciare la Repubblica Napoletana. Condannata dai Borbone, per qualche tempo riuscì a far rinviare l’esecuzione della sentenza, dichiarandosi incinta. Venne giustiziata nel settembre del 1800.

 10.Pesaro.sanfelice_ridotta.LindaZennaro

Anche Eleonora Fonseca Pimentel, donna colta di origine portoghese, fu una patriota italiana che operò nell’area di Napoli. Fino alla nascita della Repubblica Napoletana, nel 1799, fu poeta di corte e curatrice della biblioteca della regina Maria Carolina d’Austria; venne poi fatta arrestare dalla monarca per giacobinismo, ma fu presto liberata e si dedicò al sostegno della Repubblica creando il giornale portavoce ufficiale, ma indipendente, del Governo Provvisorio. Nel suo operato da attivista rivolse un’attenzione particolare al coinvolgimento delle classi umili e rurali.

 11.Pesaro_Fonseca_LZ.ridotta




MESSICO – Nomi femminili nelle strade di Città del Messico

Di Maria Pia Ercolini e Sandra Trejo

La storia di Città del Messico è strettamente legata ai nomi delle sue vie.

La toponomastica conserva i ricordi di un passato quasi interamente distrutto: in molte strade permangono tracce indie (Cocolmeca, Cuaxomulco, Chiconautla, Huacalco, Mixcalco, Tecpan, Tepechichilco, Tepotzan, per citarne alcune), riaffiora la memoria di missionari francescani, domenicani e agostiniani sbarcati nel 1524, delle loro scuole e dei monasteri maschili e femminili ivi fondati (Chavarria de Vergara, Lopez, Alfaro, Ortega, Zuleta, di Alcomedo, Tiburcio, San Hipolito e San Juan de Dios, Concepción…), sopravvivono i titoli nobiliari in uso nella Nuova Spagna (Parque del Conde, la Marescialla, la Contessa…) e le corporazioni artigiane (Plateros, Tlapaleros, Conciatori, Chiquihuiteras, Cedaceros, Saddlers e Cordobanes).

Dalla conquista all’indipendenza. Vicoli, vie quartieri portano i nomi di eroi e potenti, umanisti e scienziati, benefattori e politici.

Attraversando la città con lo sguardo rivolto alle targhe stradali, vi si legge una cronaca vivace, un compendio di storia, un trattato di saperi e di culture sovrapposte.

Poco spazio, come altrove, è riservato alle donne.

Non potevano tuttavia mancare Isabella la Cattolica e Juana Inez de la Cruz.

1.CittàdelMessico_Isabella.ridotta.Sandra Trejo

Alla prima, salita al trono di Spagna nel 1474, va il merito di aver sostenuto Cristoforo Colombo nella spedizione atlantica. La calle le venne dedicata nel 1910, in occasione dei festeggiamenti per il centenario dell’indipendenza. Curiosa occasione per il suo riconoscimento.

La seconda, fille prodige del XVII secolo, fu la maggiore poeta messicana dell’età barocca e una tra le figure più significative di tutta la letteratura ispanoamericana. Juana scelse il convento quale luogo più idoneo a coltivare la sua vita intellettuale, che spaziò dalla prosa al teatro, dalle scienze alla poesia. I suoi versi abbracciano sentimenti, filosofia e religione, raccontando la fugacità e il disincanto delle cose temporali, contrapposte ai piaceri dell’intelligenza. Della sua opera va inoltre sottolineata l’interpretazione della Bibbia in un’ottica di genere, che la portò ad affermare il diritto delle donne allo studio delle sacre Scritture.

2.CittàdelMessico.sorjuana2.ridotta.SandraTrejo

Nel panorama cittadino, la Delegazione Benito Juarez, una delle 16 che compongono il Distretto Federale Messicano, riserva qualche sorpresa.

L’area – divisa in cinquantasei colonie, nodo nevralgico della città tagliato da arterie di grande importanza e servito da tre linee metropolitane con quattordici stazioni – conta 360.000 residenti ma viene quotidianamente attraversata da due milioni di persone, in visita e pendolari, che si trovano a percorrere diverse strade a denominazione genericamente femminile.

3.CittadelMessico_virginia_ridotta.SandraTrejo

4.CittadelMessico_Leonor.ridotta._SandraTrejo

5.CittadelMessico_Laura_ridotta.SandraTrejo

6.CittadelMessico_Luisa2ridotta_SandraTrejo

E così la colonia Natividas dedica strade a Virginia, Leonor, Laura, Luisa, Elisa, Elvira, Emma, Bertha, e Carmen.

7.CittadelMessico_Elisa_Elvira.ridotta_SandraTrejo

8.CittadelMessico_Emma_ridotta._SandraTrejo

9.CittadelMessico_Bertha.ridotta_SandraTrejo

10.CittadelMessico_Carmen2.ridotta_SandraTrejo

Nella colonia Navarte Poniente compare Eugenia e in quella del Valle Norte s’incontra l’avenida Magdalena e in Ciudad de los Deportes, Carolina.

11.CittadelMessico_Eugenia.ridotta_SandraTrejo

12.CittadelMessico_Magdalena_ridotta.SandraTrejo

Le dediche a nomi di donne, piuttosto che a figure reali e riconoscibili, non sorprende: è un fenomeno assai diffuso – da Perugia a Bruxelles, da Lisbona a New York – che non trova corrispondenti nel genere maschile.

Ancora un modo per velare la presenza concreta del contributo femminile alla crescita sociale e culturale del mondo, proposto come galante omaggio alla specie.

Ma le donne non sono fiori.

13.CittadelMessico_Carolina.ridotta_SandraTrejo




ITALIA – Ma Luca era b? Il flop dei Family pride di Forza Nuova e Christus Rex

DSCN296911

Cinque giorni per ‘guarire’ dalla ‘malattia’ dell’omosessualità, al prezzo di 185 euro Iva inclusa. Questo il pacchetto di ‘pronta guarigione’ offerto dalla casa spirituale di Sant’Obizio, Angolo Terme Valcamonica, di proprietà della Congregazione della Sacra Famiglia di Nazareth. Il seminario in oggetto è intitolato ‘Guarigione e liberazione interiore’.

Una storia strana, stranissima, raccontata sulle pagine di Repubblica da Matteo Pucciarelli, che nel centro spirituale è riuscito a intrufolarsi con un nome falso, Matteo Sacchetti. Accolto con una promessa: cinque giorni di messe, canti e preghiere ma pure corsi e slide per guarire dal ‘problema’, dalla ‘malattia’. La malattia dell’essere gay.

Sono tre i ‘professori’, si fanno chiamare ‘leader’. Don Enrico, frate francescano; don Massimo, padre passionista. Ma soprattutto Luca Di Tolve, il “Luca era gay ma adesso sta con lei” della canzone di Povia, autore tra l’altro del libro ‘Ero gay ma a Medjugorje ho trovato me stesso”.

Una full immersion che per Pucciarelli altro non è che “un impasto di psicologia spicciola e fondamentalismo religioso”. Immancabili i continui i riferimenti a Satana e alle sue perverse tentazioni. Anche i titoli dei corsi non sono niente male: su tutti spiccano ‘Ripristinare la mascolinità’, oppure ‘I meccanismi della confusione sessuale’.

Tra i tanti ‘iscritti’ c’è chi è stato mandato, chi è convinto di doversi ‘redimere’. Qualcuno racconta pure una storia curiosa: “So di gente che si è innamorata, qui dentro. Di un altro uomo, ovviamente”. Perché l’amore vince sempre.

DSCN29671

DSCN29591

DSCN29601

«Invitiamo tutte le persone di buona volontà, che credono ancora in una visione cristiana e cattolica della vita e della società, a partecipare al “Verona Family Pride”, per testimoniare l’attaccamento ai nostri più importanti e irrinunciabili valori morali, civili e religiosi». È con queste parole che, il 6 giugno, una delle tante associazioni aderenti all’integralismo cattolico chiamava a raccolta i suoi in vita dell’evento organizzato da Forza Nuova e dal circolo integralista di estrema destra Christus Rex.
All’appuntamento si è presentata qualche decina di persone ma non c’è voluto molto prima che si inisziasse ad ostentare come a muoverli non ci fossero argomentazioni ma solo tanto odio ed ignoranza. Al grido di «Noi Romeo e Giulietta, voi Sodoma e Gomorra» gli omofobi si sono divertiti a scandire slogan contro gli omosessuali, definendoli invertiti e deviati.
Fra queste persone  anche il presidente del consiglio comunale Luca Zanotto (Lega Nord), l’eurodeputato della Lega Lorenzo Fontana e i consigliere regionali Stefano Valdegamberi e Daniele Polato, di Forza Italia ed esponente di Battiti. Politici che sono scesi in piazza per insultare parte della cittadinanza in un clima d’odio che pare poco compatibile con una funzione pubblica.

DSCN29631

«L’unico diritto per gay e lesbiche -ha dichiarato il leader di Forza Nuova all’Arena– sarebbe quello di poter usufruire per legge di uno psichiatra che li aiuti nei loro problemi mentali. Rivendicano la centralità della famiglia tradizionale, seriamente minacciata, a detta loro, da gay e lesbiche. Certe devianze ci sono sempre state e va bene così. Uno deve manifestare nel proprio letto. Se un uomo vuole andare con un altro uomo o con un animale, lo può fare, però non deve parlare di famiglia, di adozione dei figli. Finché ci saremo noi di Forza Nuova questo non potrà mai succedere».

Secondo i militanti di estrema destra, il fatto che i gay abbiano osato calpestare il suolo della loro città sarebbe un fatto inaccettabile: «Sono a Verona perché fa più notizia -dicono- perché questa è una città centrata sull’orgoglio delle famiglie normali». Ed è per questo che Matteo Castagna, portavoce di Christus Rex, è tornato ancora a sostenere la necessità di pregare la Madonna per chiederle scusa se alcuni suoi figli non sono dei neonazisti: «Di fronte allo scandalo pubblico della profanazione della città da parte dei sodomiti conclamati -ha dichiarato- è evidente che i cattolici fedeli alla tradizione faranno un rosario riparatore, per chiedere perdono a Dio per questa ostentazione pubblica del peccato contro natura».

DSCN29621




ITALIA – Da Margherita a Samantha

di Claudia Antolini

Il gruppo di ricerca Toponomastica femminile vuole festeggiare il rientro di Samantha Cristoforetti dedicandole il reportage di questa settimana, tratto dalla mostra Toponomastica femminile: donne e lavoro, esposta fino al 3 maggio alla Centrale Montemartini di Roma. La mostra, prevedeva infatti una sezione su astronome, astrofisiche ed astronaute, di cui riportiamo immagini e testi, e alcuni pannelli fotografici sulle strade intitolate a donne di scienza.

La città di Padova ha recentemente attribuito il nome di Margherita Hack a un parco cittadino.

PD_Parco Margherita Hack1_Nadia Cario

Le prime donne che si dedicarono alla disciplina astronomica furono essenzialmente delle osservatrici, intente a catalogare gli astri e a redigere tavole astronomiche.

Le astronome di cui abbiamo ricevuto memoria erano spesso affiancate da una figura maschile preminente – un marito, un tutore, un fratello, un padre che forniva loro l’istruzione negata dalle istituzioni. Considerate dunque “le assistenti” di chi ufficialmente ricopriva l’incarico, le astronome non vengono mai menzionate nei libri di storia, eppure il loro apporto non fu per nulla trascurabile.

Il fenomeno non è certo nuovo. Spesso il contributo scientifico femminile è stato inglobato nella ricerca svolta dalle figure maschili di riferimento e la maternità di alcune scoperte effettuate da donne ha valso importanti riconoscimenti ai loro collaboratori.

Bisogna aspettare tempi più recenti perché le donne con la testa tra le stelle ricevano la meritata attenzione: oggi la loro visibilità è più alta sia nella scienza che nell’esplorazione, grazie ad alcune personalità indiscusse e alla crescente presenza di astronaute nelle missioni spaziali internazionali.

Diapositiva1a   Diapositiva2a

Diapositiva3a   Diapositiva4a

Diapositiva5a    Diapositiva6a

Diapositiva7a

 

Un piccolo passo per una donna un grande passo per l’umanità

Fino ad oggi, su un totale di 536 viaggiatori dello spazio, 59 sono di genere femminile: Russia, India, Cina, Stati Uniti, Corea del Sud, Canada, Francia, Iran, Giappone, Regno Unito e, con Samantha Cristoforetti, anche l’Italia ha mandato una donna nello spazio.

Sebbene la prima partecipazione di una donna a un programma di esplorazione spaziale avvenne nel 1963, poco dopo l’inizio dei viaggi con equipaggiamento umano, ci vollero circa vent’anni perché l’evento si ripetesse; durante gli anni ’80 diverse donne furono incluse nelle missioni spaziali (soprattutto statunitensi) fino a rendere abbastanza comune la loro presenza.

In questo elenco, sono incluse astronaute (partecipanti a programmi statunitensi), cosmonaute (parte di programmi sovietici) e taikonaute (viaggiatrici dello spazio per l’agenzia spaziale cinese).

Diapositiva1b Diapositiva2b Diapositiva3b Diapositiva4b Diapositiva5b Diapositiva6b Diapositiva7b

 




ITALIA – Donne al lavoro

Di Livia Capasso e Maria Pia Ercolini

Collegate dal filo conduttore delle pari opportunità, sono state esposti in questi giorni, alla Centrale Montemartini di Roma, 71 pannelli provenienti da tutta Italia con immagini storiche, foto attuali e targhe stradali di donne che da sempre hanno agito nell’ombra e in piena luce, davanti a una metà del mondo che non ha mai avuto occhi per notarle.

11420137_10204995738592815_575627099_o

Ne emergono mestieri antichi e nuovi, sconosciuti e diffusi, di nicchia e di massa. E così si scoprono le acquarole di Sicilia, venditrici di acqua da bere, contenuta in damigiane adagiate in ceste di vimini e trasportate da carretti di fortuna e le corallare di Torre del Greco, preferite agli uomini per la delicatezza delle loro mani che bucano e infilano rami di corallo per farne collane.

2.corallare copia

E ancora: le femminote dello Scilla e Cariddi, pastore, contadine, pescatrici e contrabbandiere di sale, bravissime nel baratto e nel commercio; le portatrici d’ardesia, che scendevano dalle cave liguri poste in quota fino ai magazzini costieri di Lavagna per imbarcare le pesanti lastre caricate sulla testa; le sessolote triestine, che usavano una pala di legno non piatta (sessola), piegata a mo’ di gronda, per lanciare in aria le granaglie da mondare…

3.Portatrici di ardesia

E ancora, pittrici, musiciste, scrittrici che da sempre hanno mostrato grande talento senza acquisirne la meritata fama.

4.pannello definitivo pittrici1-2 copia 2

5.Ildegard Von Bingen.Friburgo(D).Foto di Filippo Altobelli

ILDEGARD (Friburgo – foto di Filippo Altobelli)

6.Napoli_VittoriaColonna_MpErcolini copia

VITTORIA COLONNA (Napoli – foto di Maria Pia Ercolini)

I mestieri hanno sempre visto la presenza femminile – contadina, parrucchiera, sarta… – mentre le professioni sono state sempre appannaggio della componente maschile, tant’è che i nomi che le definiscono sono declinati al maschile.

7.Carpi_MO_Mondine2_AndreaAldini

MONDINE (Carpi (MO) – foto di Andrea Aldini)

8.BRINDISI_Sartine_MarinaConvertino_scelta (1)

SARTINE (Brindisi – foto di Marina Convertino)

9. Offida(AP).Merlettaie2.Belotti

MERLETTAIE (Offida (AP) – foto di Barbara Belotti)

Ora che anche le donne hanno accesso ai ruoli professionali, è tempo di usare un linguaggio adeguato e conveniente e declinare al femminile le professioni assolte dalle donne: avvocata, sindaca, prefetta, magistrata…

10.Carmen Balestra Avvocato. Francavilla Fontana(Br)

AVVOCATO (Francavilla Fontana (BR) – foto di Marina Convertino)

11.Magistrato.LiviaCapasso.Diamante (Cs)

MAGISTRATO (Diamante (CS) – foto di Livia Capasso)

L’assenza di tracce e riconoscimenti femminili sul territorio porta a riproporre stereotipi di genere largamente superati dalla reale dinamica sociale, che vede le donne protagoniste della vita scientifica, culturale e politica.

12.ricercatrice

RICERCATRICE

Attraverso inclusioni ed esclusioni dalla memoria collettiva, le targhe stradali sono in grado di far riemergere storie rimosse e contribuiscono ad aprire gli orizzonti a nuove generazioni alla ricerca di una propria identità.

Riportando a galla il vissuto e l’agito delle donne si combattono stereotipi e violenze e si consente alle giovani generazioni di ripensare liberamente alla propria collocazione nel mondo.

14.MORBEGNO.RitaLeviMontalcini

RITA LEVI MONTALCINI (Morbegno (SO) – foto di Rosa Enini)




ITALIA – Lezioni di letteratura sulle strade di Padova

Di Nadia Cario

Nelle vie di Padova viene ricordata l’intellettuale del Quattrocento Isotta Nogarola vissuta nel periodo di maggiore espansione della Repubblica di Venezia. Verso la metà del Cinquecento, quando la città aveva poco più di 34.000 abitanti ed era sede di una ricca vita intellettuale, il suo Studio aveva i più famosi matematici e dottori in diritto civile e canonico, la facoltà di medicina vantava nomi altisonanti e l’Accademia degli Infiammati era frequentata tra gli altri da Pietro Aretino e Tiziano Vecellio. Di questo periodo troviamo poete come Gaspara Stampa e Veronica Franco. Tra le letterate successive troviamo nomi eccellenti quali Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, la prima laureata al mondo proprio qui nel 1678. Riuscì a laurearsi dopo divieti e ostacoli da parte del Vescovo, tra i quali quello di non poter prendere la laurea in teologia come avrebbe voluto, ma in filosofia. Accolta poi nel Collegio dei medici e dei filosofi non poté esercitare l’insegnamento in quanto donna.

 1.Padova_Sulpicia_ridotta_NadiaCario

Sulpicia (… – I secolo a.c.)

La poeta Sulpicia è l’unica donna di età classica di cui ci sono pervenute le opere. È la sola che ci parla di sé scrivendo della propria vita e di come vive i sentimenti in prima persona senza mediazioni maschili.

Vissuta a Roma all’età di Augusto in un periodo in cui i mutamenti della condizione femminile avevano comportato libertà di parola sino al punto che in alcuni casi donne giunsero a comporre orazioni e pronunziarle nei tribunali. Appartenere alla classe alta le aveva dato la possibilità di frequentare i migliori ambienti, e in particolare gli intellettuali che si raccoglievano intorno a suo zio Messalla (Ovidio, Ligdamo, Tibullo). Sulpicia scrive e parla di amore tra fidanzati nei suoi poemi che ci sono pervenuti raccolti nel Corpus Tibullianum. E’ innamorata di Cerinto dal quale lo zio tutore vuole allontanarla portandola in campagna e lei si ribella con carattere:

Orribile compleanno, nella campagna odiosa

Senza Cerinto, triste a passare.

Nulla è più bello della città. … Suvvia Messalla, non preoccuparti

per me. Non sempre, parente mio, son tempestivi i viaggi.

Anche se non posso decidere quello che voglio

E mi conduci via, io lascio qui anima e sensi.

2.Padova_ViaGiuliaBigolina_ridotta.NadiaCario

Giulia Bigolina (Padova tra il 1516 e il 1519 – prima del 1569).

L’incertezza dei dati biografici è dovuta al fatto che fino a quando non furono stati istituiti dei registri per elencare tutte le nuove nascite, le donne non apparivano con regolarità in alberi genealogici e spesso non venivano iscritte nei libri di famiglia. Figlia di Alvisa Soncin di nobile famiglia di legislatori ben collegata con l’università e di Gerolamo, benestante con la passione della scrittura, Bigolina, è autrice di un inedito romanzo in prosa, Urania nella quale si contiene l’amore d’una giovine di tal nome, scritto intorno al 1556 – 1558. Si tratta di un romanzo che parla di amori contrastati i cui personaggi ricorrono al travestimento dove Urania, la personaggia principale, esamina i rapporti conflittuali tra uomo e donna in società concentrandosi sui motivi dell’onore e della ricerca di identità. Secondo Urania molti problemi sociali derivano dalla scarsa moralità maschile. Il suo caso è storicamente importante perché Giulia ha composto non solo l’unico romanzo in prosa mai rinvenuto scritto da una donna nel Rinascimento, ma anche l’unica novella del periodo, Giulia Camposampiero e Tesibaldo Vitaliani. Stimata ed apprezzata dagli autori suoi contemporanei quali l’Aretino e Tiziano, lo storico Andrea Cittadella, che scrive su Padova nel 1605, a parecchi anni dalla sua morte, la definisce ”scrittora faconda, nova Saffo”. Giulia frequenta la vita intellettuale padovana e l’Accademia degli Infiammati, partecipa alla discussione di A ragionar d’amore, trattato sull’amore in tre dialoghi “nei quali sotto persone onoratissime d’amore si ragiona”. Viene scelta per la sua attitudine al dibattito anche se, quando il testo era scritto da uomini come in questo caso, lei avrebbe dovuto limitarsi all’ambito dell’ascolto ponendo quelle domande che avrebbero permesso a uomini savi di brillare. Bigolina, invece, porrà in crisi l’assunto che le donne non siano capaci di ragionare come gli uomini, intervenendo vivacemente nel dialogo avvenuto nella sua casa. Si può pensare pertanto di far risalire l’invenzione del trattato femminista sul merito delle donne ad opera delle donne a Urania nella quale si contiene l’amore d’una giovine di tal nome per la sua previsione “di una precisa agenda intellettuale e filosofica in un periodo in cui proliferavano testi sul “prender moglie” e sul “governo della casa”” come scrive Valeria Finucci curatrice del libro Urania (2002), opera di questa scrittrice non convenzionale e molto apprezzata per i tempi in cui ha vissuto.

 Gaspara Stampa

Gaspara Stampa (Padova 1523 – Venezia 1554)

Intorno al 1523 nacque a Padova da una colta e modesta famiglia di commercianti gioiellieri di origine milanese. Alla morte del padre la madre nel 1531 si trasferì con la prole a Venezia. Gaspara, con la sorella Cassandra ed il fratello Baldassarre, ebbero una buona educazione letteraria e artistica tanto che sia lei che la sorella divennero cantanti e suonatrici di liuto molto ammirate. Gaspara inoltre componeva sonetti, poesie ed era molto vivace intellettualmente. Casa Stampa a Venezia divenne un salotto letterario molto frequentato dai maggiori musicisti, pittori e letterati della Venezia di quel tempo. Visse un’esistenza libera ed elegante, stringendo relazioni con letterati e gentiluomini. All’epoca esistevano molte Accademie e pare che Gaspara fosse anche socia dell’Accademia dei Dubbiosi col nome arcadico di Anassilla, nome che aveva tradotto dal termine latino del Piave (Anaxum). Dedicò gran parte dei componimenti e struggimenti all’uomo da lei amato, mentre lui ricambiò solo a tratti, preferendo combattere lontano da Venezia sotto le insegne del Re di Francia.

La poeta rappresenta la voce autentica e spontanea della poesia passionale ed erotica nella Venezia del Cinquecento. Nei suoi componimenti “rivendica la propria autonomia di scrittrice, il diritto ad avere una propria libertà d’espressione e di sofferenza per amore, sfida insieme alla società e al destino. Essempio infelice del suo sesso si riconosce la Stampa, ma, insieme, non può impedirsi di vivere in foco, di vivere ardendo e non sentire il male, sconsigliando, però, nel contempo le altre donne dal comportarsi come lei: Prendano esempio l’altre che verranno.” come scrive Francesca Santucci. Il suo diario intimo in cui si alternano gioie e angosce, viene definito una delle testimonianze letterarie femminili più delicate dell’epoca. I suoi scritti e la morte prematura la fecero una delle figure più caratteristiche del suo tempo. Viene ricordata anche con un busto in pietra che la rappresenta, unica figura femminile, nel doppio anello di statue in Parto della Valle.

4.Padova_UsuelliRuzza_ridotta.NadiaCario

Enrichetta Usuelli Ruzza (Monza 1836 – Padova 1908)

Scrittrice, poeta, insegnate. Fu educata e istruita dalla madre nei primi anni, per diventare poi allieva di valenti professori. Arrivò nel Veneto nel 1856 per sposarsi con il farmacista di Castelfranco Veneto, Giovanni Ruzza. Durante il suo soggiorno a Castelfranco Veneto, Enrichetta si legò di sincera amicizia con Arnaldo ed Erminia Fusinato, con i quali, oltre all’amore per la poesia, condivideva anche un vivo sentimento patriottico. Fu autrice di poesie, di cui alcune furono lodate da Giosuè Carducci, che la incoraggiò, in diverse lettere, all’attività poetica.

Nè piú del vento i fremiti odorosi,

nelle tiepide sere,

soavi compiran furti amorosi

su le tremole antere;

I suoi componimenti a tema patriottico non poterono tuttavia avere libera circolazione almeno fino al 1866, ma è indubbio che contribuirono a considerare la poesia patriottica uno dei fenomeni più rilevanti della mobilitazione femminile durante il Risorgimento. Nel 1870, per sopravvenute difficoltà economiche, aveva dovuto cercarsi un lavoro trovandolo come insegnate di italiano e dirigente dell’Istituto femminile Pietro Scarcerle a Padova dove si trasferì, grazie alla cultura e alla preparazione dimostrate con alcune pubblicazioni letterarie. Ricoprirà questo incarico fino al 1906. La sua opera di educatrice mirava all’elevazione culturale e morale delle donne, mantenendo tuttavia lo spirito della tradizione, impegnato sulla famiglia. Morì a Padova nel 1908.

5.Padova_Mozzoni_ridotta.NadiaCario

Anna Maria Mozzoni, (Milano 1837 – Roma 1920)

Fu una delle principali protagoniste dell’emancipazionismo italiano e tra le più importanti figure della vita politica italiana e internazionale fra Otto e Novecento. Il suo impegno teorico, civile, politico denota grandissima vitalità e instancabile lavoro.

«Che fa la penna in mano a una donna se non serve alla sua causa, come a quella di tutti gli oppressi?»

«Voi però della cui intelligenza non posso dubitare vedendovi qui, pensate che le idee sono possenti e fatali, espansive e contagiose – non temete le opposizioni; senza attrito non v’è scintilla, ridete dell’umorismo, non ve ne impressionate; non ne vale la pena – e pensate ad aggiungervi lena, che se noi libiamo la vita in un calice sovente amaro, le nostre figlie e le nostre nipoti, che respireranno in pieno petto l’aura inebbriante della divina libertà, benediranno ai generosi conati di chi la preparò per loro.» (Dei diritti delle donne)

Nasce in una famiglia colta, di origini aristocratiche e di modesta ricchezza. La madre, Delfina Piantanida, appartiene all’alta borghesia milanese, mentre il padre Giuseppe è un ingegnere architetto. All’età di cinque anni entra in collegio per studiare.

Anna Maria mal sopporta l’educazione bigotta e conservatrice impartita dalle suore e nel 1851 ritorna a casa dove continuerà i suoi studi da autodidatta attingendo alla ricca biblioteca paterna. Tra le figure di riferimento vi sono Adelaide Cairoli, che Anna Maria frequenta, figura di spicco del risorgimento italiano. Tra le sue letture gli illuministi francesi e lombardi, Mazzini, Georges Sand e Fourier.

Il suo impegno fu rivolto soprattutto alla estensione del diritto di voto alle donne e a promuovere l’istruzione femminile. Fin dai suoi primi scritti La donna e i suoi rapporti sociali (1864) si trova la denuncia dello sfruttamento in cui sono costrette a vivere le lavoratrici, in particolar modo le operaie. Vicina alle posizioni repubblicane e mazziniane, nel 1871 venne chiamata a Roma da Mazzini per collaborare a La Roma del Popolo. Dal 1870 al 1890 scrisse per il giornale La Donna fondato a Padova nel 1868 da Gualberta Alaide Beccari, attento ai temi dell’emancipazione femminile e sensibile alla questione sociale. Nel 1878 rappresenta l’Italia al Congresso internazionale per i diritti delle donne di Parigi. Nel 1881 fondò la Lega promotrice degli interessi femminili, che si batteva per il diritto di voto alle donne. Nell’opuscolo Alle fanciulle, del 1884, spiegava perché le ragazze, qualunque fosse la loro condizione sociale, dovessero impegnarsi nella battaglia emancipazionista. Morirà al Policlinico di Roma all’età di 83 anni il 14 giugno del 1920.

 6.Padova_Beccari_ridotta.NadiaCario

Gualberta Alaide Beccari (Padova 1842 – Bologna 1906)

Unica sopravissuta su quattordici nascite, Gualberta è figlia di Antonietta Gloria attrice di teatro, donna colta e politicamente attiva e di Girolamo Giacinto, traduttore, adattatore e autore di commedie teatrali oltre che direttore della compagnia patavina dei “Solerti”. L’ambiente familiare di idee repubblicane le fece maturare un forte impegno civile e l’amore per l’arte drammatica. Nel ’59 la famiglia emigra a Modena nella cerchia degli esuli veneti poiché il padre è sospettato dalla polizia austriaca di attività rivoluzionaria. Vi faranno ritorno nel 1866, dopo l’annessione. La scelta dell’emigrazione fu una delle cause del dissesto economico della famiglia, dal momento che la condanna in contumacia per emigrazione senza autorizzazione comportava il sequestro dei beni.

Gualberta presto aveva manifestato il desiderio di diventare giornalista per battersi in favore dei diritti delle donne e per contribuire al miglioramento della situazione sociale e morale italiana; divenne così ben presto protagonista di un’intensa stagione di dibattiti sull’emancipazione della donna, nei quali rivendicava la necessità di un rinnovamento morale della figura femminile quale base per il consolidamento della neonata nazione italiana. Il suo pensiero si basava sull’ideologia politica di Mazzini, che riconosceva alle donne la cittadinanza sociale, professionale e politica, affermando che non solo dovevano essere ammesse al voto, ma potevano anche essere votate ed elette come rappresentanti del popolo.

Tornata in Veneto, strumento di questa battaglia fu la rivista La donna da lei fondata nel 1868, riunendo attorno a sé un gruppo di poete, letterate, insegnanti, intellettuali, tra cui Anna Maria Mozzoni, Luisa Tosco, Giorgina Saffi. La donna uscì a Padova dal 12 aprile 1868 fino a ottobre dello stesso anno, poi fu trasferita per alcuni anni a Venezia e quindi a Bologna, dove la pubblicazione fu interrotta nel 1891.

Vennero affrontati diversi temi anche piuttosto controversi per quel periodo, quali la parità salariale, la prostituzione, il divorzio, i diritti politici delle donne. Scopo principale della rivista era quello di informare ed educare le donne nei diversi campi della politica, della letteratura, delle scienze e delle arti; gli articoli non si limitavano infatti alla sola sfera teorica, ma riportavano anche esempi pratici relativi alle scuole e al mondo del lavoro. La rivista s’impose fin dal suo esordio come il più importante organo di discussione e informazione del primo movimento emancipazionista italiano, luogo di circolazione di idee e scambio di informazione anche con analoghe associazioni estere.

 7.Padova.Aganoor.ridotta.Nadia Cario

Vittoria Aganoor (Padova 1855 – Roma 1910)

Poeta di origini armene da parte di padre, nacque a Padova il 26 maggio 1855 in una famiglia colta ed abbiente. L’istruzione voluta dalla energica e severa madre fece emergere il talento poetico di Vittoria. Il padre se una sorella soffrivano di una grave malattia mentale, tanto che la famiglia doveva spostarsi tra Napoli, Basalghelle in provincia di Treviso, Venezia, dove avevano proprietà continuando però a frequentare ambienti mondani e culturali.

Dopo la morte della madre, Vittoria sposò Guido Pompilj, buon letterato e uomo politico di un certo rilievo. Con lui si trasferì a Perugia, città nella quale trascorse gli ultimi anni della sua esistenza. Pubblicò soltanto a quarantacinque anni il suo primo libro, Leggenda eterna (1900), su sollecitazione dei suoi amici.

Morì il 7 maggio 1910, all’età di cinquantacinque anni; poco dopo il marito, disperato, si suicidò. Il gesto del marito ebbe molta risonanza, ponendo le poesie di Vittoria in un’ottica del tutto nuova.

Casa natale

Vecchia casa lontana,

aperta su quel prato

che il fiumicel chiudea come monile

tremulo, rispecchiante
statue brune dal muscoso plinto;

e di là dal recinto,

di pennuti cantor reggia felice,

le folte, antiche piante,

verdi asili romiti,

per me già sognatrice,

di pensieri, di fascini, d’ inviti….

8.Padova_Vivanti_NadiaCario.ridotta

Annie Vivanti (Norwood, 7.4.1866 – Torino, 20.2.1942)

Nata nel sobborgo londinese di Norwood, figlia della scrittrice tedesca Anna Lindau e di Anselmo, garibaldino mantovano di antico ceppo ebraico esule a Londra.

Poeta e scrittrice italiana, con una forte passione per il canto, fu celebre negli ambienti intellettuali in Italia, Inghilterra, Svizzera e Stati Uniti. Famosa anche per le scelte di vita non convenzionali. Ha esordito nel mondo letterario con la raccolta poetica Lirica pubblicata in Italia con la prefazione di Giosuè Carducci. Prefazione che l’editore Emilio Treves considerò necessaria per la sua pubblicazione. Annie è una scrittrice che soltanto in anni recenti si sta cominciando a riscoprire e rivalutare e che nel corso della sua lunga carriera si è cimentata, quasi sempre con successo, nei più svariati ambiti e generi letterari: poeta, drammaturga, romanziera, giornalista, autrice di favole per bambini e di racconti lunghi e brevi. In un percorso artistico unico e degno di interesse, le cui opere quasi sempre inducono in chi le legge al sorriso. Nel 1892 si sposò con il giornalista irlandese John Chartres, stabilendosi a New York. Nel 1893 nacque Vivien alla educazione della quale si dedicò completamente. Ben presto la figlia si affermò come violinista enfant prodige divenendo una acclamata celebrità internazionale. Da questa esperienza Annie trasse motivo per un suo rilancio in letteratura con vari racconti tra cui la sua opera più celebre I divoratori pubblicata in Italia nel 1911 incentrato sul tema della maternità attraverso il racconto di tre generazioni di donne, doppiamente divorate dal loro ruolo di madri e dal genio delle figlie. Le sue opere furono accompagnate sempre da un notevole successo internazionale, tradotte in tutte le lingue europee e recensite da grandi nomi della cultura quali Benedetto Croce e Giuseppe Antonio Borgese. Nell’autunno del 1941 la figlia Vivien morirà e Annie dopo qualche mese a Torino il 20.2.1942.

 9.Padova_Negri_ridotta.NadiaCario

Ada Negri (3.2.1870 – 11.1.1945)

Nasce a Lodi da Vittoria Cornalba e Giuseppe nella casa della nonna materna, la portineria di un palazzo signorile dove la nonna Peppina Panni era la custode. Il padre muore quando lei ha un anno e Vittoria, rimasta vedova, si trasferisce nella casa della madre con il figlio Annibale che verrà adottato dallo zio materno e la piccola Ada. Trova lavoro in una filanda e con grandi sacrifici riesce a mantenere la figlia a scuola fino al diploma, ottenuto nel 1887 con il massimo dei voti. Nel 1888 Ada ottiene un posto di insegnante a Motta Visconti e inizia a scrivere le prime poesie. Nel 1892 l’editore Treves accetta di pubblicare il suo primo libro, Fatalità, che ottiene un certo successo, tanto che viene abilitata con decreto ministeriale come insegnate per chiara fama presso l’Istituto superiore “Gaetana Agnesi” di Milano. Sempre con l’editore Treves, pubblica Tempeste (1895), che viene tradotto in francese e in tedesco. In questo periodo la sua lirica si concentrò soprattutto su temi sociali e fu per questo definita la poetessa del Quarto Stato.

Sfida (dalla raccolta “Fatalità”) estratto:

O grasso mondo di borghesi astuti di calcoli nudrito e di polpette,

mondo di milionari ben pasciuti e di bimbe civette;

o mondo di clorotiche donnine che vanno a messa per guardar

l’amante, o mondo d’adulterii e di rapine e di speranze infrante;

Tu strisci, io volo; tu sbadigli, io canto: tu menti e pungi e mordi, io ti

disprezzo: dell’estro arride a me l’aurato incanto, tu affondi nel lezzo.

Si sposa e nel 1898 nasce la figlia Bianca, due anni dopo una seconda bambina che sopravvive soltanto un mese. Ada frequenta gli amici dell’ambiente letterario di Milano e ciò provoca contrasti con marito tanto che nel 1913 i due si separano. Entra in contatto con il Partito socialista italiano, collabora con Margherita Sarfatti e Anna Kuliscioff, la “Dottora dei poveri”, della quale Ada ebbe a dire di sentirsi sorella ideale. Dopo la morte della madre e il matrimonio della figlia, Ada Negri vive in solitudine con una grande prolificità artistica e riconoscimenti diventando una delle personalità più importanti del mondo letterario della prima metà del Novecento. Nel 1940, ottiene, prima donna, il titolo di Accademica d’Italia. Muore la notte fra il 10 e l’11 gennaio del 1945 fra le braccia della figlia dopo una vita intensa e produttiva.

 10.Padova_Deledda_ridotta.NadiaCario

Grazia Cosima Deledda (Nuoro 27.09.1871 – Roma 16.08.1936)

Figlia di Francesca Cambosu e di Giovanni Antonio, nasce in una famiglia benestante. Frequenta le scuole elementari e completa la sua formazione da autodidatta.

…Eppure mi abbandonavo a quello che la mia mamma considerava il più grosso peccato: la continua avida lettura di libri non adatti alla mia età e soprattutto alla mia educazione. Naturalmente leggevo di nascosto, giorno e notte.

Poeta e scrittrice, nelle sue opere non ci sono consapevoli accenni alla questione femminile, ma è certo che la scrittrice provò quell’ostilità intellettuale di cui era oggetto una donna che si dedicava all’attività letteraria e dalla quale lei stessa cercò di ribellarsi, trasferendosi a Roma.

A diciassette anni invia alla rivista “Ultima moda” di Roma il suo scritto Sangue sardo per la pubblicazione che fu accettato. Si sentì in questo modo incoraggiata a continuare a scrivere. La positiva recensione di Luigi Capuana a La via del male, pubblicato nel 1896, segnò l’inizio di un periodo di grande notorietà e nel 1900, dopo essersi sposata con Palmiro Madesani si trasferisce a Roma e collabora con alcuni giornali. Lontana dalla sua terra e dai suoi abitanti Grazia Deledda sentì sempre una grande nostalgia anche se i severi giudizi ricevuti consideravano che una scrittrice non poteva essere una donna onesta.

Ho vissuto coi venti, coi boschi, con le montagne, ho guardato per giorni, mesi ed anni il lento svolgersi delle nuvole sul cielo sardo, ho mille e mille volte appoggiato la testa ai tronchi degli alberi, alle pietre, alle rocce, per ascoltare la voce delle foglie, ciò che raccontava l’acqua corrente; ho visto l’alba, il tramonto, il sorgere della luna nell’immensa solitudine delle montagne; ho ascoltato i canti e le musiche tradizionali e le fiabe e i discorsi del popolo, e così si è formata la mia arte, come una canzone od un motivo che sgorga spontaneo dalle labbra di un poeta primitivo.

Ai riconoscimenti di diversi critici italiani, si aggiunse nel 1926 il premio Nobel per la letteratura.

La scrittrice morì a Roma il 16 agosto 1936, lasciando incompleto un romanzo autobiografico, Cosima, quasi Grazia, nel quale narra gli anni difficili della sua giovinezza a Nuoro.




PALESTINA – Papa Francesco santifica le prime due suore e prega per la pace

La Palestina, patria non riconosciuta, sempre in lotta con sionisti che le negano l’appellativo “Terra”, di recente ha gioito perché ha potuto assistere alla santificazione di due suore ad opera di papa Francesco. Madre Marie Alphonsine e Mariam Baouardy sono le prime due sante d’origine palestinese, la prima nacque a Gerusalemme il 4 ottobre 1843, in seguito ad un’apparizione della Vergine Maria che le chiese di fondare una congregazione e di darle il nome di “Suore del Rosario”. La madre superiora generale della congregazione, Madre Iness Al-Yacoub ha affermato con grande enfasi: “È un evento di grande gioia, e significa che è il turno della donna nel mondo: può fare qualsiasi cosa, può diventare santa e insegnare al mondo la santità”.
La seconda, Mariam Baouardy, fondatrice della comunità religiosa del Carmelo a Betlemme, venne alla luce in un villaggio situato nei pressi di Nazaret, da una famiglia facente parte della chiesa cattolica greco-melchita, rimase molto presto orfana e fu affidata ad uno zio che a 13 anni volle darla in sposa, lei contraria, invece riuscì a fuggire da lui. Durante il suo cammino, incontrò un musulmano che le chiese di rinnegare la sua fede e dinnanzi alla sua ferma opposizione, le tagliò la gola. Mariam si risvegliò miracolosamente e la prima persona che vide fu una donna che apparve ai suoi occhi come la Vergine Maria.
Il giorno prima della cerimonia il pontefice ha ricevuto in Vaticano il “presidente” della Palestina Abu Mazen, che conobbe in occasione del suo viaggio a Betlemme avvenuto nel 2014, in cui il pontefice chiese d’essere condotto dinnanzi al muro di separazione costruito nel 2002 da Israele, ove pregò affinché ci sia la pace tra i due paesi.

11150729_10206887031723066_6587553829142356642_n




ITALIA – Fotografando Cosenza

di Livia Capasso e Maria Pia Ercolini

Leggiamo dal censimento operato da Toponomastica femminile nell’omonimo sito, che le strade, i larghi, le piazze a Cosenza sono 955, di cui appena 48 dedicate a donne, a cui si aggiungono un giardino in memoria di Matilde Serao e un parco per Grazia Deledda.

Molti odonimi alludono a località geografiche, altri ricordano l’esistenza di botteghe, come la piazza dei Follari, dove si vendevano i bozzoli del baco da seta (detti appunto follari), o via dei Pettini, dove i venditori di pettini esponevano la mercanzia, oppure il rione Pignatari, legato alla presenza di artigiani produttori di pentole di terracotta (le pignatte). Singolari anche le vie Paparelle e Cannuzze, la Giostra Vecchia, gli Archi di Ciaccio e Portapiana. Degna di nota è peraltro la via Popilia, un’arteria romana costruita nel 132 a.C. da Publio Popilio, che portava da Capua a Reggio Calabria.

Recentemente gli addetti alla toponomastica si sono accorti della forte disparità nelle intitolazioni tra uomini e donne, e nelle ultime delibere sono state privilegiate le figure femminili, per cui ora l’odonomastica cosentina annovera anche una medica, sindacaliste, attiviste politiche, vittime di violenza.

01.Cosenza_SantaLucia.MPErcolini.ridotta

Foto di Maria Pia Ercolini

Due le sante presenti nell’odonomastica della città, S. Teresa e Santa Lucia. A quest’ultima sono dedicati 11 toponimi tra via, vicoli e vicoletti. La vergine e martire Lucia è una delle figure più care alla devozione cristiana. Vissuta a Siracusa, sarebbe morta martire sotto la persecuzione di Diocleziano (intorno all’anno 304). Nella lista dei primi 20 odonimi italiani è seconda dopo S. Maria.

02.Cosenza_Vergini.MPErcolini_ridotta

Foto di Maria Pia Ercolini

Il largo delle Vergini prende nome dall’omonima chiesa, annessa all’ormai soppresso Monastero delle Vergini. L’edificio nacque nel 1515 dalla fusione di due conventi cistercensi femminili, destinato a ospitare ragazze delle nobili famiglie cosentine; fu danneggiato dal forte terremoto che colpì la città di Cosenza nel 1639. Nel 1808, lasciò posto a un orfanotrofio e oggi ospita l’Istituto Educativo Femminile S. Maria Delle Vergini.

03.Cosenza_LucreziaDellaValle.MPErcolini.ridotta

Foto di Maria Pia Ercolini

Col nome di Olimpia, Lucrezia della Valle entrò a far parte dell’Accademia Telesiana, sorta a Cosenza nel 1509. Compose 42 sonetti, 1 canzone, 3 sestine, 6 ballate e un capitolo sull’amore platonico, dove l’amore è presentato come un’esperienza propedeutica alla riflessione religiosa. Scrisse anche un libro sull’eleganza della lingua latina e un altro, perduto, sull’arte poetica. I critici la avvicinano per stile a Vittoria Colonna. Madre del letterato Sertorio Quattromani, morì nel 1622 e fu sepolta nel Duomo di Cosenza. In città porta il suo nome anche un istituto scolastico.

04.Cosenza.Manuela.CarloAlbertoDallaChiesa.MPErcolini.ridotta

Foto di Maria Pia Ercolini

Emanuela Setti Carraro (Borgosesia, 1950 – Palermo, 3 settembre 1982), infermiera, e volontaria della Croce Rossa italiana, sposò il generale e prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, rimasto vedovo e di 30 anni più anziano. Ma appena due mesi dopo il matrimonio, a soli 31 anni, rimase vittima a Palermo dell’attentato mafioso in cui persero la vita anche il generale e l’agente di scorta. Emanuela risulta contitolare della via insieme al marito, ma nella targa il suo cognome non compare.

05.Cosenza.Francesca.GiovanniFalcone.MPErcolini.ridotta

Foto di Maria Pia Ercolini

Stessa sorte anche a Francesca Morvillo (Palermo, 1945 – Palermo, 23 maggio 1992), accomunata nella targa al marito, ma senza memoria del suo cognome. Francesca, magistrata, fu uccisa nella strage di Capaci insieme al marito, Giovanni Falcone, giudice antimafia, e agli uomini della scorta.

06.Cosenza_DeRose-Aiello.MPErcolini.ridotta

Foto di Maria Pia Ercolini

Sono ricordate qui due vittime della strada; Cosenza dedica anche un’altra via a una vittima di incidenti stradali, Natascia Berlingieri.

07.Cosenza.Nosside.MPErcolini.ridotta

Foto di Maria Pia Ercolini

Nosside (Locri Epizefiri, IV sec a.C. circa – III sec. A.C. circa) è stata senza dubbio la più grande poetessa greca di età ellenistica. Le sue poesie appartengono al filone epigrammatico, e, come quelle di Saffo, sono un inno alla vita, alla bellezza femminile e alla dolcezza dell’amore, ma se ne distinguono per una velata impostazione filosofica.

08.Cosenza.AnnaLucente.MPErcolini.ridotta

Foto di Maria Pia Ercolini

Anna Lucente (Aprigliano, 1930 – Cosenza, 2008), figura dal forte impegno sociale e politico, militante comunista e antifascista, ha lottato con forza e determinazione per l’emancipazione delle donne. Impegnata nell’amministrazione della città di Cosenza, ha sostenuto numerose battaglie sociali: per la casa, per i servizi, per la sicurezza e la legalità del territorio.

09.Cosenza.RobertaLanzino.MPErcolini.ridotta

Foto di Maria Pia Ercolini

Roberta Lanzino, giovane studentessa cosentina, è stata vittima di femminicidio. Il 26 luglio 1988 stava raggiungendo col suo motorino i genitori che erano nella loro villetta al mare, a San Lucido. Sulla strada del valico fu aggredita da due sconosciuti che la colpirono al collo e alla testa con un coltello, la violentarono e la soffocarono. Ancora oggi non si conosce la verità su questo caso. Un anno dopo la sua morte, i genitori hanno dato vita alla Fondazione che porta il nome della figlia, e si occupa di dare sostegno economico e legale a donne e minori in difficoltà; è stata anche creata la Casa di Roberta, nel Comune di Rende, per accogliere e dare ospitalità a donne e minori costretti a lasciare la propria casa per violenza sessista.

Cosenza rende omaggio ad altre due vittime di femminicidio: Anna Morrone e la giornalista Maria Rosaria Sessa.

10.Cosenza.LargoLisaBilotti_LiviaCapasso.ridotta

Foto di Maria Pia Ercolini

Lisa Bilotti (1969 – 1989), figlia dell’imprenditore e mecenate cosentino Carlo Bilotti, scomparve a vent’anni per leucemia. Grazie al facoltoso collezionista e imprenditore internazionale nel campo della cosmetica, oggi Corso Mazzini, storico fulcro della vita sociale della città, trasformato in isola pedonale, si è arricchito dei lavori di artisti di fama internazionale, dando vita al Museo all’aperto Bilotti.